1 luglio 2008

Benedetto XVI: venga presto la piena unità fra i Cristiani (Mazza)


Vedi anche:

L'ecumenismo di Papa Ratzinger: gesti senza precedenti nei due giorni inaugurali dell’An­no Paolino (Mazza)

Comunicato della Prefettura della Casa Pontificia su Angelus ed udienze generali luglio-agosto 2008

Il messaggio del nuovo cardinale vicario Agostino Vallini alla diocesi: "La Chiesa di Roma deve lavorare per educare alla speranza" (Osservatore)

Paolo, dalla conversione a oggi: "Figlio di tre culture. Interprete della speranza" (Mons. Ravasi per l'Osservatore)

Un anno fa, la Lettera del Papa ai cattolici in Cina. La nota dell'agenzia Fides e un pensiero di padre Angelo Lazzarotto (Radio Vaticana)

Rosso "malpela" i giornaloni: dal cardinale "politico" al silenzio sulla celebrazione papale dei Santi Pietro e Paolo...

Card. Ruini, il monsignor sottile va in pensione (Tosatti)

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

PIETRO E IL MONDO

Benedetto XVI: venga presto la piena unità

Agli arcivescovi: «L’Apostolo delle genti vi aiuti a far crescere le comunità a voi affidate unite e missionarie, concordi e coordinate nell’azione pastorale animate da costante slancio apostolico»

DA ROMA SALVATORE MAZZA

Doppio segno per un 29 giugno davvero speciale. Il primo, quello più strettamente tradizionale, legato alla solennità maggiore per la Chiesa cattolica, quella dei Santi Pietro e Paolo, con la consueta, solenne concelebrazione per l’imposizione dei palli ai nuovi arcivescovi, presente una delegazione del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. E il secondo, con la coincidenza dell’apertura dell’Anno Paolino, nel duemillesimo anniversario della nascita dell’Apostolo delle genti, dove gli elementi tradizionali si sono fusi con l’evento straordinario, venendone esaltati.
Perché così come «il pallio ci parla della cattolicità della Chiesa, della comunione universale di pastore e gregge» e «ci rimanda all’apostolicità», alla «comunione con la fede degli Apostoli, sulla quale è fondata la Chiesa... una, catholica, apostolica e naturalmente, legandoci a Cristo, ci parla proprio anche del fatto che la Chiesa è sancta e che il nostro operare è un servizio alla sua santità», così «l’orizzonte dell’Anno Paolino non può che essere universale», perché «in un mondo diventato più 'piccolo'... invita tutti i cristiani ad essere missionari del Vangelo». Dimensione, questa, che evidentemente «ha bisogno di accompagnarsi sempre a quella dell’unità, rappresentata da san Pietro, la 'roccia' su cui Gesù Cristo ha edificato la sua Chiesa».
Nelle parole pronunciate domenica da Benedetto XVI, all’omelia della Messa e, più tardi, all’Angelus, con sempre a fianco, fino alla benedizione finale, il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, c’è tutta la particolare specificità di un 29 giugno che ha introdotto non solo la Chiesa cattolica, ma in diversa forma e misura tutte le Chiese cristiane ai dodici mesi dedicati ad approfondire la figura di san Paolo. Iniziativa nata dalla Chiesa cattolica, ma subito allargatasi: «Santità – ha detto Bartolomeo I – abbiamo proclamato l’anno 2008 'Anno dell’Apostolo Paolo', così come anche voi fate dal giorno odierno fino all’anno prossimo, nel compimento dei duemila anni dalla nascita del grande Apostolo.
Nell’ambito delle relative manifestazioni per l’anniversario, in cui abbiamo pure venerato il preciso luogo del suo martirio, programmiamo tra le altre cose un sacro pellegrinaggio ad alcuni monumenti della attività evangelica dell’Apostolo in Oriente, come Efeso, Perge, ed altre città dell’Asia minore, ma anche Rodi e Creta, alla località chiamata 'Buoni Porti'. Siate sicuro, santità, che in questo sacro tragitto, sarete presente anche voi, camminando con noi in spirito, e che in ciascun luogo eleveremo un’ardente preghiera per voi e per i nostri fratelli della venerabile Chiesa romano-cattolica, rivolgendo una forte supplica e intercessione del divino Paolo al Signore per voi».
Era stato lo stesso Papa Ratzinger, prima di iniziare la sua, ad introdurre tra gli applausi dei fedeli presenti l’omelia del patriarca, sottolineando come «la grande festa dei Santi Pietro e Paolo... ci porta ogni anno la gradita presenza di una delegazione fraterna della Chiesa di Costantinopoli, che quest’anno, per la coincidenza con l’apertura dell’Anno Paolino, è guidata dallo stesso patriarca, sua santità Bartolomeo I. A lui rivolgo il mio cordiale saluto, mentre esprimo la gioia di avere ancora una volta la felice opportunità di scambiare con lui il bacio della pace, nella comune speranza di vedere avvicinarsi il giorno dell’unitatis
redintegratio
, il giorno della piena comunione tra noi».
La solenne cerimonia era iniziata sul sagrato della basilica vaticana, dove il Papa ha accolto Bartolomeo I, a fianco del quale sarebbe poi entrato in San Pietro. Quindi, dopo aver rivestito i paramenti, si sono avviati processionalmente verso l’altare preceduti dal diacono ortodosso e da quello latino, che portavano il libro dei Vangeli, proclamato durante la Messa in latino e in greco. Al termine delle omelie, il Credo è stato pronunciato nella lingua originale greca, secondo l’uso liturgico delle Chiese bizantine e, dopo la preghiera dei fedeli, è avvenuta l’imposizione dei palli a 40 arcivescovi metropoliti, tra i quali il patriarca di Gerusalemme dei latini Fouad Twal, e cinque italiani: Giancarlo Maria Bregantini, Paolo Benotto, Francesco Montenegro, arcivescovi rispettivamente di Campobasso-Bojano, Pisa e Agrigento, e poi Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio a Mosca, e Lorenzo Voltolini Esti, arcivescovo di Portoviejo (Ecuador).
Ricevendo nuovamente ieri i nuovi metropoliti con i loro familiari, Benedetto XVI ha definito l’incontro come l’occasione per «rinnovare a tutti voi il mio cordiale saluto e prolungare il clima di comunione, gerarchica e al tempo stesso familiare, che si sperimenta in questa particolare circostanza».
Per il Papa «l’immagine del corpo organico applicata alla Chiesa è uno degli elementi forti e caratteristici della dottrina di san Paolo, e perciò, in questo anno giubilare a lui dedicato desidero affidare ciascuno di voi, cari arcivescovi, alla sua celeste protezione». «L’Apostolo delle genti – è stato l’augurio finale indirizzato da Papa Ratzinger agli arcivescovi – vi aiuti a far crescere le comunità a voi affidate unite e missionarie, concordi e coordinate nell’azione pastorale animate da costante slancio apostolico».

© Copyright Avvenire, 1° luglio 2008

L'ecumenismo di Papa Ratzinger: gesti senza precedenti nei due giorni inaugurali dell’An­no Paolino (Mazza)


Vedi anche:

Comunicato della Prefettura della Casa Pontificia su Angelus ed udienze generali luglio-agosto 2008

Il messaggio del nuovo cardinale vicario Agostino Vallini alla diocesi: "La Chiesa di Roma deve lavorare per educare alla speranza" (Osservatore)

Paolo, dalla conversione a oggi: "Figlio di tre culture. Interprete della speranza" (Mons. Ravasi per l'Osservatore)

Un anno fa, la Lettera del Papa ai cattolici in Cina. La nota dell'agenzia Fides e un pensiero di padre Angelo Lazzarotto (Radio Vaticana)

Rosso "malpela" i giornaloni: dal cardinale "politico" al silenzio sulla celebrazione papale dei Santi Pietro e Paolo...

Card. Ruini, il monsignor sottile va in pensione (Tosatti)

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

L’ECUMENISMO DI PAPA RATZINGER

ALLA SCUOLA DI PAOLO GESTI SENZA UGUALI

SALVATORE MAZZA

A memoria, la concentrazione di ge­sti ecumenici, ai quali abbiamo as­sistito nei due giorni inaugurali dell’An­no Paolino, non ha precedenti. Nulla di inedito, forse. Ma certo hanno impres­sionato la loro quantità e, più ancora, qualità. E se indubbiamente una ribalta affatto speciale è spettata al Patriarca e­cumenico di Costantinopoli Bartolomeo I – fino all’intensa emozione della bene­dizione co-impartita domenica col Papa – nessuno, per così dire, è rimasto al di qua della porta paolina. Perché nella processione che sabato l’ha varcata, quella porta di San Paolo Fuori le Mura 'inventata' per l’occasione, c’erano tut­ti. Ma proprio tutti: Chiese d’Oriente e d’Occidente, Anglicani e Riformati. Non mancava nessuno.
Ripensando a tutto questo, sono due le ri­flessioni che, quasi con prepotenza, si im­pongono. La prima riguarda direttamen­te l’evento che ha fatto da scintilla al ra­dunarsi di tutte le denominazioni cristia­ne attorno alla tomba dell’Apostolo delle Genti. «Siamo riuniti non per riflettere su una storia passata, irrevocabilmente su­perata – ha detto il Papa durante i Vespri inaugurali di sabato scorso – Paolo vuole parlare con noi, oggi. Per questo ho volu­to indire questo speciale 'Anno Paolino': per ascoltarlo e per apprendere ora da lui, quale nostro maestro, 'la fede e la verità', in cui sono radicate le ragioni dell’unità tra i disce­poli di Cristo » . Ra­gioni davvero forti e, come ha intuito Be­nedetto XVI nel vo­ler accentuare que­sta impronta ecu­menica, largamente condivise, vista la ri­sposta arrivata dalla altre Chiese cristia­ne. Da valutare non solo registrando il me­ro dato della loro presenza compatta ma, soprattutto, avendo presente la straordi­naria varietà di iniziative ecumeniche che, come un volano, la sola indizione del­l’Anno Paolino ha già ovunque suscitato. Segno di una 'voglia' di unità, di una 'no­stalgia', che i tanti ostacoli posti su quel­la strada, vecchi e nuovi, piccoli o enormi che possano essere, non riescono co­munque a sopprimere.
La seconda riflessione riguarda invece lo stato delle relazioni ecumeniche al terzo anno da poco trascorso del pontificato di Papa Ratzinger.
Il 20 aprile del 2005, alla prima concelebrazione con i cardinali do­po l’elezione, forse non furono in pochi a ritenere che la sua assunzione come «im­pegno primario » di « lavorare senza ri­sparmio di energie alla ricostituzione del­la piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo» fosse una sorta di dovuta 'di­chiarazione d’intenti'. O poco più: seria, certo, e sinceramente ritenuta, come dis­se, «sua ambizione... e suo impellente do­vere » , ma su un territorio costellato da troppe mine. Eppure, quello che non si può non constatare a trentotto mesi di distanza, è che il suo essere « cosciente che... (per ricostruire l’unità)... non ba­stano le manifestazioni di buoni senti­menti » è davvero riuscito a tradursi in u­na serie lunghissima di «gesti concreti» capaci di «entrare negli animi e smuove­re le coscienze».

È esattamente quello a cui abbiamo assi­stito. Gesti sorprendenti, come sembrano ormai essere tutti quelli che coinvolgono il Papa e il Patriarca di Costantinopoli – dove certo un ruolo importante gioca la simpatia reciproca instauratasi tra i due fin dal loro primo incontro; o piccoli, o forse solo poco notati, come l’invito al Pri­mate anglicano a inviare a Roma, sabato e domenica scorsi, un proprio rappre­sentante personale, quasi a sottintende­re la preoccupata attenzione con cui se­gue la crisi che sta travagliando, proprio in questi mesi, la Comunione anglicana. Gesti importanti.

Un elenco lunghissimo. E che, in quest’Anno Paolino, sembra de­stinato ad allungarsi di molto.

© Copyright Avvenire, 1° luglio 2008

Comunicato della Prefettura della Casa Pontificia su Angelus ed udienze generali luglio-agosto 2008


COMUNICATO DELLA PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA , 01.07.2008

Da mercoledì 2 luglio il Santo Padre si trasferisce nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Nel periodo estivo sono sospese tutte le Udienze private e speciali.

Nelle domeniche 6 e 27 luglio l’Angelus verrà recitato nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Nel mese di luglio vengono sospese le Udienze generali dei mercoledì 9, 16, 23, 30.

Dal 12 al 21 luglio il Santo Padre sarà in Australia per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù.

Da lunedì 28 luglio a lunedì 11 agosto Sua Santità trascorrerà un periodo di riposo nel Seminario di Bressanone.

Durante questo periodo la recita dell’Angelus delle domeniche 3 e 10 agosto avverrà nella suddetta località.

Le Udienze generali riprenderanno regolarmente da mercoledì 13 agosto.

Nelle domeniche e nelle solennità durante il periodo estivo la recita dell’Angelus avrà luogo nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Il messaggio del nuovo cardinale vicario Agostino Vallini alla diocesi: "La Chiesa di Roma deve lavorare per educare alla speranza" (Osservatore)


Vedi anche:

Paolo, dalla conversione a oggi: "Figlio di tre culture. Interprete della speranza" (Mons. Ravasi per l'Osservatore)

Un anno fa, la Lettera del Papa ai cattolici in Cina. La nota dell'agenzia Fides e un pensiero di padre Angelo Lazzarotto (Radio Vaticana)

Rosso "malpela" i giornaloni: dal cardinale "politico" al silenzio sulla celebrazione papale dei Santi Pietro e Paolo...

Card. Ruini, il monsignor sottile va in pensione (Tosatti)

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

Il messaggio del nuovo cardinale vicario Agostino Vallini alla diocesi

La Chiesa di Roma deve lavorare per educare alla speranza

All'indomani della nomina a Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, domenica 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli, il cardinale Agostino Vallini ha inviato un messaggio di saluto alla Chiesa dell'Urbe.

Cari fratelli e sorelle della Chiesa di Roma!

Nella Solennità dei Santi Fondatori della Chiesa di Roma, vi saluto con le parole dell'Apostolo Pietro: "Grazia e pace in abbondanza a tutti voi" (1 Pietro, 1, 2).
Come è noto, il Santo Padre Benedetto XVI mi invia a voi come suo Vicario Generale. A Lui, nostro Vescovo, rivolgo il mio primo pensiero per esprimergli sentimenti di intima comunione, di profonda venerazione e di sincera gratitudine per la fiducia che ha voluto riporre in me, quale segno di singolare benevolenza. Alla Persona del Santo Padre, a cui da oggi mi stringono nuovi e più profondi vincoli di unità e di obbedienza, rinnovo la mia incondizionata promessa di fedeltà al suo magistero e alle sue indicazioni pastorali. Il privilegio di lavorare al suo fianco nel servizio alla Chiesa di Roma è da me pienamente avvertito e accresce l'affetto filiale e la responsabilità pastorale.
Saluto devotamente e con spirito di sincera fraternità l'Eminentissimo Cardinale Camillo Ruini, dal 1991 a oggi degnissimo Vicario Generale per la Diocesi di Roma, a cui sono onorato di succedere. Fin da questo primo momento mi è gradito esprimergli la più viva riconoscenza per la esemplare testimonianza di vita, l'intelligenza, la saggezza e la dedizione pastorale con cui ha servito la nostra Chiesa nel corso di tanti anni.
Saluto con gioia tutto il Popolo di Dio che è in Roma: le famiglie, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i poveri, le persone sole e, con spirito di cordiale amicizia, quanti vivono nella nostra città, al cui servizio in umile aiuto al Santo Padre sono mandato per l'annuncio del Vangelo e la testimonianza della carità di Cristo. Come pastore e concittadino mi sento vicino, amico e alleato di ogni persona nella promozione e nella difesa dei diritti fondamentali e della dignità di ciascuno.
Un deferente pensiero e distinto ossequio rivolgo al Signor Presidente della Repubblica Italiana, al Governo nazionale, al Signor Sindaco di Roma e a tutte le Autorità civili e militari di ogni ordine e grado, alle quali fin da ora intendo assicurare la mia cordiale e leale collaborazione, nel rispetto delle legittime autonomie, per il perseguimento del bene comune.
All'Arcivescovo Vicegerente, Sua Eccellenza Monsignor Luigi Moretti, e agli Eccellentissimi Vescovi Ausiliari, con i quali condividerò l'esercizio quotidiano del ministero episcopale il mio sincero affetto fraterno. La loro esperienza e la loro collaborazione considero essenziali e con loro desidero condividere in spirito di piena comunione la responsabilità pastorale a noi affidata. Chiedo a loro di introdurmi nella progressiva conoscenza della realtà diocesana.
Un saluto speciale ai sacerdoti, che nei diversi ministeri cooperano all'unica missione. A tutti e a ciascuno la mia ammirazione e la mia stima. Conosco per esperienza personale le gioie intime e profonde del ministero, ma anche le fatiche nel portarlo avanti, la delusione nel sopportarne gli insuccessi, il peso della solitudine e l'amarezza delle ore oscure e pericolose dell'incomprensione. Soprattutto in questi momenti difficili mi piacerebbe essere capace di vicinanza, amicizia e sostegno.
Saluto con venerazione il Capitolo della Papale Basilica Lateranense, grato per l'impegno profuso da sempre nel curare la dignità della liturgia e del culto della Cattedrale del Papa.
Con vivo piacere saluto i diaconi permanenti, i ministri istituiti e tutti gli operatori pastorali laici: riconosco e apprezzo il loro prezioso apporto alla vita pastorale e li incoraggio ad essere perseveranti, per il bene della Chiesa che è in Roma.
Il mio pensiero cordiale va poi alle comunità religiose, di vita attiva e contemplativa, e a tutti i consacrati che a Roma testimoniano la radicalità della vita evangelica e la realtà dei beni celesti. La loro presenza viva ci è necessaria per radicare e consolidare il regno di Cristo.
Rivolgo altresì il mio saluto con particolare affetto ai seminaristi, che con la loro giovinezza e la generosa donazione al Signore ci fanno intravedere con speranza il futuro del nostro presbiterio.
Un saluto molto cordiale intendo indirizzare ancora al Prelato Segretario, ai Responsabili degli uffici e degli altri organismi e ai loro collaboratori, ai Vicari Giudiziali e ai ministri dei Tribunali del Vicariato, ringraziandoli fin da ora per la preziosa opera che prestano ogni giorno nello svolgimento del comune servizio a favore della nostra Diocesi e della città di Roma.
All'Eccellentissimo Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, al corpo docente e agli studenti, come pure a tutte le istituzioni accademiche e culturali ecclesiastiche, che coltivano e insegnano la sacra dottrina mediante la promozione della ricerca scientifica, il mio deferente saluto e l'apprezzamento sincero per il loro importantissimo servizio ecclesiale. Estendo il mio ossequio a tutte le istituzioni accademiche e culturali civili presenti in Roma, con rispetto per il loro lavoro di studio e di ricerca.
Saluto di cuore le altre Chiese e Comunità cristiane presenti nella nostra Diocesi, con le quali siamo impegnati a ricercare le vie dell'unità perfetta e della piena comunione.
Nell'assumere questo impegnativo ministero, di cui immagino la complessità, avverto un senso di inadeguatezza e di umana trepidazione: per questo mi affido alla Provvidenza di Dio.
L'eredità che sono chiamato a raccogliere è grande. Sono consapevole del singolare rapporto della Chiesa di Roma con il suo Vescovo, il Romano Pontefice, della speciale partecipazione della comunità ecclesiale alla sollecitudine universale del suo Pastore, come pure della immissione del carattere universale del ministero petrino nella costruzione della Chiesa particolare. Né mi sfugge il compito conseguente di "esemplarità" che la Chiesa di Roma, "che presiede nella carità" (Sant'Ignazio di Antiochia, Lettera ai Romani) è chiamata a svolgere verso tutte le altre Chiese sparse nel mondo, come Mater et caput omnium Ecclesiarum. Mi sono presenti, inoltre, le grandi sfide della modernità, che hanno creato in tanti uomini e donne una situazione di smarrimento spirituale, d'incertezza e di paura rispetto al futuro, quali altrettante provocazioni alla Chiesa, perché si impegni a mostrare, con la testimonianza della vita e il fervore apostolico, il volto bello della sposa di Cristo, luogo e scuola di speranza cristiana.
Come ho detto nelle parole di ringraziamento rivolte al Santo Padre all'atto della nomina, se sono motivo di consolazione e di fiducia la coerenza e la testimonianza della vita cristiana e la partecipazione alla missione ecclesiale di tanti fedeli, fa pensare e impegna, sul piano pastorale, la constatazione che tanti battezzati e quanti non hanno ancora ricevuto l'annuncio del Vangelo - e sono tanti - hanno bisogno di chi manifesti loro il mistero di Gesù Cristo, il Signore della vita, proponendo con la luce della parola e il coraggio della testimonianza il messaggio evangelico, perché scoprano o riscoprano le ragioni affascinanti della fede biblica e la gioia di viverla.
Sappiamo bene che una azione pastorale efficace oggi non è facile. Non bastano più gli appuntamenti tradizionali della vita cristiana, se i valori della fede e della morale diventano ininfluenti, sotto la spinta della secolarizzazione e del relativismo etico. Non è sufficiente, come un tempo, curare i cristiani, presupponendone sempre la fede. È necessario che la "buona notizia" sia nuovamente annunciata e accolta come ragione di vita, capace di dare luce e forza di salvezza all'uomo del nostro tempo. Ciò permetterà alle persone che si aprono al Vangelo di stabilire il primato di Dio nella loro esistenza, cioè di avere la visione di Dio in tutte le cose, e di riannodare i legami tra fede e cultura, rilanciando i grandi valori dell'umanesimo cristiano come efficaci nell'esperienza personale e nella vita sociale. Si tratta di un grande impegno, che la Chiesa di Roma affronta da anni e che intende continuare a portare avanti.
Ne è testimonianza il Sinodo diocesano, terminato nel 1993, le cui linee pastorali hanno trovato feconda applicazione in molteplici e riuscite iniziative. Esse rimangono attuali - come ha affermato il Santo Padre nella Lettera al Cardinale Ruini per i venticinque anni di episcopato - "per individuare le vie atte a favorire un incontro reale con Cristo negli ambiti di azione pastorale privilegiati già allora dalla Chiesa di Roma: la famiglia, i giovani, la responsabilità sociale, economica e politica, la cultura". Le mete pastorali su cui si è lavorato nell'ultimo periodo e i successi conseguiti, dicono che dobbiamo avere fiducia di essere sulla strada buona.
Nel recente Convegno ecclesiale diocesano, sul tema: "Gesù è risorto: educare alla speranza nella preghiera, nell'azione, nella sofferenza", il Santo Padre ha affermato che "l'emergenza educativa rappresenta per tutti una grande e ineludibile sfida" e ne ha tracciato gli obiettivi per il prossimo anno pastorale nell'ottica della speranza teologale.
Ora viene chiesto anche a me, come membro di questa Chiesa e per la responsabilità pastorale che mi viene affidata, di dedicarmi interamente insieme con il Vicegerente, i Vescovi Ausiliari, i sacerdoti, i religiosi e i laici alla realizzazione di questi obiettivi. Dobbiamo lavorare per "educare alla speranza", perché la Chiesa di Roma continui con rinnovata lena ad annunciare il Vangelo di Gesù risorto, "primizia" della vita nuova che non avrà mai fine, a formare alla preghiera perseverante, che purifica il cuore, apre a Dio e ai fratelli e sprona alla testimonianza dell'amore, particolarmente verso i poveri, a cooperare con attitudine positiva, che sa cogliere il bene dovunque esso sia - come il Santo Padre ci ha detto nel ricordato discorso -, "allo sforzo per rendere più bello, più umano e fraterno il volto di questa nostra città", come pure a dischiudere orizzonti di speranza a chi soffre, condividendone le sofferenze e le pene.
Obiettivi di educazione alla speranza certamente impegnativi, che indicati dal nostro Vescovo - ne siamo certi - hanno il crisma di essere traguardi di servizio pastorale necessari al popolo romano. L'anno pastorale che ci attende ci vedrà diligenti nel realizzarli. Mi conforta il fatto che la Chiesa di Roma, profondamente unita al suo Vescovo, è piena di vita e ricca di fervore.
Nell'accingermi a iniziare il ministero a cui Cristo mi ha chiamato, so di poter contare sulla grazia del Signore, sulla vicinanza paterna e incoraggiante del Santo Padre, sulla preghiera di molte persone, particolarmente di quella dei monasteri di vita contemplativa, e sulla cordiale e attiva collaborazione di quanti come me desiderano ardentemente il bene e la crescita spirituale e apostolica della Chiesa di Roma.
Nell'attesa di potervi incontrare nelle vostre parrocchie e nelle diverse comunità ecclesiali e articolazioni pastorali, vogliate accogliere il mio cordiale e beneaugurante saluto.

(©L'Osservatore Romano - 30 giugno 1 luglio 2008)

Paolo, dalla conversione a oggi: "Figlio di tre culture. Interprete della speranza" (Mons. Ravasi per l'Osservatore)


Vedi anche:

Un anno fa, la Lettera del Papa ai cattolici in Cina. La nota dell'agenzia Fides e un pensiero di padre Angelo Lazzarotto (Radio Vaticana)

Rosso "malpela" i giornaloni: dal cardinale "politico" al silenzio sulla celebrazione papale dei Santi Pietro e Paolo...

Card. Ruini, il monsignor sottile va in pensione (Tosatti)

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

(Caravaggio, "Conversione di San Paolo")

Paolo, dalla conversione a oggi

Figlio di tre culture
Interprete della speranza


In occasione dell'apertura dell'Anno paolino, il numero di "Luoghi dell'Infinito" in edicola con "Avvenire" da martedì 1 luglio è dedicato all'"apostolo senza frontiere". Introdotto da un editoriale di Davide Rondoni, il dossier comprende un articolo del presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura che qui anticipiamo.

di Gianfranco Ravasi

Ciò che accadde, in un giorno imprecisato tra il 33 e il 35 d.C., sulla strada che dalla Galilea conduceva a Damasco è rimasto inciso nella memoria collettiva secondo una tipologia, di per sé fantasiosa, che è stata fissata in modo icastico dal Caravaggio nella sua tela di Santa Maria del Popolo a Roma: un enorme cavallo sogguarda un Paolo disarcionato e accecato. In realtà, la descrizione di quella celebre epifania (o, meglio, cristofania), offerta per ben tre volte dalla seconda opera dell'evangelista Luca, gli Atti degli Apostoli (ix, xxii; xXVI), non comprende quella scenografia equestre: "Mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Rispose: Chi sei, o Signore? E la voce: Sono quel Gesù che tu perseguiti!" (ix, 3-5).
Paolo, per evocare quella svolta capitale, ricorrerà nel suo epistolario solo a tre verbi, due di illuminazione ("Cristo è apparso anche a me... Dio si degnò di rivelarmi il suo Figlio") e uno di lotta ("sono stato afferrato da Cristo Gesù"). Certo è che quell'evento sarà per lui discriminante: dal persecutore Saulo, fariseo fanatico ("perseguitavo oltre ogni misura la Chiesa di Dio cercando di distruggerla"), nascerà l'apostolo Paolo, pronto a confessare che il suo stesso "vivere è Cristo". Così, la "via di Damasco" è divenuta un simbolo universale per indicare non solo una svolta esistenziale o una conversione, ma una vera e propria folgorazione che rivoluziona l'essere intero di una persona. Si pensi solo ad August Strindberg e al suo audace dramma Verso Damasco, composto tra il 1898 e il 1904: lo scrittore svedese trasforma, infatti, il simbolo paolino in una parabola del percorso della vita, sia pure con un approdo antitetico. La sua Damasco è un labirinto onirico e non certo un'illuminazione, una spirale ossessiva ove il passato non è annientato ma miscelato a brandelli col presente, ove tutto si aggroviglia e la meta non è liberatoria.
Ben diversa è la gloriosa rivisitazione di quell'evento da parte del protestante credente Felix Mendelssohn-Bartholdy che col suo Paulus - oratorio grandioso e clamoroso già al suo primo apparire nell'esecuzione del 22 maggio 1836 (356 coristi e 160 strumentisti!) - ha voluto idealmente offrire un'esegesi musicale della vicenda dell'apostolo, ritmata da un "prima" e un "poi" proprio a causa di quella "via". Non per nulla due sono i bassi che incarnano il protagonista: il Saulo ebreo della prima parte e il Paolo cristiano della seconda.
Che la meditazione musicale sia anche teologica appare dalla stessa ouverture ritmata su quello splendido corale luterano Wachet auf, ruft uns die Stimme, magnifico e dolce nella resa bachiana (Bwv 140), il cui incipit è già un'illuminante interpretazione della via di Damasco come "risveglio-risurrezione" ("Svegliatevi, la voce ci chiama").
E quella "risurrezione" fece di Saulo una figura capitale della nuova religione in tutta la sua storia successiva, anche se non sempre in modo pacifico e scontato. Già nella Seconda Lettera di Pietro l'autore osservava che "nelle lettere del nostro carissimo fratello Paolo vi sono alcune cose difficili da comprendere e gli ignoranti e gli incerti le travisano, al pari delle altre Scritture, a loro rovina" (iii, 16). Un noto teologo ed esegeta tedesco dell'Ottocento, Wilhelm Wrede, in una sua opera intitolata semplicemente Paulus (1904), coniava per l'apostolo la definizione di "secondo fondatore del cristianesimo", definizione ambigua perché potrebbe introdurre l'idea di una trasformazione del messaggio di Gesù tale da supporre un altro progetto religioso. È stato in questa linea che il filosofo Friedrich Wilhelm Nietzsche aveva bollato Paolo come "disangelista", cioè annunziatore di una cattiva novella, al contrario degli "evangelisti", mentre il nostro Antonio Gramsci sbrigativamente lo classificava come "il Lenin del cristianesimo", ossia un teorico freddo e incline a costruire un sistema, e nell'Ottocento il famoso studioso Ernest Renan non esitava a definire gli scritti paolini come "un pericolo e uno scoglio, la causa dei principali difetti della teologia cristiana".
Noi ora cercheremo di delineare un profilo essenziale e oggettivo di questa figura, "santa per la Chiesa, grande per l'umanità", come diceva lo scrittore francese Victor Hugo, e lo faremo basandoci sui dati neotestamentari. Essi sono sostanzialmente offerti dalla seconda opera di Luca, gli Atti degli Apostoli, e dallo stesso epistolario paolino che allinea tredici scritti contrassegnati in modo esplicito dal nome dell'apostolo, mentre un quattordicesimo, la Lettera agli Ebrei, è stato da tempo escluso dalla paternità paolina. Dobbiamo, però, segnalare che la maggioranza degli studiosi ritiene che solo sette lettere (1 Tessalonicesi, 1 e 2 Corinzi, Galati, Filippesi, Romani e Filemone) siano strettamente di Paolo, mentre le altre sei siano di ambito paolino e, quindi, solo indirettamente derivanti dall'apostolo (naturalmente questo non significa che esse non siano, come le altre, ispirate e canoniche).
Un altro studioso tedesco dell'Ottocento, Adolf Deissmann, aveva definito Paolo "un cosmopolita". Effettivamente egli era figlio di tre culture che già apparivano nella sua ideale "carta d'identità". Il suo nome originario era ebraico, lo stesso del primo re d'Israele, Saul. "Sono un ebreo di Tarso di Cilicia", dichiara al tribunale romano che gli chiede le generalità al momento dell'arresto a Gerusalemme (Atti, xxi, 39). In polemica con i suoi detrattori ebrei di Corinto, rivendica le sue radici: "Sono essi ebrei? Anch'io lo sono. Sono israeliti? Anch'io. Sono stirpe di Abramo? Anch'io" (2 Corinzi, 11, 22). Agli amati cristiani macedoni di Filippi ribadisce vigorosamente di essere "circonciso l'ottavo giorno, della stirpe di Israele, della tribù di Beniamino, ebreo da ebrei, fariseo secondo la legge" (3, 5). In crescendo ai Romani scrive: "Vorrei essere io stesso maledetto, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e a loro appartengono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi. Da essi proviene Cristo secondo la carne" (ix, 3-5). E ai Galati rivela persino una punta di integralismo nazionalistico: "Essi sono per natura ebrei e non peccatori come le genti" (ii, 15).
Formatosi a Gerusalemme "alla scuola di Gamaliel, nelle più rigide norme della legge dei padri" (Atti, xxii, 3), educato secondo la prassi giudaica anche al lavoro manuale, quello dello skenopoiòs, "fabbricatore di tende" (forse tessitore di peli di capra per stoffe ruvide, dette appunto "cilicium" dalla regione d'origine, la Cilicia, che era la stessa di Paolo), Saulo era però un giudeo della Diaspora, nato a Tarso, "non oscura città della Cilicia", come egli la definisce con civetteria (Atti, xxi, 39). Posta sul fiume Cidno, la città, ora compresa nella Turchia meridionale, era sede di una vivace scuola filosofica stoica, che qualche traccia lasciò nel pensiero dell'apostolo, e godeva del diritto di cittadinanza romana, riconosciutole da Marco Antonio e Augusto. Paolo userà con orgoglio questa dignità di cittadino dell'impero, non solo appellandosi come è noto al tribunale supremo romano (Atti, xxii, 28), ma anche presentandosi in tutte le sue lettere con il suo secondo nome schiettamente latino, Paolo.
La tradizione posteriore, nel iv secolo, non esiterà a creare un epistolario apocrifo tra l'apostolo e Seneca ove incontriamo battute di questo genere. Seneca a Paolo: "Se il nome di un uomo così grande e prediletto da Dio sarà tutt'uno col mio, questo non potrà che essere quanto di meglio per il tuo Seneca". Paolo a Seneca: "Durante le tue riflessioni ti sono state rivelate verità che a pochi la divinità ha concesso il privilegio di conoscere (...) Io semino, allora, in un campo già fertile un seme imperituro, l'immutabile parola di Dio".
Ma Paolo non è solo romano; la sua cultura e la sua attività si muoveranno sempre nell'atmosfera ellenistica. Egli usa il greco in modo creativo, forgiandolo con grande libertà come fosse un ferro incandescente: conosce le risorse retoriche di quella lingua, la rielabora con inventiva attribuendo accezioni inedite a vocaboli come sarx, "carne", pnèuma, "spirito", hamartìa, "peccato", dikaiosyne, "giustizia", soterìa, "salvezza", eleutherìa, "libertà", agàpe, "amore".

La storia di Paolo si consuma, dunque, in un crocevia di culture e le sue tre identità di ebreo, di romano e di greco sono indispensabili per comprenderne l'opera e la vicenda personale, che si svolge in tutto il bacino del Mediterraneo, aprendosi anche al sogno di raggiungere l'estremo capo occidentale, la Spagna (Romani, xv, 22-24).

Storicamente, il punto fermo esterno e "profano" della cronologia paolina è l'incontro dell'apostolo con il proconsole romano Gallione a Corinto (Atti, XVIii, 12-17): un'iscrizione di Delfi ci attesta che costui risiedette nella città greca negli anni 50-51. Da questo nodo cronologico si cerca di ordinare i dati non del tutto combacianti offerti dalle due fonti neotestamentarie già citate, gli Atti e le Lettere paoline.
Partendo dalla conversione al cristianesimo, già ricordata, si possono ricostruire due traiettorie temporali. La prima, fondata sugli Atti degli apostoli, è scandita da tre grandi viaggi missionari di Paolo: dopo il primo, si celebra il "concilio" degli apostoli a Gerusalemme (anni 49-50); si individuano nel 58-60 un biennio di custodia cautelare in attesa di giudizio a Cesarea Marittima e un altro biennio di arresti domiciliari a Roma (60-62), in attesa dell'esito dell'appello presso la suprema corte imperiale.
La morte, preceduta da un'altra detenzione, dovrebbe essere collocata nell'arco degli anni 64-67, ma su questo gli Atti tacciono. La seconda traiettoria, basata sulle Lettere paoline, situerebbe il "concilio" gerosolimitano dopo il secondo viaggio missionario dell'apostolo in Grecia (50-51), introdurrebbe un ampio soggiorno, forse con prigionia, a Efeso (52-55), mentre l'arresto a Gerusalemme e la carcerazione a Cesarea daterebbero dal 56-57, il trasferimento per nave a Roma avverrebbe nell'inverno del 57-58, gli arresti domiciliari romani durerebbero dal 58-60 e nel 60, sotto Nerone, Paolo sarebbe condannato a morte.
Ma, al di là di questa biografia cronologica, la figura di Paolo è decisiva per la storia della Chiesa a livello teologico. Due sono le prospettive aperte dalla sua azione, prospettive decisive per la cristianità. La prima è di ordine pastorale. Paolo lancia il messaggio di Cristo a orizzonti esterni al terreno di partenza, quello ebraico, divenendo in tal modo l'Apostolo delle genti per eccellenza. Egli è fermamente convinto che "non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più maschio né femmina: tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Galati, iii, 28). È una scelta che comporta tensioni all'interno della cristianità delle origini, come è attestato dal citato "concilio" di Gerusalemme (Atti, 15) e dalla polemica Cefa-Pietro, evocata dallo stesso Paolo scrivendo ai Galati. Ma la sua convinzione è irremovibile e sarà attestata da tutto il suo ministero apostolico: "Colui che mi scelse fin dal grembo di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani" (Galati, 1, 15-16).
Naturalmente, questa apertura implica un'elaborazione dello stesso linguaggio e anche un ulteriore approfondimento del messaggio di Cristo. Si apre, così, una seconda prospettiva altrettanto fondamentale, quella strettamente teologica. Paolo offre un suo disegno ideale che è costruito attraverso le sue varie lettere e che ha il suo cuore in Cristo e uno dei suoi nodi principali nella cosiddetta "giustificazione per la fede e per grazia". Essa è formulata per ben tre volte in modo essenziale in un solo versetto della lettera ai Galati: "Riconosciamo che l'uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo. Abbiamo creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge. Dalle opere della legge non verrà mai giustificato nessuno" (ii, 16).
Su questa tesi si svilupperà non solo la Lettera ai Galati, ma anche il capolavoro teologico dell'apostolo, la Lettera ai Romani: ma naturalmente i 432 versetti di quest'ultima spaziano verso altre linee e ambiti di pensiero che rendono la teologia di Paolo una stella polare nella riflessione secolare della Chiesa, talora anche come "segno di contraddizione": pensiamo solo alla Riforma protestante e al dibattito sempre vivo e fecondo sul pensiero paolino, un pensiero molto articolato anche sui temi ecclesiali e morali.
Aveva ragione il poeta Mario Luzi quando scriveva: "Paolo è un'enorme figura che emerge dal caos dell'errore e dell'inquieta aspettativa degli uomini per dare un senso alla speranza".
E la speranza per l'Apostolo non si poteva fondare che su "Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Corinzi, 1, 24).

(©L'Osservatore Romano - 30 giugno 1 luglio 2008)

Un anno fa, la Lettera del Papa ai cattolici in Cina. La nota dell'agenzia Fides e un pensiero di padre Angelo Lazzarotto (Radio Vaticana)


Vedi anche:

SPECIALE: LA LETTERA DEL PAPA ALLA CHIESA CINESE

Rosso "malpela" i giornaloni: dal cardinale "politico" al silenzio sulla celebrazione papale dei Santi Pietro e Paolo...

Card. Ruini, il monsignor sottile va in pensione (Tosatti)

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

Un anno fa, la Lettera di Benedetto XVI ai cattolici in Cina. La nota dell'agenzia Fides e un pensiero del missionario del PIME, padre Angelo Lazzarotto

E’ passato un anno dalla Lettera del Papa ai Cattolici cinesi, pubblicata il 30 giugno 2007.
Secondo l'agenzia Fides, della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, un primo messaggio, sembra da tutti percepito, è che le cose sono radicalmente cambiate, sia all’interno della comunità cattolica, sia nei confronti del Governo di Pechino, come nei confronti della società civile cinese ed internazionale. Dopo la chiara affermazione del Papa che la Chiesa in Cina è una, e che le divergenze all’interno erano, e sono, frutto di pressioni esterne, i cattolici cinesi si stanno riscoprendo fratelli. La Chiesa in Cina è una, perché quasi tutti i vescovi sono in comunione con il Papa. Una sola Chiesa dunque, anche se la sua struttura è ancora, per così dire, anomala. Non siamo ancora in presenza di una unità perfetta e realizzata, sottolinea la nota della Fides, ma la direzione indicata da Benedetto XVI è chiara, pure se se una unificazione non si verifica dall’oggi al domani. Sarebbe troppo lungo, precisa ancora la Fides, elencare i passi avvenuti a vario livello dei quali si è avuta notizia, che assicurano come stia crescendo un movimento verso la riconciliazione e l’unità.

La Lettera del Papa - prosegue l'agenzia di informazione vaticana - ha avuto chiaramente i suoi effetti nelle relazioni fra i fedeli della comunità riconosciuta dal governo e quelli della comunità non riconosciuta, anche in quelle zone dove le divergenze interne erano molto forti. Tra questi avvenimenti, elenca la Fides, citiamo gli auguri e i doni natalizi scambiati dai fedeli della comunità riconosciuta con quelli della comunità non riconosciuta; l’aumento, a volte significativo, del numero dei fedeli appartenenti ad una comunità alle celebrazioni eucaristiche dell’altro gruppo; i ritiri spirituali fatti insieme; i corsi di catechismo per i neofiti non riconosciuti sono stati affidati ai fedeli della Chiesa riconosciuta; in più parti della nazione si sono tenute sessioni congiunte di studio e di approfondimento, esercizi spirituali sulla stessa Lettera del Papa, per coglierne - in un clima di preghiera - l’esatto significato. Anche i funerali, spiega la Fides, sono diventati occasione di riconciliazione. Fedeli non riconosciuti sono andati a confessarsi e hanno partecipato all’Eucarestia presieduta da sacerdoti riconosciuti dal governo. In un caso, più di 500 fedeli hanno concluso un Convegno di studio sulla formazione dei cristiani per l'Evangelizzazione, con una processione e la celebrazione dell'Eucarestia.

Non sono mancati - continua l'agenzia Fides - contatti regolari fra sacerdoti e vescovi delle due comunità per la programmazione della celebrazione della Pasqua: simili contatti o iniziative non esistevano prima della pubblicazione della Lettera. Sacerdoti o suore di un gruppo che hanno guidato ritiri spirituali per i fedeli dell’altro gruppo. Sono sparite, per la maggior parte, le accuse che i Sacramenti di un gruppo non fossero validi ed addirittura inutili, si sono registrati casi di fedeli delle due comunità riuniti insieme per le preghiere del mattino e della sera. In alcune diocesi il tema della riconciliazione è diventato il motivo base per tutta la pastorale. In cinque villaggi della Mongolia, le suore non riconosciute dal governo sono state invitate a guidare e ad animare le celebrazioni liturgiche della comunità riconosciuta dal governo. Tuttavia, insieme con questi aspetti positivi - chiarisce l'agenzia di Propaganda Fide - non sono mancate resistenze e difficoltà verso la Lettera del Papa, come dimostrano le tante domande di chiarimento che sono giunte a Roma.

Ma si può dire che comunque la Lettera del Santo Padre abbia segnato una svolta storica nella vita della comunità cattolica. Anche i due grandi eventi, quello del terremoto e quello della Giornata di Preghiera per la Chiesa in Cina del 24 maggio, con tutte le difficoltà create dalle autorità, hanno unito i cristiani in tante forme, sia di preghiera sia di iniziative pastorali. A Roma, per la prima volta, più di 500 fedeli cinesi, del continente, di Taiwan e di Hong Kong, provenienti dai due gruppi, hanno partecipato alla solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

Sulla Lettera del Papa, Massimiliano Menichetti ha raccolto il commento di padre Angelo Lazzarotto del PIME, per molti anni missionario in Cina:

R. - All’interno della Cina, questa Lettera, durante tutto l’anno passato, ha avuto una grande diffusione ed è arrivata a tutte le comunità, anche se l’autorità ha cercato di contrastarne la diffusione stressa. Ci sono state delle iniziative in varie chiese, come quella già molto nota della Chiesa di Shanghai che - celebrando il quarto centenario della fondazione nella chiesa locale - ha preso lo spunto dalla Lettera per partire con un anno di evangelizzazione. Direi che anche la Chiesa universale sta prendendone coscienza. Benedetto XVI ha ricordato a tutti l’importanza di sostenere l’impegno di quanti in Cina, in una situazione così difficile, continuano a credere, a sperare e ad amare.

D. - Ricordiamo la Giornata di preghiera per la Chiesa in Cina, quella del 24 maggio: anche questo è stato un evento che evidenzia una Chiesa in cammino?

R. - Certo. Per conto mio, è stato proprio uno slancio nuovo dato sia alla comunità cinesi ed in particolare alle comunità cinesi che vivono in Italia, sia anche ai cattolici occidentali per essere solidali. Questo è proprio il senso della Chiesa che vuol dire comunità.

D. - Qual è il messaggio forte della Lettera del Papa ai cattolici cinesi e alla Chiesa tutta?

R.- Ha voluto dare uno slancio alla comunità dei cattolici presenti in Cina, pensando che la Cina, nei disegni di Dio, ha una grande responsabilità e non soltanto in Asia ma per il futuro dell’umanità. All’interno del popolo cinese, la piccola comunità cattolica è destinata a portare quel pizzico di sale che è la presenza del Vangelo. E’ contributo che guarda avanti.

D. - La lettera, dunque, ha segnato una svolta storica in questo senso?

R. - Io penso di sì. Ne vedremo i frutti più avanti certamente.

D. - Frutti anche spirituali e, quindi, più difficilmente registrabili dalla cronaca?

R. - E’ logico, perchè questi li vede Dio. Noi li vedremo nelle conseguenze anche concrete come, ad esempio, quella di saper annunciare con coraggio e con determinazione, partendo dalla propria vita, la verità e la nostra fede nel Vangelo.

© Copyright Radio Vaticana

Rosso "malpela" i giornaloni: dal cardinale "politico" al silenzio sulla celebrazione papale dei Santi Pietro e Paolo...


Vedi anche:

Card. Ruini, il monsignor sottile va in pensione (Tosatti)

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

Lupus in pagina

a cura di Rosso Malpelo - Gianni Gennari

Particolari eloquenti e quisquiglie millenarie

Certi particolari dicono tanto. "Unità" (29/6, p. 8), titolone su 5 colonne: "Cardinal Vallini, un pastore a San Giovanni in Laterano". Ribadito più volte nel testo: "Una scelta pastorale: lo ha sottolineato il Pontefice"" Che vuol dire? Che " testuale " dal "cardinale 'politico', oltre che 'missionario' impegnato nel dialogo con la società sui valori, con Vallini si passa ad una guida 'pastorale'". Ora "un pastore"! Finora c'era un contadino, un cacciatore, un pescatore? I due "pastori" in questione non avranno tempo di leggere i giornali: servirebbe a stare allegri. Sono i cliché di moda.
Sul "Sole 24Ore" il pastore nuovo è" "il giurista" e nel titolone sulla "Stampa" il passaggio è dal "vescovo guerriero" troppo intelligente e potente" per continuare al "grande esperto giurista""Opinioni azzardate? Tanto i giornali sono già nel nome "effimeri" " in latino, dal greco, "ephemerides" " durano un giorno, e i lettori dimenticano. Fa niente. C'è altro? Sì. Ieri, salvo sul "Giornale", niente in pagina sulla celebrazione papale della festa dei Santi Pietro e Paolo, con preghiere e professione di fede pronunciate insieme da Benedetto XVI e Bartolomeno I, Patriarca di Costantinopoli; tanto invece sui nuovi "kepì" degli addetti alla sicurezza vaticana ("Messaggero", "Tempo", "Repubblica", ecc.).
Il colmo sulla "Stampa", 6 colonne e 4 foto: "Look nuovo, anzi antico. È la rivoluzione di Ratzinger".
Pezzo maliziosamente leggero " sostiene Malpelo ", fatto di frou frou e notizie già date più volte. E i 1000 anni di storia, tra Costantinopoli e Roma? Quisquilie, pinzillacchere! Volete mettere "i kepì"?

© Copyright Avvenire, 1° luglio 2008

Oltre all'ottimo lavoro di Tornielli, aggiungerei gli articoli di Brunelli e Bobbio (Eco di Bergamo) e quello di Acquaviva sul Resto del Carlino.
Per il resto: zero assoluto!
Mi sarei aspettata commenti e articoli sulla celebrazione di domenica ed invece silenzio, ma, in fondo, di che cosa ci stupiamo?

R.

Card. Ruini, il monsignor sottile va in pensione (Tosatti)


Vedi anche:

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

L’addio del vescovo guerriero

Camillo Ruini, il monsignor sottile va in pensione: ma soltanto a metà

Qualche sgambetto e molte frizioni, soprattutto con i Segretari di Stato

MARCO TOSATTI

CITTA’ DEL VATICANO

E questa volta è davvero l’addio, per il “monsignor Sottile” del Vaticano, il “don Camillo” protagonista delle grandi battaglie sui temi etici. Ieri Benedetto XVI ha annunciato la nomina di Agostino Vallini, Prefetto della Segnatura Apostolica (una Corte di Cassazione vaticana) a suo Vicario per la città di Roma, accettando le dimissioni di Camillo Ruini, che si ritirerà a vita semi-privata in un appartamento del Seminario Minore, in Viale Vaticano, con la fedele Pierina, la sua perpetua storica. E’ vero che don Camillo conserverà un incarico importante per seguire e far crescere il “Progetto Culturale” della Cei, la sua creatura, a cui ha dedicato tante energie; ma solo chi non conosce la brutale efficienza dello “spoil system” ecclesiastico può pensare che il suo potere si mantenga valido anche dopo l’abbandono del ruolo ufficiale; posto che lo voglia, oltretutto. Già il suo successore, Agostino Vallini, grande esperto giurista, è stato voluto fortemente dal Segretario di Stato. Che di sicuro non era mosso dalla preoccupazione di scegliere un “ruiniano”. Tutt’altro. Destino, o piuttosto forse difesa di ruoli e spazi, in quella che è pur sempre una corte, dove vicino al sole (il Papa) fa più caldo, e perciò non si lesinano invidie e sgambetti, i rapporti di don Camillo con i Segretari di Stato non sono mai stati idilliaci. E’ vero che don Camillo, chiamato da Wojtyla nel 1986 a essere il Segretario della Cei, e cinque anni più tardi al duplice ruolo di Presidente dei vescovi e di Vicario del Papa per Roma era uomo troppo intelligente e potente per non destare timore nel primo collaboratore del Pontefice, chiunque esso fosse. Prima il cardinale Angelo Sodano, attuale Decano del Sacro Collegio; con cui si mantenne un delicato equilibrio di poteri fino alla morte di Giovanni Paolo II, quando - proprio quel 2 aprile 2005 - Ruini ricevette un duplice sgarbo. Non fu avvertito in tempo per essere vicino al pontefice morente, e fu il Sostituto alla Segreteria di Stato, monsignor Sandri, creatura di Sodano, non lui, ad annunciare la morte di Wojtyla alle decine di migliaia riunite in piazza San Pietro. Ne seguì qualche altra sgradevolezza, come il sondaggio organizzato dal Vaticano per sapere chi avrebbero gradito i vescovi come successore di Ruini (che era ancora ben in sella) alla Cei, che non migliorò i rapporti fra il cardinale astigiano e il porporato originario di Sassuolo.
L’arrivo di Bertone al posto di Sodano non spostò il barometro verso il bel tempo. Il Segretario di Stato ha una personalità robusta ed espansiva. Che venne a urtarsi con la personalità fredda e riflessiva di don Camillo. Un uomo che per distrarsi legge libri divulgativi di fisica, i supplementi scientifici dei giornali e riviste di motori. Ruini avrebbe voluto Giuseppe Betori a succedergli come Presidente della Cei. Bertone aveva un suo candidato, il francescano Benigno Papa, vescovo di Taranto; la notizia uscì, facendo fallire il progetto, e in vaticano si pensò che l’indiscrezione avesse origine da ambienti ruiniani...Infine il “monsignor Sottile” se ne uscì con la carta vincente: Angelo Bagnasco, a cui Bertone, avendolo accettato come suo successore a Genova, non poteva opporre obiezioni. Ma cercò subito di porre un paletto: di politica tocca alla Segreteria di Stato, parlare, e la Cei si deve occupare di pastorale. Bagnasco parla “anche” di politica, ma certo non come faceva Ruini, dal cui stile si sta differenziando.
Don Camillo, nato a Sassuolo il 19 febbraio del 1931, è cresciuto nell'Emilia del dopoguerra, in cui la gente moriva per vendette politiche e private. Fortunatamente, dice, nella sua famiglia non ci sono stati morti; ma tutt'attorno a lui sì. Si ricorda di un giorno che era alla stazione, ed era vicino a lui un uomo che conosceva, un commerciante, padre di una sua amica. Si è sentito uno sparo, l'uomo ha detto: «hanno sparato», ed è caduto; avevano sparato a lui. Aveva una grande fede, sin da piccolo, e i suoi compagni si stupivano di questa forza di convinzione. «Ma come fai a dire che Dio esiste…». E lui rispondeva: «Ma sì che esiste…». E la scelta di andare in seminario fu presa come una scelta consequenziale: se credo in Dio allora….Nell'autunno decise, nell'anno successivo entrò. I suoi genitori erano contrari (aveva solo una sorella), suo padre avrebbe voluto che seguisse il suo mestiere (era medico). La «personalizzazione» non gli fa piacere; e ne ha dovuta ingoiare un bel po’, negli ultimi anni. Fra l’altro, alla Radio di stato, qualcuno lo equiparò a un pericoloso «rifiuto tossico», perché era contrario alle unioni omosessuali legalizzate. «Anche la mia segretaria mi chiama Eminence, come fa Luciana Littizzetto in televisione», dichiarò tempo fa. «Non sono mai riuscito a vederla: sono abitudinario e a quell'ora sono in camera a leggere i giornali. Ma mai l'avrei censurata: oltretutto sarebbe stato controproducente. E poi le sono grato, mi ha fatto tanta pubblicità gratuita». La sua filosofia ecclesiale l’ha affidata a un’intervista a Sandro Magister, vari anni fa: «E’ vero che la contestazione contro la Chiesa aumenta, Ma è preferibile essere contestati che essere irrilevanti». Qualcuno disse anche che il suo hobby era collezionare soldatini. «Ma non è vero! Mio padre me ne regalò quando avevo sei anni, ci giocai un po’ e poi li misi via, preferivo far navigare barchette nei fossi».

© Copyright La Stampa, 28 giugno 2008

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury


Vedi anche:

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury

LONDRA (30 giugno) - Scisma nella chiesa anglicana. L'ala tradizionalista, contraria alla consacrazione vescovile di donne e preti gay, decide di organizzarsi in struttura indipendente, con il proprio clero e i propri seminari. Va quindi a pezzi la chiesa fondata da Enrico VIII, il re dalle sei mogli che nel 1535 ruppe con la Roma dei Papi: l'ala tradizionalista della Comunione Anglicana non riconoscerà più come indiscutibile autorità suprema l'arcivescovo di Canterbury. Di fatto si va allo scisma, anche se i diretti interessati rifiutano questa definizione.

Il clamoroso strappo covava da tempo e si è consumato ufficialmente domenica a Gerusalemme, dove per un'intera settimana circa trecento vescovi conservatori - perlopiù in provenienza di Africa, Asia e Australia - hanno tuonato contro il «falso vangelo» predicato dai sacerdoti anglicani "liberali" e si sono ripromessi di essere fedeli ai "principi morali biblici" senza più contaminazioni moderne. D'ora in poi avranno come unico parametro il Book of Common Prayer, il libro delle preghiere uscito nel 1622.
A loro giudizio la gerarchia anglicana occidentale (in particolare quella americana) ha manipolato le scritture sacre in un erroneo lavoro di aggioramento e ha anche il torto di non essersi opposta con il dovuto vigore al «secolarismo miliante e al pluralismo» contribuendo così al generalizzato «declino spirituale».

Il "casus belli" all'origine della clamorosa rottura risale al 2003 quando gli anglicani tradizionalisti - molto vicini alla religione cattolica sotto il profilo teologico - reagirono con choc al fatto che negli Stati Uniti un prete apertamente gay - Gene Robinson - fosse stato consacrato vescovo del New Hampshire. Ma i contrasti risalgono almeno ai primi anni Novanta quando la Church of England ammise tra mille polemiche l'ordinazione sacerdotale delle donne.
I trecento vescovi riuniti a Gerusalemme - punto di riferimento per almeno trentacinque milioni di anglicani sparsi per il mondo su un totale di ottanta - hanno detto adesso basta alle derive modernistiche: daranno vita ad una vera e propria struttura ecclesiale alternativa. L'hanno chiamata «The Fellowship of Confessing Anglicans» (Foca). Rifiutano però la parola scisma, sottolineando che opereranno come «chiesa dentro la chiesa». Significativo il siluro contro l'arcivescovo di Canterbury, finora autorità suprema di quella che nel Regno Unito è tuttora la religione di Stato: per i tradizionalisti - che non gli perdonano di non essersi opposto alla consacrazione del vescovo gay in Usa - va riconosciuto «per il suo ruolo storico» ma nella «realtà post-coloniale» non può essere più considerato il leader indiscusso.
Una delle figure di maggior spicco nella Fellowship of Confessing Anglicans è l'arcivescovo di Sydney, il reverendo Peter Jensen, che ha definito «un atto di follia» e «un grossolano errore strategico» la consacrazione del vescovo gay in Usa. Durante il vertice di Gerusalemme un'altra figura di primo piano, l'arcivescovo della Nigeria Peter Akinola, ha sferrato un attacco diretto contro l'arcivescovo di Canterbury - Rowan William - e gli ha addossato la responsabilità per «lo stato di "agitazione e bancarotta" in cui è finita la Comunione Anglicana.

© Copyright Il Messaggero online, 30 giugno 2008

Anglicani, ormai è scisma su preti donne e nozze gay

di Redazione

da Londra

Scisma in vista nella Chiesa anglicana, quella fondata dal sovrano Enrico VIII nel 1535, staccandosi da Roma. L’ala tradizionalista della Comunione anglicana, contraria alla consacrazione vescovile di donne e preti gay e alle nozze religiose tra persone dello stesso, ha deciso di organizzarsi in modo indipendente e autonomo. Non riconoscerà più l’autorità suprema dell’arcivescovo di Canterbury, capo della Chiesa anglicana. Lo strappo è avvenuto due giorni fa a Gerusalemme, dove dopo una settimana di incontri 300 vescovi «conservatori» si sono espressi contro il «falso vangelo» predicato dai sacerdoti anglicani «liberali», dicendosi fedeli ai «principi morali biblici senza più contaminazioni moderne». Il casus belli della rottura risale al 2003, quando i tradizionalisti reagirono indignati alla nomina del prete gay Gene Robinson quale vescovo. Il vescovo di Canterbury non si era opposto e per i tradizionalisti egli «va riconosciuto per il ruolo storico, ma non può più essere il leader indiscusso».

© Copyright Il Giornale, 1° luglio 2008

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI (Acquaviva)


Vedi anche:

IL RIAVVICINAMENTO FRA CATTOLICI E ORTODOSSI

NASCE WYDCROSSMEDIA, SITO CON NEWS E VIDEO DA SYDNEY

Giovanni Maria Vian: "Il compito della Chiesa di Roma" (Osservatore Romano)

Un anno fa la pubblicazione della “Lettera del Santo Padre alla Chiesa cinese”: nota dell'Agenzia Fides

Segnalazione bel sito con file audio degli interventi del Santo Padre

Benedetto e Bartolomeo: l'abbraccio e la parola nel segno di Paolo (Zavattaro)

Il Papa agli arcivescovi che hanno ricevuto il pallio: "La comunione fra Papa e vescovi è gerarchica e al tempo stesso familiare"

Paolo, un testimone che continua ad affascinare (Picucci)

DA MERCOLEDI' BENEDETTO XVI SI TRASFERISCE A CASTEL GANDOLFO

Il Papa ed il Patriarca: «Superare le difficoltà per giungere all'abbraccio tra le Chiese» (Bobbio)

Il nuovo arcivescovo di Mosca: "Grandi passi nel dialogo con gli Ortodossi" (Ingrao)

Cristiani, l'unità ora è più vicina: i passi avanti di Benedetto (Lucio Brunelli)

Bertone: la Chiesa vuole dialogare con tutti. "Caso" Orlandi-Marcinkus? Creato ad arte (Cardinale)

ARTICOLI E COMMENTI SU SAN PAOLO APOSTOLO E L'ANNO PAOLINO

"La missione di Pietro è far sì che la Chiesa non si identifichi mai con una sola nazione, con una sola cultura. Che sia sempre la Chiesa di tutti"

Rivoluzione a piccoli gesti: la nuova Chiesa di Benedetto XVI

Il Papa cede la parola al Patriarca ortodosso durante l’omelia

dall’inviato GIORGIO ACQUAVIVA

CITTA’ DEL VATICANO — UNA IMPORTANTE cornice ecumenica ha accompagnato ieri mattina, nella Basilica di San Pietro, la consegna del «pallio» a 40 arcivescovi metropoliti nominati nell’ultimo anno. La presenza del Patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo I, seduto accanto al Vescovo di Roma nella prima parte della celebrazione, ha conferito solennità al rito, grazie anche all'uso delle due lingue liturgiche della Chiesa, il latino e il greco. Benedetto XVI, poi, al momento dell’omelia ha ceduto la parola all’illustre ospite, proprio per onorare «la grande festa dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di questa Chiesa di Roma e posti a fondamento, insieme agli altri apostoli, della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica».

LA MESSA.

E’ durata tre ore, tanto che il Papa ha dovuto inserire nel finale l’Angelus che normalmente recita dalla finestra del suo appartamento. In latino i canti e le orazioni, in spagnolo e inglese le prime due letture. In latino e greco la lettura del Vangelo dell’affidamento del Primato a Simone, figlio di Giona, rinominato Pietro, roccia su cui verrà edificata la Chiesa. All’omelia, prima di Benedetto XVI, ha preso la parola Bartolomeo I il quale ha ricordato che sin dall’anno 258 le Chiese d'Oriente e Occidente venerano nella stessa ricorrenza i due santi, Pietro, colui che confessò la Divinità di Cristo, e Paolo, il quale ha portato l’annuncio ai confini dell'universo. E, «al di là delle notevoli difficoltà che sussistono sulle note problematiche (in particolare il modo di esercizio del ‘Primato’ da parte del Vescovo di Roma, ndr), desideriamo veramente e preghiamo assai per questo, che queste difficoltà siano superate e i problemi vengano meno, il più velocemente possibile, per raggiungere l’oggetto del desiderio finale a gloria di Dio». Da parte sua il Papa ha richiamato la missione permanente di Pietro, e del suo successore, di «riunire l’umanità al di là di ogni frontiera». Oggi, grazie alla tecnica dappertutto uguale - ha detto Ratzinger - grazie alla rete mondiale di informazioni e al collegamento di interessi comuni, esiste una certa unità, ma fondata su «cose materiali» che fanno spesso esplodere nuovi contrasti. Il mondo invece ha bisogno di «unità interiore, che proviene dalla pace di Dio». Pontefice e Patriarca hanno poi recitato insieme il Credo nella formula in greco di Nicea-Costantinopoli, in uso nella Chiesa bizantina. La parte di consacrazione è stata svolta da Benedetto XVI, perché fra le Chiese sorelle non è ancora tempo di «piena comunione» all’altare. Il Papa ha distribuito le ostie a fedeli in ginocchio. Dopo le preghiere in varie lingue (anche in cinese «per i perseguitati e oppressi») i due sono tornati insieme per la benedizione finale.

IL PALLIO.

Tessuto in lana d’agnello, è un’antica insegna episcopale, segno di Cristo che si mette sulle spalle l'intera natura umana. Quest’anno si è tornati al modello più «agile» dell’èra Wojtyla, perché quello ripescato da Ratzinger di inizio pontificato si era rivelato meno pratico. Benedetto XVI lo ha consegnato a 40 arcivescovi (a due sarà recapitato in diocesi), fra i quali 4 italiani: Pezzi di Mosca, Benotto di Pisa, Bregantini di Campobasso e Montenegro di Agrigento. Fra gli altri vanno ricordati il neo Patriarca di Gerusalemme Twal, Kondrusiewicz di Minsk, Njue di Nairobi.

L’ANNO PAOLINO.

Il Papa l’aveva inaugurato sabato ed è tornato sull’argomento all’Angelus. Ha spiegato che si tratta di un Giubileo per i 2000 anni della nascita dell'Apostolo delle genti (collocata fra il 7 e il 10 dopo Cristo) e che «naturalmente avrà come baricentro Roma, in particolare la Basilica di San Paolo fuori le Mura e il luogo del martirio, alle Tre Fontane. Ma esso coinvolgerà la Chiesa intera, a partire da Tarso, città natale di Paolo, e dagli altri luoghi paolini mèta di pellegrinaggi nell'attuale Turchia, come pure in Terra Santa e nell’isola di Malta».

© Copyright Il Resto del Carlino, 30 giugno 2008