24 febbraio 2007

Rassegna stampa del 24 febbraio 2007, San Sergio Martire


Ratisbona intitola una cattedra a Ratzinger
L’Università bavarese studierà il pensiero del Papa e pubblicherà le sue opere teologiche

Dal Nostro Inviato A Ratisbona Gianni Santamaria

Una cattedra presso l’Università di Ratisbona sarà intitolata a Papa Benedetto XVI e ne curerà l’edizione critica di tutte le opere teologiche. L’istituzione della cattedra, che fa capo a una fondazione della diocesi bavarese, sempre intitolata al Papa, è stata annunciata ieri mattina presso il senato accademico dell’Ateneo dal vescovo diocesano Gerhard Ludwig Müller e dal rettore Alf Zimmer. «Abbiamo di fronte a noi il compito di onorare il lavoro accademico del Papa», ha detto il presule. Sarà proprio Müller, per espressa volontà del Pontefice, a curare gli aspetti organizzativi del progetto, che si avvarrà di fondi diocesani e di donazioni. Coinvolta sarà anche la comunità degli allievi di Joseph Ratzinger, che conta una cinquantina di studiosi in tutto il mondo: dalla California alla Corea del Sud. Il rettore dell’Università bavarese, della quale il Papa è stato docente dal 1969 al 1979 ed è tuttora professore onorario, ha ringraziato per il «generoso dono», che ha definito un «arricchimento per le scienze umanistiche». Un contributo, ha sottolineato Müller, essenziale e attuale, poiché ci sono responsabili delle politiche educative che guardano al sapere solo «con criteri di mera resa economica». Questa «riduzione dell’uomo al fattuale» non è nella visione cristiana. A questo proposito Müller ha citato il discorso tenuto proprio all’Università di Ratisbona, nel corso della vista in Germania dello scorso settembre, nel quale il Papa sottolineava l’importanza della teologia nell’università. La cattedra, comunque, non si concentrerà solo sugli scritti accademici di Ratzinger, ma si occuperà anche di sviluppare l’attenzione per una «teologia sana e credente», ha chiesto lo stesso Pontefice in una lettera citata ieri, nella quale salutava con favore l’iniziativa. Una teologia al passo coi tempi è stata sempre portata avanti da Joseph Ratzinger, «uno dei più importanti teologi e filosofi contemporanei», ha detto Müller. Con questa iniziativa il suo nome andrà ad affiancarsi al Gotha della teologia tedesca: per Karl Rahner, Edith Stein, Karl Barth, Dietrich Bonhoeffer, infatti, l’opera omnia è già cosa fatta o è in corso.

Avvenire, 24 febbraio 2007


sulla famigerata polemica sui DICO:

LA SINISTRA GIURA FEDELTA’ AL PREMIER MA TEME CHE SI SPOSTINO GLI EQUILIBRI DELLA COALIZIONE
Sui radical l’incubo del centro

MARIA GRAZIA BRUZZONE
ROMA

«Prima giocavamo all’attacco, oggi scontiamo una battuta d’arresto». L’umore del Prc nel bel mezzo della crisi di governo è ben riassunto dal concetto che il Gran Capo Fausto Bertinotti, assente per ovvi motivi di ruolo dalla sofferta direzione del partito di ieri mattina, avrebbe confidato ai suoi collaboratori. Un’osservazione che può essere tranquillamente estesa a Verdi e Pdci, che pure avvertono meno dei colleghi del Prc il peso dei dissidenti interni che hanno contribuito alla débâcle del Senato, e sono meno assillati dal fantasma del ’98.
Sommersa da telefonate, fax, e-mail dei militanti, sotto accusa da parte di pezzi di opinione pubblica - anche dei suoi stessi partiti - che a torto o a ragione imputano loro di aver provocato le dimissioni del premier, stretta fra i 12 punti di Prodi e i forconi dei movimentisti più estremi, la sinistra alternativa serra i ranghi. E si stringe intorno al presidente del Consiglio promettendo sostegno, lealtà e compattezza. Pronta, non senza qualche maldipancia, a cedergli un pezzo di sovranità. Ma rifiuta di essere processata e ribadisce il suo ruolo di cerniera tra il governo e il popolo di sinistra.
«Il popolo di Rifondazione vuole che andiamo avanti e credo che non dobbiamo deluderli», esordisce Franco Giordano alla direzione. Il segretario ribadisce la scelta del Prc di un «rapporto privilegiato» con i movimenti, ma «l’unica possibilità non è un Prodi bis ma lo stesso governo Prodi, al quale ora è importante ridare la fiducia. I tentativi di fermarlo non devono in alcun modo andare in porto». Anche se «siamo oggi bersaglio di un attacco che non meritiamo», la lealtà che si assicura a Prodi comporta una disciplina rafforzata e il ripudio dei «gesti estetici», per dirla con Gramsci. Al prezzo di una rottura con la minoranza interna. Il comportamento del senatore Franco Turigliatto, reo di aver «leso l’immagine pubblica» del Prc, è giudicato «incompatibile» col partito. Il colpevole viene deferito al collegio di garanzia e rischia l’allontanamento dal partito. E tutti sono d’accordo.
Un po’ meno sui 12 punti di Prodi. Giordano rassicura: «Non sono un superamento del programma dell’Unione e le modalità le discuteremo nel confronto parlamentare». «Non annullano il programma dell’Unione», conferma il ministro Ferrero. Ma Rina Gagliardi obietta. Per la vicecapogruppo al Senato sono «una piattaforma emergenziale» e «preannunciano uno spostamento al centro». In particolare il punto 12, che assegna a Prodi la facoltà di decidere per tutti in caso di controversie «nega alla radice la possibilità di contrattare». Fuori dalla sala, Salvatore Cannavò, deputato irriducibile solidale con Turigliatto, va molto oltre: «I 12 punti sono uno schiaffo. La Tav è un dito nell’occhio. E i rigassificatori, le pensioni, la guerra, per non parlare dei Dico assenti. Con quel programma si va alla catastrofe».
Quanto ai Verdi, molta discussione ma fermezza e lealtà assoluta. «Come abbiamo sempre dimostrato», sottolinea Paolo Cento. Per lui la vera novità è l’ultimo dei 12 punti, il potere decisionale di Prodi: «A noi va bene, perché il nostro elettorato chiede unità». Però, aggiunge, «basta ai processi alla sinistra». Anche perché la sinistra è convinta che a far cadere Prodi siano stati altri, per ben altri motivi, e il ripudio dei Dico ne sarebbe la controprova. «Cossiga, Andreotti e Pininfarina che hanno votato contro, rappresentano simbolicamente tre poteri fortissimi», osserva dal Pdci il portavoce Gianni Montesano.

La Stampa, 24 febbraio 2007


Non Dico più
Massimo Gramellini

Oplà e i Dico sono già spariti. Immolati dai duecentoquarantotto leader del centrosinistra sull’altare della Patria e della Famiglia. Servono voti profumati d’incenso e il governo Prodigi val bene una messa. Si mettano dunque in lista d’attesa, nei secoli dei secoli, quei «dicitori» di ambo i sessi o di uno solo che pretendevano di andare ad assistere il compagno malato in ospedale e dopo di subentrargli nell’affitto, gli sfacciati.
Un plauso ai cattolici ministeriali: almeno loro sono sinceri. Da Mastella alla Binetti seppelliscono i Dico in letizia ed elevando ringraziamenti al cielo, convinti che lassù giudichino la rettitudine dei terrestri in base allo stato di famiglia. Ma gli altri? I laici, i mangiapreti, gli zapateri alle vongole? Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di avvertire i suoi elettori, spiegando che la prematura scomparsa della legge sulle unioni di fatto rappresenta il male minore. Preferite rinunciare ai Dico o rifarvi cinque anni di Berlusconi, per il quale Dico sarà sempre e solo l’inizio di una frase che continua con «quello che mi pare»?
Ecco, messa così, per molti la polpetta resterebbe indigesta. Ma alleggerita, se non altro, da una cascata di alka seltzer. Invece i profeti dei Dico non dicono. Balbettano scuse come mariti progressisti pizzicati sotto le lenzuola con un’amante baciapile. E scaricano la patata bollente, anzi bollita, addosso al premier, al Parlamento, a qualunque detersivo possa sbiancare le loro mani dall’accusa di aver strozzato nella culla una piccola norma di civiltà per garantirsi la sopravvivenza politica.

La Stampa, 24 febbraio 2007


come dicevamo nei commenti a questo post appare francamente assurdo attribuire al Vaticano la respondabilita' della caduta del governo Prodi. Consiglio a certe forze politiche che guardare dentro se stesse prima che fuori...


“Abbiamo ringraziato Dio
Merito suo la fine dei Dico”


FLAVIA AMABILE

Paola Binetti, alla fine le barricate sono servite, i Dico non vedranno mai la luce...
«Sono contenta, questo è indubitabile»
Anche se Romano Prodi ha precisato che i Dico non sono nei suoi dodici punti perché «sono già incardinati in Parlamento»?
«A chiunque dica questo io rispondo: fate attenzione. D’Alema è caduto su due voti, i Dico ne contano molti di più, almeno dieci, e il mio è un calcolo minimale. Questo per la maggioranza vorrebbe dire un disagio maggiore e non penso che ci sia alcun bisogno di mettersi di nuovo in difficoltà».
Della Margherita fa parte anche il ministro per la Famiglia Rosy Bindi, che pure quel disegno di legge lo ha firmato.
«La Bindi è una donna intelligente, ha fatto un buon lavoro perché se fosse passato il ddl della Pollastrini le perplessità sarebbero state anche maggiori. Purtroppo quando imbocchi una strada come ha fatto la Bindi è inevitabile finire in una situazione in cui si finisce per mettere tutti sullo stesso piano. E che cosa rimane della famiglia?».
Rosy Bindi vittima inconsapevole o incapace?
«La Bindi aveva ottime intenzioni ma, al di là di questo, lo strumento prodotto si è rivelato un potente grimaldello che, presentato alla stampa, è stato sbandierato come una grande vittoria simbolica».
Meno male che c’era Andreotti....
«Andreotti ha dato il primato alla politica estera ma - ad ascoltarlo bene - il discorso con cui giustifica il suo voto negativo può anche essere esteso ai Dico».
E quindi dopo il voto di Andreotti avete festeggiato?
«A dire il vero era mercoledì delle Ceneri...»
Avete digiunato?
«Abbiamo digiunato e abbiamo innanzitutto ringraziato il Padreterno perché solo da lui poteva giungere una mano così inaspettata...».
E Rutelli, lo ha sentito?
«Fu Rutelli a volere come un suo diktat la necessità di non introdurre nuove formule giuridiche nel programma dell’Unione. Noi lo abbiamo solo aiutato. Lui ci ha detto lavorate e noi siamo stati il suo braccio operativo evitando che lui si esponesse».
E non vi ha detto grazie?
«Non ce ne è bisogno ma è chiaro che da questa crisi la sua leadership esce rafforzata».
Il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Ruini, lo ha sentito?
«Se la domanda è se ho ricevuto una sua telefonata, la risposta è: no. Ma non posso negare che nell’ambiente cattolico oggi sia vissuto come un grande sollievo poter riflettere su quella che è stata vissuta come una sfida epocale alla famiglia».
Grande alleato in questa vostra battaglia è stato Mastella.
«Con lui ci siamo sentiti e ci siamo confermati che il centrosinistra esiste anche per affermare questi valori, non a caso si chiama centrosinistra e non sinistra».
Che cosa vi aspettate dal futuro governo?
«Che adesso si prenda una pausa di riflessione anche sulla legge sul testamento biologico che si presta alla stessa strumentalizzazione dei Dico. Sono molto preoccupata per il caso Nuvoli, sono certa che subito dopo la sua morte apparirà un’altra icona vivente. I radicali hanno una lista: era ancora caldo il ricordo di Luca Coscioni che è apparso Welby, poi è stata la volta di Nuvoli. Il tutto anche con una certa ingratitudine nei confronti della scienza».
Welby ingrato?
«Certo, Welby ha mai pensato che è arrivato fino a sessant’anni solo grazie al progresso scientifico e che ci sarebbero stati tanti malati che sarebbero più che felici di aver vissuto come lui?»

La Stampa, 24 febbraio 2007

Chissa' se certe promesse verranno mantenute...questa volta!



IL CASO
Ma Pannella sdrammatizza: abbiamo già deciso. Avvenire: serve un governo forte

Dico, i teodem cantano vittoria Pollastrini: nessuna rinuncia
Binetti: la legge così non passerà al Senato, la dobbiamo rivoltare come un calzino

GIOVANNA CASADIO

ROMA - «C´è speranza per i Dico? Prima vediamo se c´è speranza per il governo...». Cesare Salvi nel merito non entra. Spetta a lui, presidente della commissione Giustizia del Senato, rimetterli in pista, cioè in discussione in Parlamento, sempre che Prodi resti in sella. Ma dall´aria che tira, con le ipotesi di allargamento dell´Unione al centro cattolico, nessuno scommette più sulla legge appena varata dal consiglio dei ministri sui Diritti dei conviventi anche gay. Del resto i Dico si preparavano ad affrontare una pericolosa navigazione parlamentare dopo il fuoco di sbarramento del Vaticano. I Teodem, gli ultrà cattolici della Margherita, cantano ora vittoria. Giovedì mattina durante la riunione dell´Ulivo a Palazzo Madama per "blindare" il sostegno a Prodi, i Teodem avevano avvertito la capogruppo Anna Finocchiaro: «Noi i Dico non li votiamo». Paola Binetti ricostruisce il botta e risposta «con Anna»: «I Dico così non li approvo. Al Senato comunque non passeranno perché non ci sono i voti. Mastella e l´Udeur dicono no (meno tre), noi tre Teodem non siamo d´accordo, no chiarissimo di Andreotti, di Colombo e di Cossiga. Qui nessuno vuole discriminare, ma non si possono omologare coppie di fatto e matrimonio e neppure coppie di fatto etero con quelle omosessuali». Insomma, «di questo disegno di legge sui Dico se non lo si rivolta come un calzino, non se ne fa nulla». Quindi, «bene» che nel Patto in dodici punti di Prodi i Dico siano scomparsi. «Significa finalmente avere capito che le priorità del paese sono altre», sottolinea un´altra senatrice teodem, Emanuela Baio Dossi.
E il leader dell´opposizione, Silvio Berlusconi ne approfitta per attaccare: «Hanno tolto i Dico dall´agenda, segno che la sinistra è attaccata più alle poltrone che ai propri principi». Tutt´altra valutazione dalle "madri" dei Dico - le ministre Barbara Pollastrini e Rosy Bindi che erano riuscite ad amalgamare nel testo sensibilità laica e cattolica, applaudite dai rispettivi partiti, Ds e Margherita, come avanguardia del futuro Partito democratico. Bindi derubrica l´assenza dei Dico dal "Patto per la fiducia" a «fatto ovvio» e bacchetta chi (Mastella, ad esempio) si rivende come vittoria l´esclusione. «Qualcuno ha voluto intestarsi una vittoria che non c´è, c´è sempre chi vuole fare più uno... i Dico non ci sono entrati perché il governo li ha già fatti, sarebbe stato come rimettere la Finanziaria». Dai Ds e dalla Pollastrini l´assicurazione: «Non c´è nessuna rinuncia ai Dico, sono all´esame delle Camere, si va avanti». Persino i Radicali mantengono bassi toni: «Non ci sono i Dico nei 12 punti del Patto perché abbiamo già deciso, non è una concessione ai cattolici», commenta Marco Pannella. «Parliamoci chiaro, l´allargamento al centro ha nei Dico la sua vittima - sostiene invece il ds Franco Grillini - È il prezzo pagato ai centristi. Era stato lo stesso Amato ad affermare che i Dico erano il migliore test per il Partito democratico». E Gavino Angius: «Temo problemi sui Dico». Dai vescovi ieri su "Avvenire" l´ammonimento: «Serve un governo forte che pensi in grande, potrebbe rivelarsi inevitabile una fase di passaggio». Sollecita il quotidiano dei vescovi «alcuni sicuri colpi di barra» in favore della famiglia, del mondo del lavoro. L´Arcigay conferma la manfestazione del 10 marzo: «La crisi non sia la scusa per affossare i Dico»

Repubblica, 24 febbraio 2007

2 commenti:

lapis ha detto...

Naturalmente approvo la decisione di intitolare a Ratzinger una cattedra all'università di Ratisbona, non solo per i trascorsi di docente del nostro Pontefice in quell'ateneo, ma anche per sottolineare il valore della lectio da lui tenuta lo scorso 12 settembre: un testo di una chiarezza, di una sinteticità e al tempo stesso di una profondità davvero rare, una vera pietra miliare per una rinascita del Cristianesimo, per una riscoperta dei suoi valori fondanti. La fede cristiana non come vago misticismo, come pura aspirazione spirituale a un Dio indefinito, ma tutta l'umanità che procede verso l'incontro col Dio-persona, con il cuore e con la ragione.
Ma ce lo meritiamo un Papa così straordinario? Mi auguro che il Signore la pensi così...ancora per molti, lunghissimi anni : )

Anonimo ha detto...

Ciao Lapis e benvenuta :-))
La lectio magistralis di Ratisbona e' uno dei capolavori della cultura occidentale e non solo del Magistero di Benedetto XVI.
Dopo tante interpretazioni errate, finalmente, si sta riscoprendo il senso di quel testo che ci provoca e ci sprona a coniugare fede e ragione.
Bella la tua domanda: ci meritiamo un Papa tanto straordinario? Probabilmente, al momento, la risposta e' negativa, ma io, come te, confido nel fatto che Dio ce lo lasci ancora per tantissimi anni in modo che noi cattolici possiamo ritrovare la gioia e (perche' no?) l'orgoglio della nostra fede.