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18 agosto 2007

Andrea Tornielli parla di Pio XII e Benedetto XVI (Radici Cristiane)


Vedi anche:

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Trascrizione integrale dell'intervista ad Andrea Tornielli su Pio XII

Rassegna stampa del 6 giugno 2007

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Intervista ad Andrea Tornielli

Dalla “leggenda nera” su Pio XII agli attacchi a Benedetto XVI

A cura di Emanuele Gagliardi

Nato a Chioggia nel 1964, Andrea Tornielli è laureato in lettere classiche. Ha collaborato con le riviste 30 Giorni e Il Sabato ed attualmente è vaticanista de Il Giornale. Collabora con altre testate giornalistiche e con il mensile cattolico Il Timone e tiene una rubrica radiofonica su “Radio Maria”.
Ha scritto numerosi saggi sulla Chiesa contemporanea, fra cui Giovanni XXIII, vita di un Papa Santo, Il mistero delle lacrime, Inchiesta sulla Madonna di Civitavecchia, Papa Lucani, Il parroco del mondo (con Alessandro Zangardo), Pio XII, Il Papa degli ebrei, Escriva’ fondatore dell’Opus Dei, Benedetto XVI, Il custode della fede, Processo al Codice da Vinci, Dal romanzo al film, Il segreto di Padre Pio e Karol Wojtyla e l’ultimo, uscito in libreria il 22 maggio 2007 per i tipi della Mondatori, Pio XII, Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro.

Pio XII è quasi sempre ricordato come “il Papa dei silenzi”, in relazione all’atteggiamento tenuto nei confronti dell’Olocausto. Il suo libro tratteggia, invece, un ritratto assai diverso. Può dirci qualcosa in proposito?

Pio XII era un uomo semplice, preoccupato per la sorte delle vittime della persecuzione. Non è vero che sia stato silenzioso: ha parlato – con vari riferimenti agli ebrei ben compresi da tutti – ma ha parlato prudentemente. Sapeva benissimo quale sarebbe stata la reazione di Hitler e dei nazisti di fronte ad una plateale denuncia. Sapeva benissimo, perché ne aveva avuto le prove, che una denuncia esplicita avrebbe solo peggiorato la situazione dei perseguitati e aumentato le persecuzioni stesse..
Fra la parola, che gli avrebbe precostituito una buona fama presso i posteri, e l’azione in favore delle vittime, scelse di agire.
I conventi di Roma si riempirono di ebrei e l’ex console onorario di Israele Pinchas Lapide ha calcolato che grazie all’azione della Chiesa e del Papa furono salvate fra le 750.000 e le 800.000 vite di ebrei.

Quali sono le ragioni dell’ostilità verso la figura di Pio XII?

Credo essenzialmente che vi siano due aspetti.
L’ostilità proveniente dall’interno del mondo cattolico è dovuta a scarsa conoscenza della storia e dall’idea che Papa Pacelli incarni tutto il peggio della Chiesa preconciliare. Pregiudizi che sono spesso il frutto di un’interpretazione del Concilio Vaticano II come una sorta di frattura con il passato.
Da altri ambienti (ma anche dall’ambiente cattolico) non si perdona poi a Papa Pacelli l’anticomunismo e il suo intervento nel 1948 per evitare che il Fronte socialcomunista vincesse le elezioni in Italia.

Fra i documenti che ha consultato per realizzare il volume ci sono i carteggi inediti di Eugenio Pacelli con i familiari. Essi permettono di vedere Pio XII secondo un’inquadratura originale?

Certamente. Permettono, ad esempio, di vedere come l’allora nunzio apostolico a Monaco di Baviera fosse preoccupatissimo per la nascita del nazismo smentendo così ancora una volta la “leggenda nera” che lo vorrebbe accondiscendente verso il partito hitleriano, in funzione anticomunista. Ma permettono anche di apprendere che egli non voleva fare “carriera”, non desiderava assolutamente diventare cardinale, ma voleva dedicarsi al lavoro pastorale.

Perché Pio XII sarà beatificato?

Non possiamo dire che sarà beatificato fino a quando una decisione non sarà presa in questo senso dal Papa. Lo scorso 8 maggio la plenaria dei cardinali e dei vescovi della Congregazione delle cause dei santi ha votato all’unanimità (non a maggioranza, come ha affermato il maggiore quotidiano italiano) in favore della proclamazione delle virtù eroiche di Eugenio Pacelli.
Ora questa importante decisione deve essere sottoposta a Benedetto XVI il quale stabilirà se dichiarare venerabile il servo di Dio.
La Chiesa beatifica una persona per la sua santità di vita e per l’aver esercitato in modo eroico le virtù
. Se accadrà, sarà lo stesso per Pio XII.

Cosa possiamo apprendere oggi dallo studio delle vita dell’uomo, del sacerdote e del Papa Pio XII?

Uno degli aspetti che maggiormente emerge è il suo acutissimo senso del dovere e il suo annientarsi nei compiti e nell’istituzione rappresentata. Pio XII si è immedesimato nei ruoli che via via ha dovuto ricoprire. Emerge anche la sua umanità e la sua sensibilità, la sua attenzione per le persone: non volle allontanare l’archiatra pontificio Riccardo Galeazzi Lisi, pur avendo scoperto che passava notizie riservate alla stampa in cambio di denaro, e scelse di non servirsi più di lui mantenendolo però nell’incarico.
Come Papa manifesta una grande lungimiranza. Con i suoi radiomessaggi pone le basi per la futura convivenza democratica nel mondo ancora squassato dalla guerra. Un altro degli aspetti che colpiscono è la grande apertura alla scienza, al rapporto fede e ragione, e la sua capacità di intuire con largo anticipo alcune delle grandi questioni etiche delle quali discutiamo oggi.

Trova che vi siano delle similitudini fra l’avversione verso Pio XII e quella che certi ambienti mostrano nei confronti di Benedetto XVI?

Similitudini ci sono, ma non le enfatizzerei. Contro Pio XII c’è stata una vera e propria leggenda nera, preparata in ambiente sovietico e fatta propria da ambienti dell’ebraismo alla metà degli anni Sessanta (dopo il processo contro Adolf Eichmann).
Nei confronti di Benedetto XVI c’è un’avversione determinata innanzitutto da pigrizia intellettuale, dai continui paragoni col predecessore, fatti dalle stesse persone che, quando era in vita Giovanni Paolo II, lo attaccavano rimpiangendo Paolo VI e quando regnava Papa Montini, lo criticavano esaltando Giovanni XXIII.Per certi ambienti, soprattutto cattolici (ma non solo), sembra che l’unico Papa buono sia quello che non c’è più.

Secondo lei vi e’ un anticlericalismo di ritorno in Italia e nel mondo?

Con l’aumentare del ruolo pubblico sulla scena italiana e mondiale della Chiesa, in un momento cruciale per molte emergenze (che non sono soltanto quelle etiche), aumentano anche gli attacchi. La grossolanità di certi argomenti utilizzati dagli anticlericali nostrani, ma anche in Paesi d’Oltreoceano – mi colpisce, ad esempio, la rozzezza di quelli contro la Chiesa in Messico – è preoccupante. Mi sembra, però, per restare alla realtà italiana, che rimangano comunque elitari e non siano certo condivisi dalla maggior parte della popolazione.

Come giudica gli attacchi e le minacce rivolte al Papa ed al Presidente della CEI?

Destano preoccupazione, non vanno sottovalutati, ma a mio avviso neanche enfatizzati. Proprio perché, credo, espressione di realtà del tutto minoritarie.

I media e la politica invocano spazio per le altre religioni – Islam in testa – in nome delle libertà di opinione e di parola, ma quando la Chiesa Cattolica dice la sua parlano di “ingerenza”. Come lo spiega?

Quella di “ingerenza” è un’accusa ridicola, e talvolta arriva da coloro che accusano la Chiesa del passato di essere rimasta in silenzio…C’è evidentemente, in alcuni ambienti, un pregiudizio anticristiano e anticattolico. La Chiesa rappresenta l’unica realtà della quale si può dir male sempre e comunque, senza conseguenza alcuna.

Le parti politiche che, più o meno apertamente, osteggiano la Chiesa ed il suo messaggio lo fanno perché ne temono la forza o per cocciutaggine ideologica?

Credo che l’elemento ideologico sia preponderante. Anche se, indubbiamente, nonostante la secolarizzazione che avanza nel nostro Paese, si teme il radicamento che la Chiesa ha nella realtà italiana, fra la gente.

© Copyright Radici Cristiane, agosto – settembre 2007

Sulla pigrizia intellettuale nei confronti di Benedetto XVI vedi: "Il Papa ed i media: un rapporto difficile...perche'? Alcune riflessioni (di Raffaella)"

8 giugno 2007

Trascrizione integrale dell'intervista ad Andrea Tornielli su Pio XII


Vedi anche:

Incontro Benedetto XVI-Alessio II: l'arcivescovo di Cipro media

Rassegna stampa dell'8 giugno 2007

Pio XII: il blog "I passi nel deserto" intervista Andrea Tornielli




Intervista ad Andrea Tornielli Prima Parte

Trascrizione:

Blog: siamo al telefono con Andrea Tornielli, il vaticanista de "Il Giornale", che salutiamo. Buongiorno.

Tornielli: buongiorno.

Blog: Grazie della disponibilita'.
Al signor Tornielli volevamo chiedere quale figura (quella di Pio XII) emerge dalla sua biografia che, come sappiamo, ha appena pubblicato.

Tornielli: Diciamo che ho cercato di fare una biografia facendo emergere il tratto umano di Eugenio Pacelli, Papa Pio XII, un Papa che viene sempre descritto come insensibile, ieratico, isolato, algido, insensibile soprattutto al grido di dolore da parte delle vittime durante la guerra e che, invece, dai documenti e dalle tante testimonianze inedite che sono riuscito a ritrovare non corrisponde assolutamente a questo identikit, anzi, era una persona non sensibile, ma sensibilissima, e, peraltro, per nulla attaccata all'idea di fare carriera nella curia romana.

(prima parte)


Intervista Ad Andrea Tornielli Seconda parte

Trascrizione:

Blog: Quindi un ritratto, si diceva, umano.
Sappiamo, pero', che sono state date valenze politiche molto forti al suo operato, valenze che in questo periodo, ma non solo adesso, suscitano alcune polemiche, in particolare riguardo al rapporto con il mondo politico di allora e, in special modo, al rapporto con il nazismo.
In riferimento alla videnda di Pio XII si parla spesso anche polemicamente di tentativi di revisionismo storico.
In base ai documenti che Lei ha raccolto si può parlare invece di un ripristino della verita' storica da qualche punto di vista oppure l'azione di Pio XII continuera' sempre, proprio per la sua figura conseguenza o per il modo in cui e' stata descritta, a rimanere un po' suscettibile di interpretazioni polemiche o comunque differenti?

Tornielli: Il problema e', credo, legato al fatto che sulla figura di Pio XII si e' instuarata, a livello persino popolare, una leggenda nera, che e' assolutamente falsa, ma che e' diventata piu' vera nella storia nell'opinione pubblica. Ed esiste, purtroppo, questo dobbiamo dirlo, da parte di molti storici accademici un pregiudizio anti-Pio XII che emerge da tantissime loro pubblicazioni, c'e' un pregiudizio negativo su questo Papa.
I documenti, veri, quando vengono citati, sono riportati talvolta monchi, estrapolano delle frasi,proprio perche' molti non hanno l'onesta' di riconoscere che la realta' e' diversa da quella che e' sempre stata dipinta.
Io devo dire, pero', che questo e' il quarto libro che scrivo su Pio XII, e' la prima biografia (gli altri riguardavano temi specifici) e non c'e' da essere molto ottimisti e speranzosi.
Soltanto ieri, l'altroieri, in occasione della presentazione del mio libro, vi sono state le dichiarazioni, per esempio, di Amos Luzzato, il quale ha detto tranquillamente (ed e' stato riportato dal Corriere della sera) che prima di fare la razzia del ghetto di Roma l'ambasciatore tedesco era andato in Vaticano e aveva ottenuto un sostanziale via libera sul fatto che la Chiesa non si sarebbe opposta e non avrebbe fatto nulla.
Il problema e' che ogni giorno ci ritroviamo poi a dover rincorrere e confutare delle falsita' enormi perche' l'ambasciatore tedesco du convocato d'urgenza in Vaticano dal Papa non appena inizio' la razzia del ghetto, proprio per chiedergli di fermarla immediatamente.
Allora, tranquillamente, nelle pagine del primo quotidiano nazionale, una nota personalita' del mondo ebraico spara una bugia enorme, una falsita' enorme, senza che succeda nulla.
Questo e' il livello, purtroppo...
Ogni giorno c'e' una nuova menzogna che viene sparata ed e' difficile cercare di precisare, di rincorrere dicendo: "Guarda che le dare non solo cosi'...". In qualsiasi libro, anche nei piu' faziosi, e' scritto che l'ambasciatore fu convocato dal Papa non appena ebbe la notizia (della razzia del ghetto) e non il giorno prima per ottenere in qualche modo un tacito assenso. Siamo veramente alla follia, pero' dobbiamo misurarci con questa leggenda nera che e' difficilissima da scalfire.

(seconda parte)


Intervista ad Andrea Tornielli Terza Parte

Trascrizione:

Blog: ecco, secondo Lei quali potrebbero essere i motivi reali di questa recrudescenza di polemica o di questo mantenimento di leggenda nera, come Lei la chiama?

Tornielli: Ma, diciamo, la leggenda nera e' stata propagandata a livello popolare da "Il Vicario" di Hochhuth, un'opera teatrale mediocre, rappresentata per la prima volta nel 1963 al teatro Kurfürstendamm di Berlino, e poi e' stata ripresa.
Per esempio adesso e' a Milano.
L'opera e' stata scritta da questo mediocre drammaturgo che, peraltro, da giovane, aveva militato CONVINTO nella gioventu' hitleriana. Ecco! Mentre Pio XII combatteva il nazismo ed aiutava gli ebrei, lui (Hochhuth) stava, convinto, nella gioventu' hitleriana. Questi sono particolari che comunque vanno visti...
"Il Vicario" e' un'opera teatrale che vuole, in pratica, scaricare una colpa collettiva dal popolo tedesco, colpa collettiva che non puo' essere attribuita tout court al popolo tedesco (pero' e' anche vero che il popolo tedesco ha democraticamente eletto Hitler dandogli il governo del Reich. Questo bisogna ricordarlo: Hitler non va al potere con un colpo di stato, ma con libere elezioni, per cui, paradossalmente, e' stato eletto in maniera molto piu' democratica di Papa Giovanni XXIII.
E, pero', questo dramma, per scaricare la colpa dal popolo tedesco, fissava solo su un'unica persona, cioe' Hitler, la responsabilita' e di fatto carica di una colpa enorme anche Pio XII in quanto persona singola che, non avendo fatto una denuncia plateale, di fatto non ha fermato Hitler.
Si basa su un presupposto assurdo e falso e cioe' che una pubblica denuncia del Papa avrebbe fermato la persecuzione nazista degli Ebrei, cosa che e' stata dichiarata falsa dallo stesso pubblico ministero ebreo, Robert Kemler, al processo di Norimberga.
Nel 1963, quando uscira' "Il Vicario", lui che era stato la pubblica accusa a Norimberga contro i gerarchi nazisti, dira' chiaramente che ogni denuncia plateale da parte del Papa sarebbe stata un vero suicidio, non avrebbe fatto altro che la portata delle persecuzioni.
Il Papa non aveva come primo problema quello di precostituirsi un buon alibi, una buona fama presso gli storici del secolo successivo, ma aveva quello di salvare vite umane, cioe' vite umane concrete, uomini in carne e ossa. Sapeva che dalla sua parola poteva dipendere anche una recrudescenza delle atrocita' da parte di Hitler e dei nazisti che, come sappiamo, erano furiosamente antisemiti ma anche furiosamente e tenacemente anticattolici e che, certo, non avrebbero tenuto in alcun conto dei proclami della Chiesa, come, del resto, dimostra il caso dell'Olanda, nel 1942, quando, a seguito della protesta pubblica dei Vescovi, la deportazione non si fermo',ma anzi prosegui' in maniera piu' vasta.
Allora, per rispondere alla domanda sulla leggenda nera, credo ci siano due elementi concomitanti:
1) la leggenda nera nasce in Unione Sovietica, prima ancora della fine della guerra. Bisogna dire che una cosa che non si perdona a Pacelli, anche in Italia, e' il suo impegno, nel 1948, per impedire la vittoria del fronte social-comunista. Non gli si perdona l'anticomunismo.
2) altro elemento, in concorso col primo, e' costituito da alcune dichiarazioni che egli ha fatto di equidistanza in favore dei diritti dei Palestinesi, gia' nel 1946.
Certo, colpisce che il Papa, alla fine della guerra, e poi al momento della morte, sia stato lodato da tutte le autorita' del mondo ebraico, da Golda Mair al rabbino capo di Israele.
Per cui la prima generazione che aveva vissuto sulla propria pelle l'olocausto lo ringrazia per cio' che ha fatto. La seconda e la terza generazione, non ricordando piu' cio' che egli aveva fatto, lo accusano per cio' che non ha detto.

(terza parte)


Intervista ad Andrea Tornielli Quarta parte

Trascrizione

Blog: Un'ultima domanda un po' secca, diciamo.
Secondo Lei i media attuali hanno interesse, e quali interessi hanno, a strumentalizzare questa vicenda?
Pensiamo anche insieme ad altre vidende piu' recenti di tutt'altro genere, che riguardano sempre la vita della Chiesa.

Tornielli: Diciamo che questa leggenda nera e' radicata innanzitutto e soprattutto nei mezzi di comunicazione, per cui la difficolta' e' quella di riuscire a far passare l'idea della complessita'. La realta' e' sempre piu' complessa. Noi siamo abituati a dividere in bianco e nero, di qua o di la', a semplificare. E' difficile quando si parla di storia e poi di quale storia! Ricordiamoci che Pio XII e' diventato Papa alla vigilia di un conflitto tremendo, ha governato la Chiesa in anni difficili, e' stato di fatto rinchiuso in Vaticano avendo intorno, dal 1943 in poi, fino alla liberazione di Roma, le truppe tedesche che controllavano tutto. Il Vaticano stava all'interno di uno stato, l'Italia, governato dai fascisti che erano alleati della Germania, per cui regno' in condizioni difficilissime.
Ecco bisogna, bisognerebbe, avere la pazienza e la volonta' di calarsi un po' anche nei contesti. Purtroppo sulle pagine dei giornali si fanno processi e, anzi, piu' che processi si sparano sentenze e ogni giorno di questa polemica sentiamo tutti ormai sparare sentenze di condanna senza avere, per usare la terminologia processuale, neanche avuto la pazienza e la volonta' di aprire il fascicolo e di vedere un po' gli atti di questo processo.

Blog: Quindi la necessita' e' quella di approfondire questi argomenti...

Tornielli: ...di approfondire e credo anche ci sia una responsabilita' da parte dei cattolici, proprio a livello anche di base, di studiare queste figure per avere un giudizio che sia piu' equanime.

(quarta parte). FINE

7 giugno 2007

Pio XII: il blog "I passi nel deserto" intervista Andrea Tornielli


Vedi anche:

SCAMBIO DI LETTERE FRA BENEDETTO XVI E ANGELA MERKEL

Giuliano Ferrara presenta "Gesu' di Nazaret"

Una grande notizia fra etica e scienza

Rassegna stampa del 7 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 7 giugno 2007 (1)

Aggiornamento della rassegna stampa del 7 giugno 2007 (2)

Aggiornamento della rassegna stampa del 7 giugno 2007 (3)

San Pietro, paura per il Papa. Padre Lombardi: nessun attentato

(nella foto Benedetto XVI visita la tomba di Pio XII)

Grazie a Don Paolo Padrini possiamo ascoltare l'intervista ad Andrea Tornielli sul libro-biografia "Pio XII, Un uomo sul trono di Pietro".
Come ho promesso a Don Paolo, cerchero' di trascrivere l'intervista al piu' presto
.
Raffaella

Alcune verità su Pio XII: intervista ad Andrea Tornielli de "Il Giornale"

di don Paolo Padrini, blog "Passi nel deserto":

Il dibattito sulla figura storica ed umana di Pio XII, anche in relazione alle recenti polemiche nate dopo alcuni articoli ed alla ultima biografia pubblicata dal vaticanista Andrea Tornielli, sta proseguendo.

Ma Pio XII non è stata solo una figura politica: l'uomo, il sacerdote, ed il Papa Pio XII, sono stati l'oggetto della recente biografia pubblicata da Mondadori da Andrea Tornielli, vaticanista de "Il Giornale".

In modo molto forte e diretto, Tornielli ai nostri microfoni, ha ribattuto alle prese di posizioni, uscite sul Corriere della Sera di ieri , a voce di Amos Luzzatto.

Sul Corriere della Sera del 6 Giugno, a pag. 17, l’ex Presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, riferendosi al Pontificato di Pio XII ha dichiarato: «Leggenda nera, leggenda grigia, oppure di chissà quale colore, quello che è documentato è che da Pio XII non arrivò mai un atto pubblico di opposizione contro gli stermini di massa. Saremmo lieti di prenderne atto se ci venissero mostrati», ed ha poi aggiunto che Pio XII «non disse una parola sul rastrellamento al ghetto, che partì solo dopo che l'ambasciatore tedesco presso la Santa Sede disse che non ci sarebbero state particolari proteste da parte del Vaticano».

Secondo Amos Luzzatto l' unica spiegazione - spiega al Corriere - a quanto accaduto, «l' unico argomento possibile. è che il Papa temeva una rappresaglia contro la Chiesa e i suoi fedeli».

Nella nostra intervista audio (che presto forniremo in trascrizione testuale) Tornielli smentisce ufficialmente queste illazioni, accusando Luzzatto di proporre "falsità enormi" e non documentate interpretazioni della realtà.

Ascolta la nostra intervista esclusiva.

Intervista ad Andrea Tornielli Prima Parte

Intervista Ad Andrea Tornielli Seconda parte

Intervista ad Andrea Tornielli Terza Parte

Intervista ad Andrea Tornielli Quarta parte

6 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 6 giugno 2007 (2)


Vedi anche:

Ancora su Odifreddi...

L'autodifesa di Odifreddi si rivela un clamoroso autogol

Rassegna stampa del 6 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 6 giugno 2007 (1)

Omaggio ad alcuni eroi caduti

Un nuovo studio su Pio XII con molti documenti inediti

I silenzi e i tormenti di Papa Pacelli

MARCO POLITI

Manca il miracolo, sussurrano in Vaticano, e poi la via della beatificazione di Pio XII sarà spianata. Ma intanto, l' 8 maggio scorso, la Congregazione per le Cause dei santi ha votato per il riconoscimento delle «virtù eroiche» di papa Eugenio Pacelli. Entro giugno Benedetto XVI dovrebbe dare il suo placet al decreto ed allora Pio XII diventerà venerabile. Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro (Mondadori, pagg.660, euro 24), il bel libro di Andrea Tornielli, giunge dunque nel momento giusto. Inedita è la documentazione del carteggio familiare - cui l' autore attinge - inedito è il materiale che fa parte del dossier della causa di beatificazione, inedita la ricostruzione del conclave del 1939. Ne risulta un quadro anche umanamente assai ricco e che meglio aiuta a fare il bilancio del suo pontificato. Intanto Pacelli non volle fino all' ultimo diventare cardinale. Benché considerato prodotto perfetto di una macchina curiale capace di portare un minutante al soglio di Pietro, Pacelli insistette più volte con Pio XI per chiudere la carriera di nunzio in Germania e passare a occuparsi della «cura delle anime». Pio XI aveva, invece, altri progetti su di lui. Lo fece cardinale, lo fece Segretario di Stato ed è interessantissimo vedere nel libro la strategia con cui un pontefice regnante può «spingere» un porporato alla successione. Impagabili sono i brani, in cui Pio XI suggerisce al cardinale Pacelli come «rappresentarsi» nel ruolo di futuro pontefice. E dunque, quando dopo la morte di papa Ratti si apre il conclave, il futuro Pio XII è papabilissimo. Eppure l' elezione lampo (solo tre scrutini) fu contrastata e niente affatto unanime. Monsignor Tardini, grande collaboratore di Pio XII, spiegò così le opposizioni: «Il cardinale Pacelli è un uomo di pace e il mondo ora ha bisogno di un papa di guerra». Parole profetiche. Nell' incendio della guerra Pacelli - coscienzioso, addolorato, laborioso, impegnato per la sorte dei deboli - non riuscirà ad essere all' altezza del dramma straordinario che va in scena. Rispetto alle polemiche che da decenni circondano la figura di Pio XII, Tornielli è equilibrato e aperto alle giustificazioni di scelte difficili. Ma proprio la pacatezza dell' approccio fa emergere in maniera inequivocabile i suoi limiti. Pacelli intuì presto la natura «eretica» e diabolica del nazismo, soffrì moltissimo per il destino tragico degli ebrei, si spese per salvarne il più possibile, ma non ce la fece a scagliare una solenne condanna contro il simbolo demoniaco di Hitler e del suo regime. Non riuscì a saltare al di là della propria ombra, come dice il proverbio tedesco. Sta qui ciò che Rolf Hochhuth ha definito con l' intuito del drammaturgo il «silenzio» di Pio XII. Ossessionato dall' idea di equidistanza fra le parti in conflitto, ossessionato dal calcolo di costi e benefici (per le vittime) che potevano risultare da uno scontro frontale con il nazismo, avviluppato nell' angoscia del male minore, Pio XII si è sempre fermato un attimo prima di pronunciare la parola profetica di riprovazione, che lo avrebbe innalzato dinanzi ai posteri. Non sono critici malevoli a notarlo, l' interrogativo agitava lo stesso Vaticano durante la guerra. «Da tante parti - scriveva il cerimoniere pontificio mons. Respighi al cardinale Maglione nel 1943 - si attende una parola del Santo Padre forte e solenne a difesa dell' umanità». Pio XII fece certamente sapere come la pensava, ma quella parola solenne non venne mai. L' impianto distaccato del libro lo documenta senza ombra di dubbio. La Germania invade Olanda e Lussemburgo, violandone brutalmente la neutralità? Respingendo due testi di dura condanna, preparati da mons. Tardini e dal Segretario di Stato Maglione, Pio XII opta per telegrammi di condoglianza. Hitler introduce l' eutanasia per i malati di mente? Pio XII cassa dal documento del Sant' Uffizio l' espressione crimine «nefasto e inumano», preferendo si dica solo che è un fatto contrario alla legge umana e divina. L' arcivescovo di Cracovia Sapieha sollecita, tra alti e bassi, un documento sulle sevizie inflitte alla Polonia? Pio XII si limita a citare in pubblico la «tragica sorte del popolo polacco». Sulla persecuzione antiebraica - il libro lo documenta - papa Pacelli era informatissimo. «Piangeva come un fanciullo», era sconvolto, ricorda un testimone. Ma persino nel famoso radiomessaggio del Natale 1942 Pio XII non riuscì a collegare il termine sterminio con la parola «ebrei». Lui stesso, nel fondo del suo cuore, sapeva che un giorno ciò avrebbe potuto essergli addebitato. Al nunzio Roncalli, in piena guerra, chiede se «il suo silenzio circa il contegno del nazismo non è giudicato male».

Repubblica, maggio 2007

Che strano! A settembre Politi ha criticato Papa Ratzinger per avere parlato dell'impossibilita' del nesso fra fede e violenza, il mese scorso ha attaccatto Benedetto XVI per avere parlato di aborto e della questione degli indios, ma per quanto riguarda Pio XII il ragionamente e' esattamente l'opposto: lo si rimprovera per avere taciuto. Molto strano che si critichi la scarsa durezza di un documento sull'eutanasia...oggi Papa Ratzinger userebbe parole durissime e, per questo, sarebbe vilipeso e contrastato, vero Politi?
Raffaella


Bertone: «Nessuna profezia di apostasia negli scritti di suor Lucia su Fatima»

Vaticano. Tra i segreti di Fatima «non c’è una profezia dell’apostasia della Chiesa, come molti vorrebbero che ci fosse»: così il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, in un’intervista concessa a Radio Vaticana, ha sottolineato l’assenza di contenuti o segreti legati alle apparizioni portoghesi del 1917 che non siano già stati resi pubblici. «Io ho ripetuto – spiega il cardinale – com’è possibile che la Madonna, Madre della Chiesa, che accompagna la Chiesa ed è l’aiuto del Papa e dei vescovi, come l’ha invocata Giovanni XXIII, faccia una profezia per dire che ci sia un’apostasia della Chiesa?» «La Chiesa è fedele – ha proseguito il Segretario di Stato – "portae inferi non praevalebunt", anche se uomini e donne di Chiesa possono tradire la loro fede, e anche uomini di Chiesa, magari collocati in posti di responsabilità, come abbiamo visto anche recentemente». Bertone, come da lui stesso ricordato, nei giorni scorsi ha presentato durante una trasmissione televisiva «il testo autentico, le quattro paginette, cioè il foglio unico redatto da suor Lucia. Le parole del terzo segreto sono contenute in quel foglio e non ci sono altre parole scritte da suor Lucia che riguardino il terzo segreto». «Le altre parole – ha detto il cardinale – sono state inventate, formulate da altre persone, ma non corrispondono certo agli scritti di suor Lucia. Quindi, io sono fermamente convinto sia per la documentazione che era nell’archivio segreto del Sant’Uffizio, che è stata portata nel 1957 a Roma, sia per le dichiarazioni esplicite, personali di suor Lucia alla presenza del vescovo di Leiria, che non c’è altro: il terzo segreto è questo, dalla prima all’ultima parola».

Avvenire, 6 giugno 2007


STORIA

L’intervento del Segretario di Stato Bertone ieri a Roma: «L’emergere di un giudizio negativo su Pacelli coincide con la nascita dello Stato d’Israele. Incomprensibile l’accusa di non essere intervenuto come dovuto per gli ebrei perseguitati»

Pio XII, stop alla leggenda nera

Lo storico Andrea Riccardi: «Il Laterano venne trasformato in un grande rifugio».
Giulio Andreotti: «Dovette far fronte a una serie di situazioni molto difficili»


Da Roma Giovanni Ruggiero

Altre pagine, man mano che cadono i segreti degli archivi, sono scritte per sfatare, con i fatti e non con i miti, la leggenda nera di Pio XII. Andrea Tornielli, giornalista vaticanista, ne scrive oltre seicento attingendo per la prima volta all'Archivio della Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari e, soprattutto, all'archivio privato della famiglia Pacelli. La sua biografia di questo Papa (Pio XII. Un uomo sul trono di Pietro, edito da Mondadori) è stata presentata a Roma da storici che hanno spiegato il meccanismo di confezionamento di questa leggenda e dal cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, per il quale questo falso mito ha avuto l'effetto di far dimenticare lo straordinario magistero di un Papa che fu il precursore del Concilio Vaticano II. Una congiura che rischia di «ridurre tutto il suo Pontificato alla questione sui presunti silenzi».
Di questi silenzi si è parlato. Furono veri silenzi? Il problema è proprio questo al centro del dibattito introdotto dal vicesindaco di Roma, Mariapia Garavaglia, e condotto da Bruno Vespa. Per Giulio Andreotti, che anche questo Papa ha visto da vicino, Pacelli «era di una personalità complessa che ha dovuto far fronte a una serie di situazioni molto difficili», che elencandole, potrebbero essere la preoccupazione di difendere la libertà del nostro Paese anche dopo i fatti bellici evitando la deriva per le nuove generazione verso ideologie diverse. Per lo storico Francesco Margiotta Broglio, i suoi furono silenzi eloquenti e «ridurre una personalità molto complessa e sfaccettata alla questione del silenzio non è fare un'operazione storica». La leggenda nera è antistorica, perché fonda, come poi dirà il cardinale Bertone, su quell'anacronismo che ogni storico denuncia, quando cioè si giudica la realtà di allora con gli occhi e con la mentalità di oggi.
C'è una tecnica per creare i falsi: quando lo storico usa i documenti senza rinunciare alle sue tesi di partenza. Gli americani la chiamano "serial citation", ricorda un giovane storico, Matteo Luigi Napolitano, che, invece loda Tornielli «che fa parlare le fonti da sole senza influenzare con la sua opinione quella dei lettori». Perché, dunque, la tesi del silenzio non regge? Perché, secondo Andrea Riccardi, questo Papa non si preoccupò tanto delle condanne pubbliche, «ma volle richiamare i principi, tenendo i contatti con la realtà e rischiando fino al limite», quando ad esempio il Laterano diventò una macchina clandestina enorme per salvare gli ebrei dalla persecuzione.
Questo Papa, insomma, non si preoccupò del giudizio che avrebbero dato gli storici. Lo sostiene chiaramente Bertone che, di tutti i Papi, dice: «Non parlano pensando a precostituirsi un'immagine favorevole per i posteri, sanno che da ogni loro parola può dipendere la sorte di milioni di cristiani, hanno a cuore la sorte degli uomini e delle donne in carne ed ossa, non il plauso degli storici». E così operò questo Papa che si muoveva con prudenza nell'ambito delle pubbliche denunce nell'interesse dei sofferenti stessi per non rendere più grave la loro situazione. Come del resto farà poi molti anni dopo Paolo VI nei confronti dei Paesi d'Oltrecortina, governati dal comunismo totalitario.
L'incomprensibile accusa a Papa Pacelli, per il cardinale Segretario di Stato, nasce in uno periodo storico ben preciso che va dall'agosto del 1946 all'ottobre del 1948, quando si formava lo Stato di Israele, «per non essere intervenuto come dovuto a favore degli ebrei perseguitati». In quegli stessi anni, però, Pio XII ricordò le persecuzioni di un antisemitismo fanatico scatenatosi contro il popolo ebreo (allocuzione del 3 agosto del 1946), ma anche i diritti di quanti già vivevano in Palestina e che attendevano anch'essi rispetto, attenzione, giustizia e protezione. «I giornali dell'epoca - dice il porporato - riferiscono ampiamente dello stato di tensione che in quella regione si stava manifestando ma, poiché non hanno voluto entrare n el merito dei ragionamenti e delle proposte di Pio XII, hanno cominciato a prendere posizione, chi per una parte e chi per l'altra, ideologizzando così una riflessione che si sviluppava in modo articolato ed attenta a criteri di giustizia, di rispetto, di legalità».
Bertone ricorsa Robert Kempner, magistrato ebreo e pubblico ministero al processo di Norimberga, che è il primo a riconoscere dopo l'uscita del "Vicario" di Hochhuth, che molto ha contribuito a formare la leggenda nera, che qualsiasi presa di posizione propagandistica della Chiesa contro il governo di Hitler sarebbe stata non solamente un suicidio premeditato, ma avrebbe accelerato l'assassinio di un numero ben maggiore di ebrei e di sacerdoti». Pacelli, ancora oggi, è stato definito da Hochhuth un "vigliacco demoniaco", ricorda Bertone, «mentre - aggiunge - ci sono storici fautori del pensiero unico anti-Pio XII che arrivano persino a dare del "brigatista pacelliano" a quanti non la pensano come loro osano manifestare un diverso pare su queste vicende».
Denunciare o agire? Fu questo il dilemma di Pio XII che però scelse di agire. «Non lamento, ma azione è il precetto dell'ora», compendia questa sua scelta. Bertone ricorda, ad esempio, come nel tentativo disperato di salvare più persone possibili chiese ai tedeschi che occupavano l'Italia nel 1943, di poter assumere 4.425 persone nella Guardia Palatina. Sarebbero state tutte persone strappate ai campi. È solo un episodio, ma Bertone è convinto che se gli storici indagheranno a fondo altri episodi verranno alla luce, come ad esempio la circostanza che questo Papa avesse preferito scrivere centinaia e centinaia di lettere alle persone più disparate, dove la denuncia del nazismo è ferma e il suo dolore per le vittime immenso.

Avvenire, 6 giugno 2007


L’ULTIMO CONTROVERSO PONTEFICE ROMANO

di LIDIA LOMBARDI

LE POLEMICHE su Pio XII, il dibattito sui suoi «silenzi», sulla sua ipotizzata, colpevole indulgenza nei confronti del nazismo non si chetano da decenni. Anzi, ogni giorno un articolo, un libro, un dibattito riaccendono le schiere di chi lo accusa e di chi lo difende. Così ieri in Campidoglio la presentazione di una biografia su Eugenio Pacelli firmata dal vaticanista Andrea Tornielli ha fatto da contraltare, come un evento a orologeria, agli articoli che da due settimane, la domenica, aprono l’inserto culturale de Il Sole 24 Ore. Rivelano, sulla scorta di documenti provenienti dagli archivi vaticani e oggetto di un volume di Emma Fattorini, come il pontefice della seconda guerra mondiale abbia tenuto nascosto l’ultimo documento vergato dal predecessore, Pio XI, che in occasione del decimo anniversario del Patti Lateranensi - e pochi giorni prima di morire - aveva intenzione di lanciare un vibrante j’accuse contro i totalitarismi, mettendo in guardia sulla china tragica nella quale stava precipitando l’Europa. Insomma, ancora un macigno a scardinare la figura dell’ultimo papa romano, quale Pacelli fu. Ma in questo infinito così è se vi pare ribatte Tornielli che Pio XII, decaduto dall’incarico di segretario di Stato alla morte di papa Ratti, e nella qualità di camerlengo col compito di reggere la sede vacante, non poteva che ordinare la distruzione delle bozze di un intervento non ancora corretto e reso definitivo proprio poiché era sopraggiunto il decesso del pontefice che l’aveva concepito. A sgombrare il campo dalle ombre su Pacelli è intervenuto ieri anche il cardinale Tarcisio Bertone, inquadrando l’infuriare delle polemiche nella storia più recente e sfatando quella che ha definito una «leggenda nera»: «Le accuse a Pio XII sono sorte in un periodo ben preciso, tra il ’46 e il ’48, in coincidenza con la nascita dello Stato di Israele e della questione palestinese. I giornali dell’epoca - ha ricordato Bertone - riferiscono ampiamente dello stato di tensione in quella regione e prendono posizione, chi per una parte, chi per l’altra, ideologizzando e senza entrare nel merito ai ragionamenti e alle proposte di Pio XII». «Costante attenzione alla tutela dell’umanità», così a sua volta Giulio Andreotti ha spiegato i cosiddetti «silenzi» del Papa romano. Stritolato, ha sottolineato il senatore a vita, «in un periodo certamente tra i più tremendi della storia».

Il Tempo, 6 giugno 2007


«Pacelli antisemita? Uno scempio del buon senso e della ragione»

nostro servizio

Alberto Bobbio

ROMA I silenzi di Papa Pacelli davanti alla Shoah? Le accuse di aver taciuto di fronte al nazifascismo tanto da aver rasentato la connivenza? Sono una «leggenda nera» su cui è maturo il tempo per mettere la parola fine. Il segretario di Stato di Benedetto XVI, il cardinale Tarcisio Bertone, lo ha detto ieri sera a Roma, presentando in Campidoglio il libro del vaticanista Andrea Tornielli, Pio XII, Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro , edito da Mondadori.
Bertone ha spiegato che vanno rivalutati invece tanti aspetti della sua pastorale innovativa, in un periodo tra i più difficili della storia, dai quali Pacelli ne esce addirittura come un grande. Il segretario di Stato ha definito il libro di Tornielli «una corposa e documentata biografia», che «ci restituisce la grandezza e la completezza della figura di Pio XII, ce ne fa approfondire l'umanità, ce ne fa riscoprire il magistero». Infatti la polemica sui presunti silenzi di Pio XII rischia di ridurre solo a questo un pontificato complesso. Bertone fa risalire «l'incomprensibile accusa» di non essere intervenuto a favore degli ebrei agli anni tra il 1946 e il 1948, che coincidono con la nascita dello Stato di Israele. Nell'allocuzione del 3 agosto 1946 il Papa ricordò le «persecuzioni di un antisemitismo fanatico» che si è scatenato «contro il popolo ebreo», ma anche «i diritti di quanti già vivevano in Palestina e che attendevano anch'essi rispetto, attenzione, giustizia e protezione».
Il segretario di Stato lascia intendere che queste parole a favore dei palestinesi hanno fatto scattare la trappola e avviato la «leggenda nera» di un Papa antisemita. Leggendo i giornali dell'epoca, rimarca Bertone, è possibile convincersi della giustezza di questa lettura. Invece, solo chi è libero da «finalità ideologiche e si fa amante della verità – osserva Bertone – è ben disposto a comprendere più a fondo, in piena sincerità, un papato lungo, fruttuoso e, a mio parare, eroico».
Il segretario di Stato ha citato, per sostenere la sua tesi, «il recente cambio di atteggiamento, anche nel grande santuario delle memoria che è lo Yad Vashem a Gerusalemme, che ha riconsiderato la figura e l'opera di Pacelli non dal punto di vista polemico, ma da un'angolatura obiettivamente storica». La tesi che ieri sera in Campidoglio ha illustrato Bertone è quella della prudenza e non del silenzio di Pio XII. Pacelli l'aveva maturata davanti ai drammatici eventi della guerra e l'aveva anche spiegata nel 1943 come scelta nei confronti di molte persone «per non rendere ancor più grave la loro sofferenza».
Una presa di posizione della Chiesa contro Hitler sarebbe stata, ha rilevato il segretario di Stato, «non solo un suicidio premeditato, ma avrebbe accelerato l'assassinio di un numero ben maggiore di ebrei e di sacerdoti». Secondo Bertone è la stessa prudenza usata poi da Paolo VI verso i Paesi d'oltre cortina negli anni Sessanta e Settanta. Eppure la prudenza non impedì ai pontefici di agire. Il segretario di Stato ha ricordato che il precetto di Pacelli era «non lamento, ma azione» e, anche se non si trovano circolari scritte, «ha detto a voce ciò che si doveva fare». Nell'ottobre 1943, per esempio, la Santa Sede chiese alla Germania, potenza occupante in Italia, di poter rinforzare la Guardia Palatina, che allora era una sorta di polizia del Vaticano, assumendo 4.425 e mettendole così sotto la protezione della Santa Sede.
Bertone ieri sera ha lasciato intendere che Pio XII pensava di assumere gli ebrei del ghetto vicino al Vaticano per salvarli così dalla deportazione. Poi ha ricordato che mai incontrò Mussolini come Papa e la stessa cosa fece con Hitler: «È giusto discutere, approfondire, dibattere confrontarsi. Ma bisogna guardarsi dal più grave errore per lo storico, che è l'anacronismo, cioè giudicare la realtà di allora con gli occhi e con la mentalità di oggi».
Riguardo a Pio XII Bertone ha rilevato che «è profondamente ingiusto giudicare il suo operato durante la guerra con il velo del pregiudizio, dimenticando non solo il contesto storico, ma anche l'enorme opera di carità che il Papa promosse, aprendo le porte dei Seminari e degli istituti religiosi, accogliendo profughi e perseguitati, aiutando tutti». Insomma una ponderata analisi dei fatti storici può portare a valutare come ingiustificate le accuse verso Pio XII.
Il segretario di Stato ha ricordato anche la famosa opera Il Vicario , che scatenò negli anni Sessanta la «leggenda nera» contro Pacelli. Il suo autore Rudolf Hocchuth in un'intervista ha definito Pacelli un «vigliacco demoniaco» e vi sono storici anti Pio XII, ha spiegato Bertone, «che non esitano a dare del “brigatista pacelliano” a chi non la pensa come loro». Ebbene, secondo il segretario di Stato, è arrivato il momento di denunciare «questo scempio del buon senso e della ragione perpetrato spesso sulle pagine dei giornali».

L'eco di Bergamo, 6 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 6 giugno 2007 (1)


Vedi anche:

Rassegna stampa del 6 giugno 2007

Omaggio ad alcuni eroi caduti

Vatican rumors

Non e' bello scopiazzare dal vicino di banco...



IL CARDINALE BERTONE: NESSUNA INDULGENZA COL NAZISMO

"Le accuse a pio XII quando nasce israele"

"Il giudizio divenne negativo dopo un discorso a favore dei palestinesi"
Sulla beatificazione frena Di Segni "Resta una figura controversa"


ROMA

Dal Campidoglio, con lo sguardo rivolto all´accelerazione del processo di beatificazione di Pio XII, il cardinal Bertone sferra un attacco alla «leggenda nera» sui silenzi di papa Pacelli e indica due mandanti: gli ambienti ortodossi russi legati a Stalin e gli ambienti ebraici insoddisfatti per la posizione equidistante del pontefice tra arabi ed ebrei, nella fase in cui in Terrasanta l´immigrazione suscitata dal movimento sionista creava le premesse dello stato d´Israele.
Le accuse rivolte ai sovietici erano già note. Certi fan di Pio XII credono di intravedere la mano cospirativa di Mosca all´origine del dramma di Rolf Hochhuth Il Vicario, che negli anni Sessanta sollevò con gran clamore la questione della mancata denuncia dello sterminio ebraico da parte di papa Pacelli. Un atteggiamento motivato dalla prudenza - dicono in Vaticano - perché è unanimemente accertato che Pio XII si adoperò moltissimo per salvare durante la guerra il più gran numero possibile di ebrei.
Inedita è, invece, l´accusa che nel clima in cui si produsse la nascita dello Stato d´Israele si possano trovare i prodromi del trend anti-Pacelli diffusosi poi in molti settori ebraici dopo che nell´immediato dopoguerra numerosissime personalità ebree avevano pubblicamente ringraziato Pio XII per la sua opera di salvataggio.
La sua ricostruzione il Segretario di Stato vaticano l´ha proposta durante la presentazione in Campidoglio della nuovissima biografia di Pio XII, scritta da Andrea Tornielli. Nel gruppo degli oratori, oltre a Bertone, Giulio Andreotti e gli storici Margiotta Broglio, Andrea Riccardi, Matteo Napolitano. Moderatore Bruno Vespa.
Ma se il professor Riccardi punta il dito sugli anni Sessanta - con il vento antipacelliano che accompagna il concilio Vaticano II nonché la rappresentazione del dramma di Hochhuth - il Segretario di Stato indica una prospettiva diversa: «La figura e l´opera di Pio XII, lodata e ringraziata prima, durante e dopo il secondo conflitto mondiale, comincia ad essere scrutinata con altro occhio in un periodo storico ben preciso, che va dall´agosto 1946 all´ottobre del 1948». È il periodo in cui migliaia di ebrei affluiscono in Palestina per costruire un loro «focolare» e precipitano i rapporti con la popolazione residente araba.
Bertone cita un discorso di Pio XII del 1946 ad una rappresentanza del Consiglio Supremo Arabo, in cui il pontefice riprova il ricorso alla violenza «da qualsiasi parte provenga», ricorda la propria condanna delle «persecuzioni di un antisemitismo fanatico», ma difende - sottolinea il cardinale - i «comprensibili diritti di quanti già vivevano in Palestina e che anch´essi attendevano rispetto, attenzione, giustizia e protezione». Certo, aggiunge Bertone, era comprensibile il «desiderio del martoriato popolo d´Israele di avere una propria terra, un proprio rifugio», ma la Santa Sede doveva tener conto dei diritti di entrambe le parti. I giornali dell´epoca, sottolinea il porporato, testimoniano lo stato di tensione in Terrasanta. Poi c´è chi ha voluto «ideologizzare». Ma in ultima analisi il cardinale conclude: «Da allora ha iniziato a prendere corpo una incomprensibile accusa a Pio XII per non essere intervenuto come dovuto a favore degli ebrei perseguitati».
Di per sé, ha quindi precisato ai giornalisti, la nascita dello Stato d´Israele non va considerata all´origine della campagna anti-Pacelli: «Il Papa affermava il diritto delle due parti (israeliani e palestinesi) ad esistere in condizioni di benessere materiale e culturale. Ma proprio in quella occasione le due parti hanno estremizzato e radicalizzato le loro posizioni rispetto ai ragionamenti equi e limpidi di Pio XII».
Insomma «la questione palestinese e la questione comunista nel biennio 1946-1948 certamente hanno fatto un po´ deviare il giudizio sul papa Pacelli, che pure aveva lavorato tanto proprio per la tutela dei più sofferenti, e soprattutto degli ebrei, di fronte al fanatisimo della persecuzione nazista». Fatto sta che, sul piano della storia, la Santa Sede nel 1948 non riconobbe lo Stato d´Israele, sebbene nato su decisione dell´Onu, e soltanto nel 1993 Giovanni Paolo II ha allacciato i rapporti diplomatici con Israele. Bertone, comunque, chiede allo Yad Vashem (il memoriale della Shoah a Gerusalemme) di concretizzare la promessa di presentare in modo «obiettivo» la figura di Pio XII.
Intanto la causa di beatificazione di papa Pacelli va avanti, ma «senza nessuna scorciatoia», ha puntualizzato Bertone. Su questo, però, le distanze con la comunità ebraica non sono colmate. Perseguire la beatificazione «a tutti i costi», ha ribadito il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, è «inutile e doloroso». «Il personaggio - ha spiegato - rimane ancora controverso». Il tema è delicato, insiste Di Segni, «sarebbe opportuno affrontarlo non con il calore della passione, ma con la freddezza del giudizio storico documentato».

Repubblica, 6 giugno 2007

Beh, con tutto il rispetto, non mi pare che il rabbino Di Segni possa frenare una beatificazione...se ne puo' parlare ma il titolo dell'articolo (non firmato) e' sbagliato.
Raffaella


«Ecco i documentiche assolvono papa Pacelli»

Il cardinale Bertone contesta le interpretazioni ideologiche del pontificato di Pio XII

dall’inviato GIORGIO ACQUAVIVA

— ROMA —
ARRIVA con materiale d’archivio inedito il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone per parlare del libro su Pio XII del vaticanista Andrea Tornielli (Mondadori). Arriva e squaderna davati agli occhi ghiotti di giornalisti e storici presenti uno dei registri dei dispacci in uscita dalla Santa Sede negli anni della guerra: istuzioni, risposte a casi concreti, indicazioni di azione. Lo mostra ma non può leggere nulla, perché gli Archivi vaticani sono aperti e cosultabili fino all’anno 1939. Spiega però che quella è una delle prove provate della grande attività che caratterizzò il pontificato di Pacelli.
Ma non basta, perché Bertone mostra anche gli appunti che — nell’imminenza della morte di Pio XI — la Segreteria di Stato (e quindi lo stesso Pacelli) aveva preparato per informare il futuro Vescovo di Roma sulla situazione interazionale. Anche da quelle note emerge con chiarezza la linea che caratterizzerà gli anni della guerra: «Non lamento ma azione», come disse lo stesso Papa ai vescovi. E contemporaneamente si prova la continuità fra i due pontificati. Si fece poco? E allora ecco un biglietto del sostituto Montini, del 1943, con cui si chiede alle autorità della capitale (siamo dopo l’8 settembre) un vistoso aumento del numero delle Guardie Palatine, da 575 a 1425, «per la difesa del territorio della Santa Sede». Alla richiesta di fornire nomi e cognomi, la risposta fu «non se ne parla nemmeno».
E che dire dell’avvertenza, bilingue, affissa sulle porte delle parrocchie e delle altre istituzioni cattoliche con cui si allargava «illecitamente» la sovranità dello Stato del Vaticano, impedendo ogni perquisizione? Insomma, materiale per gli storici ce n’è in abbondanza per sfatare la «leggenda nera» che vuole un papa Pacelli inerte di fronte al tragico sterminio degli ebrei. Certamente «silenzio» vi fu, se per silenzio si intende la mancanza di una dichiarazione solenne e pubblica. Il libro di Tornielli rivendica e spiega quella linea del Papa. Non diversamente — aggiunge Bertone — dalla confessione pubblica fatta da Paolo VI negli anni ’60, quando spiegò la cautela della Santa Sede per timore di rappresaglie nei Paesi comunisti.

MA QUANDO nasce questa «leggenda», in barba a tutti i riconoscimenti di parte ebraica che già nel dopoguera sono piovuti sulla figura di Pio XII? Qualcuno lo data agli anni ’60, quando nella corsa alla modernità «profetico» divenne contrapposto a «istituzionale»; qualcun altro parla della seconda metà degli anni ’40, quando Pio XII parlò a favore dello Stato d’Israele, deplorando nel contempo la violenza contro i palestinesi; o quando settori della Chiesa ortodossa moscovita legati a Stalin attaccarono il Pacelli filoamericano. Da allora, si sono oltiplicate interpretazioni ideologiche che poco hanno di scientifico e che gli storici Margiotta Broglio, Napolitano e Riccardi, deplorano, applauditi.
Il senatore a vita Andreotti nel suo intervento chiosa: «Ci sono persone che non ti viene in mente di pregare. Pio XII invece io lo prego». Anche se la proclamazione di santità non c’è ancora.

Quotidiano nazionale, 6 giugno 2007


Tornielli: «Una strategia per salvare la Chiesa e migliaia di perseguitati»

IL LIBRO di Andrea Tornielli «Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro» (Mondadori) si avvale di materiale prezioso inedito proveniente dall’archivio privato Pacelli e da testimonianze provenienti dal processo canonico di beatificazione. In esso si sostiene che Pio XII non fu vittima di impotenza diplomatica, né era all’oscuro di quanto avveniva nei territori occupati dalla Germania nazista, né aveva simpatie per il regime hitleriano. Egli scelse il silenzio pubblico per sviluppare l’azione su due piani, che riteneva più efficaci e meno pericolosi per l’esistenza stessa della Chiesa: le istruzioni di “resistenza morale” al clero e ai fedeli; l’aiuto concreto per salvare in conventi, collegi e parrocchie, di migliaia di persone destinate allo sterminio.

Quotidiano nazionale, 6 giugno 2007


IL CARDINALE BERTONE: DA QUELLA PRESA DI POSIZIONE DEL ‘48 NACQUE LA «LEGGENDA NERA»


«Ma Papa Pacelli aveva lavorato tanto per la tutela degli ebrei perseguitati»

Quando Pio XII difese i palestinesi

MARCO TOSATTI

CITTÀ DEL VATICANO
La questione della nascita dello stato di Israele ha giocato un ruolo nella «leggenda nera» che è nata e si è sviluppata intorno a Pio XII: il Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, ha preso duramente posizione ieri contro i critici di papa Pacelli, parlando alla presentazione della biografia scritta da Andrea Tornielli sull’ultimo pontefice «romano». Nella sala della Protomoteca, in Campidoglio, all’evento era presente anche don Georg Gaenswein, segretario personale di Benedetto XVI, quasi a confermare il favore con cui viene vista questa ponderosa ricostruzione della vita di Pio XII, che, ha rilevato Bertone, «ha potuto avvalersi di molti documenti inediti». Ma come è nata la leggenda nera su Pio XII? Dice il porporato: «La questione comunista e la questione palestinese certamente hanno fatto deviare un po’ il giudizio sul Papa che aveva lavorato tanto per la tutela dei piu sofferenti, degli ebrei perseguitati. Da parte di alcuni; perché la grande massa degli ebrei salvati erano sopravvissuti ed erano riconoscenti. Però si è attestata una posizione molto critica, che secondo me potrebbe essere disinnescata con un confronto serio con le fonti».
Nella sua ricostruzione storica, il cardinale ricorda che «la figura e l'opera di Pio XII, lodata e ringraziata prima, durante e subito dopo il secondo conflitto mondiale, comincia ad essere scrutinata con altro occhio in un periodo storico ben preciso, che va dall'agosto del 1946 all'ottobre del 1948». Il Segretario di Stato ha citato fuori testo un discorso di Pio XII ai delegati del Supremo Consiglio Arabo per la Palestina, «un appello a favore dei palestinesi». Papa Pacelli diceva, chiedendo sicurezza e benessere materiale e morale per tutte le parti in conflitto, che «l'imparzialità che ci impone il Supremo ministero... non può significare indifferenza in questo momento così difficile».
«Era comprensibile il desiderio del martoriato popolo d'Israele di avere una propria terra - afferma il cardinale Bertone - ma erano comprensibili pure i diritti di quanti già vivevano in Palestina e che anch'essi attendevano rispetto, attenzione, giustizia e protezione». Di conseguenza si è «ideologizzata una riflessione che si sviluppava in modo articolato ed attenta a criteri di giustizia, di equità, di rispetto, di legalità». Anche l’opposizione al comunismo ebbe un ruolo. Bertone ha ricordato il discorso pronunciato il 27 agosto 1949 da un metropolita ortodosso vicino a Stalin: «Questo discorso diede il “la” agli attacchi a Pio XII», culminati poi con l’opera teatrale «il Vicario», e ancora vivi in certa pubblicistica ancora oggi. Ma non da parte di tutti: «Molti storici - ho citato anche il pubblico ministero al processo di Norimberga - hanno continuato a difendere Pio XII». Il cardinale spera che Yad Vashem ospiti anche le «tante, tantissime testimonianze di ebrei, innumerevoli», a favore dell’opera di Pio XII. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha ribadito invece che «il personaggio rimane ancora controverso. Noi riteniamo che si poteva fare molto di più e che comunque questo capitolo è un tema molto delicato nel rapporto ebraico-cristiano».

La Stampa, 6 giugno 2007


BERTONE: CARD. PACELLI VOLEVA DIMETTERSI PER VISITA HITLER
"Ci sono elementi in questo senso"

Roma, 5 giu. (Apcom) - Il futuro Papa Pio XII avrebbe espresso l'intenzione di dimettersi, all'epoca in cui era segretario di Stato vaticano (1930-1939), "in occasione della visita di Hitler a Roma" nel 1938. Lo ha rivelato - sottolineando che si tratta al momento solo di un'ipotesi storiografica al vaglio degli studiosi - il cardinale Tarcisio Bertone, a dimostrazione dell'ostilità di Pacelli al nazionalsocialismo.

"Il cardinal Pacelli voleva dare le dimissioni in occasione della visita di Hitler a Roma", ha detto il segretario di Stato vaticano nel corso della presentazione di un libro su Pio XII, questo pomeriggio a Roma. "Ci sono elementi in questo senso", ha aggiunto, sottolineando che essi devono essere ancora esaminati approfonditamente dagli storici.


«Il cardinale Pacelli voleva dimettersi per la visita di Hitler»

Il futuro Papa Pio XII avrebbe espresso l'intenzione di dimettersi, all'epoca in cui era segretario di Stato vaticano (tra il 1930 e il 1939), «in occasione della visita di Hitler a Roma» nel 1938. Lo ha rivelato, sottolineando che si tratta al momento solo di un'ipotesi storiografica al vaglio degli studiosi, il cardinale Tarcisio Bertone, a dimostrazione dell'ostilità di Pacelli al nazionalsocialismo. Bertone ha anche aggiunto che la causa per la beatificazione di Pio XII «andrà avanti con regolarità, senza alcun tipo di scorciatoia. Il Papa ha i risultati della riunione della plenaria della Congregazione per la causa dei santi», ha ricordato il segretario di Stato vaticano rispondendo ad una domanda dei giornalisti a margine della presentazione di un libro sul Papa della seconda guerra mondiale. Ora Benedetto XVI «esaminerà i risultati» e poi «ha ancora alcune tappe come il decreto sulla eroicità delle virtù e l'esame del miracolo».

Libero, 6 giugno 2007

Rassegna stampa del 6 giugno 2007


Vedi anche:

Omaggio ad alcuni eroi caduti

Vatican rumors

Non e' bello scopiazzare dal vicino di banco...


Ecco la prima ondata di articoli odierni.
Mi raccomando: e' necessario leggere l'intervento integrale del cardinale Bertone alla presentazione del libro di Andrea Tornielli sulla figura di Pio XII. Solo dopo aver visionato il testo integrale ci si puo' accostare agli articoli di stampa
.
Raffaella


Intervento del Cardinal Bertone alla presentazione di “Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro”

ROMA, martedì, 5 giugno 2007 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'intervento pronunciato dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, alla presentazione tenutasi questo martedì a Roma, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, del libro di Andrea Tornielli “Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro” (Mondadori).

Intervento del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato alla presentazione del libro di Andrea Tornielli

«Pio XII, Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro»
5 giugno 2007

1. Una leggenda “nera”

La figura di Eugenio Pacelli, Papa Pio XII, è al centro ormai da decenni di accesissime polemiche. Il Pontefice romano che guidò la Chiesa negli anni terribili della Seconda Guerra mondiale e poi della Guerra Fredda è vittima di una leggenda “nera”, che ha finito per affermarsi al punto tale da rendere arduo scalfirla, anche se i documenti e le testimonianze ne hanno ampiamente provato la totale inconsistenza. Una delle spiacevoli conseguenze per così dire «secondarie» di questa leggenda nera – che dipinge falsamente Papa Pacelli come indulgente con il nazismo e insensibile alla sorte delle vittime della persecuzione – è l’aver fatto completamente dimenticare lo straordinario magistero di questo Papa che fu il precursore del Concilio Vaticano II . Come è accaduto per le figure di altri due Papi con lo stesso nome – il beato Pio IX, del quale si parla soltanto in relazione ai temi legati alla politica risorgimentale; e san Pio X, spesso ricordato soltanto per la sua strenua battaglia contro il modernismo – anche per Pacelli si rischia di ridurre tutto il suo pontificato alla questione dei suoi presunti «silenzi».

2. L’attività pastorale di Pio XII

Sono qui, pertanto, questa sera, per dare una breve testimonianza ad un uomo di Chiesa che, per la sua santità personale, risplende come luminoso testimone del sacerdozio cattolico e del Supremo Pontificato. Non che non avessi già letto molti ed interessanti saggi sulla figura e l'opera di Papa Pio XII, dai notissimi Actes et Documents du Saint Siège, alle biografie di Nazareno Padellaro, Suor Marchione, del Padre Pierre Blet, fra i primi che mi vengono alla mente. Per non parlare dei "Discorsi di guerra" di Papa Pacelli, che, se volete, sono disponibili in formato elettronico, e che trovo assolutamente interessanti anche oggi per dottrina, per ispirazione pastorale, per finezza di linguaggio letterario, per forza umana e civile. Insomma, già sapevo non poco a proposito del Pastor Angelicus et Defensor Civitatis. Bisogna tuttavia essere grati al dottor Andrea Tornielli, che in questa corposa e documentata biografia, attingendo a molti inediti, ci restituisce la grandezza e la completezza della figura di Pio XII, ce ne fa approfondire l’umanità, ce ne fa riscoprire il magistero. Ci ricorda, ad esempio, la sua enciclica sulla liturgia, la sua riforma dei riti della Settimana Santa , il grande lavoro preparatorio che sfocerà nella riforma liturgica conciliare. Pio XII apre all’applicazione del metodo storico-critico nei confronti della Sacra Scrittura, e nell’enciclica «Divino afflante Spiritu» stabilisce le norme dottrinali per lo studio della Sacra Scrittura, mettendone in rilievo l’importanza e il ruolo nella vita cristiana.

È sempre Papa Pacelli, nell’enciclica «Humani generis», a prendere in considerazione, pur con cautela, la teoria evoluzionistica. Pio XII dà anche un notevole impulso all’attività missionaria, con le encicliche «Evangelii Praecones» (1951) e «Fidei donum» (1957, della quale ricorre il cinquantenario), mettendo in rilievo il dovere della Chiesa di annunciare il vangelo alle genti, come il Concilio Vaticano II farà con ampiezza. Il Papa rifiuta di far coincidere il cristianesimo con la cultura occidentale oltre che con un determinato sistema politico. Ancora: Pio XII è a tutt’oggi il Papa che ha dato più spazio alle donne nelle sue canonizzazioni e beatificazioni: il 54,4 per cento nelle canonizzazioni, e ben il 62,5 per cento nelle beatificazioni. Del resto, più volte questo Pontefice aveva parlato dei diritti femminili, affermando, ad esempio, nel radiomessaggio al congresso del Cif di Loreto nell’ottobre 1957 che la donna è chiamata ad esercitare «un’azione risolutiva» anche nel campo politico e giuridico.

3. Accuse ingiustificate

Sono soltanto degli esempi, che mostrano quanto ci sia ancora da scoprire, anzi da riscoprire nel magistero del Servo di Dio Eugenio Pacelli. Mi hanno colpito, poi, molti accenni presenti nel libro di Tornielli, dai quali emerge sia la lucidità e la saggezza del futuro Pontefice, negli anni in cui era nunzio apostolico a Monaco di Baviera prima e quindi a Berlino; nonché molti tratti della sua umanità. Grazie ai carteggi inediti con il fratello Francesco, apprendiamo alcuni giudizi netti sul nascente movimento nazionalsocialista, e il grande e grave dramma interiore vissuto dal Pontefice durante il tempo della guerra circa l’atteggiamento da tenere di fronte alla persecuzione nazista. Pio XII ne parla più volte, nel corso dei suoi radiomessaggi – ed è dunque del tutto fuori luogo accusarlo di «silenzi» - scegliendo però un profilo prudente. Al riguardo dei «silenzi», segnalo volentieri un articolo ben documentato del prof. Gian Maria Vian pubblicato nel 2004 nella rivista Archivum historiae pontificiae dal titolo «Il Silenzio di Pio XII: alle origini della leggenda nera». In esso, tra l’altro, si dice che a interrogarsi sui «silenzi di Pio XII» fu per primo Emmanuel Mounier, nel 1939, addirittura poche settimane dopo la sua elezione a Sommo Pontefice e in relazione all’aggressione italiana in Albania. Su questi interrogativi si innesterà in seguito un’aspra polemica, anche di matrice sovietica e comunista ripresa, come vedremo, da esponenti della Chiesa ortodossa russa. Rolf Hocchuth, autore del dramma «Il Vicario», la pièce teatrale che ha contribuito a scatenare la leggenda “nera” contro Pio XII, nei giorni scorsi in un’intervista ha definito Papa Pacelli un «vigliacco demoniaco», mentre ci sono storici fautori del pensiero unico anti-Pio XII che arrivano persino a dare del «brigatista pacelliano» a quanti non la pensano come loro e osano manifestare un diverso parere su queste vicende. Non si può dunque non denunciare questo scempio del buon senso e della ragione perpetrato spesso sulle pagine dei giornali.

4. Una data storica ben precisa

Mi sembra utile sottolineare come l'opera di Tornielli riporti alla luce opere già note agli storici seri. È uno dei pregi che ritengo fondamentali del volume di cui oggi stiamo parlando, tenendo conto dei tempi tristissimi in cui visse Papa Pacelli, la cui voce, nel turbine del secondo conflitto mondiale e della successiva contrapposizione dei blocchi, non godeva del favore dei poteri costituiti o dei poteri di fatto. Quante volte "mancava l'elettricità" a Radio Vaticana per far sentire la parola del Pontefice; quante volte "mancava la carta" per riprodurre i suoi pensieri e i suoi insegnamenti scomodi; quante volte un qualche incidente faceva "perdere" i numeri dell'Osservatore Romano, riportanti interventi, chiarimenti, aggiornamenti, note politiche... Oggi, tuttavia, grazie ai mezzi moderni, quelle fonti sono ampiamente riprodotte e disponibili. Il Dott. Tornielli le ha cercate e le ha trovate e ne è testimonianza il grande corpo di note che corredano l'attuale pubblicazione. Vorrei a questo punto attirare l’attenzione su una data importante.

La figura e l'opera di Pio XII, lodata e ringraziata prima, durante e subito dopo il secondo conflitto mondiale, comincia ad essere scrutinata con altro occhio in un periodo storico ben preciso, che va dall'agosto del 1946 all'ottobre del 1948. Era comprensibile il desiderio del martoriato popolo d'Israele di avere una propria terra, un proprio rifugio sicuro, dopo "le persecuzioni di un antisemitismo fanatico, scatenatesi contro il popolo ebreo" (allocuzione del 3 agosto 1946), ma erano comprensibili pure i diritti di quanti già vivevano in Palestina e che anch'essi attendevano rispetto, attenzione, giustizia e protezione.

I giornali dell'epoca riferiscono ampiamente dello stato di tensione che in quella regione si stava manifestando ma, poiché non hanno voluto entrare in merito ai ragionamenti e alle proposte di Pio XII, hanno cominciato a prendere posizione, chi per una parte, chi per l'altra, ideologizzando, così, una riflessione che si sviluppava in modo articolato ed attenta a criteri di giustizia, di equità, di rispetto, di legalità. Pio XII non è stato solo il Papa della seconda Guerra mondiale, ma un Pastore che, dal 2 marzo 1939 al 9 ottobre 1958, ha avuto davanti a sé un mondo irretito nelle passioni violente e irrazionali. Da allora ha iniziato a prendere corpo una incomprensibile accusa al Papa per non essere intervenuto come dovuto a favore degli ebrei perseguitati. A questo riguardo mi pare importante riconoscere che comunque chi è scevro da finalità ideologiche ed è amante della verità, è ben disposto a comprendere più a fondo, in piena sincerità, un Papato lungo, fruttuoso e, a mio parere, eroico. Ne è esempio il recente cambiamento di atteggiamento, anche nel grande santuario della memoria che è lo Yad Vashem a Gerusalemme, di riconsiderare la figura e l'opera di Papa Pacelli non da un punto di vista polemico, ma da una angolatura obiettivamente storica. È fervido auspicio che tale buona volontà manifestata pubblicamente possa avere un prosieguo adeguato.

5. Il dovere della carità verso tutti

Il 2 giugno 1943, in occasione della festa di Sant’Eugenio, Pio XII espone pubblicamente le ragioni del suo atteggiamento. Innanzitutto, papa Pacelli parla nuovamente degli ebrei: « Non dimentichino i reggitori dei popoli che colui il quale (per usare il linguaggio della Sacra Scrittura) “porta la spada” non può disporre della vita e della morte degli uomini che secondo la legge di Dio, da cui viene ogni potestà». «Né vi aspetterete», continua Pio XII «che esponiamo qui partitamente tutto quello che abbiamo tentato e procurato di compiere per mitigare le loro sofferenze, migliorare le loro condizioni morali e giuridiche, tutelare i loro imprescrittibili diritti religiosi, sovvenire alle loro ristrettezze e necessità. Ogni parola da noi rivolta a questo scopo alle competenti autorità e ogni nostro pubblico accenno, dovevano esser da noi seriamente ponderati e misurati nell’interesse dei sofferenti stessi, per non rendere, pur senza volerlo, più grave e insopportabile la loro situazione. Purtroppo i miglioramenti visibilmente ottenuti, non corrispondono alla sollecitudine materna della Chiesa in favore di questi gruppi particolari, soggetti alle più acerbe sventure… e il Vicario, pur chiedendo solo compassione e ritorno alle elementari norme del diritto e dell’umanità, si è trovato, talora, davanti a porte che nessuna chiave voleva aprire».

Troviamo dunque qui esposta, già a metà dell’anno 1943, la ragione della prudenza con cui Pacelli si muove nell’ambito delle pubbliche denunce: «Nell’interesse dei sofferenti stessi, per non rendere più grave la loro situazione». Parole che mi sembra di sentire riecheggiare nel breve discorso pronunciato da Paolo VI il 12 settembre 1964, presso le Catacombe di Santa Domitilla. In quell’occasione Papa Montini disse: « La Santa Sede si astiene dall’alzare con più frequenza e veemenza la voce legittima della protesta e della deplorazione, non perché ignori o trascuri la realtà della cosa, ma per un pensiero riflesso di cristiana pazienza e per non provocare mali peggiori». Paolo VI, a metà degli anni Sessanta, si riferiva ai Paesi d’Oltrecortina, governati dal comunismo totalitario. Lui, che era stato uno stretto collaboratore del cardinale Pacelli e poi di Papa Pio XII, adduce dunque le stesse motivazioni. I Papi non parlano pensando a precostituirsi un’immagine favorevole per i posteri, sanno che da ogni loro parola può dipendere la sorte di milioni di cristiani, hanno a cuore la sorte degli uomini e delle donne in carne ed ossa, non il plauso degli storici. Del resto Robert Kempner, magistrato ebreo e pubblico ministero al processo di Norimberga, ha scritto nel gennaio 1964, dopo l’uscita del «Vicario» di Hocchuth: «Qualsiasi presa di posizione propagandistica della Chiesa contro il governo di Hitler sarebbe stata non solamente un suicidio premeditato… ma avrebbe accelerato l’assassinio di un numero ben maggiore di ebrei e sacerdoti».

6. “Non lamento, ma azione è il precetto dell’ora”

Detto questo, dopo aver preso visione degli 11 volumi (in 12 tomi) degli “Actes et Documents du Saint Siège” circa la seconda Guerra Mondiale; dopo aver fatto leggere decine di faldoni con centinaia di documenti riguardanti pensieri ed atti della Sede Apostolica durante il secondo conflitto mondiale; assaporate le violente polemiche di parte (volumi innumerevoli, pieni di ideologia violenta e falsa), mi pare che l’opera degli Actes, stampata per ordine di Paolo VI (Sostituto della Segreteria di Stato nei terribili frangenti del 1939-1945), potrebbe essere utilmente completata da i documenti inclusi sotto la voce archivistica degli “Stati Ecclesiastici”, che comprendono carte riguardanti l’obbligo della Santa Sede e della Chiesa Cattolica di farsi carico del dovere della carità verso tutti. E’ un settore archivistico non esplorato a sufficienza, dato che trattasi di migliaia di casi personali. Ad ognuno di essi, il più piccolo Stato del mondo, neutrale in senso assoluto, ha prestato orecchio in base individuale, recependo ogni voce che chiedeva aiuto, oppure udienza. Si tratta di una documentazione sterminata, purtroppo non ancora disponibile, perché non ordinata. Magari fosse possibile, con l’aiuto di qualche benemerita fondazione ad hoc, catalogare in tempi brevi queste carte custodite dagli Archivi della Santa Sede! Chiara era la direttiva data via radio, via stampa, via diplomatica, dal Papa Pio XII nel 1942. Egli disse a tutti, durante il tragico ’42, che: “Non lamento, ma azione è il precetto dell'ora”. La saggezza di tale affermazione è testimoniata da una miriade di carte: note diplomatiche, concistori urgenti, segnalazioni specifiche (v. Card. Bertram, Card. Innitzer, Card. Schuster, ecc. ecc. ecc.) di fare il possibile per salvare persone, preservando la neutralità della Sede Apostolica.

Tale situazione di neutralità permetteva al Papa di salvare non soltanto europei, ma anche prigionieri non appartenenti all’Asse. Pensiamo alla tristissima situazione della Polonia o agli interventi umanitari nel Sud-Est asiatico. Pio XII non ha mai sottoscritto circolari o proclami. Ha detto a voce ciò che si doveva fare. E Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici hanno compreso benissimo la mente del Papa e cosa era urgente fare. Tra l'altro, a testimonianza di ciò ci sono gli innumerevoli Fogli di Udienza del Card. Maglione e Tardini, con i relativi commenti. Poi arrivavano le proteste o i "no" di fronte alle richieste umanitarie della Santa Sede.

7. Denunciare o agire?

Lasciatemi raccontare un piccolo episodio, accaduto proprio in Vaticano nell'ottobre del 1943. All'epoca, oltre alla gendarmeria (circa 150 persone) e alla guardia svizzera (circa 110 persone), c'era anche la guardia palatina. A quella data, per proteggere il Vaticano (non più di 300 persone) e gli stabili extraterritoriali c'erano già 575 guardie palatine. Ebbene, la Segreteria di Stato chiese alla potenza occupante l'Italia di poter assumere altre 4.425 persone da inserire nell'organico della Guardia Palatina. Il ghetto ebraico era a due passi…

I redattori degli Actes et Documents non potevano stampare tutte le migliaia di casi personali. Il Papa, a quel tempo, aveva altre priorità: non poteva far conoscere i suoi “desiderata”, ma voleva agire, nei limiti impostigli dalle circostanze, secondo un suo chiaro programma. Alle persone oneste, però, sorgono domande legittime: Quando Pio XII incontrò Mussolini? Come Cardinale Segretario di Stato nel 1932, ma come Papa mai! Quando il Card. Pacelli incontrò il Cancelliere Hitler? Mai! Quando il Papa incontrò Mussolini e Hitler insieme? Mai! Se ciò non è mai avvenuto potrebbe significare che se due Stati non hanno ritenuto di parlare con il Papa, il Pontefice stesso cosa doveva fare: fare dichiarazione di denuncia o agire?

Pio XII scelse la seconda opzione, testimoniata da tante fonti israelitiche di tutta Europa. Forse occorrerebbe dar copia di tali abbondanti adesioni ebraiche di gratitudine e di stima al ministero umano e spirituale di questo grande Papa. Resta il fatto che il libro, che oggi possiamo leggere, aggiunge qualche tassello in più non soltanto alla figura di un grande Pontefice, ma anche a tutta l'opera silenziosa, ma efficace, della Chiesa lungo l'arco dell'esistenza (quella di Eugenio Pacelli, appunto) di un Pastore passato attraverso le bufere di due conflitti mondiali (fu Nunzio in Baviera sin dal 1917) e la tragica costruzione della cortina di ferro, all'interno della quale perirono milioni di figli di Dio. Erede della Chiesa degli Apostoli, la Chiesa di Pio XII ha continuato ad operare non soltanto per una parola profetica, ma soprattutto per una quotidiana azione profetica.

8. Una nota conclusiva

Vorrei infine ringraziare Andrea Tornelli per questa opera, che contribuisce a far meglio comprendere la luminosa azione apostolica e la figura del Servo di Dio Pio XII. Questo è un utile servizio alla Chiesa, un utile servizio alla verità. È giusto discutere, approfondire, dibattere, confrontarsi.

Ma bisogna guardarsi dal più grave errore per lo storico, che è l’anacronismo, giudicando la realtà di allora con gli occhi e con la mentalità di oggi.

Così come è profondamente ingiusto giudicare l’operato di Pio XII durante la guerra con il velo del pregiudizio, dimenticando non soltanto il contesto storico, ma anche l’enorme opera di carità che il Papa promosse, aprendo le porte dei seminari e degli istituti religiosi, accogliendo profughi e perseguitati, aiutando tutti.

Zenit


La verità su Pio XII il «Papa moderno»

di Daniele Petraroli

Un fiancheggiatore del nazionalsocialismo, il «Papa di Hitler» o, più semplicemente ma ancor più tragicamente, il Papa che scelse il silenzio di fronte alla Shoah. Una vera e propria «leggenda nera» quella che accompagna la figura e il giudizio su Pio XII dal giorno della sua morte il 9 ottobre 1958. Tanto da provocare una vera e propria crisi diplomatica tra Israele e la Santa Sede nel marzo scorso poiché nello Yad Vashem, il museo della Shoah di Gerusalemme, l’atteggiamento di Papa Pacelli era stato definito «ambiguo». Già allora la presa netta di posizione del Vaticano con il ritiro del nunzio apostolico dalle celebrazioni ufficiali. Ma è ieri che la Santa Sede ha scelto di esplicitare ancor meglio il suo pensiero su Pio XII. «Liberi da pregiudizi si può riconoscere la grandezza e la completezza della figura di Papa Pacelli, la sua umanità e rivalutare il suo intero magistero». Parole del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano in occasione della presentazione della nuova biografia sul pontefice, Pio XII. Eugenio Pacelli. Un uomo sul trono di Pietro del vaticanista del Giornale Andrea Tornielli.

Un Papa moderno, secondo quanto emerge dal libro e da quanto sottolineato dagli altri esperti presenti. Addirittura ispiratore del Concilio Vaticano II per padre Peter Gumpel, il postulatore della sua causa di beatificazione. Rimane ancora controverso, però, il modo in cui sia nata la «leggenda nera». Per lo storico e fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi bisogna risalire agli anni Sessanta, all’inizio del Concilio e alla pubblicazione della pièce teatrale «Il Vicario» di Rolf Hochuth. Per Bertone, invece, la «leggenda nera» va fatta risalire alla questione palestinese. A quando il pontefice scelse l’equidistanza tra i due popoli sottolineando anche i diritti di chi in «quella terra ci viveva ed era meritevole di attenzione. Successivamente l’ideologia di quel periodo ha fatto il resto e pochissima attenzione è stata data ai ragionamenti del Papa».

D’altronde non sono pochi i documenti, presenti anche nella nuova biografia, che attestano l’aiuto dato dal Vaticano agli ebrei e ai perseguitati durante l’occupazione nazista. «Nel 1943 - il particolare inedito rivelato da Bertone - il Vaticano chiese ai tedeschi di poter assumere più di 4.000 nuove guardie palatine. E il ghetto ebraico era a due passi dal Vaticano».

Stesse riflessioni per il senatore a vita Giulio Andreotti che conobbe da vicino Pio XII in gioventù: «È stata una personalità complessa che ha dovuto far fronte a difficoltà terrificanti. La stessa Golda Meir quando la incontrai all’epoca fece elogi straordinari al pontefice. Ne era assolutamente affascinata».

Il Giornale, 6 giugno 2007


Il segretario di Stato vaticano alla presentazione del libro di Tornielli: «fuori luogo» accusarlo di aver taciuto di fronte alla persecuzione degli ebrei

Bertone: «Il nazismo e Pio XII Leggenda nera la sua indulgenza»

«E' stato un pontificato fruttuoso, eroico e grande»

Luigi Accattoli

ROMA — Che Pio XII sia stato «indulgente con il nazismo» e «insensibile» di fronte alla Shoah è una «leggenda nera» di «totale inconsistenza»: l'ha affermato ieri il cardinale Tarcisio Bertone, che ha indicato nella disputa sulla questione palestinese e nella propaganda sovietica i terreni di coltura di quella «leggenda», sorta sul finire degli anni '40 del secolo scorso. Il segretario di Stato vaticano ha definito «grande», «fruttuoso» ed «eroico» il pontificato di papa Pacelli. Ha sostenuto che è «anacronistico» e «fuori luogo» accusarlo di essere restato in «silenzio» di fronte alla persecuzione degli ebrei, della quale ha «parlato più volte scegliendo un profilo prudente» e contro la quale soprattutto ha «agito» promuovendo una «enorme opera di carità» a protezione dei perseguitati, cercando anche di arruolare ebrei romani nelle forze di sicurezza del Vaticano nel tentativo di salvarli dalla furia nazista.
Il cardinale ha parlato nella Sala della Protomoteca in Campidoglio intervenendo con Bruno Vespa, Andrea Riccardi e Francesco Margotta Broglio alla presentazione del volume di Andrea Tornelli, Pio XII. Eugenio Pacelli un uomo sul trono di Pietro (Mondatori, 661 pagine, 24 euro). Il cardinale ha definito «corposa e documentata» la biografia realizzata da Tornelli, che «attingendo a molti inediti ci restituisce la grandezza e la completezza della figura di Pio XII».
La «leggenda nera» — ha sostenuto il cardinale — pretende di «ridurre il pontificato pacelliano ai presunti silenzi», oscurando lo «straordinario magistero» che lo caratterizza e che fa di papa Pacelli un «precursore del Vaticano II». Seguendo e lodando l'impostazione del volume di Tornelli, Bertone ha ricordato come Pio XII abbia «aperto» ad innovazioni in molti campi della vita della Chiesa, con una prima riforma della Settimana Santa, autorizzando l'uso del «metodo storico-critico» nello studio della Scrittura, prendendo in considerazione «pur con cautela» la teoria evoluzionistica, dando «più spazio alle donne rispetto agli uomini» nella proclamazione di santi e beati.
Sulla genesi della leggenda antipacelliana, il segretario di Stato vaticano ha detto che essa trova le prime formulazioni tra il 1946 e il 1949, in voci polemiche provenienti dal mondo ebraico e da quello sovietico. Le polemiche a matrice ebraica e medio- orientale prendono corpo in particolare a seguito di un discorso di Pio XII al delegati del Supremo comitato arabo per la Palestina, che fu — ha detto Bertone — «un appello a favore dei palestinesi in quel momento». Per gli attacchi provenienti dal mondo sovietico ha citato un discorso fortemente antipacelliano tenuto il 27 agosto del 1949 da «un metropolita russo ortodosso molto legato a Stalin».
E' da tali frangenti — secondo Bertone — che «inizia a prendere corpo una incomprensibile accusa al papa per non essere intervenuto come avrebbe dovuto a favore degli ebrei», mentre fino ad allora erano state «abbondanti» le espressioni ebraiche «di gratitudine e di stima» per l'operato di Pio XII durante la guerra.
In aggiunta a quanto già si conosceva, per il segretario di Stato vaticano sono significativi — tra gli apporti conoscitivi del lavoro di Tornelli — «alcuni giudizi netti di monsignor Pacelli sul nascente movimento nazionalsocialista» e soprattutto — negli anni del pontificato — la documentazione del «grande e grave dramma interiore vissuto dal pontefice durante il periodo della guerra circa l'atteggiamento da tenere di fronte alla persecuzione nazista».

«I papi — ha detto Bertone — non parlano pensando a precostituirsi un'immagine favorevole per i posteri».

Il cardinale ha paragonato la «prudenza» delle denuncie di Pio XII a quella che in seguito caratterizzerà gli accenni di Paolo VI alle persecuzioni dei regimi comunisti. Una prudenza dettata dalla necessità di evitare «l'aggravamento della persecuzione».
Quanto agli archivi vaticani ancora non consultabili, il cardinale è parso invitare degli sponsor a farsi avanti, assicurando che da parte della Santa Sede vi è la più ampia disponibilità a mettere a disposizione la «sterminata documentazione» che riguarda la «carità» esercitata in tempo di guerra: «Magari fosse possibile, con l'aiuto di qualche benemerita fondazione, catalogare in tempi brevi queste carte!». Come esempio «positivo» di «disponibilità a comprendere» la figura e l'opera di Pio XII Bertone ha citato il «recente cambio di atteggiamento» della Fondazione israeliana Yad Vashem, che si è detta interessata a «riconsiderare storicamente» la propria valutazione di quel pontificato, che una «didascalia» del Museo della Shoah fino a oggi presenta «da un punto di vista polemico».

Il Corriere della sera, 6 giugno 2007

Estrapoliamo una frase del cardinale Bertone:

«I papi — ha detto Bertone — non parlano pensando a precostituirsi un'immagine favorevole per i posteri».

Eh, si', e non parliamo solo di Pio XII...
Non avete anche voi la sensazione che i Papi piu' grandi ed illuminati siano stati e siano i piu' perseguitati? :-)
Riflettiamo sul passato e sul presente...

Raffaella


L'ex presidente delle comunità ebraiche

Luzzatto: nessun atto pubblico contro lo sterminio

ROMA — «Leggenda nera, leggenda grigia, oppure di chissà quale colore. Quello che è documentato è che da Pio XII non arrivò mai un atto pubblico di opposizione contro gli stermini di massa. Saremmo lieti di prenderne atto se ci venissero mostrati», dice Amos Luzzatto, ex presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, secondo il quale il Papa «non disse una parola sul rastrellamento al ghetto che partì solo dopo che l'ambasciatore tedesco presso la Santa sede disse che non ci sarebbero state particolari proteste da parte del Vaticano».
Secondo Amos Luzzatto l'unica spiegazione a quanto accaduto, «l'unico argomento possibile. è che il Papa temeva una rappresaglia contro la Chiesa e i suoi fedeli».

Il Corriere della sera, 6 giugno 2007


EMMA FATTORINI

«Ricercare ancora su quegli anni»

Luigi Accattoli

ROMA — «Ha ragione Bertone a denunciare la leggenda nera di Pacelli che non condivido assolutamente, ma per sfatarla davvero il metodo migliore è quello di non avere paura nel continuare a condurre ricerche storiche serie, fondate, attente alle sfumature e alle differenze tra le ragioni, le indoli e le visioni incarnate nei diversi personaggi della Chiesa in quegli anni drammatici»: è il commento della storica Emma Fattorini che ha appena pubblicato da Einaudi il volume «Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa». Lei aveva già affrontato la figura del nunzio Eugenio Pacelli. «Già nel 1992 pubblicai un libro sulle sue nunziature in Germania nel quale esprimevo la convinzione che egli aveva compreso i problemi di quella nazione nel suo più difficile passaggio, decisivo nella storia europea, che riguarda la Repubblica di Weimar. In quel periodo, da pastore e diplomatico attento e sensibile ebbe ad appoggiare la democrazia e la costituzione repubblicana, lui che certo non aveva simpatie liberali. Tanto che per quel convincimento fui criticata come troppo filopacelliana». Diceva dell'importanza delle differenze… «Cogliere le differenze tra i personaggi aiuta ad allargare l'attenzione dal vertice della Chiesa all'insieme del suo corpo. Per esempio ci permette di percepire la grande varietà di atteggiamenti all'interno dell'episcopato tedesco lacerato tra lealtà alla nazione e fedeltà al Vangelo, e ci fa misurare il dramma e l'isolamento vissuti da un Bonhoeffer nella Chiesa evangelica, che ha conosciuto ben altri compromessi con il nazismo che non la Chiesa cattolica». Differenze tra Pio XI e il suo segretario di Stato Pacelli? «Va detto che con sensibilità e caratteri tanto diversi, riuscirono a realizzare un rapporto di grande complementarietà.
Esso non cancella quelle differenze, ma ci dice che non vanno lette nel senso della contrapposizione».

Il Corriere della sera, 6 giugno 2007


ANDREA TORNIELLI

«Così l'ho sottratto al tiro dei detrattori»

Luigi Accattoli

ROMA — Carattere gioviale, tre figli, 43 anni, Andrea Tornielli da un decennio è vaticanista del quotidiano Il Giornale e autore di una trentina di pubblicazioni di attualità vaticana e religiosa, che vanno da Giovanni Paolo I alla vicenda Milingo, dalla lacrimazione della «Madonnina» di Civitavecchia alla polemica sul Codice da Vinci. Il libro che esce ora da Mondadori, «Pio XII. Eugenio Pacelli un uomo sul trono di Pietro» (661 pagine, 24 euro), costituisce la sua opera maggiore. Con essa il giornalista si avventura negli archivi. La famiglia Pacelli gli ha messo a disposizione un «fondo» privato finora mai consultato, la cui maggiore risorsa è il carteggio di Eugenio Pacelli con il fratello Francesco. Altro accesso privilegiato è stato quello agli atti della causa di beatificazione di papa Pacelli. A questa impresa maggiore Tornielli si era preparato con tre saggi pubblicati da Piemme sul rapporto tra Pio XII e gli ebrei, scritti in collaborazione con lo storico Matteo Luigi Napoletano: «Pio XII. Il papa degli ebrei» (2001), «Pio XII. Il papa che salvò gli ebrei» (2004), «Pacelli, Roncalli e i battesimi della Shoah» (2005). Con il volume presentato ieri Tornielli si propone di «sottrarre il papa e il suo pontificato al tiro incrociato dei detrattori specializzati e agli incensi degli agiografi», scavando «nella personalità di un uomo, nella sua storia, nel suo contesto familiare, nei suoi percorsi psicologici». Il volume non tratta del processo di beatificazione, che ha visto superata — il giorno 8 maggio — la tappa fondamentale del voto della Congregazione per le Cause dei santi sulle «virtù eroiche». Ora starà al papa decidere in merito alle tappe successive: cioè la pubblicazione del decreto sulle virtù e il processo sul miracolo, che si deve ancora condurre. Tornielli afferma nella premessa al volume di non aver voluto trattare — in esso — della beatificazione di Pacelli per evitare anche solo l'impressione d'aver svolto «una tesi preconfezionata».

Il Corriere della sera, 6 giugno 2007

Fra gli scritti di Andrea Tornielli andava citato anche "Benedetto XVI. Il custode della fede", Piemme, 2005, euro 12.50.
Raffaella