2 giugno 2008

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Padre Lombardi in Canada sui media e il Papa

Il rapporto tra Benedetto xvi e i media, nel corso dei primi tre anni di pontificato, ha subito una costante e profonda evoluzione: il Papa cerca di essere sempre se stesso, senza nascondersi dietro l'immagine; dal canto loro gli operatori dei media, con il passare del tempo cominciano a conoscerlo meglio, intuiscono la sua coerenza, la profondità del suo insegnamento, la gentilezza, l'umiltà e l'amabilità della sua persona. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano, ha riassunto in questi termini lo stato dei rapporti tra Benedetto xvi e i media intervenendo alla convention dei comunicatori cattolici, svoltasi a Toronto in Canada, dal 28 al 30 maggio scorsi.
Se Giovanni Paolo ii ha inaugurato una stagione nuova nel rapporto tra il Papa e i media, "Benedetto xvi - ha spiegato padre Lombardi - di certo si è posto altrettanto su questa stessa linea". Questo fatto "mi impressiona profondamente - ha proseguito - perché dice molto del rapporto tra i due Pontefici, della loro attenzione ai media come dimensione della realtà odierna, della loro consapevolezza che sono una via imprescindibile per la diffusione di ogni messaggio". Padre Lombardi ha sottolineato questo spirito di continuità raccontando come Papa Benedetto xvi, venuto a conoscenza del consueto incontro a pranzo con i responsabili della comunicazione vaticana inaugurato da Giovanni Paolo ii al ritorno da ogni viaggio, lo abbia riproposto perché consapevole dell'importanza di un confronto su come i media hanno interpretato e riferito lo spirito dell'evento.
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha poi citato l'esemplarità del successo di Benedetto xvi nel recente viaggio negli Stati Uniti in larga parte dovuto, secondo lui, all'atteggiamento cordiale e positivo "con il quale il Papa è venuto incontro al popolo americano", mostrando anche in questo la continuità con il magistero di Giovanni Paolo ii "nel saper parlare ai popoli del mondo come maestro dei popoli". Questa "pedagogia dei popoli", ha detto ancora Lombardi, deve diventare per tutti i comunicatori cattolici una "scuola formidabile di apertura universale della mente e del cuore, di amicizia e di desiderio di dialogo e di incontro".
In occasione della convention la facoltà di teologia dell'università di Toronto ha conferito a padre Lombardi la laurea honoris causa in comunicazione.

(©L'Osservatore Romano - 2-3 giugno 2008)

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Intervista al cardinale Walter Kasper al termine del viaggio nella Federazione Russa

Roma e Mosca più vicine

di Gianluca Biccini

Roma e Mosca sono più vicine: "Tutte le cose sembrano andare verso la direzione di un possibile incontro tra Benedetto xvi e il Patriarca Alessio ii. Non c'è un'agenda concreta, ma i segnali di riconciliazione sono molti". Ne è convinto il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, di ritorno dalla visita nella Federazione Russa, compiuta dal 21 al 30 maggio. Durante il viaggio il responsabile vaticano per l'ecumenismo ha avuto numerosi contatti con la Chiesa ortodossa. In quest'intervista al nostro giornale parla delle intense giornate vissute a Mosca, a Kazan, a Nizhniy Novgorod, a Smolensk. "Siamo all'inizio di una nuova situazione - commenta con cautela, senza nascondere però la propria soddisfazione - e di una nuova realtà, in cui le conflittualità del passato sono come svanite. Ho ricevuto un'accoglienza inattesa, impensabile fino a un anno fa. Il Patriarca della Chiesa ortodossa russa mi ha consegnato un messaggio di ringraziamento per il Papa in risposta a quello inviatogli da Benedetto xvi, e un dono per lui".

Questi gesti possono essere considerati segnali di distensione, anzi di apertura nei confronti della Chiesa cattolica?

Quella che doveva essere un'occasione privata di incontro su invito di Eua Eminenza Cirillo, metropolita di Smolensk e Kaliningrad e presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, si è trasformata presto in una visita semiufficiale alla Chiesa ortodossa russa, la cui tradizione e ricchezza spirituale è molto vicina a quella della Chiesa cattolica. E questo viaggio ha permesso di approfondire il dialogo intrapreso da diversi anni.

Cos'è cambiato, se qualcosa è cambiato, nella considerazione verso la Chiesa cattolica?

Molte cose sono cambiate in meglio, non ci sono dubbi. Gli ortodossi cercano una cooperazione sui valori cristiani, sulle radici comuni dell'Europa, sulla testimonianza morale, su temi come la famiglia, la bioetica e i diritti umani, che costituiscono una priorità assoluta. Su questo fronte abbiamo posizioni molto simili. È stato lo stesso Patriarca Alessio ii a insistere su questo punto, dicendosi convinto della necessità del dialogo ortodosso-cattolico e ribadendo che le posizioni delle due Chiese coincidono su molte questioni poste dal mondo contemporaneo. Infine ha espresso la speranza che tale dialogo favorisca l'ulteriore sviluppo dei contatti fra le due Chiese. Inoltre il nuovo arcivescovo cattolico Paolo Pezzi è molto ben voluto e c'è grande stima per Benedetto xvi: qui tutti hanno fiducia in lui, per questo si può sperare che le porte si aprano, anche se la strada è ancora lunga.

L'incontro con i giovani dell'università ortodossa San Tikhon di Mosca ha lasciato intuire quali possono essere le basi per un rinnovato dialogo tra cattolici e russi ortodossi?

Occorre ricordare le migliaia di martiri - vescovi, sacerdoti, monaci e monache - che hanno subito dure persecuzioni, tanto che gli stessi ortodossi parlano di Golgota del ventesimo secolo. E poi bisogna puntare sulle nuove generazioni. In questa Chiesa c'è una nuova attenzione alla pastorale giovanile. Vengono organizzate catechesi domenicali, si avviano opere sociali, persino consultori contro l'aborto.
Per me, che sono stato professore, è stata una grande opportunità incontrare gli universitari che con modi gentili e cortesi, senza domande polemiche, si sono mostrati molto bene informati sulla realtà della nostra Chiesa e interessati a saperne di più. Hanno aperto un sito in rete molto ben curato per l'approfondimento dei contenuti dei libri teologici della Chiesa cattolica. Le traduzioni di questi stessi libri si vendono molto. Organizzano congressi e simposi interecclesiali.

Eppure sono circolate affermazioni riguardanti una certa ostilità alla preghiera comune con i non ortodossi.

Ho chiesto chiarimenti in merito. Ma la risposta è stata che si tratta di un malinteso, perché questo aspetto non riguarda i cattolici. Anzi i russi vogliono continuare a pregare con noi. In più di un'occasione mi hanno chiesto di benedire i pasti; ho partecipato alle loro liturgie e viceversa.

L'impressione, però, è che ci siano ancora ostacoli da superare. Quali sono i più immediati?

Anzitutto c'è la questione del primato di Pietro: la Chiesa ortodossa russa ha costituito una sottocommissione per studiarlo. Io ho osservato che potrebbe essere negativo per il cosiddetto documento di Ravenna, dove per la prima volta si è parlato di un primato a livello univerale, riconoscendo che esso spetta per tradizione al vescovo di Roma. Ma gli ortodossi russi mi hanno assicurato che si tratta di uno studio che vuole essere approfondito e serio e che è solo agli inizi.
Ciò che sembra più importante è invece la conduzione del dialogo con le altre Chiese ortodosse. Auspico che si trovi presto un chiarimento con la Chiesa di Estonia che ha una lettura diversa della storia. La soluzione va trovata, e al più presto, altrimenti è vano ogni sforzo, perché se i russi non partecipano sarà difficile, se non impossibile, continuare questo dialogo.

E i fedeli ortodossi russi, la gente comune, sono pronti?

Non è sufficiente l'incontro tra teologi, vescovi e addetti ai lavori; è prioritario unire i popoli. Si può preparare l'unità, ma non organizzarla, essa è un dono dello Spirito e noi possiamo solo pregare per questa unità. La Chiesa può essere una unità nella diversità, o meglio una diversità nell'unità.

Quali ricordi personali ha portato con sé tornando a Roma?

Tanti: ogni luogo visitato mi ha lasciato qualcosa di positivo. Kazan è stata un'esperienza commovente: questa icona era stata per una notte intera nella mia camera a Mosca quando venni nel 2004 per consegnarla, dopo che era stata custodita nell'appartamento pontificio. Ora è tornata a casa sua e sono convinto che avrà un'importanza fondamentale per la riconciliazione tra i cristiani. Inoltre in questo luogo abitato da tartari di religione musulmana è un elemento di unione anche con l'islamismo. Qui la gente la chiama l'"icona del Vaticano".
Poi c'è stato il monastero di Diveevo nei pressi di Nizhniy Novgorod, dove si venera san Serafino di Sarov, particolarmente amato dal popolo russo. Il vescovo mi ha accolto in una maniera del tutto inattesa, con affabile gentilezza, e le quattrocento monache mi hanno parlato delle loro vicissitudini. Ma soprattutto ho potuto constatare come rispetto agli anni passati le chiese e i monasteri in rovina siano stati tutti restaurati con grande sforzo. Gli ortodossi russi sono però consapevoli che non basta ristrutturare le mura: occorre prima di tutto un rinnovamento spirituale.

(©L'Osservatore Romano - 2-3 giugno 2008)

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Il cardinale Angelo Bagnasco a conclusione dell'assemblea generale dei vescovi

La Chiesa in Italia luogo d'incontro per promuovere valori condivisi

di Marco Bellizi

La Chiesa, in Italia come altrove, ha a cuore il bene comune, è contraria a una concezione conflittuale del rapporto tra fede e politica ed è lontana da qualsiasi volontà di ingerenza. È quanto ha ribadito il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), in occasione della conferenza stampa che si è tenuta a conclusione della 58ª assemblea generale dei vescovi. Un incontro nel quale si sono affrontati diversi temi contingenti della vita del Paese: riguardo all'immigrazione, ha detto il presidente della Cei, accoglienza e sicurezza sono i due punti basilari. Riferendosi ai Centri di permanenza temporanei allestiti in Italia, occorre che "ciò che deve essere temporaneo non diventi troppo prolungato, tanto meno permanente. Qualunque provvedimento il Parlamento prenda - ha detto il cardinale - deve rispondere alla duplice necessità di salvaguardare la doverosa sicurezza per i cittadini e l'accoglienza che da sempre caratterizza la storia del nostro popolo".
Ma il cardinale si è soffermato soprattutto sul concetto di laicità, che "attinge - ha spiegato - la sua sorgente nello stesso Vangelo. "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" è un valore radicato nel Vangelo al quale la Chiesa tiene sia per il bene dello Stato sia per il bene della Chiesa". La Cei, ha spiegato il cardinale, rifiuta una visione integralista dei rapporti tra fede e politica e intende piuttosto proporre valori condivisibili da tutti: "Ci sono umanesimi diversi dal punto di vista culturale: c'è quello di stampo personalista dove la concezione è sostanzialmente relazionale, e quello di stampo più individualista, dove la persona è un'isola tra le isole. Ma penso - ha aggiunto il porporato - che tutte le forze in campo sempre più si ispirino a una concezione dove il valore della relazione sia sorgente ispirativa e fondante di decisioni concrete. Non credo assolutamente al pericolo di una "religione civile". In tutto il mondo la fede ha una ricaduta sociale, ma questo non comporta la creazione di una religione a servizio del trono e viceversa. Le tentazioni anche in questo campo sono umane ma noi sappiamo che la laicità attinge allo stesso Vangelo nel quale riponiamo la nostra fede, è cioè un valore radicato, al quale la Chiesa tiene sia per il bene dello Stato che per il bene della Chiesa stessa il cui compito è sicuramente quello di essere sale e lievito della storia, ma anche "luce sopra il candelabro" e "città posta sopra il monte": immagini che sono configurate insieme". Del resto, ha sottolineato il cardinale, "fede e ragione non parlano linguaggi opposti, ma la ragione viene assunta dalla fede, come ci dice Benedetto xvi, che è un attento oltre che capace utilizzatore di questo linguaggio inclusivo". E anche l'immagine del sagrato evocata dal presidente della Cei nella prolusione a questa assemblea "vuole essere un simbolo, l'indicazione che esiste un terreno d'incontro come è tradizione nella storia del cattolicesimo italiano, per il quale il sagrato è sempre stato uno spazio di congiunzione e di dialogo tra la Chiesa e il mondo, tra il sacro e il profano, uno spazio di incontro che testimonia la prossimità della Chiesa, in forme che vanno oltre le comuni iniziative pastorali".
Esiste però, ha rilevato il presidente della Cei, una difficoltà a comprendere questa realtà, della quale talvolta si coglie solo "un'immagine politica": "non ci sono forme e volontà di ingerenze nelle cose pubbliche. I vescovi semplicemente esercitano il loro magistero sui temi dell'etica. Servono serenità e oggettività nel riferirlo, perché questo possa essere capito". I mass media, cioè "dovrebbero dare una corretta informazione su quanto vescovi e Chiesa dicono". E se "è difficile sintetizzare un'enciclica in un articolo", come ha ammesso il cardinale Bagnasco, "neanche si possono accettare le "precomprensioni" da parte dei media". In tema di comunicazione, ha poi concluso il cardinale allargando il suo ragionamento all'intero sistema dell'informazione, "tutti siamo convinti della grande responsabilità che i mass media hanno in ordine alla formazione della cultura: auspico che prevalga il positivo nella comunicazione delle cose, non perché vogliamo chiudere gli occhi davanti alla realtà delle cose, nella quale c'è anche una schiuma negativa, che esiste ma è appunto schiuma. Sarebbe auspicabile dare un'informazione più attenta a ciò che di buono c'è e che dovrebbe essere riconosciuto".
Fra i temi per i quali è auspicabile una corretta informazione vi è certamente quello relativo all'istruzione. A questo proposito, il cardinale Bagnasco ha fatto notare come il sostegno invocato dal Papa per le scuole cattoliche non violi affatto le norme della Costituzione italiana: "In Italia - ha spiegato - l'attuale sistema educativo prevede la scuola pubblica", e non più "la suddivisione tra scuola statale e scuola privata. La scuola pubblica - ha continuato - può essere statale o parificata, ma sempre all'interno dell'ordinamento scolastico nazionale del quale lo Stato è garante. E se dunque tutte le scuole che rientrano in tale ordinamento fanno servizio pubblico non è corretta per gli istituti cattolici che rispettano tali requisiti (e sono la stragrande maggioranza) la dizione di scuola privata", che esclude il sostegno pubblico. Come vescovi, ha ribadito il cardinale Bagnasco, "auspichiamo che sia riconosciuta la libertà educativa dei genitori, cioè la libertà che compete loro di offrire la forma educativa che ritengono più consona, si tratta di un diritto-dovere che nessuno può sostituire". E dunque "l'intervento a sostegno della scuola cattolica da parte delle istituzioni non è un privilegio per quel tipo di scuola ma tiene presente un diritto irrinunciabile".
Infine, i temi più squisitamente politici: i vescovi italiani sono soddisfatti sia per la partecipazione al voto, sia per il nuovo clima di collaborazione scaturito dopo le elezioni. "Avevo già auspicato - ha ricordato il cardinale Bagnasco - che ci fosse una forte partecipazione al voto come fatto di democrazia e che, qualunque fosse l'esito delle elezioni, si arrivasse a un clima più collaborativo, più costruttivo per il bene del Paese. In questo senso abbiamo dato voce a un sentire diffuso tra la gente". La Chiesa in Italia si riserva di giudicare l'operato del Governo in risposta alle esigenze del Paese senza pesare la presenza dei cattolici nella distribuzione delle cariche: "I cattolici non sono necessariamente - ha precisato il cardinale - quelli che vivono all'interno di un'esperienza specifica o di un movimento. Noi guardiamo i frutti e i buoni frutti possono venire da qualunque parte".

(©L'Osservatore Romano - 1 giugno 2008)

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Il Papa annuncia una nuova “Ostensione della Sindone”. Alla diocesi di Torino in pellegrinaggio a Roma chiede di affidarsi a Cristo senza paura

Nella primavera del 2010 avrà luogo una nuova “Ostensione della Sindone”. Lo ha annunciato stamane Benedetto XVI agli oltre 7 mila fedeli della diocesi di Torino, giunti in pellegrinaggio sulla tomba di Pietro, accompagnati dal loro arcivescovo, il cardinale Severino Poletto, a conclusione dell’Anno dedicato alla “Redditio Fidei”. Il Papa li ha incontrati nell’Aula Paolo VI, in Vaticano. Il servizio di Roberta Gisotti:

“Benvenuti nella Casa del Successore di Pietro!” Così Benedetto XVI ha accolto i pellegrini - sacerdoti, religiosi, diaconi e laici - arrivati da Torino “città ricca di storia civile e religiosa”, cogliendo questa occasione per dare un annuncio tanto atteso nel mondo: l’autorizzazione per una nuova Ostensione della Sindone, nella primavera del 2010, dopo quelle ravvicinate del ’98 e del 2000:

"Se il Signore mi donerà la vita e la salute spero di venire anch’io. Sarà un’occasione quanto mai propizia – ne sono certo - per contemplare quel misterioso Volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio, il quale 'ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna'”.

“Torino ama il suo Papa”: ha rassicurato il cardinale Severino Poletto, che prima dell’udienza aveva celebrato, nella Basilica di San Pietro, una Messa per i fedeli della sua diocesi, arrivati a Roma in chiusura dell’Anno della “Redditio Fidei”, epilogo delle “Missioni diocesane”. “Redditio” nel senso di riconsegnare (“reddere”) al vescovo la fede ricevuta nelle “missioni”, e coronando questo cammino “spirituale e pastorale” davanti al Santo Padre.

“Siamo assetati di verità e di speranza”, ha detto il cardinale Poletto chiedendo al Papa di “dare slancio” alla Chiesa di Torino, “così ricca di santi, ma oggi così bisognosa di incoraggiamento” per non temere “di affrontare le sfide della modernità”, in una “realtà sociale cosi secolarizzata”:

“Non abbiate paura di affidarvi a Cristo”, ha risposto Benedetto XVI:

“Solo Lui può soddisfare le attese più profonde dell’animo umano. Nessuna difficoltà, nessun ostacolo rallenti il vostro amore per il suo Vangelo! Se sarà Gesù il centro delle vostre famiglie, delle vostre parrocchie e di ogni comunità sentirete viva la sua presenza e cresceranno l’unità e la comunione tra tutte le varie articolazioni della Diocesi”.

Da qui il richiamo del Papa alla preghiera ed alla pratica dei Sacramenti, specie l’Eucaristia e la Confessione, assicurando la formazione cristiana continua, attenti alle esigenze dei giovani e ai bisogni dei poveri.

Il Papa quest’oggi non ha mancato di esprimere “particolare vicinanza spirituale” e “solidarietà” per le popolazioni del Pinerolese e del Cuneese, colpite nei giorni scorsi dalla furia del maltempo:

“Assicuro una speciale preghiera al Signore, perché accolga nella sua pace le vittime e sostenga quanti lottano per far fronte alla grave calamità naturale".

© Copyright Radio Vaticana

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Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, è appena rientrato a Roma dalla Russia dove ha compiuto, dal 21 al 30 maggio, un’importante visita su invito di Sua Eminenza Kyrill, metropolita di Smolensk e Kaliningrad. Il porporato ha avuto anche un incontro col Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Alessio II, cui ha consegnato una Lettera di Benedetto XVI, in cui il Papa esprime la propria gioia per i tanti segni di fraternità e vicinanza che stanno caratterizzando i rapporti tra le due Chiese sorelle, accomunate dal desiderio di sostenere nel mondo i valori cristiani. Per un bilancio di questo viaggio ascoltiamo lo stesso cardinale Walter Kasper al microfono di Giovanni Peduto:

R. – E' iniziata come una visita privata, ma è divenuta poi una visita semiufficiale. Io avevo intenzione di conoscere meglio la Russia, la sua tradizione spirituale, religiosa e teologica, perciò ho viaggiato nel Paese. Sono stato a Kazan per venerare di nuovo l’icona della Madre di Dio di Kazan. Sono stato a Novgorod, vicino al monastero dove è vissuto uno dei santi più venerati, Serafino di Sarov. Ho incontrato gli studenti, perché per me era molto importante, ed alcuni vescovi. Ho trovato un’accoglienza che non mi aspettavo: molto gentile, molta aperta e molto fraterna. Questo mi ha stupito e mi ha mostrato che siamo all’inizio di una nuova fase dei nostri rapporti con la Chiesa ortodossa russa. Penso che anche loro vogliano lasciarsi indietro le controversie del passato, che ci sono ancora, è chiaro, non sono un utopista, ma si vuole cominciare una nuova fase di cooperazione fra le due Chiese. Questo è molto importante.

D. - Il Patriarca Alessio II come ha accolto la lettera del Papa?

R. - Quando ho incontrato il Patriarca Alessio II, in un incontro di un’ora e un quarto, molto lunga per un’udienza, lui è stato molto gentile e anche molto rilassato. Questa volta abbiamo parlato della mia visita. E’ stato molto contento per il mio interesse nei confronti della sua eredità spirituale, e poi ha menzionato anche i problemi: l’espansione delle cosiddette Chiese uniate in Ucraina, gli orfanotrofi... ma solo alla fine e molto brevemente. Io ho risposto a questo, ma l’atmosfera nell’insieme è stata positiva e costruttiva. Io ho portato anche una lettera di Papa Benedetto XVI e lui mi ha dato una sua lettera breve ed un dono per il Santo Padre. Infine, mi ha detto in tedesco i suoi saluti al Papa e il suo amore per il Papa: questa è stata la sua espressione.

D. - Si avvicina anche una visita del Papa a Mosca?

R. - Non c’è stata discussione sul possibile incontro tra il Papa e il Patriarca. Io ho detto che, se la Provvidenza lo permetterà, speriamo sia presto possibile questo incontro. Non ho spinto. Ma lui ha risposto: se tutte le cose vanno in questa direzione... Ciò non vuol dire che ci sia già un’agenda concreta. Le cose si sviluppano, ma è meglio non spingere. Quindi, io sono ottimista e ho speranza che possiamo andare avanti con la Chiesa ortodossa russa, che è la più grande Chiesa ortodossa, con una tradizione veramente ricca.

D. - Quali sviluppi ha visto nella Chiesa ortodossa russa?

R. - Cominciano a sviluppare adesso una pastorale giovanile, una pastorale sociale, culturale e questo è molto importante. Sono cose non tanto tradizionali nella loro ortodossia. Soprattutto gli incontri che ho avuto con gli studenti – tre incontri e discussioni – mi hanno fatto molto piacere, come professore. Loro sono stati molto cortesi, non hanno fatto nessuna domanda critica o ostile, ma sono stati bene informati delle questioni della nostra Chiesa, e si sono mostrati molto, molto interessati. Adesso, anche da altre parti, mi hanno detto che c’è un grande interesse per il cattolicesimo. Così si può sperare.

D. - Quali sviluppi sono possibili in questa amicizia crescente tra cattolici e ortodossi russi?

R. - La strada non sarà facile, ma non senza speranza. Si devono sviluppare adesso i rapporti a tutti i livelli, per poter sperare. Un punto molto importante: il proseguimento del dialogo teologico internazionale di Belgrado e Ravenna. Ci sono seri problemi tra Costantinopoli e Mosca. Noi non possiamo intervenire direttamente, perché è una questione inter-ortodossa, ma vogliamo insistere perché trovino una soluzione o un compromesso, perché continuare il dialogo senza la Chiesa ortodossa russa non sarebbe del tutto impossibile, ma sarebbe molto difficile. Noi vogliamo avere un dialogo con tutte le Chiese ortodosse nel loro insieme e speriamo di poter raggiungere tutto questo.

© Copyright Radio Vaticana

Il Papa alla diocesi di Torino: "Non abbiate paura di affidarvi a Cristo: solo Lui puo' soddisfare le attese più profonde dell'animo umano"

Clicca qui per leggere il testo del discorso che il Santo Padre ha indirizzato ai partecipanti al Pellegrinaggio dell’Arcidiocesi di Torino.

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Il Papa invita i fedeli a pregare perchè ogni cristiano coltivi una profonda amicizia con Gesù per comunicare il suo amore agli altri

Benedetto XVI invita i fedeli a pregare, in questo mese di giugno, “perché ogni cristiano coltivi una profonda e personale amicizia con Cristo, così da poter comunicare la forza del suo amore ad ogni persona che incontra”. E’ questa l’intenzione generale del Papa per l’apostolato della preghiera. Il Pontefice sin dall’inizio del suo Pontificato ha sottolineato che la fede cristiana altro non è che diventare amici di Gesù. Ascoltiamo il servizio di Sergio Centofanti.

“Non vi è niente di più bello che conoscere” Gesù “e comunicare agli altri l’amicizia con Lui”: Benedetto XVI nella Messa d’inizio Pontificato invita tutti, e in particolare i giovani, a non avere paura di aprire il cuore all’amicizia con Gesù: un’amicizia esigente ma che dona tutto:

“Solo in quest’amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in quest’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quest’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera. Così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita”.

(Omelia della Messa di inizio Pontificato, 24 aprile 2005)

“All'inizio dell'essere cristiano – scrive il Papa nell’Enciclica Deus caritas est - non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona”. Un incontro da cui dipende la felicità dell’uomo e che ci sostiene nei momenti più difficili della vita:

“La gioia più vera, infatti, sta nel rapporto con Lui incontrato, seguito, conosciuto, amato, grazie ad una continua tensione della mente e del cuore. Essere discepolo di Cristo: questo basta al cristiano. L'amicizia col Maestro assicura all'anima pace profonda e serenità anche nei momenti bui e nelle prove più ardue. Quando la fede si imbatte in notti oscure, nelle quali non si ‘sente’ e non si ‘vede’ più la presenza di Dio, l'amicizia di Gesù garantisce che in realtà nulla può mai separarci dal suo amore”.

(Angelus del 15 gennaio 2006)

E’ necessario – afferma il Papa - ritenere Gesù come il primo dei nostri amici, pronti a sacrificarci per Lui:

"Gesù ha detto: 'Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici'. Ogni testimone della fede vive questo amore 'più grande' e, sull’esempio del divino Maestro, è pronto a sacrificare la vita per il Regno di Dio. In questo modo si diventa amici di Cristo; così ci si conforma a Lui, accettando il sacrificio fino all’estremo, senza porre limiti al dono dell’amore e al servizio della fede”.

(Omelia nella Basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, 8 aprile 2008)

Ma chi sono gli amici di Cristo? Sarà svelato definitivamente nel giudizio universale, quando non saremo giudicati in base a presunti e dichiarati privilegi ma secondo le nostre opere:

“Non basterà pertanto dichiararsi ‘amici’ di Cristo vantando falsi meriti: ‘Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze’ (Lc 13,26). La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l’umiltà, la mitezza e la misericordia, l’amore per la giustizia e la verità, l’impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la ‘carta d’identità’ che ci qualifica come suoi autentici ‘amici’; questo è il ‘passaporto’ che ci permetterà di entrare nella vita eterna”.

(Angelus del 26 agosto 2007)

© Copyright Radio Vaticana

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Il significato dell'autodenominazione fatta dalla Vergine a Bernadette Soubirous

L'Immacolata una donna nella nostra storia

di Salvatore M. Perrella, osm

In occasione del 150° delle apparizioni mariane di Lourdes, dall'8 dicembre 2007 è iniziato un anno giubilare che si concluderà l'8 dicembre 2008, solennità dell'Immacolata Concezione. Il presente contributo vuole cogliere il denso significato per l'oggi della Chiesa e del mondo dell'autodenominazione fatta dalla Vergine a Bernadette Soubirous: "Que soy era Immaculada Councepciou".

Il contesto storico del messaggio

Se l'Ottocento iniziò con uno sguardo al passato, al suo termine si avviò verso un'apertura al presente anche in ciò che riguarda il culto mariano, il quale si intensificò grazie a fattori vari, tra cui eventi storici precisi, come il dogma della Immacolata Concezione (1854) e le apparizioni mariane di Lourdes (1858). Il secolo xix è stato ritenuto, in modo contrastante, un secolo "meraviglioso", "stupido", "geniale", "decadente", "rigeneratore". Certamente è stato un tempo denso non privo di interesse, di marcate e di controverse "oscillazioni" sociali, culturali, ecclesiali e teologiche. Dal punto di vista mariologico-mariano, invece, ci si pone ancora oggi l'interrogativo se il xix secolo sia stato un tempo di mediocrità sentimentale e culturale o un secolo proficuamente mistico e fondativo. Il dibattito tra gli studiosi è ancora aperto. I limiti di una riflessione teologica e di una spiritualità non pienamente sostanziate dalla Scrittura e dalla Tradizione ecclesiale, di una pietà mariana sovrabbondante e decadente, sono stati in gran parte emendati dall'opera di teologi di valore quali Newman, Scheeben, Nicolas e altri.
Non va dimenticato come Teresa di Lisieux (1873-1897), proclamata Dottore della Chiesa da Giovanni Paolo ii nel 1997, stimava e amava molto poco una certa "mariologia" che tendeva a esagerare unilateralmente le glorie e i privilegi della Vergine fino a renderla estranea e lontana ai credenti. Teresa, donna senza mezzi biblici, teologici e culturali particolari, indicando sulla scorta dell'Evangelo che la vera grandezza dell'Immacolata Madre di Gesù è consistita nella sua cosciente e proclamata "piccolezza", mostra la via inedita e sempre nuova del cristianesimo in un tempo di fatuo sentimento e di effimero regime delle ideologie. Teresa Martin vive il rapporto con Maria nel modo più spoglio ed essenziale, quello della grazia. "Tutto è grazia", dirà, indicando, in questa strada, l'unica possibilità di non soffocare nella "mediocrità mariana" imperante: non potendo trovare nel devozionismo mariano nessun appiglio, la risorsa cui fare affidamento restava, dunque, quella della propria ricchezza interiore.
Bernadette Soubirous (1844-1879), primogenita di una famiglia poverissima che abita nel Cachot, antica prigione municipale messa a disposizione da un parente caritatevole, è talmente ignorante che non sa che parlare il dialetto della Bigorre: proprio in questo idioma la Vergine Immacolata le darà il suo messaggio. Bernadette, già affetta di colera è malata d'asma, aiuta in famiglia, non sempre va a scuola e al catechismo è stata rimandata: ella è dunque una dei poveri senza avere, senza potere, senza sapere. Ma possiede una fede forte, tenera, semplice, caritatevole, è legata e devotissima alla Madre del cielo. È insomma, come pochi aperta al Mistero. La Provvidenza si servirà di lei per farla portatrice, nel segno dell'Immacolata, di un evangelico messaggio: conversione, preghiera, penitenza. Quando l'apparizione di Lourdes sarà oramai riconosciuta dalla Chiesa e si moltiplicheranno le iniziative di promozione del suo culto, a una suora che incautamente le rimproverava di non parteciparvi attivamente, Bernadette risponderà che il suo compito consisteva proprio nell'essere malata, inerte. La passività, come assenza di prestazioni, la debolezza e la marginalità diventano metafore dello spirito dell'apparizione più prestigiosa del secolo.
Le diciotto apparizioni mariane di Lourdes, avvenute tra l'11 febbraio e il 16 luglio 1858, in modo particolare, crearono e creano opposte reazioni non solo nei fedeli. Di solito la Chiesa dichiara che le manifestazioni approvate non si oppongono alla fede e alla morale e che vi sono indizi per poter aderirvi con un assenso prudente non di fede, ma di certezza umana che permette un certo margine di critica. Esse non aggiungono nulla alla Rivelazione cristiana chiusa con la morte dell'ultimo Apostolo e diretta a tutti gli uomini di buona volontà.

"Il criterio per la verità e il valore di una rivelazione privata - osservava il cardinale Joseph Ratzinger, all'epoca prefetto del dicastero vaticano che sovrintende all'ortodossia della fede - è pertanto il suo orientamento a Cristo stesso. Quando ci si allontana da lui, quando essa si rende autonoma o addirittura si fa passare come un altro e migliore disegno di salvezza, più importante del Vangelo, allora essa non viene certamente dallo Spirito Santo. Ciò non esclude che una rivelazione privata ponga nuovi accenti, faccia emergere nuove forme di pietà o ne approfondisca e ne estende di antiche".

Cosa che è avvenuta: Lourdes oltre a essere luogo privilegiato della adorazione e devozione di Gesù nell'Eucaristia, ha orientato la calda pietà di milioni di pellegrini verso Maria Vergine sotto i tratti sensibili di Notre Dame de Lourdes. Ha, inoltre, esteso nella diaconia ai malati e agli emarginati del mondo l'amore di Dio e della Vergine verso gli ultimi e i diseredati. Il Vangelo della conversione e della carità è il vero messaggio veniente dalle accertate mariofanie di Lourdes.
"I fatti miracolosi di Lourdes - ci dice lo storico Roger Aubert riportandoci alla dimensione storica - non sono che un caso privilegiato. Si direbbe infatti che Dio si sia compiaciuto di reagire contro il razionalismo positivista dell'epoca, moltiplicando gli interventi del soprannaturale. Attorno al curato d'Ars e a don Bosco si produssero dei miracoli non inferiori a quelli dei tempi antichi che le opere di Ozanam e del Montalembert andavano a quell'epoca rimettendo in onore. Anche nella vita di eroi più umili della santità, poveri religiosi, curati eroici, fondatori di ospedali od orfanotrofi, si nota la stessa testimonianza sensibile di un'azione soprannaturale".

Maria e Massimiliano Kolbe

Dinanzi all'autorivelazione della Vergine a Bernadette, pastori e teologi si sono interrogati. Tra questi merita un posto privilegiato Massimiliano M. Kolbe (+ 1941), martire della carità e apostolo dell'Immacolata. San Massimiliano per spiegare il contenuto del messaggio sull'identità della Vergine rivelato alla Grotta di Massabielle, mette in parallelo le parole di Jahwé sul monte Oreb e quelle della Vergine a Bernadette: "Rivelando il proprio nome a Mosè, Dio disse: "Io sono Colui che sono" (Es 3, 14) - poiché Dio esiste dall'eternità, esiste sempre. La sua essenza è l'esistenza senza alcun limite, sia nella durata sia sotto qualsiasi aspetto. Tutto ciò che esiste fuori di Dio non è l'esistenza, ma ha l'esistenza, l'ha ricevuta. Perciò anche l'Immacolata ha iniziato a esistere nel tempo". Bisogna notare come a proposito dell'accostamento dell'autodenominazione della Vergine a Lourdes e dell'autodefinizione di Dio sull'Oreb, vi sono due tipi di difficoltà da superare; una è di ordine filologico e riguarda l'etimologia di Yahweh; l'altra è di ordine esegetico-teologico e riguarda il senso del brano biblico nel suo insieme e, nel contempo, il significato della teofania veterotestamentaria. Infatti, etimologicamente si è voluto spiegare il nome Yahweh riallacciandolo a diverse radici ebraiche, ma sembra molto probabile che esso sia una forma arcaica del verbo "essere". Per quanto riguarda, invece, il senso della rivelazione teofanica, le interpretazioni sono diverse.
È possibile, anzitutto, che con l'espressione "Io sono quello che sono", "Io sono ciò che sono", Dio abbia voluto indicare l'impossibilità di dare una adeguata definizione di Dio, e quindi che essa indichi il rifiuto di rivelare il proprio nome. In questo senso il nome Yawheh ("Egli è") non sarebbe la definizione di Dio; tuttavia esso ha sempre richiamato alla mente degli Israeliti la benevolenza, la generosità, la potenza di Dio verso il suo Popolo. Tradotta nel pensiero cristiano questa interpretazione risponderebbe alla trascendenza di Dio per esprimere la quale non si hanno parole adeguate.
La tradizione, tuttavia, seguendo i Settanta ha preferito prendere l'espressione Ehyeh asher ehyeh come significante "Io sono Uno che è", "Io sono chi sono"; il nome Yahweh ("Egli è"). Dio, come, più tardi, filosofia e teologia hanno affermato, indica almeno la illimitata esistenza di Dio opposta alla "nullità" degli Dei.
Padre Kolbe afferma che la Vergine, similmente come Dio, ha dato a Lourdes la definizione di se stessa: "La Madre santissima interrogata da Bernardetta, circa il suo nome ha risposto: "Io sono l'Immacolata Concezione"! Ecco la definizione dell'Immacolata" (Conferenze, 225). Se Maria, come Dio nell'Antico Testamento e poi Gesù nel Nuovo Testamento, adopera il determinativo "io", significa che ella desidera determinare se stessa e dire che questo nome è riservato a lei; è il suo nome. Questo significa che tale nome è pregno di Dio, della sua azione santificatrice, purificatrice, assolutamente redentrice; e che la sua concezione "nella carne e nel sangue" (= concezione parentale), non è una concezione marcata dal peccato originale, ma una concezione che fa eccezione rispetto a quella degli altri figli di Adamo e di Eva per ciò che riguarda la legge del peccato originale, fa sì che quell'autodefinizione fatta dalla Vergine a Lourdes è nient'altro il suo "nome" donatale, è il primo dono fattole da Dio, per singolare grazia e privilegio in vista dell'avveramento dell'evento di Cristo Redentore, cioè: Immacolata Concezione. Padre Massimiliano analizzando i termini "concezione" e "immacolata", cerca di dare risposta e consistenza al fondamentale quesito: Chi sei Immacolata Concezione? "Non Dio, poiché Egli non ha principio; non un angelo, creato direttamente dal nulla; non Adamo, plasmato con il fango della terra, non Eva, tratta da Adamo; e neppure il Verbo incarnato, il quale esisteva già dall'eternità ed è "concepito" piuttosto che "concezione". Prima della concezione i figli di Eva non esistevano, perciò possono meglio chiamarsi "concezione", tuttavia Tu differisci anche da loro, poiché sono concezioni contaminate dal peccato originale, mentre Tu sei l'unica Concezione Immacolata". Molte volte il padre Massimiliano si pone l'interrogativo e, nel contempo, si domanda: "Chi lo capirà perfettamente?... Che vuol dire Immacolata?". Egli dice a più riprese che l'Immacolata è colei "che è a contatto con l'infinito", colei che ci permette di essere "consacrati completamente ed esclusivamente a Gesù Cristo", che "opera a vantaggio delle anime".
A scanso di equivoci, Padre Kolbe sottolinea che la Vergine Immacolata è solo una "creatura" (= genus creaturale); una creatura particolarissima in quanto rispetto alle altre è "immacolata" (differentia specifica), divenuta tale per la sinergica sovrana volontà ed opera della Trinità, che ne ha fatto il suo "Capolavoro". L'Immacolata, inoltre, frutto dell'amore divino, perciò "Piena di grazia" (Luca 1, 28), è, "dunque, creatura di Dio, proprietà di Dio, somiglianza di Dio, figlia di Dio, nel modo più perfetto possibile a un essere umano". Maria, in quanto Immacolata Concezione, è quindi stata voluta e attuata da Dio (uno eodemque decreto) nel tempo, nella storia dell'umanità (concezione) come la più perfetta somiglianza dell'essenza di Dio, possibile a una pura creatura (immacolata). Appare evidente il fondamento della dottrina scotista: Maria è pensata da tutta l'eternità nella sua perfezione, per cui in lei non poteva esserci nessun contatto, contaminazione con il peccato originale; ella è per vocazione, dono ed essenza la Tota Pulchra.

Nuovo paradigma

Il dono della sublime redenzione in Maria declina, fin dal suo apparire nella storia, il singolare rapporto tra la Trinità e la Vergine, e in Gesù e in lei, tra la Trinità e l'intera umanità; la Madre di Gesù è stata ed è costantemente, come nessun'altra persona umana, sub umbra Trinitatis. Il suo stare sotto l'egida della Trinità ha comportato e comporta per lei e in lei una singolare diversità rispetto agli altri figli e figlie di Dio, di cui rimane sempre sorella, amica e madre tenerissima. L'Immacolata, paradigma di "nuova umanità", è la realizzazione ideale dei buoni desideri del cuore umano, specialmente dell'anelito alla libertà totale; alla purezza assoluta e non bigotta; alla bellezza trasfigurata e infinita. La Ricolmata di Grazia, osserva Stefano De Fiores, "è bella perché amata da Dio, ha corrisposto con coraggio e fedeltà, e ha combattuto il drago con la mansuetudine: virgineo pede contrivit. Similmente deve comportarsi il cristiano militante del Vangelo". Meraviglie di grazia, di apostolato, di testimonianza del Vangelo della carità e della santità, tutte svolte sotto il segno della Donna del cielo, Maria, la madre di nostro Signore. Anche la mariofania di Lourdes alla pastorella Bernadette Soubirous, quattro anni dopo il dogma dell'Immacolata Concezione, fu come una ulteriore conferma di questa non marginale parte che avevano avuto i "semplici", i "puri di cuore" nello svolgersi di quella storia infinita tra Dio e i suoi amici.

(©L'Osservatore Romano - 1 giugno 2008)

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L'arcivescovo Amato spiega il recente decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede

Negli apostoli il modello di ogni ministero sacerdotale

"Nessuna nuova dottrina, semplicemente la conferma di ciò che tutta la Chiesa, dall'Oriente all'Occidente, ha sempre saputo e vissuto nella fede: essa riconosce nella figura dei dodici apostoli il modello normativo di ogni ministero sacerdotale".

È con le parole scritte dall'allora cardinale Joseph Ratzinger in relazione alla Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994) che l'arcivescovo Angelo Amato, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, presenta il Decreto generale "circa il delitto di attentata ordinazione sacra di una donna", entrato in vigore dal momento della sua pubblicazione su L'Osservatore Romano (edizione di venerdì 30 maggio 2008, pagina 1).
Decreto generale - spiega l'arcivescovo Amato che lo ha firmato insieme al cardinale prefetto William Levada - "significa che si tratta di leggi che confermano i principi generali della disciplina e del diritto della Chiesa". La Congregazione per la Dottrina della Fede ha così inteso "tutelare la natura e la validità del sacramento dell'ordine sacro" che è da riservarsi soltanto agli uomini.

Perché la necessità di un Decreto?

Ci sono stati singoli episodi di cosiddette ordinazioni di donne in varie regioni del mondo. Inoltre il Decreto generale è uno strumento di aiuto ai vescovi per assicurare una risposta uniforme in tutta la Chiesa di fronte a queste situazioni.

In realtà non si tratta nemmeno di ordinazioni vere e proprie.

Bisogna dire subito che non sono ordinazioni. Sono invalide e cioè nulle. La disciplina canonica della Chiesa dice infatti che "riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile" (canone 1024).

Perché solo gli uomini possono ricevere gli ordini sacri?

La ragione fondamentale è unica e chiara: la Chiesa cattolica non si sente autorizzata a cambiare la volontà del suo Fondatore Gesù Cristo. Così nella partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa la donna non può ricevere il sacramento dell'ordine e, pertanto, non può compiere le funzioni proprie del sacerdozio ministeriale. È questa una disposizione che la Chiesa ha sempre ritrovato nella precisa volontà, totalmente libera e sovrana, di Gesù Cristo che ha chiamato solo uomini come suoi apostoli. La Chiesa si riconosce dunque vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile. La Chiesa e il suo Magistero non hanno autorità a partire da se stessi, ma solo a partire dal Signore.

La Chiesa cattolica va controcorrente rispetto ad altre confessioni cristiane?

Non è questo il solo caso. Comunque, sulla questione, la Chiesa - per così dire - è in buona compagnia dal momento che anche le antiche Chiese orientali e le Chiese ortodosse mantengono la stessa disciplina bimillenaria e integra della Chiesa cattolica. Alcune comunità ecclesiali della Riforma hanno invece di recente purtroppo rotto una tradizione bimillenaria della Chiesa.

Che cosa significa la scomunica latae sententiae prevista dal Decreto sia per colui "che avrà attentato il conferimento dell'ordine sacro ad una donna" sia per la donna "che avrà attentato di ricevere il sacro ordine"?

Latae sententiae significa innanzitutto che la scomunica è automatica, ipso facto. In secondo luogo la scomunica, in concreto, vieta allo scomunicato (canone 1331) di prendere parte in alcun modo come ministro alla celebrazione del sacrificio eucaristico o di qualunque altra cerimonia di culto pubblico; di celebrare sacramenti o sacramentali e di ricevere i sacramenti; di esercitare funzioni in uffici o ministeri o incarichi ecclesiastici qualsiasi o di porre atti di governo.

Come si toglie questa scomunica?

Si tratta di una scomunica riservata alla Santa Sede. La si toglie quando le persone interessate mostrano sincero pentimento e si impegnano a seguire la retta dottrina e disciplina della Chiesa. La scomunica è una pena medicinale, che invita al ravvedimento, alla conversione e alla riparazione dello scandalo, visto che si è trattato di un fatto pubblico. (giampaolo mattei)

(©L'Osservatore Romano - 1 giugno 2008)

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Chiesa; Papa annuncia: Ostensione Sindone nel 2010 a Torino

"Se Signore mi darà salute verrò anch'io". Ultima volta nel 2000

Città del Vaticano, 2 giu. (Apcom)

Si rinnova, dopo dieci anni, l'ostensione della Sindone, oggetto di devozione popolare nonché di innumerevoli dibattiti sulla sua autenticità. Il Papa ha stabilito oggi che nel 2010 il telo, che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù deposto dalla Croce, tornerà ad essere esposta a Torino ai fedeli.

"Sono lieto di venire incontro alla vostra grande attesa - ha detto Benedetto XVI ricevendo in Vaticano un gruppo di pellegrini torinesi accompagnati dal card. Severino Poletto - e di accogliere il desiderio del vostro arcivescovo, consentendo che nella primavera del 2010 abbia luogo un'altra solenne 'Ostensione della Sindone'".
Sarà, ha sottolineato Ratzinger, "un'occasione quanto mai propizia - ne sono certo - per contemplare quel misterioso Volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio, il quale ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna".
Il Papa, accolto dagli applausi, ha fatto accenno all'eventualità di una sua visita a Torino in quell'occasione, "se il Signore mi darà la salute".

Comparsa nel Medioevo, la sindone è stata esposta per l'ultima volta nel 2000 per volontà di Giovanni Paolo II nella cattedrale del capoluogo piemontese. Nel 1997 era scampata ad un incendio divampato nella cappella Guarini in cui era conservata. In base all'esame del 'carbonio 14' alcuni laboratori scientifici sostennero che il telo non poteva risalire ad un periodo precedente il medioevo. Il risultato fu contestato da numerosi 'sindonologi'.

BENEDETTO XVI HA AUTORIZZATO L'OSTENSIONE DELLA SINDONE NEL 2010

CITTA' DEL VATICANO - Benedetto XVI ha autorizzato una nuova "Ostensione della Sindone", per il 2010, a Torino. Lo ha annunciato il Papa nel discorso di oggi, riservato ai fedeli della diocesi di Torino che hanno compiuto un pellegrinaggio in Vaticano. Il Pontefice si e' detto certo che l'Ostensione "sara' un'occasione quanto mai propizia per contemplare quel misterioso Volto". (Agr)

PAPA: NEL 2010 L'OSTENSIONE DELLA SINDONE A TORINO

Benedetto XVI ha autorizzato una nuova "Ostensione della Sindone" che avra' luogo a Torino nella primavera del 2010. Lo ha annunciato lo stesso Pontefice nel discorso rivolto oggi ai fedeli della diocesi di Torino che hanno compiuto un pellegrinaggio in Vaticano. "Sono lieto - ha detto il Papa ai seimila torinesi presenti nell'aula Paolo VI con il card. Severino Poletto e il sindaco Sergio Chiamparino - di venire incontro alla vostra grande attesa e di accogliere il desiderio del vostro arcivescovo, consentendo che nella primavera del 2010 abbia luogo un'altra solenne 'Ostensione della Sindone"'. Il Papa si e' detto "certo" che l'Ostensione "sara' un'occasione quanto mai propizia per contemplare quel misterioso Volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio, il quale 'ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perche' chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna"'. "Cari fratelli e sorelle - li ha esortati il Pontefice - non abbiate paura di affidarvi a Cristo: solo Lui puo' soddisfare le attese piu' profonde dell'animo umano.

Agi

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Emergenza educativa: Benedetto XVI una soluzione ce l'ha e non è affatto male (Fontana)

Il Papa non incontrerà Ahmadinejad (Tornielli)

I progetti della Libreria editrice Vaticana

Benedetto e il suo editore

Numeri in crescita, apertura al mercato, alla comunicazione e anche ai laici. Ma soprattutto la gestione e tutela dei diritti di un autore unico: il papa

di Stefano Salis

Non si sa bene se definirlo un prete prestato all'editoria o un editore in forza alla Chiesa. Di certo pubblica un autore che tutti gli invidiano. Anzi, da quando lui è al timone della casa editrice, quell'autore ha "fatto ritorno" a casa. Don Giuseppe Costa, 62 anni, siciliano di Gela è da quasi un anno direttore della Libreria Editrice Vaticana. Salesiano, manco a dirlo.
In Vaticano, infatti, la cultura è saldamente in mano ai salesiani ( «l'attenzione alla comunicazione è sempre stata parte della nostra cultura», si schernisce Costa). Terzo direttore consecutivo salesiano della Lev, dipende direttamente dal segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone (ovviamente salesiano...). Master in editoria a Stanford, un passato da direttore editoriale alla Sei e alla Elledici, ha molti progetti per il futuro. Su tutti quello di fare della Lev un editore vero e proprio. «Il nostro compito è quello di pubblicare e diffondere i documenti del magistero papale e dei dicasteri vaticani. Ma accanto a questo cercheremo di essere più attenti al mercato. Vorrei riportare l'Editrice al centro dell'agorà mediatica, con testi di approfondimento e dibattito, dal momento che la religione è più che mai al centro dell'attenzione».
Il giro d'affari è di circa 10 milioni di euro all'anno («ma cresceremo ancora... »), con bilanci in positivo (circa un milione all'anno), 36 dipendenti, quasi 3500 titoli in catalogo e un ruolino di marcia di più di cento novità.

Ottimi i dati di vendita: Benedetto XVI è un autore che "sfonda" non solo tra i cattolici ma anche nella parte laica della società. «C'è molto interesse intorno alla sua dottrina».

La sola «Collana del Magistero », escluse le encicliche, ha già venduto 600 mila copie. Le encicliche hanno numeri a parte. La Spe salvi, non appena uscì salì fino a 1,3 milioni di copie vendute in economica (e altre 50 mila in edizione rilegata), la precedente,
Deus Caritas est, aveva toccato 1,5 milioni in economica e 100 mila copie nell'edizione rilegata (in coedizione Lev, Cantagalli e San Paolo). Tutto questo solo per l'italiano.
Perché poi vanno aggiunte tutte le traduzioni. È qui il cuore della Lev. «Noi gestiamo e tuteliamo il copyright delle opere del papa. È un autore, e in questa qualità va trattato. Per le sue opere noi valutiamo il progetto dell'editore che vorrebbe pubblicarlo e chiediamo delle royalties. Come fanno tutti gli editori del mondo». In Italia il ritorno dei diritti di pubblicazione del papa alla Lev non fu preso bene dagli editori cattolici e le polemiche non sono mancate. Don Costa minimizza: «C'era scarsa abitudine a contrattare i diritti. In Germania o in America non c'è stato nessun problema. Ma ora gli editori anche qui hanno capito il nostro lavoro». Le condizioni non sono uguali per tutti: si decide di volta in volta. «Al monastero di Vitorchiano è chiaro che non facciamo pagare diritti, ma nemmeno la Herder, che pubblicherà a dicembre l'opera omnia in tedesco del papa ha pagato diritti. È un'opera meritoria e il papa in persona ha promesso all'editore la gratuità. Noi valuteremo sulle traduzioni». I diritti vanno dallo 0% fino al 9% sul prezzo di copertina. Tra i primi casi trattati con questa logica c'è stato il bestseller del Gesù di Nazaret edito da Rizzoli.
«Adesso è appena uscita la nuova Bibbia della Cei. Anche con loro siamo riusciti a rinegoziare le royalties.
Per il prossimo sinodo ci sarà una speciale edizione per i padri sinodali, con testo ebraico, greco, inglese e spagnolo. Oltre a quello latino della Vulgata, della quale noi deteniamo i diritti...». A settembre, invece, uscirà l'edizione della Bibbia Uelci (unione editori cattolici); da Natale in poi qualsiasi editore potrà ripubblicare la Bibbia, pagando però i diritti.
Don Costa, con piglio da vero editore, dà comunque per archiviate le faccende economiche e legali dei diritti di Benedetto XVI.Piuttosto guarda all'altra parte della casa editrice. «Oltre ai testi devozionali noi vogliamo sviluppare e supportare la maturazione culturale del dibattito religioso». I libri della Lev – stampati nella Tipografia accanto, subito dietro la porta di S.Anna («con ritmi anche sostenuti: quando c'è da approntare un'enciclica si lavora giorno e notte») – «devono migliorare dal punto di vista editoriale. Quindi grafica più accurata e crescita di professionalità di tutto il personale della casa editrice». Costa non esclude anche l'apertura ad autori provenienti da area laica, sebbene i bestseller provengano da autori cattolici («ora sto dando la caccia a Ravasi... », sorride) e vadano molto, soprattutto in America, i manualetti del tipo «l'essenziale per il cristiano » (uno, curato da monsignor Principe, è oltre le 50 mila copie), ma anche l'Enciclopedia della preghiera (due tomi, costo adeguato) ha già superato le 4000 copie a pochi giorni dall'uscita. La Lev, infine, si sta preparando a una migliore distribuzione. Raggiungere la libreria resta l'obiettivo principale dell'editore. «Il 3 giugno apriremo una grande libreria in piazza di Spagna, nel palazzo di Propaganda Fide». Ospiterà non solo i libri Lev, ma anche testi di altre edizioni. Il mercato, dopo tutto, vive (ed è fatto) di concorrenza. E anche in Vaticano si attrezzano per starci nel migliore dei modi.

© Copyright Il Sole 24Ore, 1° giugno 2008

Buona Festa della Repubblica a tutti :-)