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22 gennaio 2008

Bagnasco: "Quello della Sapienza episodio grave ed incredibile, ma non mina intesa con l'Italia. Dai Cattolici più coraggio e coerenza... (O. Romano)


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Intervista al cardinale Bagnasco, presidente della Cei

Dai cattolici più coraggio e coerenza nel dibattito pubblico

Marco Bellizi

Nel dibattito pubblico i cattolici devono svolgere il loro ruolo con maggiore capacità di persuasione che viene, anzitutto, dalla testimonianza di vita. Le loro argomentazioni peraltro, oltre a trarre origine dal Vangelo, nascono anche dal semplice senso comune della vita. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), all'indomani dell'apertura della riunione del Consiglio permanente, spiega a "L'Osservatore Romano" alcuni temi della sua prolusione. Il cardinale torna a parlare anche della legge sulla tutela della maternità con una affermazione estremamente chiara: per la Chiesa l'aborto è e rimane un "crimine".

La vicenda della mancata visita del Papa alla Sapienza ha posto di nuovo con evidenza la questione del rapporto fra laici non credenti e cattolici. Crede che si possa parlare di un clima mutato in Italia nel rapporto fra Chiesa e società?

Il rapporto tra Chiesa e società in Italia è un rapporto di grande stima e di estrema vicinanza popolare. Non sono episodi, pure gravi e incredibili, come quello della mancata visita del Papa alla Sapienza che possono pregiudicare un'intesa e una positiva collaborazione, che sono e restano nei fatti.

Pur essendo stata la dimostrazione di una parte ridotta della popolazione universitaria, questa contestazione ha portato alla fine alla necessità di annullare la visita. Perché tutto questo è accaduto?

È necessario recuperare una forte cultura della legalità e il senso vero del dialogo e della democrazia, per cui ognuno nel rispetto effettivo degli altri possa esprimere in modo sereno le proprie idee.

Nella sua prolusione alla riunione del Consiglio permanente della Cei lei fa riferimento anche della perduta capacità di costruire insieme lo sviluppo del Paese. Cosa si può chiedere ai cattolici per favorire una ripresa dell'Italia sotto questo aspetto?

È importante che i cattolici portino il contributo di valori spirituali ed etici nel dibattito pubblico. Questo compito deve essere peraltro interpretato con maggiore persuasione e capacità di argomentare rispettosamente le proprie convinzioni, sapendo che esse nascono sia dal Vangelo come anche dal senso comune della vita. Per questo i cattolici non vogliono imporre una visione religiosa, ma proporre dei valori universali. Beninteso, l'argomentazione più credibile nasce sempre dalla testimonianza della vita.

La crisi della politica italiana, di cui si parla, è spesso considerata crisi dei valori. Che ruolo hanno gli ideali nella politica? Ha ancora senso parlare di "questione morale"?

Non esiste politica senza alti ideali spirituali e morali. La politica infatti ha come scopo la giustizia che è anzitutto una virtù morale. Essa richiede pertanto da parte di tutti coloro che si occupano di politica un alto senso della persona umana, della vita e della famiglia.

Sviluppo economico e solidarietà spesso appaiono come elementi antitetici. È solo un'apparenza?
Si può realmente sperare in una via diversa di sviluppo?


È bene far crescere sempre di più il rapporto dinamico ed imprescindibile tra economia e solidarietà. Ciò comporta innanzitutto che il senso del bene comune prevalga sugli interessi individuali.

"Morti bianche", bassi salari e stipendi: esiste in Italia un'emergenza lavoro che interpella la Chiesa?

La Chiesa è interpellata da tutti i problemi dell'uomo, perché la fede salva, illumina e ispira tutta la vita. Grazie alla sua particolarissima vicinanza alla gente nelle parrocchie e nei gruppi, la Chiesa condivide i problemi anche economici che colpiscono, che assediano i singoli e le famiglie. In particolare mi riferisco a due emergenze: le famiglie con bambini che faticano ad arrivare alla fine del mese e le persone sole che vivono il dramma di un certo isolamento.

La Chiesa fa spesso appello ai valori cristiani dei politici credenti. C'è anche un'emergenza legata ai comportamenti civici del semplice cittadino?

La responsabilità di un Paese non riguarda solamente le istituzioni, ma tutti i singoli cittadini. Il cristiano trova nella propria fede un motivo ulteriore per partecipare cordialmente e attivamente alla vita pubblica.

Dopo la moratoria sulla pena di morte, la moratoria sull'aborto. Come si pone e si porrà in futuro la Chiesa in Italia nei confronti di quest'ultima iniziativa?

La Chiesa ribadisce come sempre che l'aborto è un crimine, come ricorda anche il Concilio Vaticano II. In questo momento storico si auspica realisticamente almeno l'applicazione più incisiva di quelle parti della legge che tutelano la maternità e inoltre che si prendano in seria considerazione i risultati della ricerca scientifica.

In riferimento all'enciclica Spe salvi lei parla della "restaurazione del paradiso perduto non più attraverso la fede ma attraverso lo sviluppo scientifico". L'uomo moderno crede cioè di raggiungere l'immortalità senza Dio? O semplicemente ha perso la speranza dell'immortalità?

Ritengo che sia necessario, come ci insegna anche il Papa nella Spe salvi, annunciare in modo più esplicito e sistematico il vero destino dell'uomo: la vita eterna, che è quella pienezza di felicità, senza fine, che il cuore di ognuno in ogni epoca coltiva. Una pienezza assoluta che - occorre ricordarlo - non è nelle mani dell'uomo, che assoluto non è e non sarà mai.

Sui temi moralmente più impegnativi, lei ha detto che occorre fare ricorso al voto di coscienza, libero da qualsiasi mandato elettorale. Ma quale dovrebbe essere il comportamento di un politico cristiano di fronte alla possibilità che tale voto di coscienza possa aprire altri scenari negativi? In altri termini, esiste una gerarchia nella priorità dei valori cristiani da difendere?

Benedetto XVI ha spesso ricordato che esistono valori non negoziabili che sono costitutivi della persona umana e che pertanto non ammettono compromessi o mediazioni. In questo caso non solo sarebbero negati, ma verrebbe meno il fondamento stesso della dignità della persona umana, che sarebbe consegnata alle opinioni dominanti, secondo gli interessi e le utilità del momento.

(©L'Osservatore Romano - 23 gennaio 2008)

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Sapienza, scontro Cei-governo "Bloccato il Papa". "Non è vero"

Bagnasco: Paese in declino, aggiornare la 194

Critiche anche ai provvedimenti per le famiglie numerose: sono aiuti "limitati"

MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO - Il colpo al governo arriva dalla Cei in parallelo con la pugnalata di Mastella. Al Consiglio permanente dell´episcopato il cardinale Angelo Bagnasco, che nei giorni scorsi aveva dichiarato il capitolo chiuso, riapre rudemente il caso della Sapienza e accusa il governo di aver «suggerito» la rinuncia del Papa, che da parte sua ha fatto un gesto «magnanimo».
E´ l´incidente diplomatico. Palazzo Chigi respinge seccamente l´illazione, rimarcando che «il Governo italiano non ha mai suggerito di cancellare la visita» e anzi al Vaticano era stato comunicato da Prodi e Amato che lo «Stato italiano garantiva assolutamente la sicurezza e l´ordinato svolgimento della visita del Santo Padre». Ma è l´ultimo soffio prima della crisi di governo.
Bagnasco attacca a 360 gradi la linea del centro-sinistra per le politiche sociali e in materia di coppie di fatto, aborto, tutela degli omosessuali. E´ un attacco di una durezza inaudita dinanzi al quale impallidiscono le bacchettate inferte da Ruini in altre stagioni.
Bagnasco cita i morti di Torino e accusa i politici di «limitarsi a parole e a provvedimenti che nascono evasivi».
Cita lo scandalo-monnezza e oltre a fustigare la malavita denuncia la «latitanza amministrativa, il palleggiamento di reponsabilità, l´ignavia delle istituzioni». E poi, «parziale» è stato il bonus del governo per gli incapienti, «limitato» l´aiuto fiscale alle famiglie numerose, insufficiente la politica in tema di sicurezza: «Bisogna mettere economicamente le forze dell´ordine nella condizione di agire».
«Il Paese - scandisce il presidente della Cei - si presenta sempre più sfilacciato, frammentato, al punto da apparire ridotto a coriandoli», una nazione sfiduciata.
E´ il totale rovesciamento della linea di sostegno alla stabilità, assicurata dal cardinale Segretario di Stato Bertone prima di Natale. E l´aggressività dell´elenco di ciò che i legislatori italiani non possono o devono fare trasmette l´impressione che la gerarchia ecclesiastica, informata in anticipo della mossa di Mastella, voglia approfittare della crisi per dettare in termini ultimativi la propria agenda.
Bagnasco dichiara che la Chiesa non cerca egemonia né ha «intenzionalità bellica», ma le condizioni che detta sono di ferro. La Chiesa sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donne e «si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto». Si «oppone» anche all´introduzione di registri che surrogano lo stato civile. Afferma la propria «contrarietà» all´introduzione del concetto di "gender", cioè all´equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età. Attacca la «logica relativistica» delle organizzazioni internazionali, (in cui evidentemente la rappresentanza italiana dovrebbe schierarsi con il Vaticano). Chiede la revisione della 194: il termine impiegato è «aggiornamento di qualche punto della legge» sull´aborto. E chiede - perché esigere soldi è sempre segno di potere - che i fondi previsti dalla legge per consultori, «magari accresciuti da apporti delle Regioni», siano dati «in dotazione trasparente» anche ai centri di aiuto alla vita.
La campagna di Giuliano Ferrara, che agita per l´interruzione di gravidanza l´accusa di «puro omicidio» - strumento di colpevolizzazione delle donne già nel referendum del 1981 - è benedetta con tutti i crismi dalla Cei. «Come non essere grati», esclama Bagnasco, a chi (Ferrara) ha lanciato il dibattito?
A futura memoria, monito al governo che verrà e al parlamento che legifera, il presidente della Cei ribadisce che le norme giuridiche devono rifarsi necessariamente alla «legge morale naturale» come Benedetto XVI proclama. E a qualsiasi coalizione si candidi a governare il cardinale rammenta: contro le «leggi inique» vale il «voto di coscienza» al servizio della politica «buona», che all´occorrenza «può e deve diventare una scelta trasversale rispetto agli schieramenti». E qui il proporato leva il dito. E´ un metodo, scandisce, «invocabile in ogni legislatura».
Ma la gerarchia ecclesiastica deve stare attenta. Nel sondaggio Eurispes - sulla fiducia degli italiani nelle istituzioni - la Chiesa crolla per la prima volta al 49 per cento con una perdita di dieci punti rispetto all´anno scorso, quando era già calata di altri sei punti a paragone con il 2006. A metà dell´Italia la linea della Chiesa attuale non piace.

© Copyright Repubblica, 22 gennaio 2008

Non sapevo se inserire questo articolo perche' non riguarda tanto il Vaticano quanto la politica. Questa volta i vaticanisti (non tutti, per fortuna) non cercano spiegazioni nei Sacri Palazzi ma difendono d'ufficio il governo italiano.
Questo articolo e' molto di parte e la minaccia finale ha poco senso. Se la Chiesa, nei secoli, si fosse piegata alle mode e avesse ceduto alle aspettative dei media di ieri e di oggi, probabilmente, ora non si riempirebbero le pagine con polemiche contro il Papa e la Chiesa perche' essa non avrebbe adempiuto al compito assegnatole da Cristo.
Cito solo due brani del Vangelo
:

Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti (Lc 6, 26)

"Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione". E aggiunge: "D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera" (Lc 12,51-53)

Il Papa ha spiegato bene il senso di questo testo durante l'Angelus del 19 agosto 2007.

R.

Sapienza, rinuncia alla luce dei fatti (Avvenire)


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IL PAPA E L'OSCURANTISMO INTOLLERANTE DEI LAICISTI UNIVERSITARI: LO SPECIALE DEL BLOG

Sapienza, rinuncia alla luce dei fatti DA ROMA

«Il Governo italiano non ha mai suggerito alle Autorità vaticane di cancellare la vi­sita di Papa Benedetto XVI all’Univer­sità La Sapienza di giovedì 17 gennaio scorso». Lo ha precisato una nota di Palazzo Chigi, che ieri ha preso posi­zione sulla vicenda.
Sempre ieri il car­dinale Angelo Bagnasco, nella prolu­sione al Consiglio permanente della Cei, aveva ricordato il «grave episodio di intolleranza» e il «clima di ostilità» che, pur «creato da una minoranza as­solutamente esigua di docenti e stu­denti », aveva indotto il Papa a «so­prassedere » rispetto alla visita all’ate­neo romano. Infatti, il giorno 16 gen­naio, il cardinale Segretario di Stato a­veva spiegato che «erano venuti meno i presupposti per un’accoglienza di­gnitosa e tranquilla». Una «rinuncia», quella del Papa, ha rimarcato ieri il pre­sidente della Cei, che «si è fatta neces­sariamente carico dei suggerimenti dell’Autorità italiana» ed è nata «da un atto di amore del Papa per la sua città».

Notazioni che non sono certo una no­vità per i nostri lettori: 'Avvenire', in­fatti, già il 16 gennaio, all’indomani del­la «sofferta» decisione del Pontefice, a­veva parlato in prima pagina di visita «sconsigliata», spiegando sin dal tito­lo che «il rischio disordini blocca il Pa­pa ».

Lo avevamo fatto sulla base di no­stre informazioni e dei dati di giorna­ta, tra cui l’occupazione del Rettorato e la preoccupazione della Digos e­mersa da varie agenzia di stampa. In sede di cronaca, poi, avevamo riferito della scelta operata dalla Santa Sede a partire dagli elementi raccolti in gior­nata dalle autorità italiane. E avevamo concluso segnalando che le autorità vaticane «si sono fatte carico anche del­le preoccupazioni espresse dalla par­te italiana».

© Copyright Avvenire, 22 gennaio 2008

Mi sembra piu' che chiaro!!!
Si legga attentamente:

Il rischio disordini blocca il Papa. «Sconsigliata» la visita alla Sapienza: ecco come sono andate veramente le cose! (Avvenire)

Lupi: "Spudorato ipotizzare che il Pontefice menta" (Il Giornale)


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Lupi: "Spudorato ipotizzare che il Pontefice menta"

di Fabrizio De Feo

Roma - Onorevole Lupi, da monsignor Bagnasco arriva un richiamo forte alla coscienza di chi da cristiano fa politica in Italia. Lei legge nelle sue parole un invito alla coerenza rivolto ai parlamentari di centrosinistra?

"Io ho l’impressione che quando il presidente della Cei interviene non lo fa rivolgendosi a uno schieramento politico ma alla responsabilità di ognuno di noi. Quello di monsignor Bagnasco è un richiamo alla libertà di ciascuno di noi. Non obbliga nessuno a fare niente ma richiama alla responsabilità profonda dell’essere cristiani".

Ma come si fa a conciliare il vincolo partitico con la propria coscienza personale?

"Non c’è un manuale per l’uso perché sarebbe riduttivo per l’uomo in quanto tale. Ma ci sono paletti e pilastri irrinunciabili, ad esempio sulla difesa della vita, determinati dall’essere cattolici".

Nella sua esperienza si è mai trovato a votare provvedimenti in contrasto con le sue convinzioni?

"Per fortuna no ma questo è dovuto anche alla fortuna di stare dentro un partito che rispetta le sue varie anime e che ha a cuore l’uomo e le sue libertà. Non voglio contestare i cattolici che in politica hanno fatto altre scelte. Ma è inevitabile che certi nodi vengano al pettine. Io ho una stima profonda per la senatrice Binetti ma è ovvio che la sua battaglia nel Pd non potrà trovare terreno fertile".

Il numero uno della Cei riapre la ferita della Sapienza e rivela che il Papa ha rinunciato per i suggerimenti provenienti dall’autorità italiana. Una ricostruzione che Palazzo Chigi smentisce.

"La spudoratezza di Palazzo Chigi arriva persino a ipotizzare che Bagnasco possa avere detto bugie. Il paradosso è evidente. È assolutamente chiaro che il governo ha sconsigliato la visita perché non era in grado di assicurare la sicurezza non tanto del Papa quanto degli studenti. Il governo ha perso un’altra occasione per essere dignitoso e stare zitto".

Monsignor Bagnasco entra in maniera molto diretta nel dibattito italiano. Prevede polemiche infuocate?

"Mi aspetto le solite reazioni di chi urla e sbraita contro l’intromissione della Chiesa nella vita civile, gli stessi che la ammettono quando dice qualcosa che fa a loro comodo. Io credo che dovremmo essere grati a chi, con voce forte, ci richiama ai grandi ideali. Questo non vuol dire che io mi senta comandato a fare qualcosa, seguo comunque la mia responsabilità personale".

Per il presidente della Cei l’Italia è affetta dalla «paura del futuro e da un senso di fatalistico declino». È una stoccata al governo?

"Sarei in contraddizione se volessi tirare per la tonaca Bagnasco. Però il suo è un richiamo forte che viene dopo una settimana tremenda, tra lo scandalo rifiuti, l’intolleranza verso il Papa e il caso Mastella. Lo leggo come uno stimolo a risollevare questo Paese".

© Copyright Il Giornale, 22 gennaio 2008 consultabile online anche qui

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I suggerimenti del Viminale: si finga malato

di Redazione

Doveva essere, nelle previsioni, una presidenza Cei dal profilo meno accentuato, per lasciare alla Segreteria di Stato la gestione dei rapporti con la politica italiana: con la prolusione di ieri, invece, il mite arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, il successore di Ruini, scende in campo da vero protagonista. E lo fa con un intervento dirompente, i cui temi sembra siano stati concordati con l’appartamento pontificio. È come se, con le pagine consegnate ieri, l’arcivescovo di Genova avesse chiuso l’era Ruini, inaugurandone però una altrettanto forte e in piena sintonia per quanto riguarda i contenuti, con la rivendicazione della libertà di intervento quando sono in gioco valori fondamentali o scelte che riguardano la vita di tutti. Respingendo al mittente le quotidiane accuse di ingerenza, seppur ripetendo che la Chiesa non ha «alcuna intenzionalità bellica» sui temi eticamente sensibili, né ha «un disegno egemonico» né «cerca o vuole il potere».

Proprio all’inizio del suo discorso, nel paragrafo dedicato alla mancata visita alla Sapienza, Bagnasco ha autorevolmente confermato le indiscrezioni: la decisione era stata presa dal Papa e dai suoi collaboratori dopo una telefonata del titolare del Viminale, avvenuta nella serata di lunedì 14 gennaio.

Parlando con il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il ministro dell’Interno Giuliano Amato, d’accordo con il premier, aveva suggerito al porporato di consigliare a Benedetto XVI l’annullamento della visita, paventando incidenti.

Non solo, ma, apprende il Giornale, il ministro avrebbe persino suggerito che il Papa s’inventasse un’indisposizione «diplomatica». Ratzinger avrebbe cioè dovuto annunciare solo la mattina di giovedì 18 gennaio che l’influenza gli impediva di tenere la lezione all’università.

Il giorno dopo, davanti alle dichiarazioni pubbliche del ministro che assicurava non solo l’incolumità del Papa (da nessuno mai messa a rischio) ma sembrava smentire pure l’esistenza di preoccupazioni per l’ordine pubblico, i principali collaboratori del Papa coinvolti nella decisione (Bertone, Ruini e Bagnasco) sono trasaliti. Lo stesso Benedetto XVI è rimasto molto amareggiato, perché proprio «i suggerimenti» delle autorità italiane lo avevano fatto desistere per evitare incidenti. Palazzo Chigi ieri pomeriggio ha smentito con una nota le parole del cardinale presidente della Cei. Anche questo un fatto senza precedenti.

© Copyright Il Giornale, 22 gennaio 2008 consultabile online anche qui

Card. Bagnasco: «L’Italia è allo sfascio. Bloccati lo slancio e la crescita» (Tornielli)


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Bagnasco: «L’Italia è allo sfascio Bloccati lo slancio e la crescita»

di Andrea Tornielli

L’Italia è un Paese «sfilacciato», addirittura ridotto «a coriandoli», che ha paura del futuro. È dirompente la radiografia che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, ha fatto ieri pomeriggio aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei. Ha rivelato - confermando le indiscrezioni - che la mancata visita del Papa alla Sapienza è stata dovuta ai «suggerimenti dell’autorità italiana», ha chiesto l’aggiornamento della legge 194, ha invitato la politica a prendersi le sue responsabilità di fronte al problema dei rifiuti di Napoli, delle morti sul lavoro, della povertà crescente delle famiglie. Ha ribadito il suo no al riconoscimento delle coppie di fatto invitando i politici cattolici a votare secondo coscienza al di là degli schieramenti di appartenenza.

Sulla mancata visita alla Sapienza, Bagnasco ha dunque confermato che il suggerimento di non andare è arrivato dal governo. È noto che gli inquilini dei sacri palazzi sono rimasti molto amareggiati per le dichiarazioni pubbliche del titolare del Viminale, che prima ha sconsigliato e poi ha detto, davanti alle telecamere, che invece non c’erano problemi.

Parlando più in generale dell’Italia, il cardinale ha affermato che il Paese ha «bisogno di speranza»: «Sembra davvero che, bloccato lo slancio e la crescita anche economica, ci sia in giro piuttosto paura del futuro e un senso di fatalistico declino». Poi Bagnasco ha ribadito il «sì» della Chiesa alla famiglia fondata sul matrimonio, e il «no» alla «regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all’introduzione di registri che surrogano lo stato civile», spiegando che il motivo di tale opposizione non è il moralismo o il desiderio «di infliggere pesi inutili», ma l’indebolimento dell’istituto matrimoniale.

Ai politici cattolici, e le parole in questo caso sono indirizzate a quelli militanti nel Pd che sostengono i Dico, il presidente dei vescovi chiede di non invocare il principio del male minore, perché in questo caso, quando «si tratta di avviare proposte legislative che vanno in senso contrario all’antropologia razionale cristiana, i cattolici non possono in coscienza concorrervi». E su questo «non possono esistere vincoli esterni di mandato», ma per la «politica buona» serve una «scelta trasversale rispetto agli schieramenti».

«La Chiesa - ha continuato - mentre si oppone fermamente alle discriminazioni sociali» motivate dall’orientamento sessuale, «dice anche la propria contrarietà all’equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età», rigettando quelle teorie che cercano di togliere «ogni rilevanza alla mascolinità e alla femminilità della persona».

Il cardinale ha quindi applaudito alla moratoria sulla pena capitale, ma anche a quella di Ferrara sull’aborto, «delitto abominevole» e «ingiustizia totale». Bagnasco ha voluto ricordare l’impegno della Chiesa in difesa della vita e ha chiesto che «almeno si verifichi» ciò che la 194 ha prodotto e quanto non si è attivato per la «prevenzione» e l’«aiuto alle donne», auspicando che sia aggiornata sulla base delle «nuove conoscenze e i progressi della scienza», «deliberatamente ignorati» solo nel caso di questa legge: «Come si può non tener conto che oltre le 22 settimane di gestazione c’è già qualche possibilità di sopravvivenza?».

Parole chiare e forti, il presidente della Cei le ha pronunciate anche sulle morti alla ThyessenKrupp: «Ciò a cui forse non si è ancora pervenuti è una sufficiente e corale determinazione a non consentire più eccezioni nei sistemi di messa in sicurezza». La politica «non può più limitarsi alle parole», perché la popolazione è stanca. Sull’emergenza rifiuti, il cardinale ha detto che non si capisce fino a dove c’entra «la malavita organizzata» e dove «comincia la mala politica, la latitanza amministrativa, l’ignavia delle istituzioni». Allarmante, anche l’emergenza sociale della povertà: «Si sono aggravate le condizioni economiche di molte famiglie». L’azione del governo «ha dato risposte assai parziali», mentre «è urgente una strategia incisiva». Bagnasco ritiene infine che sia necessario «porre mano con urgenza a una politica di rinforzo» degli stipendi e delle pensioni più basse.

© Copyright Il Giornale, 22 gennaio 2008 consultabile online anche qui

Si veda anche:

E Prodi va allo scontro «Mai detto a Ratzinger di evitare la Sapienza» di Emanuela Fontana

Dal centrosinistra niente solidarietà a Papa Ratzinger di Stefania Scarpa

21 gennaio 2008

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Una folla gioiosa e pacifica

"Benedetto sei la nostra Sapienza": il significato di affettuosa e solidale testimonianza dell'Angelus di domenica 20 gennaio sta in una delle scritte apparse sui tantissimi striscioni innalzati in piazza San Pietro. Una grandissima folla di persone, giunte da ogni parte della città ma anche da altre regioni d'Italia, si è data appuntamento sotto la finestra del Papa per unirsi a lui nella preghiera mariana. È stata la risposta soprattutto di Roma all'invito del cardinale vicario Camillo Ruini, che - all'indomani dei noti avvenimenti della "Sapienza" - aveva convocato la comunità dell'Urbe per una testimonianza di solidarietà e di affetto al Pontefice.
Uno scrosciante applauso ha accolto Benedetto XVI quando a mezzogiorno si è affacciato dalla finestra dello Studio privato per la preghiera mariana; numerose le volte in cui gli applausi lo hanno interrotto, soprattutto quando al testo scritto ha aggiunto a braccio riflessioni personali e parole di gratitudine, esortando alla fraternità, all'amore per la verità e per la libertà nell'impegno comune per una società fraterna e tollerante.
La folla che gremiva piazza San Pietro ha potuto seguire l'avvenimento anche grazie a cinque maxischermi: due posti ai lati del sagrato della Basilica, altri due alla fine del colonnato del Bernini e uno all'ingresso della piazza.
Tantissimi i giovani, soprattutto studenti universitari di tutti gli atenei romani, sia statali sia pontifici. Rappresentavano movimenti ecclesiali, aggregazioni laicali, gruppi parrocchiali. Con loro docenti, intere famiglie, sacerdoti e religiose che si sono dati appuntamento per manifestare a Benedetto XVI la loro vicinanza. La Chiesa di Roma ha voluto in questo modo esprimere l'amore e la gratitudine verso il Papa che è nel cuore di tanta gente.
Tra i numerosi presenti lo stesso cardinale Ruini, il vescovo Giuseppe Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana; responsabili di gruppi e associazioni ecclesiali; operatori del mondo della cultura e dell'informazione, tra i quali il direttore del nostro giornale Giovanni Maria Vian. Molti anche i politici - esponenti del governo e dell'opposizione - che hanno partecipato alla preghiera mariana.
Tra bandiere, stendardi e palloncini colorati, uno dei tanti cartelloni recitava: "Sono laico anch'io credendo in Dio". In una città sempre più multietnica, hanno voluto far sentire la loro voce anche uomini e donne di altre nazionalità residenti in Italia. Bandiere del Brasile e del Pakistan sventolavano tra le altre. "Chi è contro il Papa è contro l'umanità", recitava uno striscione esposto dalla comunità cristiana pakistana. "Quanto accaduto ha avuto grande risonanza in Brasile: tutti i giornali ne hanno parlato, mi sembrava giusto oggi confermare il nostro affetto verso il Papa, che nel nostro Paese è amato e rispettato", ha commentato un brasiliano presente con i suoi figli.
Ai fedeli romani hanno voluto unirsi anche numerosi milanesi che in piazza Duomo, nel capoluogo ambrosiano, hanno seguito l'Angelus attraverso un maxischermo. Appena il Papa ha iniziato a parlare, la sua voce, diffusa attraverso gli altoparlanti, è stata coperta dagli applausi.

(©L'Osservatore Romano - 21-22 gennaio 2008)

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Il cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana

Preoccupazione per la situazione dell'Italia
Fiducia nel buon senso degli italiani


Si è aperta lunedì pomeriggio la riunione del Consiglio episcopale permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Pubblichiamo ampi stralci della prolusione del presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco:

Venerati e Cari Confratelli,

all'inizio del nostro Consiglio Permanente vogliamo rinnovare al Santo Padre Benedetto XVI la nostra incondizionata e cordiale condivisione, insieme all'ammirazione per il suo diuturno servizio pontificale a bene della Chiesa tutta (...)

Questa comunione affettiva ed effettiva la rinnoviamo a pochi giorni da un grave episodio di intolleranza che ha indotto il Santo Padre a soprassedere rispetto alla visita da tempo programmata alla Sapienza. Università che da oltre settecento anni vive in quella Roma dove Vescovo è il Papa.

Il clima di ostilità, creato da una minoranza assolutamente esigua di docenti e studenti, ha infine suggerito questa amara soluzione, essendo venuti meno - come ha scritto il Cardinale Tarcisio Bertone al Rettore - "i presupposti per un'accoglienza dignitosa e tranquilla".

Una rinuncia quindi che, se si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell'Autorità italiana, nasce essa stessa da un atto di amore del Papa per la sua città. Tutt'altro, dunque, che un tirarsi indietro, come qualcuno ha pur detto, ma una scelta magnanime per non alimentare neppure indirettamente tensioni create da altri e che la Chiesa certo non ama, pur dovendole spesso suo malgrado subire.

Grande è stata la sorpresa e ancor più grande la tristezza dinanzi a quanto accaduto, in particolare per quella considerazione che da sempre la Chiesa nutre nei confronti dell'istituzione universitaria - basterebbe pensare a come e dove sono nate le Università - e che il discorso del Santo Padre preparato per l'occasione è stata riproposta con argomentazioni assolutamente pregnanti e originali. La risposta che Benedetto XVI ha dato alla domanda sulla "vera, intima origine dell'Università", la risposta - dicevo - è da iscriversi idealmente sul frontespizio di ogni ateneo: soddisfare "la brama di conoscenza che è propria dell'uomo. Egli vuole sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole la verità". È con questa vocazione squisitamente propria dell'università che deve in ultima istanza confrontarsi anche chi si è sottratto all'incontro col Papa. Di qui il rammarico - non solo nostro, ma generale - nel dover constatare che il "luogo" privilegiato dello studio e del confronto tra intelligenze libere - qual è l'Università, che per questo diventa scuola di vita - si sia precluso di fatto ad una presenza di universale autorevolezza e ad un apporto accademico altissimo, cui ambiscono Università di tutto il mondo.

Questi d'altra parte sono gli esiti del settarismo illiberale, antagonista per partito preso, che, assumendo per pretesto la nota e ormai ben indagata vicenda di Galileo, hanno superficialmente manipolato la posizione a suo tempo espressa da Joseph Ratzinger, facendone una bandiera impropria per imporre la loro chiassosa volontà.

Come cittadini e come Vescovi d'Italia non possiamo non essere preoccupati. Seppur ci conforta che l'assenza forzata all'incontro è presto diventata una presenza assai più dilatata del previsto.

L'importante discorso non solo è stato letto alla Sapienza, ma è stato anche pubblicato su numerosi giornali, guadagnando allo stesso un ascolto incomparabile. La straordinaria folla di fedeli e di cittadini che ieri, domenica, sono convenuti su invito del Cardinale Vicario in Piazza San Pietro per la recita dell'Angelus, è la testimonianza fedele dei sentimenti forti che albergano nel popolo italiano. Il che ci induce, nonostante tutto, a guardare avanti e ad avere fiducia (...)

Per l'inizio del tempo di Avvento, Benedetto XVI ha offerto alla Chiesa universale la sua seconda enciclica: "Spe salvi", che ha suscitato una vasta eco all'interno della comunità cristiana ma anche nell'opinione pubblica generale. Il che, se da una parte dice qualcosa dell'arsura in cui vivono gli uomini d'oggi, dall'altra ci conforta sul fatto che proposte forti sotto il profilo dei contenuti si possono proficuamente fare anche in una temperie rarefatta come l'attuale. Con uno stile felicemente personale, il Papa elabora una proposta sorprendente che va al cuore e alla mente dei fedeli e dei Pastori. Attraverso una tessitura testimoniale, egli conduce un serrato ragionamento in cui storia, filosofia e teologia si intrecciano per decodificare il desiderio di vita buona e felice che c'è nel cuore dell'uomo e di ogni epoca.
Mostrando come, ad un certo punto del cammino dell'umanità, le due grandi idee-forza, la ragione e la libertà, si sono come sganciate da Dio, per diventare autonome e contribuire all'edificazione di un "regno dell'uomo" praticamente contrapposto al Regno di Dio, il Papa evidenzia il diffondersi di una mentalità materialista, che ha fatalmente illuso e deluso. Se per l'uomo moderno la novità sta nella correlazione, anzi nella sinergia, tra scienza e prassi, e l'attesa viene riposta nella successione stupefacente delle scoperte che hanno contrassegnato gli ultimi secoli, ecco che prende piede l'"ideologia del progresso", ossia una "visione programmatica" per la quale la restaurazione del paradiso perduto non si attende più dalla fede, ma appunto dallo sviluppo scientifico (...)
Non credo di sbagliare se dico che è l'Italia, in particolare, ad avere oggi bisogno della speranza (...) Diagnosi più circoscritte circa i punti della crisi pubblica che ci affligge peraltro non mancano e il Presidente della Repubblica, nell'incontro prenatalizio con i dirigenti della politica, non ha mancato di farvi riferimento. A noi Vescovi interessa, se possibile, guardare più in profondità, alla crisi interiore che è in parte causa e radice della stessa crisi pubblica, seppur non ci sfuggono le tante, innumerevoli testimonianze di bene che prendono forma sul territorio (...)

La Chiesa non vuole e non cerca il potere, come pure viene scritto in questa stagione su taluni giornali. Con la sua testimonianza pubblica e grazie alla capillarità della sua presenza vicina alla gente, la Chiesa vuole aiutare il Paese a riprendere il cammino, a recuperare fiducia nelle proprie possibilità, a riguadagnare un orizzonte comune (...)

La Chiesa, ad esempio, dice sì alla famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Per questo si oppone alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto, o all'introduzione di registri che surrogano lo stato civile.

Non la muove il moralismo, o peggio il desiderio di infliggere pesi inutili o di frapporre ostacoli gratuiti. Al contrario, abbiamo a cuore davvero il futuro e il benessere di tutti. Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi, apparentemente non si tolgono diritti e privilegi ai coniugi, ma si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l'istituto matrimoniale che nessuno - a questo punto - può avere l'interesse a rendere inutile o pleonastico, o a offuscare con iniziative, quali il divorzio breve, che avrebbero la forza di incidere sulla mentalità e il costume, inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione (...) La struttura della famiglia non è paragonabile ad una invenzione stagionale e questo per almeno due motivi. Il primo è relativo alla indubitabile complementarietà tra i due sessi; il secondo, riguarda il bisogno che i figli hanno, e per lunghi anni, di entrambe le figure genitoriali, quanto meno per il loro equilibrio psichico e affettivo (...)

La Chiesa, mentre fermamente si oppone alle discriminazioni sociali poste in essere a motivo dell'orientamento sessuale, dice anche la propria contrarietà all'equiparazione tra tendenze sessuali e differenze di sesso, razza ed età. C'è un gradino qualitativo che distanzia le prime dalle seconde, e non è interesse di alcuno misconoscere la realtà che appartiene alla struttura dell'essere umano in quanto tale (...)

È ancora per dire sì alla dignità della persona che la Chiesa denuncia la logica relativistica che domina nei consessi internazionali, per la quale l'"unica garanzia di una umana convivenza pacifica tra i popoli, (è) il negare la cittadinanza alla verità sull'uomo e sulla sua dignità nonché alla possibilità di un agire etico fondato sul riconoscimento della legge morale naturale": sono parole di Benedetto XVI, pronunciate alle Organizzazioni non governative cattoliche che erano andate a visitarlo il 1° dicembre scorso (...)

Una vasta eco ha avuto nel mese di dicembre la moratoria contro la pena di morte votata nell'assemblea dell'Onu da 104 Paesi. Com'è noto, per raggiungere questo risultato, molto ha lavorato l'Italia, che infatti è stata riconosciuta come la vera artefice dell'importante pronunciamento. Ci piace qui rilevare come questo obiettivo, al nostro interno, sia stato perseguito sia dalla società civile che dai responsabili politici, in una fruttuosa complementarietà che ha procurato all'iniziativa diplomatica il più vasto consenso popolare.

Era in qualche modo inevitabile che, votata la moratoria contro la pena di morte comminata dagli Stati come sanzione ai delitti più gravi, si ponesse l'attenzione ad un'altra gravissima situazione di sofferenza del nostro tempo qual è, con l'aborto, l'uccisione di esseri innocenti e assolutamente indifesi. È vero che concettualmente non c'è perfetta identità tra le due situazioni, ma solo una stringente analogia, che tuttavia non fa certo derivare la condanna dell'aborto da quella della pena di morte, giacché il delitto di aborto è, come avverte il Concilio Vaticano II (GS n. 51), abominevole di per sé, ed è un'ingiustizia totale.
Come non valutare benefica la discussione che, nel nostro Paese, si è aperta nel corso delle ultime settimane, e come non essere grati a chi per primo, da parte laica, ha dato evidenza pubblica alla contraddizione tra la moratoria che c'è e quella che fatichiamo tanto a riconoscere? (...)
Da parte della Chiesa non esiste alcuna "intenzionalità bellica" (...) Chiediamo, almeno come cittadini di questo Paese, che si verifichi ciò che la Legge - intitolata alla "tutela della maternità" - ha prodotto e ciò che invece non si è attivato, soprattutto in termini di prevenzione e di aiuto alle donne. Inoltre, come si può, solo per questa legge, deliberatamente ignorare il portato delle nuove conoscenze e i progressi della scienza e della medicina e non tener conto che oltre le 22 settimane di gestazione c'è già qualche possibilità di sopravvivenza? Per questo occorre razionalmente non escludere almeno l'aggiornamento di qualche punto della legge, pur continuando noi vescovi a dire che non ci può mai essere alcuna legge giusta che "regoli" l'aborto (...)
Grande impressione ha suscitato a ridosso delle feste natalizie il rogo che nell'acciaieria torinese della ThyssenKrupp ha procurato la morte - immediata o successiva - di ben sette operai, alcuni dei quali ancora giovani. Il confratello Arcivescovo di Torino, Cardinale Severino Poletto, ha pronunciato nelle omelie delle quattro Messe esequiali parole doverosamente severe, alle quali noi cordialmente ci associamo. Sono drammi che le nostre comunità parrocchiali conoscono uno ad uno, e a cui i nostri sacerdoti sono vicini. E bisogna dire che anche il cordoglio politico non è mancato e non manca. Le organizzazioni imprenditoriali e le singole aziende devono fare un passo avanti in quell'autodisciplina rigorosa e metodica che nel rispetto coscienzioso delle leggi potrà dare risultati importanti. Dal canto suo, la politica non può più limitarsi alle parole o ai provvedimenti che nascono evasivi. Bisogna che ciascuno, per la sua parte di responsabilità, senta che la popolazione è stanca di promesse e misura qui, più che in altri campi, l'affidabilità e credibilità del sistema Paese.
Affidabilità e credibilità sono vistosamente in gioco anche nella vicenda delle immondizie che da troppo tempo sta affliggendo Napoli e la Campania senza che l'opinione pubblica locale e nazionale riesca a capire come stiano effettivamente le cose: fino a dove c'entra la malavita organizzata e le complicità di cui essa gode, e dove comincia la mala-politica, la latitanza amministrativa, il palleggiamento delle responsabilità, l'ignavia delle istituzioni. Il confratello Arcivescovo di Napoli, Cardinale Crescenzio Sepe, insieme ai Vescovi della Campania, hanno preso posizione ferma, e noi non possiamo che essere solidali con loro.
Altro versante problematico, nel quale la Chiesa sa di dover dire il suo sì agli italiani, è quello della moralità sociale e della legalità pubblica che sono dimensioni proprie della cittadinanza rispetto ai vincoli collettivi. Situazioni specificatamente delicate si presentano - com'è noto - in alcuni territori del Paese, quelli più interessati dalla malavita organizzata, dalla 'ndrangheta e dalla mafia, fenomeni che da tempo tendono peraltro a ramificarsi all'esterno, in regioni un tempo immuni e anche - come s'è visto l'estate scorsa - all'estero. Non possiamo, a questo riguardo, non apprezzare ciò che sta avvenendo per iniziativa delle associazioni di volontariato, chiamate Addiopizzo o in altro modo, e anche di importanti associazioni di categoria (...) Un analogo appello accorato era prima venuto dai confratelli della Calabria. A questi Vescovi e alle loro Chiese va la solidarietà convinta della nostra Conferenza, insieme all'impegno per una accorta vigilanza in ogni regione d'Italia.
Nel 60° anniversario della Carta Costituzionale che, specialmente nella sua prima parte, è così antropologicamente significativa - e dunque vera nel senso di non superata - e in un momento della vita sociale così delicato e con varie sfide aperte, non possiamo come Vescovi non rivolgerci all'intera classe politica per esprimerle la nostra considerazione e il nostro incoraggiamento.
Nessuno si stupisca se in questo quadro diciamo una parola ai politici di ispirazione cristiana, a coloro che tali sono e così si sono presentati al corpo elettorale, al quale devono rispondere (...) Sui temi moralmente più impegnativi, assecondare nelle decisioni una logica meramente politica, ossequiente cioè le strategie o le convenienze dei singoli partiti, è chiaramente inadeguato. Lo è per una coscienza schiettamente morale, ma lo è ad un tempo per una coscienza anche religiosamente motivata (...) Quando si tratta di avviare proposte legislative che vanno in senso contrario all'antropologia razionale cristiana, i cattolici non possono in coscienza concorrervi. Non c'è chi non veda infatti che una cosa è operare perché un male si riduca, altra cosa è acconsentire, in partenza, che leggi intrinsecamente inique vengano iscritte in un ordinamento. E non si tratta, qui, di un'imposizione esterna, ma di una scelta da operare liberamente in una coscienza "già convenientemente formata" (GS n. 43). Rispetto alla quale non possono esistere vincoli esterni di mandato, in quanto la coscienza è ambito interno, anzi intrinseco, alla persona, e dunque obiettivamente non sindacabile (...)
Sul fronte sociale, le testimonianze che direttamente raccogliamo nei nostri contatti con la gente ci avvertono che nell'anno appena trascorso si sono aggravate le condizioni economiche di molte famiglie (...)

Ogni nuovo figlio, oltre che una speranza di vita, rappresenta purtroppo un rischio in più di impoverimento. "Di fatto - sottolineava in conclusione la stessa Caritas - l'Italia incoraggia le famiglie a non fare figli".

Rispetto a questo contesto, l'azione di governo attraverso la legge finanziaria ha dato risposte assai parziali come il bonus - pure importante - per gli incapienti. A fronte di misure positive volte alla generalità dei contribuenti, quali gli sconti per i proprietari di abitazione e per gli affittuari a basso reddito, è urgente una strategia incisiva d'intervento strutturale volta al sostegno della famiglia nei suoi compiti di allevamento e cura dei figli (...) Le cifre relative alla povertà segnalano come sia necessario porre mano con urgenza - anche in riferimento alla continua, allarmante crescita dei prezzi - a una politica di rinforzo degli stipendi più bassi e delle pensioni minime, e in questo contesto esprimere un sostegno alle famiglie non limitato ai soli redditi, ma mirata ai carichi familiari (...)

(©L'Osservatore Romano - 21-22 gennaio 2008)

IL TESTO INTEGRALE DELLA PROLUSIONE DEL CARDINALE BAGNASCO