12 gennaio 2008

IL TESTO AUTENTICO DEL DISCORSO DEL CARDINALE RATZINGER SU GALILEO GALILEI (Roma, UNIVERSITA' LA SAPIENZA, 15 febbraio 1990)


Vedi anche:

DISCORSI, TESTI E OMELIE DEL TEOLOGO E DEL CARDINALE JOSEPH RATZINGER

Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede! (il discorso che il Papa non pronuncera' alla Sapienza)

Il Papa: "Come professore emerito vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui..."

IL PAPA E L'OSCURANTISMO INTOLLERANTE DEI LAICISTI UNIVERSITARI: LO SPECIALE DEL BLOG

Gli "illuminati sapienti" si oppongono alla visita del Papa alla "Sapienza" e attribuiscono a Benedetto una frase non sua (Viva la democrazia!)

Il 17 gennaio Benedetto XVI alla Sapienza. Si preparano contestazioni (Il Foglio)

Gli studenti "illuminati dalla Sapienza": il Papa è contro Galileo. Peccato che il cardinale Ratzinger non abbia mai pensato una cosa del genere...

I gruppi studenteschi di sinistra della Sapienza preparano l'accoglienza al Papa che ha parlato alla Sorbona e insegnato a Tubinga!

Cari professori e cari studenti dell'Universita' "La Sapienza", di seguito potete leggere cio' che l'allora cardinale Ratzinger disse REALMENTE a Roma, ALLA SAPIENZA, a proposito di Galileo.
L'allora cardinale non ha in nessun modo fatta propria la frase di Feyerabend
("La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione"), ma l'ha semplicemente citata in un discorso piu' ampio sulla necessita' di discutere seramente della scienza moderna.
Oltre a Feyerabend, l'allora cardinali cito' altri intellettuali.
Siamo onesti e andiamo alle fonti! Non fidiamoci mai della vulgata mediatica o dell'ideologia che tende a farci diventare tutti uguali uniformandoci al pensiero unico

Grazie a Gemma per avere trovato questo testo :-)
R.

Joseph RATZINGER

La crisi della fede nella scienza

tratto da Svolta per l'Europa? Chiesa e modernità nell'Europa dei rivolgimenti, Paoline, Roma 1992, p. 76-79.

"Nell'ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall'uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile.

Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.

Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne -già nel secolo successivo- elevato a mito dell'illuminismo. Galileo appare come vittima di quell'oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l'Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l'avversario della libertà e della conoscenza. Dall'altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell'uomo dalle catene dell'ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell'oscuro Medioevo (1).

Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l'affermazione dell'esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Egli scrive testualmente: «Dal momento che, con l'abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così ?qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l'ipotesi? adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile» (2).

Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell'accaduto.
Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae:
«Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo» (3).

Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive:

«La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (4).

Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica.
Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?».

Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. [...]

Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica".

(1) Cfr. W. Brandmüller, Galilei und die Kirche oder das Recht auf Irrtum, Regensburg 1982.
(2) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920; Cfr F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 110.
(3) E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p. 920s.; F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 111.
(4) P. Feyerabend, Wider den Methodenzwang, FrankfurtM/Main 1976, 1983, p. 206.

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46 commenti:

euge ha detto...

invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive:

«La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione» (4). La storia di Ratisbona si ripete.......... anche qui una frase detta da un filosofo agnostico- scettico viene impunemente e falsamente data come pronunciata da Rtzinger. Troppa fatica presumo leggere tutto il discorso per accorgersi che come la frase del discorso di Ratisbona fu pronunciata da un certo Emanuele Paleologo e non da Benedetto XVI contro l'Islam, anche questa su Galileo Galilei fu pronunciata da questo filoso che peraltro, viene citato chiaramente nel discorso e non dall'allora Cardinale Ratzinger. Troppa fatica accertarsi della verità meglio e più facile, inventare e gettare palate di fango su chi non le merita.
Grazie Gemma per il tuo contributo alla verità.

mariateresa ha detto...

ecco mi piacerebbe tanto che il prof. Cini (non sose ricordo bene il nome) e amici leggesse il testo.Lasciamo stare gli studenti anche se anche a loro farebbe bene.
Questi bei tomi hanno deciso di lanciare l'interdetto su un discorso nel nome della libertà della scienza.
La faccenda è troppo assurda per essere vera. Eppure è vera.
Grazie davvero Gemma.

mariateresa ha detto...

Aggiungo, a pubblico ludibrio, questo link
http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o10819
è il manifesto dei manifestanti , certo Megafono rosso, è roba pr stomaci forti, quindi gli amici del blog più impressionabili se ne astengano.
Mi ha affascinato soprattutto il finale : No ai preti e ai padroni ,di straordinaria novità e originalità. Ma è tutto il sito che meriterebbe una collocazione adeguata in un museo archeologico.
E questi, secondo Repubblica, sarebbero i laici? Certo che se questa è la futura classe dirigente c'è da acquistare in saldo una pistola da poco e spararsi un colpo.

Raffaella ha detto...

Eh si'! Fra l'altro gli strali vengono anche dalla facolta' di giurisprudenza, la stessa che dovrebbe formare i futuri magistrali, vale a dire gli stessi soggetti bocciati all'esame di stato perche' scrivevano gli elaborati come fossero sms...questa e' la societa' del futuro? Oso sperare che ci sia di meglio...

Matz ha detto...

Aggiungo: in quanti tra i manifestanti conoscono la storia di Galileo?

Per chi vuoe rinfrescarsi la memoria c'è un bel resoconto di Messori qui

Anonimo ha detto...

Ecco una buona notizia:
PAPA: AZIONE UNIVERSITARIA, ALLA SAPIENZA PORTE APERTE A BENEDETTO XVI


Roma, 12 gen. - (Adnkronos) - "Gli studenti accoglieranno con entusiasmo e calore Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico in Sapienza. Le porte dell'Universita' per lui saranno sempre aperte. Le stesse porte dovrebbero chiudersi invece per quei professori che istigando odio e tensione vorrebbero trasformare l'Universita' italiana in un luogo di integralismo anticattolico da far invidia all'Universita' iraniana. L'Universita' deve essere aperta a tutti, figuriamoci se non ad un messaggero di pace come Papa Benedetto XVI". E' quanto fanno sapere i ragazzi di Azione Universitaria tramite il proprio presidente nazionale Giovanni Donzelli, che commenta cosi' l'appello contro la presenza del Papa all'inaugurazione dell'anno accademico della Sapienza lanciato da alcuni docenti universitari.

Anonimo ha detto...

E pensare che sono le stesse persone per le quali l'Italia sarebbe nelle mani del Vaticano.
Ma se questi professori hanno potuto fare questo appello, venendo pure in parte ascoltati (il papa non terrà più la lectio magistralis, ma solo un intervento), se i soliti giovinastri anticlericali capaci di ragionare solo a suon di slogan possono liberamente organizzare le loro volgari manifestazioni, mi chiedo allore dove sarebbe questo dominio vaticano.
La Chiesa usufruisce della libertà concessa a tutti, anche a loro.
E il papa non è certo un signor nessuno.
Mah.

nynoblog ha detto...

E' imbarazzante come si costruisca una falsa notizia decontestualizzando non una frase di Benedetto XVI, ma una citazione! Grazie per aver riportato questo testo, una goccia di verità in un mare di menzogne... Aggiungerò la mia goccia citandoti sul mio blog...

Anonimo ha detto...

Incredibile..se si cita un frase di qualcuno senza smentirla o dimostrarne la scorrettezza significa che se ne condivide il pensiero!!
La chiesa in questo caso ha sbagliato,come ha ribadito in maniera chiara e netta Wojtyła. Questo papa è convinto che quando la verità scientifica entra in contrasto con la verità rivelata, la prima deve fermarsi. Questo non puo' essere accettato!
Anche per questo da convinto cristiano non so se posso dirmi altrettanto convinto cattolico.

Raffaella ha detto...

Il Papa non condivide il pensiero citato. Leggere bene il discorso, gli aggettivi usati per introdurre le citazioni (Sorprendente, frettolosa apologetica) e le conclusioni del cardinale.
Prendo atto che per alcuni citare il pensiero altrui significa sempre e comunque approvarlo.
Bel ragionamento...

guf ha detto...

tralasciando per un attimo la questione della posizione del papa su galileo (sarei davvero curioso di ascoltarlo rispondere in modo diretto e sintetico ad una domanda altrettanto diretta in merito), ciò che per me è cruciale e centrale è il seguente aspetto.

si invoca il diritto alla discussione, all'espressione libera in ogni sede civile, e sono certamente d'accordo. Tuttavia qualsiasi cosa venga detta dal papa viene scritta, ripetuta ed urlata da QUALSIASI media, mentre le posizioni di altri liberi pensatori, che come TUTTI avrebbero diritto ad essere ascoltati, e magari proprio le stesse repliche alle posizioni del vaticano, sono relegate a piccole rubriche di QUALCHE media, quando va bene.

non sono un sprovveduto e mi rendo conto che la mia voce non può avere la stessa enfatizzazione mediatica di quella di Ratzinger, a prescindere dalla competenza e dall'obiettività in determinati campi. Tuttavia mi chiedo:

a) qual è il nesso tra il papa ed il mondo accademico? L'apertura dell'anno accademico può essere appannaggio di un premio nobel per la letteratura, per la fisica, può essere un privato che investa a fondo perso in borse di studio.. ma il papa?

b) c'è l'angelus, c'è il portavoce del vaticano, tutti i media si scannano per cogliere ogni sillaba del santo padre, ma vogliamo dare voce anche a qualcun altro, almeno in qualce sede?

c) cosa aspeta la chiesa a prendere ufficialmente una posizione non anacronistica riguardo certi fatti? Il cardinal Bellarmino, grande "amico" ed "estimatore" di Galilei, oltrechè inquisitore, è tuttora santo (come il buon ignazio da loyola, altro tenerone).. e poi ci si attacca a seppur ragionevoli dubbi su una citazione? Ma via..

Non c'è nulla di estremista nel richiedere chiarezza.

sperando che il gestore del blog si dimostri aperto, democratico e liberal come pare professarsi, saluto

Raffaella ha detto...

Non e' del tutto vero che le parole del Papa vengano riprese perche' spesso esse vengono strumentalizzate ed estrapolate dal contesto in cui vengono dette. Inoltre la maggiorparte dei giornali e' laica se non laicista ed evita scientemente di dare spazio a pensatori cattolici (stamattina ho letto critiche durissime al Papa da parte di due professori della Sapienza ma nessuna "difesa" del Papa e soprattutto nessun riferimento al testo originale pronunciato a Parma).

1) Il Papa e' stato per piu' di vent''anni docente universitario nonche' vicerettore dell'universita' di Ratisbona (non della Sapienza!). Inoltre e' un filosofo ed un teologo.

2) di solito viene riportata mezza parola del Papa e mille sillabe di critica (vedi stamattina)

3) la Chiesa ha gia' riabilitato Galilei.

Pierluigi ha detto...

@ guf

1) L'università "La sapienza" di Roma è stata fondata il 21 aprile 1303 da papa Bonifacio VIII: Benedetto XVI è nientemeno che il diretto successore del fondatore della stessa università.
Come legame mi pare più che sufficiente.

guf ha detto...

1) Il Papa e' stato per piu' di vent''anni docente universitario nonche' vicerettore dell'universita' di Ratisbona (non della Sapienza!). Inoltre e' un filosofo ed un teologo.

1) L'università "La sapienza" di Roma è stata fondata il 21 aprile 1303 da papa Bonifacio VIII: Benedetto XVI è nientemeno che il diretto successore del fondatore della stessa università.
Come legame mi pare più che sufficiente.

Va benissimo, c'è un legame tra mondo accademico e Ratzinger, posso concepire l'invito (anche se ritengo che mille altre persone potrebbero assolvere a quel compito a maggior diritto). Tuttavia io non riterrei un merito essere il successore di colui che si sentì dire "Ahi, Bonifax, che come putta trattasti Romana Eglesia" (Jacopone da Todi), per quanto fondatore di un'Università.

2) di solito viene riportata mezza parola del Papa e mille sillabe di critica (vedi stamattina)

mi auguro tu stia scherzando, se in un paese laico la prima rete nazionale manda in diretta la messa domenicale come puoi dire che non viene data voce al papa? Le opinioni del papa su aborto, eutanasia e procreazione assistita stanno sulle prime pagine di tutte i giornali, come il contenuto dell'omelia, mentre la replica di Odifreddi sta su repubblica ogni tanto.. E quando non parla direttamente Ratzinger ci pensa il CEI, che senza interrogarsi sull'influenzabilità di certa parte dell'elettorato si schiera, in modo neanche tanto velato, a favore o contro un certo referendum, dando chiare indicazioni di voto ai fedeli, poco critici ed autonomi nel loro pensiero e maldisposti ad informarsi in modo omogeneo e completo. Tutto ciò sempre giovandosi della massima visibilità su TV e carta stampata. Negarlo equivale per mio conto a chiudere la discussione, è un dato di fatto incontestabile.


3) la Chiesa ha gia' riabilitato Galilei.

Benissimo, lo so, era ora, ma a quando la condanna di Bellarmino, Ignazio e tutti gli altri inquisitori che sono tuttora santi e padri della chiesa? Sia chiara una cosa, Galileo non ha fatto nulla di male, non era necessaria una riabilitazione di Galileo, bensì una chiara e netta presa di distanza da chi costrinse Galileo all'abiura! Sono due cose ben distinte!

**********************

Posso dissociarmi dalla lettera dei prof romani, a favore di una richiesta: poter dialogare con il papa e pretendere, in quella sede e subito, delle risposte chiare. Ma a occhio questo non sarà mai possibile, proprio per quel timore reverenziale che le istituzioni hanno ancora nei confronti della chiesa.

Dunque, io professore devo ospitare qualcuno che la pensa in modo diametralmente opposto a casa mia e so per certo di doverlo ascoltare senza poter replicare alle sue frasi.. È lecito richiedere di non far entrare quella persona a casa mia? Secondo me, per quanto non sia la migliore soluzione, è lecito e non è affatto scandaloso.

Concludo commentando il discorso "completo" di Ratzinger a Parma: non per essere polemico, ma dall'estratto che ho trovato tutto ciò che vedo è l'ennesimo "fare orecchie da mercante" alla solita domanda "qual è la posizione chiara, netta e definitiva della chiesa in merito a..". Vi è un elenco di posizioni sul paradigmatico "affaire Galilei", posizioni mai abbracciate ma dalle quali non vi è alcuna traccia di dissociazione.

E allora, nuovamente: io credo che la questione su Galileo sia cruciale, come posso apprezzare che il discorso di inizio anno sia tenuto da una persona che non si pronuncia in merito? Posso chiedermi esterrefatto a che titolo quest'uomo venga in casa mia a parlarmi? Il pulpito di una chiesa, casa sua, queste sono le sedi deputate all'espressione dele sue idee. L'aula magna di un'università laica non lo è, essa appartiene a coloro che ogni giorno sudano per trasmettere o acquisire sapere e non vogliono politica, nè religione, ma soltanto amore per la scienza, cioè la filosofia nella sua accezione originale.

Sono stato, credo troppo prolisso, per la fretta non credo di essere neppure riuscito ad argomentare le mie posizioni in modo convincente, se avrete la volontà di leggere tra le righe, come siete disposti a fare per i discorsi del santo padre, credo riuscirete comunque a capire.

Anonimo ha detto...

Non è caratteristica di questo pontificato una strenua chiusura e ritorno a certo clericarismo, dai toni piuttosto duri che si celanon dietro una presunta paura per l'anima del fedele?

Raffaella ha detto...

Ma il cardinale ha preso le distanze quando ha concluso: "Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande".

Non e' necessario affermare costantemente che ci si dissocia da un'affermazione. Forse lo fa un professore di storia a proposito di una frase di Hitler?
Il Papa non si e' imposto, non ha bussato alla porta della Sapienza ma e' stato invitato.
Come ospite va trattato con rispetto. Trovo grave che gli sia stata negata la lectio magistralis e trovo ancora piu' grave che il Papa sia trattato peggio del terrorista invitato in universita'.
La fede non si impone...mai!
Anche il Papa non impone nulla. Sta a noi seguirlo oppure no. In ogni caso non si puo' contestare nessuno prima di averlo ascoltato.
Il Papa ha parlato di Galileo definendolo "grande" in una risposta data a braccio...

Anonimo ha detto...

quando ero all'università venne in visita il dalai lama. nessun professore si oppose né fece pelosi distinguo, anzi gli si riservò una cortese accoglienza in quanto esponente di una religione (direi filosofia) proveniente da un'altra tradizione. riservare un trattamento così maleducato e isterico nei confronti del Pontefice è un insulto all'istituzione universitaria e alla comunità scientifica tutta.

Anonimo ha detto...

Ma scusate, perchè nessuno vuol far chiarezza su cosa voleva dire Benedetto a Parma?
Da una parte tanta gente intende ciò che vuole, dall'altra c'è un clero che non si preoccupa di chiarificare ciò che è stato frainteso.
Io farei parlare il Papa, dandogli così la possibilità di chiarire la sua posizione. Oppure prevedere un intervento da parte di un portavoce dei "dissidenti".
Non so...sembra che ogni occasione è buona per aprir bocca e dare aria ai denti...
Cmq complimenti x il blog: è l'unico posto che ho trovato in rete dove si può leggere il testo integrale (e pensare che la Rete doveva portare Libertà di informazione...meno male esistono i blog!)

Ste

Gonzalo ha detto...

Grazie per aver ripreso il testo originale. C'è sempre bisogno di chiarezza.

Pier Luca Bancale ha detto...

Considerando che la Sapienza ha almeno duemila professori, il fatto che solo 67 si siano opposti alla sua visita mi pare abbastanza confortante!

marius ha detto...

cari amici anche Sua Santità è un uomo e come tale può anche commettere dei piccoli errori , infatti ritengo che il discorso possa dareil via delle interpretazioni e strumentalizzazioni molto discutibili .
Quello che fece Karol Woitila su Galileo assolutamente non lasciava adito a dubbi . E' solo una questione dicomunicazione ...spero !

Raffaella ha detto...

Hai detto bene: strumentalizzazioni e interpretazioni! Entrambe non rispettano il testo dell'intervento del cardinale, in se' chiarissimo.

Alex ha detto...

Quello non è il testo originale del discorso.

Quello riportato è il testo pubblicato 2 anni (!!!) dopo. A Parma disse altro tra cui

- Ratzinger affronta il tema della scomunica di Galileo Galilei. Dice testualmente: "Il Papa ha concesso la riabilitazione di Galileo Galilei solamente per un motivo politico. La condanna del Galilei era giusta perche' si opponeva alla parola delle Chiesa qualunque fosse la verita' scientifica"

Raffaella ha detto...

Caro Alex, eri a Parma nel 1990? Ci fornisci il link del discorso originale del cardinale Ratzinger? Sei in grado di fornire la trascrizione dell'intero intervento?
Attenzione: non valgono i titoli dei giornali perche' sappiamo quanto sono fuorvianti.
Grazie

Anonimo ha detto...

Buongiorno, sono capitato su questo blog nel tentativo di capire la vicenda della citazione da parte di Ratzinger.
Avete pubblicato una parte del discorso incriminato contenente la citazione di Feyerabend insieme ad altre citazioni.
Sicuramente informazioni importanti, rispetto ai gionali di cui di parla di tutto tranne che dei fatti. Sinceramente però dall'estratto del discorso che avete pubblicato non sono riuscito a capire bene il valore della citazione. Sarà che non sono esperto di teologia, ma sicuramente se pubblicate una parte più ampia del discorso è più facile riuscire a comprendere il vero significato di quella citazione.
Vi saluto e vi ringrazio,
Luigi

guf ha detto...

Cara Raffaella,

prendere le distanze è altro, insisto nel dire che prendere le distanza significa DISCONOSCERE UFFICIALMENTE ED IN MODO CHIARO LE POSIZIONI DI BELLARMINO E SOCI, TOGLIENDOLI DALNOVERO DEI SANTI E PADRI DELLA CHIESA CATTOLICA.

So che il papa non siimpone, infatti la lettera era rivolta al rettore, mica a Ratzinger. Mi rendo conto che ritirare un invito è un'offesa alla persona, tuttavia vado ad elencare gli scenari possibili:

a)Ratzinger parla (dellap[ena di morte, peraltro), i docenti provano a chiedergli una posizione chiara sull'affaire Galileo: vengono tacciati di essere inopportuni e di fare domande poco coerenti col tema dell'intervento. Inoltre una lectio magistralis non presuppone un momento di confronto.

b) nessuna domanda, fischi in forza delle posizioni poco chiare in merito all'affaire Galilei: i giornali titolano "i soliti comunisti maleducati rovinano una gionata di pace e cultura", i politici di dissociano da una manifestazione tanto volgare.

c) il rettore ritira l'invito, dimostrandosi antidemocratico e maleducato: c'è una scossa, la gente gli chiederà perchè l'abbia fatto ed i problemi che ho enumerato qua sopra verranno affrontati di petto, per la prima volta.

Il vero problema, cerco di renderlo più chiaro e di dirlo in modo più diretto, è a mio avviso l'eccesso di visibilità dell'opinione della santa sede rispetto a tante altre voci altrettante autorevoli. La responsabilità è dei media e dei politici, ed entrambi cavalcano un'inerzia, una deriva tutta italiana, per la quale ogni opinione contro la santa sede è cieca furia anticlericale.

Concordo sul fatto che l'estratto fosse un po' troppo ridotto, magari per un non addetto ai lavori come me, per essere perspicuo.

Buona giornata

Raffaella ha detto...

Il Papa non puo' togliere dall'elenco dei Santi nessuno. Credo che questo sia proprio impossibile.
Mi pare che il Papa abbia espresso piu' volte la sua stima per Galileo (sia prima dell'elezione sia dopo).
E' chiaro che se il Papa fosse in qualche modo interrotto io stessa farei un casino epocale :-)
R.

lele ha detto...

Veramente il papa non può "dissantare" un santo?? Non ci credo. Comunque secondo me la chiosa "La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande" che sarebbe il pezzo scacciadubbi, vuole dire tutto e niente. La "ragionevolezza più grande" dovrebbe essere quella che si trova nelle sacre scritture (non credo sia quella di world of warcraft) ed è soggetta alle interpretazioni dei teologi. Mi sembra pretestuoso pensare che il papa debba essere un amico o nemico della scienza, il papa fa il capo della chiesa, governa il suo popolo cattolico secondo, appunto, le interpretazioni delle sacre scritture, all'epoca di Galileo governava e giudicava in senso temporale su una popolazione più vasta, e fece bene a giudicare, secondo la sua teologia, come "male" i suoi scritti per il bene del suo popolo. Detto questo la "ragionevolezza più grande" nella quale operano gli scienziati può essere la medesima (un esempio stupido, un medico che non opera aborti) oppure diversa (uno scienziato che non lavora sui laser per non offrire sistemi di puntamento all'industria bellica). La lettera ufficiale dei prof era una presa netta di posizione riguardo alla sua "ragionevolezza più grande" in nome di qualche altra o nessuna. Nella lettera si esprime l'inopportunità, non mi pare la censura.
Ciao

ilaria ha detto...

essendo stato nominato Woitila riporto una parte del Concilio Vaticano II (frase rvoluzionaria rispetto al passato, reperibile nel n. 76 della Costituzione del concilio): "Certo le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la chiesa stessa si serve delle cose temporali nella misura che la sua missione richiede. tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità civile. anzi essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove condizioni di vita esigessero un altro ordinamento"

Anonimo ha detto...

C'è da farsi venire i brividi. Questi sono gli uomini e donne dai quali ci si aspetta che curino la formazione dei nostri giovani. Questa gente si presenta come la crema di una cultura che vuole insegnare al mondo intero la lingua del dialogo e della tolleranza, che si stupisce della difficoltà che assilla i popoli in guerra fra loro a trovare la via della pace. Queste persone isolano una frasa da un discorso e da un'intera vita e risollevano un rancore vecchio di 400 anni. La Sapienza che genera Saccenza ed Insipienza. O forse più meschinamente, come fanno i mille mosconi che stirano il collo davanti a ogni telecamera che circola in Italia, cercavano solo un po' di notorietà, cercavano soltanto di uscire da una mediocrità e invisibilità, magari rincorrendo un invito in uno studio televisivo. Beh, lo otterrete, potrete fare il mea culpa davanti a milioni di telespettatori, oppure inalberarvi nel vostro orgoglio e attaccarvi disperatamente all'ultimo relitto della vostra pochezza umana.

lorenzo ha detto...

è triste vedere come gente di una certa cultura, come dovrebbero essere i docenti di una prestigiosa università (la sapienza), si riduca a basare le proprio ragioni su luoghi comuni errati e diffamatori. sarebbero bastati 5 minuti per documentarsi sul famoso discorso ed essere posti davanti all'evidenza: il Papa ha semplicemente riportato una frase non sua e nel suo discorso non v'è traccia di accuse a Galileo o alla scienza. ripeto è triste che persone di quei livelli si lascino trascinare da gente ignorante.
grazie per il post!

Anonimo ha detto...

Nello specifico il riferimento a Bloch su cui Ratzinger articola buona parte del suo discorso è specioso e fuorviante.
La superiorità del sistema eliocentrico su quello geocentrico non deriva unicamente da una maggiore "semplicità dei calcoli", ma soprattutto, come divenne chiaro con Keplero prima e Newton poi, nella sua mirabile concordanza con la descrizione dinamica (basata sulle forze mutue tra Sole e pianeti) del sistema planetario.
E' chiaro che i moti apparenti dei pianeti a noi osservatori basati sulla Terra (moti estremamente complicati nella descrizione geocentrica, con epicicli, deferenti, etc.) appaiono svolgersi attorno a noi, ma non c'è verso di conciliare questa visione con la descrizione dinamica, basata sulle forze reali, cui accennavo sopra: Mercurio, Venere e gli alri pianeti non ruotano attorno alla Terra, perché non esistono forze che li vincolano in tal senso, nè lo fa il Sole, che con buona approssimazione, data la sua enorme massa, è praticamente immobile (in realtà un pochino si muove), con la coorte dei pianeti che gli gira intorno.
Queste cose Galilei, all'epoca del suo processo, non le sapeva perché la dinamica di Newton e la legge di gravitazione universale erano ancora di là da venire, tuttavia egli intuì, sulla base di osservazioni profonde e perspicaci, la superiorità del sistema copernicano che la Chiesa aveva messo all'indice.
L'errore della Chiesa di allora, errore per cui il processo a Galileo è diventato un archetipo della libertà di ricerca scientifica contro ogni imposizione oscurantista, fu quello di voler imporre per via dottrinaria delle verità di fede, dogmatiche, al di là del merito delle asserzioni scientifiche, che per loro natura sono sempre discutibili e criticabili su base razionale.

Non credo però che le contestazioni a Ratzinger da parte di alcuni settori del mondo accademico-scientifico si possano spiegare unicamente con riferimenti all'affaire Galileo.
Credo che i "mal di pancia" del mondo laico, e segnatamente scientifico, nei confronti della Chiesa e di questo papa in particolare siano ben altri.

Dalla legge 40 sulla fecondazione assitita, alla forte contrarietà sui Pacs; dal fuoco di sbarramento sull'eutanasia (con l'orribile episodio del divieto ai funerali religiosi per Piergiorgio Welby), alle posizioni antidarwiniste e antiscientiste; dalle "riforme" del culto in senso anticonciliare (ripresa della messa in latino, celebrazione del culto dando le spalle ai fedeli), alle posizioni su sacerdozio femminile e celibato dei preti; dalla posizioni arcaiche sulla sessualità e sull'utilizzo dei metodi anticoncezionali, all'insegnamento della religione nelle scuole statali, per finire con i favori fiscali (con esenzioni ICI sulle attività commerciali del Vaticano), tutto questo e altro ancora grida con forza che esiste un problema scottante dovuto alla forte d'interferenza della Chiesa nella vita civile del Paese.

I cattolici a volte si lamentano perché si sentono nell'occhio del ciclone e spesso contestati da parte dei loro conmcittadini non credenti, ma perché non provano di tanto in tanto a vedere la realtà dal punto di vista dei laici?

Laici che pur non essendo credenti:

1) non possono procerare tramite inseminazione eterologa e non possono far eseguire analisi preimpianto su embrioni destinati alla riproduzione;

2) non possono vedere, se coppie conviventi, riconosciuti alcuni diritti ragionevoli e fondamentali

3) non possono decidere, al termine della loro vita in una situazione senza speranza, di abbreviare le proprie sofferenze scegliendo di morire.

Ora voi, in questo forum, vi stracciate le vesti per il grave torto che avrebbe subito il pontefice cui sarebbe stato impedito di parlare all'Università di Roma, ma relativamente a tutte le coercizioni che voi come cattolici, direttamente o indirettamente, determinate in una parte importante dei vostri concittadini, negandogli di fatto la libertà di decidere personalmente e autonomamente su tante questioni importanti della propria vita non avete nessun mea culpa da fare?

Cordiali saluti,
A.

Raffaella ha detto...

Sempre le stesse cose...
La verita' e' che il Papa e' stato censurato e questa sara' un'onta che restera per sempre in questa sgangherata Italia.

Anonimo ha detto...

Ma Cara Raffaella, liquidi il lessaggio sopra con un semplice "sempre le stesse cose..."?

E' anche per questo motivo che l'Italia apparre cosi' sgangherata: molte persone non sanno dare il corretto peso alle situazioni.

Anonimo ha detto...

Se me lo consenti, vorrei fare un breve addendum al mio intervento precedente per precisare un punto importante.

Il Papa non è stato "censurato", perché nel nostro Paese, con tutti i media impegnati giorno dopo giorno a rendere conto di ogni sua affermazione, dalla messa della domenica, all'angelus, alle udienze in sala Nervi, non è possibile, tecnicamente intendo, censurare il pontefice. Prendi pure uno qualsiasi dei Paesi cattolici del mondo e non ne troverai un altro dove viene dato altrettanto spazio alle posizioni della Chiesa.

Va inoltre aggiunto che il discorso che Ratzinger avrebbe dovuto pronunciare alla Sapienza, già pronto e stampato, verrà diffuso domani dalla sala stampa vaticana a tutti i media nazionali, che, puoi scommetterci, lo diffonderanno in maniera pervasiva e capillare, dandogli una rilevanza molto superiore a quella che altrimenti avrebbe avuto.

Se poi vogliamo allargare un po' il discorso, vorrei chiedere a tutti quelli che parlano di occasione persa, di dialogo mancato, etc., ma di quale dialogo stanno parlando?

Io ho letto integralmente il discorso tenuto da Ratzinger a Ratisbona e vi ho trovato le solite affermazioni dogmatiche e di principio sulla limitatezza della ragione scientifica, in contrapposizione all'ampiezza autentica della razionalità umana, quella che riconosce nel cristianesimo l'unica religione razionalmente fondata e nella teologia cristiana la disciplina razionale di base, scientifica niente meno, in grado di farci giungere a Dio per via di ragione.

Ora mi chiedo, ma uno scienziato come fa a dialogare con una posizione simile?
La razionalità scientifica è limitata? Beh, se lo dice il Papa, allora...
Fatto sta che la metodologia della conoscenza scientifica è l'unica che dimostratamente ha consentito all'uomo di gettare un po' di luce sul mondo che ci circonda e di raggiungere quel minimo di conoscenze universali di cui diponiamo come genere umano.

Se per il Papa una tale prospettiva è angusta e limitata, mi dispiace per Lui, ma la Scienza moderna, che ha una storia plurisecolare alle spalle, ha sviluppato da tempo i propri specifici modi di approccio alla conoscenza del mondo, che trascendono completamente il punto di vista religioso.
Bisognerebbe prenderne atto piuttosto che cercare di capovolgere la realtà con contorcimenti dialettici degni di miglior causa.

Cordiali saluti,
A.

cattolica delusa ha detto...

Vorrei chiedere ad anonimo perchè tanta acredine nei confronti della Chiesa. Nei suoi "mal di pancia" dimentica che i temi sociali coinvolgono una visione dell'uomo che non è destinata ad umiliarlo ma ad essere uomo libero ma in relazioe con gli altri. Nella "procreazione" hai mai pensato che l'embrione è persona in potenza? Nelle polemiche antidarwiniste ti sei mai letto i documenti? Per i favori fiscali ti sei mai chiesto cosa riguardano? Per le posizioni arcaiche sulla sessualità ti sei mai chiesto se la Chiesa non abbia il diritto di dare indicazioni che indicano un cammino a chi desidera ritrovarsi in uno stile di vita che ritiene coerente con la propria fede? Una religione che parla di "diritto alla vita", di amore per i fratelli sopratutto per i più deboli, che parla di dialogo come può essere un pericolo se non per chi si crede onnipotente ed assolutamente perfetto?

Anonimo ha detto...

(Risposta a Cattolica delusa)

Non ho acredine nei confronti della Chiesa intesa come comunuità dei fedeli, anche se indubbiamente ho una forte avversione nei confronti della gerarchia vaticana.

In quanto alla libertà dei comportamenti umani su questioni eticamente sensibili, direi che essa è veramente tale quando all'individuo viene dato modo di scegliere tra opzioni diverse, non quando ne viene imposta per legge una sola, uguale per tutti.

Nello specifico delle tue contestazioni io la vedo così:

1) non considero l'embrione, tanto meno quando è composto da poche cellule "una persona" e credo che il diritto della donna, che considero un soggetto autonomo e indipendente e non un mero contenitore biologico, sia prevalente su quello del feto.

2) l'aborto di per sè lo considero comunque una piaga da ridurre al minimo e, possibilmente, da estirpare completamente, ma non credo si debba fare questo passando sopra il diritto all'autodetrminazione delle donne.
Credo che per raggiungere questo obbiettivo si debbano compiere azioni positive, come la diffusione capillare sull'infomazione sessuale e sull'utilizzo dei metodi anticoncezionali e il sostegno sociale alla maternità.
Mi piacerebbe molto, soprattutto nei Paesi del terzo mondo, afflitti dall'AIDS, vedere la Chiesa impegnata in prima persona nella diffusione delle metodiche anticoncezionali, ma purtroppo non è così.

3) Sull'antidarvinismo ho letto diversi interventi di prelati e non mi è sfuggita la rimozione del gesuita americano Padre Coyne, (operata da Ratzinger) dal suo ruolo di direttore dell'osservatorio astronomico del Vaticano, in Arizona, proprio per le sue posizioni aperturiste su Darwin.
Il cosiddetto "Intelligent Design", che non è che una forma un po' evoluta di creazionismo non è una teoria scientifica, in quanto non risponde ai requisiti minimi sul piano epistemologico per essere considerato come tale. Ritengo infine che la fede e le verità di fede non possano e non debbano interferire con il processo della ricerca e della costruzione progressiva delle verità scientifiche.

4) Sulle posizioni "arcaiche" sulla sessualità penso che la Chiesa sia liberissima di porporle a modello a quella sparuta minoranza di credenti che è in grado di farle proprie, ma mi sembra si tratti di un atteggiamento ideologico che ignora la biologia e la psicologia umane ed è del tutto dissonante con la modernità e lo spirito del tempo.
Lo so, la Chiesa pretende di avere degli ancoraggi a verità assolute e immutabili, ma la società cambia e il mondo è in divenire: se c'è una cosa impossibile per ogni cosa nell'Universo è l'immobilità.
L'architetto Renzo Piano ha detto una volta: "Il futuro può non essere rassicurante, ma è l'unico posto dove possiamo andare".

Come conclusione a questo breve, e sicuramente insufficiente, scambio di vedute voglio ribadire che come laico non contratso la religione in quanto tale, ma solo quando dal suo alveo tendono ad emergere delle tendenze fondamentaliste, che cercano d'imporsi sull'intero corpo della società, irrispettose delle varie opzioni di pensiero.

Spero non ti sfugga il fatto che:

il laico non "costringe" il singolo all'aborto, mentre la Chiesa) vorrebbe vietare il ricorso a questa opzione a tutti;

il laico non "costringe" le coppie al divorzio, mentre la Chiesa
vorrebbe impedirlo a tutti;

il laico non obbliga ad esercitare l'eutanasia, mentre la Chiesa vuole impedirla per tutti;

etc. etc.

Sono queste le due visioni che si scontrano, stato laico (visione etica molteplice + libertà individuale) vs. stato etico (unica visione etica e comportamenti imposti dall'alto e per legge al'intero corpo sociale) ed è per questo, torno a dire, che il papa e le gerarchie ecclesistiche non sono ben accolti nel mondo laico.

Cordiali saluti,
A.

Valerio ha detto...

Vorrei rispondere, da laico, all'intervento di Anonimo di ieri.
Non commettere anche tu l'errore, che fanno peraltro emeriti studiosi e politici, di confondere i diversi temi e collocare nello stesso calderone problematiche che, da un punto di vista etico-giuridico, non possono ricevere lo stesso trattamento.
L'errore più grande del cosiddetto mondo laico è quello di ritenere giusto e sacrosanto tutto ciò che è in contrasto con la dottrina cattolica.
Insomma, tra divorzio, aborto, pacs, eutanasia, legge 40, solo per citare alcuni dei temi su cui si grida allo scandalo per ogni presa di posizione Vaticana, c'è una notevole differenza; e se davvero abbiamo la presunzione di avere la mente aperta alla ragione, non solo scientifica, ma anche giuridica, ci accorgeremmo che non si tratta di "diritti" della stessa specie.
Per quanto riguarda poi la sovraesposizione mediatica del Papa a discapito di altre voci autorevoli tu hai citato il prof. Odifreddi.
Bene; io l'ho ascoltato attentamente sia alla radio, a Radioanch'io, che in tv a Porta a porta.
Il Matematico ha sostenuto con forza che Ratzinger sarebbe un provocatore e un fomentatore dello scontro ideologico.
A sostegno della sua tesi ha portato ad esempio il discorso del Papa agli Amministratori laziali del 10 gennaio.
Ha sostenuto che li ha trattati a pesci in faccia creando così un incidente diplomatico.
Ora, non avendo io scorto, nel discorso papale nessun elemento a sostegno della tesi dell'illustrissimo professore, gli ho scritto chiedendogli la cortesia di farmi avere il testo originale dell'intervento del Pontefice perchè evidentemente quello in mio possesso, e diffuso dalle agenzie di stampa, non è la versione originale....
Credi che mi risponda?
Quindi Anonimo, partiamo dal presupposto che nessuno può insegnare agli altri, che tutti abbiamo dei grossi limiti e che soprattutto, tutti abbiamo un gran bisogno di dialogo.
Ma per dialogare o anche solo per verificare l'esattezza delle proprie convinzioni è necessario il rispetto dell'interlocutore.
La verità non viene acquisita nè per grazia divina nè per "presunzione" scientifica, ma è un cammino di ricerca continua.
Spero di sentirti presto.

Anonimo ha detto...

Scusate se intervengo, ma volevo commentare il link riguardo il processo a galileo postato tra i primi commenti. Come può l'autore stabilire una discriminante di valore tra i papi che nel passato, senza evidenza alcuna ne riscontro nella mentalità comune del tempo, lanciavano i loro strali contro la modernità che poi si sono rivelati profetici e Galileo che con basi altrettanti (in)solide enunciava la sua convinzione? Mi sembra quantomeno incoerente.
Come si può poi definire saggio la riprovazione del tempo per l'uso del linguaggio volgare invece del dotto latino, appannaggio delle elites? Non è certo l'insegnamento della scienza che questa vada rinchiusa nella torre d'avorio degli eletti. Forse il messaggio di Galileo, al di là della mancanza di prove, era più profondo - e proprio per questo più pericoloso.

Anonimo ha detto...

(Risposta per Valerio)

Il fatto che la Chiesa faccia politica e difenda a spada tratta le proprie posizioni, a mio sommesso parere spesso arretrate e antistoriche, su una pluralità di temi (che, ti assicuro, so distinguere benissimo l'uno dall'altro) non mi crea alcun problema: è un suo assoluto e inviolabile diritto.
Il problema laicità di questo Paese è un problema politico, ed è costituito dai 3/4 dei parlamentari italiani (di distra, di centro e di sinistra) che, sebbene eletti e stipendiati dal popolo italiano legiferano sulle materie "eticamente sensibili" prendendo ordini (e alcuni se ne vantano pure) direttamente dal Vaticano.
Guarda cosa è successo in Spagna, che passava per essere un Paese molto cattolico e molto osservante.
E' stato eletto Zapatero e la maggioranza del parlamento spagnolo lo ha sostenuto lealmente
e non lo ha mai abbandonato in tutte le iniziative, alcune delle quali effettivamente rivoluzionarie e dirompenti, che ha portato avanti.
La Chiesa spagnola (e di Roma) ha protestato con tutte le sue forze, è scesa in piazza, ma lui è andato avanti per la sua strada e adesso la Spagna è un Paese più laico e più libero.
Un Paese che invidio.

Che l'Italia sia l'unico Paese europeo dove, tanto per citare qualche caso, non esiste l'analogo dei Pacs e dove è vietata l'analisi preimpianto sugli embrioni nelle pratiche di fecondazione assitita è un dato di fatto. Al punto che in seguito alla promulgazione della legge 40 si è creato un flusso cospicuo di coppie che si rivolge all'estero (Spagna, Belgio, alcuni Paesi dell'est), con il bel risultato di aver impoverito le famiglie e le istituzioni sanitarie italiane cui certe pratiche sono ora vietate per legge.
Tutti questi sono fatti, non opinioni.
E marcano una differenza, un'unicità (in senso negativo a mio parere) del nostro Paese rispetto a tutto il resto dell'Occidente.

Per quanto riguarda Odifreddi, non l'ho mai citato (sarà stato un altro anonimo, io sono quello che si firma A.) e non è, almeno per me, un punto di riferimento ideale, tuttavia nello specifico degli "schiaffi" (vere e proprie mazzate direi) comminati da Ratzinger agli amministratori di Roma e del Lazio ha ragione da vendere.
Non che l'atteggiamento di Ratzinger giustifichi o sia alla base delle contestazioni universitarie al pontefice come vorrebbe O. (non c'entra assolutamente nulla), ma invitare gli amministratori della città di Roma in casa propria e poi criticarli aspramente dicendo che Roma vive raltà di grandissimo degrado, è una città insicura etc. etc., mentre ancora accarezano tra le mani i preziosi doni ancora da consegnare al pontefice, non è certo un ateggiamento conciliante e rispettoso del galateo costituzionale.
E' un po' come se Veltroni avesse invitato il Papa in Campidoglio e gli avesse detto: "La chiesa cattolica che lei guida, in particolare quella americana, è fortemente degradata per la diffusione della pedofilia e degli scandali sessuali...", è chiaro che sono cose che non si fanno.

A riprova della gaffe papale considera che uno o due giorni dpo l'episodio la sala stampa vaticana ha cercato di stemperarlo corregendo il tiro e sostenedo che il Papa era stato travisato e strumentalizzato è che Egli apprezzava molto gli sforzi degli amministratori romani (sic!)..., ma ormai il danno era già stato fatto.

Tieni presente infine che al sottoscritto, cui Veltroni non sta molto simpatico proprio per via del suo atteggiamento di sudditanza politica, morale e psicologica nei confronti del Vaticano, l'episodio ha fatta in realtà un enorme piacere e i ceffoni papali (una volta tanto) me li sono proprio goduti.

Cordiali saluti,
A.

aetius ha detto...

Suppongo che siano stati pochi coloro che si sono presi la briga di leggere integralmente il discorso del Papa. Molti avranno fatto come sempre si fa in questi casi: stralci ricavati dalle agenzie, riassunti, frasi e citazioni. Chi ha preso Il Foglio di ieri magari si è limitato a leggere il titolo: “Papa galileiano spiega ai sapienti la ricerca della verità”. Fatto ciò ci si è sentiti in diritto di sparare bordate pro o contro i “sessantottini-intolleranti-come-ai-tempi-di-Lama” o contro i “baciapile-clericali-reazionari-e-magari-anche-un-po’-fascisti”. Entrambi avrebbero posizioni avrebbero le proprie ragioni da addurre: da una parte si potrebbe criticare l’uso frequente della parola “verità” in un discorso sulla ricerca scientifica, dall’atra si farebbe notare come non vi siano forzature o prese di posizione preconcette.
Io, nel mio piccolo, voglio fare quello che a mio avviso risulta più rispettoso nei confronti dello sforzo del Santo Padre e al tempo stesso ciò che la logica della tolleranza dovrebbe richiedere: mi sforzerò di commentare nel mio piccolo il discorso mai tenuto. Almeno io, in tutta onestà, posso dire di averlo letto dalla prima all’ultima parola. Premetto di essere cattolico e, tuttavia, non mi sento esentato da poter esprimere consciamente un’opinione dato che mi sono laureato con una tesi in Metodologia delle scienze sociali.
Che cosa dice il discorso di Benedetto XVI? Esso rivendica orgogliosamente il diritto di un papa a parlare all’apertura di un anno accademico nell’Università della città di cui è Pastore: “il Papa è anzitutto Vescovo di Roma”; e ricorda in modo incidentale come l’Istituzione in cui parla sia stata fondata da un Papa, Bonifacio VIII, così come l’Università stessa nasce in seno alla Chiesa.
Non è soltanto una ragione storica da vincolare alla gratitudine, però, che dovrebbe legittimare il Papa a parlare di fronte alla comunità accademica. Si tratta qualcosa di più profondo: il diritto della fede a parlare e ad ispirare la ragione.
Il discorso del Papa è profondo, a volte perfino arduo. E confesso che alcuni passaggi rappresentano salti audaci che non sempre hanno una consequenzialità logica facile da afferrare per chi non ha il dono della fede. Tuttavia su questo è bene ragionare. Il metodo scientifico attualmente si riconosce, anche se non univocamente, nel fallibilismo popperiano, corrente che si è progressivamente imposta sull’induttivismo. Cosa dice il falsificazionismo? In sostanza asserisce che noi non partiamo dalla constatazione di ciò che accade in natura per formulare e verificare una teoria, ma che la capacità creativa dell’uomo tenta di unire cause a conseguenze di fatti che osserva, senza tuttavia avere mai la certezza che ciò che si proclama sia vero. Newton sembrava avere inequivocabilmente ragione (chi non conosce la storia della mela?), ma Einstein ne ha dimostrato falle immense. Così più semplicemente ciò che appariva di un’evidenza lapalissiana, che il Sole girasse intorno alla Terra, è idea di cui ora sorrideremmo. Possiamo dunque parlare di Verità all’interno del metodo scientifico? Certamente no. Lo scienziato dovrebbe rispondere con lo stesso scetticismo di Pilato: “che cos’è la Verità?”
In tal senso forse Ratzinger esige troppo quando dice “la storia dei santi , la storia dell’umanesimo cresciuto sulla base della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un’istanza per la ragione pubblica”. Né è sufficiente la precisazione che “molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio solo all’interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile”: questa considerazione infatti non nega quanto detto precedentemente sulla verità del nucleo essenziale della fede. Tuttavia credo che ciò possa essergli perdonato proprio in quanto Papa: non ha mai cercato di celarsi come fanno molti dietro un’aura d’imparzialità o di cosiddetto laicismo. Inoltre su quanto segue forse anche Popper avrebbe sottoscritto: “il messaggio cristiano in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi”. Dal momento in cui Kant fece a pezzi la metafisica si è stentato a trovare un posto per questa nel mondo della filosofia. E pure quest’ultima, come ammette lo stesso Ratzinger, stenta a trovare un proprio ruolo. Possiamo quindi ripensare la Verità come concetto? Dobbiamo tornare a Socrate, come suggerisce Benedetto XVI? Tentare di dare risposte a queste domande non può essere fatto in poche righe e sarebbe sempre e comunque un modesto ed inadeguato tentativo.
Due questioni tuttavia non possono essere eluse.
In primis la riflessione che fa Ratzinger sul pensiero di Rawls che “pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragion ‘pubblica’, vede tuttavia nella loro ragione ‘non pubblica’ almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono”. In breve il messaggio suona come: laicismo o no non potete chiedere ai cattolici semplicemente di stare zitti ma dovete dibattere con loro sul merito delle questioni. Non è un caso che Rawls sia filosofo politico contemporaneo particolarmente caro alla sinistra.
Secondariamente vi è un’altra considerazione che è bene fare. Ciò che lascia impressionati è lo sforzo impressionante per conciliare la fede con la scienza. E tale sforzo è ancor più lodevole se pensiamo che la comunità scientifica agisce nei confronti della religione con una spocchia a volte ingiustificata. Come si può dire che l’etica andrebbe sacrificata alla ragione? Che la scienza ha diritto di prendere le decisioni senza tener conto delle istanze religiose o morali? Se guardiamo alla legge di Hume non è lecito passare dal piano dell'essere al piano del dovere essere. Tuttavia se è vero che da un’azione intenzionale derivano infinite conseguenze intenzionali è forse il caso di domandarci quali risultati si avrebbero da pratiche scientifiche che intervengono sulla manipolazione della vita. Ritengo sia indubitabile, per esempio, ammettere che non è possibile calcolare esattamente come un organismo geneticamente modificato interagisca con l’ecosistema. E se è vero che anche il famoso battito d’ali di una farfalla può far piovere, non possiamo semplicemente fare spallucce su quali siano i prodotti di pratiche quali la clonazione o le pratiche eugenetiche. L’etica, specie quella della vita, richiede l’intervento della religione perché non si può lasciare assoluta libertà di scelta. Anche ponendo come vincolo “il bene dell’essere umano”, chi può definire un tale concetto? Per Zeno Cosini, ne “La coscienza di Zeno” di Svevo, la liberazione dalla malattia sarebbe stata una conflagrazione che distruggesse l’universo. Un paradosso? La filosofia vive di questi da quando fu inventata.
Un gruppetto di scalmanati non può far tacere queste domande. Strillino forte, ma tali questioni sono scritte nel cuore dell’uomo.

Lorenzo ha detto...

Sono capitato qua cercando il testo completo del famoso discorso di Parma...
concordo con chi ha gia' fatto osservare che lo stralcio riportato e' un po' poco per capire il senso del discorso. (oltretutto ci deve essere un errore di trascrizione nell'ultima frase... credo)
Leggendolo comunque io ho l'impressione (solo un impressione, ripeto) che il Papa abbia voluto difendere il diritto della Chiesa di condizionare la ricerca scientifica.

Come cristiano devo dire che non capisco molte delle iniziative e delle posizioni di questo Papa. Come fisico e insegnante di materie scientifiche, non posso che essere d'accordo con Marcello Cini (che vi assicuro, anche se molti di voi non lo hanno mai sentito nominare, si è meritato sul campo un certo rispetto) e con i fisici de La Sapienza.

Lorenzo

psp4 ha detto...

Se dovessi basarmi su questo stralcio di discorso, direi che la lettera dei professori e' del tutto comprensibile. Ma di nuovo, magari sono io che traviso. Mi associo con coloro che auspicavano la pubblicazione del testo integrale del discorso. Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...

Rispondo al dubbio di Lorenzo. Quello che potrebbe sembrare un errore di tracrizione è invece una finezza lessicale. Il papa qui usa attingere no secondo il senso attuale, ma quello latino di giungere a toccare, come si può anche evincere da uno studio etimologico, per cui tale verbo risulta composto dalla particella ad e tangere.

gu ha detto...

come fisico, e leggendo questo stralcio di discorso ritengo che prima di dare giudizi finali bisognerebbe leggere TUTTO il discorso, d'altra parte per quello che si puo' leggere condivido le posizioni come riportate ma marcello cini e gli altri firmatari. Vi consiglio a proposito di leggere anche la lettera aperta di Paolo Flores d'Arcais e quanto scritto da giorgio parisi in una lettera rintracciabile in rete

Anonimo ha detto...

Secondo me,il papa è stato un po' infondato perchè al tempo non avevano le tecnologie necessarie allo smentire o no galileo;analizzando,però,il fatto che nella scienza,ormai,manca la fede io direi che la considerazione è totalmente inutile.Infatti la cultura attuale propone l'immagine dello scienziato come una persona atea che non ha niente a che fare con i fatti della chiesa.Ma,in realtà,il NUOVO scienziato è uno scienziato che segue il modello di Galilei:lo scopritore che concilia fede con scienza.La gente sbaglia del tutto perchè confonde la Scienza con la Tecnica:la Scienza è lo scoprire i fenomeni naturali,la Tecnica, l'utilizzare le scoperte scientifiche a proprio piacimento sia a scopi benefici che a scopi bellici.