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23 agosto 2007

Il prof Weiler (Ebreo): il carisma del Papa? La sua passione per la ragione! Formidabile nel non nascondere le differenze fra fedi


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Il discorso su ragione e fede pronunciato un anno fa dal Papa a Ratisbona al centro del Meeting di Rimini. Intervista con il docente universitario ebreo Joseph Weiler: "La moneta del Papa è la verità"

L’appello del Papa lanciato un anno fa a Ratisbona ad “aprirsi all’ampiezza della ragione” è stato al centro ieri di un dibattito al Meeting di Rimini, evento che quest’anno Comunione e Liberazione ha voluto organizzare sul tema cruciale della “verità”. Al confronto hanno partecipato studiosi cristiani, musulmani ed ebrei: tra questi il prof. Joseph Weiler, docente alla New York University, esperto di Diritto internazionale ed europeo, ebreo, nato in Sudafrica. Il prof. Weiler non si è soffermato tanto sul noto discorso di Benedetto XVI all'Università di Ratisbona, il 12 settembre scorso, ma sulle omelie pronunciate dal Papa durante il suo viaggio in Baviera, e che sottolineavano con forza la ragionevolezza e la libertà della fede. Ascoltiamo il prof. Weiler al microfono di Luca Collodi:

R. – La prima cosa che ho trovato, di nuovo, è stato il pensiero del Papa sulla libertà. Di solito, la Santa Sede, e anche il Papa, affermano che la libertà religiosa è la libertà fondamentale. Nella nostra cultura largamente secolarizzata, questo si accetta con un sorriso di compiacenza: “Quale libertà possiamo aspettarci che sia privilegiata dal Vaticano?”. Ma a Ratisbona, c’è una frase nell’omelia che mi ha colpito. Dice il Papa: “La nostra fede non la imponiamo a nessuno”, e questo riflette anche la famosa espressione di Giovanni Paolo II nella “Redemptoris missio”: “The Church proposes, it never imposes”: “La Chiesa propone, non impone mai”. Per me, la libertà religiosa vera non è soltanto la libertà dei fedeli di praticare la loro religione. Nella nostra tradizione ebrea si dice: “Tutto nelle mani di Dio, tranne l’amore di Dio”. La libertà religiosa è la libertà di dire “no” a Dio. Soltanto chi ha la capacità interiore ed esteriore di dire “no” a Dio, quando gli dice di “sì”, questo “sì”, questa affermazione viene dalla volontà sovrana dell’essere umano. Allora, quando il Papa difende la libertà religiosa – e qui c’entra anche il discorso tra le varie religioni, la coercizione eccetera – non è soltanto perché sia consentito al cristiano di praticare la propria religione in questo o quel Paese; c’è un senso molto più profondo della libertà. La libertà religiosa vera è anche dire di “no” a Dio. E soltanto da questo punto di vista il “sì” a Dio diventa significativo, perché mostra l’essere umano nella sua sovranità che esercita nell’accettare la Parola di Dio. “La fede può svilupparsi soltanto nella libertà”, dice il Papa. Cosa vuol dire? Soltanto da una scelta libera di un Uomo libero, che è anche libero di rifiutare la salvezza, che è libero anche di rifiutare Dio. La libertà è fondamentale. La fede si può sviluppare soltanto nella libertà: “quella” libertà. Ecco perché la coercizione religiosa non è una vera scelta religiosa. E la salvezza è sempre lì ad aspettarci, ma dipende dalle nostre decisioni. Alla fine, Dio ci ha creati proprio in questo senso: con la possibilità di scegliere o rifiutare.

D. – Prof. Weiler, l’uso della ragione può rafforzare l’identità cristiana e la dimensione pubblica della fede?

R. – Io penso di sì. Questo è uno degli aspetti più importanti dei discorsi di Ratisbona. Tra i cristiani – secondo me, purtroppo! – c’è stata una interiorizzazione della posizione laica, secondo la quale la ragione sarebbe contro la fede. Il cristiano stesso comincia a credere: “La mia fede è una cosa misteriosa, una cosa che non posso spiegare, che non è collegata alla ragione”, eccetera. Quasi quasi, il cristiano moderno, nei Paesi occidentali, è imbarazzato nell'ammettere che è una persona di fede. Perché? Perché la fede non è una cosa razionale – secondo questo pensiero. Allora, il Papa – che insiste sul fatto che la fede stessa è radicata nella ragione, e che infatti la ragione scientifica è molto limitata, anche se vera: ci sono problemi che non vengono affrontati dalla ragione scientifica – incoraggia il cristiano ad essere fiducioso non soltanto nella sua fede, ma anche ad avere il coraggio di integrare la sua fede nella totalità della sua vita, sia privata, sia pubblica. In questo senso è fondamentale che il cristiano esca dal ghetto che egli stesso si è imposto e si manifesti con fiducia come una persona di fede, radicata nella ragione. Questo è molto importante per l’identità comune, collettiva del cristiano nella società laica europea.

D. – E sul rapporto tra le religioni, la ragione che cosa ci dice?

R. – Lì il Papa è formidabile. Perché è formidabile? Perché non cerca di nascondere le differenze. Quando ha tenuto la sua omelia, nella Messa di domenica 10 settembre, ha raccolto una sfida, per un uomo di pace come egli è, perché la Lettura biblica scelta dalla liturgia della Chiesa era tratta da Isaia, “Ecco il vostro Dio: giunge la vendetta”, proclama il Profeta Isaia. Il Papa, giustamente, si chiede in che modo il popolo che ascolta questa Parola – e anche chi lo legge oggi – può immaginare quella “vendetta”. La nostra risposta spontanea sarebbe che il Profeta Isaia qui è tutt’altro che pacifico: “La vendetta”! Invece, il Papa lo interpreta alla luce della tradizione cristiana come non-violenza: amore fino alla fine. La spiegazione definitiva della Parola del Profeta la troviamo in Colui che è morto per noi sulla Croce, in Gesù, Figlio di Dio incarnato, che qui ci guarda così insistentemente. La sua “vendetta” è la Croce: così dice il Papa. Come ebreo, io mi ribello a interpretare la Parola di Isaia in questo modo: non potrò mai accettare che queste semplici parole del Profeta siano riferite alla Trinità. Ma Benedetto continua ancora: “Non veniamo meno al rispetto di altre religioni e culture; non veniamo meno al profondo rispetto per la loro fede se confessiamo ad alta voce e senza mezzi termini quel Dio che alla violenza ha opposto la sua sofferenza”. A me piace! Perché quando parla ai suoi fedeli, dice quello che dice quando parla ai fedeli di altre religioni. La sua moneta è la Verità. E per lui, la Verità è quella Verità alla luce della quale ha interpretato Isaia, e anche se io non potrò mai accettare questa interpretazione, sono d’accordissimo con il Papa quando dice che “non veniamo meno al rispetto di altre culture, di altre religioni”: non mi sento offeso! Perché, secondo me la disonestà non potrà mai e poi mai essere alla base di un vero dialogo. Il suo affermare la verità cristiana è il solo modo di esprimere un rispetto profondo per la mia fede. Se avesse cercato di smussare la cosa, non sarebbe stato un atto di rispetto verso di me. Per me, questo è il carisma tutto particolare di questo Papa: la serenità che nasce dalla ragione. Un altro tipo di passione: la passione per la ragione sembra una contraddizione: passione e ragione non vanno insieme. Invece, il suo carisma è proprio la passione per la ragione. Mi piace molto!

© Copyright Radio Vaticana

Che bella questa intervista!!!!
Ringrazio davvero il professor Weiler per la bella definizione del carisma di Papa Benedetto: ha assolutamente ragione
!
Raffaella

20 agosto 2007

Ancora sul Meeting di Rimini...


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Ovazione per Benedetto XVI

C’è meno politica ma è tutto esaurito

ANCHE quest'anno il popolo di Cl si è presentato puntuale all'appuntamento del Meeting. E questo a prescindere dal fatto che nei 118 incontri previsti nella settimana riminese la politica sia di fatto decisamente meno protagonista rispetto alle passate edizioni. Erano in quasi quindicimila ad ascoltare il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che ieri ha concelebrato con l'arcivescovo di Palermo Paolo Romeo e altri vescovi e sacerdoti la Celebrazione eucaristica che segna l'inizio della settimana riminese. Una Messa celebrata da un altare montato sul palco di un auditorium immenso, quest'anno più grande di quelli finora utilizzati negli anni passati alla Fiera di Rimini, dove non è rimasto un solo posto vuoto. I ciellini hanno pregato compostamente (secondo il loro stile sobrio) durante la Messa; hanno ascoltato in un silenzio irreale l'omelia del cardinal Bertone, il primo segretario di Stato vaticano a partecipare al Meeting, e fatto la comunione a tempo di record grazie ad un plotone di sacerdoti concelebranti sparsi nell'hangar a distribuire le ostie consacrate ai fedeli. Gli applausi sono arrivati solo alla fine della celebrazione, quando dal videowall su cui erano proiettati in alternanza un Crocifisso e la Vergine Maria, sono arrivate le immagini da Castelgandolfo, per l'Angelus del Papa. Per Benedetto XVI c'è stata una vera ovazione, soprattutto quando ha salutato il popolo di Cl benedicendone il lavoro in questa settimana. Nel pomeriggio si è entrati nel vivo: con l'apertura degli stand sparsi per la fiera e con l'incontro inaugurale del Meeting 2007, affidato al presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering. Un politico tedesco di una parte (il Ppe) tradizionalmente vicina a chi lo ascoltava nello stesso auditorium della Messa (stavolta mezzo vuoto), che però non ha parlato di quella «politique politicienne» che tanto appassiona cronisti e commentatori ma si è concentrato sull'Europa, sui suoi valori e sul suo futuro. E un applauso si è levato dalla sala per il presidente della Repubblica Napolitano, che ha affidato ad un videomessaggio il suo saluto al Meeting, «un'occasione consolidata, ormai tradizionale, per seminari, approfondimenti culturali, mostre e riflessioni, concepite soprattutto per rispondere alle domande e alle attese dei cittadini più giovani».

© Copyright Il Tempo, 20 agosto 2007


Bertone e le tasse: pagarle secondo leggi giuste

dall’inviato MASSIMO PANDOLFI

— RIMINI —

«IO A VOI DI CL non vi capisco proprio. Ma vedo che fate del gran bene. Andate avanti così». Roba vecchia, di quasi 50 anni. Papa Paolo VI allora era l’arcivescovo Montini di Milano e la Chiesa vedeva come il fumo negli occhi uno strano prete di Desio, don Luigi Giussani, che andava a scuola a predicare ai ragazzi che Cristo è qui, adesso, e c’entra anche con la matematica e la geografia. In fondo quel «non capisco ma mi adeguo» del futuro Papa fu la prima vera apertura ufficiale della Chiesa a Cl. Poi Montini è diventato Papa, poi è arrivato Giovanni Paolo II che ha ordinato a Giussani e ai suoi ragazzi: «Bravi! Viaggiate ora per il mondo a portare Cristo». Gli hanno obbedito.

ORA CHE Giussani non c’è più, ora che quei ragazzi sono diventati genitori o nonni, ora che i loro figli o i loro nipoti sono comunque qui, al Meeting di Rimini (perché qui evidentemente stanno bene) succede che per l’edizione numero 28 spunta addirittura il segretario di Stato e Camerlengo a dire messa, mai successo prima. E Tarcisio Bertone l’ha mandato il Papa, che a sua volta ha salutato Rimini da Castel Gandolfo, all’Angelus. Benedetto XVI, quando era solo Ratzinger, dava la benedizione finale, _ per non dire metteva bocca _ anche su tutti i titoli del Meeting. Ieri ha incoraggiato i «cercatori di verità» di Rimini. Ve l’abbiamo fatta lunga per spiegarvi come oggi i vertici della Chiesa stravedano per questa esperienza che si chiama Cl. Sia il Papa che Bertone definiscono più volte il Meeting un’«esperienza storica». E’ come metterci un timbro, vaticano.

ED È UN FATTO che tutti in questi giorni guardino al Meeting. Bastano così due parole dette da Bertone a scatenare un putiferio. Un giornalista gli chiede: «Che ne pensa dello sciopero fiscale proposto da Bossi?». E lui, che dieci minuti prima commentava nell’omelia Geremìa e la cisterna di Malchìa, se la cava tirando fuori un’altra sacra scrittura: «Il salmo 71 dovrebbe essere il programma del politico cristiano: rendere giustizia ai poveri e salvare la vita ai miseri. Il politico deve avere attenzione ai più deboli e far sì che non ci siano ingiustizie nella distribuzione delle risorse dello Stato» .Poi aggiunge: «Tutti dobbiamo fare il nostro dovere pagando le tasse secondo leggi giuste».
E’ un’allusione a qualcuno? Fai due conti e pensi: Prodi. Politico cristiano (adulto), capo di un governo che tassa, mezzo protagonista di un battibecco precedente con Bertone. E’ storia di qualche settimana fa: il premier chiese ai preti di fare omelie pro fisco e il segretario di Stato qualche giorno dopo, quando i politici si aumentarono gli stipendi, commentò: «Se lo sapevo prima sarei stato più duro con quella frase».
E’ il primo, presunto, caso dell’estate ciellina, che ieri ha ospitato anche un videomessaggio del Presidente della Repubblica. Napolitano ha detto: «Il vostro è il luogo ideale per dare risposte ai giovani». Poi ha incoraggiato il Meeting a un confronto continuo, «a coltivare in Europa e nel mondo le ragioni dell’unità per evitare regressioni».
Applausi. Ma non c’è confronto con quelli riservati al Papa e a Bertone. Con loro ormai qui a Rimini c’è proprio una santa alleanza. E chi ci butta sempre in mezzo la politica aggiunge: «Contro la sinistra relativista e nichilista».

© Copyright Quotidiano Nazionale, 20 agosto 2007

Bah!

E Poettering frena sulla Turchia nella Ue

Napolitano lancia l’allarme: l’Unione ora diventi politica o rischia di regredire

MARIO STANGANELLI

RIMINI - «Il trattato di riforma dell’Unione Europea potrà migliorare la governabilità dell’Unione a ventisette. Ma la complessità dei negoziati, e la rinuncia a significative ambizioni del trattato costituzionale del 2004, testimoniano il rischio che il processo d’integrazione regredisca a una semplice rete di cooprerazione intergovernativa». Il pericolo cui va inconro la Ue, che si accinge faticosamente ad approvare il trattato che sostituirà la Costituzione bocciata dai referendum di Francia e Olanda, è stato segnalato da Giorgio Napolitano nel videomessaggio che ha aperto la prima occasione di confronto del Meeting di Cl che, sul tema ”Quale identità per l’Europa“, ha visto la partecipazione del presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering. L’obiettivo indicato dal capo dello Stato è quello di «continuare a fare dell’Unione un soggetto politico, dotandola degli strumenti e dei poteri indispensabili», perché - ha aggiunto Napolitano - «l’Unione non potrà allargare il consenso di cui ha bisogno, dei propri cittadini, se continuerà a presentarsi prevelentemente in termini di spazio economico».
Di un altro rischio ha parlato Pottering, legandolo a una questione controversa e sulla quale ha dovuto ammettere di essere in minoranza nel Parlamento da lui presieduto: l’adesione della Turchia alla Ue. «Dobbiamo riflettere seriamente su quali e quanti altri Paesi possiamo permetterci di accogliere», ha detto l’ex presidente dei Popolari europei osservando che «ci vuole una misura nell’allargamento: non bisogna esagerare. Il rischio è quello di fare la fine dell’Impero romano che è crollato quando è diventato toppo grande. Se ci si allarga ancora non riusciremo più a capirci a livello psicologco, culturale e politico. E se mancherà questa sintonia l’Europa fallirà». Per Poettering il rimedio sarebbe quello di studiare forme di «partnership privilegiata» e comunque «il negoziato di adesione deve proseguire in modo da favorire l’evoluzione della Turchia in tema di diritti civili e di riforme, anche se - precisa il presidente dell’Europarlamento - la conclusione delle trattative non dovrà coincidere automaticamente con l’adesione del Paese islamico alla Ue».
Altro argomento su cui Poettering si è detto «molto dispiaciuto» di trovarsi in minoranza tra i colleghi di Strasburgo è quello dell’inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea. Tuttavia oggi, dopo la bocciatura dei referendum, si è in un’altra fase: «Il nuovo trattato sarà un compromesso tra Stati. Avrei voluto di più, che si chiamasse Costituzione, ma i tempi non sembrano maturi. Comunque - ha concluso Poettering - i valori che vi sono espressi, anche senza precisi riferimenti, sono gli stessi di quelli cristiani, e noi dobbiamo fare il massimo possibile perché sia approvato prima delle elezioni del 2009. Sarà un enorme passo avanti per l’Unione, che solo così avrà una forte base giuridica».

© Copyright Il Messaggero, 20 agosto 2007

Annunciare la fede senza compromessi: un articolo di Paolo Rodari


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Ratzinger spinge Bertone a Rimini

di Paolo Rodari

Rimini. La prima di un segretario di Stato vaticano al Meeting di Rimini segna la particolare affinità che lega il movimento di Cl all’attuale leadership della Santa Sede.
Un’affinità che trova la sua origine nel convincimento tutto ratzingeriano che è Cl a riuscire, accanto ad altri movimenti e associazione cattoliche, a comprendere e quindi a interpretare “sul campo” il pensiero ecclesiale caratteristico del pontificato in corso: fermezza intorno ai princípi e ai valori cristiani e, insieme, comunicazione di essi al di là di quanto il mondo contemporaneo pensi al riguardo.
Dunque è questo, più che le “divagazioni” tipiche del cardinale Bertone - anche ieri, come sovente gli accade, il primo collaboratore di Ratzinger si è lasciato andare coi giornalisti presenti a tematiche varie e variegate: «Tutti dobbiamo fare il nostro dovere nel pagare le tasse, secondo leggi giuste», ha detto Bertone intervenendo sul tema dello sciopero fiscale annunciato dalla Lega Nord -, il risultato della prima volta di un segretario di Stato vaticano al raduno di fine estate di Cl.
Non è un caso che a due anni dall’ultimo conclave, papa Ratzinger abbia assecondato la volontà di Bertone di rispondere affermativamente all’invito fatto dai leader di Cl di recarsi a Rimini.
Non è un caso perché una kermesse incentrata attorno alla “verità” è grasso che cola per un pontefice che da subito - dall’omelia del 24 aprile 2005 in occasione della messa d’“intronizzazione”, passando per la lectio di Ratisbona fino agli altri discorsi cardine del suo pontificato, quello alla curia romana del 22 dicembre 2005, la riflessione tenuta a Verona per il convegno ecclesiale italiano, il testo rivolto ai vescovi europei il 24 marzo scorso - ha insistito intorno alla necessità di avere una Chiesa che di fronte a una società incapace di riconoscere verità ultime a cui riferirsi sappia proporre senza paura i princípi della propria fede.

Alla “dittatura del relativismo” in cui tutto vale ed è lecito sappia contrapporre l’annuncio delle verità cristiane.
Sono concetti sui quali Ratzinger insiste da anni.


E Cl, da sempre, rappresenta per lui un uditorio affezionato. In molti ricordano l’attenzione che don Giussani riservava alla rivista “Communio” fondata negli anni del post concilio dall’allora monsignor Ratzinger insieme ad Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac.
Una rivista tradotta in italiano dalla casa editrice Jaca Book (fino a pochi anni fa unica divulgatrice dei testi di Giussani) e che dialogava criticamente con un’altra rivista di spessore e di stampo più progressista: quella “Concilium” che annoverava tra i suoi collaboratori Hans Küng, Yves Congar, Karl Rahner ed Edward Schillebeeckx.
Negli anni del cardinale Ratzinger alla guida dell’ex Sant’uffizio, spesso Giussani chiedeva al custode della dottrina delle fede pareri su questioni teologiche per lui importanti.
Erano due sacerdoti “storici” di Cl, Massimo Camisasca (oggi superiore generale dei missionari di san Carlo) e Angelo Scola (oggi patriarca di Venezia) a organizzare, in un appartamento vicino a santa Maria Maggiore a Roma, delle cene in cui far incontrare Ratzinger e Giussani.
Quando nel febbraio del 2005 (a poche settimane dalla morte di Wojtyla) si sono tenuti i funerali di Giussani nel duomo di Milano, l’omelia di Ratzinger ha impressionato i ciellini per l’affetto che egli ha voluto dimostrato al fondatore di Cl, un affetto che nutriva nei suoi confronti anche Wojtyla fin da quando era arcivescovo di Cracovia.
Tarcisio Bertone, al termine della messa con la quale si è aperto ieri mattina il Meeting, ha assistito insieme al popolo di Cl alla video-proiezione dell’Angelus del papa da Castelgandolfo. Poi, insieme ai ciellini, ha applaudito alle parole che Ratzinger ha voluto dedicare al Meeting. Poi si è alzato in piedi e tra gli applausi dei presenti ha rivolto ancora alcune parole di saluto.
Prima di tornare a Roma e quindi a Castelgandolfo - Bertone in questi giorni sta preparando i prossimi viaggi del papa a Loreto e in Austria e il suo personale in Perù -, un pranzo insieme al presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering che nel pomeriggio ha parlato al Meeting del futuro dell’Europa.
Poettering (a differenza della maggioranza del Parlamento) non è lontano dal convincimento che le radici cristiane del continente rappresentino un valore da riconoscere e da non sprecare.
Quanto al nuovo trattato europeo, ha spiegato che anche se egli avrebbe voluto fare di più, «sarà un compromesso tra Stati».
Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in un video-messaggio inviato per l’apertura del Meeting, ha parlato del nuovo trattato la cui stesura egli ritiene fondamentale affinché l’Europa diventi un vero e proprio soggetto politico.

© Copyright Il Riformista, 20 agosto 2007

19 agosto 2007

Oggi apre il Meeting di Rimini: pochi politici, "molto Ratzinger"


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LA KERMESSE CIELLINA 2007 SI ANNUNCIA COME EVENTO-RECORD: SI COMINCIA CON LA MESSA DI BERTONE, E’ IL DEFINITIVO RICONOSCIMENTO DI OLTRETEVERE

Sul Meeting il segno di Ratzinger

GIACOMO GALEAZZI

Il Meeting di Benedetto XVI. Se l’edizione dello scorso anno è stata la più «politica» (per gli infuocati incontri con Berlusconi, Rutelli, Marini e la contestazione alla teodem Binetti), la kermesse ciellina 2007 si annuncia come evento-record per il profilo ecclesiale, mai così alto, e l’allineamento alle linee-guida del pontificato. Un primato fino a qualche tempo fa impensabile per un movimento considerato all’origine «poco ortodosso», in precaria sintonia con la gerarchia vaticana. Ora, la consacrazione oltre il Portone di Bronzo. In 28 anni di storia, a Rimini non aveva mai messo piede il più stretto collaboratore del Papa, il segretario di Stato: né Agostino Casaroli, né Angelo Sodano avevano accolto l’invito dell’arcipelago bianco fondato da don Luigi Giussani (Cl, Compagnia delle Opere, Fraternità di San Carlo). Oggi, in diretta su Raiuno alle 10,30, la messa celebrata dal cardinale Tarcisio Bertone, dà il via a una rassegna tutta incentrata sul magistero di Ratzinger. E il programma è il segnale del favore di Oltretevere. Sotto il segno di Benedetto XVI sono stati calibrati gli appuntamenti più significativi.
Il «premier» della Santa Sede pronuncerà un’omelia sui temi della verità e dell’impegno dei credenti, poi, dopo una pausa per ascoltare l’Angelus da Castelgandolfo, tornerà sul palco del popolo Cl. Bertone potrebbe affrontare, in un’improvvisata conferenza stampa (come accadde a febbraio sui Dico dopo il ricevimento per l’anniversario dei Patti Lateranensi), alcuni temi di attualità per la Chiesa. Il segretario di Stato apre anche la rassegna dei «Ratzinger-boys», il massiccio approdo a Rimini di presuli e teologi legati al Pontefice: proporrano pensiero e opera del Papa in conferenze interreligiose e dibattiti. In particolare, il vescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense e consigliere nell’appartamento papale per le questioni teologiche, parlerà del cammino interiore di Oriana Fallaci e del suo avvicinamento all’insegnamento del Papa (da cui fu ricevuta in udienza privata poco prima di morire). Il professor Schindler, direttore di «Communio» (la rivista internazionale di teologia fondata da Joseph Ratzinger) e il vescovo di San Marino-Montefeltro, Luigi Negri, analizzeranno da vari punti di vista il magistero di Benedetto XVI, a partire dall’enciclica papale «Deus caritas est». Due fronti caldi del pontificato (questione mediorientale e dialogo con la Chiesa ortodossa) sono affidati a uomini-ponte della Santa Sede come il custode di Terrasanta, il francescano Pierbattista Pizzaballa, e l’esperto di cattolicesimo russo padre Romano Scalfi. Di testimonianza dei credenti in contesti di crisi discuterà un altro fedelissimo del Papa: l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, primate d’Irlanda. Ma il centro tematico del Meeting 2007, a un anno dalle polemiche suscitate dal discorso papale di Ratisbona, è il rilancio della riflessione ratzingeriana su fede e ragione.

Il compito di confrontarsi con leader delle altre fedi è assegnato al teologo dell’università Cattolica, padre Ambrogio Pisoni, mentre le valutazioni sulle prospettive di dialogo inaspettatamente aperte dall’incidente di Ratisbona toccherà all’autore del più approfondito studio sull’argomento, Robert Spaemall.

A incorniciare il Meeting di Ratzinger, il saggio del patriarca di Venezia Angelo Scola e la «lectio» di Massimo Camisasca, Superiore della Fraternita di San Carlo, il sacerdote più atteso e popolare, insieme a don Stefano Alberto, nella mobilitazione ciellina. E da quest’anno, a benedirla è proprio Francesco Lambiasi, il neo-vescovo di Rimini che da assistente dell’Azione cattolica ha favorito il riavvicinamento con Cielle.

© Copyright La Stampa, 19 agosto 2007

Ma davvero? La lectio magistralis di Ratisbona ha aperto un inaspettato dialogo? Ma davvero? E come mai, Galeazzi, Lei e' cosi' stupito? Come mai, nonostante tutto, Lei parla ancora di incidente? Non scherziamo...ammettiamo la realta'.
Magari i giornalisti potrebbero iniziare a chiedersi dove hanno sbagliato, lo scorso anno. E' chiedere troppo
?
R.


Retroscena

Gli onorevoli grandi assenti

Mai così pochi politici
“Cl pensa al dopo Prodi”


ANTONELLA RAMPINO

Ma sa, Comunione e Liberazione cerca sempre un rapporto col governo in carica...». Il bon mot di Giulio Andreotti, celebre tra i cattolici italiani almeno quanto «il potere logora chi non ce l’ha» tra i laici, è la chiave perfetta per capire come mai proprio quest’anno, dopo ventisette edizioni ad alto tasso politico, il Meeting di Rimini metta in cartellone politici pochi e nessuno da brivido: «Comunione e Liberazione scommette sulla caduta del governo Prodi», sintetizza Luigi Amicone, direttore del periodico di riferimento, «Tempi».
Starring Hans Poettering, Piero Fassino e Giulio Tremonti, quando nelle passate stagioni c’era sempre almeno un presidente del Senato, un premier in carica, un segretario di partito in sella, una Binetti o un Rutelli vicepremier da fischiare, un Pera da cui farsi incantare con l’equazione Giussani-Von Hayek. Era solo l’anno scorso, il governo giusto in sella, e a Rimini sciamavano Marini, Rutelli, Bersani, Treu, Damiano, Bazoli, Epifani... E invece adesso niente. Un videomessaggio di Napolitano, il presidente di tutti, e Umberto Ranieri a dibattito. Il massimo del frisson è Patrizia Sentinelli, di Rifondazione Comunista: ma si tratta del sottosegretario agli Esteri con delega alla cooperazione, settore interessante per il braccio economicamente armato di Cl, la Compagnia delle Opere, e difatti al dibattito presenzia Giorgio Vittadini. Mentre invece, nella sessione dedicata al Family day, niente centrosinistra di governo, e niente Savino Pezzotta, «e ci mancherebbe: quello è un concorrente», osserva don Gianni Baget Bozzo, che a Rimini non va da anni, «c’è un caldo becco, sa?».
«Il Meeting e Cl sono le più grandi invenzioni dopo il Gatto con gli Stivali: trentamila ragazzi che si svegliano ogni mattina avendo come primo pensiero il loro rapporto con la politica presi come un fatto nazionale, quando nessuno si fila i 7 milioni di cattolici che vanno a messa tutte le domeniche», esordisce sulfureo il professor Alberto Melloni, cattolico dossettiano, il vero capo della sinistra ecclesiale: «Vogliono marcare minacciosamente la distanza col governo Prodi, ma per sapere che il governo è debole non avevamo bisogno di Cl. E con le loro manovrette vogliono intimidire il Partito Democratico». Dall’altra parte dello schieramento (cattolico) anche quel che dice Amicone va nella stessa direzione: «Hanno invitato Bersani e Letta, come ogni anno certo: ma è il ticket preferito di Cl per il 14 ottobre, contro l’asse Veltroni-Franceschini-Bindi».
La congiuntura politica, l’incertezza sulle sorti del governo. Ma a Rimini scarseggerà anche il centrodestra. Roberto Formigoni naturalmente ci sarà, e figurarsi: senza, sarebbe come Virginia Woolf che ripudia Bloomsbury, come se Cervantes prendesse le distanze da Don Chisciotte, come se Berlusconi mancasse una convention di Forza Italia...Ecco, se le porte di Rimini son sbarrate da sempre per Prodi, Bindi e i dossettiani «cattolici adulti», perché non s’è ripiegato su Berlusconi? «Perché per la Cdl c’è già Formigoni, e qualunque scheggiatura sembrerebbe una scelta politica», analizza Baget Bozzo. «Vede, a Cl è sempre stato rimproverato di essere un interpartito, e credo che quel tempo sia invece finito. Perché il quadro è assai incerto, a prescindere dal governo Prodi siamo ormai nel bipolarismo fluttuante. E Cl ha colto il destro per darsi un profilo che attenga ai rapporti del cristianesimo col mondo, piuttosto che con la politica». Un profilo maggiormente ecclesiale: quest’anno, ed è una novità assoluta, la messa d’apertura verrà celebrata non più dal vescovo di Rimini, ma dal cardinal Bertone, di fatto il premier del Vaticano. Ed ecco allora che la debolezza del profilo politico del Meeting svela una forza ecclesiale. «La stagione politica non è esaltante, quella ecclesiale invece moltissimo: questo Papa è il più vicino a Cl, la teologia di Ratzinger è in assoluto la più simile a quella di don Giussani», nota Amicone. Come dire: se sul trono di San Pietro c’è Ratzinger, che bisogno c’è di un Pera a Rimini? In realtà, osserva invece Melloni, Cl sconta l’uscita di scena di Ruini: «Se lo immagina cosa sarebbero state le primarie del Pd con Ruini alla Cei? Avremmo avuto concioni di ruiniani in ogni rione. Invece Bagnasco pratica un’efficace arte del silenzio». Indubbiamente, chiosa, «Cl ha vinto il papato, con Ratzinger che celebrò la messa funebre per Don Giussani». Ma ha perso la sponda della Cei. Dev’esser vero, se raccontano che anche il cardinal Scola abbia preso le distanze da Comunione e Liberazione.

© Copyright La Stampa, 19 agosto 2007

Non mi piace per niente questo articolo e, ancora meno, mi piacciono le parole del solito, acido, Melloni.
Che cosa significa che Cl ha vinto il papato? Ma stiamo scherzando? Non e' possibile evitare di offendere, sempre, ancora una volta, il cardinale Ruini?
Qui, Melloni, l'unico che fa politica e' Lei! E, se qualcuno non l'ha ancora capito, ora sa come mai ha raccolto le firme per tentare di impedire alla CEI di varare la nota sui DICO...
Sorrida un po'...e' estate, abbiamo un grande Papa, e' domenica, il giorno del Signore
!
Raffaella


Parte il Meeting di Rimini. Una settimana all'insegna della verità

di Mattia Bianchi

“La verità è il destino per il quale siamo stati fatti”: un tema in pieno stile Ratzinger per il Meeting annuale di Comunione e Liberazione, in programma da oggi a sabato prossimo nei padiglioni della Fiera di Rimini.

“La verità è il destino per il quale siamo stati fatti”: un tema in pieno stile Ratzinger per il Meeting annuale di Comunione e Liberazione, in programma da oggi a sabato prossimo nei padiglioni della Fiera di Rimini. La verità colta in tutte le sue eccezioni, dalla politica alla religione, dalla scienza al diritto internazionale, grazie alla presenza di ministri ed esponenti di partito, personalità delle istituzioni europee, intellettuali, religiosi, figure del mondo economico. Lo slogan del 2007 prende spunto da una frase pronunciata da Benedetto XVI all'Università Lateranense, durante la sua visita del 21 ottobre scorso: “Di fatto, se si lascia cadere la domanda sulla verità e la concreta possibilità per ogni persona di poterla raggiungere, la vita finisce per essere ridotta ad un ventaglio di ipotesi, prive di riferimenti certi”.

La rassegna si apre stamani, con la messa presieduta nell'Auditorium dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Berton e la lettura del messaggio del papa ai partecipanti. Il dibattito ''Quale identità per l'Europa'' vedrà poi tra i protagonisti il presidente dell'Europarlamento Hans-Gert Poettering, mentre il colloquio ''Salviamo i cristiani'' - sull'onda della manifestazione romana del 4 luglio - riunirà sempre domenica il giornalista Magdi Allam, Claudio Morpurgo, presidente dell'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane, e Roberto Ronza, delegato della Regione Lombardia alle relazioni internazionali. Domani, la riflessione sulla verità entrerà nei campi della scienza, del diritto e dell'arte. Parteciperanno, fra gli altri, gli scienziati Enrico Bombieri e Xavier Le Pichon, mentre al tavolo giuridico siederanno Marcello Maddalena, procuratore capo di Torino, e il magistrato Guido Piffer. Di codici e leggi si parlerà anche martedì 21 in un incontro sul diritto in America, con Samuel Alito Jr., giudice della Corte Suprema, e Paolo Carozza, docente alla Notre Dame University (Indiana). Sempre il 21 verrà ricordata Oriana Fallaci, a un anno dalla morte, con mons. Rino Fisichella, rettore della Lateranense, Renato Farina e Vittorio Feltri.

La ricerca della verità come impegno nella risoluzione dei conflitti, con speciale riferimento a Irlanda del Nord e Libano, sarà invece, il filo conduttore della giornata di mercoledì, con l'arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin e il giornalista irlandese John Waters, e, per quanto riguarda le possibilità di pace per il Paese dei cedri, il deputato al Parlamento di Beirut Saad Hariri, figlio dell'ex premier assassinato nel 2005, e Tarek Mitri, ministro della Cultura libanese. Torneranno anche i temi del Family Day: l'appuntamento condotto da Eugenia Roccella, portavoce della manifestazione del 12 maggio scorso, proporrà le testimonianze di alcune famiglie presenti al raduno romano. In serata, dialogo su ''Verità e libertà'' tra mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, e il filosofo tedesco Robert Spaemann.

A caratterizzare la giornata del 23 agosto saranno i temi dell'educazione, della politica e della sanità. La sinergia delle due coalizioni per una politica di alto profilo a servizio della collettività sarà al centro dell'incontro tra Piero Fassino, segretario Ds, e Giulio Tremonti, vicepresidente di Fi. Tra gli appuntamenti di venerdì 24, il dibattito sul tema dell'impresa con il ministro Pierluigi Bersani e l'ad di Unicredit, Alessandro Profumo. In primo piano, nella giornata conclusiva di sabato 25 agosto, il confronto sulla libertà di educazione in Europa: protagonisti il commissario europeo per l'Istruzione Jan Figel e il ministro Giuseppe Fioroni. Per tutta la settimana, poi, grande spazio a momenti di preghiera, rassegne culturali e mostre, per concludere in bellezza con un ricordo del fondatore di Cl, don Luigi Giussani.

© Copyright Korazym

14 agosto 2007

MESSAGGIO DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER PER IL MEETING 2002


Vedi anche:

DISCORSI E OMELIE DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER

False accuse a preti e suore irlandesi: qualche testimonianza

VIAGGIO APOSTOLICO DEL PAPA IN AUSTRIA (7-9 SETTEMBRE 2007): LO SPECIALE DEL BLOG

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Messa tridentina: primo "esperimento" a Novara ma il Vicario episcopale "protesta"

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

IL SENTIMENTO DELLE COSE, LA CONTEMPLAZIONE DELLA BELLEZZA

MESSAGGIO DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER PER IL MEETING 2002.

Ogni anno, nella Liturgia delle Ore del Tempo di Quaresima, torna a colpirmi un paradosso che si trova nei Vespri del lunedì della seconda settimana del Salterio. Qui, l’una accanto all’altra, ci sono due antifone, una per il tempo di Quaresima, l’altra per la Settimana Santa. Entrambe introducono il Salmo 44, ma ne anticipano una chiave interpretativa del tutto contrapposta. E’ il Salmo che descrive le nozze del Re, la sua bellezza, le sue virtù, la sua missione, e poi si trasforma in un’esaltazione della sposa. Nel Tempo di Quaresima il salmo ha per cornice la stessa antifona che viene utilizzata per tutto il restante periodo dell’anno. E’ il terzo verso del salmo che recita: "Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia". E’ chiaro che la Chiesa legge questo salmo come rappresentazione poetico-profetica del rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa. Riconosce Cristo come il più bello tra gli uomini; la grazia diffusa sulle sue labbra indica la bellezza interiore della Sua parola, la gloria del Suo annuncio. Così, non è semplicemente la bellezza esteriore dell’apparizione del Redentore ad essere glorificata: in Lui appare piuttosto la bellezza della Verità, la bellezza di Dio stesso che ci attira a sé e allo stesso tempo ci procura la ferita dell’Amore, la santa passione (eros) che ci fa andare incontro, insieme alla e nella Chiesa Sposa, all’Amore che ci chiama. Ma il mercoledì della Settimana Santa la Chiesa cambia l’antifona e ci invita a leggere il Salmo alla luce di Is. 53,2: "Non ha bellezza né apparenza; l’abbiamo veduto: un volto sfigurato dal dolore". Come si concilia ciò? Il "più bello tra gli uomini" è misero d’aspetto tanto che non lo si vuol guardare. Pilato lo presenta alla folla dicendo:- "Ecce homo" onde suscitare pietà per l’Uomo sconvolto e percosso al quale non è rimasta alcuna bellezza esteriore. Agostino, che nella sua giovinezza scrisse un libro sul bello e sul conveniente e che apprezzava la bellezza nelle parole, nella musica, nelle arti figurative, percepì assai fortemente questo paradosso e si rese conto che in questo passo la grande filosofia greca del bello non veniva semplicemente rigettata, ma piuttosto messa drammaticamente in discussione: che cosa sia bello, che cosa la bellezza significhi avrebbe dovuto essere nuovamente discusso e sperimentato. Riferendosi al paradosso contenuto in questi testi egli parlava di "due trombe" che suonano in contrapposizione e pur tuttavia ricevono i loro suoni dal medesimo soffio, dallo stesso Spirito. Egli sapeva che il paradosso è una contrapposizione, ma non una contraddizione. Entrambe le citazioni provengono dallo stesso Spirito che ispira tutta la Scrittura, il quale però suona in essa con note differenti e, proprio in questo modo, ci pone di fronte alla totalità della vera bellezza, della verità stessa. Dal testo di Isaia scaturisce innanzitutto la questione, di cui si sono occupati i Padri della Chiesa, se Cristo fosse dunque bello oppure no. Qui si cela la questione più radicale se la bellezza sia vera, oppure se non sia piuttosto la bruttezza a condurci alla profonda verità del reale. Chi crede in Dio, nel Dio che si è manifestato proprio nelle sembianze alterate di Cristo crocifisso come amore "sino alla fine" (Gv 13,1) sa che la bellezza è verità e che la verità è bellezza, ma nel Cristo sofferente egli apprende anche che la bellezza della verità comprende offesa, dolore e, sì, anche l’oscuro mistero della morte, e che essa può essere trovata solo nell’accettazione del dolore, e non nell’ignorarlo.

Una prima consapevolezza del fatto che la bellezza abbia a che fare anche con il dolore è senz’altro presente anche nel mondo greco. Pensiamo, per esempio, al Fedro di Platone. Platone considera l’incontro con la bellezza come quella scossa emotiva salutare che fa uscire l’uomo da se stesso, lo "entusiasma" attirandolo verso altro da sé. L’uomo, così dice Platone, ha perso la per lui concepita perfezione dell’origine. Ora egli è perennemente alla ricerca della forma primigenia risanatrice. Ricordo e nostalgia lo inducono alla ricerca, e la bellezza lo strappa fuori dall’accomodamento del quotidiano. Lo fa soffrire. Noi potremmo dire, in senso platonico, che lo strale della nostalgia colpisce l’uomo, lo ferisce e proprio in tal modo gli mette le ali, lo innalza verso l’alto. Nel discorso di Aristofane del Simposio si afferma che gli amanti non sanno ciò che veramente vogliono l’uno dall’altro. E’ al contrario evidente che le anime di entrambi sono assetate di qualcos’altro che non sia il piacere amoroso. Questo "altro" però l’anima non riesce a esprimerlo, "ha solamente una vaga percezione di ciò che veramente essa vuole e ne parla a se stessa come un enigma". Nel XIV secolo, nel libro sulla vita di Cristo del teologo bizantino Nicolas Kabasilas si ritrova questa esperienza di Platone, nella quale l’oggetto ultimo della nostalgia continua a rimanere senza nome, trasformato dalla nuova esperienza cristiana. Kabasilas afferma: "Uomini che hanno in sé un desiderio così possente che supera la loro natura, ed essi bramano e desiderano più di quanto all’uomo sia consono aspirare, questi uomini sono stati colpiti dallo Sposo stesso; Egli stesso ha inviato ai loro occhi un raggio ardente della sua bellezza. L’ampiezza della ferita rivela già quale sia lo strale e l’intensità del desiderio lascia intuire Chi sia colui che ha scoccato il dardo".

La bellezza ferisce, ma proprio così essa richiama l’uomo al suo Destino ultimo. Ciò che afferma Platone e, più di 1500 anni dopo, Kabasilas non ha nulla a che fare con l’estetismo superficiale e con l’irrazionalismo, con la fuga dalla chiarezza e dall’importanza della ragione. Bellezza è conoscenza, certamente, una forma superiore di conoscenza poiché colpisce l’uomo con tutta la grandezza della verità. In ciò Kabasilas è rimasto interamente greco, in quanto egli pone la conoscenza all’inizio. "Origine dell’amore è la conoscenza – egli afferma – la conoscenza genera l’amore". Occasionalmente –così prosegue – la conoscenza potrebbe essere talmente forte da sortire allo stesso tempo l’effetto di un filtro d’amore". Egli non lascia questa affermazione in termini generali. Com’è caratteristico del suo pensiero rigoroso, egli distingue due tipi di conoscenza: la conoscenza attraverso l’istruzione che rimane conoscenza, per così dire, "di seconda mano" e non implica alcun contatto diretto con la realtà stessa. Il secondo tipo, al contrario, è conoscenza attraverso la propria esperienza, attraverso il rapporto con le cose. "Quindi, fintanto che noi non abbiamo fatto esperienza di un essere concreto, non amiamo l’oggetto così come esso dovrebbe essere amato". La vera conoscenza è essere colpiti dal dardo della bellezza che ferisce l’uomo, essere toccati dalla realtà, "dalla personale presenza di Cristo stesso" come egli dice. L’essere colpiti e conquistati attraverso la bellezza di Cristo è conoscenza più reale e più profonda della mera deduzione razionale. Non dobbiamo certo sottovalutare il significato della riflessione teologica, del pensiero teologico esatto e rigoroso: esso rimane assolutamente necessario. Ma da qui, disdegnare o respingere il colpo provocato dalla corrispondenza del cuore nell’incontro con la bellezza come vera forma della conoscenza, ci impoverisce e inaridisce la fede, così come la teologia. Noi dobbiamo ritrovare questa forma di conoscenza, è un’esigenza pressante del nostro tempo.

A partire da questa concezione Hans Urs von Balthasar ha edificato il suo Opus magnum dell’Estetica teologica, della quale molti dettagli sono stati recepiti nel lavoro teologico, mentre la sua impostazione di fondo, che costituisce veramente l’elemento essenziale del tutto, non è stata affatto accolta. Questo non è beninteso semplicemente solo, o meglio, non è principalmente un problema della teologia, ma anche della pastorale che deve nuovamente favorire l’incontro dell’uomo con la bellezza della fede. Gli argomenti cadono così spesso nel vuoto perché nel nostro mondo troppe argomentazioni contrapposte concorrono le une con le altre, tanto che all’uomo viene spontaneo il pensiero che i teologi medievali avevano così formulato: la ragione "ha un naso di cera", ossia la si può indirizzare, se solo si è abbastanza abili, nelle più svariate direzioni. Tutto è così assennato, così convincente, di chi dobbiamo fidarci? L’incontro con la bellezza può diventare il colpo del dardo che ferisce l’anima ed in questo modo le apre gli occhi, tanto che ora l’anima, a partire dall’esperienza, ha dei criteri di giudizio ed è anche in grado di valutare correttamente gli argomenti. Resta per me un’ esperienza indimenticabile il concerto di Bach diretto da Leonard Bernstein a Monaco di Baviera dopo la precoce scomparsa di Karl Richter. Ero seduto accanto al vescovo evangelico Hanselmann. Quando l’ultima nota di una delle grandi Thomas-Kantor-Kantaten si spense trionfalmente, volgemmo lo sguardo spontaneamente l’uno all’altro e altrettanto spontaneamente ci dicemmo:- "Chi ha ascoltato questo, sa che la fede è vera". In quella musica era percepibile una forza talmente straordinaria di realtà presente da rendersi conto, non più attraverso deduzioni, bensì attraverso l’urto del cuore, che ciò non poteva avere origine dal nulla, ma poteva nascere solo grazie alla forza della verità che si attualizza nell’ispirazione del compositore. E la stessa cosa non è forse evidente quando ci lasciamo commuovere dall’icona della Trinità di Rublëv? Nell’arte delle icone, come pure nelle grandi opere pittoriche occidentali del romanico e del gotico, l’esperienza descritta da Kabasilas, partendo dall’interiorità, si è resa visibile e partecipabile. Pavel Evdokimov ha indicato in maniera così pregnante quale percorso interiore l’icona presupponga. L’icona non è semplicemente la riproduzione di quanto è percepibile con i sensi, ma piuttosto presuppone, come egli afferma, un "digiuno della vista". La percezione interiore deve liberarsi dalla mera impressione dei sensi ed in preghiera ed ascesi acquisire una nuova, più profonda capacità di vedere, compiere il passaggio da ciò che è meramente esteriore verso la profondità della realtà, in modo che l’artista veda ciò che i sensi in quanto tali non vedono e ciò che tuttavia nel sensibile appare: lo splendore della gloria di Dio, la "gloria di Dio sul volto di Cristo" (2, Cor 4,6). Ammirare le icone, e in generale i grandi quadri dell’arte cristiana, ci conduce per una via interiore, una via del superamento di sé e quindi, in questa purificazione dello sguardo, che è una purificazione del cuore, ci rivela la bellezza, o almeno un raggio di essa. Proprio così essa ci pone in rapporto con la forza della verità. Io ho spesso già affermato essere mia convinzione che la vera apologia della fede cristiana, la dimostrazione più convincente della sua verità, contro ogni negazione, sono da un lato i Santi, dall’altro la bellezza che la fede ha generato. Affinché oggi la fede possa crescere dobbiamo condurre noi stessi e gli uomini in cui ci imbattiamo a incontrare i Santi, a entrare in contatto con il bello.

Ora però dobbiamo rispondere ancora ad un’obiezione. Abbiamo già respinto l’affermazione secondo cui quanto finora sostenuto sarebbe una fuga nell’irrazionale, nel mero estetismo. E’ vero piuttosto l’opposto: proprio così la ragione viene liberata dal suo torpore e resa capace di azione. Maggior peso ha oggi un’altra obiezione: il messaggio della bellezza viene messo completamente in dubbio attraverso il potere della menzogna, della seduzione, della violenza, del male. Può la bellezza essere autentica, oppure, alla fine, non è che un’illusione? La realtà non è forse in fondo malvagia? La paura che, alla fine, non sia lo strale del bello a condurci alla verità, ma che la menzogna, ciò che è brutto e volgare costituiscano la vera "realtà" ha angosciato gli uomini in ogni tempo. Nel presente ha trovato espressione nell’ affermazione secondo cui dopo Auschwitz non si sarebbe più potuto fare poesia, dopo Auschwitz non si sarebbe più potuto parlare di un Dio buono. Ci si domanda: dov’era finito Dio quando funzionavano i forni crematori? Ora questa obiezione, per la quale esistevano motivi sufficienti ancora prima di Auschwitz, in tutte le atrocità della storia, indica in ogni caso che un concetto puramente armonioso di bellezza non è sufficiente. Non regge il confronto con la gravità della messa in discussione di Dio, della verità, della bellezza. Apollo, che per il Socrate di Platone era "il Dio" e il garante della imperturbata bellezza come "il veramente divino", non basta assolutamente più. In questo modo ritorniamo alle "due trombe" della Bibbia dalle quali eravamo partiti, al paradosso per cui di Cristo si possa dire sia "Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo", sia "Non ha apparenza né bellezza…… il suo volto è sfigurato dal dolore". Nella passione di Cristo l’estetica greca, così degna di ammirazione per il suo presentito contatto con il divino, che pure le resta indicibile, non viene rimossa, bensì superata. L’esperienza del bello ha ricevuto una nuova profondità, un nuovo realismo. Colui che è la Bellezza stessa si è lasciato colpire in volto, sputare addosso, incoronare di spine - la Sacra Sindone di Torino può farci immaginare tutto questo in maniera toccante. Ma proprio in questo Volto così sfigurato appare l’autentica, estrema bellezza: la bellezza dell’amore che arriva "sino alla fine" e che, appunto in questo, si rivela più forte della menzogna e della violenza. Chi ha percepito questa bellezza sa che proprio la verità, e non la menzogna, è l’ultima istanza del mondo. Non la menzogna è "vera", bensì proprio la verità. E’ per così dire un nuovo trucco della menzogna presentarsi come "verità" e dirci: al di là di me non c’e in fondo nulla, smettete di cercare la verità o addirittura di amarla; così facendo siete sulla strada sbagliata. L’icona di Cristo crocifisso ci libera da questo inganno oggi dilagante. Tuttavia essa pone come condizione che noi ci lasciamo ferire insieme a lui e crediamo all’Amore, che può rischiare di deporre la bellezza esteriore per annunciare, proprio in questo modo, la verità della bellezza.

La menzogna conosce comunque anche un altro stratagemma: la bellezza mendace, falsa, una bellezza abbagliante che non fa uscire gli uomini da sé per aprirli nell’estasi dell’innalzarsi verso l’alto, bensì li imprigiona totalmente in se stessi. E’ quella bellezza che non risveglia la nostalgia per l’indicibile, la disponibilità all’offerta, all’abbandono di sé, ma ridesta la brama, la volontà di potere, di possesso, di piacere. E’ quel tipo di esperienza della bellezza di cui la Genesi parla nel racconto del peccato originale: Eva vide che il frutto dell’albero era "bello" da mangiare ed era "piacevole all’occhio". La bellezza, così come ne fa esperienza, risveglia in lei la voglia del possesso, la fa ripiegare per così dire su se stessa. Chi non riconoscerebbe, ad esempio nella pubblicità, quelle immagini che con estrema abilità sono fatte per tentare irresistibilmente l’uomo ad appropriarsi di ogni cosa, a cercare il soddisfacimento del momento anziché l’ aprirsi ad altro da sé? Così l’ arte cristiana si trova oggi ( e forse già da sempre) tra due fuochi: deve opporsi al culto del brutto il quale ci dice che ogni altra cosa, ogni bellezza è inganno e solo la rappresentazione di quanto è crudele, basso, volgare, sarebbe la verità e la vera illuminazione della conoscenza. E deve contrastare la bellezza mendace che rende l’uomo più piccolo, anziché renderlo grande e che, proprio per questo, è menzogna.

Chi non ha conosciuto la molto citata frase di Dostoevskij: "La bellezza ci salverà?" Ci si dimentica però nella maggior parte dei casi di ricordare che Dostoevskij intende qui la bellezza redentrice di Cristo. Dobbiamo imparare a vederLo. Se noi Lo conosciamo non più solo a parole ma veniamo colpiti dallo strale della sua paradossale bellezza, allora facciamo veramente la Sua conoscenza e sappiamo di Lui non solo per averne sentito parlare da altri. Allora abbiamo incontrato la bellezza della verità, della verità redentrice. Nulla ci può portare di più a contatto con la bellezza di Cristo stesso che il mondo del bello creato dalla fede e la luce che risplende sul volto dei Santi, attraverso la quale diventa visibile la Sua propria Luce.

dal sito del Meeting di Rimini

24 marzo 2007

OLTRE 80MILA PERSONE IN PIAZZA SAN PIETRO



PAPA: DON GIUSSANI E' STATO PER ME UN AMICO

"E' stato per me un amico. Mi legano a lui tanti ricordi". Con una sottolineatura personale, Benedetto XVI ha ricordato oggi la figura di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione, scomparso due anni fa. Allora cardinale, fu proprio Ratzinger ad essere incaricato da Giovanni Paolo II a celebrare i funerali nel Duomo di Milano. "Fu l'ultimo incontro", ha detto oggi non nascondendo la sua commozione davanti ai 100 mila ciellini presenti in piazza San Pietro. "Questo coraggioso sacerdote - ha continuato - cresciuto in una casa povera di pane, ma ricca di musica, come amava egli stesso dire, sin dall'inizio fu toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza, non di una bellezza qualunque. Cercava la bellezza stessa, la bellezza infinita che trovo' in Cristo".


PAPA/ 70MILA DI CL CONFLUISCONO A PIAZZA SAN PIETRO PER UDIENZA
Benedetto XVI ha sempre espresso stima per movimento don Giussani

Città del Vaticano, 24 mar. (APCom) - Oltre 70.000 persone del movimento cattolico Comunione e liberazione stanno confluendo in piazza San Pietro, a Roma, per partecipare ad un'udienza con il Papa. Il traffico è bloccato su tutta l'antistante via della Conciliazione.

Il pontefice ha concesso un'udienza al gruppo ecclesiale fondata da don Luigi Giussani in occasione del venticinquesimo anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Cl, avvenuto l'11 febbraio 1982, con Giovanni Paolo II. Il raduno inizierà alle 11 e si concluderà attorno alle 12.30 con un saluto del leade di Cl, Juan Carron, ed un discorso di Benedetto XVI.

Questa è la prima volta che il movimento di Cl e la sua leadership si incontrano ufficialmente con il Papa, dopo la morte del fondatore don Luigi Giussani, avvenuta il 22 febbraio del 2005. Da cardinale, papa Ratzinger non ha mai nascosto la sua stima per don Giussani e il suo movimento.

ERRATA CORRIGE: i dati ufficiali parlano di 80-100mila presenze.