27 maggio 2008

D’Alema suona l’allarme sulla Chiesa. Ma non ce n’era affatto bisogno: Dino Boffo risponde all'ex ministro (Avvenire)


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L’EX MINISTRO TEME UN « PATTO DI POTENZA » TRA LA CHIESA E « LA DESTRA »

D’Alema suona l’allarme Ma non ce n’era affatto bisogno

Chissà che cosa mai voleva dire, domenica, l’onorevole D’Alema sventagliando davanti all’opinione pubblica il rischio di un ' patto di potenza' ( notare i termini, non patto di potere, di potenza) tra la Chiesa italiana e « la destra » oggi al governo. Siccome l’uomo non manca d’intelligenza, e neanche di astuzia ( sia detto con rispetto), e dunque solitamente non parla a vanvera, verrebbe da dire che se ci sono cose nella sua testa che noi immediatamente non afferriamo, potrebbero – chissà – affiorare in futuro.

Ma un uomo politico non parla per fare l’indovino, affronta l’oggi. E anche noi, suoi interlocutori, siamo in qualche modo autorizzati a rispondere per quella certezza che viene dai fatti finora conosciuti Qualcuno, ad esempio, potrebbe chiedersi se questa sorprendente uscita possa essere stata suggerita a D’Alema da comportamenti ecclesiastici verificatisi negli anni in cui egli è stato al governo.

Come se intendesse dire: ' Hanno tentato con noi, e li abbiamo respinti. Ora tenteranno con i nostri avversari'. Nel caso, può dire, l’onorevole, se qualcuno è mai andato a bussare alla sua porta per proporre a lui ( o a persone a lui vicine) « patti di potenza » , magari in nome – chessò – della specularità tra quelle che, anni fa, si amavano definire ' le due chiese'? Noi saremmo pronti a scommettere che questa eventualità è da scartare nel modo più limpido. Se fossimo in giudizio diremmo, ' con ampia facoltà di prova'. E non perché ci fossero pregiudiziali all’incontro, ma perché quel tipo di pratiche e di linguaggio è – in certi ambienti –semplicemente non praticato.
Punto.

Tra l’altro, cosa potrebbe mai chiedere la Chiesa? Soldi? Convenienze? Scambi? La Chiesa – checché si cerchi di instillare – ha altre ambizioni.

E l’opinione pubblica sa – e deve tener per certo – che ad essa sta a cuore non la « politica di potenza » , ma la salvezza delle anime, qui e ora, e per questo si interessa semmai che sia salvaguardato l’alveo in cui l’Italia si muove, perché stia bene con se stessa e con gli altri, sia aperta al confronto e alla collaborazione con tutti, sapendo sempre « chi è » .


Perché è questo che a una comunità nazionale dà forza e prospettiva. C’è da chiedersi, allora, se la sortita domenicale di D’Alema non volesse essere in realtà un messaggio tutto interno alla politica, magari – come talune reazioni tenderebbero a far credere – a quella più prossima, dentro il suo stesso partito.

Come se si dovesse procedere a spartire meglio carichi e incarichi nel Partito democratico. Se fosse così, facciano pure.
Ma se invece l’onorevole D’Alema, come alcune sue altre parole potrebbero lasciar credere, voleva porre l’accento sui temi etici e antropologici su cui la Chiesa da sempre si esercita, quasi temesse degli sbandamenti, beh può stare sereno.

Quell’attenzione non cambia, perché non può cambiare. A costo della vita. Sarebbe grave che la Chiesa parlasse linguaggi diversi a seconda delle stagioni e dei governi.

È semplicemente impensabile. Su questo, del resto, l’ex ministro degli Esteri conosce meglio di noi le indicazioni che dalla politica sono venute nel corso (ma non vorremmo insistere) degli ultimi due anni.

Provi a soppesarle con il senno di poi, e a chiedersi se – proprio in nome di ciò che è sostanza nella storia del nostro Paese, e della sua cultura – non ci siano state iniziative e financo forzature tanto clamorose quanto poco redditizie.

E qui corre d’osservare, rispetto alle risposte che l’intervento di D’Alema ha suscitato, che talora non ci è riuscito di scorgere purtroppo una sensibile differenza tra le diverse componenti di quella maggioranza. Ci sono stati atti concepiti da ministri cattolici che potevano benissimo uscire dalla penna di ministri diessini e, in una interscambiabilità perfetta, discutibilissimi atti di ministri diessini che venivano applauditi da esponenti cattolici.
Ora la Chiesa però andrà a nozze, insinua D’Alema. Un allarme – se lo lasci dire l’ex premier ed ex ministro – che suona stentoreo e di maniera. Gli è noto, infatti, come la Chiesa si è mossa nell’ultima campagna elettorale. E ora può anche leggere le parole pronunciate ieri dal presidente della Cei aprendo i lavori dell’assemblea dei vescovi italiani.

L’importante, ha auspicato il cardinal Bagnasco, è che, ad esempio, sul fronte delle questioni eticamente sensibili, del matrimonio o della fecondazione, ci si sappia muovere con «complessiva cautela» e che «gli elementi in gioco» vengano « sapientemente soppesati, mettendo la comunità nazionale al riparo da iniziative imprevidenti e precipitose » . Concetti eloquenti, coronati da una sottolineatura, all’indirizzo della classe politica: « La sostanziale prudenza tenuta circa questi temi durante la campagna elettorale, dovrebbe essere un buon indizio sulla prudenza anche successiva » .

Dove sono, dunque, i motivi per suonare la carica? La Chiesa non dirà e non farà nulla che non abbia detto e fatto. E contribuirà, ancora e sempre, al dibattito culturale sul presente e sul futuro del nostro Paese. Se, poi, oggi o domani, a cambiare ( in parte, molto, o poco) saranno la politica e le risposte ai problemi che essa propone ( e delle quali è responsabile al cospetto dei cittadini- elettori), non si potrà non prenderne atto con spassionata acribìa.
Ricordare peraltro queste evidenze può far bene a tutti, ' per stemperare il clima' e non mettere sottosopra l’Italia per un nonnulla di chiacchiere. Altri, e abbondanti, sono i problemi e le urgenze, come lasciava intuire ieri il cardinal Bagnasco. ( db)

© Copyright Avvenire, 27 maggio 2008

3 commenti:

Carla ha detto...

Eh, ci voleva proprio questa puntuale risposta, ai "messaggi in codice" lanciati da D'Alema in quell'intervento, integralmente riportato sul sito di "Repubblica". Inoltre, trovo giustissime le considerazioni a proposito di progetti di legge contrari all'etica cattolica presentati da "cattolici" adulti (v.disciplina dei cc.dd. DICO). E, comunque, trovo assurde queste accuse, neanche troppo velate, alla Chiesa di compromettersi con il Potere. Da molti anni la Chiesa è al di sopra della competizione politica, nonostante tentativi di coinvolgimento da parte delle forze politiche. Ogni residuo del passato è scomparso

Carla ha detto...

Buon giorno. Avete letto la lettera al "Corriere" di oggi sui cui d'Alema insiste sulla questione? Conferma in tutto e per tutto l'"ammonimento" alla Chiesa affinchè non ci siano connivenze con il Potere (ora , la destra). Poi, dice che la condanna del "relativismo etico", di cui è paladino Joseph Ratzinger, "non lo convince" (pazienza!). Infine, afferma che la religione cristiana tra i fondamenti dell'Europa, ci può anche stare (oh, grazie) ma tutto sommato non è un caposaldo esclusivo (naturalmente!) , perchè ci sono fior di "valori condivisi" nell'Europa laica (come no, lo si è visto nelle recenti leggi sulla bioetica e su matrimoni/adozioni di persone omosessuali recentemente approvate in alcuni paesi europei). Insomma, queste prime uscite della Fondazione di D'Alema nell'edizione rilanciata pare che non propongano niente d'interessante, nessuna chiave di lettura originale dell'attuale società globalizzata, nessuna possibile risposta a grandi interrogativi e nessuna prefigurazione di scenari futuri; infatti si tratta del solito polpettone del "pensiero unico" in salsa "laicista". E' proprio vero quallo che dice Ferrara, Papa Benedetto è fra quei pochi pensatori contemporanei che negli ultimi 10 anni ha saputo dire qualcosa di originale!

Anonimo ha detto...

Nell'articolo di boffo c'è una grave inesattezza, secondo me: lui oppone "diessino" a "cattolico". Personalmente dalle indagini risulta che ci sono milioni di cattolici praticanti che votavano per i DS prima e , ancora di più, ovviamente, sono i cattolici che votano oggi per il PD: io stesso ne conosco decine. Ad esempio si pensi anche a figure di primo piano come Vannino Chiti, Dominici, la Turco...Non c'è bisogno di dire che sembrano francamente anacronistiche le posizioni (preconcette?) come quelle di Boffo, secondo cui la Chiesa (tanto come istituzione quanto come "assemblea" dei cattolici) debba naturalmente schierarsi con lo schieramento conservatore. Come cristiano non cattolico vi e mi faccio una domanda che impone una riflessione: sono più "anticristiani" i di.co. (che non vengono imposti a nessuno) o il reato di immigrazione clandestina (che colpisce centinaia di migliaia di persone in difficoltà)? e, poi, adesso che dovrebbe essercene la possibilità, maggioranza e governo di destra aboliranno la legge 194? Vi confesso che negli ultimi tempi rimango spesso interdetto...

Saluti

Giuseppe Faricella