9 febbraio 2008

Card. Tonini sulla registrazione dei feti nati morti in Francia: "Vittoria della tradizione europea. L'embrione è persona, non una cosa" (Tornielli)


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«È la vittoria della tradizione europea L’embrione è persona, non una cosa»

di Andrea Tornielli

«È una notizia estremamente positiva, davvero... Anche se non è una novità, ma una decisione in linea con la tradizione giuridica europea».

Esulta il cardinale Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna, appena appresa la notizia proveniente dalla Francia, dove la Corte di cassazione ha stabilito che potranno essere registrati all’anagrafe civile tutti i feti nati morti, anche prima delle 22 settimane.

Eminenza, come giudica questa sentenza?

«Non deve far meraviglia, non ci si deve stupire, perché già nella legge romana delle XII tavole si attribuivano tutti i diritti del figlio al bambino non nato, “nondum nato iura servando”. I figli concepiti hanno diritto all’eredità e al nome del padre, anche se nascono dopo la sua morte. L’embrione ha gli stessi diritti del figlio ventenne. E se ha diritto all’eredità, perché mai non dovrebbe aver diritto al nome e al cognome?».

Questa decisione che significato ha?

«Sta a indicare che le leggi europee riconoscono che la vita comincia dal concepimento, che il concepito, l’individuo non ancora nato, ha tutti i diritti di famiglia. È già riconosciuto come una persona. Non è una “cosa”, un’escrescenza di carne. Spiegava Aristotele che una cosa è un muro, che cresce dal di fuori, passivamente, perché viene fabbricato; un’altra è l’essere, che nasce dal di dentro. La parola “embrione” etimologicamente significa proprio questo, “uno che cresce dentro”».

La sentenza francese sarà una decisione fonte di polemiche?

«Non vedo perché: riconosce soltanto un diritto ai genitori che vogliono registrare all’anagrafe, dare un nome, al loro figlio morto prima di nascere. Mi sembra il riconoscimento di un dato reale. Del resto, quando la donna è incinta non parla del figlio come di un embrione o di un feto, ma parla di “lui” o di “lei”, parla di un bambino, pensa a come chiamarlo. Vuol dire che l’essere umano non è una cosa, è già un “lui”. Il nascituro è degno di tutela giuridica in quanto già individuo, definito e unico, uguale a nessun altro. E questo non lo dicono i dogmi di fede, ma la biologia. È la ricerca biologica internazionale ad affermare che con la fusione dei gameti inizia l’individuo. E questo appartiene alla tradizione greco-romana prima ancora che cristiana».

Come risponde a chi obietta che l’embrione è solo un essere umano «in potenza»?

«Più che vita in potenza, l’embrione è prepotenza di vita: ha una esponenziale capacità di crescita, ha una forza tale che solo i 196 gradi sottozero dell’azoto liquido bloccano. Ma, tolto dal gelo, anche dieci anni dopo, riprende a svilupparsi, inarrestabile».

© Copyright Il Giornale, 8 febbraio 2008

1 commento:

Luisa ha detto...

Meravigliosa questa frase del card. Tonini,

«Più che vita in potenza, l’embrione è prepotenza di vita: ha una esponenziale capacità di crescita, ha una forza tale che solo i 196 gradi sottozero dell’azoto liquido bloccano. Ma, tolto dal gelo, anche dieci anni dopo, riprende a svilupparsi, inarrestabile».

Sì potenza di una vita che senza interruzione continuerà il suo sviluppo e il suo percorso che la porterà un giorno alla morte. Percorso che si chiama "vita".