31 luglio 2008

Don Renner: «Curia poco incisiva contro il ranocchio. Il Papa sarà scettico. La strategia di Benedetto XVI contro i preti pedofili»


Vedi anche:

Angelus in italiano e in tedesco con un saluto in ladino: i commentatori non si lascino cogliere impreparati!

Giorni di relax a Bressanone e il Papa chiede il pane Vikinger (Masiello)

I rapporti della Chiesa cattolica con la Traditional Anglican Communion. Una lettera del cardinale Levada al primate Hepworth (Osservatore Romano)

Cristianesimo e ambiente: i grandi discorsi del "Papa verde" a Sydney (Pescetelli)

Il Papa riduce allo stato laicale l'ex vescovo Lugo: dal 15 agosto assumerà la carica di Presidente del Paraguay

Card. Walter Kasper: "Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana" (Osservatore Romano)

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

«Curia poco incisiva contro il ranocchio Il Papa sarà scettico»

Don Renner: «I problemi della Diocesi sono la scarsa progettualità e la comunicazione poco franca»

BRESSANONE.

Dice don Paolo Renner che il Papa «avrà sgranato gli occhi», nel sentire della rana: ne avrà giudicato l’esposizione «inopportuna» e si sarà meravigliato «del fatto che una cosa simile sia potuta accadere nel cattolicissimo Tirolo».
Ma non solo: «Immagino che avrà chiesto al vescovo come si sia comportato, e sentirsi rispondere che la Diocesi ha emesso solo un comunicato non deve averlo soddisfatto granché. Credo si aspettasse qualcosa di più». Come al solito don Paolo Renner - teologo, vicepreside dello Studio Teologico e, per sovrapprezzo, brissinese d’adozione - affronta di petto le questioni.

Don Renner, come si svolge un dialogo tra un Papa e un vescovo? Come nasce, come si sviluppa?

Il nostro non è un vescovo qualunque, per il Papa. Quando Ratzinger era ancora cardinale è venuto moltissime volte qui in vacanza, aveva contatti, ha conociuto persone. Di molti dei 3500 vescovi magari non conosce il nome o la Diocesi di provenienza, ma col nostro ha una lunga frequentazione. Diciamo che si è trattato di riprendere un colloquio già avviato. Nessun imbarazzo o remora.

Qual è il «peso» di quanto accaduto? Il vescovo parla al Santo Padre «delle gioie e dei dolori» della Diocesi: a cosa porta un colloquio di questo tipo col Papa?

In generale direi che ci sono motivazioni diverse e concomitanti. Intanto un vescovo parla col Papa per informarlo della situazione della Diocesi. In secondo luogo lo fa per chiedere e ricevere conforto. Infine si tratta anche di uno scambio di opinioni con valore operativo. Il Papa richiama i valori fermi, traccia le linee guida, indica le opzioni forti per la conduzione della Diocesi. È un colloquio anche «di lavoro» perché sono entrambi vescovi: il Papa infatti è il vescovo di Roma.

E secondo lei come avrà affrontato i casi di cronaca - per esempio la della rana o i processi per pedofilia?

Posso immaginare che il nostro vescovo gli avrà illustrato i casi con molta diplomazia. Senza allarmismi, senza mettere la Diocesi in cattiva luce. E immagino che sentendo della rana il Pontefice abbia convenuto sull’inopportunità di esporre quella statua e abbia esternato il suo stupore di fronte al fatto che questa cosa non è successa a Milano o Bologna ma nel cattolicissimo Tirolo. Avrà sgranato gli occhi...

E basta?

Posso supporre che abbia chiesto al vescovo come si sia comportato, e forse sentirsi rispondere che la Diocesi ha solo diffuso un comunicato stampa non lo avrà soddisfatto. Immagino si aspettasse qualcosa di più.

E sui processi per pedofilia? Nei giorni scorsi, dall’Australia, papa Ratzinger era stato molto duro.

Il Santo Padre su queste vicende è stato molto chiaro fin dall’inizio del suo pontificato, esigendo chiarezza e prendendo adeguate misure disciplinari.

Ricordo solo il caso di padre Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo (ordine potentissimo e dal nome cupissimo, che inizia a fare proseliti anche da noi), sospeso da tutti gli incarichi e consegnato a vita privata in seguito a una serie di accuse di pedofilia.
Questa è la sua linea e sicuramente l’avrà ribadita anche al nostro vescovo: fare chiarezza, essere lineari, cercare di prevenire e non di tamponare.

La Diocesi lo sta facendo?

Negli ultimissimi anni, e sottolineo negli ultimissimi, la Curia sta intervenendo ai primi segnali e prende misure disciplinari chiare e rapide. Ha mandato il messaggio che la tolleranza è connivenza. E la chiarezza fa sempre bene, sia nei casi di colpevolezza che in quelli di innocenza - come sono convinto sia quello che riguarda la nostra Diocesi.

Il vescovo ha parlato al Papa della rana e dei processi ma anche di altri «dolori»: le famiglie, le vocazioni. Secondo lei quali sono i problemi principali della nostra diocesi?

Il più importante è riuscire ad avere una progettualità, che ora è carente. Poi bisogna riavvicinare i giovani, che si stanno allontandando in massa - e anche quelli tedeschi, smentendo il luogo comune che il problema riguarda soprattutto gli italiani (dove invece la risposta vocazionale è più alta). Infine bisogna svecchiare certe dinamiche e favorire la comunicazione interna. Nella nostra Curia si preferiscono le dichiarazioni soft, si rifiutano le comunicazioni che esprimono crisi o disagi. Invece dovremmo favorire la franchezza se non vogliamo perdere i treni che la storia ci presenta.

Incontrerà il Papa?

No, per chi abita di fronte al Seminario le difficoltà sono troppe, non possiamo nemmeno uscire a gettare l’immondizia... Starò a Merano. Auguro al Papa vacanze di grande relax. E spero che scriva il secondo libro su Gesù, sui misteri pasquali. (m.r.)

© Copyright Alto Adige, 30 luglio 2008

Angelus in italiano e in tedesco con un saluto in ladino: i commentatori non si lascino cogliere impreparati!


Vedi anche:

Giorni di relax a Bressanone e il Papa chiede il pane Vikinger (Masiello)

I rapporti della Chiesa cattolica con la Traditional Anglican Communion. Una lettera del cardinale Levada al primate Hepworth (Osservatore Romano)

Cristianesimo e ambiente: i grandi discorsi del "Papa verde" a Sydney (Pescetelli)

Il Papa riduce allo stato laicale l'ex vescovo Lugo: dal 15 agosto assumerà la carica di Presidente del Paraguay

Card. Walter Kasper: "Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana" (Osservatore Romano)

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

Penso sia necessario chiedere a qualcuno del posto la traduzione delle parole che il Papa dira' in ladino.
Mi auguro che i commentatori non si lascino cogliere impreparati nel caso in cui Benedetto XVI dovesse pronunciare qualche frase, a braccio, in tedesco.
Non essendo ostrogoto, non dovrebbe essere difficile trovare un traduttore onde evitare le scene mute a cui abbiamo assistito molte volte in questi anni...

R.

Angelus in italiano e in tedesco con un saluto in ladino

«Gli abbiamo spiegato la realtà trilingue e così ha voluto dar completezza al messaggio»

BRESSANONE. Nelle due domeniche in cui il Pontefice si presenterà in piazza Duomo a Bressanone, dopo la Santa Messa presieduta dal vescovo Egger parlerà ai pellegrini in tre lingue: in tedesco, in italiano, e rivolgerà un saluto anche in lingua ladina.
«Gli abbiamo illustrato la realtà trilingue dell’Alto Adige - ha spiegato il presule - e lui ha accettato di buon grado di esprimersi nella lingua retoromanica».
Intanto, ieri mattina un nucleo di militari dell’Esercito italiano ha iniziato ad allestire la piazza brissinese con il primo dei palchi che verranno installati, quello alla sinistra dell’altare, dove si sistemerà il coro del Duomo. In molti altri posti del centro storico sono già stati allestiti dei bagni chimici per le esigenze dei pellegrini nei periodi di maggior affollamento. Sabato sera in piazza Duomo verranno sistemate mille nei sedie a disposizione di chi ne aveva fatto esplicita richiesta nel modulo di richiesta del biglietto per l’Angelus; a tale proposito, visto che non tutti sono riusciti a ritirarlo, la diocesi ha disposto che fino a sabato sarà possibile ottenere i pass presso l’Associazione turistica di Bressanone in viale Stazione. Un’ulteriore possibilità sarà domenica dalle ore 7 alle ore 9.15 presso l’Info-point in via Bastioni Maggiori. (lu. ma.)

© Copyright Alto Adige, 30 luglio 2008

NIENTE UDIENZE

«Troppe richieste Il Papa deve riposare»

BRESSANONE. Da quando è stata ufficializzata la notizia dell’arrivo del Papa Benedetto XVI il server della diocesi di Bolzano ha registrato un numero incredibile di e-mail di fedeli che vorrebbero incontrarlo. «Gli addetti ai lavori ne hanno contate almeno 200 - ha spiegato il vescovo Egger - sono associazioni, bande, scrittori, gestori di locali e persone che vivono in posti che il Papa aveva visitato anni prima. Ognuno di loro chiede un’udienza di 10 minuti al massimo, ma che, sommate fra di loro, diventano ore. Non dimentichiamoci che il santo Padre è qui per rilassarsi. In più sono arrivate in diocesi richieste addirittura di chi aveva scritto un libro e voleva farglielo vedere. E dopo le duecento richieste abbiamo deciso di smettere di contarle». Così tutte le richieste di incontri col Papa sono state respinte. (lu.ma.)

© Copyright Alto Adige, 30 luglio 2008

Giorni di relax a Bressanone e il Papa chiede il pane Vikinger (Masiello)


Vedi anche:

I rapporti della Chiesa cattolica con la Traditional Anglican Communion. Una lettera del cardinale Levada al primate Hepworth (Osservatore Romano)

Cristianesimo e ambiente: i grandi discorsi del "Papa verde" a Sydney (Pescetelli)

Il Papa riduce allo stato laicale l'ex vescovo Lugo: dal 15 agosto assumerà la carica di Presidente del Paraguay

Card. Walter Kasper: "Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana" (Osservatore Romano)

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

Finalmente il primo giorno di relax E Ratzinger chiede il pane Vikinger

LUCA MASIELLO

BRESSANONE.

Lunedì il viaggio ed il primo incontro pubblico con i fedeli. Ieri, il relax: nel primo vero giorno di vacanza a Bressanone, papa Benedetto XVI è rimasto in Seminario. Le condizioni meteo, d’altronde, non gli avrebbero permesso grandi escursioni, visto che durante la prima parte della giornata il caldo era soffocante, e nel pomeriggio ha iniziato a piovere: se, come probabile, c’era in programma qualche passeggiata serale, il maltempo l’ha impedita. Ma come trascorre le vacanze il Pontefice? «Prega, legge i giornali, studia, passeggia nel giardino del Seminario», spiega il vescovo Wilhelm Egger. «Sta passando delle ore con suo fratello Georg, e sta molto bene», gli fa eco il rettore del Seminario, don Ivo Muser. Probabilmente passa anche del tempo a suonare il pianoforte (non quello a coda nel salone del Seminario ma uno più piccolo nel suo appartamento). E questo è quanto.
Tutto il resto è coperto da un assoluto top secret: i muri anti-privacy, la massiccia presenza di forze dell’ordine e soprattutto il muro di informazione che è stato alzato dall’entourage non lasciano spiragli. «Sant’Ignazio disse: “Bisogna imparare dal silenzio del vescovo”, e io aggiungo “e anche da quello del Papa”», ha dichiarato Egger «custode del riposo» del Pontefice.
Eppure è possibile tracciare un ritratto, benché minimo, della vita quotidiana di Papa Ratzinger, grazie ad una serie di «indizi» che arrivano da chi vive in città: il Papa fa colazione con il pane integrale e poi legge una serie di giornali locali e nazionali.
«È sempre stato ghiotto del “Wikinger”, un nostro pane speciale. Oggi lo richiede ancora, e glielo portiamo ogni mattina»: Stephan Mutschlechner, titolare dell’omonimo panificio brissinese, è soddisfatta; dall’arrivo del Pontefice ogni giorno, nel tardo pomeriggio arriva l’ordine per il pane da portare in Seminario il giorno successivo: pane bianco, qualche grissino con le olive, ma sorattutto i «Wikinger», un panino con semi di girasole, lino e sesamo.
«Una nostra commessa - spiega Stephan Mutschlechner - ricorda benissimo di averlo visto visto spesso, in passato. Ordinava quel tipo di pane e si complimentava con lei per la bontà del prodotto». E anche oggi, dunque, il Pontefice non ha rinunciato al «Wikinger, che a Roma non si trova.
Ogni mattina fra le 5.15 e le 5.30 un furgoncino arriva davanti ai cancelli dell’istituto teologico e lascia il sacco di pane ai gendarmi. Un’operazione che però pare più difficile di quanto sembri: per ragioni di sicurezza, l’autista deve essere assolutamente puntuale, e soprattutto deve sempre essere lo stesso.
E quindi, se alle 5 e 30 si inizia a preparare la colazione per il Papa, intorno alle 7, il Santo Padre legge il giornale: pochi minuti prima ogni mattina due guardie lasciano il Seminario, si dirigono verso la tabaccheria Cusanus, in via Hartwig, e ritirano due plichi di giornali. Uno è indirizzato a don Georg Gänswein, l’altro al Papa.
«Sapevo che per due settimane avrei rifornito il Seminario ma è stata una strana sensazione, la prima volta che ho visto il destinatario del pacco - spiega Martin Gasser, titolare della tabaccheria - pensare che i miei giornali vengono letti dal Papa mi infonde una soddisfazione particolare, mai provata prima».

© Copyright Alto Adige, 30 luglio 2008

I rapporti della Chiesa cattolica con la Traditional Anglican Communion. Una lettera del cardinale Levada al primate Hepworth (Osservatore Romano)


Vedi anche:

Cristianesimo e ambiente: i grandi discorsi del "Papa verde" a Sydney (Pescetelli)

Il Papa riduce allo stato laicale l'ex vescovo Lugo: dal 15 agosto assumerà la carica di Presidente del Paraguay

Card. Walter Kasper: "Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana" (Osservatore Romano)

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

Una lettera del cardinale Levada al primate Hepworth

I rapporti della Chiesa cattolica con la Traditional Anglican Communion

La Santa Sede segue con "seria attenzione" la richiesta di "unità corporativa" con la Chiesa cattolica presentata dalla Comunione anglicana tradizionale (Traditional Anglican Communion).
Lo si può leggere in una lettera inviata dal cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, al primate di questa Comunione, l'arcivescovo John Hepworth, resa nota lo scorso 25 luglio su "The Messenger Journal", pubblicazione on line della stessa Comunione anglicana tradizionale. La notizia è stata poi diffusa da Zenit e a seguire da altre agenzie di stampa. La missiva, datata 5 luglio, è stata scritta prima dell'inizio della Conferenza di Lambeth, che riunisce i rappresentanti della Comunione anglicana ogni dieci anni e che ha ricevuto minacce di scisma, in particolare per due questioni scottanti. Si tratta dell'intenzione degli episcopaliani (ramo statunitense della Comunione anglicana) di ordinare vescovi omosessuali e della possibilità di ordinare donne vescovo, approvata all'inizio di luglio dal Sinodo generale della Chiesa d'Inghilterra. Secondo quanto spiega la lettera del porporato, "nel corso degli ultimi anni la Congregazione per la Dottrina della Fede ha studiato le proposte che avete presentato a nome della Casa dei vescovi della Comunione anglicana tradizionale durante la vostra visita agli uffici di questo dicastero il 9 ottobre 2007".
"Mentre si avvicinano i mesi estivi, voglio assicurarvi della seria attenzione che la Congregazione presta alla prospettiva di un'unità corporativa presentata in quella lettera", aggiunge il porporato. Il cardinale Levada riconosce che "in questo periodo la situazione nella Comunione anglicana in generale è diventata decisamente più complessa". Per questo motivo, conclude, "non appena la Congregazione sarà nella posizione di rispondere in modo più definito sulle proposte che avete presentato vi informeremo".
Il primate della Comunione anglicana tradizionale ha ricevuto la lettera del rappresentante vaticano, attraverso il nunzio apostolico in Australia, il 25 luglio e subito dopo ha pubblicato una nota di ringraziamento. "È una lettera calorosa e incoraggiante. Ho risposto, esprimendo la mia gratitudine a nome dei "miei fratelli vescovi", riaffermando la nostra determinazione a raggiungere l'unità per cui Gesù ha pregato con tanta intensità nell'Ultima Cena, indipendentemente dal costo personale che questo può implicare nel nostro discepolato", spiega l'arcivescovo Hepworth.
"Questa lettera dovrebbe incoraggiare tutta la nostra Comunione, e quegli amici che ci hanno assistiti. Dovrebbe anche stimolarci - sottolinea - una preghiera rinnovata per il Santo Padre, per il cardinale Levada e per il suo staff alla Congregazione per la Dottrina della Fede, e per tutto il nostro clero e il popolo mentre ci muoviamo verso una comunione sempre più stretta in Cristo con la Santa Sede", afferma.
L'arcivescovo si dice "particolarmente grato al cardinale prefetto per la sua generosa menzione della "riunione collettiva", una via raramente intrapresa in passato, ma essenziale per realizzare l'appello di nostro Signore a suo Padre "Siano una cosa sola"".
La Traditional Anglican Communion - separatasi nel 1990 dalla Comunione anglicana a causa dell'ammissione delle donne al ministero sacerdotale - conta circa 400.000 membri. È governata da un collegio episcopale internazionale ed è presente in Africa, Australia, nelle isole Torres Strait, in Canada, America Centrale e Meridionale, Inghilterra, Irlanda, India, Pakistan, Giappone e Stati Uniti.

(©L'Osservatore Romano - 31 luglio 2008)

30 luglio 2008

Cristianesimo e ambiente: i grandi discorsi del "Papa verde" a Sydney (Pescetelli)


Vedi anche:

VIAGGIO APOSTOLICO A SYDNEY IN OCCASIONE DELLA XXIII GMG (12-21 LUGLIO 2008): LO SPECIALE DEL BLOG

Il Papa riduce allo stato laicale l'ex vescovo Lugo: dal 15 agosto assumerà la carica di Presidente del Paraguay

Card. Walter Kasper: "Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana" (Osservatore Romano)

PAPA: RIPOSO A BRESSANONE, ATTESA A NOVACELLA (Agi)

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Altra giornata di riposo per il Papa. Auguri di buon compleanno a Mons. Georg

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

L'orripilante "rana crocifissa" è stata rimossa dall'ingresso del Museion di Bolzano

Il messaggio del Papa a quanti hanno partecipato al Rosario nei Giardini Vaticani: servite Cristo nei fratelli (Radio Vaticana)

Per il Papa vacanze «in famiglia» (Mazza)

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il programma: Due Angelus, musica e tanta scrittura. Mercoledì prossimo l'incontro con il clero

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: MONS. EGGER (VESCOVO), “È STATO BELLO PARLARE CON LUI” (Sir)

Privacy e riposo per il primo giorno di vacanza del Papa (Chirri)

Firenze detta le condizioni al futuro arcivescovo. E rispunta l’antipapa Martini (Magister)

L'ARRIVO DEL PAPA A BRESSANONE: FOTO DEL SITO DEL COMUNE ALTOATESINO

Bressanone, l’«invasione» dei fedeli per il Papa. Folla da record: in piazza dalle sei del mattino (Alto Adige)

Due suore veronesi ricordano il Papa in vacanza a Bressanone: «Semplice, molto dolce, attento a tutti, seguiva la messa mescolato ai fedeli» (L'Arena)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

Il recente viaggio di Benedetto XVI a Sydney

Cristianesimo e ambiente – Ecco quello che ha detto il Papa

La preoccupazione del Pontefice è che la realtà negativa porti a trasformare «la meravigliosa creazione di Dio» in una realtà percepita «quasi ostile per i suoi custodi, persino come qualcosa di pericoloso». Ma «come può ciò che è buono – ha domandato il Papa – apparire così minaccioso?»

(Anna Rita Pescetelli)

«Le Figaro» lo ha ribattezzato il «Papa verde» e così ha continuato a chiamarlo la stampa francese dopo i numerosi discorsi pronunciati da Benedetto XVI a Sydney, durante la Giornata mondiale della gioventù (Gmg), in difesa dell'ambiente. Non è la prima volta che il Pontefice parla di salvaguardia del creato e già in altre occasioni aveva espresso la preoccupazione della Chiesa per l'atteggiamento predatorio dell'uomo nei confronti della natura. Mai come nel recente viaggio a Sydney, tuttavia, Benedetto XVI ha parlato così tanto di ambiente.
L'Australia è sicuramente una delle regioni dove il global warming sta portando gravi conseguenze in termini di siccità e di eventi climatici estremi e non è un caso che proprio in questa terra Benedetto XVI abbia scelto di parlare molto di ambiente.

L'occasione era data anche dal tema di questa 23esima Gmg, lo Spirito Santo: ad esso è strettamente legata la teologia della creazione e creato, entrambi al centro della riflessione del Pontefice.

In volo verso Sydney Benedetto XVI ha spiegato ai giornalisti le ragioni che muovono la Chiesa a parlare sempre più spesso di ambiente.
«Non è mia pretesa entrare nelle questioni tecniche che politici e specialisti devono risolvere - ha detto il Papa – ma dare gli impulsi essenziali per vedere le responsabilità, per essere capaci di rispondere a questa grande sfida: riscoprire nella Creazione la faccia del Creatore, riscoprire la nostra responsabilità davanti al Creatore per la sua Creazione che Egli ha affidata a noi, formare la capacità etica per uno stile di vita che è necessario assumere se vogliamo affrontare i problemi di questa situazione e se vogliamo realmente arrivare a soluzioni positive». Nelle parole del Papa risuona spesso una preoccupazione: «Quale tipo di mondo stiamo consegnando alle future generazioni?».
Responsabilità personale del credente e necessità di «svegliare le coscienze» sono alla base dei ripetuti inviti da parte della Chiesa a prendere sul serio la questione ambientale, per fornire poi «le risposte dettagliate che non siamo noi a dover dare, ma la politica e gli specialisti».

Le parole del Pontefice non sono rivolte solo ai cristiani, ma come ha detto ai rappresentanti delle altre religioni a Sydney «a chiunque abbia uno spirito religioso». Proteggere l'ambiente ed amministrare responsabilmente i beni della terra è un dovere che si impone ai credenti di ogni fede.

Ai giovani riuniti in Australia Benedetto XVI non ha solo ricordato i problemi del pianeta. Ha trasmesso anche il senso di gratitudine per la bellezza della creazione. Lo ha fatto descrivendo i magnifici paesaggi naturali osservati durante la lunga trasvolata dall'Europa all'Australia: «La vista del nostro pianeta dall'alto è stata davvero magnifica. Il luccichio del Mediterraneo, la magnificenza del deserto nordafricano, la lussureggiante foresta dell'Asia, la vastità dell'Oceano Pacifico, l'orizzonte sul quale il sole sorge e cala, il maestoso splendore della bellezza naturale dell'Australia.
Tutto ciò suscita un profondo senso di reverente timore
».

Una visione che per Benedetto ricorda la storia della creazione, con il suo alternarsi di luce e tenebre, sole e luna, acque, terra e creature viventi. «Immersi in simile bellezza - ha detto il Papa - come si potrebbe non far eco alle parole del salmista: quanto è grande il tuo nome su tutta la terra?».

Altrettanto lieta è stata per il Papa l'occasione di vedere ed accarezzare esemplari caratteristici della fauna australiana. Nella residenza delle Blue Mountains vicino a Sydney gli sono stati portati un wallaby di pochi mesi, un koala, un piccolo coccodrillo d'acqua, un pappagallo colorato e un pitone di nome Sebastian. «Qui in Australia, questa “grande terra meridionale dello Spirito Santo”, noi tutti abbiamo avuto un'indimenticabile esperienza della presenza e della potenza dello Spirito nella bellezza della natura», ha detto il Papa nell'omelia della domenica ai 400mila pellegrini riuniti nell'ippodromo di Randwick.
Davanti ad un tale patrimonio naturale come non ricordare, allora, con dolore «le ferite che segnano la superficie della terra» e il fatto che l'uomo «ammetta ancora con riluttanza» la loro esistenza: erosione, deforestazione, sperpero delle risorse minerali e marine, insaziabile sete di consumismo che non considera come doni gli elementi della natura. L'innalzamento del livello delle acque oceaniche, dovuto al progressivo scioglimento dei ghiacciai, sta minacciando l'esistenza di molte isole del Pacifico e a Sydney erano presenti molti pellegrini provenienti proprio da quelle Isole-Stato che anno dopo anno vedono inghiottita una porzione in più di terra emersa. La preoccupazione del Pontefice è che tutto questo porti a trasformare «la meravigliosa creazione di Dio» in una realtà percepita «quasi ostile per i suoi custodi, persino come qualcosa di pericoloso». Ma «come può ciò che è buono – ha domandato il Papa – apparire così minaccioso?».
E ancora: quali i motivi allora dell'incuria per il mondo che ci circonda? Tante o molteplici le risposte, ma per Benedetto XVI molto dipende dall'aver «eclissato» Dio nella vita personale. Quando ciò accade «la nostra capacità di riconoscere l'ordine naturale, lo scopo e il “bene” comincia a svanire – ha spiegato Benedetto XVI –. Ciò che ostentatamente è stato promosso come umana ingegnosità si è ben presto manifestato come follia, avidità e sfruttamento egoistico. E così ci siamo resi sempre più conto del bisogno di umiltà di fronte alla delicata complessità del mondo di Dio».
Ecco allora che emerge come cruciale il tema della bontà della creazione, ripreso dal Pontefice particolarmente nel discorso pronunciato all'arrivo sul molo di Barangaroo. Qui il Papa ha ribadito con forza che «la creazione di Dio è unica ed è buona» e ai giovani presenti ha affidato una missione ben precisa per il futuro: «le preoccupazioni per la non violenza, lo sviluppo sostenibile, la giustizia e la pace, la cura del nostro ambiente sono di vitale importanza per l'umanità».

© Copyright Villaggio Globale, 30 luglio 2008

Il Papa riduce allo stato laicale l'ex vescovo Lugo: dal 15 agosto assumerà la carica di Presidente del Paraguay


Vedi anche:

Card. Walter Kasper: "Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana" (Osservatore Romano)

PAPA: RIPOSO A BRESSANONE, ATTESA A NOVACELLA (Agi)

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Altra giornata di riposo per il Papa. Auguri di buon compleanno a Mons. Georg

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

L'orripilante "rana crocifissa" è stata rimossa dall'ingresso del Museion di Bolzano

Il messaggio del Papa a quanti hanno partecipato al Rosario nei Giardini Vaticani: servite Cristo nei fratelli (Radio Vaticana)

Per il Papa vacanze «in famiglia» (Mazza)

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il programma: Due Angelus, musica e tanta scrittura. Mercoledì prossimo l'incontro con il clero

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: MONS. EGGER (VESCOVO), “È STATO BELLO PARLARE CON LUI” (Sir)

Privacy e riposo per il primo giorno di vacanza del Papa (Chirri)

Firenze detta le condizioni al futuro arcivescovo. E rispunta l’antipapa Martini (Magister)

L'ARRIVO DEL PAPA A BRESSANONE: FOTO DEL SITO DEL COMUNE ALTOATESINO

Bressanone, l’«invasione» dei fedeli per il Papa. Folla da record: in piazza dalle sei del mattino (Alto Adige)

Due suore veronesi ricordano il Papa in vacanza a Bressanone: «Semplice, molto dolce, attento a tutti, seguiva la messa mescolato ai fedeli» (L'Arena)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

Paraguay/ Lugo ottiene da Papa dispensa per essere presidente

Ex vescovo ridotto a stato laicale, entrera' in carica 15 agosto

Asuncion (Paraguay), 30 lug. (Ap)

Il Papa ha ridotto allo stato laicale il presidente del Paraguay, Fernando Lugo, come aveva richiesto lo stesso vescovo dopo aver vinto le elezioni lo scorso aprile. Lugo potra' entrare in carica, cosi'', il prossimo 15 agosto.

"E' la prima volta nella Chiesa cattolica che un vescovo riceve una dispensa", ha annunciato in una conferenza stampa il nunzio apostolico Orlando Antonini. "Si', ci sono stati molti altri preti che il Papa ha ridotto allo stato laicale, ma fino ad oggi non era mai accaduto ad un membro della gerarchia. E' un grande dolore - ha detto ancora mons. Antonini - perdere un vescovo, un prete che abbiamo cercato di dissuadere dall'opzione politica fino all'ultimo giorno di campagna elettorale. Ma il Santo Padre ha riconosciuto che e' stato eletto dalla maggioranza delle persone per guidare il Paraguay per i prossimi cinque anni". Con l'elezione di aprile, Lugo ha interrotto il dominio incontrastato dell'Asociacion Nacional Repubblicana, meglio nota come Partido Colorado.
Lugo aveva sinora ottenuto dal Papa solo la sospensione 'a divinis'.
La decisione odierna, ha spiegato il nunzio, e' arrivata dopo "lunghe analisi" dei canonisti vaticani. Mons. Antonini ha peraltro precisato che Lugo "non puo' tornare alla sua precedente condizione sacerdotale".
Con la riduzione allo stato laicale, il presidente eletto e' peraltro "liberato dal voto di castita'", ha aggiunto il nunzio apostolico. "Il che significa che, come ogni altro laico, se vuole puo' sposarsi civilmente". Lugo, peraltro, non ha mai espresso questo desiderio e la sorella, Mercedes, dovrebbe diventare la 'first lady' del Paraguay.

© Copyright Apcom

Paraguay, Papa concede status di laico a ex vescovo presidente

ASUNCION (Reuters)

Papa Benedetto XVI ha concesso all'ex vescovo eletto presidente del Paraguay una storica deroga ai suoi obblighi clericali, permettendogli di assumere la carica il prossimo mese senza violare le leggi della Chiesa.
Lo ha detto oggi un ambasciatore del Vaticano.
Il papa ha accordato a Fernando Lugo una dispensa speciale che gli conferisce lo status di laico, ha detto il nunzio apostolico ad Asuncion Orlando Antonini.
Lugo è stato eletto presidente del paese lo scorso aprile, salendo al potere dopo 60 anni di governo monopartitico nel povero Stato sudamericano, che registra alti livelli di corruzione e contrabbando.
"E' la prima volta che viene fatta questa concessione. E' stata accettata perché il popolo l'ha scelto e ... perché il suo status clericale è incompatibile con la carica di presidente", ha detto Antonini durante una conferenza stampa.

"Il papa gli ha concesso di abbandonare lo stato sacerdotale ... ora è un laico", ha detto Antonini in seguito a un incontro con Lugo.

Per più di dieci anni Lugo è stato vescovo della chiesa cattolica nella regione povera di San Pedro, ma il religioso dalla barba lunga e gli occhiali ha abbandonato la tonaca nel 2006 per cominciare la sua carriera politica.
Lugo aveva chiesto al Vaticano che gli concedesse lo status di laico, in modo da potersi candidare alle elezioni presidenziali, a capo di una coalizione di centrosinistra. La Santa Sede aveva inizialmente respinto la richiesta sospendendolo invece dal suo ruolo di vescovo.
Antonini ha detto che Lugo potrebbe riprendere i voti solo con l'autorizzazione pontificia.
"Non è esterno alla Chiesa, ma solo alla gerarchia ecclesiastica, e questo è quello che voleva", ha detto Antonini.
Lugo assumerà la presidenza il prossimo 15 agosto.

© Copyright Reuters

Preghiamo per i vescovi della Chiesa Cattolica, affinche' abbiano la forza di opporsi alle tentazioni del mondo ed essere fedeli a Cristo.
R.

Card. Walter Kasper: "Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana" (Osservatore Romano)


Vedi anche:

PAPA: RIPOSO A BRESSANONE, ATTESA A NOVACELLA (Agi)

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Altra giornata di riposo per il Papa. Auguri di buon compleanno a Mons. Georg

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

L'orripilante "rana crocifissa" è stata rimossa dall'ingresso del Museion di Bolzano

Il messaggio del Papa a quanti hanno partecipato al Rosario nei Giardini Vaticani: servite Cristo nei fratelli (Radio Vaticana)

Per il Papa vacanze «in famiglia» (Mazza)

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il programma: Due Angelus, musica e tanta scrittura. Mercoledì prossimo l'incontro con il clero

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: MONS. EGGER (VESCOVO), “È STATO BELLO PARLARE CON LUI” (Sir)

Privacy e riposo per il primo giorno di vacanza del Papa (Chirri)

Firenze detta le condizioni al futuro arcivescovo. E rispunta l’antipapa Martini (Magister)

L'ARRIVO DEL PAPA A BRESSANONE: FOTO DEL SITO DEL COMUNE ALTOATESINO

Bressanone, l’«invasione» dei fedeli per il Papa. Folla da record: in piazza dalle sei del mattino (Alto Adige)

Due suore veronesi ricordano il Papa in vacanza a Bressanone: «Semplice, molto dolce, attento a tutti, seguiva la messa mescolato ai fedeli» (L'Arena)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

Dalla tradizione apostolica una risorsa per il futuro

Riflessioni cattoliche sulla Comunione anglicana

Il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani interviene nel pomeriggio di mercoledì 30 luglio, a Canterbury, alla Lambeth Conference che riunisce ogni dieci anni gli arcivescovi e i vescovi anglicani. Pubblichiamo integralmente il suo discorso.

di Walter Kasper
Cardinale, presidente del Pontificio Consiglio
per la Promozione dell'Unità dei Cristiani

Ho il privilegio di trasmettere all'arcivescovo di Canterbury, il dottor Rowan Williams, a ognuno dei presenti e a tutti i partecipanti a questa importantissima Conferenza di Lambeth i saluti di Papa Benedetto XVI e di tutti membri del Pontifico Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. Tutti noi vi siamo accanto in questi giorni. Siamo con voi nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere e desideriamo esprimere profonda solidarietà per le vostre gioie, le vostre preoccupazioni e le vostre pene.
Permettetemi di cominciare ringraziando l'arcivescovo di Canterbury e quanti coordinano i rapporti ecumenici presso il Lambeth Palace e l'Anglican Communion Office per l'invito a partecipare a questo importante incontro e per l'opportunità di offrire alcune riflessioni sulle nostre comuni preoccupazioni. È un punto di forza dell'anglicanesimo il fatto che, anche in circostanze difficili, avete chiesto le opinioni e i punti di vista degli interlocutori ecumenici, anche se non siete stati particolarmente lieti di quanto abbiamo detto. Tuttavia siate certi del fatto che ciò che sto per dire lo dirò da amico.
Quando ho visto l'argomento che avete proposto "Riflessioni cattolico-romane sulla Comunione anglicana" ho pensato che avreste potuto sceglierne uno più facile. È un titolo di ampio respiro che comprende molti aspetti della storia e della dottrina e io posso affrontarne solo alcuni.
Tuttavia, mi sembra che vi sia una questione nascosta nel titolo che non è interessato tanto a cosa i cattolici pensano della Comunione anglicana quanto a cosa pensano della Comunione anglicana nelle attuali circostanze. Esistono decisamente argomenti meno scomodi.
Il mio intervento è suddiviso nelle seguenti tre parti: una descrizione dei nostri rapporti negli ultimi anni, considerazioni di natura ecclesiologica alla luce della situazione attuale nell'anglicanesimo e una breve riflessione sulle questioni alla base delle attuali controversie e dei motivi di scontro in seno all'anglicanesimo, in particolare su quelle che hanno anche avuto conseguenze sui vostri rapporti con la Chiesa cattolica.
Infine, risponderò a una domanda piuttosto inaspettata che mi ha posto alcuni mesi fa l'arcivescovo di Canterbury. Quella domanda mi ha confuso molto, eccola: che tipo di anglicanesimo vuoi? Che domanda! Spero che conosciate la risposta giusta! E poi: quali sono le speranze della Chiesa cattolica per la Comunione anglicana nei prossimi mesi e anni? In questo caso la risposta è più facile: speriamo di non venire messi da parte e di poter continuare ad avere un dialogo serio alla ricerca della piena unità affinché il mondo creda.

Descrizione dei rapporti negli ultimi anni

In questa prima parte permettetemi di rinfrescarvi la memoria per non dimenticare che cosa e quanto abbiamo già raggiunto negli ultimi quarant'anni. Quando il concilio Vaticano ii, nel suo decreto sull'ecumenismo, prestò attenzione alle numerose "Comunioni sia nazionali sia confessionali" che "si separarono dalla Sede romana" nel XVI secolo, riconobbe che "tra quelle nelle quali continuano a sussistere in parte le tradizioni e le strutture cattoliche, occupa un posto speciale la Comunione anglicana" (Unitatis redintegratio, n. 13). Questa dichiarazione si basa su un'idea ecclesiologica secondo la quale dal punto di vista cattolico la comunione anglicana ha elementi significativi della Chiesa di Gesù Cristo. Nella loro Dichiarazione Comune del 1977 l'arcivescovo di Canterbury Donald Coggan e Papa Paolo vi identificarono alcuni di quegli elementi ecclesiali e scrissero: "Da quando la Chiesa cattolica romana e le Chiese che formano la Comunione anglicana hanno cercato di crescere nella mutua intesa e nell'amore cristiano, esse sono giunte a riconoscere, valutare e rendere grazie per una comune fede in Dio nostro Padre, nel nostro Signore Gesù Cristo e nello Spirito Santo, per il nostro comune battesimo in Cristo, per la nostra partecipazione alle Sacre Scritture, ai simboli Apostolico e Niceno, alla definizione calcedonense e all'insegnamento dei Padri, per la nostra comune e plurisecolare eredità cristiana con le sue viventi tradizioni di liturgia, teologia, spiritualità e missione".
In questo testo, l'arcivescovo Coggan e Papa Paolo vi indicano il terreno comune, la fonte comune e il centro della nostra unità già esistente, ma ancora incompleta: Gesù Cristo e la missione di annunciarlo a un mondo così disperatamente bisognoso di Lui. Non parliamo di un'ideologia, di un'opinione personale condivisibile o meno. Parliamo della nostra fedeltà a Cristo, testimoniata dagli apostoli, e al suo Vangelo che ci è stato affidato. Quindi, fin dall'inizio dovremmo ricordare che cosa è in gioco mentre continuiamo a parlare della fedeltà alla tradizione e alla successione apostoliche, quando parliamo del triplice ministero, dell'ordinazione delle donne e dei comandamenti morali. Non stiamo parlando d'altro che della nostra fedeltà a Cristo stesso, che è il nostro unico e comune maestro. E cos'altro può essere il nostro dialogo se non un'espressione del nostro intento e del nostro desiderio di essere pienamente una sola cosa in Lui al fine di essere testimoni totalmente uniti del suo Vangelo?
Si è spesso detto, e vale la pena ribadirlo, che il dialogo è stato reso dinamico dal desiderio di restare fedeli alla volontà espressa da Cristo che i suoi discepoli fossero una cosa sola, proprio come egli è una cosa sola con il Padre, e che questa unità si legasse direttamente alla missione di Cristo, la missione della Chiesa, per il mondo: che siano una cosa sola perché il mondo creda. Le divisioni fra noi hanno gravemente ostacolato la nostra testimonianza e la nostra missione ed è stato per fedeltà a Cristo che ci siamo impegnati in un dialogo basato sul Vangelo e sulle antiche comuni tradizioni con l'obiettivo della piena unità visibile. Tuttavia, la piena unità non è stata e non è tuttora un fine in sé, ma è un segno e uno strumento di ricerca dell'unità con Dio e della pace nel mondo.
Pensando a questo, quando ricordiamo gli obbiettivi raggiunti dalla Commissione Internazionale Anglicana Cattolica Romana (Arcic) nel corso di circa quattro decenni, possiamo affermare con fiducia che ha veramente recato buoni frutti. In una prima fase l'Arcic (1970-1981) affrontò i temi Dottrina sull'eucaristia (1971) e Ministero e ordinazione (1973), e, per entrambi gli argomenti, sostenne di aver raggiunto un accordo sostanziale.
La risposta ufficiale cattolica (1991), pur richiedendo uno studio ulteriore su entrambi gli argomenti, definì quei testi "significative pietre miliari" attestanti "il raggiungimento di punti di convergenza e perfino di accordo che molti avrebbero ritenuto impossibile raggiungere prima che la Commissione cominciasse a lavorare". Le autorità cattoliche ritennero che il documento Chiarificazioni su eucaristia e ministero (1993), redatto dai membri della commissione, avesse "rafforzato molto l'accordo su certi argomenti". La prima fase dell'Arcic produsse anche due dichiarazioni sul tema Autorità nella Chiesa (1976, 1981), tema al centro delle divisioni del XVI secolo.
Sebbene i testi della seconda fase dell'Arcic (1983-2005) non siano stati presentati, per una risposta formale, nella Chiesa cattolica né nella Comunione anglicana, e non abbiano portato a una risoluzione definitiva o a un pieno consenso sulle questioni affrontate, ognuno di loro ha suggerito un crescente riavvicinamento. Il documento La salvezza e la Chiesa (1986) è per molti versi in sintonia con la Dichiarazione Comune sulla Dottrina della Giustificazione, firmata dalla Chiesa cattolica e dalla Federazione Luterana Mondiale nel 1999. Basandosi sull'idea ecclesiale di koinonìa proposta per la prima volta nell'introduzione del Rapporto finale dell'Arcic i, l'Arcic ii ha presentato il suo lavoro più maturo sull'ecclesiologia in La Chiesa come Comunione (1991).
Il documento Vita in Cristo (1994) è riuscito a individuare una visione condivisa e un'eredità comune di insegnamento etico, nonostante le diverse applicazioni pastorali dei principi morali. Il dono dell'autorità (1998) ha ripreso il tema dell'autorità e ha compiuto importanti progressi sulla necessità di un ministero universale di primato nella Chiesa. Maria: grazia e speranza in Cristo (2004) ha compiuto importanti passi avanti verso una idea comune della Beata Vergine Maria.
Come ben sapete, l'ordinazione delle donne al sacerdozio in alcune province anglicane, a cominciare dal 1974, e all'episcopato, dal 1989, ha complicato molto i rapporti fra la Comunione anglicana e la Chiesa cattolica. Ritornerò sul tema a tempo debito. Pensando a questo ostacolo e cercando di determinare che cosa fosse in ogni caso possibile nella promozione dei nostri rapporti, fu presa un'iniziativa importante non molto tempo dopo l'ultima Conferenza di Lambeth.
Nel maggio del 2000, il mio predecessore, il cardinale Edward Idris Cassidy, e l'arcivescovo George Carey, invitarono tredici primati anglicani e i presidenti delle Conferenze episcopali cattoliche, o i loro rappresentanti, a Mississagua, in Canada, per valutare quanto raggiunto nel dialogo dell'Arcic, e per offrire, alla luce dei risultati positivi e delle difficoltà che avevano contraddistinto i nostri rapporti, raccomandazioni per eventuali, ulteriori progressi.
Ho partecipato a numerosi incontri ecumenici e sono lieto di affermare che quello fu uno dei migliori a cui abbia mai preso parte. Lo spirito di preghiera e di amicizia, la seria riflessione non solo sull'opera dell'Arcic, ma anche sui rapporti ecumenici in ogni particolare regione rappresentata, il desiderio profondo di riconciliazione che pervase l'incontro di Mississagua rinnovarono la speranza di un significativo progresso nei rapporti fra la Comunione anglicana e la Chiesa cattolica.
Uno dei risultati dell'incontro di Mississagua è stato la creazione della Commissione Anglicana Cattolica Romana per l'Unità e la Missione (Iarccum), principalmente composta da vescovi. Nello scorso fine settimana di questa Conferenza di Lambeth avete studiato la dichiarazione della Iarccum Crescere insieme in unità e missione. Sintetizzando l'opera dell'Arcic questo documento presenta la valutazione della Commissione dei risultati del nostro dialogo e individua le questioni ancora da affrontare.
Negli ultimi quarant'anni non ci siamo solo impegnati insieme nel dialogo teologico. Si è infatti creato uno stretto rapporto di collaborazione fra anglicani e cattolici, non solo a livello internazionale, ma anche in molti contesti regionali e locali. Come hanno osservato Papa Benedetto XVI e l'arcivescovo Williams nella Dichiarazione Comune del novembre 2006: "Mentre il dialogo si sviluppava, molti cattolici e anglicani hanno trovato gli uni negli altri un amore per Cristo che ci invita a una cooperazione e a un servizio concreti. Questa comunanza nel servizio di Cristo, sperimentata da molte delle nostre comunità in tutto il mondo, aggiunge ulteriore impulso ai nostri rapporti".
Invero, non è affatto una piccola cosa quella che abbiamo raggiunto e che ci è stata concessa in anni di dialogo nell'Arcic e nella Iarccum. Siamo grati per l'opera di queste commissioni e noi cattolici non vogliamo che tali risultati vadano perduti. Di fatto desideriamo proseguire lungo questo cammino e portare a compimento quanto iniziato quarant'anni fa.
A maggior ragione, fedele a ciò che credo Cristo desideri e, aggiungerei, con la sincerità che l'amicizia permette, mi rattrista osservare i problemi in seno alla Comunione anglicana emersi e divenuti più gravi dall'ultima Conferenza di Lambeth e le ripercussioni di natura ecumenica di tali tensioni interne. Nella seconda parte di questo intervento desidero affrontare una serie di aspetti ecclesiologici derivanti dall'attuale situazione nella Comunione anglicana e sollevare alcune questioni complesse e scottanti.
Tuttavia prima desidero ripetere quanto dissi nel novembre 2006 all'arcivescovo di Canterbury, giunto a Roma per fare visita a Papa Benedetto XVI: "Le questioni e i problemi dei nostri amici sono anche questioni e problemi nostri".
Quindi sollevo tali questioni non da giudice, ma da interlocutore ecumenico che è profondamente scoraggiato dai recenti sviluppi e che desidera offrirvi una riflessione onesta, dal punto di vista cattolico, su come e dove possiamo progredire nella situazione attuale.

Considerazioni ecclesiologiche

In questa seconda parte non voglio fare una dissertazione magisteriale sull'ecclesiologia. Desidero ricordarvi ancora una volta alcune intuizioni comuni degli ultimi decenni che possono, o dovrebbero, essere utili nel trovare un modo di proseguire, che si spera comune.
Le questioni ecclesiologiche sono state a lungo un motivo grave di scontro fra le nostre due comunità. Già da giovane studente analizzavo tutte le argomentazioni ecclesiologiche di John Henry Newman, che lo spinsero a diventare cattolico. Le sue principali preoccupazioni riguardavano l'apostolicità nella comunione con la sede di Pietro come custode della tradizione apostolica e dell'unità della Chiesa. Penso che i suoi interrogativi siano ancora attuali e che il dibattito non sia ancora esaurito.
Mentre Newman affrontava la Chiesa d'Inghilterra della sua epoca, oggi ci troviamo di fronte a ulteriori problemi nella Comunione anglicana, composta da quarantaquattro Chiese nazionali e regionali, ognuna dotata di auto-governo. L'indipendenza senza una sufficiente interdipendenza è divenuta ora un problema grave.
Due anni fa, la dichiarazione della Iarccum Crescere insieme nell'unità e nella missione affrontò la situazione in seno alla Comunione anglicana e le sue implicazioni di natura ecumenica come segue: "Dopo l'incontro di Mississagua le Chiese della Comunione anglicana sono entrate in una fase caratterizzata da dispute scatenate dall'ordinazione episcopale di una persona pubblicamente impegnata in un rapporto con un'altra persona del suo stesso sesso e dall'autorizzazione di riti pubblici per la benedizione di unioni omosessuali. Tali questioni hanno promosso la riflessione sulla natura del rapporto fra le Chiese della Comunione (...) Inoltre, i rapporti ecumenici sono divenuti più complicati perché le proposte in seno alla Chiesa d'Inghilterra hanno richiamato l'attenzione sulla questione dell'ordinazione delle donne all'episcopato, che è una pratica ministeriale consolidata in alcune province anglicane" (cfr. 6).
Oltre agli sviluppi relativi a questo ultimo punto, dobbiamo tener conto della decisione di un numero significativo di vescovi anglicani di non partecipare alla Conferenza di Lambeth e delle proposte interne all'anglicanesimo che stanno sfidando gli strumenti esistenti di autorità in seno alla comunione anglicana.
Nella prossima parte, affronterò alcune questioni più direttamente, ma qui voglio concentrarmi in modo specifico sulla dimensione ecclesiologica di questi problemi attuali, facendo riferimento a quanto abbiamo detto insieme sulla natura della Chiesa, e alle iniziative della Comunione anglicana per affrontare queste dispute interne.
Nel marzo 2006, l'arcivescovo di Canterbury mi ha invitato a intervenire a un incontro della Camera dei vescovi della Chiesa d'Inghilterra sulla missione dei vescovi nella Chiesa. Sebbene alla base di quell'intervento ci fosse l'eventuale ordinazione delle donne all'episcopato, il tema centrale, ossia la natura dell'ufficio episcopale quale ufficio di unità, era importante per tutti i motivi di tensione nella Comunione anglicana che ho individuato in precedenza.
In breve, dissi che l'unità, l'unanimità e la koinonìa ("comunione") sono concetti fondamentali nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva. Affermai: "Fin dall'inizio l'ufficio episcopale fu koinonialmente e collegialmente integrato nella comunione di tutti i vescovi. Non è mai stato percepito come un ufficio da intendere come individuale o da esercitare individualmente".
Poi affrontai il tema della teologia dell'ufficio episcopale di un Padre della Chiesa di grande importanza per gli anglicani e per i cattolici, il vescovo martire Cipriano di Cartagine vissuto nel iii secolo.
Molto nota è la sua frase episcopatus unus et indivisus. Questa frase fa parte di una pressante ammonizione di Cipriano ai suoi compagni vescovi: Quam unitatem tenere firmiter et vindicare debemus maxime episcopi, qui in ecclesia praesidimus, ut episcopatum quoque ipsum unum atque indivisum probemus. ("E questa unità dobbiamo fermamente mantenere e affermare, soprattutto noi vescovi che presiediamo nella Chiesa, per dimostrare che anche l'episcopato è uno e indiviso"). Questa pressante esortazione è seguita da un'interpretazione precisa della dichiarazione episcopatus unus et indivisus. Episcopatus unus est cuius a singulis in solidum pars tenetur ("L'episcopato è uno solo e ogni sua parte è mantenuta da ognuno per il tutto", De ecclesiae catholicae unitate, n. i, 5).
Tuttavia, Cipriano compie un passo ulteriore: non solo evidenzia l'unità del popolo di Dio con il proprio vescovo, ma aggiunge anche che nessuno dovrebbe immaginare che egli sia in comunione solo con alcuni, perché "la Chiesa cattolica non è separata o divisa", ma "unita e tenuta insieme dal collante della coesione reciproca dei vescovi" (Epistulae, 66, 8). Questa collegialità di certo non si limita al rapporto orizzontale e sincronico con collegi episcopali contemporanei. Infatti, poiché la Chiesa è una e la stessa in tutti i secoli, quella attuale deve mantenere il consenso diacronico con l'episcopato dei secoli precedenti e, soprattutto, con la testimonianza degli apostoli. Questo è il significato più profondo della successione apostolica nell'ufficio episcopale.
L'ufficio episcopale è quindi un ufficio di unità in un duplice senso. I vescovi sono segno e strumento di unità in seno alla singola Chiesa locale, proprio come lo sono fra le chiese locali contemporanee e quelle di tutti i tempi nella Chiesa universale.
Quest'idea di ufficio episcopale è stata presentata nelle dichiarazioni dell'Arcic, in particolare in Chiesa come comunione e nelle dichiarazioni dell'Arcic sull'autorità della Chiesa. Chiesa come comunione (cfr. n. 45) afferma: "per alimentare e accrescere questa comunione, Cristo, il Signore, ha fornito un ministero di supervisione, la cui pienezza è affidata all'episcopato, che ha la responsabilità di mantenere ed esprimere l'unità delle Chiese (cfr. nn. 33 e 39; Rapporto finale, Ministero e ordinazione). Governando, insegnando e amministrando i Sacramenti, in particolare l'Eucaristia, questo ministero tiene uniti i credenti nella comunione della Chiesa locale e nella più ampia comunione di tutte le Chiese (cfr. n. 39). Questo ministero di supervisione ha dimensioni sia collegiali sia primaziali. Si fonda sulla vita della comunità ed è aperto alla partecipazione di quest'ultima alla scoperta della volontà di Dio. Viene esercitato affinché unità e comunione siano espresse, tutelate e promosse a ogni livello, locale, regionale e universale.
La stessa dichiarazione esprime l'idea, sia anglicana sia cattolica, che i vescovi svolgono il proprio ministero succedendo agli apostoli, il che serve ad "assicurare a ogni comunità che la sua fede sia di fatto la fede apostolica, ricevuta e trasmessa dai tempi apostolici" (Chiesa come comunione, n. 33).
Il documento dell'Arcic Il dono dell'autorità ha sviluppato ulteriormente questo concetto affermando: "Esistono due dimensioni di comunione nella tradizione apostolica: quella diacronica e quella sincronica. Il processo di tradizione implica ovviamente la trasmissione del Vangelo da una generazione all'altra (dimensione diacronica). Se la Chiesa deve restare unita nella verità, deve anche implicare la comunione delle Chiese in tutti i luoghi in quell'unico Vangelo (dimensione sincronica). Entrambe le dimensioni sono necessarie alla cattolicità della Chiesa" (cfr. 26).
Il testo aggiunge che ogni vescovo, in comunione con tutti gli altri vescovi, ha la responsabilità di tutelare ed esprimere la più ampia koinonìa della Chiesa, e "partecipa alla sollecitudine di tutte le Chiese" (cfr. n. 39). Il vescovo è dunque "sia una voce per la Chiesa locale sia una persona mediante la quale la Chiesa locale impara da altre chiese" (n. 38). Il documento Il dono dell'autorità (n. 37) sottolinea il ruolo svolto dal collegio episcopale nel mantenere l'unità della Chiesa: l' interdipendenza reciproca di tutte le Chiese è organica alla realtà della Chiesa come Dio vuole che sia. Nessuna Chiesa locale che partecipi alla tradizione viva può considerarsi autosufficiente. Il ministero del vescovo è cruciale perché serve la comunione in seno alle Chiese locali e fra loro. La loro comunione reciproca è espressa dall'incorporazione di ogni vescovo in un collegio episcopale. I vescovi sono, sia personalmente sia collegialmente, al servizio della comunione.
Sebbene non ci sia tempo per parlare di più dell'ecclesiologia dell'Arcic, è sufficiente dire che nel nostro dialogo siamo riusciti a esporre un'idea incisiva del ministero episcopale nel contesto di un concetto condiviso di Chiesa come koinonìa.
È significativo che il Rapporto di Windsor del 2004, nel tentativo di offrire alla Comunione anglicana fondamenti ecclesiologici per affrontare la crisi attuale, abbia adottato un'ecclesiologia di koinonìa. L'ho trovato utile e incoraggiante e in risposta alla lettera dell'arcivescovo di Canterbury che invita a una reazione ecumenica al Rapporto di Windsor ho osservato che "nonostante questioni ecclesiologiche sostanziali ci dividano ancora e meritino la nostra attenzione, questo approccio è fondamentalmente in linea con l'ecclesiologia di comunione del concilio Vaticano ii.
Le conseguenze che il Rapporto trae da questa base ecclesiologica sono anche costruttive, in particolare l'interpretazione dell'autonomia provinciale in termini di interdipendenza, quindi "soggetta ai limiti derivanti dagli impegni di comunione" (Windsor, n. 79). A questo si collega l'impulso del Rapporto a rafforzare e l'autorità sopraprovinciale dell'arcivescovo di Canterbury (nn. 109-110) e la proposta di una Alleanza anglicana che renda "espliciti e vigorosi la lealtà e i vincoli di affetto che dominano i rapporti fra le Chiese della Comunione" (n. 118).
L'unica debolezza che ho rilevato in questa ecclesiologia è che "sebbene il Rapporto sottolinei che le province anglicane debbano essere responsabili le une verso le altre e responsabili del mantenimento della comunione, una comunione radicata nelle Scritture, si presta un'attenzione decisamente scarsa all'importanza di essere in comunione con la fede della Chiesa nel corso dei secoli". Nel nostro dialogo abbiamo affermato congiuntamente che le decisioni di una Chiesa locale o regionale non devono solo promuovere la comunione nel contesto attuale, ma anche essere in sintonia con la Chiesa del passato, e in particolare, con la Chiesa apostolica così come è attestata dalle Scritture, dai primi concili e dalla tradizione patristica. Questa dimensione diacronica di apostolicità "ha importanti ramificazioni ecumeniche poiché condividiamo una tradizione comune di un millennio e mezzo. Tale patrimonio comune, che Papa Paolo vi e l'arcivescovo Michael Ramsey hanno definito "antiche tradizioni comuni", è degno di essere interpellato e tutelato".
Alla luce di quest'analisi del ministero episcopale da parte dell'Arcic e dell'ecclesiologia di koinonìa contenuta nel Rapporto di Windsor, è stato particolarmente sconfortante assistere alle crescenti tensioni in seno alla Comunione anglicana. In diversi contesti, i vescovi non sono in comunione con altri vescovi; in alcuni casi le province anglicane non sono più in piena comunione le une con le altre. Sebbene il processo di Windsor prosegua e l'ecclesiologia proposta dal Rapporto di Windsor sia stata accolta in via di principio dalla maggioranza delle province anglicane, è difficile dal nostro punto di vista comprendere come questo si sia tradotto nell'auspicato rafforzamento interno della Comunione anglicana e dei suoi strumenti di unità. Ci sembra anche che l'impegno della Comunione anglicana a essere "episcopalmente guidata e sinodalmente governata" non è sempre riuscito a mantenere l'apostolicità di fede e che il governo sinodale, malinteso come una specie di processo parlamentare, abbia a volte bloccato quella guida episcopale auspicata da Cipriano e formulata nell'Arcic.
So che molti di voi sono preoccupati, alcuni anche profondamente, dalla minaccia di frammentazione in seno alla Comunione anglicana. Siamo profondamente solidali con voi perché anche noi siamo preoccupati e rattristati quando ci chiediamo: "In questo scenario, che forma potrà assumere la Comunione anglicana di domani, e chi sarà il nostro interlocutore? Dovremmo, e in che modo potremmo, impegnarci appropriatamente e onestamente in dialoghi anche con quanti condividono il punto di vista cattolico nella Comunione anglicana o in particolari province anglicane?

Che cosa vi aspettate in questa situazione dalla Chiesa di Roma, che secondo quanto afferma Ignazio di Antiochia, deve presiedere sulla Chiesa con amore? In che modo l'opera dell'Arcic sull'episcopato, l'unità della Chiesa e la necessità di un esercizio di primazia a livello universale potrebbero aiutare la Comunione anglicana in questo momento?".

Invece di rispondere a questi interrogativi, permettetemi di ricordarvi quanto abbiamo affermato durante i colloqui informali nel 2003 e da allora abbiamo ripetuto in diverse occasioni: "È nostro grande desiderio che la Comunione anglicana sia unita, radicata in quella fede storica che il nostro dialogo e i nostri rapporti nel corso di quattro decenni ci hanno portato a credere sia condivisa in ampio grado". Quindi, seguiamo i dibattiti di Lambeth con grande interesse e sincera sollecitudine, accompagnandoli con la nostre fervide preghiere.

Riflessioni su questioni che la Comunione anglicana deve affrontare

In questa parte finale, desidero affrontare brevemente due questioni al centro delle tensioni in seno alla Comunione anglicana e ai suoi rapporti con la Chiesa Cattolica: l'ordinazione delle donne e la sessualità umana. Non è necessario farlo dettagliatamente in quanto la posizione cattolica, che si considera coerente con il Nuovo Testamento e la tradizione apostolica, è ben nota. Desidero solo offrire alcune riflessioni dal punto di vista cattolico, tenendo contro dei nostri rapporti passati, presenti e futuri.
L'insegnamento della Chiesa cattolica sulla sessualità umana, in particolare, sull'omosessualità, è chiaro ed esposto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2357-2359. Siamo convinti del fatto che questo insegnamento sia saldamente fondato nel Vecchio e nel Nuovo Testamento e quindi che qui sia in gioco la fedeltà alle Scritture e alla tradizione apostolica. Posso solo evidenziare che cosa afferma il documento Crescere insieme in unità e missione: "nei dibattiti sulla sessualità umana nella Comunione anglicana e in quelli fra quest'ultima e la Chiesa cattolica, esistono questioni ermeneutiche antropologiche e bibliche che vanno affrontate" (n. 86e). Non a caso il tema principale di oggi della Conferenza di Lambeth ha riguardato l'ermeneutica biblica.
Desidero brevemente richiamare la vostra attenzione sulla dichiarazione dell'Arcic Vita in Cristo in cui si osserva (nn. 87-88) che gli anglicani potevano concordare con i cattolici sul fatto che l'attività omosessuale è disordinata, ma che potevamo differire relativamente al consiglio morale e pastorale che avremmo offerto a quanti lo cercavano.
Sappiamo e apprezziamo che le recenti dichiarazioni dei primati sono in sintonia con quell'insegnamento, espresso chiaramente nella risoluzione 1.10 della Conferenza di Lambeth del 1998. Alla luce delle tensioni degli scorsi anni a questo proposito, una dichiarazione chiara da parte della Comunione anglicana ci offrirebbe maggiori possibilità di offrire una testimonianza comune della sessualità umana e del matrimonio, una testimonianza dolorosamente necessaria nel mondo di oggi.
A proposito dell'ordinazione delle donne al sacerdozio e all'episcopato, la Chiesa cattolica ha chiaramente esposto il suo insegnamento fin dall'inizio del nostro dialogo, non solo internamente, ma anche nel carteggio fra Papa Paolo vi e Papa Giovanni Paolo II con gli arcivescovi di Canterbury che si sono succeduti. Nella sua lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis del 22 maggio 1994, Papa Giovanni Paolo II ha fatto riferimento alla lettera di Papa Paolo vi all'arcivescovo Coggan del 23 novembre 1975 e ha affermato la posizione cattolica come segue: "L'ordinazione sacerdotale (...) è stata nella Chiesa cattolica fin dall'inizio sempre esclusivamente riservata agli uomini" e "tale tradizione è stata fedelmente mantenuta anche dalle Chiese Orientali". Ha concluso: "dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa". Quest'enunciazione mostra con chiarezza che non si tratta solo di una posizione disciplinare, ma anche di un'espressione della nostra fedeltà a Gesù Cristo. La Chiesa cattolica è vincolata alla volontà di Gesù Cristo e non si considera libera di instaurare una nuova tradizione aliena a quella della Chiesa di tutti i tempi.
Come ho affermato rivolgendomi alla Camera dei vescovi della Chiesa d'Inghilterra nel 2006, per noi la decisione di ordinare le donne implica un allontanamento dalla posizione comune di tutte le Chiese del primo millennio, ossia non solo della Chiesa cattolica, ma anche delle Chiese orientali e ortodosse. Ci sembra che la Comunione anglicana si stia avvicinando molto alle Chiese protestanti del XVI secolo e stia assumendo una posizione che quelle Chiese assunsero solo nella seconda metà del xx secolo.
Dal momento che attualmente ventotto province anglicane ordinano donne al sacerdozio e che, sebbene soltanto quattro province abbiano ordinato donne all'episcopato, altre tredici province hanno approvato la legislazione che permette l'episcopato femminile, la Chiesa cattolica deve ora tener conto della realtà che l'ordinazione delle donne al sacerdozio e all'episcopato non riguarda solo province isolate, ma corrisponde sempre più alla posizione della Comunione. Essa continuerà ad avere vescovi, come affermato nella Conferenza di Lambeth del 1888, ma come nel caso dei vescovi di alcune Chiese protestanti, le Chiese più antiche dell'Oriente e dell'Occidente riconosceranno in ciò molto meno di quanto ritengono sia il carattere e il ministero del vescovo nel senso inteso dalla Chiesa primitiva e rimasto costante nel corso dei secoli.

Ho già affrontato il problema ecclesiologico del non riconoscimento da parte dei vescovi dell'ordinazione episcopale altrui in seno a una stessa Chiesa. Ora devo essere chiaro a proposito della nuova situazione che si è venuta a creare nei nostri rapporti ecumenici. Sebbene il nostro dialogo abbia portato a un accordo significativo sull'idea di sacerdozio, l'ordinazione delle donne all'episcopato blocca sostanzialmente e definitivamente un possibile riconoscimento degli Ordini anglicani da parte della Chiesa cattolica.

Auspichiamo il proseguimento di un dialogo teologico fra la Comunione anglicana e la Chiesa cattolica, ma quest'ultimo sviluppo mina direttamente il nostro obiettivo e altera il livello di quanto perseguiamo nel dialogo.
La Dichiarazione comune del 1966, firmata da Papa Paolo vi e dall'arcivescovo Michael Ramsey, esortava al dialogo che "ha per scopo l'unità per la quale Cristo così pregava" e parlava di "un ritorno alla piena comunione di fede e di vita sacramentale".

Ora sembra che la piena comunione visibile quale fine del nostro dialogo abbia fatto un passo indietro, che il nostro dialogo avrà obiettivi meno definitivi e quindi che il suo carattere ne risulterà alterato. Sebbene questo dialogo possa ancora condurre a buoni risultati, non sarà sostenuto dal dinamismo che deriva dalla possibilità realistica dell'unità che Cristo esige da noi o dalla partecipazione comune alla mensa dell'unico Signore, alla quale aneliamo con tanto ardore.

Conclusione

Chiunque abbia visto le grandi e magnifiche cattedrali e chiese anglicane in tutto il mondo, abbia visitato gli antichi e famosi collegi di Oxford e di Cambridge, abbia partecipato alle meravigliose preghiere della sera, abbia sperimentato la bellezza e l'eloquenza delle preghiere anglicane, abbia letto le eleganti opere accademiche degli storici e dei teologi anglicani, sia attento ai contributi significativi e antichi degli Anglicani al movimento ecumenico, sa bene che la tradizione anglicana possiede molti tesori. Essi sono, come afferma la Lumen gentium, fra quei doni che "appartenendo propriamente alla Chiesa di Cristo, spingono verso l'unità cattolica" (n. 8).
La nostra acuta consapevolezza della grandezza e della notevole profondità della cultura cristiana della vostra tradizione rende più grande la nostra preoccupazione per voi relativamente ai problemi e alle crisi attuali, ma ci dona anche fiducia nel fatto che, con l'aiuto di Dio, troverete una via d'uscita da queste difficoltà e che in modo nuovo saremo rafforzati nel nostro comune pellegrinaggio verso l'unità che Gesù Cristo desidera per noi e per la quale prega. Ripeto ciò che scrissi nella lettera all'arcivescovo di Canterbury nel dicembre 2004: "In uno spirito di amicizia e collaborazione ecumeniche siamo pronti a sostenervi in qualsiasi modo sia appropriato e necessario".
In questa stessa ottica desidero ritornare alla domanda sconcertante dell'arcivescovo su quale anglicanesimo voglio. Mi viene in mente che nei momenti critici della storia della Chiesa d'Inghilterra e quindi della Comunione anglicana, siete riusciti a recuperare la forza della Chiesa dei Padri quando quella tradizione era a rischio.
Ne sono esempio i Caroline Divines, ma penso soprattutto al Movimento di Oxford. Forse, nella nostra epoca, è anche possibile pensare a un nuovo Movimento di Oxford, un recupero di ricchezze presenti nella vostra famiglia. Sarebbe una rinnovata recezione, un nuovo ricorso alla tradizione apostolica in una situazione inedita. Non significherebbe rinunciare alla vostra profonda attenzione per le sfide e le lotte umane, al vostro desiderio di dignità e giustizia umane, alla vostra sollecitudine affinché tutte le donne e tutti gli uomini abbiano un ruolo attivo nella Chiesa. Piuttosto, porterebbe tali istanze e le questioni che ne derivano più direttamente nell'ambito creato dal Vangelo e dall'antica tradizione comune su cui si basa il nostro dialogo.
Speriamo e preghiamo affinché, mentre cercate di procedere come discepoli fedeli di Gesù Cristo, il Padre di ogni misericordia vi conceda le abbondanti ricchezze della sua Grazia e vi guidi con la presenza costante dello Spirito Santo.

(©L'Osservatore Romano - 31 luglio 2008)

PAPA: RIPOSO A BRESSANONE, ATTESA A NOVACELLA (Agi)


Vedi anche:

Gli occhiali e i dolci di Papa Ratzinger. Bressanone, festa per turisti e negozianti del centro storico (Adige)

L’Islam e l’Arabia saudita campioni di dialogo? Un'attenta analisi di padre Samir Khalil Samir (Asianews)

Importante incontro tra Bartolomeo I e Alessio II per migliorare i rapporti tra Costantinopoli e Mosca (Radio Vaticana e Asianews)

Altra giornata di riposo per il Papa. Auguri di buon compleanno a Mons. Georg

Più politico di noi politici. Il discorso del Papa al molo di Barangaroo (Sydney) visto da Paolo Bonaiuti e Luciano Violante (Tempi)

Commento di John Allen all'Humanae Vitae: "The Pope vs. the Pill"

L'orripilante "rana crocifissa" è stata rimossa dall'ingresso del Museion di Bolzano

Il messaggio del Papa a quanti hanno partecipato al Rosario nei Giardini Vaticani: servite Cristo nei fratelli (Radio Vaticana)

Per il Papa vacanze «in famiglia» (Mazza)

Mons. Egger: "Al Papa ho spiegato il caso della rana" (Rizza)

Il programma: Due Angelus, musica e tanta scrittura. Mercoledì prossimo l'incontro con il clero

Il Papa: «Felice di essere qui. Grazie per l'accoglienza». Il sindaco di Bolzano: «Che stretta di mano vigorosa» (Ruggera)

Il governatore dell'Alto Adige, Durnwalder: «Santità, grazie di aver scelto la nostra terra» (Frangipane)

IL PAPA A BRESSANONE: MONS. EGGER (VESCOVO), “È STATO BELLO PARLARE CON LUI” (Sir)

Privacy e riposo per il primo giorno di vacanza del Papa (Chirri)

Firenze detta le condizioni al futuro arcivescovo. E rispunta l’antipapa Martini (Magister)

L'ARRIVO DEL PAPA A BRESSANONE: FOTO DEL SITO DEL COMUNE ALTOATESINO

Bressanone, l’«invasione» dei fedeli per il Papa. Folla da record: in piazza dalle sei del mattino (Alto Adige)

Due suore veronesi ricordano il Papa in vacanza a Bressanone: «Semplice, molto dolce, attento a tutti, seguiva la messa mescolato ai fedeli» (L'Arena)

IL PAPA A BRESSANONE: TUTTI I VIDEO E LE FOTO

IL PAPA IN ALTO ADIGE: LO SPECIALE DEL BLOG

PAPA: RIPOSO A BRESSANONE, ATTESA A NOVACELLA

Nessuna sorpresa a Bressanone, dove il Papa continua le sue ferie nel riserbo piu' completo.
Benedetto XVI finora non ha deciso alcuna variazione al programma estremamente riservato previsto per questo suo soggiorno nella cittadina altoatesina, e anche oggi sembra abbia deciso di trascorrere la giornata nelle sale del seminario che lo ospitano. Gli accessi dell'edificio, presidiati giono e notte dalle forza dell'ordine, sono rimasti chiusi, e si prevede che difficilmente ci sara' qualche sortita serale, anche perche', come nei giorni scorsi, dal tardo pomeriggio si prevedono pioggia e temporali.
Il pontefice trascorre il tempo studiando e lavorando, in un ambiente che gli e' familiare e che, in buona sostanza, si puo' considerare il suo habitat preferito, immerso nella grandissima - oltre 10 mila volumi - e preziosissima biblioteca del seminario. Gia' nei suoi precedenti soggiorni qui, prima da vescovo e poi da cardinale, il papa ha del resto trascorso gran parte del suo tempo nella biblioteca, anche se quest'anno la differenza e' che gli e' stato preparato una sorta di 'appartamento papale', comprendente anche uno studio.
Per arredarlo sono stati utilizzati anche alcuni pezzi provenienti dal locale museo diocesano - che e' uno dei piu' importanti del mondo. Tra questi pezzi un dipinto di Erler del 1200 raffigurante Bressanone, per la stanza da letto; un inginocchiatoio, per la cappellina; un antico orologio da tavolo e alcune sedie, per lo studio.
In tutto questo, sono diversi i posti in cui ci sia aspetta una 'sorpresa' nei prossimi giorni, ossia una visita del papa in privato. In cima alla lista dei posti con maggiori chanches di vedersi arrivare davanti alla porta la limousine nera targata CDV c'e' la millenaria abbazia di Novacella, l'unica agostiniana esistente in Italia.

© Copyright Agi

FOTO: Veduta dell'abbazia di Novacella, nel comune di Varna, nei pressi di Bressanone.