5 marzo 2008

Card. Kasper: l’ecumenismo esige chiarezza


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Kasper: l’ecumenismo esige chiarezza

Le formule battesimali, la «preghiera per gli ebrei», Sibiu, il Kosovo: parla il presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani

DA ROMA SALVATORE MAZZA

Un pronunciamento «di grande importanza ecu­menica », perché affronta un argomento sul quale «molti cri­stiani ci hanno interpellato» e che «deve essere molto chiaro», altri­menti «non è possibile dialogare».

Lo ha detto ieri il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, a proposito della recente nota del­la Congregazione per la dottrina della fede sulla non validità dei bat­tesimi celebrati senza la formula in nome del Padre, del Figlio e del­lo Spirito Santo.

«Per i cristiani – ha spiegato il por­porato, incontrando la stampa nel corso della presentazione di due libri pubblicati dall’editore tede­sco Herder in occasione del suo 75° compleanno, che cade oggi – il bat­tesimo è il riconoscimento gli uni degli altri, e perciò si deve chiede­re quando è valido».

Finora, ha ag­giunto Kasper, «non c’erano stati problemi, ma con le formule che non fanno riferimento alla Trinità i problemi ci sono e bisogna chia­rirli ».
A una domanda sulla 'alleanza' su temi bioetici tra ortodossi e catto­lici, emersa con evidenza nell’As­semblea ecumenica europea di Si­biu, lo scorso settembre, e non condivisa dai protestanti, il cardi­nale ha replicato di non voler usa­re «il termine 'alleanza'», perché «crea malintesi».

«Io – ha spiegato – parlo di cooperazione su valori etici e sociali in Europa: alcune Chiese protestanti hanno abban­donato la comunione sui temi eti­ci, ma ciò non vuol dire che non dialoghiamo con loro, ci sono dif­ferenze con i protestanti come con gli ortodossi, e ogni dialogo ha le sue regole».

Quanto alla crisi del Kosovo, Ka­sper ha puntualizzato come «il Va­ticano non ha detto niente sul ri­conoscimento... e aspettiamo an­cora; alla fine le grandi nazioni eu­ropee si orientano per il ricono­scimento, si vedrà cosa farà la San­ta Sede nel prossimo futuro». D’al­tra parte, ha ricordato il porpora­to, la Santa Sede «comprende le preoccupazioni dei serbi, perché il Kosovo è la culla della Chiesa or­todossa serba e comprende la sof­ferenza causata loro dall’abban­dono del Kosovo».

Infine, riguardo alle proteste di par­te ebraica per la nuova formula­zione della 'preghiera per gli ebrei' del Venerdì Santo stabilita per le celebrazioni della Messa in latino, Kasper ha detto che la prossima settimana giungerà a Roma una delegazione ebraica da Gerusa­lemme per confrontarsi sull’argo­mento.

«La delegazione – ha pun­tualizzato il cardinale, che è anche presidente della Commissione per il dialogo con l’ebraismo – avrà in­contri in Vaticano e in particolare con il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone; il quale farà una dichiarazione su questo problema: dopo questa dichiarazione io spe­ro che le cose saranno più chiare, non risolte ma più chiare, e penso che possiamo superare questa ir­ritazione del mondo ebraico».

© Copyright Avvenire, 5 marzo 2008

1 commento:

Anonimo ha detto...

Spero che un giorno tutti i cristiani siano uniti nella Chiesa Cattolica. Che tristezza vedere i cristiani divisi!