6 gennaio 2008

Ma siamo noi entrati davvero nell'essenza del presepio? (Un'omelia del cardinale Montini, 1955)


Vedi anche:

La cura Ratzinger per combattere la pedofilia tra le fila del clero non si ferma (Giansoldati per "Il Messaggero")

EPIFANIA: I VIDEO

Ogni autentico credente, con la piccola luce che porta dentro di sé, può e deve essere di aiuto a chi si trova al suo fianco

Il Papa: "Mea culpa sui preti pedofili". Ratzinger ispiratore della tolleranza zero varata quando era Prefetto della CDF (La Rocca per "Repubblica")

La Chiesa vuole mettersi al servizio dell'umanità e assolve appieno "la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore"

Si celebra oggi, nella solennità dell'Epifania, la Giornata mondiale dell'infanzia missionaria, incentrata sul tema "Accogliamo Gesù nel mondo"

SOLENNE MESSA A SAN PIETRO PER L'EPIFANIA

“Siamo venuti per adorarlo”: messaggio per la GMG di Colonia

«Pregate per le vittime dei preti pedofili». Pugno di ferro di Papa Benedetto contro chi si macchia di questi delitti (Il Tempo)

La Chiesa chiede perdono alle vittime dei preti pedofili (Tornielli per "Il Giornale")

Un invito alla pace ed alla concordia...

Card. Ratzinger: "Lo sguardo dei Magi arrivava lontano: erano persone che andavano alla ricerca di Dio e quindi di se stesse..." (Sul Natale)

J. Ratzinger ricorda gli anni del Concilio: la riforma liturgica e la discussione sulle "fonti della rivelazione":Scrittura e Tradizione (La mia vita)

Nella ricerca dei Magi la nascosta inquietudine di ogni essere umano (Mons. Ravasi per "L'Osservatore Romano")

Preghiera di riparazione per le vittime dei preti pedofili: il commento di Mons. Giuliodori (Radio Vaticana)

Antonio Socci: «Benedetto è il Papa dell’"illuminismo cristiano" e della libertà»

L'Epifania alla luce delle omelie e dei discorsi del Papa a Colonia (una riflessione del Prof. Lucio Coco)

Ma siamo noi entrati davvero nell'essenza del presepio?

Pubblichiamo ampi stralci dell'omelia - il testo integrale è in Discorsi e scritti milanesi, Brescia, Istituto Paolo VI, 1997, I, pp. 556-562 - che, nel giorno di Natale del 1955, l'allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini pronunciò in duomo soffermandosi in modo particolare sulla tradizione del presepio.

Giovanni Battista Montini

"È il Natale una data che tutti volentieri celebriamo. Ma sappiamo tutti renderci conto della sua essenziale bellezza? Potremmo tutti documentare la sua reale autenticità? Che cosa è, in fondo, il Natale? La festa della famiglia, dei bambini, dei poveri? la festa dei doni? Ecco: vi è intorno al Natale una fioritura di bontà, di umanità, di gentilezza e di carità, che davvero la iscrive fra i momenti più belli dell'annata, anzi della vita, fra quelli che potremmo chiamare caratteristici d'una civiltà, che cristiana si chiama: è così bello questo aspetto del Natale, che nessuno, neppure quelli che ne disconoscono il senso intimo ed operante, lo sanno rifiutare.
Poi viene l'aspetto lirico e sentimentale: a quanta poesia non ha dato origine il Natale? A quante dolci canzoni, a quante pastorali melodie? A quante nostalgie, contemplazioni, drammi interiori, affetti risorgenti, commosse intimità? La natura, la vita hanno un loro linguaggio dolce e innocente del Natale che ci fa assaporare qualcosa della primitiva armonia del creato e che ci restituisce alla gioia delle cose vere, delle cose semplici, delle cose buone, come un incantesimo vivificante.
Ma, subito dietro questo aspetto lirico e romantico, un altro va manifestandosi, che altera la limpidezza e la forza del grande motivo natalizio, ch'è tutto verità per introdurre elementi di fantasia, di leggenda, di gioco spettacolare: ecco l'albero del natale, ecco babbo natale, che vengono a sostituire il presepio, e tentano di risolvere in mito ed in gioco la deliziosa storicità del mistero. La mente si diverte, ma si confonde; si diventa volentieri fanciulli, ma tali si resta; non si comprende più, non si assurge più al sovrumano incontro col Bambino celeste.
E allora con facilità il Natale scivola nel surrogato: nei dolci, nei lumi, negli auguri, nei pranzi, che collegati con l'originaria letizia della festa religiosa hanno anch'essi una loro ragion d'essere, nella misurata espressione d'un gentile costume cristiano. Ma, a sé stanti, che sono? La festa comincia ad accusare il suo vuoto; e, per nasconderlo, comincia la frenesia del divertimento e della dissipazione esteriore e mondana: il Natale allora ha perduto ogni sua autenticità.
Vorrei che, per un istante, voi che qua convenite per ritrovare, nella celebrazione di questi riti sacri, la verità del Natale, aveste appunto a pensare qual è questa verità, questa insurrogabile autenticità.
Il presepio, mi direte.
Sì, il presepio. Il racconto di san Luca è così preciso e lineare, così noto e parlante, che ci fa assistere al dolcissimo, ineffabile avvenimento. Giova rileggerlo e assaporarlo (...) (cfr Luca, 2, 1-14).
La storia evangelica è sempre cordialmente stupenda e sempre ci affascina. Potremmo sostare senza fine, come bambini davanti al presepio, a tutto considerare, a tutto spiegare. Ma ora la nostra questione ci sospinge più oltre: questo è tutto? abbiamo compreso ciò che è avvenuto? qual è la realtà, il significato, il valore del fatto di cui abbiamo sentito la narrazione? La narrazione ci presenta le modalità storiche ed esteriori dell'avvenimento: ma abbiamo noi penetrato nell'essenza di questo avvenimento? Il fatto, in se stesso, che è?
È nato il Salvatore; è nato il Messia, Cristo Signore. Il Vangelo lo dice. Il quadro si allarga su sconfinati orizzonti: il Salvatore, il Messia! Qui c'è l'epilogo di tutta una filosofia, quella dell'uomo, che ha bisogno d'essere salvato; quella dell'uomo che non è sufficiente a se stesso. (...) Qui c'è il centro di tutta una storia, anzi della storia umana tutta quanta, che trova nel Cristo il suo senso e la sua dignità, la sua legge e la sua speranza.
Ma sappiamo di poter oggi osare di più. Chi è questo Salvatore? chi è questo Messia?
E la risposta viene dall'evangelista che ci ha dato la pagina, letta alla prima messa natalizia del rito ambrosiano, alla terza, invece, del rito romano.
Il Salvatore, il Messia, il Gesù di Betlem è il Verbo di Dio fatto uomo. Cadiamo in ginocchio. La meraviglia non ha confine. L'adorazione non ha sufficiente umiltà. La gioia non ha parole bastevoli.
Il cielo si è spalancato. Il mistero della vita interiore di Dio si è manifestato. L'unità trascendentale di Dio si è palesata feconda. Ancor prima della nascita di Cristo nel tempo, la sua nascita eterna fuori del tempo ci è annunciata. Ancor prima della sua esistenza fra noi ci è scoperta la sua preesistenza presso Dio, e Lui, Lui stesso ci è detto essere Dio: "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e Dio era il Verbo".
E questo mistero proprio di Dio si rivela a noi simultaneamente con quello dell'incarnazione, proprio di Cristo, Dio e Uomo. "E il Verbo si è fatto carne, e ha dimorato fra noi". I problemi più alti della teologia s'intrecciano in modo mirabile; al centro il mistero di Cristo.
Chi è dunque il Bambino che ammiriamo nel presepio? La formulazione dogmatica della risposta a questa domanda ha impegnato i primi secoli della preghiera e della meditazione cristiana. I grandi concilii di Nicea, di Efeso, di Calcedonia, di Costantinopoli hanno decifrato i termini sorprendenti del mistero di Cristo; Egli è Uno; una sola Persona quella del Verbo di Dio; vivente in due nature, la divina e l'umana; avente perciò Dio per Padre, prima di tutti i secoli; Maria per Madre nel tempo, nel momento preciso della storia evangelica.
Già il nostro sant'Ambrogio, come tutti i Padri, interessati al massimo per dare alla Chiesa il concetto esatto, per quanto è dato a menti umane definirlo, dell'imprevedibile prodigio, aveva detto: "questa è la fede, che Cristo è Figlio di Dio ed eterno del Padre, e che è nato da Maria Vergine" (De Incarnationis dominicae sacramento, V, 35).
Questa strabiliante verità che i cristiani dovrebbero sempre avere presente allo spirito, e che i non cristiani si sforzano di ignorare, è la ragione profonda della festa del Natale; ed è talmente innestata nei nostri destini da riverberare su ogni aspetto della vita i suoi raggi meravigliosi. Tutto sarebbe da meditare e da valutare alla luce del mistero dell'Incarnazione.
Basti dire che da tale mistero sono regolati i nostri rapporti con Dio. Quei rapporti, che faticosamente la mente e il cuore umano andavano divinando fra la vita umana e la divinità, costituendo la chiave di volta del pensiero filosofico e morale, sono posti in termini esatti, nella storia e nello spirito umano, con vivente concretezza; Cristo, Uomo-Dio, è il ponte religioso fra il cielo e la terra. E se tutto si può dire, dipende dalla concezione religiosa - positiva o negativa che l'uomo si fa della vita, tutto dipende per noi da Cristo, dai rapporti cioè che noi abbiamo con Cristo, Egli è il nuovo Adamo; la nuova fonte della vita; il necessario. Egli è la Pietra d'angolo.
E se non siamo restii alla grande rivelazione di Dio fatto uomo, non soltanto le realtà divine ci sono annunciate, ma le realtà umane altresì. La teologia del presepio è la più alta, la più chiara, la più consolante antropologia. La vita umana acquista in Cristo la sua significazione, il suo valore, la sua dignità, il suo carattere sacro, ch'è quanto dire la sua libertà, la sua intangibile personalità.
Il discorso non avrebbe più fine: l'apologia dell'uomo e l'esaltazione della vita scaturiscono proprio, con vena inesauribile, dal mistero del Natale, contemplato nella sua autenticità.
E come del Natale autentico siamo fatti e ci chiamiamo cristiani, così dal Natale sembra venire a noi un invito ad essere autentici cristiani
.
Oggi questo termine di "cristiano" sembra svigorito da quanti ancora lo usano per dare una generalissima ed estrema qualifica alla vita, alla cultura, alla civiltà, le quali dal cristianesimo hanno avuto la benefica impronta; ma che cercano, appena possono, di dimenticarlo o di risolverlo in altre formule, laiche e punto impegnative alle supreme e vitali conseguenze, che il nome cristiano porta con sé.
Un Natale senza Cristo, e un nome cristiano senza la fede in Cristo sono irrisioni alla verità divina e all'intelligenza umana.
Vediamo noi, fedeli, di dare al Natale il suo autentico valore e splendore: la celebrazione del mistero dell'Incarnazione; e di dare al nome cristiano la gloria e la potenza ch'esso deve portare con sé, quelle d'un'autentica vita cristiana. E così sia.

(©L'Osservatore Romano - 6 gennaio 2008)

Nessun commento: