3 aprile 2007

Riflessione di Veneziani sul film di Olmi


Vedi anche:

Il film di Olmi

Personalmente sono d'accordo con questa analisi di Veneziani: i libri sono fondamentali perche' li' sono scritte la nostra storia e la nostra cultura. Trovo paradossale che, pur di attaccare Papa Ratzinger, si offra la spalla a chi propone di mandare al macero i libri. Inquisizione laicista? No grazie! Razionalita' ratzingeriana? Sempre!
Raffaella


Il Cristo che brucia i libri diventa superstar per i laici

di MARCELLO VENEZIANI

Ma se Cristo tornasse sulla Terra, sarebbe davvero nemico della civiltà e della cultura, dei libri, della Chiesa e della filosofia, e sceglierebbe davvero di vivere da barbone, in mezzo alle baracche abusive? Ve lo chiedo dopo aver visto Centochiodi, l'ultimo film di Ermanno Olmi, ultimo non solo perché uscito ora per Pasqua, ma ultimo perché con questo film Olmi ha deciso di chiudere la sua carriera di regista. Il film è diventato improvvidamente un cult nella battaglia anti-cattolica, letto dagli Scalfari, le Aspesi e da vari critici come una specie di atto d'accusa di un cattolico praticante come Olmi «nei confronti di una Chiesa che ragiona sempre più sulla base dei dogmi e dei divieti» (Eugenio dixit). A dir la verità il film non è una polemica contro i vescovi, Ratzinger, e non allude ai Dico; ma è stato arruolato d'ufficio allo scopo. Un bel film, non c'è che dire, girato con le mani e l'incanto di un maestro che si congeda dopo mezzo secolo di narrazione cinematografica. Ma con un messaggio profondamente diseducativo, anzi barbarico, nonostante la dolcezza che lo ispira. Il film ruota intorno ad un'immagine che trovo barbara e raccapricciante anche se cinematograficamente assai suggestiva: è l'immagine di cento preziosi libri antichi di una biblioteca religiosa, trafitti, violentati da altrettanti chiodi che li conficcano nel pavimento. È una scena bella e dolorosa, di una civiltà ferita, col- pita al cuore, con l'anima sanguinante e la mente profanata e immobilizzata al suolo. Una scena analoga apriva il mio libro "La sposa invisibile", con un bibliofilo che bruciava insieme alla sua amata biblioteca e poi si risvegliava in convento, ma l'atto benché analogo era di opposto significato: era un atto estremo d'amore verso i libri che gli erano stati negati.

Olmi filma un Gesù anti-libro
Nel film di Olmi l'autore di questo martirio libresco è un giovane professore di filosofia detto Gesùcristo, lettore appassionato, che ad un certo punto vuol liberarsi del suo sapere erudito, della sua cultura libresca, per andare a vivere randagio e umile sulle rive del Po, tra baracche abusive. L'idea di liberarsi della filosofia per cercare la vita autentica e il rapporto umano è una scelta all'apparenza generosa e santa. A far da chiave di quella scelta e di quell'immagine inchiodata c'è una frase bella, all'apparenza, di sapore evangelico e di evocazione solidale: tutti i libri letti non valgono un caffè con un amico. Ah, che bella frase, ti viene subito da dire. Ma poi pensi a che abissi di barbarie si nascondono dietro quella frase amicale, socievole, così aperta verso il mondo. Per un banale atto conviviale saresti disposto a perdere pensieri, testimonianze, storie, versi, emozioni, solitudini beate che si rivelano consonanze d'anima e di mente? E quando poi l'associ allo scempio dei libri, allora ti assale un vero dolore. Vedi improvvisamente perdersi millenni di pensieri, di poesie, di grandi letterature, di sapienza, barattati per una tazza di caffè con un amico. Magari al bar, magari parlando di calcio, di tette e di vallette, e di altre stupidaggini che però diamine - sono la vita autentica. Perché se Olmi vuol richiamarci alla vita vera rispetto alla cultura libresca, allora gli ricordo che questa è la vita di ogni giorno, non la santità dell' àgape cristiana. Lo dico anche nel ricordo amabile di un colloquio a cena con Olmi in una splendida masseria e pescheria pugliese. E allora ripensi al messaggio di quel film e alle polemiche che ha innescato contro la Chiesa e ti accorgi di come si possa rovesciare il mondo e far passare un atto barbarico come la distruzione di una biblioteca per un atto d'amore verso l'umanità, compiuto nel nome di Cristo, anzi direttamente da Lui. E allora vedi come sono strani questi intellettuali laicisti e neoilluministi che accusano la Chiesa di coltivare l'ignoranza oscurantista contro la cultura, e poi plaudono a chi baratta la cultura, la biblioteca, il sapere e la filosofia per dialogare con i semplici e gli ignoranti. Dov'è finito il vostro illuminismo, i vostri libri, le vostre accuse alla Chiesa che sovrappone la fede alla ragione e il credere al sapere, se siete disposti persino a elogiare la distruzione di una preziosa biblioteca, solo perché religiosa? Ma non eravate contro i roghi dei libri? Siete diventati improvvisamente populisti e fideisti, seguaci del vox populi vox dei? Non c'entrano i dogmi e i divieti religiosi, come invece scrive Scalfari; qui si tratta di libri, di cultura, di arte, storia e poesia. Non potete definirvi civili se siete pronti a barattare tutto questo per una mangiata in ri- va al Po in compagnia di simpatici popolani. Scusate, ma io sono dalla parte del sacerdote sofferente davanti allo scempio della biblioteca che ha amorosamente raccolto e custodito per una vita, come per secoli fecero i benedettini, i domenicani e gli amanuensi, salvando la cultura classica dalla barbarie e dell'incuria. Capisco la crisi del professorino, del Gesùcristo che cerca la vita autentica e la gente umile dopo una vita libresca; ma lasciate che condanni il suo gesto incivile e intimamente egoistico, perché distruggere libri solo perché si è sazi di lettura, significa sovrapporre la propria indigestione all'altrui volontà di sapere, di capire, di leggere.

Se il caffè è più banale dei libri
Perché impedire ad altri di vivere e pensare diversamente, di leggere e di amare i libri? In quel libricidio c'è un'intolleranza verso gli altri, non solo gli autori e la Tradizione, ma verso i contemporanei e i posteri. Lasciate che io dica il contrario: rinuncerei a migliaia di caffè presi al bar scambiandosi banalità con un amico, per la lettura di una sola pagina di Leopardi, Dante o Platone. Ci sono vite intere, vanamente prolisse, che non valgono un verso, un'ispirazione, un ritratto, una sinfonia. Ci sono mucchi di serate stupide passate in compagnia che non valgono l'arte e la poesia di un film di Ermanno Olmi. O di un libro, inchiodato dalla presunzione della vita travestita da umiltà. Anche la crocifissione dei libri è un crimine contro il cielo, la terra e l'umanità. L'anima di un uomo si raccoglie più in un libro o in un film che in una tazza di caffè bevuto insieme ad un amico.

Libero, 3 aprile 2007

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