16 aprile 2007

Il dialogo con i fratelli Ortodossi


Vedi anche:

IL RIAVVICINAMENTO FRA CATTOLICI E ORTODOSSI

Il Patriarca russo presto dal Papa

di FRANCA GIANSOLDATI

SULLA scrivania di Papa Ratzinger, in mezzo ad una montagna di biglietti augurali, è arrivato anche il messaggio di Alessio II. «Lunga vita e buona salute», ha formulato il Patriarca di tutte le Russie, sigillando il suo augurio con un: «Con amore fraterno nel Signore». Un testo straordinariamente caloroso in cui è racchiuso tutto il senso della rinnovata atmosfera tra Mosca e Roma. Alessio II assicura di condividere «molte delle visioni esposte» dal pontefice tedesco nei suoi testi teologici. Il Patriarca di tutte le Russie marca «la coincidenza delle nostre Chiese» nella «difesa della tradizione cristiana». Le sfide «attuali che il mondo moderno pone all’intera cristianità secondo la medesima convinzione» costituiscono un «solido fondamento per sviluppare fecondi rapporti».
E’ chiaro che le incomprensioni che a più riprese hanno caratterizzato i rapporti tra ortodossi e cattolici stanno lasciando il passo ad una nuova stagione. Le difficoltà incontrate sotto il pontificato polacco sembrano in via di soluzione. Dietro le quinte le due diplomazie tessono i fili. Da una parte stanno elaborando una dichiarazione congiunta riguardante i diritti umani, dall’altra preparando il terreno per realizzare l’incontro tra il Patriarca e Benedetto XVI. Da ciò che filtra l’incontro non è più un sogno nel cassetto, un desiderio destinato a restare tale chissà per quanto, ma un progetto in cantiere. L’ipotesi più probabile: l’evento non si terrà in Russia ma in Italia, a Bari, città simbolo in cui riposano le reliquie di San Nicola. C'è «una forte convergenza di vedute tra Alessio II e Benedetto XVI», spiega il vicepresidente del Dipartimento delle relazioni con l’estero del Patriarcato, Mark vescovo di Egoryevsk, in questi giorni a Roma. Vedrà il pontefice nei prossimi giorni, dopo le celebrazioni per gli 80 anni.
La deriva del cristianesimo in Europa, la scomparsa del sacro, il relativismo morale sono gli elementi chiave che hanno portato le due Chiese a rimboccarsi le maniche. «Nel deserto spirituale della contemporaneità noi sentiamo forte la voce di Benedetto XVI», aggiunge il vescovo ortodosso. «Oggi si vedono cose che avrebbero fatto venire i brividi agli Apostoli. In alcune chiese protestanti vengono consacrati matrimoni tra persone dello stesso sesso. Segno che il relativismo avanza. In altre comunità non c’è più alcuna differenza tra la visione dei laici e quella dei cristiani». Cosa vi colpisce di Ratzinger? «Le parole che ha pronunciato al momento dell’elezione. Sono un umile servitore nella vigna del Signore. Non era l’immagine di un sovrano, ai vertici di una catena di comando, ma l’immagine di un umile, di un semplice vicino a tutti. Anche al popolo russo». Quali sono i punti in comune con Alessio II? «Tanti. Un esempio tra tutti: Alessio II ha condotto la Chiesa in Russia in un momento difficilissimo. E’ riuscito a non spegnere la fiammella della fede nel nostro popolo e da noi si assiste ad una grande rinascita spirituale».

Il Messaggero, 15 aprile 2007


L´INTERVISTA
Joannis Zizioulas inviato del patriarca di Costantinopoli incontrerà oggi Benedetto XVI

L´apertura degli ortodossi al dialogo "La nostra è la Chiesa universale"

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO - «È un momento cruciale per il dialogo cattolico-ortodosso. Dobbiamo affrontare il nodo del primato papale e trovare una soluzione. Se ci fermiamo adesso, rischiamo di entrare in una stagione di stagnazione». Joannis Zizioulas, inviato del patriarca ecumenico di Costantinopoli, incontrerà stamane Benedetto XVI per consegnargli una lettera di Bartolomeo I.

Eminenza Zizioulas, quale il messaggio porta in Vaticano?

«Il Patriarca invita il Papa a venire a Ravenna per aprire la sessione dei colloqui fra Cattolici e Ortodossi, che si terranno dal 7 al 15 ottobre».

Un evento inedito. Sarebbe un colpo d´ala per imprimere un´accelerazione al dialogo?

«Questa riunione è importante. A Ravenna, come a Belgrado l´autunno scorso quando dopo una lunga pausa abbiamo ricominciato a incontrarci, sono presenti con la Chiesa cattolica tutte le Chiese ortodosse. Fra di noi abbiamo la stessa fede e la stessa tradizione. Il nodo maggiore da affrontare è il primato del vescovo di Roma, cioè il ruolo papale».

Era l´idea di Giovanni Paolo II. Fin dove sono pronti ad arrivare gli Ortodossi?

«Per alcuni è un problema irrisolvibile. Io, invece, ritengo si possa trovare una soluzione. Si tratta di definire bene il posto del vescovo di Roma nella struttura della Chiesa universale. Gli ortodossi sono pronti ad accettare l´idea di un primate universale e secondo i canoni della Chiesa antica il vescovo di Roma è il primus».

Dove sta lo scoglio?

«Il disaccordo si manifesta rispetto ad un problema fondamentale: può il vescovo di Roma interferire nelle Chiese locali?».

È la questione della giurisdizione. Che risposta date?

«Non vi può essere interferenza senza una decisione presa in comune con gli altri vescovi. Insomma, il vescovo di Roma deve agire insieme al Sinodo».

Il pontefice non più come un sovrano assoluto, ma in sintonia con un organo episcopale rappresentativo?

«È un primato universale che agisce sempre in comunione con il Sinodo».

Alla riunione di Belgrado dell´anno scorso ci sono stati problemi con la Chiesa ortodossa russa. Cos´era in gioco?

«Temo che a Mosca non siano pronti ad accettare un primato universale del vescovo di Roma. D´altronde non vogliono riconoscere il primato del patriarca ecumenico di Costantinopoli. Secondo loro, un primato non serve. Ma a Belgrado tutte le altre Chiese ortodosse hanno votato che la sede di Costantinopoli esprime l´unità degli Ortodossi».

Repubblica, 16 aprile 2007

Nessun commento: