15 ottobre 2007

Cattolici-Ortodossi: speranze da Ravenna


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Da Ravenna un ponte tra Oriente e Occidente
Conclusi gli incontri per l’unità dei cristiani

IERI A RAVENNA si è chiusa la settimana dei lavori della commissione mista fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nella complessa ricerca dell’unità dei cristiani, dopo quasi un millennio dallo scisma d’Oriente.
Fra qualche settimana sarà reso pubblico il “documento di Ravenna” (come, sabato sera, nella dantesca Basilica di San Francesco, ha anticipato l’Arcivescovo di Ravenna), redatto dalla commissione mista: così si potrà comprendere se, nella settimana appena trascorsa, sono stati fatti dei passi, anche piccoli passi, in avanti e quali. Uno dei temi al centro delle riflessioni è stato il “primato petrino”, cioè il primato del Papa che, dallo scisma d’Oriente, è stato rifiutato dalle Chiese ortodosse.
Forse, dopo la settimana di incontri di Ravenna, potrà iniziare anche una ricerca storica sul primo millennio della vita della Chiesa che, ad Oriente come ad Occidente, a Roma come a Costantinopoli ed a Ravenna, aveva visto riconoscere la supremazia del Papa, anche se pure allora ci furono fasi di insubordinazione al Papa, come quella dell’Arcivescovo di Ravenna che per qualche tempo si considerò “autocefalo”, ciò non subordinato gerarchicamente al Papa o ad alcun altro.
In attesa di conoscere dettagliatamente la portata delle conclusioni della settimana di lavori della commissione mista, in questi giorni Ravenna ha vissuto momenti e riti di profondi e complessi significati spirituali (ed anche scenografici) culminati sabato, nella Basilica metropolitana (il Duomo), nella Messa cattolica, alla presenza della delegazione bizantina, e ieri, nella Basilica di San Vitale, alla divina liturgia ortodossa (la loro “Messa”), alla presenza della delegazione cattolica. Indubbiamente la cornice bizantina di millecinquecento anni fa di San Vitale, con gli scintillanti mosaici, è stata ideale per la fastosa cerimonia ortodossa, densa di molteplici significati, anche di difficile comprensione per i “latini”, cioè per gli occidentali.
La Basilica ravennate di San Vitale aveva già visto cerimonie di rito orientale, ma cattoliche, in particolare negli anni del Concilio Vaticano II quando, nelle sospensioni delle sessioni, i patriarchi cattolici orientali vennero in Romagna, soprattutto a visitare la città più bizantina d’Italia e celebrarono proprio a San Vitale. Inoltre, pochi anni fa, il Patriarca ecumenico ortodosso di Costantinopoli, in una delle sue visite a Ravenna aveva celebrato la liturgia ortodossa nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe.
Ma ieri le emozioni sono state anche superiori, sia per i significati profondi connessi alla settimana di lavori della commissione mista fra le due Chiese cristiane, sia per il complesso delle percezioni maturate in San Vitale dove i ricchi paramenti ed i riti antichi degli Ortodossi hanno trovato naturale completamento.
In particolare l’emozione è stata profonda quando, dal “Sancta santorum” della Basilica, è uscito il corteo dei prelati ortodossi, con i paramenti distinti dai differenti ruoli e dalle varie Chiese orientali rappresentate: fra l’altro, nella delegazione ortodossa, uno dei prelati aveva un aspetto così autorevole e fiero ed una lunghissima barba bianca (a punta) che mi ha ricordato il Cardinale Bessarione, originario d’Oriente, che non si stancò di propugnare il superamento delle divisioni fra cattolici ed ortodossi e morì proprio a Ravenna alcuni anni dopo la caduta di Costantinopoli.
La poliedrica presenza di infiniti significati, nei riti pubblici della settimana trascorsa, rappresenta anche la complessità di storie che sono distinte e distanti da quasi mille anni, ma che, se diverranno complementari, potranno non solo realizzare l’obiettivo millenario dell’unità dei cristiani, ma anche evidenziare la ricchezza delle diverse tradizioni storiche e culturali della vecchia Europa.

© Copyright Quotidiano Nazionale, 15 ottobre 2007


L'arcivescovo Paul Cordes in Russia: giovedì incontrerà Alessio II

L'arcivescovo Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, ha iniziato oggi a Novosibirsk una visita di una settimana nella Federazione Russa. Nella capitale della regione siberiana, accompagnato dal vescovo Joseph Werth, visiterà la Caritas, la scuola francescana e le Suore di Madre Teresa di Calcutta: in questa vasta zona la Chiesa cattolica si è segnalata in questi ultimi anni per il moltiplicarsi di realtà caritative su tutto il territorio.

Il 18 ottobre mons. Cordes incontrerà a Mosca il Patriarca Alessio II. Dal 18 al 21 ottobre il presidente di Cor Unum parteciperà inoltre - ospitato dall'arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz - ai lavori delle Caritas di tutta la Federazione. “In Russia questo ambito – rileva un comunicato della Sala Stampa vaticana - è alla base di molte esperienze di fruttuosa collaborazione con la Chiesa ortodossa. L'incontro è particolarmente significativo perché si svolge a distanza di un anno e mezzo dall'uscita della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI sulla carità. Sarà perciò un momento di verifica di come la Deus caritas est abbia ispirato l'impegno caritativo in questo vasto Paese”.

© Copyright Radio Vaticana

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