5 aprile 2007

Un Papa animalista nella Messa in coena Domini



OMELIA DELLA SANTA MESSA IN COENA DOMINI

Ecco alcune agenzie:

CON MESSA IN SAN GIOVANNI HA INIZIO IL 'TRIDUO PASQUALE'
Domenica trasferimento a Castel Gandolfo dopo messa a San Pietro

Roma, 5 apr. (APCom) - Con una messa nella basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma, il Papa inizia oggi il cosiddetto Triduo pasquale, ossia quello che la Chiesa cattolica considera "il culmine di tutto l'anno liturgico" perché commemora la morte e risurrezione di Cristo.

Con la celebrazione eucaristica di questo pomeriggio Benedetto XVI farà memoria dell'ultima cena di Gesù con i suoi discepoli. La messa inizia alle 17.30. Dopo la Via crucis di venerdì sera - che il Papa guiderà al Colosseo - Ratzinger celebrerà la notte di sabato, nella basilica di San Pietro che inizia alle 22, una messa di veglia. E' questa la seconda tappa del Triduo pasquale e marca il momento in cui i cattolici rimangono in attesa della risurrezione di Gesù.

Il giorno dopo, infine, si celebra la presenza del risorto. La mattina, sempre nella basilica vaticana, Benedetto XVI dice messa e dà la benedizione 'urbi et orbi' (alla città e al mondo). Subito dopo, Ratzinger si trasferirà per una settimana di riposo nella residenza di Castel Gandolfo, sui colli albani.


PAPA: LAVA I PIEDI A 12 UOMINI E ACCOGLIE OFFERTE PER LA SOMALIA

(ASCA) - Citta' del Vaticano, 5 apr - Triduo pasquale, atto secondo: Benedetto XVI oggi pomeriggio ha presieduto nella Basilica di san Giovanni in Laterano la ''Messa in Cena Domini'', in ricordo dell'ultima cena e dell'istituzione dell'Eucaristia. Nel corso della celebrazione egli ha lavato i piedi a 12 uomini di diverse aggregazioni laicali della diocesi di Roma e ha preso in consegna le offerte raccolte tra i fedeli a sostegno del dispensario medico di Baidoa in Somalia. Nell'omelia, parecchio piu' breve di quella svolta questa mattina nella Basilica Vaticana durante la liturgia per la benedizione degli oli, ha ricordato il senso della nuova Pasqua dove l'offerta da parte di Gesu' della sua stessa vita ha sostituito l'immolazione antica degli agnelli nella pasqua ebraica. ''Il suo amore, quell'amore in cui Egli si dona liberamente per noi, - ha spiegato il Papa - e' cio' che ci salva. Il gesto nostalgico, in qualche modo privo di efficacia, che era l'immolazione dell'innocente ed immacolato agnello, ha trovato risposta in Colui che per noi e' diventato insieme Agnello e Tempio. Cosi' al centro della Pasqua nuova di Gesu' stava la Croce. Da essa veniva il dono nuovo portato da Lui. E cosi' essa rimane sempre nella Santa Eucaristia, nella quale possiamo celebrare con gli Apostoli lungo il corso dei tempi la nuova Pasqua. Dalla croce di Cristo viene il dono. ''Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso''. Ora Egli la offre a noi. L'haggadah pasquale, la commemorazione dell'agire salvifico di Dio, e' diventata memoria della croce e risurrezione di Cristo - una memoria che non ricorda semplicemente il passato, ma ci attira entro la presenza dell'amore di Cristo. E cosi' la berakha, la preghiera di benedizione e ringraziamento di Israele, e' diventata la nostra celebrazione eucaristica, in cui il Signore benedice i nostri doni - pane e vino - per donarein essi se stesso''. Al termine della messa il Papa portera' l'Eucaristia nell'altare della reposizione. Le ostie consacrate serviranno per la comunione domani, venerdi' santo, giorno in cui non si celebra la messa ma si ricorda la passione di Gesu'. Nella sera e per la notte e' uso da parte dei fedeli cattolici visitare gli altari della reposizione restando in preghiera silenziosa.


RATZINGER SPIEGA LA PASQUA, IN ORIGINE FESTA DI NOMADI
Messa a San Giovanni in Laterano per il giovedì santo

Città del Vaticano, 5 apr. (APCom) - Il Papa ha dedicato l'omelia di una messa celebrata questo pomeriggio a San Giovanni in Laterano, a Roma, alla spiegazione del significato della Pasqua. Oggi nel calendario liturgico della Chiesa cattolica è Giovedì santo. Benedetto XVI è voluto partire dalle origini, da quando quella che la Chiesa cattolica celebra domenica prossima per commemorare la morte e la risurrezione di Cristo era "una festa di primavera dei nomadi".

"Per Israele - ha proseguito Benedetto XVI - ciò si era trasformato in una festa di commemorazione, di ringraziamento e, allo stesso tempo, di speranza". Il popolo dell'antico Israele, ha detto Ratzinger, ringraziava Dio per la liberazione dal Faraone e dall'Egitto, ma al tempo stesso a lui si rivolgeva per compiere fino in fondo l'impresa. "Ancora la nazione soffriva come piccolo popolo nel campo delle tensioni tra le grandi potenze", ha ricordato Benedetto XVI con un'omelia tutta concentrata sull'esegesi del testo biblico.

Il Papa ha suggerito anche una soluzione per una "apparente contraddizione" rilevata dai biblisti tra il vangelo di Giovanni e i vangeli sinottici di Matteo, Marco e Luca. Il punto critico è il giorno esatto in cui Gesù consumò la sua ultima cena, se coincise, o meno, con la cena pasquale degli ebrei. "La scoperta degli scritti di Qumran - ha detto il Papa addentrandosi in una disquisizione che appassiona gli esperti - ci ha nel frattempo condotto ad una possibile soluzione convincente che, pur non essendo ancora accettata da tutti, possiede tuttavia un alto grado di probabilità". Nella località che si trova sulla riva occidentale del Mar Morto (attualmente in Israele), furono trovati, nel 1947, rotoli di papiro che hanno fornito alcune delucidazioni sulla bibbia ebraica. La conclusione che ne trae il Papa è che Gesù, come scrive l'evangelista Giovanni, celebrò l'ultimacena alla vigilia della pasqua ebraica, giorno in cui il popolo prescelto da Dio sacrificava un agnello.

"Gesù celebrò la Pasqua senza agnello e senza tempio e, tuttavia, non senza agnello e senza tempio. Egli stesso era l'agnello atteso, quello vero", ha commentato il Papa. "Ed è egli stesso il vero tempio, il tempio vivente, nel quale abita Dio e nel quale noi possiamo incontrare Dio ed adorarlo. Il suo sangue, l'amore di colui che è insieme Figlio di Dio e vero uomo, uno di noi, quel sangue può salvare". Benedetto XVI è entrato nella basilica di San Giovanni attorno alle 17.30 preceduto da una processione di vescovi e cardinali, tra i quali il cardinal Camillo Ruini, suo vicario per la diocesi di Roma, e il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. Nel corso della celebrazione, compirà il rito della lavanda dei piedi a dodici uomini, sempre in commemorazione dell'ultima cena di Cristo.

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