3 giugno 2008

Benedetto XVI al vertice FAO: la sicurezza alimentare si persegue con riforme coraggiose (Radio Vaticana)


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Benedetto XVI al vertice FAO: la sicurezza alimentare si persegue con riforme coraggiose. Inaccettabile la fame in un mondo che ha le risorse per sconfiggerla

La fame e la malnutrizione non delle fatalità senza soluzione: sul pianeta ci sono risorse e mezzi per sconfiggerle, ma servono “provvedimenti coraggiosi” che partano dall’idea di difendere l’essere umano e non il profitto. E’ il pensiero “forte” che Benedetto XVI, attraverso il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha affidato alla Conferenza internazionale della FAO aperta stamattina a Roma. Il Papa si è soffermato sul tema della sicurezza alimentare e sul rincaro dei prezzi che la minacciano, invocando “riforme strutturali” e “nuove strategie” come, ad esempio, l’accesso dei piccoli agricoltori sui mercati internazionali. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Visione etica, che predilige l’uomo - specie se affamato - contro logica del portafoglio, che valuta il bisogno di cibo dal versante del fatturato. In estrema sintesi, è su questa contrapposizione che Benedetto XVI ha giocato la sua articolata e partecipata riflessione offerta ai capi di Stato e di governo seduti nel parterre della FAO. La fame, ha affermato recisamente nel suo messaggio letto dal cardinale Bertone, non si vince perché la tecnologia oggi consente miracoli, né tantomento una nazione povera riuscirà a svilupparsi se poi contro di essa si muovono protezionismi e speculazioni. La fame si batte se politica e tecnologia guardano non al fenomeno in sé ma all’affamato, alla sua dignità di essere umano, e agiscono ispirate da criteri di solidarietà:

"Se, pertanto, il rispetto della dignità umana fosse fatto valere sul tavolo del negoziato, delle decisioni e della loro attuazione, si potrebbero superare ostacoli altrimenti insormontabili e si eliminerebbe, o almeno diminuirebbe, il disinteresse per il bene altrui. Di conseguenza, sarebbe possibile adottare provvedimenti coraggiosi, che non si arrendano di fronte alla fame ed alla malnutrizione, come se si trattasse semplicemente di fenomeni endemici e senza soluzione”.

No, “povertà e malnutrizione non sono una mera fatalità, provocata da situazioni ambientali avverse o da disastrose calamità naturali”, aveva detto il Papa in un altro passaggio poco prima. E i “doveri di giustizia verso quanti soffrono la fame”, aveva avvertito, non devono sottostare a “considerazioni di carattere esclusivamente tecnico o economico”. Purtoppo, ha osservato con realismo il Pontefice:

“La crescente globalizzazione dei mercati non sempre favorisce la disponibilità di alimenti ed i sistemi produttivi sono spesso condizionati da limiti strutturali, nonché da politiche protezionistiche e da fenomeni speculativi che relegano intere popolazioni ai margini dei processi di sviluppo. Alla luce di tale situazione, occorre ribadire con forza che la fame e la malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che, in realtà, dispone di livelli di produzione, di risorse e di conoscenze sufficienti per mettere fine a tali drammi ed alle loro conseguenze”.

In questo scenario, dunque la “grande sfida” - e il il Papa lo aveva messo in chiaro non più di tre giorni fa - è quella di “globalizzare non solo gli interessi economici e commerciali, ma anche le attese di solidarietà”. In che modo? Anzitutto, ha indicato - ringraziando la lotta condotta dalla FAO contro la fame - i governi dovrebbero collaborare “in maniera sempre più trasparente con le organizzazioni della società civile impegnate a colmare il crescente divario tra ricchezza e povertà”. E inoltre, si dovrebbero attuare “quelle riforme strutturali che, a livello nazionale, - ha notato - sono indispensabili per affrontare con successo i problemi del sottosviluppo, di cui la fame e la malnutrizione sono dirette conseguenze”. E qui, il discorso di Benedetto XVI ha toccato il nervo scoperto dell’attualità mondiale: la crisi alimentare e la sua causa principale, la crescita dei prezzi dei prodotti agricoli. Per il Papa una strada da percorrere può essere questa:

“Occorre incrementare la disponibilità del cibo valorizzando l’industriosità dei piccoli agricoltori e garantendone l’accesso al mercato. L’aumento globale della produzione agricola potrà, tuttavia, essere efficace, solo se sarà accompagnato dall’effettiva distribuzione di tale produzione e se essa sarà destinata primariamente alla soddisfazione dei bisogni essenziali. Si tratta di un cammino certamente non facile, ma che consentirebbe, fra l’altro, di riscoprire il valore della famiglia rurale: essa non si limita a preservare la trasmissione, dai genitori ai figli, dei sistemi di coltivazione, di conservazione e di distribuzione degli alimenti, ma è soprattutto un modello di vita, di educazione, di cultura e di religiosità”.

Alla luce di tali principi, “auspico che le delegazioni presenti a questa riunione - ha concluso Benedetto XVI - si assumano nuovi impegni e si prefiggano di realizzarli con grande determinazione”:

“La Chiesa cattolica, dal canto suo, desidera unirsi a questo sforzo! In spirito di collaborazione, essa trae dalla saggezza antica, inspirata al Vangelo, un appello fermo ed accorato, che rimane di grande attualità per quanti partecipano al Vertice: ‘Dà da mangiare a colui che è moribondo per la fame, perché, se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso’. Vi assicuro che, in questo cammino, potete contare sull’apporto della Santa Sede”.

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Tra scienza e fede, un patrimonio unico da salvaguardare

Il «sacro telo» è da sempre oggetto di studio. Gli interventi più importanti degli ultimi anni, si sono però concentrati soprattutto sui criteri di conservazione

DI MARCO BONATTI

Ha commosso e colpito al cuore i settemila pelle­grini torinesi presenti nell’Aula Paolo VI, ieri, l’annun­cio di Benedetto XVI.

Spiazzando tutti il Papa non solo ha annun­ciato la concessione dell’Osten­sione della Sindone per il 2010 ma si è anche invitato per l’occa­sione.

Una gioia che coinvolge in maniera particolare l’arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto, che aveva fortemente de­siderato questa opportunità.
Dunque l’ostensione si farà, in­dipendentemente dai restauri della Cappella del Guarini, che probabilmente nel 2010 non sa­ranno ancora conclusi. Un even­to che si svolgerà a dieci anni dal- l’ultima ostensione durante il Giubileo. Nel XX secolo le espo­sizioni pubbliche sono state ce­lebrate nel 1931 (matrimonio di Umberto e Maria José di Savoia), 1933 (XIX centenario della Re­denzione) e poi, dopo un lungo intervallo, nel 1978, per il quarto centenario del trasferimento del­la Sindone da Chambéry a Tori­no. Infine nel 1998, quando Gio­vanni Paolo II fu il primo Papa a venerare il Telo in un’ostensione pubblica.
A queste date occorre aggiunge­re quella dell’Ostensione televi­siva del 1973, che segnò anche l’i­nizio di un grande interesse, in tutto il mondo, per le questioni scientifiche collegate alla Sindo­ne, in particolare quella dell’«au­tenticità ». Un’importante serie di esami sul Telo – che ancor oggi costituisce un riferimento per gli studiosi – venne realizzata subi­to dopo l’ostensione del 1978 dal­lo Sturp (progetto di ricerca a­mericano sulla Sindone). Nel 1988 si svolse invece l’esame col C14 per la datazione, che asse­gnò alla Sindone un’epoca me­dievale. Ma oggi quei risultati so­no molto discussi nella comunità scientifica, sia per l’esito sia per le metodologie con cui vennero realizzati. Nel 2000, prima del­l’Ostensione del Giubileo, venne celebrato a Torino un simposio che, per la pri­ma volta, riunì scienzia­ti di ogni Paese e di con­vinzioni diverse, con l’o­biettivo di formulare proposte per un nuovo programma di studi sul Telo, al­la luce delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Le pro­poste formulate dopo il simpo­sio sono state affidate, per una valutazione e un coordinamento, alla Commissione scientifica no­minata dal custode, l’arcivesco­vo di Torino, che le trasmetterà poi alla Santa Sede per una e­ventuale nuova serie di esami scientifici.
L’ultimo decennio è stato carat­terizzato, più che da nuove «sco­perte », da un importante lavoro orientato a rendere la Sindone più conosciuta e meglio «fruibi­le », utilizzando tecniche non in­vasive. In questa direzione si col­loca la decisione di conservare il Telo disteso e non più arrotolato, con la conseguenza di ridurre le tensioni del tessuto e di arresta­re la formazione delle pieghe, che nel tempo rendevano sempre più difficile la «lettura» dell’immagi­ne. A questa scelta è collegata an­che la nuova sistemazione della Sindone all’interno del Duomo di Torino, nella cappella sotto­stante la Tribuna Reale, in una teca (realizzata da Alenia Spazio) che garantisce le migliori condizioni di sicurezza e di conservazione og­gi possibili.
Altro intervento fondamentale è il restauro eseguito nel 2002, quando il Lenzuolo venne «ripu­lito » dai segni delle bruciature dell’incendio di Chambéry del 1532 e dai materiali residui ac­cumulatisi negli interstizi.

Sia la sistemazione della Sindo­ne «distesa» sia la ripulitura del 2002 sono stati eseguiti sotto la supervisione diretta di Mechthild Flury-Lemberg, esperta mondia­le di tessuti (fra i suoi altri lavori si ricordano gli interventi sull’a­bito di san Francesco d’Assisi). I restauri sul Telo hanno portato a disporre di un’immagine della Sindone completamente rinno­vata, documentata dalla serie di nuove fotografie realizzate da Giandurante. Inoltre è stato pos­sibile realizzare una «mappatu­ra digitale» completa del Telo, che consente di osservare i minimi dettagli operando da monitor.
Il più recente intervento di tipo «visivo» sulla Sindone è la mega­fotografia realizzata dalla società Hal 9000 (che ha curato anche l’immagine del Cenacolo di Leo­nardo) nell’ambito del progetto «Passio» della diocesi di Novara. La nuova immagine elettronica è stata presentata nel Duomo di Torino il 6 maggio scorso, nel­l’ambito delle celebrazioni per la festa liturgica della Sindone (4 maggio). Grazie a un software ap­posito è possibile intervenire con grande rapidità sull’immagine e­videnziandone particolari e det­tagli: un sistema che potrà risul­tare utile soprattutto per un uso divulgativo.

© Copyright Avvenire, 3 giugno 2008

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ANGELUS - L’infinito nel finito

Gesù di Nazareth e Maria “nei limiti della storia”

Fabio Zavattaro

“Ogni persona ha bisogno di un centro della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell’avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo”.
È ancora una volta un’immagine che ci svela il senso della riflessione di Papa Benedetto ai fedeli, convenuti in piazza San Pietro per la recita della preghiera mariana dell’Angelus, nella prima domenica del mese di giugno. Mese tradizionalmente dedicato al cuore di Cristo, ricorda il Papa, simbolo della fede cristiana particolarmente caro sia al popolo, sia ai mistici e ai teologi, perché esprime in modo semplice e autentico la buona novella dell’amore. Ancora un’immagine: “Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il mistero invisibile e ineffabile nel cuore umano di Gesù, il Nazareno”.
Ma la liturgia, ricorda ancora il Papa, ci porta a ricordare non solo il cuore di Gesù ma anche quello immacolato di Maria: proprio sabato, in piazza San Pietro, se ne è fatta memoria nella festa della Visitazione. Così è a Maria che Papa Benedetto affida ancora una volta le vittime delle catastrofi naturali in Cina, il terremoto, e in Myanmar, il ciclone Nargis.
Proprio venerdì scorso il Papa aveva ricevuto in Vaticano i vescovi dell’ex Birmania per la loro quinquennale visita ad limina. E a loro aveva detto che la Chiesa nel Paese è conosciuta e ammirata per la sua solidarietà con i poveri e i bisognosi; un impegno particolarmente evidente in questi giorni del dopo ciclone. Impegno che il vescovo di Pathrin, monsignor John Hsane Hgyi, ribadiva mettendo in risalto che tutto il Paese, tutte le religioni si sono unite. Sono diventate una cosa sola concentrandosi sulle vittime del ciclone e sugli aiuti.
È, dunque, alla materna intercessione di Maria che il Papa affida ancora una volta le popolazioni della Cina e del Myanmar colpite dalle calamità naturali, e quanti attraversano le tante situazioni di dolore, di malattia e di miseria materiale e spirituale che segnano il cammino dell’umanità.
E come non riandare con la mente alla sera del 31 in piazza San Pietro, rosario a conclusione del mese di maggio, voluto dalla diocesi di Roma, c’era il cardinale vicario Camillo Ruini, presente il Papa.
Proprio Benedetto XVI ha affermato che “a distanza di secoli e millenni, il Magnificat resta la più vera e profonda interpretazione della storia, mentre le letture fatte da tanti sapienti di questo mondo sono state smentite dai fatti nel corso dei secoli”. In un mondo nel quale “contano altre persone e pesano altri poteri”, a vedere la verità è “una sconosciuta fanciulla di uno sperduto villaggio della Galilea”, ha ricordato Papa Ratzinger. “Il suo cuore è limpido, totalmente aperto alle luce di Dio; la sua anima è senza peccato, non appesantita dall’orgoglio e dall’egoismo”.
Il Rosario, quando non è meccanica ripetizione di formule tradizionali, ha affermato ancora il Papa, è una meditazione biblica che ci fa ripercorrere gli eventi della vita del Signore in compagnia della Beata Vergine, conservandoli, come Lei, nel nostro cuore. La fede ha fatto vedere a Maria l’opera di Dio nella storia; le ha fatto vedere “che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti provvisori, mentre il trono di Dio è l’unica roccia che non muta e non cade”.
Nel terminare la sua riflessione, davanti a moltissimi fedeli, le candele accese, Benedetto XVI ha chiesto loro di portare nelle comunità, nelle case, “i medesimi sentimenti di lode e di ringraziamento di Maria verso il Signore, la sua fede e la sua speranza, il suo docile abbandono nelle mani della Provvidenza divina. Imitiamo – ha detto ancora il Papa – il suo esempio di disponibilità e generosità nel servire i fratelli. Solo, infatti, accogliendo l’amore di Dio e facendo della nostra esistenza un servizio disinteressato e generoso al prossimo, potremo elevare con gioia un canto di lode al Signore”.

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«Se il Signore mi donerà vita e salute spero di venire anch’io»

«Occasione per contemplare quel misterioso volto, che parla al cuore degli uomini invitandoli a riconoscervi il volto di Dio»

DA ROMA MIMMO MUOLO

Esplode fragoroso l’applauso del­l’Aula « Paolo VI » , quando il Papa annuncia che nella primavera del 2010 ci sarà una nuova Ostensione della Sindone. Benedetto XVI si ferma per qual­che secondo, alza gli occhi dai fogli del di­scorso e, non appena l’entusiasmo dimi­nuisce un po’, sorridendo aggiunge: «Se il Signore mi donerà la vita e la salute spero di venire anche io». Così l’applauso ripar­te più forte di prima e la grande aula delle udien­ze generali, gremita da ol­tre settemila fedeli giunti da Torino insieme con il loro arcivescovo, cardina­le Severino Poletto, di­venta una specie di mare agitato, con migliaia di braccia che sventolano fazzoletti bianchi e gialli.
È il momento culminan­te del pellegrinaggio che l’arcidiocesi piemontese ha compiuto ieri a Roma, alla vigilia della conclusione della visita pastorale, previ­sta per domenica prossima. Un incontro, quello con il Pontefice, che – come egli stesso sottolinea – «corona il cammino spi­rituale e pastorale compiuto dalla vostra comunità diocesana in questi anni» (la vi­sita pastorale è iniziata nel 2003 e si è svol­ta secondo la dinamica della traditio-red­ditio fidei, con diverse iniziative missio- narie, per avvicinare anche i cosiddetti 'lontani') e di fatto apre l’ulteriore tratto di strada che porterà al 2010.
«Dopo questa ristoratrice pausa romana – ricorda infatti il Pontefice – occorre ri­prendere la strada e nuovi impegni vi at­tendono. Il prossimo anno pastorale, in­fatti, lo dedicherete alla Parola di Dio e quello successivo vi vedrà orientati verso una più attenta contemplazione del mi­stero della Passione di Cristo. In tale con­testo, sono lieto di venire incontro alla vo­stra grande attesa e di ac­cogliere il desiderio del vostro arcivescovo, con­sentendo che nella pri­mavera del 2010 abbia luogo un’altra solenne 'O­stensione della Sindone'. Sarà un’occasione quan­to mai propizia – ne sono certo – per contemplare quel misterioso Volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invi­tandoli a riconoscervi il volto di Dio, il quale 'ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, per­ché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna'».
Per questo il Papa raccomanda di affidar­si a Cristo. «Se sarà Gesù il centro delle vo­stre famiglie, delle vostre parrocchie e di o­gni comunità sentirete viva la sua presen­za e cresceranno l’unità e la comunione tra tutte le varie articolazioni della dioce­si ». Preghiera, frequente pratica dei sacra­menti, specialmente dell’Eucaristia e del­la Confessione e formazione continua dei giovani e degli adulti sono le raccoman­dazioni principali del Papa. «Sulla scia dei vostri santi, attenti alle esigenze dei gio­vani ed ai poveri, come don Bosco, il Mu­rialdo, il Cottolengo, il Cafasso ed altri an­cora, possa la vostra diocesi brillare per le opere di carità e per uno sforzo corale nel­­l’affrontare la grande 'sfida educativa' del­le nuove generazioni». Infine l’affidamen­to a Maria. «La celeste Madre di Cristo, che voi invocate come Consolata e Ausiliatri­ce, protegga i sacerdoti e gli operatori pa­storali; ottenga alle vostre comunità nu­merose e sante vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata; susciti nei ragazzi e nelle ragazze il desiderio di seguire l’alto i­deale della santità; sia per tutti conforto e sostegno, specialmente per gli anziani, i malati, i sofferenti, le persone sole e ab­bandonate ».
Non manca, infine, pur nel clima di gioia, il ricordo delle vittime dell’alluvione dei giorni scorsi. Benedetto XVI assicura la sua «particolare vicinanza spirituale e di soli­darietà » alle popolazioni colpite e «una speciale preghiera al Signore, perché ac­colga nella sua pace le vittime e sostenga quanti lottano per far fronte alla grave ca­lamità naturale».

© Copyright Avvenire, 3 giugno 2008

Laici Don Orione alla Bonino: "Patetico attacco a Benedetto XVI"

ASSOCIAZIONI: LAICI DON ORIONE (MLO), “PATETICO ATTACCO A BENEDETTO XVI”

“Ancora una volta vogliamo esprimere la nostra più sentita solidarietà e vicinanza al Santo Padre per l’ennesimo e patetico attacco via radio e agenzie di stampa al quale è stato sottoposto Benedetto XVI”.

E’ quanto dichiara in una nota il Mlo, Movimento Laicale di Don Orione in merito a quanto affermato a Radio Radicale – e riportato dai giornali di oggi dal vicepresidente del Senato, Emma Bonino.

“L’intenzione vera – prosegue il Mlo – è quella di mettere a tacere il Papa e la Chiesa. Invocare un modello teocratico in Italia è assurdo, soprattutto in un paese dove è stato impedito al Pontefice di parlare all’università di Roma e dove il dichiararsi non cattolico sembra ormai un valore aggiunto”.

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Bene! E gli altri movimenti ecclesiali ed associazioni?
R.

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L’ANNUNCIO DEL PAPA: DAL 2010 NUOVA OSTENSIONE DELLA SINDONE

Quel volto da sempre cercato che ci svela la verità

DAVIDE RONDONI

Non c’è nulla come cercare quel volto.
Non c’è nulla come cercare il volto del destino. Cioè il volto profondo di quel che ci succede. Di quel che ci arriva addosso. Il suo volto, vogliamo sapere. Vogliamo vedere al fondo della vita che ci tocca di vivere, vita che con i suoi splendori e orrori a volte ci toglie il respiro, vedere che volto ci sia.
Vogliamo sapere se si tratta di un viso spento come un oblìo, un viso vuoto, che non ha nessun interesse per noi.
Un viso come uno sbadiglio. Come una statua impassibile. Vogliamo vedere se hanno ragione coloro che dicono che al fondo delle cose ci aspetta solo il buio e nessun volto. Oppure solo il ghigno di un fato che si prende gioco di noi.
Vogliamo sapere se nel fondo dei nostri giorni, dei nostri amori, dei nostri dolori c’è il viso di un 'ubriaco' come diceva un personaggio di Shakespeare.
O se invece c’è il viso della Sindone, quello di un Dio che ha amato l’uomo, noi, fino a patire. Un Dio che ha avuto passione per l’uomo. Da sempre, l’uomo ha cercato quel volto. Lo ha gridato il salmista. Lo cercavano i sapienti di ogni popolo, nei segni che sembrava lasciare tra fuochi e stelle, tra tempeste e aliti lievi del vento. Lo hanno cercato sempre gli uomini.
Immaginandolo nelle visioni, inseguendolo nelle altezze del pensiero e negli slanci pazienti delle arti. E anche il cosiddetto uomo moderno, o meglio ciò che certi maestri di epoche recenti hanno denominato tale, pur se fingeva di disinteressarsi di quel volto e di non cercarlo più, in realtà ha sempre alzato volti da guardare come se rappresentassero il suo destino. Come l’uomo di sempre. Abbiamo avuto le maschere a volte tragiche, a volte grottesche, quasi sempre cieche e sorde ai bisogni profondi della vita: le maschere del Potente, dell’Eroe, della Celebrità. In certi momenti il volto di un uomo si è immedesimato con il destino di un popolo, di una nazione, o di una rivoluzione. Lo hanno idolatrato. Ma ha lasciato spesso il vuoto, e spesso l’orrore dietro di sé. Invece il volto dell’uomo della Sindone chi è? Al di là delle diatribe tra filologi ed esperti, quel volto come fu allora per il volto di Cristo non vuole imporsi alla nostra attenzione, resta sempre in un suo velo di segreto. Perché occorre sempre cercare il volto di Cristo. Occorre sempre, per riconoscere veramente, anche una mossa della libertà, un rinnovarsi della domanda. Anche i suoi primi discepoli, che l’avevano davanti nelle colline, sulle rive del lago o anche ai tavoli di gente discutibile, lo fissavano per cercare di capire chi era veramente. Ogni volta capivano di più, e ogni volta dovevano chiederselo di più. Nel 2010 il Papa ci dona l’occasione per andare a vederne questo segno unico e misterioso. Per rinnovare ancora la ricerca di quel volto. Che è il volto della verità. La quale per i cristiani non è un discorso.
Non è nemmeno una cosa da 'spiegare' o di cui 'convincere' gli altri. La verità è il volto di un Dio appassionato, fino al dolore, alla nostra vita. Non si tratta per noi di sapere un discorso, una formula, o una bella frase. Si tratta della gioia di vederlo, e dell’opera di assomigliargli.

© Copyright Avvenire, 3 giugno 2008

Messaggio del Papa alla FAO: "Occorre ribadire con forza che la fame e la malnutrizione sono inaccettabili"

Clicca qui per leggere il testo del Messaggio del Santo Padre alla FAO.

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Pellegrini alla tomba di Pietro. Come nell'antica Roma

Dieci metri sotto la basilica vaticana è possibile ripercorrere la stessa strada che conduceva alla sepoltura dell'apostolo, tra file di tombe romane uscite intatte dagli scavi. L'ultimo restauro è di pochi giorni fa. Una meraviglia di arte, di storia, di fede

di Sandro Magister

ROMA, 3 giugno 2008 – Immaginiamo che sia notte, come nella foto qui sopra. Stiamo percorrendo una stradina affiancata da tombe romane del II e III secolo dopo Cristo. Siamo sulle prime pendici del Colle Vaticano. A poca distanza c'è l'imponente obelisco che sorgeva al centro dello stadio di Caligola e Nerone.

Lì fu martirizzato l'apostolo Pietro. E lungo questa stradina sorge il "trofeo" che segna il luogo in cui fu sepolto.

Proprio così. L'unica cosa inesatta è che non è notte. E quel cielo buio è il pavimento della basilica di San Pietro, sotto la quale stiamo camminando.
Quando nel IV secolo l'imperatore Costantino costruì la basilica, volle che il piano dell'abside poggiasse proprio sopra la tomba dell'apostolo. E per portare allo stesso livello anche la navata coprì di terra tutte le tombe che da quella di Pietro si susseguivano in leggera discesa in direzione del fiume Tevere. Nel Cinquecento, al posto della basilica costantiniana e a un livello più alto fu costruita una nuova basilica più grande, l'attuale. In ogni caso, per sedici secoli nessuno scavò sotto il pavimento della basilica.
Fu Pio XII, nel 1939, a dare il via all'esplorazione archeologica. E in pochi anni furono riportate alla luce non solo la tomba di Pietro, sotto l'altare maggiore della basilica, ma anche altre 22 tombe allineate lungo l'antica stradina, per un tratto di circa 70 metri, una decina di metri al di sotto della navata centrale della chiesa.

Nel 1998 le autorità vaticane ordinarono il restauro e la valorizzazione della necropoli scavata sotto la basilica di San Pietro.
L'ultima delle tombe restaurate è stata inaugurata pochi giorni fa, mercoledì 28 maggio. È la più grande e sontuosa tra quelle tornate alla luce. Fu edificata poco dopo la metà del II secolo, quando l'imperatore era Marco Aurelio, da un'importante famiglia romana, quella dei Valerii. Oltre alle statue di membri della famiglia, di filosofi e di divinità, spiccano la testa leggiadra di una fanciulla e quella in stucco dorato di un bambino col caratteristico ciuffo di Iside.
Le 22 tombe della necropoli sono quasi tutte pagane, con tracce di culti orientali. L'unica interamente cristiana è quella dei Iulii. Nella sua volta risplende un meraviglioso mosaico che raffigura Cristo come Sole ed Apollo, mentre ascende al cielo su una quadriga di cavalli bianchi, reggendo il globo terrestre nella mano sinistra. Alle pareti, si distinguono le immagini del Buon Pastore, di Giona inghiottito dal mostro marino e di un pescatore che getta tra le onde l'amo al quale un pesce abbocca mentre un altro fugge, simbolo delle anime che possono accogliere o rifiutare la salvezza.
Ciò che più impressiona, di questo sepolcreto, è che esso è quasi intatto. È com'era poco prima che Costantino lo interrasse. Percorrendolo, si ricalcano i passi degli antichi cittadini di Roma, ma anche di quei pellegrini che si recavano a pregare alla tomba dell'apostolo Pietro. La preistoria della basilica di San Pietro è nei mattoni, nei marmi, nelle statue, nelle scritte, nelle decorazioni di questa antica strada tra le tombe, fino al luogo della sepoltura del pescatore di Galilea divenuto apostolo di Cristo e morto martire nella capitale del più grande impero del mondo.

Risalito in superficie, nella basilica e nella piazza, il pellegrino vedrà che questo percorso dall'antica Roma al cristianesimo prosegue unitario. Il nuovo impero è quello del perdono di Gesù a tutti gli uomini, mediato dalla Chiesa. Dalla sommità della facciata della basilica di San Pietro, come da una tribuna, il Salvatore e i santi guardano l'ovale del nuovo circo disegnato dal colonnato del Bernini, con al centro lo stesso obelisco presso cui l'apostolo fu crocifisso. Circo aperto "urbi et orbi", alla città e al mondo intero.

Il restauro della tomba dei Valerii è stato curato dalla Fabbrica di San Pietro e in particolare dal direttore dei lavori di conservazione della necropoli, Pietro Zander.
È durato dieci mesi ed è stato eseguito da Adele Cecchini e Franco Adamo, grandi specialisti in restauri di opere antiche, in Italia, in Egitto, a Gerusalemme.
Le spese sono state sostenute dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra fondata e presieduta da Hans-Albert Courtial, la stessa che organizza ogni autunno, a Roma, splendidi concerti di musica sacra nelle basiliche papali, con i Wiener Philarmoniker come ospiti fissi:

Pro Musica e Arte Sacra

Grazie ai contributi suoi e di altri benefattori, la Fondazione ha consentito negli ultimi anni il restauro di importanti opere d'arte presenti nelle basiliche romane. Ultimato quello della tomba dei Valerii, gli interventi in corso riguardano il ciborio marmoreo dell'altare maggiore della basilica di San Paolo fuori le Mura, il coro ligneo della basilica di San Giovanni in Laterano e l'organo della chiesa di Sant'Ignazio di Loyola.

La più affascinante guida illustrata alla necropoli sotto la basilica vaticana è la seguente:

Pietro Zander, "La Necropoli sotto la Basilica di San Pietro in Vaticano", Fabbrica di San Pietro ed Elio de Rosa editore, Roma, 2007, pp. 136.

Le visite guidate agli scavi si effettuano ogni giorno dalle ore 9 alle 18, ad esclusione della domenica e dei giorni festivi in Vaticano.
Per la particolare collocazione del sito nei sotterranei della basilica e per le sue ridotte dimensioni è consentito l’accesso agli scavi solo a un limitato numero di persone di età superiore ai quindici anni.

L’autorizzazione alla visita va richiesta alla Fabbrica di San Pietro per fax (+39.0669873017) o per e-mail (scavi@fsp.va), indicando il numero delle persone, la lingua, le date disponibili e un recapito per la risposta.

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FAO: PAPA, C'E' BISOGNO DI PROVVEDIMENTI CORAGGIOSI

(ASCA) - Roma, 3 giu - E' possibile adottare ''provvedimenti coraggiosi che non si arrendono di fronte alla fame e malnutrizione come se si trattasse semplicemente di fenomeni endemici e senza soluzione''. Lo afferma Papa Benedetto XVI nel messaggio letto dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, al summit della Fao in corso a Roma.

FAO/ PAPA: GLOBALIZZARE NON SOLO ECONOMIA MA ANCHE SOLIDARIETA'
Messaggio letto da card. Bertone ad apertura vertice

Roma, 3 giu. (Apcom) - "La grande sfida di oggi è quella di globalizzare non solo gli interessi economici e commerciali, ma anche le attese di solidarietà, nel rispetto e nella volorizzazione nell'apporto di ogni componente umana", secondo il Papa che ha inviato un messaggio al vertice della Fao che si è aperto a Roma.
"Occorre ribadire con forza che la fame e la malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che in realtà dispone di livelli di produzione, di risorse e di conoscenze sufficienti per mettere fine a tali drammi ed alle loro conseguenze", ha detto il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, leggendo il messaggio di Benedetto XVI.

FAO/ PAPA: CONSENSO MULTILATERALE BLOCCATO DA DECISIONI DI POCHI

Roma, 3 giu. (Apcom) - Aveva già denunciato l'empasse del sistema multilaterale intervenendo alle Nazioni Unite a New York, il Papa, che è tornato a lanciare il suo allarme in occasione del vertice della Fao che si è aperto oggi a Roma. "E' urgente superare il paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi", ha scritto il Papa in un messaggio che è stato letto all'Assemblea plenaria dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

FAO/ FERMO APPELLO PAPA AI LEADER: SE NON DAI DA MANGIARE UCCIDI

Mancanza solidarietà è la causa principale della fame

Roma, 3 giu. (Apcom) - La Chiesa cattolica fa "un appello fermo ed accorato, che rimane di grande attualità per quanti partecipano al vertice: 'dà da mangiare a colui che è moribondo per la fame, perché, se non gli avrai dato da mangiare, lo avrai ucciso'". Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano, scandisce le parole scelte da Benedetto XVI, citando il 'Decretum gratiani', per rivolgersi ai leader mondiali riunti a Roma all'Assemblea della Fao per fronteggiare la crisi alimentare mondiale.
Benedetto XVI, nel messaggio letto da Bertone, denuncia con forza come la mancanza solidarietà è la causa principale di fame, "Solo la tutela della persona consente di combattere la causa principale della fame, cioè quella chiusura dell'essere umano nei confronti dei propri simili che dissolve la solidarietà, giustifica i modelli di vita consumistici e disgrega il tessuto sociale, preservando, se non addirittura approfondendo, il solco di ingiusti equilibri e trascurando le più profonde esigenze del bene".

La signora Bonino (non si sa a che titolo) era presente alla lettura del messaggio del Santo Padre.
Considera patetiche anche le parole contenute in questi appelli?
Ci illumini visto che siamo dei poveri cattolici...

R.

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Il Papa: nel 2010 a Torino l'ostensione della Sindone

«È un'occasione propizia per contemplare quel misterioso Volto» Per la prima volta l'annuncio fatto dal Pontefice, che la vide nel 1998

Pier Giuseppe Accornero

Il Papa ha autorizzato una nuova ostensione della Sindone nella primavera del 2010. Per la prima volta nella storia bimillenaria del telo – che una consolidata tradizione considera il lenzuolo funebre nel quale fu avvolto il corpo di Cristo deposto dalla croce – è il Pontefice ad annunciare l'ostensione.

Lo ha fatto ieri nell'aula Paolo VI in Vaticano ricevendo oltre settemila pellegrini di Torino, guidati dall'arcivescovo cardinale Severino Poletto.

Al termine del discorso – incentrato sulla necessità dell'evangelizzazione in una grande città e in una realtà secolarizzata come Torino e sui piani pastorali per affrontare questo compito – Papa Benedetto dice: «Nuovi impegni vi attendono. Il prossimo anno pastorale lo dedicherete alla Parola di Dio e quello successivo vi vedrà orientati verso una più attenta contemplazione del mistero della passione di Cristo. In tale contesto, sono lieto di venire incontro alla vostra grande attesa e di accogliere il desiderio del vostro arcivescovo, consentendo che nella primavera del 2010 abbia luogo un'altra solenne ostensione della Sindone. Sarà un'occasione quanto mai propizia, ne sono certo, per contemplare quel misterioso Volto che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio, il quale "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Giovani 3,16)».
Dopo l'applauso, durato alcuni minuti, improvvisa, e anche questo annuncio è una prima assoluta: «Se il Signore mi donerà la vita e la salute spero di venire anche io».
Adesso si metterà in modo la complessa macchina organizzativa per accogliere centinaia di migliaia di pellegrini dall'Italia e dal mondo. Gli enti locali – la Regione Piemonte con la presidente Mercedes Bresso, la Provincia con il presidente Luigi Saitta, il Comune di Torino con il sindaco Sergio Chiamparino – hanno garantito piena collaborazione e sostegno anche economico. Si sapeva che il cardinale Poletto voleva chiudere l'episcopato torinese con l'ostensione e aveva insistito con il Segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, salesiano, nativo della diocesi di Ivrea e della provincia di Torino, e con il Papa.
Il cardinale il 18 marzo ha compiuto 75 anni e, come sancisce il Codice canonico, ha presentato le dimissioni ma ha ricevuto una lettera dal nunzio, l'arcivescovo Giuseppe Bertello, che gli comunicava che il Papa gli aveva prolungato il mandato per altri due anni. Una procedura del tutto inusuale perché il prolungamento di qualche tempo avviene quasi sempre, ma non è comunicato pubblicamente.
Poletto è il secondo arcivescovo che organizza due ostensioni. Con il cardinale Maurilio Fossati nel 1931 per il matrimonio del principe ereditario Umberto di Savoia e la principessa Maria Josè del Belgio, avvenuto l'anno prima, e nel 1933 per i 1900 anni della Redenzione (passione, morte e risurrezione di Gesù). Il cardinale Michele Pellegrino promuove la prima ostensione televisiva la sera del 23 novembre 1973 con uno stupendo messaggio di Paolo VI che parla di «sorprendente reliquia» e di «ansioso desiderio di vedere Gesù».
Nel 1978 – l'anno dei tre Papi: morte di Paolo VI, elezione di Albino Luciani e improvvisa morte di Giovanni Paolo I, elezione di Karol Wojtyla – con l'arcivescovo Anastasio Alberto Ballestrero si svolge una straordinaria ostensione durata 45 giorni con 3 milioni di pellegrini e 200 tra cardinali e vescovi. Il cardinale Giovanni Saldarini alla domanda rivolta a Giovanni Paolo II se desidera come data dell'ostensione «giubilare», per l'Anno Santo del Duemila, il 1998 o il 2000 si sente rispondere, con un certo suo stupore: «Eminenza, le faccia tutte e due». Quella del 1998 vede la partecipazione, il 24 maggio, di Papa Wojtyla che pronuncia un discorso molto autorevole sulla Sindone. Saldarini è costretto, per ragioni di salute, a dimettersi e il 19 giugno 1999 gli succede mons. Poletto che organizza l'ostensione del Duemila con una forte connotazione spirituale. Ora toccherà a lui organizzare la sua seconda nel 2010.
La stessa, convinta venerazione per la Sindone unisce Wojtyla e Ratzinger: la vedono due volte, una da cardinali e una da papi. L'arcivescovo di Cracovia, che aveva partecipato al Conclave che il 26 agosto 1978 elesse Giovanni Paolo I, visita la Sindone il 1° settembre. Dice: «È una stupefacente testimonianza che ci parla, nel suo silenzio, in maniera meravigliosa». Morto improvvisamente Luciani il 28 settembre, il Conclave elegge Wojtyla il 16 ottobre. Da Papa ritorna, come detto, il 24 maggio 1998 e pronuncia il discorso più impegnativo mai pronunciato da un Pontefice sulla Sindone, «provocazione dell'intelligenza, specchio del Vangelo, immagine della sofferenza umana, immagine dell'amore di Dio e del peccato dell'uomo, immagine di impotenza della morte, immagine del silenzio».

Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, la sera del 12 giugno 1998 tiene al Teatro Regio di Torino una conferenza su «Fede tra ragione e sentimento» e il 13 mattina – accompagnato dal segretario della Congregazione, l'arcivescovo Bertone – sfila davanti alla Sindone, si inginocchia e prega.

Confida: «Non si possono dire molte parole perché la Sindone è una realtà che tocca il cuore e la vita. Ho pensato al Vangelo e mi sono venuti in mente i bei canti della Germania dove si adora il volto sofferente di Cristo. Oggi la sofferenza di Cristo e il suo amore per noi sono stati quasi tangibili».

Ora ha promesso che tornerà da Papa nel 2010. Poletto gli ha regalato una copia fotografica a grandezza naturale.
Nel commento alla Via Crucis al Colosseo del 25 marzo 2005 Ratzinger alla XI stazione «Gesù inchiodato alla croce» scrive: «La Sindone di Torino permette di avere un'idea dell'incredibile crudeltà di questa procedura».

© Copyright Eco di Bergamo, 3 giugno 2008

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IL SACRO LINO - VIA LIBERA DAL VATICANO

Sindone, il Papa dice sì all’ostensione

Torino nel 2010, dieci anni dopo quella del Giubileo

MARIA TERESA MARTINENGO
INVIATA A ROMA

Benedetto XVI a Torino per una nuova Ostensione della Sindone. I settemila torinesi che ieri hanno concluso il pellegrinaggio diocesano con l’udienza papale, sono tornati a casa con questa doppia gioia.
«Sono lieto di accogliere il desiderio del cardinale Poletto - ha detto il Pontefice nell’Aula Paolo VI al gran completo - consentendo che nella primavera del 2010 abbia luogo una solenne Ostensione. E se il Signore mi darà vita e salute, spero di venire anch’io». Si tratterà della terza ostensione in dodici anni: un record, perchè in passato i pellegrini potevano pregare davanti al sacro lino ogni quarto di secolo.

A oltre un anno dalle prime, contrastate voci su una possibile nuova esposizione della reliquia conservata nel Duomo di Torino, il rebus è stato sciolto nella cornice ideale: di fronte a 160 sacerdoti torinesi, decine di diaconi, di religiosi e a migliaia di fedeli, tra i quali moltissimi giovani. Ieri mattina, a conclusione del pellegrinaggio, si è tenuta in San Pietro una grande celebrazione guidata dall’arcivescovo di Torino. Due ore più tardi, l’udienza, con i gruppi in costume tradizionale delle valli, i sindaci dei piccoli comuni, una rappresentanza delle istituzioni, le specialità del territorio portate in dono. Tra i doni, poi, la riproduzione della Sindone a grandezza naturale portata al Papa dallo staff che per la Sindone ha lavorato durante le ultime Ostensioni. Alla fine, l’atteso consenso del proprietario del Sacro Lino al custode è arrivato.

«L’Ostensione si farà indicativamente a una settimana dalla Pasqua, intorno al 10 aprile - ha detto il cardinale Severino Poletto - e durerà quaranta giorni». L’arcivescovo di Torino, che da tempo insieme con le istituzioni torinesi stava lavorando alla messa a punto del progetto, al quale mancava però l’indispensabile assenso del Pontefice, ieri ha anche annunciato il carattere dell’evento religioso. «Non è ancora uno slogan da lanciare - ha detto -, ma se l’Ostensione del 2000 aveva come titolo "Il tuo volto Signore io cerco", la prossima avrà come tema "Passio Chiristi, Passio Hominis"». Poletto ha spiegato: «Vorremmo che la venerazione della Sindone, la contemplazione dei dolori di Gesù Cristo facesse sentire una forte redenzione a tutte le situazioni di sofferenza dell’umanità». Il cardinale ha escluse nuove ricerche in occasione dell’evento.
A Torino l’annuncio del Papa è stato accolto con grande entusiasmo. Se nel ‘98 i pellegrini erano stati due milioni e mezzo (la metà nell’anno giubilare del 2000), dopo le Olimpiadi del 2006, la Sindone - reliquia nota e venerata in tutto il mondo - potrebbe richiamare una massa di persone ancora più grande. «L’annuncio dell’Ostensione è una bella notizia per tutta la città. Spero che venga il Papa, sarò felice di incontrarlo», è stato il primo commento del sindaco Sergio Chiamparino. «D’altronde ce l’aspettavamo da tempo e ci eravamo già messi al lavoro. Per Torino, oltre che un importante appuntamento religioso, è un evento culturale significativo. Sarà anche un’ulteriore occasione per far crescere nel mondo la conoscenza della nostra città. Ora si tratta di lavorare sodo, fin da domani, anche per trovare le risorse finanziarie per sostenere e far funzionare la poderosa macchina organizzativa che sarà necessario mettere in moto».

Per la presidente della Regione Piemonte Mercedes Bresso, «l’Ostensione straordinaria del 2010 è una notizia importante. Torino e il Piemonte dovranno farsi trovare pronti e dimostrare ancora una volta la grande capacità organizzativa e di accoglienza per le centinaia di migliaia di pellegrini che verranno nel nostro territorio». Il presidente della Provincia Antonio Saitta, presente a Roma all’annuncio, ha assicurato al Papa il sostegno organizzativo delle amministrazioni locali.

© Copyright La Stampa, 3 giugno 2008 consultabile online anche qui.

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Non avrei voluto riportare questa notizia perche' e' francamente patetica, ma, visto che i giornali ci congolano, eccola qua, servita a dovere.
Scelgo l'articolo del Giornale perche' molto pungente :-)
Di seguito il mio commento...

R.

Bonino: «Il Papa? È patetico»

di Redazione

Il Papa parla bene dell’Italia e del suo governo? «Patetico» sentenzia Emma Bonino.
Parole dure da parte della radicale, da sempre in polemica con la Chiesa e con le sue gerarchie. Le sue critiche però di solito riguardano questioni etiche, diritti individuali e laicità delle istituzioni. Questa volta invece la condanna della Bonino suona del tutto personalistica e piuttosto gratuita.
L’ex ministro per il Commercio estero fa riferimento a un intervento del Pontefice pronunciato pochi giorni addietro davanti alla Conferenza Episcopale.
«Quando il Papa ha detto: ho il cuore pieno di gioia per il clima politico in Italia e poi subito dopo ha aggiunto che sarebbe più contento se si finanziassero le scuole private cattoliche, e gli ospedali cattolici. Non so trovare un altro aggettivo: l’ho trovato patetico», è la dichiarazione che la Bonino rilascia ai microfoni di Radio Radicale. Non paga di aver definito il Santo Padre «patetico» aggiunge: «Ho trovato una diminutio nel fatto che un grande leader religioso a vocazione mondiale nella riunione della Cei si dà come orizzonte l’Italia e questo passaggio della cronaca politica italiana». Poi, come se qualcuno potesse avere dubbi, precisa di «non essere cattolica» per questo la cosa la «infastidisce e basta» mentre se fosse cattolica allora sì che sarebbe «particolarmente irritata». Ma che ne sa la Bonino di che cosa irrita i cattolici? «Il leader religioso con un orizzonte globale sulla parola divina si pone in realtà come orizzonte (ben che vada) l’Italia, - osserva la radicale - anzi Roma e anzi la contingenza politica».
Dunque patetico il Papa e patetico pure chi lo apprezza, sempre secondo la Bonino che definisce «altrettanto patetici gli osanna di quasi tutto lo schieramento politico italiano». Talmente patetica la politica italiana da indurre la radicale a ricordare con nostalgia «gli anni vissuti nel mondo arabo, dove ci sono regimi teocratici, ma dove questa ingerenza così quotidiana, televisiva (ad ottobre avremo la Bibbia letta in diretta dal Papa), pur guardando spesso Al Jazeera o Al Manar, questa presenza così pervasiva non l’ho trovata. Mi ha fatto davvero impressione. Si va ben al di là dell’ingerenza, abbiamo un governo, poi un governo ombra e poi c’è un altro governo ombra ben più potente».
Insomma meglio l’Iran di Ahamadinejad della democrazia italiana. Commenti che suscitano l’indignazione del professor Rocco Buttiglione, Udc. «È vergognoso l’odio anticristiano di Emma Bonino. Paragonare il Papa a regimi islamici nei quali i cristiani sono perseguitati e talora messi a morte è possibile solo per una mente in cui l’ideologia viene a sopraffare ogni minima misura di buonsenso - dice Buttiglione -. La Chiesa non opprime nessuno. La Chiesa non interferisce, la Chiesa semplicemente parla a nome di quelli che condividono il suo pensiero, espone ragioni di cui tutti sono liberi di tener conto o non tener conto».

© Copyright Il Giornale, 3 giugno 2008 consultabile online anche qui.

Ma chi ha eletto la Bonino vicepresidente del Senato? Mah!
Comunque sappia, la senatrice, che nessuno si puo' piu' permettere di criticare le parole del Papa o di giudicarle "patetiche" quando, solo a gennaio, l'Italietta negava al vescovo di Roma di mettere piede alla Sapienza.
A proposito: vi ricordare la Bonino intervistata dal Tg1 sul suo banchetto il giorno prima dell'Angelus "riparatore"?
Che cos'e' tutto questo nervosismo, Bonino?
Dispiaciuta per il gruppuscolo di radicali in Parlamento? Io gioisco :-)
Vede che le cose cambiano a seconda delle prospettive?
E non si preoccupi per noi Cattolici...sappiamo noi chi e che cosa ci irrita e non si tratta del Papa!
Visto che non e' cattolica, permetta che qualcuno Le spieghi che il Pontefice e' vescovo di Roma e Primate d'Italia e, in questa veste, parla alla Cei. Di quale Paese deve parlare ai vescovi della penisola? Dell'Iran?
Eh gia': nessuno si permetta di affiancare i regimi islamici al Vaticano.
Li', cara Bonino, i Cristiani sono perseguitati nel silenzio di TUTTI, compresi i radicali che non hanno mai detto una parola in loro difesa.
Diamoci, quindi, una calmata
.
R.

Intervista al direttore della Libreria Editrice Vaticana: "Al servizio del magistero e della cultura" (Osservatore)


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A colloquio con don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana, in occasione dell'apertura del punto vendita nel Palazzo di Propaganda fide

Al servizio del magistero e della cultura

di Nicola Gori

Far conoscere il magistero del Papa e la produzione editoriale cattolica a un maggior numero di persone. Raggiungere un pubblico diverso da quello abituale che frequenta la zona di San Pietro e del Vaticano. Promuovere la cultura e il dibattito culturale. Sono i motivi principali che hanno spinto il consiglio di amministrazione della Libreria Editrice Vaticana ad aprire un nuovo punto vendita presso il Palazzo di Propaganda fide in Roma. La libreria, che viene inaugurata martedì 3 giugno dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, è stata intitolata al servo di Dio Paolo VI nel trentennale della morte. Abbiamo chiesto a don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana di spiegarci i dettagli e le finalità del nuovo negozio, anche alla luce delle prossime uscite editoriali.

Da dove nasce l'idea di aprire questo nuovo sportello nel cuore di Roma?

L'idea si può dire sia nata da una circostanza casuale. Nella ristrutturazione del Palazzo della Congregazione per l'evangelizzazione dei Popoli si è liberato il locale. La Congregazione allora ha deciso che questo spazio sarebbe stato messo a disposizione di un'istituzione vaticana. Monsignor Giuseppe Antonio Scotti, presidente del consiglio di amministrazione della Libreria Editrice Vaticana, ha preso i necessari contatti con i responsabili del dicastero e l'idea è divenuta realtà. Per noi si tratta certamente di una nuova opportunità, perché la zona, praticamente attaccata a piazza di Spagna, ci permette di avvicinare un pubblico diverso da quello che quotidianamente visita San Pietro e il Vaticano. Dunque realizzando questo progetto abbiamo avuto l'opportunità di portare il magistero e la nostra produzione editoriale in un luogo diverso della città. D'altra parte la possibilità di aprire più punti vendita era già contemplata dal nostro statuto. Abbiamo solo colto l'opportunità che ci è stata offerta. La libreria rimarrà aperta al pubblico dalle 9.30 alle 20, dal lunedì al sabato.

Per quale motivo è stato scelto di intitolare la nuova libreria internazionale a Paolo VI?

Il motivo fondamentale è stata la volontà di celebrare il trentennale della morte di Paolo VI, che ricorre quest'anno. E poi va detto che la Fondazione Paolo VI ha partecipato concretamente alla realizzazione di questo progetto. È stato infatti il presidente della Fondazione, cardinale Dionigi Tettamanzi, ad accogliere la proposta di finanziamento presentata da monsignor Scotti.

Quali progetti sono legati a questa nuova iniziativa?

Naturalmente la nostra attesa è quella di diffondere sempre più il magistero e la cultura cattolica negli ambienti più vari e raggiungere un pubblico più vasto. Tuttavia ci auguriamo che sia non solo una libreria ben funzionante, ma che diventi un punto di riferimento per la promozione di un dibattito culturale. D'intesa con Propaganda fide, potremmo anche farne un centro di presentazione di libri. In sostanza tra i nostri obiettivi ci sarebbe quello di non limitarsi a offrire un prodotto editoriale, ma anche di essere promotori di cultura. La cultura va trasmessa. Con tutte le iniziative possibili.

Vi sarà esposta solo una selezione o l'intero catalogo delle vostre pubblicazioni?

Ovviamente sarà possibile accedere all'intera produzione dell'editrice. Per quanto riguarda l'esposizione in loco faremo una certa selezione, perché riteniamo che il cliente della nuova libreria sia diverso rispetto al nostro tradizionale. Metteremo molto in luce l'aspetto della produzione artistica, per avvicinare alla nostra produzione cattolica un pubblico laico e non solo quello, per così dire, religioso. Vi sarà anche un angolo di esposizione e di consultazione di foto del servizio fotografico de "L'Osservatore Romano". Certamente, offriremo anche pubblicazioni in lingue diverse dall'italiano: inglese, francese, spagnolo, tedesco, e adegueremo, a poco a poco, il nostro catalogo a questo genere di pubblico.

Quali sono i canali con i quali vengono distribuiti i vostri libri?

Innanzitutto, il libro deve camminare, altrimenti rimane nei depositi o, nella migliore delle ipotesi, nelle biblioteche. Il libro va al lettore soltanto se il lettore lo vede, lo prende, lo può acquistare. Il percorso dalla produzione al lettore è un percorso arduo, a volte difficile e costoso. Noi ci affidiamo a una rete di distributori che ci consentono di arrivare in tutte le librerie. Chiaramente, questo non lo si fa per tutti i libri, perché la distribuzione costa molto. La scelta più economica sarebbe quella di arrivare direttamente nelle librerie con una nostra distribuzione, ma attualmente non l'abbiamo, perché ci sono dei costi organizzativi non indifferenti da sostenere. Nonostante i costi, riusciamo comunque ad arrivare in moltissime librerie. Nel breve termine, c'è il progetto di aderire anche a qualche consorzio speciale dell'editoria cattolica, come per esempio quello degli editori cattolici, che consentirà di entrare nel loro "data base", facilitando le vendite e la diffusione. Tuttavia, nel caso di pubblicazione di enclicliche e di documenti o anche di libri che si vogliono diffondere ad ampio raggio, abbiamo gli strumenti e l'organizzazione per poter raggiungere tutti i lettori.

Avete progetti a breve, pubblicazioni importanti?

In questi giorni è uscito il volume che raccoglie gli esercizi spirituali predicati a Benedetto xvi dal cardinale Albert Vanhoye. Sono usciti anche i volumetti che riportano la predicazione del Papa durante la scorsa Settimana santa e i discorsi del suo viaggio negli Stati Uniti. È da notare che i volumi che raccolgono il magistero del Papa sono tutti cartonati per adeguare la nostra produzione a quella della Germania e degli Stati Uniti. Ultimamente, è stato messo in vendita anche un volume dal titolo Le religiose ieri, oggi e domani, di statistica sugli istituti religiosi femminili. Si tratta di uno studio interessante su questa realtà, che aggiorna i dati e le presenze nel mondo. Vorrei citare anche l'uscita del documento dal titolo Il servizio dell'autorità e l'obbedienza. Questa è l'attività abbastanza ordinaria della casa editrice. In occasione dell'Anno paolino verranno messi in vendita una serie di volumi che potranno essere utili agli operatori pastorali e ai fedeli per la meditazione personale e per le celebrazioni. Si tratta di Pensieri su Paolo, piccole meditazioni prese da omelie, messaggi e discorsi di Benedetto xvi. Sette giorni in cammino con san Paolo. Esercizi spirituali sulla via di Damasco a cura di un religioso americano della società di San Sulpizio e Celebrazione della Parola per l'Anno Paolino, raccolta di schemi per celebrare liturgicamente la memoria di san Paolo attraverso riflessioni di Benedetto xvi e di madre Anna Maria Cànopi. Inoltre, in co-edizione con le Edizioni San Paolo è stata appena pubblicata l'antologia Paolo l'Apostolo delle genti di Benedetto xvi, nel quale sono raccolti il discorso dell'indizione dell'Anno paolino, un profilo dell'apostolo e una sintesi del suo insegnamento.

Sul versante artistico che progetti avete?

È pronto il secondo volume artistico edito in collaborazione con i Musei Vaticani e la Jaca Book. Si tratta delle riproduzioni delle Logge di Raffaello. Sta per uscire anche un messale festivo in collaborazione con Jaca Book e Città Nuova. Presto verrà messo in vendita un volume a cura di monsignor Ugo Doveri sugli insegnamenti di Giovanni Paolo ii relativi ai beni culturali. E in settembre uscirà il secondo volume artistico della serie del magistero di Benedetto xvi.

(©L'Osservatore Romano - 2-3 giugno 2008)