1 novembre 2008

Assistenza degli psicologi nella scelta dei candidati al sacerdozio: i commenti di Bartoloni e Politi


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«Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio»: il testo integrale

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Il documento

Venti pagine indirizzate ai rettori e ai vescovi sull'ammissione al sacerdozio

In seminario con lo psicologo Il Vaticano: «No ai preti gay»

Bruno Bartoloni

CITTA' DEL VATICANO — Dopo anni di pastorale tolleranza nei confronti dei suoi apostoli omosessuali e dopo averne pagate pesantissime spese soprattutto negli Stati Uniti dove lo scandalo dei preti pedofili ha alimentato processi con penalità milionarie, ora la Chiesa ha optato per il rigore ed ha chiuso l'accesso al sacerdozio non solo ai gay ma anche a chi solo dimostra radicate tendenze omosessuali.
Un documento della Congregazione per l'educazione cattolica lo sancisce in modo categorico, ammettendo l'assistenza di psicologi e psicoterapeuti per scovare ogni briciolo di sospetta omosessualità nel candidato al momento della verifica della solidità della vocazione.
«Razzismo», denunciano le associazioni gay. L'importante per un sacerdote è eventualmente la castità alla quale s'impegna con il celibato. Perché un eterosessuale casto sì ed un omosessuale casto no?, ha chiesto in sostanza, Franco Grillini, presidente di Gaynet . Ha risposto il cardinale polacco Zenon Grocho-lewski, prefetto della congregazione, presentando in Vaticano gli «Orientamenti per l'utilizzo delle competenze psicologiche nell'ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio», (documento approvato dal papa lo scorso 29 giugno) che sancisce quella «tolleranza zero» invocata dai molti vescovi statunitensi con le diocesi in bancarotta a causa degli indennizzi alle vittime dei preti pedofili.
«Un candidato al sacerdozio con una radicata tendenza omosessuale - ha dichiarato - non può entrare in seminario anche se non pratica l'omosessualità: non perché commette peccato, ma perché l'omosessualità è una deviazione, un'irregolarità, una ferità per poter esercitare il sacerdozio, che consiste nell'essere un padre spirituale e nel sapersi relazionare con gli altri».
E per individuare «l'irregolarità », la Chiesa ammette l'utilità di una consultazione psicologica in un passato non lontano energicamente respinta. «Non bisogna dimenticare - dice il documento - la possibile tendenza di alcuni candidati a minimizzare o a negare le proprie debolezze: essi non parlano ai formatori di alcune loro gravi difficoltà».
Insomma è necessario un discernimento tempestivo dei problemi, «quali l'eccessiva dipendenza affettiva», oppure «l'identità sessuale confusa e non ancora ben definita».
E per stabilire se un candidato sarà capace di vivere bene il suo celibato «non basta accertarsi della capacità di astenersi dall'esercizio della genitalità, ma è necessario anche valutare l'orientamento sessuale: la castità per il Regno, infatti, è molto di più della semplice mancanza di relazioni sessuali».
La severità è invocata dal documento proprio per «evitare tanti drammi»: «gli errori di discernimento nelle vocazioni, sottolinea il documento, non sono rari e troppe inettitudini psichiche, più o meno patologiche, si rendono manifeste soltanto dopo l'ordinazione sacerdotale ». Necessario quindi l'aiuto degli psicologi, ma tutti di formazione cattolica, chiamati si casus ferat e cioè nei casi eccezionali, «con il consenso dell'interessato e nel rispetto assoluto della privacy».

© Copyright Avvenire, 31 ottobre 2008

Il discorso e' molto complesso e l'articolo lo liquida un po' troppo in fretta...
R.

Il veto del Vaticano: no ai preti gay 'La virilità dà maggiore equilibrio'

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO - Niente preti gay, niente seminaristi omosessuali. L' orientamento sessuale dei candidati va esaminato per escludere persone con tendenze omosessuali fortemente radicate. Il Vaticano ribadisce il suo veto con un documento della Congregazione per l' Educazione cattolica, in cui fra le varie doti del candidato al sacerdozio si esige anche una «identità virile». Immediata la reazione da parte di esponenti del movimento omosessuale. Commenta Paola Concia, parlamentare Pd: l' atteggiamento vaticano «non aiuta milioni di omosessuali cattolici a vivere serenamente la propria condizione».
Spetta alla Chiesa - ricorda il documento intitolato Orientamenti per l' utilizzo delle competenze psicologiche nell' ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio- scegliere le persone che ritiene adatte al sacerdozio. E fin qui è evidente. Suscita perplessità, invece, l' idea che la virilità nell' esercizio di responsabilità sia garanzia di maggiore equilibrio e autorevolezza. Tra i requisiti il documento mette sullo stesso piano «identità virile e capacità di relazionarsi in modo maturo con altre persone», mentre fra i sintomi di «grave immaturità» indica: forti dipendenze affettive, forte impaccio nei rapporti personali, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali «fortemente radicate». Ribatte ironicamente il presidente dell' Arcigay Aurelio Mancuso che la sua associazione si offre come «consulente per individuare gli omosessuali che si nascondono all' interno della Chiesa».

Il documento vaticano è in realtà un' istruzione per l' impiego di psicologi e psicoterapeuti nella selezione dei seminaristi.

Alla Santa Sede interessa che i seminaristi dimostrino equilibrio umano e psichico, specie nel campo affettivo, in modo da saper vivere una vita celibataria nel rapporto sereno con i fedeli.

Troppi candidati, spiega il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione, sono influenzati da un contesto contrassegnato da «instabilità nelle relazioni familiari e sociali, relativismo morale, visioni errate della sessualità, precarietà delle scelte, sistematica negazione dei valori». E allora è meglio selezionare prima.
Gli esperti in scienze psicologiche, spiega il documento, sono utili per la diagnosi, la terapia, il sostegno, ma alla fine il potere decisionale spetterà sempre al vescovo.

© Copyright Repubblica, 31 ottobre 2008 consultabile online anche qui.

La seconda parte dell'articolo e' decisamente apprezzabile ed onesta.
Politi ha saputo, al contrario dei suoi colleghi, citare lo scopo principale del documento
.
R.

3 commenti:

euge ha detto...

Sì Raffaella, è vero ma, aspettiamoci come sempre da Politi, un articolo nel quale troverà sicuramente qualcosa da ridire su questo argomento e sul provvedimento adottato.

Come hai fatto notare tu giustamente, l'argomento e molto più complesso e delicato di quanto si voglia far credere; l'unica amara riflessione che mi viene da fare in questo momento è sempre quella....... Perchè in passato si è sempre preso sottogamba questo problema? Perchè non si è mai pensato ad un provvedimento che detti delle regole in tutti i sensi per la scelta dei candidati al sacerdozio? Perchè si e sempre lasciato che si uscisse ed entrasse a proprio piacimento dai seminari?

luisa ha detto...

Le reazioni sono di "ordinaria amministrazione", quello che dovrebbe farmi sorridere, ma che in realtà è rivelatore e sintomatico, è che la Chiesa è bollata come "razzista" di fronte agli omosessuali.
Gli omosessuali costituiscono dunque una nuova razza?
Non lo sapevo.
Cerchiamo di far funzionare il nostro cervello e non ingoiare belli crudi i concetti che la lobby gay vorrebbe imporre .
I risultati di questa pressione sono già evidenti nella nostra società, ed adesso vorrebbero anche imporre alla Chiesa le loro teorie?
E se la Chiesa rifiuta di seguirli allora si trasforma in omofoba e razzista? Ma per favore!
Prima si attacca e insulta la Chiesa perchè ha trascurato il problema reale dei preti pedofili, adesso che dice una parola chiara la si attacca lo stesso ! Ma per favore!
Bene ha fatto il Vaticano a finalmente pronunciarsi, lo ha fatto in maniera senza dubbio poco gradita a taluni, ma necessaria.

euge ha detto...

Purtroppo, la lobby gay è un dato di fatto credo ormai da diversi anni peraltro, è risaputo che anche dal punto di vista finanziario ha basi più che solide.
Ognuno è libero di essere quel che vuole ma, quando si tratta di difendere il valore della famiglia che già è allo sfascio quasi totale, non c'è razzismo che tenga.
Il sacerdozio è una missione che comporta e mi pare ovvio, il rispetto degli insegnamenti della chiesa che riguardano tra gli altri i valori non negoziabili di cui tanto abbiamo parlato ed è giusto che chi entra in seminario, sappia cosa va a fare, a quale impegno debba tener fede.
Che si adottino degli stumenti come i psicologi, non ci trovo nulla di strano ne tantomeno posso considerare ciò una forma di razzismo; credo, che in questi ultimi tampi, ci riempiamo troppo la bocca di questo termine spesso a sproposito; volevamo un controllo e mezzi per contrastare il male della pedofilia nella chiesa ed ora che abbiamo un documento che fissa dei punti che possono aiutare in questo senso gridiamo al razzismo!
Questa gente, dovrebbe prima fare pace col proprio cervello e poi esprimere le proprie opinioni.
Qui il razzismo non c'entra proprio.