25 febbraio 2007

La fede e la ragione dopo Ratisbona

ciao a tutti.
ho trovato questo articolo sul sito korazym:

La fede e la ragione dopo Ratisbona

di Roberta Leone/ 25/02/2007


il mondo accademico raccoglie la sfida lanciata da papa Benedetto XVI nella celebre lectio magistralis pronunciata all’Università di Regensburg nel settembre scorso. A Roma, seminario di studio alla Lateranense.


“Fede e ragione dopo Ratisbona”: il mondo accademico raccoglie la sfida lanciata da papa Benedetto XVI nella celebre lectio magistralis pronunciata all’Università di Regensburg nel settembre scorso durante il viaggio apostolico in Baviera e intavola un confronto sui grandi temi della riflessione scientifica. A darne l’occasione è il seminario di studio su “Genealogia, ontologia, morfologia della razionalità” tenuto ieri nell’aula multimediale della Pontificia Università Lateranense, in preparazione all’Incontro europeo dei docenti universitari, il prossimo giugno. Un’opportunità, spiega mons. Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio di Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, per favorire l’elaborazione di un nuovo umanesimo in Europa, per “aprire la ragione alla nuova situazione dell’uomo, di fronte alla quale il vecchio rapporto tra fede e ragione via via diventa insufficiente”. “Ratisbona – ha commentato mons. Leuzzi - ha posto le premesse per iniziare un nuovo cammino. Si tratta ora di porre mano ad una nuova elaborazione teologica e filosofica, dove i credenti sono chiamati a superare pregiudizi “illuministici”, impegnandosi a comprendere che la realtà storica non è al di fuori di sé, come se il cristianesimo fosse riducibile ad una esperienza mistico-spirituale, ma è esso stesso una realtà storica, dove il “Logos” prende dimora per garantire e promuovere il vero “protagonismo storico dell’uomo”. La fede, in tal modo, ritorna ad essere la fonte della stabilità dell’uomo. Nello stesso tempo tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati a superare l’idea che la modernità coincide con la cultura illuministica, ma che essa è una realtà, la nuova realtà dell’uomo, riconoscendo i limiti della ragione scientifica ed etica per affrontare le sfide della cultura contemporanea. La ragione, in questa prospettiva, ritorna ad essere la protagonista della secolarità”. A far da guida nel confronto sulle prospettive di dialogo, le due relazioni introduttive del Cardinale Camillo Ruini e, in collegamento videoconferenza da Parigi, del Prof. Philippe Nemo dell’European School of Management. Un cristianesimo che fa da ponte con altre confessioni e culture e al tempo stesso una nuova unione tra fede e ragione come risposta all’urgenza di una civiltà aperta all’incontro: questa, nelle parole del cardinale presidente dei vescovi italiani, la via indicata per la riflessione di oggi. “Il cristianesimo – ha detto - può aiutare l'Occidente a riannodare i fili con le altre religioni e culture di cui oggi c'è troppo bisogno. C'è un cammino grande da percorrere tra fede e ragione perchè la ragione è compagna della fede. Da questa unione c'è lo spazio per una civiltà aperta che possa favorire l'incontro tra grandi religioni e culture, mantenendo ciascuna la propria identità, in particolare l'identità irrinunciabile del cristianesimo che è Gesù Cristo". "Il cammino – ammonisce Ruini in riferimento alla dialettica fede-ragione, non senza un chiaro richiamo alla Deus caritas est - “ è quello che l'allora teologo Ratzinger aveva cominciato a tracciare con la sua prolusione accademica a Bonn nel 1959, quasi mezzo scolo fa. Il cammino è quello di tenere ben unite la fede e la ragione, ricordando che il nostro Dio, il Dio in cui crediamo è logos, ma è anche agape, cioè amore. E il Papa ha sottolineato con grande audacia che Dio è anche eros". Un Dio, aggiunge, che “crea liberamente l'universo dal nulla e liberamente salva l'umanità peccatrice e la unisce a sè". E Benedetto XVI torna protagonista particolarmente nella dettagliata analisi della lectio di Ratisbona, dalla citazione dell’imperatore Manuele II Paleologo, là dove si afferma che "agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio", mentre contro il fanatismo totalizzante e un progresso scientifico che allontana l’uomo dall’etica, Ruini indica la soluzione nel recupero della piena centralità della persona umana: “L'uomo non può essere mai ridotto a uno strumento, a un oggetto e a un prodotto della natura". Muove da una lucida analisi di una cultura aberrante, costruita nella Francia repubblicana sull’idea “che la Chiesa cattolica fosse la nemica giurata della ragione, della scienza e della libertà di pensiero”, l’autorevole intervento del prof. Philippe Nemo, per il quale “ha la più alta importanza che il Magistero romano abbia deciso di trattare direttamente questa questione nell’Enciclica Fides et ratio di Giovanni Paolo II nel 1998 e con la conferenza di Ratisbona di Benedetto XVI nel settembre 2006”. “Attraverso questi interventi solenni, questi due papi – che parlano con singolare autorità intellettuale – intendono mostrare che esiste una convergenza profonda di ragione e fede. Essi sperano anche di premunire l’umanità moderna da due scogli che sono, da un canto, la perdita totale della fede, il relativismo e il nichilismo, e dall’altro canto il fideismo che, abbandonando la ragione, espone l’uomo al soggettivismo e all’arbitrarietà”. Ripercorrendo i drammi dei totalitarismi del XX secolo, Nemo colloca nello iato tra fede e ragione le cause del disfacimento morale e sociale di questo tempo: “In Occidente abbiamo una lunga esperienza sia intellettuale che storica, di questa anteposizione della volontà arbitraria in luogo e al posto della ragione”. Ad un’Europa ferita da un simile passato, Nemo propone la via di una “ratio ancilla caritatis” - ragione ancella dell’amore – che si traduca in una carità condivisa ad ogni livello della vita civile: dalla “carità dell’uomo di Stato che promuove una politica equilibrata”, ad una carità del giurista, dell’economista, e infine “una carità dell’uomo di scienze, le cui scoperte preparano ai problemi umani delle soluzioni che le preghiere stesse non potrebbero anticipare”. A seguire i due interventi, una riflessione condotta lungo il solco di quattro aree di approfondimento – fede e ragione scientifica, etica, pubblica e tecnologica – con le relazioni dei docenti del mondo accademico italiano Flavio Keller, Francesco D’Agostino, Alberto Gambino e Giovanni Jacovitti: una struttura di confronto che dice chiaramente l’impegno a sensibilizzare il mondo accademico in vista di una ridefinizione globale del rapporto fede-ragione. “L’Europa – ha affermato mons. Leuzzi - attende dai docenti universitari una nuova linfa per costruire una società dove il disfattismo della fede e della ragione viene superato dal desiderio e dalla volontà di costruire un futuro di pace e di autentico progresso di tutto l’uomo e di tutti gli uomini.” Intanto prosegue l’impegno del mondo universitario in dialogo con il papa: prossimo appuntamento in calendario, il prossimo 10 marzo, la V Giornata Europea degli Universitari e l’atteso incontro con Benedetto XVI nell’Aula Paolo VI per la consueta preghiera del Santo Rosario. A seguire, il pellegrinaggio della Croce dalla Città del Vaticano alla chiesa di S. Agnese in Agone, in Piazza Navona.

buona domenica.
roby

1 commento:

Raffaella ha detto...

Ciao Roby :-))

Ecco un altro articolo sul tema:

Fede e ragione dopo la Lectio Magistralis di Benedetto XVI a Ratisbona: se ne è parlato ieri alla Lateranense

Genealogia, ontologia, morfologia della razionalità: Fede e ragione dopo Ratisbona”. E’ il tema del seminario che si è tenuto ieri a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense. Il convegno, organizzato dall’ Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma, si è svolto in preparazione all’Incontro europeo dei docenti universitari, che si terrà in giugno nella capitale e che avrà come tema “Un nuovo Umanesimo per l’Europa: il ruolo delle Università". Il servizio di Marina Tomarro:

Il rapporto tra fede e ragione è un tema che ha la massima importanza per il cristianesimo, per la società e per le Università. La fede è amica dell’intelligenza, infatti, non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. Cosi il cardinale vicario Camillo Ruini ha aperto ieri il seminario di studi dei docenti universitari, dedicato alla celebre Lectio magistralis fatta da Benedetto XVI all’Università di Ratisbona. Ascoltiamo Alessandro Finazzi Agrò, rettore dell’Università degli studi di Tor Vergata:

“Il discorso di Ratisbona è un discorso di una tale profondità che tocca veramente le corde più intime dell’Università. Il Papa ha parlato da professore universitario e ha messo in evidenza degli aspetti assolutamente cruciali: in primis, la disgregazione del sapere, che si è avuta negli ultimi due secoli nel sistema universitario in tutto il mondo e, poi, ha individuato – in modo molto lucido – quali sono state le sfide, che ha definito ‘le ondate che hanno tentato di travolgere la barca di Pietro’, in questi ultimi tre secoli. Francamente si tratta di un discorso che andrebbe diffuso molto di più e non solo per i credenti, ma per qualsiasi persona che, in buona fede, sia alla ricerca della verità”.

Continuando sul pensiero di Papa Ratzinger a Ratisbona, il cardinale Ruini ha spiegato come, allargando gli spazi della nostra razionalità, diventa possibile coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi e della reciproca autonomia. Ascoltiamo Cesare Mirabelli, presidente del Comitato dei Docenti Universitari:

“La ragione aiuta a capire, ha una logica sua propria, non contraddice la fede e la fede usa la ragione per la comprensione. Non sono due realtà lontane nella vita dell’uomo, ma entrambe devono aiutare. Questo vale anche per la comprensione che fede e ragione possono dare nel dialogo con le scienze, le scienze che la tecnologia, la biologia, la fisica pongono in primo piano;ma anche come superare una linea di scientismo che in realtà è a-scientifica e come valutare il metodo scientifico come amore per la verità, laddove anche la fede è amore per la verità, si fonda sulla verità. Allora non c’è conflitto”.

Concludendo, il cardinale Ruini ha messo in evidenza come per il Santo Padre sia importante un atteggiamento positivo verso le altre culture e le altre religioni, perché solo così il cristianesimo può davvero aiutare l’Occidente ad annodare i fili della pace e del dialogo tra i popoli.

(Radio Vaticana)