2 novembre 2008

Il Pontefice abbraccia Hawking: «La fede non è contro la scienza» (Conte)


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Domitilla Conte

CITTÀ DEL VATICANO

Scienza e fede non sono in contrapposizione ma partecipano, insieme, della verità divina e della realtà empirica, «libro scritto da Dio»: lo ha ribadito ieri Benedetto XVI, il quale, dopo avere incoraggiato un confronto aperto in Vaticano con alcuni tra i più brillanti scienziati del mondo sulle ultime scoperte in fatto di origine dell’universo, ha voluto riceverli a riunione appena aperta, ribadendo la visione sua e della Chiesa.
Concetti quasi scontati, se non fosse per la presenza, nella sala Clementina del palazzo apostolico, del fisico Stephen Hawking, comunemente definito “l’erede di Einstein che è sulla cattedra di Newton” a Cambridge (che tra poco lascerà per la pensione), fautore di teorie che escludono in linea di principio l’intervento di un Creatore del cielo e della terra.
Hawking era stato ricevuto in Vaticano 30 anni fa, ma l’incontro con Ratzinger, immortalato nelle foto ricordo con il Papa chino sulla carrozzella in cui è costretto lo scienziato, rappresenta un evento per molti aspetti eccezionale. Di fronte a una ricerca giunta apparentemente a un passo dalla scoperta delle origini, come nell’esperimento sul Big bang avviato dal Cern di Ginevra, la Pontificia accademia delle scienze ha convocato un’assemblea plenaria, in corso fino al 4 novembre, sul tema delle «Teorie scientifiche sull’evoluzione dell’universo e della vita». Tema meno astruso di quanto possa apparire - ha ricordato il Nobel mancato Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia accademia - nel suo intervento introduttivo, visto che «il sapere scientifico costituisce, insieme alla saggezza tradizionale, alla fede religiosa e ai valori dell’educazione, una parte essenziale delle conoscenze orientative che ci servono a prendere decisioni individuali e sociopolitiche», decisioni sulla vita e sulla morte, sui cambiamenti climatici, sull’uso delle risorse del pianeta.Cabibbo ammette, davanti al Papa, che, nonostante gli «enormi progressi» della scienza, molti interrogativi sono ancora aperti, anzi, se ne sono aperti di nuovi. Il Papa plaude alle scoperte per il bene dell’uomo e, senza temere irruzioni nel razionale insiste, e non da oggi, sulla necessità di superare antitesi, come quella tra evoluzionismo e creazionismo, che ha più volte definito «assurde». L’anno prossimo ricorrerà l’anno galileiano e l’Origine delle Specie compirà 150 anni, e la Santa sede si appresta a celebrare entrambi gli eventi sopendo ogni contrapposizione. Ma non vuole essere colta impreparata di fronte a un progresso scientifico che corre veloce, anche se - ha ribadito Cabibbo - su piani diversi. E proprio l’evoluzione - scrive Fiorenzo Facchini sull’«Osservatore romano» - può diventare terreno di incontro tra scienza e fede. Non solo conciliabilità, ma complementarità e armonia», aggiunge Facchini sul quotidiano vaticano, lasciando da parte «ipotesi fuorivianti», accuse di indebita intromissione» e «nuovi dogmi», e anche la teoria americana dell’»intelligent design», che «crea nuovi equivoci» e di cui «non c’é bisogno».

© Copyright Il Cittadino, 1° novembre 2008

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Il fisico britannico

«L'origine del mondo? La spiegheremo noi»

Estratto del discorso del fisico britannico Stephen Hawking tenuto ieri in Vaticano sul tema «Evoluzione dell'universo e della vita»

di STEPHEN HAWKING

I primi resoconti dell'origine del mondo erano tentativi di rispondere alle domande che noi tutti ci poniamo: perché siamo qui? Da dove veniamo? Tuttavia, l'idea che l'universo avesse un inizio non accontentava tutti. Per esempio, Aristotele, il più famoso tra i filosofi greci, credeva che l'universo fosse sempre esistito. Infatti, qualcosa di eterno è più perfetto di qualcosa che è stato creato.
L'espansione dell'universo è stata una delle scoperte più importanti del XX secolo, in realtà di qualsiasi secolo, e ha trasformato il dibattito riguardo al fatto che l'universo avesse o no un inizio: infatti, se attualmente le galassie si stanno separando, si vede che in passato erano più vicine tra loro.
Molti scienziati invece non erano d'accordo sul fatto che l'universo avesse un inizio, perché questo sembrava sottintendere un fallimento della fisica. Per capire com'era nato l'universo si sarebbe dovuto far ricorso a un agente esterno. Questi stessi scienziati, perciò, avanzarono delle teorie per le quali l'universo si espandeva sì nel presente ma non aveva avuto un inizio. Due russi, Lifshitz e Khalatnikov affermarono addirittura di aver dimostrato che, a densità finita, una contrazione generale senza una simmetria esatta avrebbe sempre provocato un rimbalzo. Questo risultato era molto conveniente per il materialismo dialettico marxista-leninista, perché evitava domande scomode sulla creazione dell'universo. Divenne perciò un dogma per gli scienziati sovietici.
Quando Lifshitz e Khalatnikov pubblicarono la loro affermazione, io ero uno studente ventunenne alla ricerca di qualcosa per completare la tesi di dottorato. Dal momento che non credevo alle loro cosiddette prove, ho iniziato, con Roger Penrose, a sviluppare delle nuove tecniche matematiche per studiare la questione. Insieme abbiamo dimostrato che era impossibile che l'universo rimbalzasse. Se la Teoria generale della relatività di Einstein è corretta, vi sarà una singolarità, un punto di densità e di curvatura spaziotemporale infinite dove il tempo ha un inizio.
In quest'ultimo secolo abbiamo fatto dei progressi enormi nella cosmologia. La Teoria generale della relatività e la scoperta dell'espansione dell'universo hanno mandato in frantumi la vecchia immagine di un universo da sempre esistito e per sempre esistente. La relatività generale, invece, prevedeva che l'universo, e il tempo stesso, avessero avuto inizio con il Big bang. Prevedeva inoltre che il tempo avrebbe avuto fine nei buchi neri. La scoperta delle microonde cosmiche di sottofondo e le osservazioni dei buchi neri sostengono queste conclusioni.
Nonostante siano stati fatti passi da gigante, non tutto è risolto. Non abbiamo ancora una buona comprensione a livello teorico delle osservazioni che dimostrano che l'espansione dell'universo abbia ripreso ad accelerare, dopo un lungo periodo di rallentamento. Senza una tale comprensione, non possiamo essere sicuri del futuro dell'universo. Continuerà a espandersi per sempre? L'inflazione è una legge della natura? O l'universo è destinato a collassare di nuovo? Nuovi risultati basati sull'osservazione e progressi teorici stanno arrivando rapidamente. La cosmologia è una materia molto entusiasmante e attiva. Siamo sempre più vicini a rispondere alle domande di sempre: «Perché siamo qui?», «Da dove veniamo?" ». Io credo che queste domande possano trovare la loro risposta all'interno del campo della scienza.
(Trad. Gabriella C. Marino)

© Copyright Corriere della sera, 1° novembre 2008

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Creazione, il Papa cita Galileo «Compatibili scienza e fede»

Benedetto XVI riceve Stephen Hawking in Vaticano Il Pontefice: la verità scientifica è essa stessa una forma di partecipazione della verità divina

M.Antonietta Calabrò

ROMA — Papa Ratzinger cita Galileo davanti al più illustre astrofisico vivente, il britannico Stephen Hawking, venuto a Roma per partecipare a tre giorni di lavori della Pontificia Accademia delle Scienze.
E così trova un nuovo inizio, nell'uomo simbolo della scienza moderna, Galileo appunto, il dialogo tra scienza e fede. Un colloquio mai interrotto, ma che recentemente era stato attraversato dalle correnti parascientifiche e
new age del «creazionismo» e del cosiddetto «disegno intelligente ».
Lo stesso giornale della Santa Sede, l'Osservatore Romano,
insieme alla foto in prima pagina di Benedetto XVI che legge sul computer con il quale Hawking — affetto da sclerosi laterale amiotrofica (la stessa malattia di Welby) — scrive per comunicare, pubblica un commento dell'antropologo Fiorenzo Facchini che si potrebbe riassumere «meglio Darwin che l'Intelligent design», secondo cui una nuova interpretazione delle teorie darwiniane sarebbe da preferire, quale terreno di confronto, ad altre solo apparentemente più vicine alla visione religiosa ma in realtà foriere di «nuovi equivoci».
«Galileo — ha detto Benedetto XVI — vedeva la natura come un libro il cui autore è Dio, nello stesso modo in cui le Sacre scritture hanno Dio per autore».
Quindi ha aggiunto: «È un libro la cui storia, la cui evoluzione, il cui testo e significato, leggiamo a seconda dei diversi approcci, presupponendo sempre la presenza fondante dell'autore che vi ha rivelato se stesso». Anzi, la verità scientifica «è essa stessa una forma di partecipazione della verità divina».
E a sostegno del fatto che tra la comprensione della fede e le evidenze delle scienze empiriche non c'è alcuna opposizione, ha citato due suoi predecessori.
Non solo Giovanni Paolo II, che «riabilitò» Galileo, ma anche Pio XII. E San Tommaso D'Aquino.
«Nonostante gli elementi di irrazionalità, caos e distruzione nel lungo processo di cambiamento del cosmo, la materia in quanto tale è "leggibile"», ha proseguito Ratzinger.
«Ha un'intrinseca "matematica". La mente umana può pertanto impegnarsi non solo studiando fenomeni misurabili », ma anche discernendo la sua «visibile logica interna». E ancora: «Il processo è razionale nella misura in cui rivela un ordine di evidenti corrispondenze e innegabili finalità». Infine il Papa ha detto che la creazione non «ha a che fare solo con l'inizio della storia del mondo e della vita. Ciò implica piuttosto che il Creatore fonda questi sviluppi e li sostiene, li fissa e li mantiene costantemente».
Il cardinale di Vienna Christoph Schoenborn, nel corso dell'assemblea pomeridiana degli scienziati riuniti sotto la guida del fisico Nicola Cabibbo e del cancelliere Sanchez Sorondo, ha spiegato quale sia la posizione del Papa, richiamando i lavori del seminario tenuto a Castelgandolfo nel settembre 2007. Ha citato Ratzinger quando sosteneva (1985) che per la fede non rappresenta «alcuna difficoltà l'ipotesi che l'evoluzione si sviluppi secondo propri meccanismi», e che «le scienze naturali portano a domande che vanno al di là del canone del loro metodo, domande che la ragione deve porre e che non possono essere lasciate solo al sentimento religioso».
E sono proprio le domande da cui è partito l'attesissimo intervento di Hawking. Lo scienziato ha spiegato che l'universo non è eterno, e ha detto che «ci stiamo avvicinando a dare risposte a quelle questioni antiche », ma che esse, secondo lui, sono «all'interno del campo della scienza».

© Copyright Corriere della sera, 1° novembre 2008

1 novembre 2008

Mons. Sorondo: nessuna incompatibilità tra la teoria dell'evoluzione e la Creazione. L'intervento del card. Schönborn e i testi di Joseph Ratzinger


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Prosegue in Vaticano la Sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, dedicata quest’anno al tema “Approcci scientifici sull’evoluzione dell’universo e della vita”.

Ieri, nel discorso ai partecipanti all’assise, che si chiuderà il prossimo 4 novembre, il Papa ha sottolineato che il cosmo non è un sistema caotico bensì ordinato in cui l’uomo, anche con l’aiuto delle scienze, può cogliere la presenza del Creatore. Sempre ieri, nel pomeriggio, è intervenuto il cardinale arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn che ha illustrato il pensiero di Benedetto XVI su "Creazione ed evoluzione". Il servizio di Alessandro Gisotti:

Il cardinale Christoph Schönborn ha ricordato come il tema del rapporto tra Creazione ed evoluzione sia sempre stato presente nel pensiero di Benedetto XVI, che nell’estate del 2006 volle dedicare all’argomento il tradizionale incontro con i suoi ex alunni a Castel Gandolfo.
L’arcivescovo di Vienna ha citato ampiamente alcuni discorsi dell’allora cardinale Joseph Ratzinger tra cui quello pronunciato alla Sorbona di Parigi nel 1999 e quello al Simposio tenuto a Roma nel 1985 sul tema “Fede Cristiana e Teoria dell’Evoluzione”. Il cardinale Schönborn ha sottolineato che in questi interventi, come anche nella lectio magistralis a Ratisbona del settembre 2006, Benedetto XVI esorta gli uomini di scienza ad allargare l’orizzonte della ragione. D’altro canto, ha rilevato il porporato, il Papa mette in guardia da un razionalismo che pretende di ridurre l’uomo alla sua dimensione biologica. Joseph Ratzinger mostra dunque che non esiste una contrapposizione tra teoria dell’evoluzione e Creazione, ma il conflitto è piuttosto tra due concezioni diverse dell’uomo e della sua razionalità.
In tale contesto, ricordiamo che, nel luglio 2007, parlando ai sacerdoti del Cadore, Benedetto XVI aveva ribadito che contrapporre evoluzione e Creazione “è un’assurdità”.
Da una parte, infatti, spiegava il Papa, “ci sono tante prove scientifiche in favore di un’evoluzione”; dall’altra, pur arricchendo la nostra conoscenza della vita, questa teoria non risponde al grande quesito filosofico: “Da dove viene tutto e come il tutto prende un cammino che arriva finalmente all’uomo?”. Ecco allora, affermava il Pontefice, qual è la questione più profonda: “scoprire che c’è un’idea che mi precede”, che non siamo frutto del caos, ma “siamo pensati", "voluti" ed amati. La nostra grande missione è allora “scoprire questo senso, viverlo e dare così un nuovo elemento alla grande armonia cosmica pensata dal Creatore”.

Sull’importanza che la Chiesa ha sempre riservato al progresso scientifico, Romilda Ferrauto ha raccolto la riflessione di mons. Sànchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze:

R. – La Chiesa è aperta a quello che dice la scienza, anzi le interessa moltissimo. Non può non essere interessata a quello che dice la scienza, giacché tratta della natura. La Chiesa ha sempre inteso che la natura è creata da Dio, anche perchè noi uomini siamo parte della natura, almeno con il corpo e, quindi, la Chiesa non può non essere interessata. E la prova di questo è che la Chiesa mantiene un’Accademia delle scienze da 400 anni! Quindi, è molto interessata a questo argomento.

D. – Dunque, la teoria dell’evoluzione non è incompatibile con il progetto di Dio che ha creato l’uomo…

R. – Non solo non è incompatibile, ma è più vicina a quanto leggiamo nella Bibbia di tante altre teorie, per esempio alla teoria che avevano i greci, che pensavano ad un mondo eterno e ciclico. Evidentemente è più vicina, pensando al fatto che la Bibbia ci presenta Dio che crea il mondo in sette giorni, e evidentemente ogni giorno lo fa progredire: la luce, poi gli astri e poi la vita con le piante, gli animali e poi finalmente l’uomo: c’è dunque un progredire. Quindi, come dicevo, la teoria dell’evoluzione è molto più vicina, senza fare paragoni, alla visione che presenta la Bibbia, che non per esempio la teoria che avevano gli antichi greci, che dicevano che il mondo era eterno e ciclico e che tutto girava e girava sempre in modo uguale. Naturalmente questa teoria scientifica sconfina nella filosofia e quindi noi abbiamo delle filosofie che si rifanno all'evoluzionismo e sono materialistiche e dicono che esiste solo la materia. Ma questa non è scienza, è filosofia. Quindi qualcuno può utilizzare alcune teorie scientifiche per fare interpretazioni filosofiche o, se si vuole atee, asserendo che tutto è caos. Ma ripeto questa è un’opinione filosofica e comunque un’ideologia che può stare dietro a certe presentazioni che si fanno sul tema dell’evoluzione. Ma a dire la verità, non appartiene ai grandi scienziati, i quali, quasi tutti, sono credenti.

© Copyright Radio Vaticana

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Il Papa ai Carismatici: "Auspico di cuore che si intensifichi il dialogo tra Pastori e Movimenti ecclesiali a tutti i livelli: nelle parrocchie, nelle diocesi e con la Sede Apostolica"

Il Papa: il cosmo non è un caos, ma un ordine fondato dal Creatore che la scienza può progressivamente indagare nelle leggi che lo regolano (R.V.)

Il Papa afferma che non c'è contrasto fra Creazione ed Evoluzione: come mai non vedo titoloni nei giornali online?

Il filosofo Robert Spaemann rilancia la scommessa del papa: vivere come se Dio ci fosse (Magister)

Si apriranno gli archivi su Pio XII e gli ebrei

Il Papa: "Non è la conoscenza in sè che può far male, ma la presunzione, il vantarsi di ciò che si è arrivati - o si presume di essere arrivati - a conoscere"(Discorso del Santo Padre ai docenti ed agli studenti delle Università pontificie ed ecclesiastiche romane)

Il card. Danneels (Belgio) colpito dalla straordinaria accoglienza del Papa in Francia (Valente per "30 Giorni")

Joseph Ratzinger: "Prefazione al volume iniziale dei miei scritti" (dal sito di Sandro Magister)

L'evoluzionismo al centro della plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze. Intervista al prof. Cabibbo. Deformato dai media il discorso del Papa su scienza e fede

Vaticano: sì ai test psicologici, ma sull'ammissione ai seminari decide il vescovo (Izzo)

«Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio»: il testo integrale

Papa Giovanni XXIII: «Bel discorso, cardinale Frings». Ma l'autore era un certo Joseph Ratzinger (Lucio Brunelli)

Il Papa: «Scienza e fede non si contrappongono»

«Verità divina e realtà partecipano al libro scritto da Dio» Confronto sull'evoluzione con il fisico Hawking

CITTA' DEL VATICANO

Scienza e fede non sono in contrapposizione ma partecipano, insieme, della verità divina e della realtà empirica, «libro scritto da Dio».
Lo ha ribadito ieri mattina Benedetto XVI, il quale, dopo avere incoraggiato un confronto aperto in Vaticano con alcuni tra i più brillanti scienziati del mondo sulle ultime scoperte in fatto di origine dell'universo, ha voluto riceverli a riunione appena aperta, ribadendo la visione sua e della Chiesa.
Concetti comunque già noti, ma questa volta espressi – nella sala Clementina del palazzo apostolico – alla presenza del fisico Stephen Hawking, comunemente definito «l'erede di Einstein che siede sulla cattedra di Newton» a Cambridge (che tra poco lascerà per la pensione), fautore di teorie che escludono in linea di principio l'intervento di un Creatore del cielo e della terra.

Trent'anni dopo

Hawking era stato ricevuto in Vaticano trent'anni fa fa, ma l'incontro con Ratzinger, immortalato nelle foto ricordo con il Papa chino sulla carrozzella in cui è costretto lo scienziato, rappresenta un evento per molti aspetti eccezionale. Di fronte a una ricerca giunta apparentemente a un passo dalla scoperta delle origini, come nell'esperimento sul Big bang avviato dal Cern di Ginevra, la Pontificia accademia delle scienze ha convocato un'assemblea plenaria, in corso fino al 4 novembre, sul tema delle «Teorie scientifiche sull'evoluzione dell'universo e della vita».

Intervento di Cabibbo

Tema meno astruso di quanto possa apparire – ha ricordato il Nobel mancato Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia accademia, nel suo intervento introduttivo – visto che «il sapere scientifico costituisce (insieme alla saggezza tradizionale, alla fede religiosa e ai valori dell'educazione) una parte essenziale delle conoscenze orientative che ci servono a prendere decisioni individuali e sociopolitiche», decisioni sulla vita e sulla morte, sui cambiamenti climatici, sull'uso delle risorse del pianeta.
Cabibbo ammette, davanti al Papa, che, nonostante gli «enormi progressi» della scienza, molti interrogativi sono ancora aperti, anzi, se ne sono aperti di nuovi. Il Papa plaude alle scoperte per il bene dell'uomo e, senza temere irruzioni nel razionale insiste, e non da oggi, sulla necessità di superare antitesi, come quella tra evoluzionismo e creazionismo, che ha più volte definito «assurde». Il Papa insiste in concetti più volte sottolineati: «Creazione e scienza empirica non sono in opposizione, ma l'universo è un libro scritto da Dio, un disegno ordinato intelligibile nonostante le più recenti scoperte».

L'anno galileiano

L'anno prossimo ricorrerà l'anno galileiano, e l'«Origine delle Specie» compirà centocinquant'anni. La Santa Sede si appresta a celebrare entrambi gli eventi sopendo ogni contrapposizione. Ma non vuole essere colta impreparata di fronte a un progresso scientifico che corre veloce, anche se – ha ribadito Cabibbo – su piani diversi. E proprio l'evoluzione – scriveva ieri Fiorenzo Facchini sull'Osservatore romano – «può diventare terreno di incontro tra scienza e fede.

Facchini sull' «Osservatore»

Non solo conciliabilità, ma complementarità e armonia», aggiunge Facchini sul quotidiano vaticano, lasciando da parte «ipotesi fuorvianti», accuse di indebita intromissione e «nuovi dogmi», e anche la teoria americana dell'«intelligent design», che «crea nuovi equivoci» e di cui «non c'è bisogno».
D. Con.

© Copyright Eco di Bergamo, 1° novembre 2008

Il Papa: "Quando consideriamo lo spettacolo della santità, il mondo ci appare come un «giardino»..."

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Rosso "malpela" le mode giornalistiche con "dietro" il nulla" e chi confonde Galileo con Wojtyla


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Chiesa e islam a confronto. Politi scrive la parola magica: "Ratisbona"

Se il Papa richiama all’etica della scienza (Oppes)

Assistenza degli psicologi nella scelta dei candidati al sacerdozio: i commenti di Bartoloni e Politi

Creazionismo ed Evoluzionismo: "Non solo conciliabilità ma armonia" (Osservatore Romano)

Joseph Ratzinger e Stephen Hawking, foto in prima pagina su Osservatore Romano

Il Papa incontra Stephen Hawking, il teorico che esclude la necessità dell'intervento di Dio nella creazione (Corriere)

Benedetto XVI all'assemblea plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze: "Non c'è opposizione tra fede nella creazione e scienza" (Testo integrale del discorso del Santo Padre)

Svolta di Papa Ratzinger: psicologi nei seminari (Rodari)

Il Papa ai Carismatici: "Auspico di cuore che si intensifichi il dialogo tra Pastori e Movimenti ecclesiali a tutti i livelli: nelle parrocchie, nelle diocesi e con la Sede Apostolica"

Il Papa: il cosmo non è un caos, ma un ordine fondato dal Creatore che la scienza può progressivamente indagare nelle leggi che lo regolano (R.V.)

Il Papa afferma che non c'è contrasto fra Creazione ed Evoluzione: come mai non vedo titoloni nei giornali online?

Il filosofo Robert Spaemann rilancia la scommessa del papa: vivere come se Dio ci fosse (Magister)

Si apriranno gli archivi su Pio XII e gli ebrei

Il Papa: "Non è la conoscenza in sè che può far male, ma la presunzione, il vantarsi di ciò che si è arrivati - o si presume di essere arrivati - a conoscere"(Discorso del Santo Padre ai docenti ed agli studenti delle Università pontificie ed ecclesiastiche romane)

Il card. Danneels (Belgio) colpito dalla straordinaria accoglienza del Papa in Francia (Valente per "30 Giorni")

Joseph Ratzinger: "Prefazione al volume iniziale dei miei scritti" (dal sito di Sandro Magister)

L'evoluzionismo al centro della plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze. Intervista al prof. Cabibbo. Deformato dai media il discorso del Papa su scienza e fede

Vaticano: sì ai test psicologici, ma sull'ammissione ai seminari decide il vescovo (Izzo)

«Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio»: il testo integrale

Papa Giovanni XXIII: «Bel discorso, cardinale Frings». Ma l'autore era un certo Joseph Ratzinger (Lucio Brunelli)

ATTENZIONE: GLI ARTICOLI CITATI DA ROSSO SONO CONSULTABILE SOTTO LA "MALPELATA" :-)

Lupus in pagina

a cura di Rosso Malpelo - Gianni Gennari

Dietrologie in pagina. E "dietro"? Il nulla

Mode con "dietro" il nulla" Benedetto XVI scrive che «i documenti conciliari con il passare degli anni non hanno perso di attualità», e poi "Repubblica" "dietro" queste parole legge "l'intenzione" di "rovesciare" le aperture del Concilio e «mettere in riga i teologi moderni».
Se ieri "Il Quotidiano Nazionale" (p. 33: "Laici e cattolici oltre gli steccati") ripresenta un libro, "Laici & cattolici", con quella "&" che vuol dire "convivenza" garantita al 100 per 100, e poi il pezzo conclude affermando che "pilastro" di questa convivenza è «la fede religiosa vista come un fatto privato, che sta morendo perché "non può reggere all'urto della storia"», allora "dietro" l'articolo c'è solo tanta confusione. Se sempre ieri sul "Corsera" (pp. 1 e 21: "Il fisico Hawking dal Papa per difendere l'evoluzionismo") ti tocca leggere che sul tema scienza e fede «secondo alcuni testimoni papa Wojtyla avrebbe commentato: "La Bibbia non vuole insegnarci come è stato fatto il cielo, ma come si va in cielo"», allora capisci che scrivere senza sapere che la frase non è di "papa Wojtyla", ma di Galileo Galilei, garantisce che "dietro" l'articolo c'è ben poco"
Se infine sulla "Stampa" (29/10, p. 32: "A chi fa comodo Heidegger antisemita") trovi che poiché "Avvenire" ha riportato il fatto delle accuse ad Heidegger di filonazismo, allora "dietro" l'articolo o c'è la volontà di difendere Pio XII dalla stessa accusa o quella di "punire" Heidegger perché, cattolico, poi ragionando per conto suo "abbandonò l'ortodossia", pensi che anche dietro qualche cervello brillante e apprezzato talora c'è il nulla, o quasi. E ti dispiace.

© Copyright Avvenire, 1° novembre 2008

Laici e cattolici, oltre gli steccati

UN LIBRO DI VANNINO CHITI

Claudia Marin

— ROMA — LAICI e cattolici? Nessuna contrapposizione ideologica, ma la necessità assoluta di dialogo. Con un modello: quello messo in pratica da Dc e Pci nella prima Repubblica. L’apologia del colloquio va in scena alla Sala Capitolare del Senato, sede di presentazione del volume di Vannino Chiti (Foto Lapresse) «Laici & cattolici – oltre le frontiere tra ragioni e fede e un dialogo con il cardinale Silvano Piovanelli», edito da Giunti. Relatori e ospiti — tutti d’accordo con il vicepresidente del Senato sul valore prioritario del confronto —, Dario Franceschini, vicesegretario e deputato del Pd e Giuseppe Pisanu, senatore Pdl. A coordinare il dibattito, la giornalista Rai Bianca Berlinguer. IL VOLUME apparirà a qualcuno un dejà vu, visto che si tratta di una ripubblicazione a quasi un decennio di distanza dalla prima edizione. Perché? Dalla casa editrice spiegano che a tutt’oggi il libro «appare non soltanto attuale, ma dimostra come alcuni dei temi trattati siano esplosi, diventando oggetto di un acceso confronto». Tra i concetti chiave, la (necessaria) conciliazione, o quanto meno non conflittualità, tra laici e cattolici. La ‘e’ del titolo, spiega infatti l’autore, «è di tipo commerciale, perché ho voluto darle un senso polemico: non si tratta di soggetti contrapposti. L’elemento della laicità è comune, è un terreno su cui non si piantano bandierine ma è un luogo di confronto, di dibattito, di ricerca di soluzioni condivise. Nel dibattito culturale e non solo cattolico, invece, si continua a dire “o laici o cattolici”». Ma se oggi, a distanza di dieci anni, Chiti dovesse riformulare il titolo del libro, \«forse non userei neppure più il termine “laico laico” per un verso e per l’altro “laico credente” — dice —. Userei magari espressioni più sofisticate, come “laico credente” e “laico diversamente credente”». Anche Pisanu convinto della necessità di non alzare steccati tra laici e cattolici. «Il dialogo – spiega – è stata la costante di tutta la prima Repubblica. C’era il massimo di confronto ideologico tra Dc e Pci, ma c’era anche il massimo di confronto politico. Come accadde quando si discusse la legge sull’aborto: noi, in Parlamento, eravamo nettamente contrari, ma fuori del parlamento ci fu una costante ricerca del dialogo con il Pci per arrivare a una legge che fosse il male minore». Per Chiti la laicità, «così come ci è stata consegnata dalla storia, e per me si tratta di un grande valore, rischia di sgretolarsi. E deve dunque rafforzare i suoi due pilastri». Il primo, pone in rilievo il vicepresidente del Senato, è «l’autonomia reciproca tra Stato e religione, non solo quella cattolica ma le confessioni religiose in genere». In secondo luogo, «la fede religiosa vista come un fatto privato», che sta morendo perché «non può reggere all’urto della storia».

© Copyright Quotidiano Nazionale, 31 ottobre 2008

Mamma mia...sono certe ideologie politiche che sono andate ko perche' la storia e' sempre maestra di vita...

Il dibattito su Darwin Scienziati a convegno su vita e universo

Il fisico Hawking dal Papa per difendere l'evoluzionismo

Faccia a faccia in Vaticano con il collega Cabibbo L'erede di Einstein sostiene che l'universo non ha avuto un inizio e che quindi non c'è stata nessuna creazione

M.Antonietta Calabrò

ROMA — Il professor Stephen Hawking (l'erede di Einstein che a Cambridge insegna dalla cattedra di Newton) sarà oggi in Vaticano per discutere di nascita dell'universo, evoluzione della vita, Darwin e «disegno intelligente», nel corso di un congresso che durerà fino a martedì, intitolato «Approcci scientifici sull'evoluzione dell'universo e della vita».
Sul tappeto i temi più controversi del dibattito filosofico, scientifico e teologico sull'origine del mondo e dell'uomo. I partecipanti saranno ricevuti stamattina dal Papa che interverrà con un suo discorso. Lo scopo della sessione plenaria della Pontificia accademia delle scienze, presieduta dal fisico italiano Nicola Cabibbo (recentemente escluso, con polemiche, dal Nobel), che guiderà i lavori, è quello di «consolidare le conoscenze sulla dinamica dell'evoluzione nelle sue dimensioni storiche e, inoltre, di fornire possibili opinioni sugli sviluppi sia prossimi che in un lontano futuro». Gli scienziati sono stati invitati «a presentare un contributo scientifico che possa confermare o, al contrario, confutare le teorie sull'evoluzione».
Naturalmente, uno degli interventi più attesi è quello di Hawking che ha scritto nell' 1988 un best-seller divulgativo «Dal big bang ai buchi neri» che ha venduto in tutto il mondo 25 milioni di copie, rendendo estremamente popolare il suo autore. Hawking in realtà è già stato a parlare in Vaticano, sia pure quasi trent'anni fa. In quell'occasione, l'astrofisico - che ha elaborato la teoria su come era l'universo prima del Big Bang («Piccolo come un pisello e sospeso in uno spazio senza tempo») - aveva sostenuto che l'universo non ha avuto un inizio e che quindi non c'è stata nessuna creazione. Lo stesso Hawking avrebbe raccontato, scherzando, all'Associated
Press: «Meno male che il Papa non si è accorto della presentazione che avevo appena fatto, altrimenti avrei fatto la fine di Galileo», anche perché, come recita la sua biografia ufficiale, Hawking è nato esattamente 300 anni dopo la morte dello grande toscano. Ma secondo alcuni testimoni papa Wojtyla avrebbe commentato: «La Bibbia non vuole insegnarci come è stato fatto il cielo, ma come si va al cielo».

© Copyright Corriere della sera, 31 ottobre 2008

A chi fa comodo Heidegger antisemita

Gianni Vattimo

Non ha senso mettersi a discutere per l’ennesima volta le tesi di Farias contro Heidegger, anche se ripetute ed enfatizzate dall'Avvenire: Heidegger fu nazista nel 1933, si dimise però dal rettorato di Friburgo poco tempo dopo e negli anni successivi espose nei corsi e in vari saggi una interpretazione della filosofia di Nietzsche che non ha nulla a che fare con la lettura nazista. Che fosse un militante antisemita lo afferma Farias sulla base di indizi molto poco decisivi (la sua ammirazione per il frate Abraham a Santa Clara, uno scrittore del secolo XVII; il fatto che Heidegger, come tanti intellettuali antifascisti italiani abbia continuato per anni ad avere la tessera del partito); e non risulta che sia stato un delatore ai danni di colleghi ebrei (che i nazisti potevano riconoscere da sé).
Semmai, è interessante domandarsi perché l'Avvenire si accanisca tanto contro uno dei pochi filosofi autenticamente religiosi del secolo XX, accusandolo di essere un nemico dell’Occidente cristiano - quello stesso Occidente consumista che gli ultimi papi hanno tanto spesso stigmatizzato per la perdita di ogni senso della trascendenza e di ogni rispetto per la vita dello spirito (salvo poi ricevere con tutti gli onori Bush). Buttare a mare la filosofia di Heidegger perché è stato nazista sarebbe come mettere all’indice la metafisica di Aristotele (e tanta filosofia tomistica insieme) perché pensava che la schiavitù fosse qualcosa di naturale e che le donne non avessero l’anima (ma da questo, forse, la Chiesa non dissente poi tanto).
Dunque, di nuovo, perché l’attacco dell'Avvenire? Due sole spiegazioni ci vengono in mente: la prima, molto contingente, è facilmente riconoscibile nella allusione dell’articolo a Pio XII. Per sostenere che questo Papa fu un sincero oppositore del nazismo e salvatore di ebrei bisogna contrapporgli qualcuno che faccia risplendere meglio la sua non indiscussa virtù. Meglio se alla rivendicazione del dubbio antinazismo di Pio XII si accompagna una più ampia difesa dell'«Occidente cristiano», con tanti saluti al terzo mondo e alla teologia della liberazione. Ma poi: non è stato Heidegger una promessa della filosofia cattolica tedesca dei primi decenni del secolo XX? Abbandonò l’ortodossia per ragioni che non esitiamo a definire religiose. Ma è pur sempre un transfuga; e allora anche il solo sospetto di un antisemitismo - che ereditava da un monaco cattolico di qualche secolo prima - diventa una ghiotta occasione per punirlo.

© Copyright La Stampa, 29 ottobre 2008

E D I TO R I A L E

HEIDEGGER, CATTIVO MAESTRO ANTI- OCCIDENTE

ANDREA GALLI

È curioso, alle volte, il destino. Uno aiuta gli ebrei a sfuggire alla persecuzione nazista e diventa il «Papa di Hitler». Un altro si propone come guida filosofico-spirituale del Terzo Reich, fa sfoggio di un radicale antisemitismo, arrivando alle delazione nei confronti di colleghi ebrei, che verranno per questo allontanati dall’università, e a teorizzare l’«annientamento totale» del «nemico asiatico», cioè ebraico, e diventa il più grande filosofo del XX secolo. È una considerazione che torna alla mente seguendo le estenuanti polemiche sui «silenzi» di Pio XII e leggendo contemporaneamente l’ultimo lavoro di Víctor Farías, lo storico e filosofo cileno che venti anni or sono ebbe il merito di squarciare il velo di un segreto fino allora ben custodito, quello dei rapporti di Martin Heidegger con il regime nazionalsocialista.
Farías ne «L’eredità di Heidegger nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamento islamico», che esce oggi in anteprima per un’editrice italiana, Medusa, coglie nuovamente nel segno per quanto riguarda il proposito di fondo, fare un quadro delle ricadute nefaste del pensiero di Heidegger. Meno, purtroppo, nelle conclusioni. Un’occasione mancata. Con il piglio di un Simon Wiesenthal dell’heideggeri­smo Víctor Farías (Wiesenthal di cui Farías è stato amico) il detective cileno si è messo sulle tracce di un nugolo di pensatori antimoderni o reazionari che si sono abbeverati alle teorie dell’oracolo della Selva Nera, con esiti spesso inquietanti. Dal tedesco Rudolf Bahro, ecologista radicale e teorico dell’avvento di un «Adolf verde», ai protagonisti neopagani della Nouvelle droite francese, Alain de Benoist in testa, al sociologo argentino antisemita Norberto Ceresole, già consigliere di Hugo Chávez, fino ai teorici della Repubblica islamica iraniana – ed è questa la parte più intrigante del libro – come Reza Davari Ardakani e Ahmad Fardid, quest’ultimo, morto nel 1994, leader di un gruppo di intellettuali e mullah ai tempi della rivoluzione islamica conosciuti come «gli heideggeriani». Con cui avrebbe avuto a che fare, in qualche modo, lo stesso Ahmadinejad.
Una disamina sostenuta da due convinzioni. La prima, condivisibile, che seguendo il vegliardo di Todtnauberg sui suoi «sentieri interrotti» si arrivi a un’ostilità nei confronti della civiltà giudaico-cristiana – causa della decadenza e dell’oscuramento spirituale dell’Occidente – che può facilmente sfociare in un antigiudaismo e in un anticristianesimo à la Alfred Rosenberg. La seconda, incredibilmente naïf, che la fascinazione per Heidegger abbia come conseguenza «l’accettazione del totalitarismo e la negazione dei principi che garantiscono la convivenza democratica e civilizzata». Da lì il setacciare compulsivo dello studioso cileno nel catalogo degli estremismi di diverso segno e latitudine, alla ricerca di virtuali svastiche e camice brune fra i cultori di «Essere e tempo».
Non rendendosi conto, forse, che se Heidegger è diventato il filosofo del XX secolo è perché una repulsione verso il monoteismo biblico, un anelito a riallacciarsi ad un mondo arcaico numinoso e ferino e una spinta anti-umanistica, o meglio dis-umanizzante, animano fior fior di democratici e liberali. E di civili accademici. Non solo i «nazisti dell’Illinois», tanto odiati anche da John Belushi.

© Copyright Avvenire, 28 ottobre 2008

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Chiesa e islam a confronto

MARCO POLITI

Città del Vaticano

Ventinove saggi musulmani e ventinove teologi cattolici pronti a misurarsi per due giorni a porte chiuse sul rapporto con Dio e sull' amore verso il prossimo.
In Vaticano è il primo grande confronto ufficiale fra le due fedi mondiali, che contano insieme quasi due miliardi e mezzo di seguaci.
Lo patrocina Benedetto XVI, accogliendo la richiesta di centotrentotto esponenti islamici che dopo l' »incidente di Ratisbona» (quando parve che il pontefice volesse equiparare sbrigativamente islam e diffusione violenta della fede) si rivolsero a lui proponendo un approfondimento sui concetti cardine della due religioni.
«Il futuro del mondo - scrissero - dipende dalla pace tra musulmani e cristiani». Dopo i gesti profetici di papa Wojtyla - il discorso ai giovani musulmani di Casablanca, le preghiere insieme ad Assisi, la visita alla moschea di Damasco - sembra venuta l' ora di misurarsi su temi concreti.
Ratzinger, riunendo a Castelgandolfo nell' autunno del 2005 il suo «circolo degli allievi» (alcuni dei quali già cardinali come Schoenborn), ha individuato tre nodi nel dialogo con l' islam: la mancanza di un' autorità centrale, la mancanza di «laicità» nei rapporti tra sfera religiosa e sfera civile, la definizione del Corano come parola diretta di Dio (e non ispirata da Dio, come ritengono i cristiani per la Bibbia: il che lascia maggiore flessibilità all' interpretazione). Nel frattempo crescono in seno alla gerarchia ecclesiastica i timori nei confronti dell' islam sia per le violenze fondamentaliste contro i cristiani in varie parti del mondo (documentate dal rapporto 2008 dell' associazione Aiuto alla Chiesa che soffre) sia per l' aumento di fedeli islamici nei paesi europei. Da parecchi mesi la conferenza episcopale italiana traccheggia di fronte all' esigenza di pronunciare una parola definitiva sul diritto dei musulmani italiani o regolarmente residenti nel Paese di costruire proprie moschee senza sottostare all' arbitrio di amministrazioni xenofobe o al ricatto di referendum locali del tutto anticostituzionali. Ad un recente convegno il cardinale francese Jean Pierre Ricard, vicepresidente del Consiglio delle conferenze episcopali europee, ha insistito sul fatto che per inserirsi in Europa i musulmani debbano fare un lavoro di revisione critica delle proprie tradizioni come quello della Chiesa cattolica durante il Concilio.
Il dialogo fra islam e cristianesimo, ha poi detto il porporato, è credibile solo se la libertà religiosa si concretizza come principio valido per tutti.
Anche il cardinale Scola di Venezia dichiara che non si deve tacere sulla violazione dei diritti umani. Ma al tempo stesso sostiene che tutti quanti siamo immersi in un processo storico di «meticciato» fra le civiltà. Perciò «siamo condannati al dialogo», conoscendoci sempre meglio.
Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Consiglio pontificio per il dialogo inter-religioso, sotto la cui guida si svolgerà il vertice islamo-cristiano del 4 e 5 novembre, auspica intanto che nell' opinione pubblica occidentale possa emergere il «vero islam». Dal mondo musulmano sono partiti nell' ultimo tempo parecchi segnali di novità in opposizione al fondamentalismo.
Re Abdullah dell' Arabia Saudita si è fatto promotore di un forum islamo-ebraico-cristiano. Nel Qatar è stata autorizzata per la prima volta la costruzione di un complesso di culto cristiano con chiese per i cattolici, gli anglicani e gli ortodossi. In Giordania il principe Talal, uno dei promotori della Lettera al papa dei saggi musulmani, è attivissimo nel rafforzare il dialogo fra le religioni.
Ma in questa fase emergono anche voci aspre. Il teologo gesuita libanese Samir Khalil, uno dei partecipanti al prossimo incontro in Vaticano e molto stimato dal pontefice, afferma senza mezzi: «Chi vive in un paese e non riesce a integrarsi con la cultura del posto, dovrebbe sceglierne un altro».
I segni di irrigidimento stanno preoccupando gli esponenti musulmani più aperti al dialogo e convinti della necessità di costruire un islam europeo. L' imam Yahya Pallavicini, vice-presidente delle Comunità religiose islamiche in Italia, mette in guardia: sarebbe negativo confondere la differenza tra civiltà e culture con una «differenza tra buoni credenti e cattivi credenti». Indubbiamente il dialogo sta vivendo un passaggio cruciale.
Il documento finale del Sinodo dei vescovi ha posto paletti precisi: nei rapporti con l' islam vanno tenuti fermi i principi del «rispetto della vita», la tutela dei diritti dell' uomo e della donna, la distinzione tra ordine socio-politico e ordine religioso nonché la «reciprocità e libertà di coscienza e di religione».

© Copyright Repubblica, 31 ottobre 2008 consultabile online anche qui.

Bello questo articolo ma mettiamo alcuni "paletti".
Non ha piu' senso parlare di "incidente" di Ratisbona perche', senza la famosa lectio, che in tanti ormai definiscono "profetica", utilizzando un aggettivo di cui si abusa (ma non questo caso!), non ci sarebbe il primo storico incontro in Vaticano fra le due grandi fedi.
Questo e' un dato che nessuno puo' contestare, caro Politi!
Non parliamo piu', quindi, di incidente ma di "felice episodio".
Non capisco, comunque, come mai fra i "gesti profetici" non siano elencate la visita di Benedetto XVI in Turchia e, in particolare, alla Moschea Blu di Istanbul.
Leggo con un certo sorriso:


"dopo l' »incidente di Ratisbona» (quando parve che il pontefice volesse equiparare sbrigativamente islam e diffusione violenta della fede)"

Parve a chi? Ai giornalisti? Ai commentatori?
Mi sembra di ricordare tutta una serie di editoriali infuocati che, partendo da Repubblica, arrivarono al New York Times.
Non mi pare sia il caso di aggiungere altro perche', come dicevano i latini, "intellegenti pauca" (a chi capisce [basta] poco).

La speranza e' che il forum sia occasione per un dibattito sincero ed aperto senza interpretazioni forzate da parte dei media.
Siamo ad una fase cruciale e tutti devono dimostrarsi responsabili.
Detto questo, mi complimento con Politi, uno dei pochi che abbia parlato dell'incontro fra Musulmani e Cattolici in Vaticano
.
R.

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IL DIBATTITO

Se il Papa richiama all’etica della scienza

di Mario Oppes*

C’è qualcuno che ha paura della scienza o ha comunque interesse a fermarla?
A leggere le reazioni di molti scienziati alle parole pronunciate da Benedetto XVI il 16 ottobre, nel discorso tenuto ai partecipanti al congresso internazionale promosso dalla Pontificia Università Lateranense, in occasione del X anniversario dell’enciclica “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II, sembrerebbe di capire che, almeno in parte, il mondo della scienza lo creda.

In realtà, il Papa si è limitato a ipotizzare che “a volte” il “facile guadagno” o peggio “l’arroganza di sostituirsi al Creatore” possono svolgere un ruolo determinante nel definire gli scopi degli scienziati.

Certo immaginare che uno scienziato scelga oggi la sua professione con l’idea di ottenere facili guadagni fa sorridere, ma la preoccupazione più significativa del Papa riguarda certamente il rapporto fra la scienza e la tecnica e quindi sul ruolo che la ricerca scientifica può giocare nel permettere la trasformazione della natura di cui anche l’uomo fa parte.

È quantomeno strano che quasi tutti i commentatori identifichino in queste poche parole l’elemento più significativo di un discorso molto articolato e denso di considerazioni che avrebbero dovuto indurre ad una più approfondita e impegnativa riflessione.

Il vero problema è che la scienza - sostiene Benedetto XVI - non è in grado di elaborare principi etici e quindi “può solo accoglierli in sé e riconoscerli come necessari per debellare le sue eventuali patologie”. È forse questa affermazione che scatena le reazioni di parte del mondo scientifico, spesso convinto dell’autosufficienza della scienza. Se questo fosse vero sarebbe difficile accettare le parole del Papa che, proseguendo il suo discorso, arriva ad affermare la necessità che la scienza ricerchi il confronto con la filosofia e la teologia per evitare un percorso solitario pieno di insidie.
D’altra parte il rischio di una scienza incapace di dire qualcosa sul senso della vita dell’uomo era stato efficacemente evidenziato, già negli anni trenta, da un grande filosofo come Edmund Husserl, ne «La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale». Un altro pensatore contemporaneo, Hans Jonas, ha notato che l’interrogativo legato alla responsabilità del proprio agire «si è insinuato nel campo protetto della ricerca scientifica». La scienza dà vita a un sapere indirizzato verso la capacità di attuazione, verso un controllo consapevole della natura, ossia verso la tecnica, affermava Hans Georg Gadamer.
Riflettere sulla responsabilità etica degli scienziati non significa pertanto considerare la ricerca un male o volerla fermare, ma può contribuire a far sì che la scienza continui a rappresentare un bene per l’umanità e non un ostacolo sulla strada del suo progresso.

* Presidente del Comitato di bioetica di Sassari

© Copyright La Nuova Sardegna, 31 ottobre 2008

La maggiorparte dei giornalisti ha commentato con i piedi il discorso del Papa.
Non solo: ha estrapolato due frasi andando poi ad interrogare illustri (chi piu'...chi meno) scienziati che, senza leggere il testo del Santo Padre, hanno detto la loro.
Qualcuno si e' anche prodotto in offese inaccettabili verso Benedetto XVI. Pochi giornali hanno pero' avuto il coraggio di riportarle per intero...
Coda di paglia? Si'!
Oggi assistiamo al fenomeno inverso: ieri Benedetto XVI ha parlato di evoluzione e creazione ed oggi leggiamo articoli striminziti che quasi non vale la pena di pubblicare.
Bel giornalismo!

R.

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Vaticano: sì ai test psicologici, ma sull'ammissione ai seminari decide il vescovo (Izzo)

«Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio»: il testo integrale

Papa Giovanni XXIII: «Bel discorso, cardinale Frings». Ma l'autore era un certo Joseph Ratzinger (Lucio Brunelli)

Il documento

Venti pagine indirizzate ai rettori e ai vescovi sull'ammissione al sacerdozio

In seminario con lo psicologo Il Vaticano: «No ai preti gay»

Bruno Bartoloni

CITTA' DEL VATICANO — Dopo anni di pastorale tolleranza nei confronti dei suoi apostoli omosessuali e dopo averne pagate pesantissime spese soprattutto negli Stati Uniti dove lo scandalo dei preti pedofili ha alimentato processi con penalità milionarie, ora la Chiesa ha optato per il rigore ed ha chiuso l'accesso al sacerdozio non solo ai gay ma anche a chi solo dimostra radicate tendenze omosessuali.
Un documento della Congregazione per l'educazione cattolica lo sancisce in modo categorico, ammettendo l'assistenza di psicologi e psicoterapeuti per scovare ogni briciolo di sospetta omosessualità nel candidato al momento della verifica della solidità della vocazione.
«Razzismo», denunciano le associazioni gay. L'importante per un sacerdote è eventualmente la castità alla quale s'impegna con il celibato. Perché un eterosessuale casto sì ed un omosessuale casto no?, ha chiesto in sostanza, Franco Grillini, presidente di Gaynet . Ha risposto il cardinale polacco Zenon Grocho-lewski, prefetto della congregazione, presentando in Vaticano gli «Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio», (documento approvato dal papa lo scorso 29 giugno) che sancisce quella «tolleranza zero» invocata dai molti vescovi statunitensi con le diocesi in bancarotta a causa degli indennizzi alle vittime dei preti pedofili.
«Un candidato al sacerdozio con una radicata tendenza omosessuale - ha dichiarato - non può entrare in seminario anche se non pratica l'omosessualità: non perché commette peccato, ma perché l'omosessualità è una deviazione, un'irregolarità, una ferità per poter esercitare il sacerdozio, che consiste nell'essere un padre spirituale e nel sapersi relazionare con gli altri».
E per individuare «l'irregolarità », la Chiesa ammette l'utilità di una consultazione psicologica in un passato non lontano energicamente respinta. «Non bisogna dimenticare - dice il documento - la possibile tendenza di alcuni candidati a minimizzare o a negare le proprie debolezze: essi non parlano ai formatori di alcune loro gravi difficoltà».
Insomma è necessario un discernimento tempestivo dei problemi, «quali l'eccessiva dipendenza affettiva», oppure «l'identità sessuale confusa e non ancora ben definita».
E per stabilire se un candidato sarà capace di vivere bene il suo celibato «non basta accertarsi della capacità di astenersi dall'esercizio della genitalità, ma è necessario anche valutare l'orientamento sessuale: la castità per il Regno, infatti, è molto di più della semplice mancanza di relazioni sessuali».
La severità è invocata dal documento proprio per «evitare tanti drammi»: «gli errori di discernimento nelle vocazioni, sottolinea il documento, non sono rari e troppe inettitudini psichiche, più o meno patologiche, si rendono manifeste soltanto dopo l'ordinazione sacerdotale ». Necessario quindi l'aiuto degli psicologi, ma tutti di formazione cattolica, chiamati si casus ferat e cioè nei casi eccezionali, «con il consenso dell'interessato e nel rispetto assoluto della privacy».

© Copyright Avvenire, 31 ottobre 2008

Il discorso e' molto complesso e l'articolo lo liquida un po' troppo in fretta...
R.

Il veto del Vaticano: no ai preti gay 'La virilità dà maggiore equilibrio'

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO - Niente preti gay, niente seminaristi omosessuali. L' orientamento sessuale dei candidati va esaminato per escludere persone con tendenze omosessuali fortemente radicate. Il Vaticano ribadisce il suo veto con un documento della Congregazione per l' Educazione cattolica, in cui fra le varie doti del candidato al sacerdozio si esige anche una «identità virile». Immediata la reazione da parte di esponenti del movimento omosessuale. Commenta Paola Concia, parlamentare Pd: l' atteggiamento vaticano «non aiuta milioni di omosessuali cattolici a vivere serenamente la propria condizione».
Spetta alla Chiesa - ricorda il documento intitolato Orientamenti per l' utilizzo delle competenze psicologiche nell' ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio- scegliere le persone che ritiene adatte al sacerdozio. E fin qui è evidente. Suscita perplessità, invece, l' idea che la virilità nell' esercizio di responsabilità sia garanzia di maggiore equilibrio e autorevolezza. Tra i requisiti il documento mette sullo stesso piano «identità virile e capacità di relazionarsi in modo maturo con altre persone», mentre fra i sintomi di «grave immaturità» indica: forti dipendenze affettive, forte impaccio nei rapporti personali, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali «fortemente radicate». Ribatte ironicamente il presidente dell' Arcigay Aurelio Mancuso che la sua associazione si offre come «consulente per individuare gli omosessuali che si nascondono all' interno della Chiesa».

Il documento vaticano è in realtà un' istruzione per l' impiego di psicologi e psicoterapeuti nella selezione dei seminaristi.

Alla Santa Sede interessa che i seminaristi dimostrino equilibrio umano e psichico, specie nel campo affettivo, in modo da saper vivere una vita celibataria nel rapporto sereno con i fedeli.

Troppi candidati, spiega il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione, sono influenzati da un contesto contrassegnato da «instabilità nelle relazioni familiari e sociali, relativismo morale, visioni errate della sessualità, precarietà delle scelte, sistematica negazione dei valori». E allora è meglio selezionare prima.
Gli esperti in scienze psicologiche, spiega il documento, sono utili per la diagnosi, la terapia, il sostegno, ma alla fine il potere decisionale spetterà sempre al vescovo.

© Copyright Repubblica, 31 ottobre 2008 consultabile online anche qui.

La seconda parte dell'articolo e' decisamente apprezzabile ed onesta.
Politi ha saputo, al contrario dei suoi colleghi, citare lo scopo principale del documento
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R.