3 dicembre 2007

"Spe salvi": la speranza nell'Angelus di ieri e nella visita all'ospedale San Giovanni


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Papa Benedetto XVI, ieri durante la preghiera dell'Angelus in piazza San Pietro, ha rilanciato il significato più profondo della sua nuova enciclica sulla speranza: il mondo ha un bisogno «drammatico» di Dio, la scienza non è in grado «di redimere l'umanità», e anzi ha «confinato la fede in una sfera individuale».

Prima di affacciarsi alle 12 dalla finestra del suo appartamento, il pontefice si era recato, in prima mattinata, all'ospedale «San Giovanni Battista» alla Magliana, dove aveva celebrato la messa tra malati colpiti da ictus o usciti da un coma.
Un incontro intenso e commovente. «Gli ospedali e le case di cura, proprio perché abitati da persone provate dal dolore, possono diventare luoghi privilegiati dove testimoniare l'amore cristiano che alimenta la speranza e suscita propositi di fraterna solidarietà», aveva detto.
Della speranza è, poi, tornato a parlare davanti ai fedeli convenuti, nonostante il maltempo, nella piazza vaticana per la tradizionale preghiera di mezzogiorno. «La parola speranza - ha detto - è strettamente connessa con la parola fede». «Lo sviluppo della scienza moderna ha confinato sempre più la fede e la speranza nella sfera individuale così che - ha spiegato - oggi appare in modo evidente e drammatico, che l'uomo e il mondo hanno bisogno di Dio - del vero Dio! - altrimenti restano privi di speranza».
«La scienza - ha continuato Papa Ratzinger - contribuisce molto al bene dell'umanità, ma non è in grado di redimerla». «L'uomo - ha detto - viene redento dall'amore, che rende nuova e bella la vita personale e sociale». «La storia - ha anche osservato - muta e chiede di essere costantemente evangelizzata: ha bisogno di essere rinnovata dall'interno e l'unica vera novità è Cristo».
Temi trattati ampiamente nell'enciclica «Spe Salvi» (la speranza ci rende salvi), firmata da Benedetto XVI e presentata al grande pubblico lo scorso 30 novembre. Il Papa ha, però, voluto riproporli ieri, prima domenica dell'Avvento, inizio del calendario liturgico, perché siano motivo di riflessione per i cattolici nel prossimo periodo natalizio.
Anche ai malati, ai familiari, al personale medico e infermieristico del San Giovanni Battista, Papa Ratzinger aveva consegnato la sua enciclica. «In ogni malato, chiunque esso sia, sappiate riconoscere e servire Cristo stesso; fategli percepire, con i vostri gesti e le vostre parole, i segni del suo amore misericordioso», aveva esortato durante la messa celebrata in un padiglione del nosocomio.
L'ospedale di proprietà del Sovrano Ordine di Malta, si trova alla periferia ovest di Roma, ed è specializzato nel recupero e nella riabilitazione di persone cerebrolese. Il senso della sofferenza era percepibile nella cappella improvvisata, una struttura luminosa, con ampie finestre ad arco, la moquette blu sul pavimento. Il Papa, vestito con la tradizionale casula viola del Tempo liturgico dell'Avvento, aveva dato personalmente l'ostia della comunione a ciascuno dei pazienti, portati davanti a lui sulle sedie a rotelle.
Poi, dopo il rito religioso, Ratzinger si era recato, in forma assolutamente privata, a visitare gli ospiti più gravi del Reparto Unità di Risveglio: «momenti struggenti» hanno riferito, poi, alcuni familiari dei malati, in tutto una quindicina, tra i quali una ragazza vittima di un incidente stradale e un anziano colpito da un ictus.

© Copyright Il Tempo, 3 dicembre 2007


Benedetto XVI all'Angelus ha rilanciato il significato più profondo della sua nuova enciclica sulla speranza

Il Papa: drammatico bisogno di Dio La scienza non può redimere l'umanità

In mattinata aveva visitato i ricoverati nell'ospedale «San Giovanni Battista» alla Magliana

Alessandra Previtali

Papa Benedetto XVI, ieri durante la preghiera dell'Angelus a piazza San Pietro, ha rilanciato il significato più profondo della sua nuova enciclica sulla speranza: il mondo ha un bisogno «drammatico» di Dio, la scienza non è in grado «di redimere l'umanità», e anzi ha «confinato la fede in una sfera individuale».
Prima di affacciarsi alle 12 dalla finestra del suo appartamento, il pontefice si era recato, in prima mattinata, all'ospedale «San Giovanni Battista» alla Magliana, dove aveva celebrato la messa tra malati colpiti da ictus o usciti da un coma. Un incontro intenso e commovente. «Gli ospedali e le case di cura, proprio perché abitati da persone provate dal dolore, possono diventare luoghi privilegiati dove testimoniare l'amore cristiano che alimenta la speranza e suscita propositi di fraterna solidarietà», aveva detto.
Della speranza è poi tornato a parlare davanti ai fedeli convenuti, nonostante il maltempo, nella piazza vaticana per la tradizionale preghiera di mezzogiorno. «La parola speranza – ha detto – è strettamente connessa con la parola fede». «Lo sviluppo della scienza moderna ha confinato sempre più la fede e la speranza nella sfera individuale così che – ha spiegato – oggi appare in modo evidente e drammatico, che l'uomo e il mondo hanno bisogno di Dio – del vero Dio! – altrimenti restano privi di speranza».
«La scienza – ha continuato papa Ratzinger – contribuisce molto al bene dell'umanità, ma non è in grado di redimerla». «L'uomo – ha detto – viene redento dall'amore, che rende nuova e bella la vita personale e sociale». «La storia – ha anche osservato – muta e chiede di essere costantemente evangelizzata: ha bisogno di essere rinnovata dall'interno e l'unica vera novità è Cristo».
Temi trattati ampiamente nell'enciclica «Spe Salvi» (la speranza ci rende salvi), firmata da Benedetto XVI e presentata al grande pubblico lo scorso 30 novembre. Il Papa ha però voluti riproporli ieri, prima domenica dell'Avvento, inizio del calendario liturgico, perché siano motivo di riflessione per i cattolici nel prossimo periodo natalizio.
Anche ai malati, ai familiari, al personale medico e infermieristico del «San Giovanni Battista», papa Ratzinger aveva consegnato la sua enciclica. «In ogni malato, chiunque esso sia, sappiate riconoscere e servire Cristo stesso; fategli percepire, con i vostri gesti e le vostre parole, i segni del suo amore misericordioso», aveva esortato durante la messa celebrata in un padiglione del nosocomio. L'ospedale di proprietà del Sovrano Ordine di Malta, si trova alla periferia ovest di Roma, ed è specializzato nel recupero e nella riabilitazione di persone cerebrolese. Il senso della sofferenza era percepibile nella cappella improvvisata, una struttura luminosa, con ampie finestre ad arco, la moquette blu sul pavimento.
Il Papa, vestito con la tradizionale casula viola del Tempo liturgico dell'Avvento, aveva dato personalmente l'ostia della comunione a ciascuno dei pazienti, portati davanti a lui sulle sedie a rotelle. Poi, dopo il rito religioso, Ratzinger si era recato, in forma assolutamente privata, a visitare gli ospiti più gravi del Reparto Unità di Risveglio: «momenti struggenti» hanno riferito poi alcuni familiari dei malati, in tutto una quindicina, tra cui una ragazza vittima di un incidente stradale e un anziano colpito da un ictus.
Ratzinger all'ospedale era stato accolto da Fra Andrew Bertie, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta (Smom), dal patrono dell'Ordine, Pio Laghi, e dal cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini.

Intanto, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ai microfoni della Radio Vaticana, ha deplorato il fatto che il discorso del Pontefice di sabato alle Organizzazioni Non Governative sia stato interpretato come un attacco all'Onu (mentre non lo era) ma anche che gli stessi media responsabili della «forzatura» abbiano poi richiesto un commento in merito al portavoce del Palazzo di Vetro.

«Giustamente – ha scandito padre Lombardi – il portavoce delle Nazioni Unite, che era stato interpellato, speriamo non con l'intenzione di alimentare una tensione, ha messo in luce che non vi era alcuna polemica fra il Papa e l'Onu».

«È importante – ha concluso il direttore della Sala Stampa della Santa Sede – rispettare con attenzione la lettera e lo spirito di quanto viene detto, in particolare dal Papa. Lo abbiamo verificato ancora una volta a proposito del discorso del Papa alle Organizzazioni non governative di ispirazione cattolica, in cui ha ribadito le sue preoccupazioni per il relativismo morale».

© Copyright Gazzetta del sud, 3 dicembre 2007

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