17 agosto 2007

L'omelia del Papa per l'Assunta raccontata da "Il Foglio" e da Sandro Magister


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La dittatura del secolarismo

Benedetto XVI traccia paragoni urticanti contro il pensiero unico

Con la consueta chiarezza, che nasce da un pensiero profondamente immerso nella logica e nella razionalità, Benedetto XVI ha definito il nuovo nemico della chiesa, il secolarismo, come una nuova “dittatura anticristiana” delle idoelogie materialiste, dopo il nazismo e il comunismo del secolo scorso.
Come spesso gli accade, il Papa la prende da lontano, comincia con il “potere degli imperatori romani anticristiani da Nerone a Domiziano”, per finire con la concezione attuale di un mondo nel quale “vale solo il consumo, l’egoismo, il divertimento” e con l’immensa potenza mediatica che propala il messaggio secondo il quale “questa è la vita e così dobbiamo vivere”.
Naturalmente Benedetto XVI non è contro la crescita dei consumi, che tra l’altro si diffonde ormai rapidamente anche ai paesi un tempo meno sviluppati, come ha spiegato bene in altri discorsi.
Quello che considera un pericolo, addirittura una violenza e una dittatura, è il valore assoluto ed esclusivo del consumismo edonistico, la sua pretesa di spiegare tutto e di soddisfare ogni esigenza dell’uomo, con l’effetto di annullare il suo anelito spirituale e la sua domanda di senso. Il paragone con le dittature del secolo scorso che puntavano a esercitare tutto il potere a “penetrare in ogni angolo, fino all’ultimo angolo”, spiega proprio questo, che è la pretesa di assoluto a rappresentare un pericolo per la persona umana, per la sua integrale dignità, per la quale si batte la chiesa. Una battaglia che, lo dice Joseph Ratzinger, anche se appare del tutto impari, non sarà perduta, così come i grandi poteri anticristiani che si pretendevano assoluti, da Nerone a Stalin, alla fine sono crollati.
L’attacco del Papa all’esclusivismo delle concezioni materialiste è assai deciso, persino urticante perché colpisce alcuni dei fondamenti reali delle nostre società, ma non è una pretesa di accettazione di un altro assoluto: “Ha vinto l’amore di Dio e alla fine l’impero si è aperto alla fede”. Così fu. Così, pensa il Papa, sarà.

© Copyright Il Foglio, 17 agosto 2007


L’ultima puntata del Dragone Rosso, a Castel Gandolfo

Ai fedeli che gremivano la chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo, alle 8 di mattina del 15 agosto, Benedetto XVI ha spiegato da par suo, nell’omelia della messa, quale volto ha preso oggi il dragone rosso dell’Apocalisse.
Quando l’Apocalisse fu scritta esso si identificava con “il potere degli imperatori romani anticristiani, da Nerone fino a Domiziano”. Nel secolo scorso con “la dittatura del nazismo e la dittatura di Stalin”.
Oggi invece, ha detto il papa, il dragone rosso sono “le ideologie materialiste che ci dicono: è assurdo pensare a Dio; è assurdo osservare i comandamenti di Dio; è cosa di un tempo passato. Vale soltanto vivere la vita per sé. Prendere in questo breve momento della vita tutto quanto ci è possibile prendere. Vale solo il consumo, l’egoismo, il divertimento. Questa è la vita. Così dobbiamo vivere”.
Sia l’impero romano che le dittature materialiste del Novecento, ha osservato il papa, sembravano invincibili. E anche oggi è così:
“Sembra assurdo, impossibile, opporsi a questa mentalità dominante, con tutta la sua forza mediatica, propagandistica. Sembra impossibile oggi ancora pensare a un Dio che ha creato l’uomo e che si è fatto bambino e che sarebbe il vero dominatore del mondo. Anche adesso questo dragone appare invincibile”.
La Chiesa però è sempre sopravvissuta a ogni persecuzione. E anche oggi, come la donna dell’Apocalisse minacciata dal drago, è certa che vincerà, pur in mezzo a tante tribolazioni. E continuerà a “partorire Cristo, portarlo al mondo con grande dolore”, nonostante “anche oggi il dragone vuol divorare il Dio fattosi bambino”.

È tutta da leggere, questa omelia di Benedetto XVI. La trovi nel sito del Vaticano, trascritta dalla registrazione dal vivo: “Nella sua grande opera ‘La Città di Dio’, Sant’Agostino…“

Settimo Cielo

Clicca qui per leggere l'omelia.

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