6 aprile 2007

Rassegna stampa del 6 aprile su "Gesu' di Nazaret"


Vedi anche:

"GESU' DI NAZARET" DI JOSEPH RATZINGER-BENEDETTO XVI


IL LIBRO DEL PAPA

Ratzinger: «Vi racconto Gesù»

Resa nota la data ufficiale (16 aprile) di uscita del volume che Benedetto XVI ha dedicato a Cristo. Ecco alcune chiavi di lettura:i tre testi precedenti

di Elio Guerriero

Al libro su Gesù, di cui si è avuta ieri qualche anticipazione, Benedetto XVI è arrivato dopo lunga preparazione. Partendo dalla liturgia, il suo sguardo si è progressivamente volto verso Gesù nel tentativo di incontrare non solo il suo messaggio e la sua predicazione, ma la sua persona. Il primo saggio di rilievo è presente nel volume Cantate al Signore un canto nuovo (Jaca Book, 1996). L'opera aveva prevalente carattere liturgico, vi compariva, tuttavia, un importante articolo che mirava a liberare il campo dalle immagini riduttive di Gesù introdotte dal liberalismo di inizio secolo e da alcune correnti teologiche contemporanee. Gesù il liberatore, il compagno di viaggio, il povero tra i poveri. Sotto la forma accattivante questi titoli hanno il torto di rinchiudere Gesù nel suo tempo, di ridurlo a un piccolo predicatore, quale si poteva incontrare in Palestina sotto Tiberio e Ponzio Pilato. Ben oltre sono le attese della fede espresse, ad esempio, dalla Lettera agli Ebrei: «Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi, nell'eternità» (13,8).
Come superare, allora, la distanza per divenire compagni di viaggio di Gesù, entrare nella comunione con Dio e con il Padre che egli dice di essere venuto a portare? In Il Dio vicino (San Paolo, 2003) il papa osserva che la lettera agli Ebrei indica correttamente tre determinazioni di tempo. A dire il vero l'eternità si colloca al di là del tempo ed è coestensiva con il passato, il presente, il futuro. La prima e più ardua distanza è, dunque, quella che separa gli uomini immersi nel tempo dal Dio eterno. Qui il papa, parafrasando Sant'Agostino, può affermare che per questo collegamento decisivo, il fedele non deve compiere un grande viaggio. Il Logos, il Figlio eterno del Padre «per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria». Il Figlio, dunque, non è solo nel compiere questo viaggio dall'eternità al tempo. All'origine vi è il Padre di misericordia «che ha tanto amato il mond o, che ha dato il suo figlio unigenito» (Gv 3,16). Collabora con lui lo Spirito d'amore, il cui compito, nell'eternità come nella storia, è quello di unire. Egli fa sì che, pur nel distacco dal Padre, il Figlio è unito a Lui. Egli garantisce che il Gesù che viene nella storia è il Logos, il Verbo, generato dal Padre dall'Eternità. Egli è la garanzia sicura che Gesù, vissuto duemila anni fa, è vivo e presente nell'Eucarestia, entra in comunione con i fedeli di oggi e di ogni tempo, accoglie le loro domande e le loro sofferenze. Ma vi è un'altra persona, cui l'articolo del Credo fa riferimento, è la Vergine Maria. Il saluto con il quale l'angelo si rivolge a Maria: «Salve, piena di grazia, il Signore è con te» rimanda, secondo gli esegeti, ad una promessa del profeta Sofonia (3,14). Con questo saluto Maria appare come la figlia di Sion in persona, come il luogo della dimora, come la santa tenda, su cui sta la nube della presenza di Dio. Fin qui la comunione con l'eternità. Ad introdurre la comunione con il passato il papa ama ricordare un'altra pericope dell'Antico Testamento: il sacrificio di Isacco, preceduto dal lento peregrinare di Abramo e del figlio verso il monte Moira. Questo cammino che sembra non finire mai prefigura il tempo della storia della salvezza, il tempo dell'attesa dell'uomo, ma soprattutto dell'attesa di Dio. Egli attende la riconoscenza dell'uomo ma riceve solo oltraggio e violenza (i vignaioli perfidi). Alla fine sarà Dio stesso a offrire il Figlio come vittima di sacrificio. L'agnello impigliato tra i rovi, che l'angelo ordina ad Abramo di sacrificare è figura di Gesù Cristo che porta la corona di rovi della colpa dell'uomo. Salendo il monte, Abramo aveva detto ad Isacco: «Dio provvederà». In Gesù Cristo la promessa di Abramo si avvera alla lettera. Egli dona un agnello che porta via i peccati del mondo. Gesù collega, dunque, il passato al suo presente, egli porta a pienezza e completamento l'antica alleanza ed unisce in concordia i due Testam enti. Nello Spirito d'amore, difatti, egli rinnova l'alleanza con Dio e la estende a tutti i popoli e a tutte le persone che accolgono il suo Vangelo di misericordia. È lo Spirito, dunque, che ancora una volta permette ai fedeli di ogni tempo di vivere nel presente di Gesù, nella sua comunione eucaristica, memoria del sacrificio della croce. Non è, tuttavia, di poca importanza il fatto che sotto la croce vi siano Maria e Giovanni. Essi assistono al colpo di lancia che apre il costato di Gesù, dal quale escono sangue ed acqua, la Chiesa che con la sua struttura sacramentale ha il compito di mantenere viva la comunione con il suo Signore. Prosegue Benedetto XVI: nel Canone romano dopo la consacrazione appaiono dei nomi. Sono apostoli e discepoli, vescovi e martiri che hanno il compito di trasmettere la testimonianza e la comunione: «ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto coi nostri occhi… noi lo annunciamo a voi» (1 Gv 1,1s.). Questo il collegamento con il presente.
A conclusione del percorso, tuttavia, il papa esorta a volgere nuovamente l'attenzione all'eternità. A sostegno di questo percorso che ci riporta alla comunione con Gesù e il Padre, Benedetto XVI cita ancora sant'Agostino: «Mangia il pane dei forti, e tu non trasformerai me in te stesso, ma io trasformerò te in me». (In cammino verso Gesù). L'Eucarestia, dunque, introduce nel mondo di Dio, permette di incontrare nell'oggi della fede il Figlio e il Padre nello spirito d'amore.
La comunione eucaristica, tuttavia, per essere autentica, apre anche alla solidarietà con i disagiati e dilata all'infinito i confini della comunione. In Cristo sono aboliti ogni sorta di barriere e viene istituita la comunione con i fratelli di ogni luogo e di ogni tempo. La Chiesa riunita intorno all'Eucarestia è il luogo della fraternità, il nuovo popolo di Dio che esercita una funzione profetica e vicaria verso la comunità universale degli uomini con la missione, la ca rità e la sofferenza.
A conclusione un accenno all'arte figurativa e alla musica. Commenta il Papa: «quando il fedele dei primi secoli vedeva il buon pastore che si caricava sulle spalle la pecorella smarrita, egli sapeva benissimo che quella pecorella era lui che Gesù aveva raccolto con affetto e tenerezza. Quando la musica sacra fa cantare parole accorate ma rasserena con la melodia, il fedele sa che questo è possibile perché Cristo è Risorto e ci offre ogni giorno la sua comunione d'amore».
Il volume di Benedetto XVI di cui ho sintetizzato le ultime frasi in questo articolo, si intitola Il cammino verso Gesù. Esso fa riferimento alla compagnia che il Signore offre a chi gli mette a disposizione il suo amore, ma allude probabilmente anche alla grande opera su Gesù, la cui pubblicazione è imminente.

Avvenire, 5 aprile 2007


IL BUON SAMARITANO

«Occidente sazio e disperato stai saccheggiando l'Africa...»

La parabola del buon samaritano e l'Occidente che si arricchisce sulla povertà dei paesi dell'Africa, o si abbandona all'abbrutimento consumistico. Le due situazioni si trovano congiunte in una sezione del libro che papa Benedetto XVI ha dedicato alla figura di Cristo. L'ampia riflessione del Pontefice, tratta dal libro in uscita, è stata anticipata ieri dal «Corriere della Sera». In sostanza, il buon samaritano è l'occasione che Gesù dà alla riflessione per comprendere che la prima alterità va cercata in noi stessi: ama il prossimo tuo come te stesso, il comandamento biblico, diventa lo specchio per sostenere questa ricerca di mettersi nella parte dell'altro. «Io devo diventare il prossimo» perchè solo in quel momento «l'altro conta per me come "me stesso"». «La domanda - scrive Benedetto XVI -, nel concreto, è: chi è il "prossimo"? La risposta abituale, che poteva poggiarsi anche su testi delle Scritture, affermava che "prossimo" significava "connazionale". (...) Gli stranieri, allora, le persone appartenenti a un altro popolo, non erano "prossimi"? (...)». Di fronte alla problematicità di questa scelta, Gesù - scrive Papa Ratzinger - «risponde con la parabola dell'uomo che sulla strada da Gerusalemme a Gerico viene assalito dai briganti che abbandonano ai bordi della via, spogliato e mezzo morto». Un sacerdote e un levita tirano oltre; arriva il samaritano - «uno che non appartiene alla comunità solidale di Israele» - e ne ha compassione. Fu morso «nelle viscere», «preso nel profondo dell'anima», precisa il Papa, che collega questa immagine alle responsabilità dell'Occidente verso i paesi poveri dell'Africa, o al comportamento di tanti verso «l'uomo spogliato e martoriato» «Le vittime della droga, del traffico di persone, del turismo sessuale, persone distrutte nel loro intimo, che sono vuote nell'abbondanza di beni materiali». «Tutto ciò - è il monito di Benedetto XVI - riguarda noi e ci chiama ad avere l'occhio e il cuore di chi è prossimo e anche il coraggio dell'amore verso il prossimo».

Avvenire, 5 aprile 2007


IL FIGLIOL PRODIGO

E la parabola dei due fratelli risale fino a Caino e Abele

da Monaco Di Baviera Diego Vanzi

Anche Die Zeit, settimanale edito ad Amburgo, dedica nel numero uscito ieri in edicola tre pagine al Gesú di Nazaret riportando ampi stralci del libro di Papa Ratzinger. «Il vero Gesú» titola il periodico diretto dall´italo-tedesco Giovanni Di Lorenzo e nel sommario riporta: «Il perché le parabole del figliol prodigo e quella del ricco Epulone e del povero Lazzaro sono così importanti per la società contemporanea».
Benedetto XVI definisce la parabola del figliol prodigo «forse la più bella parabola di Gesú» perché in effetti la figura del figlio minore viene presentata in maniera «imponente» e «la sua sorte nel bene e nel male va diretta al cuore». In tal modo il figliol prodigo sembra assumere la parte centrale della parabola. «Ma - avverte Papa Ratzinger - già Joachim Jeremias ed altri hanno proposto di cambiare il titolo della parabola con quello di "Parabola del buon padre", essendo egli stesso la figura centrale del testo. Pierre Grelot dal canto suo scrive - «a ragione», osserva il Santo Padre - che anche la figura del secondo fratello riveste importanza nella parabola e che la si potrebbe titolare come «La parabola dei due fratelli».
Anche nella parabola del ricco Epulone e il povero Lazzaro - scrive Benedetto XVI - «troviamo di fronte a noi due figure contrastanti». Anche qui ritroviamo «lo schema dei due fratelli» nel rapporto tra il ricco e il povero, ma in questo racconto viene a mancare una vera tipologia perché, mentre nella parabola dei due fratelli il finale rimane aperto, nella parabola del ricco Epulone la sua fine appare irrevocabile. Nelle due parabole viene ripresa - avverte Papa Ratzinger - una tradizione ben presente nel passato: una tematica che attraversa tutto l'Antico Testamento, quella appunto dei due fratelli: da Caino ed Abele a Ismaele e Isacco fino a Esaù e Giacobbe.

Avvenire, 5 aprile 2007


L'appuntamento

Venerdì 13 aprile in Vaticano la presentazione con Schönborn, Garrone e Cacciari

«Gesù di Nazareth», il libro di Papa Ratzinger sarà presentato il 13 aprile nell'Aula del Sinodo in Vaticano dal cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, dal professor Daniele Garrone, decano della Facoltà Valdese di Teologia di Roma e dal professor Massimo Cacciari, ordinario di estetica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Coordinerà padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede. Pubblicato con la firma «Joseph Ratzinger-Benedetto XVI», il volume «Gesù di Nazareth» sarà in vendita nelle librerie da lunedì 16 nelle edizioni italiana (Rizzoli), tedesca (Herder) e polacca (Wydawnictwo M). Già nel mese di novembre dell'anno scorso il nostro giornale aveva dato una anticipazione dalla prefazione che il Papa ha scritto per questo volume, dove emergeva chiaramente che il Gesù della fede e dei Vangeli non è altra cosa dal Gesù storico. Fin dalle prime battute il Papa mette in campo l'argomento fondamentale del libro: liberare l'orizzonte dai rischi di rendere Gesù una figura mitica, considerandolo solamente un prodotto della fede che ha costruito un'immagine della sua divinità per sopperire alle scarse notizie che abbiamo di lui. «Questa impressione - scrive - è penetrata profondamente nella coscienza comune della cristianità. Una simile situazione è drammatica per la fede perché rende incerto il suo autentico punto di riferimento: l'intima amicizia con Gesù, da cui tutto dipende, minaccia di annaspare nel vuoto». Di questo ritorno alla storicità di Cristo, alla sua concretezza, testimonia fin dall'inizio il titolo, che non evoca un'immagine di Gesù fuori dal tempo e dallo spazio, bensì quella di una persona la cui storicità è sottolineata dal luogo di nascita: Nazareth.

Avvenire, 5 aprile 2007


«Quello dei Vangeli è il vero Gesù storico»
Questa la tesi di Papa Benedetto XVI nel libro che uscirà il 16 aprile, giorno dei suoi 80 anni

Città del Vaticano

«Gesù di Nazareth» è il titolo del libro di Papa Ratzinger, che sarà in libreria il 16 aprile, nella ricorrenza dell'ottantesimo genetliaco del Pontefice. L'opera e in due volumi: il primo, di dieci capitoli, sarà presentato alla stampa il 13 aprile, mentre il secondo volume uscirà presumibilmente nel 2008.
Nelle prime pagine, il Papa spiega perché ha sentito il bisogno di dare alle stampe un'opera come questa, una sorta di summa teologica «priva assolutamente - avverte - di valore magisteriale e che potrebbe essere liberamente discussa e criticata». Benedetto XVI, dunque, nella prefazione afferma che «nella situazione culturale attuale, in molte presentazioni della figura di Gesù la distanza tra il Cristo storico e il Cristo della fede è diventata sempre più grande ed è diffusa la impressione che sappiamo ben poco di certo su Gesù, e che, solo più tardi, la fede nella sua divinità ha plasmato la sua immagine». Partendo da questa considerazione, il Pontefice ha tenuto conto di tutti i risultati della ricerca moderna, per presentare, poi, il «Gesù dei Vangeli come il vero Gesù storico», come «una figura sensata e convincente a cui possiamo e dobbiamo fare riferimento con fiducia e su cui abbiamo ben motivo di poggiare la nostra fede e la nostra vita cristiana».
Si tratta in sostanza di un'opera sia esegetica, che teologica, e anche di spiritualità. Nelle prime pagine, Benedetto XVI spiega che da tempo è angosciato davanti alla progressiva perdita dei punti di riferimento della fede e di vedere «con timore» che «cresce nella gente la diffidenza verso la figura di Cristo, figlio di Dio, fatto uomo. Alcuni - afferma il Pontefice - si limitano a vederlo come rivoluzionario, altri come un mite moralista. E lo strappo tra il "Gesù storico" e il "Gesù della fede" si è fatto sempre più ampio dagli anni cinquanta in poi». Il Papa dichiara invece di aver fiducia nei Vangeli e nella loro «storicità», e di ritenere che proprio il Gesù dei Vangeli «sia una figura storicamente sensata e convincente. Solo se era successo qualcosa di straordinario, solo se la figura e le opere di Gesù superarono radicalmente tutte le speranze e le aspettative dell'epoca, si spiegano la sua Crocifissione e la sua efficacia».
In sostanza, il libro intende presentare un «Cristo reale» e «vivo nella realtà del suo tempo». Dalla lettura di alcune anticipazioni, si ha un esempio di come accanto alla parte esegetica e storica ci sia, nello scritto di del Papa anche una parte ascetica e spirituale. Dopo aver, infatti, approfondito la «parabola del Buon Samaritano» lo scrittore teologo ne propone la attualità nei tempi moderni, rilevando che «se applichiamo la parabola alle dimensioni della società moderna globalizzata, vediamo come le popolazioni dell'Africa che si trovano derubate e saccheggiate ci riguardano da vicino. Allora vediamo quanto esse sia"nostro prossimo"; vediamo che anche il nostro stile di vita, la storia in cui siamo coinvolti, li ha "spogliati" e continua a "spogliarli". Abbiamo inferto all'Africa "ferite spirituali" ... Sì dobbiamo dare aiuti materiali e dobbiamo esaminare il nostro genere di vita. Ma diamo troppo poco, se diamo solo materia».
Arcangelo Paglialunga

Gazzettino del nord est, 5 aprile 2007


IN VATICANO
Massimo Cacciari scelto per presentare il libro "Gesù di Nazaret" di Papa Ratzinger

Un arcivescovo, un teologo e un filosofo per presentare il nuovo libro, il primo da Pontefice, di Joseph Ratzinger. E il filosofo scelto per la presentazione ufficiale in Vaticano è Massimo Cacciari. L'annuncio è arrivato ieri dalla sala stampa vaticana che ha fornito sia la data di presentazione del libro che la data di uscita dello stesso. Una data non casuale, dal momento che sarà il giorno del compleanno del Pontefice. Il primo libro da Papa di Joseph Ratzinger è intitolato "Gesù di Nazaret". Si troverà nelle librerie in tre edizioni (italiana per i tipi della Rizzoli, tedesca per Herder e polacca per Wydawnictwo M) a partire dal 16 aprile, giorno del compleanno di Joseph Ratzinger. Quattro giorni prima, venerdì 13 aprile, alle ore 16, nell'Aula del Sinodo presso l'Aula Paolo VI, ci sarà la presentazione, affidata a tre relatori: il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna; Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di Teologia di Roma; il professor Massimo Cacciari, in qualità di ordinario di Estetica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. A coordinare la presentazione sarà il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. L'atteso testo sul Gesù storico e il Cristo della fede è il primo libro da Papa di Joseph Ratzinger, che ne ha anticipato nei mesi scorsi i contenuti, l'impostazione e gli obiettivi. Il Papa nel libro ha tenuto conto di tutti i risultati della ricerca moderna per presentare il Gesù dei Vangeli come il vero Gesù storico «come una figura sensata e convincente a cui possiamo e dobbiamo fare riferimento con fiducia e su cui abbiamo ben motivo di poggiare la nostra fede e la nostra vita cristiana».

Gazzettino del nord est, 5 aprile 2007


Primo libro per il Pontefice Condanna il materialismo

ROMA Al Samaritano «si spezza il cuore e il dolore lo prende nelle viscere» alla vista di un uomo abbandonato mezzo morto sulla strada tra Gerusalemme e Gerico: quanto poco rende la traduzione «ne ebbe compassione» di fronte a quel dolore delle viscere. All'Africa abbiamo inferto «ferite spirituali» esportando il nostro cinismo: dobbiamo donarle «beni materiali», ma anche cambiare il nostro «stile di vita». C'è anche una profonda lettura della parabola del buon Samaritano nel «Gesù di Nazaret», il primo libro da Papa di Joseph Ratzinger: annunciato da tempo, verrà presentato alla stampa il 13 aprile e sarà in libreria il 16, in coincidenza con l'ottantesimo compleanno del Papa teologo. Sulle orme di Gesù, dal battesimo nel Giordano alla Trasfigurazione sul Tabor, Benedetto XVI analizza Cristo per coglierne gli aspetti storici e religiosi, in una sua personale ricerca del «volto del Signore» per la quale non pone alcun atto di magistero: «ognuno - avverte - è libero di contraddirmi». Ha iniziato a lavorare all'opera nel 2003, da quando è stato eletto le ha dedicato tutti i momenti liberi, e ne pubblica i primi dieci capitoli. Edito in Italia dalla Rizzoli, alla quale la Libreria editrice vaticana ha affidato anche i diritti e la diffusione all'estero, il libro sarà presentato dal cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna e discepolo di papa Ratzinger, da Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma, e dal filosofo Massimo Cacciari. Il Samaritano, dunque, come icona della compassione, attraverso cui «Cristo ci insegna che non si tratta più di stabilire chi tra gli altri sia il mio prossimo. Si tratta di me stesso. Io devo diventare il prossimo, così l'altro conta per me come "me stesso"». Una parabola la cui «attualità» è «ovvia»: «i popoli dell'Africa derubati ci guardano da vicino. Noi abbiamo portato loro il cinismo di un mondo senza Dio, dove contano potere e profitto». Ma la prossimità dobbiamo provarla anche verso «vittime della droga, del traffico di persone, del turismo sessuale, persone distrutte nel loro intimo, che sono vuote pur nell'abbondanza di beni materiali». E anche questa l'alienazione di cui Marx ha fornito una descrizione «drastica», « non ha raggiunto la vera profondità, perché - osserva il Papa - ragionava solo nell'ambito materiale, ha tuttavia fornito una chiara immagine dell'uomo che è caduto vittima dei briganti».

La provincia di Sondrio, 5 aprile 2007

2 commenti:

Anonimo ha detto...

A proposito di Avvenire, 5 Aprile, dove si fa riferimento a Nazareth, come luogo di nacsita per affermare la storicità di Gesù, chiedo se Gesù è nato a Nazareth, come afferma anche Pesce nel libro scritto insieme a Augias, o a Betlemme, come volevano le scritture ? Cioè è più storico il luogo di nascita suggerito dal quarto evangelista o è "adattata alle Scritture" l'origine davidica riportata dai sinottici, Matteo e Luca? Gianni De

Raffaella ha detto...

Ciao Gianni, questa e' una domanda molto interessante. E' probabile che rispondera' lo stesso Pontefice nel libro in uscita lunedei' prossimo.
Credo, pero', che abbia gia' dato una risposta implicita nell'udienza generale del 4 ottobre 2006, che possiamo consultare qui: http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/18928.php?index=18928&po_date=04.10.2006&lang=it.
E' probabile che l'evangelista Giovanni desse per scontato che i suoi lettori sapessero che Gesu' era nato a Betlemme, per cui parla di Nazaret come luogo privilegiato perche' e' sicuro che Cristo vi passo' l'infanzia.
Inoltre il soprannome di Gesu' e' "il Nazareno".
Ciao
Raffaella