6 gennaio 2008

La cura Ratzinger per combattere la pedofilia tra le fila del clero non si ferma (Giansoldati per "Il Messaggero")


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«Preghiera mondiale per le vittime dei preti pedofili»

Il cardinale Hummes invita i presìdi cattolici di tutti i continenti ad aprire “cenacoli eucaristici”

di FRANCA GIANSOLDATI

CITTA’ DEL VATICANO - La cura Ratzinger per combattere la pedofilia tra le fila del clero non si ferma. Dopo il varo di regole più severe per l’ammissione nei seminari degli aspiranti preti (norme licenziate due anni fa dalla Congregazione per l’educazione cattolica) il Vaticano ha deciso di sfoderare anche l’arma più potente che ha - la preghiera - chiamando a raccolta i fedeli nelle diocesi, nei conventi, nelle parrocchie, nei seminari e nelle rettorie di tutto il mondo. L’ordine di scuderia è quello di adorare l’Eucarestia in modo perpetuo per le vittime degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti così come di recitare rosari per la santificazione dei ministri di Dio. L’iniziativa senza precedenti è stata annunciata con un’intervista all’Osservatore Romano dal cardinale Claudio Hummes, prefetto della Congregazione del Clero. Il porporato brasiliano alla guida del ministero dal quale dipendono i 400 mila e passa sacerdoti sparsi nei cinque continenti, ha illustrato nei dettagli in cosa consiste l’offensiva spirituale che entrerà in vigore con effetto immediato. L’obiettivo è di aprire «cenacoli eucaristici» per alimentare un grande e ampio movimento spirituale. «Abbiamo proposto ai vescovi di promuovere nelle diocesi veri e propri cenacoli in cui consacrati e laici si dedichino uniti fra loro e in spirito di vera comunione alla preghiera sotto forma di adorazione eucaristica continuata» ha spiegato Hummes, specificando che lo spirito alla base dell’iniziativa riguarda una «genuina e reale riparazione e purificazione». Un altro mea culpa, dunque, nel solco della linea tracciata da Papa Wojtyla nel 2001 per fronteggiare la crisi degli abusi sessuali in America. Chi si fa prete non può fare del male ai bambini, ripeteva con amarezza Giovanni Paolo II ai cardinali americani convocati d’urgenza a Roma in quel periodo per una consultazione.

L’allora cardinale Ratzinger affrontò tecnicamente la questione suggerendo di centralizzare presso la Congregazione della Dottrina delle Fede i processi canonici contro i preti pedofili al fine di garantire tempestività nell’azione ma anche maggiore rigore.

La situazione venutasi a creare negli Stati Uniti, in Australia e in Irlanda ha portato sull’orlo della bancarotta non poche diocesi costrette a vendere i propri beni per risarcire le vittime. L’anno scorso la diocesi di Los Angeles è stata condannata a pagare 660 milioni di dollari per 500 vittime. Cifre da capogiro ma soprattutto danni all’immagine complessiva della Chiesa.

Salito sul soglio di Pietro Benedetto XVI ha intrapreso una linea dura. Il fenomeno degli abusi costituisce una vera e propria spina nel fianco del pontificato anche se il Vaticano fa presente che riguarda solo una «piccolissima parte» di sacerdoti.

«Neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale» ha aggiunto Hummes. La stragrande maggioranza «non ha nulla a che vedere con fatti di questo genere ma tutti i sacerdoti hanno comunque bisogno di aiuto spirituale per continuare a vivere la propria vocazione. La Chiesa ha sempre pregato per la riparazione dei peccati di tutti».

© Copyright Il Messaggero, 6 gennaio 2008 consultabile online anche qui

Grazie anche a Franca Giansoldati per l'articolo molto approfondito :-)
R.

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