27 maggio 2008

Mons. Piacenza: "A Savona e Genova un'esperienza di Chiesa viva" (Osservatore Romano)


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L'arcivescovo Piacenza ripercorre i momenti salienti della visita del Papa

A Savona e Genova un'esperienza di Chiesa viva

di Nicola Gori

Pietro ha visitato la Chiesa ligure, confermando i fratelli nella fede e affidando loro la consegna di porre il primato di Dio al centro della vita. Potrebbe definirsi così, in estrema sintesi, il senso della visita pastorale compiuta da Benedetto xvi il 17 e il 18 maggio a Savona e Genova. Insieme con l'arcivescovo Mauro Piacenza, genovese, segretario della Congregazione per il Clero, abbiamo ripercorso le tappe e i momenti salienti dell'itinerario del Papa in terra ligure.

A poco più di una settimana dalla conclusione, che bilancio si può tracciare di questa visita?

Credo che sia stata una visita altamente positiva, anche perché le due diocesi hanno avuto una fase di preparazione non formale, ma impegnativa. Questo è uno degli aspetti che spiega il successo esterno. Vi è stato un lavoro a monte. I due pastori, monsignor Lupi e il cardinale Bagnasco, con i sacerdoti e i laici delle rispettive diocesi, hanno lavorato egregiamente. Certamente, importante è stato vedere anche l'immagine di una Chiesa che numerosa si stringe intorno al Vicario di Cristo e sente il mistero dell'universalità, cioè vive il particolare in senso cattolico, con un respiro missionario. La visita è stata inoltre un momento di aggregazione intorno ai propri vescovi, perché in questa fase di preparazione tutti hanno sentito il fascino dell'essere Chiesa insieme con Cristo per portare avanti l'impegno della nuova evangelizzazione. Sono convinto che questo sia il significato anche dei gesti di carità compiuti dal Papa, come la visita al Gaslini. Infatti, questo ospedale pediatrico è per Genova un segno importante, che fa riflettere come sia connaturale per la Chiesa essere sempre vicina al cammino dell'uomo in ogni momento e situazione: infermità, vecchiaia, giovinezza, emarginazione, povertà. Sono tutti elementi che fanno comprendere come, se uno osserva la Chiesa anche da un orizzonte più lontano, essa sia esperta in umanità.

Cominciamo dalla visita a Savona, che è stata compiuta anche nel ricordo di Pio vii. Che eredità ha lasciato alla Chiesa locale questo Pontefice?

La visita a Savona è stata bella anche e soprattutto per questo legame con la memoria di Pio vii. Memoria che è benedizione, perché ha lasciato una traccia, come il buon profumo di Cristo, tipico dei santi. L'umiltà, la mitezza, l'intelligenza e la santa furbizia di Pio vii, anche nell'evadere più di tremila pratiche della Chiesa universale in quei quasi tre anni, pur nel nascondimento della sua stanzetta, sono rimasti scolpiti nelle menti dei savonesi, e non solo. Di Pio vii è importante notare la sua fede incrollabile nel non praevalebunt. Questa certezza della vittoria di Cristo attraverso la croce di ogni giorno, credo abbia scavato nell'animo anche dei suoi stessi carcerieri almeno un punto interrogativo sui valori assoluti. Direi che la visita all'insegna del ricordo di Pio vii sia stata come un riportare alla ribalta questa bella figura, che ci auguriamo di poter onorare presto sugli altari. La tappa del Papa al santuario della Madonna della Misericordia - che ha uno dei titoli più belli, perché tutti abbiamo bisogno di misericordia - è stata ricca di significati. C'è poi da considerare che attorno al santuario sono subito nate le opere sociali di assistenza agli anziani e agli ammalati, come se la misericordia della Madre celeste avesse urgenza di servire le membra del suo divin Figlio.

Le due giornate del Papa sono iniziate sotto la protezione della Vergine: a Savona nel santuario della Misericordia, a Genova in quello della Guardia. Cosa rappresenta per Genova la Guardia?

È un vero e proprio faro, come dice lo stesso titolo "Madonna della Guardia", perché guarda dall'alto le valli sottostanti. Da una parte i genovesi si sentono protetti e custoditi, e dall'altra, la Madonna li guarda come figli. È un riferimento molto caro ai fedeli. Ricordo che da bambino mi recavo alla Guardia all'inizio e alla fine dell'anno scolastico. Alla fine del mese di maggio poi andavamo con la tutta la scuola per un ringraziamento corale alla Vergine. C'è una tradizione, molto sentita dai genovesi, di andare in pellegrinaggio a piedi al santuario. D'altra parte, la Madonna della Guardia è una figura familiare per i cittadini, anche per coloro che non frequentano i sacramenti. La Madonna è sempre la Madre per tutti e la nostalgia di Lei ritorna in benedizione nei momenti particolari della vita.

Se per Savona, la visita è stata all'insegna di Pio vii, a Genova invece è stata soprattutto nel ricordo di Benedetto xv.

La memoria di Papa della Chiesa è ancora viva in città ed è molto legata alla necessità della pace, alla ricerca di un equilibrio internazionale per evitare l'"inutile strage". Inoltre, Benedetto xv è una figura legatissima al santuario della Madonna della Guardia e anche la sua famiglia ne era molto devota. Il ricordo della Madonna della Guardia l'ha portato sempre nel cuore, l'ha portato anche nei giardini vaticani, dove ha voluto fosse installata una sua riproduzione.

Oltre che il ricordo di Benedetto xv, il Papa ha voluto rendere omaggio anche alla memoria del cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987. Che cosa ha rappresentato per la città e per la Chiesa ligure?

Durante l'incontro con i consacrati in cattedrale, appena il Papa ha nominato il cardinale Siri è risuonato un applauso. Questo accade sempre a Genova. Anche la sua tomba è meta di un continuo pellegrinaggio. Siri si identifica con la "genovesità". Infatti, quando si parla di cardinale in generale, si intende il cardinale Siri per antonomasia. Questo vale per i lavoratori del porto, per i credenti, per gli atei e per ogni cittadino, qualunque sia la sua collocazione politica. Il cardinale Siri ha saputo stare al di sopra delle parti. Ha sempre avuto un rispetto, una gentilezza verso tutti, anche verso le autorità politiche in periodi duri e di contrasto. Direi che, diversamente da come lo descrivono quelli che non l'hanno conosciuto, è stata una persona molto popolare, vicino agli umili e ai poveri. Semmai la sua figura è stata distorta a livello di comunicazione. I media hanno voluto screditarlo, ma al contrario lo hanno edificato, facendolo risaltare come una roccia. Durante la seconda guerra mondiale, con un piano concordato con il cardinale Boetto, allora arcivescovo di Genova, Siri evitò che il porto cittadino saltasse in aria perché tutto minato. La città gli è eternamente riconoscente. La gente ricorda il suo darsi da fare per i poveri e per la distribuzione del cibo ai senzatetto e ai bisognosi, la cosiddetta "opera delle minestre". Quando Siri venne elevato alla porpora cardinalizia, disse di non voler ricevere nessun dono e raccomandò che quanto disposto per i regali venisse versato alla cassa case popolari.

Il Papa ha chiesto di porre il primato di Dio al centro della vita. Cosa significa per i genovesi mettere in pratica questa consegna?

Credo che questo significhi sottoporre tutti gli interessi materiali a un criterio superiore che vede Dio al primo posto. Porre Dio al centro dell'esistenza vuol dire anche mettere l'uomo al primo posto, perché si tratta di due facce della stessa medaglia. Certo, se non c'è il primato di Dio nella vita, sorgono i contrasti e i disaccordi. Ridare il primato a Dio e ai suoi diritti è un modo per ridare all'impegno cristiano nella società tutto il suo smalto, tutto il suo vigore.

Cosa rappresenta per Genova la venuta di Benedetto xvi dopo quella di Giovanni Paolo ii?

Esiste una continuità, un filo continuo del magistero della Chiesa e della sensibilità dei Pontefici del nostro tempo. D'altra parte, non dobbiamo dimenticare che il pontificato di Giovanni Paolo ii fu accompagnato dalla collaborazione dottrinale con l'allora cardinale Ratzinger. Con questa sottolineatura, si nota una somiglianza profonda nelle linee direttive e ideali che muovono questi due pontificati. La visita di Benedetto xvi è stata sentita anche, fra l'altro, come un atto di delicata attenzione verso una diocesi che dopo gli oltre quaranta anni di servizio pastorale del cardinale Siri, in pochi anni ha visto alternarsi tre brevi, seppur ben qualificati, episcopati. Certamente sono rimasti nel cuore dei genovesi anch'essi. Adesso, i genovesi sono contenti di avere un arcivescovo loro concittadino, stimato e davvero amato. È un orgoglio per la città. Inoltre, per i genovesi è un onore che l'arcivescovo sia anche presidente della Conferenza episcopale italiana, come lo fu il cardinale Siri.

(©L'Osservatore Romano - 28 maggio 2008)

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