29 settembre 2007

Mons. Ravasi: il grazie così vicino alla grazia


Vedi anche:

Il processo farsa all'imputato Gesù, un commento del cardinale Carlo Maria Martini

Curzio Maltese legga anche Avvenire: forse imparerà a non commettere più errori da sonora bocciatura agli esami

I Vescovi sono "angeli" della loro Chiesa, perchè essi sono uomini di Dio e devono vivere orientati verso Dio

E' UFFICIALE: VIAN E DI CICCO ALL'OSSERVATORE ROMANO

Tocca a Maria Giovanna Maglie spiegare a Maltese la differenza fra la Cei ed il Vaticano...

Vaticano: giornata di ordinazioni e di nomine

Il Papa saluta le diverse comunità di Castel Gandolfo

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

Oggi l'ordinazione dal Papa con altri cinque confratelli

Il grazie così vicino alla Grazia nel giorno in cui sono vescovo

Gianfranco Ravasi

Ho voluto che il "Mattutino" oggi seguisse il suo corso, come in una delle tante giornate in cui le sue righe si affacciavano sulle opere e sui pensieri dei lettori con un invito a sostare e a riflettere. Ho chiesto, invece, uno spazio ulteriore al giornale perché – in modo molto semplice e spontaneo – mi rimangono alcune altre parole da dire in questa mattina.
Come ormai è noto, oggi papa Benedetto XVI mi ordinerà vescovo e mi avvierà verso un ministero pastorale un po’ speciale, quello della cultura. Un orizzonte che ho, certo, per anni già perlustrato lungo sentieri più modesti e che ora si aprirà davanti a me con nuovi e ben più ampi percorsi.
È, dunque, per me il momento di una svolta che è scandita anche a livello spaziale: lascerò Milano, le sale solenni e silenziose della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana, le vie di una città che conoscevo spesso metro per metro durante i miei passeggi vespertini, condotti (un po’ paradossalmente) per riflettere nonostante il frastuono esterno, che in realtà era per me un sottofondo familiare. Qui a Milano, lascio anche la sede di Avvenire e quindi il giornale nel suo formarsi quotidiano. È stato il mio costante compagno di viaggio nello schiudersi di ogni giorno per ben quindici anni. Un legame che non riesco a troncare oggi perché – devo essere sincero – sarebbe una lacerazione troppo forte e sanguinante.
Per qualche tempo, dunque, mi preparerò a quell’addio che ci scambieremo a fine dicembre quando passerò la mano a un’altra penna e a un’altra voce. Ora è solo il tempo di un abbraccio per un saluto e un grazie. Soprattutto per il ringraziamento: questi anni che ho trascorso con voi, lettori del "Mattutino", saranno per me indimenticabili. È stato, infatti, un dialogo continuo, spesso implicito, altre volte trasformato in colloquio diretto quando ci incontravamo sui treni o per le strade delle molte città in cui passavo per le mie conferenze, oppure divenuto una conversazione che si svolgeva attraverso le vostre lett ere. Sì, quelle lettere che nei giorni scorsi mi hanno sommerso di parole affettuose, di rimpianti, di strette ideali di mano.
Un fremito percorre il mio cuore rievocando questo vincolo d’amicizia, che è uno dei doni più belli che abbia ricevuto nella mia esistenza. Il direttore Dino Boffo, che è stato l’artefice iniziale del "Mattutino", quando ancora io ero uno dei tanti studiosi e pubblicisti appena noti ad alcuni, ha voluto che questo legame divenisse oggi esplicito attraverso un segno: quando il Papa oggi me l’imporrà, la mitra episcopale che mi accompagnerà durante il mio ministero ecclesiale nei momenti più alti e solenni sarà appunto un dono di Avvenire. Un dono prezioso perché è stata intessuta in modo raffinato, nella consapevolezza che la bellezza esalta e trasfigura lo stesso dono e il suo significato.
Per questo devo oggi dire solo quella parola così semplice che ormai abbiamo trasformato in un freddo stereotipo, tant’è vero che conclude persino gli annunci nei supermercati, nelle stazioni e negli aeroporti, perdendo il suo valore profondo. È quel "grazie" che risale originariamente alla stessa "grazia" divina, un vocabolo che in sé evoca armonia e delicatezza, finezza e gentilezza e soprattutto affetto, benevolenza, generosità, simpatia. È tutto questo che ho ricevuto per anni da voi, amici di Avvenire, e sono questi i sentimenti che saranno in me oggi quando in S. Pietro Benedetto XVI mi imporrà le mani e su di me invocherà lo Spirito di Dio che rinnoverà la mia vita.

© Copyright Avvenire, 29 settembre 2007

Il processo farsa all'imputato Gesù, un commento del cardinale Carlo Maria Martini


Vedi anche:

Curzio Maltese legga anche Avvenire: forse imparerà a non commettere più errori da sonora bocciatura agli esami

I Vescovi sono "angeli" della loro Chiesa, perchè essi sono uomini di Dio e devono vivere orientati verso Dio

E' UFFICIALE: VIAN E DI CICCO ALL'OSSERVATORE ROMANO

Tocca a Maria Giovanna Maglie spiegare a Maltese la differenza fra la Cei ed il Vaticano...

Vaticano: giornata di ordinazioni e di nomine

Il Papa saluta le diverse comunità di Castel Gandolfo

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

Il processo farsa all'imputato Gesù

Il Vangelo di Giovanni indica la decadenza dell´istituzione che giudica Cristo È la prova che le tradizioni religiose possono diventare non autentiche e quindi devono essere superate

CARLO MARIA MARTINI

Gesù è davanti al sommo sacerdote, probabilmente ancora Anna, che lo interroga sui suoi discepoli e sul suo insegnamento. Egli risponde che ha parlato sempre in pubblico, ha insegnato nelle sinagoghe, nel tempio dove tutti si radunano; non comprende dunque perché viene interrogato, mentre si dovrebbero interpellare coloro che l´hanno ascoltato.
E' interessante notare che l´evangelista riferisce brevemente e in forma indiretta ciò che dicono gli accusatori, mentre fa parlare a lungo Gesù, presentandolo come colui che ha in mano la situazione, che insegna quale sarebbe stato il procedimento corretto, dando così una lezione al sommo sacerdote.
Ma mentre parla, una delle guardie lo schiaffeggia e gli dice: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gesù replica: «Se ho parlato male, dimostrami dov´è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Nel Discorso della montagna aveva
insegnato: «Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l´altra» (Matteo 5,39). Ora tuttavia egli, con libertà somma, pacatamente e dignitosamente si difende, dimostrando la sua superiorità sulla situazione e di poterla dominare, pur se sta per essere sempre più schiacciato e umiliato. Questo schiaffo è di fatto il primo dei colpi che Gesù riceverà, il segno che non è intoccabile, che è possibile scagliarsi contro di lui impunemente; è un incoraggiamento per tutti coloro che in seguito vorranno colpirlo. Egli tuttavia rimane saldo nella sua serenità e nella sua forza interiore.
Termina qui il processo religioso. Ci viene riferito che «Anna mandò Gesù legato a Caifa, sommo sacerdote» , ma di un´azione processuale da parte di quest´ultimo non si fa parola. Soltanto si aggiunge, dopo una nuova interruzione su Pietro, che Gesù viene condotto dalla casa di Caifa al pretorio e si accenna al fatto che, poiché era l´alba, «essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua».
Con questo accenno culturale, di carattere piuttosto ipocrita, si chiude il processo religioso, davvero brevissimo.
Ora vorrei tuttavia interrogarmi soprattutto sulla povertà del processo così come è presentato da Giovanni. Mentre è più plausibile nei sinottici, nel IV vangelo è una vera farsa, una caricatura.
Mi pare che Giovanni intenda probabilmente sottolineare un indice di decadenza religiosa e giuridica: Gesù viene portato davanti a chi non è autorizzato né a interrogarlo né a condannarlo e tocca a lui spiegare come andrebbe condotto il processo.
Ci troviamo davvero di fronte al crollo di una istituzione, una istituzione - notiamo - che avrebbe avuto il compito primario di riconoscere il Messia, verificandone le prove.
Sarebbe stato questo l´atto giuridico più alto di tutta la sua storia. Invece fallisce proprio lo scopo fondamentale.
Certamente i sommi sacerdoti hanno molti titoli di discolpa. Possiamo comprenderlo considerando tutta la storia di Gesù e il modo con cui egli si è presentato; soprattutto oggi si è molto sensibili alle scusanti del popolo ebraico e anche, in qualche modo, dei capi del popolo. Ciò non toglie che Giovanni ci mette di fronte a una istituzione che ha perso l´occasione provvidenziale in vista della quale era sorta.
Si pone qui un problema gravissimo, quello della possibilità che un´istituzione religiosa decada: si leggono ancora i testi sacri, però non sono più compresi, non hanno più forza, accecano invece di illuminare.
Molte volte ho insistito sulla necessità di giungere a superare le tradizioni religiose quando non sono più autentiche. Solo la parola di Dio, rappresentata qui da Gesù, è normativa e capace di dare chiarezza.
E ho pure affermato, a proposito della necessità di imparare a convivere tra diversi – la sfida più urgente della nostra civiltà –, che non dobbiamo tanto insistere sulla ortodossia religiosa delle singole parti, auspicando che ciascuno sia religioso al meglio secondo la sua tradizione. Le tradizioni, comprese le nostre, possono conoscere infatti anche delle forme di decadenza. Occorre piuttosto fermentarci e vivificarci a vicenda, al di là dell´appartenenza religiosa, così che ciascuno sia aiutato a rispondere di fronte a Dio.
Personalmente non sono favorevole al dialogo religioso quando considera le religioni come monoliti, realtà che devono dialogare restando immutabili. L´uomo è fatto per superare se stesso; come diceva Pascal: «L´uomo supera infinitamente l´uomo». Occorre dunque lasciarci fermentare a vicenda da parole vere e autentiche.
Parole vere e autentiche, non collegate a una tradizione religiosa precisa, le troviamo soprattutto nel Discorso della montagna. Parole che toccano ciò che di più sensibile c´è nell´esistenza umana: la fedeltà, la lealtà, l´umiltà – non sappia la destra ciò che fa la sinistra –, il perdono, il non preoccuparsi delle cose di questo mondo, non accumulare tesori, non giudicare per non essere giudicati, fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi.
Questo è un insegnamento sicuro per tutti, che tocca nell´intimo il nostro cuore e ha la forza di rinnovare un ebreo, un cristiano, un musulmano, un indù, un buddhista, proprio in quanto attinge le profondità dello spirito.
Dunque, rimanendo necessario un dialogo a livello delle grandi religioni, pur se spesso un po´ formale, il nostro cammino interreligioso deve consistere soprattutto nel convertirci radicalmente alle parole di Gesù e, a partire da esse, aiutare gli altri a compiere lo stesso percorso.
In proposito mi colpisce un´analogia interessante con la cosiddetta «meditazione dei due vessilli» degli Esercizi spirituali di sant´Ignazio di Loyola, là dove si dice che Gesù raccomanda ai suoi discepoli di predicare la vera dottrina. Ora "dottrina" era la parola classica per indicare la Scrittura, la tradizione teologica cristiana. Ignazio invece propone come vera dottrina la povertà, l´umiltà, l´amore delle umiliazioni, il non ricercare se stessi: «Considerare il discorso che Cristo nostro Signore fa a tutti i suoi servi e amici che invia a tale lavoro, raccomandando loro di aiutare tutti col portarli, prima, a una somma povertà spirituale e, se piacerà alla sua divina maestà e li vorrà scegliere, anche alla povertà materiale; in secondo luogo, a desideri di obbrobri e disprezzi, perché da queste due cosa nasce l´umiltà».
Sono le verità di fondo del Discorso della montagna, assolutamente autentiche e affidabili, perché contengono anche la giusta critica alle tradizioni religiose degradate.
Ci rendiamo conto che il compito del discepolo è grande, è un compito di sincerità e di autenticità, e ad esso noi siamo continuamente spinti da una grazia superiore alle nostre forze, dalla grazia dello Spirito santo, che ci guida, ci stimola e ci sorregge.

(estratto dal libro “Le tenebre e la luce. Il dramma della fede di fronte a Gesù”, in uscita per Piemme)

© Copyright Repubblica, 29 settembre 2007

Scommettiamo che domani scoppiera' la polemica su alcune frasi del cardinale? Non serve essere Maga Maghella per indovinare dove si puntera' la lente di ingradimento...
R.

Curzio Maltese legga anche Avvenire: forse imparerà a non commettere più errori da sonora bocciatura agli esami


Vedi anche:

I Vescovi sono "angeli" della loro Chiesa, perchè essi sono uomini di Dio e devono vivere orientati verso Dio

E' UFFICIALE: VIAN E DI CICCO ALL'OSSERVATORE ROMANO

Tocca a Maria Giovanna Maglie spiegare a Maltese la differenza fra la Cei ed il Vaticano...

Vaticano: giornata di ordinazioni e di nomine

Il Papa saluta le diverse comunità di Castel Gandolfo

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

COLOSSALE DISINFORMAZIONE

I CONTI (VERI) DI CHI DA' UN'ANIMA ALLA SOCIETA'

Carlo Cardia

Su un giornale romano ha trovato spazio ieri una delle più colossali operazioni di disinformazione degli ultimi tempi, riassunta nell'impudente confronto tra i costi della politica e i costi della Chiesa. Dietro questo misero slogan, si mischiano insieme privilegi e diritti, sprechi e spese sociali, egoismi e abnegazione, in una logica di perversa confusione.
Parecchie delle cifre citate sono frutto di proiezioni, previsioni, e invenzioni, come si può vedere in altra parte del giornale. Ma ciò che conta è che, con riferimento ad alcuni dati certi, nulla si dice su ciò che sta dentro le cifre, e che riguarda le attività assistenziali, sociali, culturali, svolte dentro e fuori la Chiesa, sui loro destinatari e beneficiari. Perché dentro quei numeri, in realtà, ci sono uomini ed opere che costituiscono l'anima della nostra società, che non vorremmo mai perdere.
Dietro quelle cifre ci sono uomini e donne, religiosi e laici, che dedicano la loro vita, o parte di essa, a sostenere gli altri, soprattutto i più deboli. Ad offrire loro aiuti materiali, morali e spirituali, a soccorrerli di giorno e di notte quando tutti gli altri voltano le spalle o guardano indifferenti, a incoraggiarli quando tutto sembra svanire, anche la speranza, a dare un senso alla loro vita. Sono uomini e donne, preti, religiosi e religiose, laici, che non appartengono ad alcuna casta perché non chiedono nulla, non fanno carriera, non si aspettano alcuna ricompensa che non sia quella di un ordine ben diverso dalla materialità delle prebende. Ad essi fece riferimento il presidente Napolitano nell'incontro con Benedetto XVI del 2006 riconoscendo il valore sociale insostituibile della Chiesa nella società italiana.
Dentro quelle cifre ci sono i cappellani militari che partecipano alle missioni di pace accanto ai nostri soldati, per sostenerli e incoraggiarli, spesso correndo gli stessi rischi, per portare soccorso ad altre popolazioni. E ci sono gli insegnanti di religione, lavoratori al par i degli altri, che cercano di trasmettere valori a generazioni di giovani cui viene dato poco, spesso nulla. Riferendosi all'insegnamento religioso, la Corte costituzionale ha dichiarato nel 1989 che lo Stato-comunità «si pone a servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa dei cittadini».
Nulla si dice di quelle strutture e comunità che ovunque in Italia accolgono gli immigrati, altrimenti abbandonati alla solitudine o alle lusinghe della malavita, gli anziani che non hanno più nulla perché senza famiglia, o perché la famiglia non riesce a curarli, tutti coloro che sono caduti nella trappola della droga e cercano di uscirne. Ci sono le opere per l'edilizia di culto e per la manutenzione di un patrimonio artistico che lo Stato da solo non può sostenere, che vanno a beneficio della popolazione italiana e di quanti da tutto il mondo vengono in Italia ad ammirare chiese e cattedrali, conventi e abbazie, tesori d'arte a non finire.

Ancora la Corte costituzionale nel 1993 ha affermato che i contributi pubblici per l'edilizia di culto incidono «positivamente proprio sull'esercizio in concreto del diritto fondamentale e inviolabile della libertà religiosa».

Questa realtà dunque sta dietro quelle cifre messe lì alla rinfusa a rappresentare chissà quale privilegio. E questa realtà è fatta di persone che soffrono e persone che aiutano, di bisogni e di solidarietà, di richieste di sostegno e di abnegazione. È fatta di un mondo che da sempre assiste i più umili senza nulla chiedere o pretendere.

Se questo popolo della solidarietà volesse farsi vedere e sentire riempirebbe le piazze di tutta Italia. Ma il suo stile è diverso. È quello di chi opera in silenzio senza contropartite, di chi si dedica agli ultimi della Terra, all'educazione dei giovani, alla salvaguardia dei nostri valori culturali, senza gridare, senza farsene vanto, e nemmeno chiedere riconoscimenti. Il silenzio di questo popolo della solidarietà è la più forte risposta a chi fa confronti impudenti.

Sull'impegno e l'azione di questo popolo della solidarietà si regge in buona parte una società che altrimenti vedrebbe prevalere l'egoismo e gli interessi particolari, l'apatia e l'indifferenza verso chi rimane indietro, o non riesce ad andare avanti.
Demolire l'investimento della società per chi ha più bisogno vorrebbe dire inaridire il nostro umanesimo, e un po' del nostro cuore.

© Copyright Avvenire, 29 settembre 2007


OTTO PER MILLE

Il sostentamento del clero non è, come adombrato nell’inchiesta, un misterioso meccanismo per trasferire risorse alla Cei, ma una forma di democrazia diretta che altre nazioni hanno copiato

Costi della Chiesa, svarioni e verità

Bilanci trasparenti e controlli secondo la legge. Il contrario di quanto scrive «Repubblica»

Di Umberto Folena

La Chiesa come la politica? Con un notevole sforzo, parecchie omissioni e un pizzico di demagogia, perché no? È l’operazione tentata ieri da Repubblica, ben tre pagine firmate da Curzio Maltese, coadiuvato da Carlo Pontesilli e Maurizio Turco. Alla fine delle quali, a forza di "all’incirca" e di "stime", di ipotesi e di proiezioni, si conclude che la Chiesa "costa" agli italiani più di quattro miliardi di euro all’anno, "una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose". Detta così, fa impressione. Malachiesa uguale a malapolitica, soldi a palate, agio e ricchezza. Chi però frequenta una parrocchia strabuzza gli occhi: dov’è tutta questa ricchezza? Nella parrocchia vicina, forse? No. Che si intaschino tutto i vescovi? La grande foto furba di pagina 31, con il dettaglio di una croce pettorale e un anello episcopale, e il titolo "I soldi del vescovo", potrebbero ammiccare in tal senso. Le remunerazioni di preti e vescovi le trovate in questa pagina.

Cifre pubbliche, però omesse dalla Repubblica che pure riproduce le due tabelle sull’otto per mille, di fonte Cei. Perché? Sono stipendi non abbastanza alti per suscitare riprovazione, o così bassi da indurre un effetto contrario? Poiché la verità non è valida se non la si dice per intero, diamo un aiutino a Maltese e ai suoi collaboratori.

Quanti euro in carità?

"Su 5 euro incassati dal gettito Irpef - è in evidenza in un sommario - 1 va alla carità. Il resto tra culto e immobili". Non è corretto leggere l’impegno della Chiesa nel nostro Paese attraverso la schema rigido di un rendiconto amministrativo, impostato secondo le voci di spesa - che devono rispondere alle formulazioni di legge - ammesse con i fondi dell’otto per mille destinati alla Chiesa. L’attività concreta non è catalogabile solo secondo alcune voci, generiche e imprendibili. Per dire: il prete che ispira e anima un progetto di carità finisce sotto la voce "sostentamento del clero". I volontari della carità sono formati attraverso progett i pastorali. E mense, centri di ascolto e case d’accoglienza, immobili a servizio della carità, finiscono sotto la voce "culto e pastorale". La parrocchia stessa educa alla carità e compie in prima persona opere di carità: sotto quale voce la mettiamo? A proposito di preti, nel sistema ne sono inseriti circa 38 mila, di cui appena tremila in "quiescenza", vale a dire in pensione. Chi ha un parroco ottantenne, sa bene che in pensione un prete non ci va mai, e "molla" soltanto quando il fisico non gli regge proprio. Quanto "costa un prete"? Costa poco, rende tanto e non si ferma mai. E chi serve? Soltanto i battezzati, soltanto i praticanti? No, è a servizio di tutti.

6.275 interventi in 15 anni

Tanto improvviso interesse per le opere di carità della Chiesa italiana è sorprendente. Due anni fa il Comitato per gli interventi caritativi del Terzo Mondo (con i fondi otto per mille) pubblica "Dalle parole alle opere", un volume di 386 pagine con il resoconto dettagliato, con nomi, indirizzi, tipo d’intervento e cifre al centesimo, dei 6.275 interventi finanziati in tutto il mondo tra il 1990 e il 2004, per un totale di 719 milioni di euro. Grazie alla generosità degli italiani, si è passati dai 13 milioni di euro del 1990 ai 66 del 2003. Ebbene, di quel resoconto non parlò nessun giornale: disinteresse totale, allora. Oggi insinuazioni, genericismi. No, signori, è tutto documentato. Basta aprire il documento, che è già nelle vostre redazioni.

Otto per mille, ecco chi firma

L’otto per mille stesso è ancora, in larga parte, un oggetto sconosciuto. Gli italiani firmano in massa per la Chiesa cattolica? Occorre sminuire il risultato. Maltese ci prova: "Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "otto per mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa cattolica" (…) la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale". Il 35 per cento, una minoranza dunque…

Intanto, a partecipare con la firma sono 16 milioni di italiani: in assoluto, non pochi. Se poi consideriamo chi presenta il 730 o l’Unico, i firmatari sono il 61,3 per cento, una percentuale superiore a quella di molte consultazioni assimilabili a questa. Ad abbassare la percentuale sono i 13 milioni di italiani che non sono obbligati a presentare la dichiarazione, chi ad esempio ha il solo Cud. Costoro - nella grande maggioranza anziani, spesso soli - sono costretti a operazioni complicate e scoraggianti: qui infatti la percentuale di firme si riduce all’1 per cento. Sulla configurazione sociologica degli anziani tuttavia ci sono studi a non finire. Perché non fate, signori, anche qui una proiezione ponderata?

Una stima crescente

Magari tutti firmassero e firmare fosse per tutti agevole. Un’indagine del 2006 sul consenso degli italiani all’operato della Chiesa parla di un giudizio molto o abbastanza positivo da parte del 70 per cento della popolazione; nel 2001 era del 60. È un secondo indizio della stima di cui gode la Chiesa, per Maltese "non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici". Non è esattamente così. L’otto per mille non dà alcuna garanzia alla Chiesa, che ogni anno si sottopone al giudizio (democratico) dei cittadini, che possono darle la firma o rifiutargliela. Le garanzie, se così vogliamo chiamarle, c’erano semmai prima del Concordato del 1984, quando ancora i preti privi di altri redditi ricevevano dallo Stato il cosiddetto "assegno di congrua", che veniva dato in sostituzione dei beni ecclesiastici incamerati dallo Stato nell’Ottocento. Garanzie a cui la Chiesa ha rinunciato, in accordo con lo Stato, rimettendosi alla volontà degli italiani. L’otto per mille è una forma di democrazia diretta applicata al sistema fiscale, che qualche nazione ha copiato e mezza Europa ci invidia.

Le quote? Decide l’Assemblea

E la parte di otto per mille che va alle singole diocesi? Il servizio di Maltese insinua che sia una forma di ricatto da parte della presidenza della Cei, per premiare i vescovi doc ili e punire gli indocili, che difatti non ci sono perché, secondo lui, tutti tacciono, tranne qualche emerito. Naturalmente le cose non stanno così. Non è assolutamente vero che due o tre decidono per tutti. La quota per le diocesi - decretata ogni anno dall’Assemblea generale dei vescovi per alzata di mano - viene distribuita per una parte in porzioni uguali a tutti, per un’altra quota in base alla popolazione. Dunque, criteri oggettivi. Certo, le diocesi devono rendere conto al centesimo di come hanno destinato la propria quota di otto per mille. Per legge. Ma anche gli altri contributi, come quelli per edificare i centri parrocchiali o restaurare i beni culturali, vengono distribuiti secondo precisi regolamenti,criteri e controlli oggettivi. Ma davvero Curzio Maltese pensa che i vescovi siano un’accozzaglia di gente sprovveduta che attendeva Repubblica per aprire gli occhi?

Ici, tutti gli esenti

Verrebbe voglia di lasciar perdere il capitolo Ici e Irap. I nostri lettori sono stanchi di leggere precisazioni ostinatamente ignorate dai soliti giornalisti. Per i dipendenti laici, diocesi ed enti ecclesiastici pagano l’Irap; non così se si tratta di sacerdoti che è difficile immaginare come meri impiegati. Tutti però, laici e preti, pagano Irpef e contributi. Quanto all’esenzione dall’Ici prevista dalla legge 504 del 1992, e che fino al 2004 non aveva suscitato nessun problema, essa riguarda tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale rientrano certamente gli enti ecclesiastici ma che comprende anche: associazioni, fondazioni, comitati, onlus, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali, sindacati, partiti politici (che sono associazioni), enti religiosi di tutte le confessioni e, in generale, tutto quello che viene definito come il mondo del non profit. Gli alberghi pagano, le case per ferie o le colonie no. A un albergo non basta la cappellina per non pagare, anzi d ovrà pagare l’Ici anche sulla cappellina; e i Comuni hanno gli strumenti per accertare se qualche albergo, chiunque ne sia il proprietario, si "traveste" da casa d’accoglienza. Anche qui, niente trucchi.

I conti in tasca

"Fare i conti in tasca al Vaticano…" scrive Maltese. Ci risiamo. Confondere la Cei (vescovi cittadini italiani a servizio del Paese) con il Vaticano è errore da bocciatura all’esame da giornalista. Eppure ci tocca ancora leggere dell’"otto per mille al Vaticano".

Citare "come fonte insospettabile" la Cei va benissimo, i problemi sorgono quando ti ritrovi citato a metà, e la metà omessa è regolarmente quella scomoda all’autore dell’inchiesta. Quanto alla presunta scarsa libertà all’interno della Chiesa, è curioso che Maltese e collaboratori riportino proprio le cifre rese note (non nascoste) dalla Cei, e citino due giornalisti cattolici. La prossima puntata, per dirla davvero tutta? Non "i soldi del vescovo", ma… "i debiti del vescovo". Aiuta, sfama (la pancia, ma soprattutto l’anima), educa, costruisci e ripara… Alla fine è difficile non finire in rosso. Il rosso di chi restituisce tutto quello che riceve dagli italiani, e oltre.

© Copyright Avvenire, 29 settembre 2007


REAZIONI

Dalla Torre: «Sbagliano

È una risorsa dell’Italia»


Da Milano (A.Pic.)

«La Chiesa non è una casta, ma è parte del popolo», e «le sue opere sociali, educative e assistenziali» portano anche «risorse nelle casse dello Stato». Il rettore dell'università Lumsa, Giuseppe Dalla Torre risponde attraverso l'agenzia Sir all'articolo di Repubblica sui presunti favoritismi di cui la Chiesa godrebbe in Italia: «Fatto salvo che l'8x1000 non è una tassa, sarebbe opportuno chiedersi, invece, quante risorse la Chiesa porta nelle casse dello Stato con le sue opere sociali, educative e assistenziali, garantendo ben altro rapporto di tipo umano che non si può quantificare in termini economici». Di «anticlericalismo che fa capolino sulla scena politica e sociale» parla invece Antonio Satta, vicesegretario vicario dell'Udeur. «Non l'ho letto e non lo leggerò, è il solito prontuario di sciocchezze», dice Rocco Buttiglione intervenendo a margine di un convegno sui fondamentalismi religiosi. «Il concordato - afferma il presidente dell'Udc - non è un patto scellerato. La Chiesa, contrariamente a quanto sostiene la propaganda anticlericale, serve in povertà e letizia il popolo italiano». Al convegno, promosso da Mondoperaio con la partecipazione anche di Emma Bonino, gli replica Enrico Boselli, per il quale il concordato «è veramente fuori dal tempo, anacronistico dopo 130 anni da porta Pia», e la Chiesa sarebbe «la seconda casta». Buttiglione contrattacca: «Mazzini, che odiava i preti, è molto più vicino a Ratzinger di gran parte della cultura laicista italiana».

© Copyright Avvenire, 29 settembre 2007


ORGANI DI CONTROLLO

Come funziona il Consiglio Cei per gli Affari economici

Vincenzo Grienti

Chi pensasse alla Conferenza episcopale italiana come a un ministero resterebbe probabilmente deluso. Alla fine del 2006, anno del Convegno ecclesiale di Verona, i sacerdoti e i dipendenti laici "in forza" presso la Cei si attestavano rispettivamente a 34 e 57 unità. Sotto il profilo dei costi, nel 2006, rispetto al flusso complessivo dell'8 per mille, le spese generali della Cei non raggiungevano il 6 per cento mentre le spese ordinarie per il funzionamento della struttura e per i convegni si attestavano all'1,4 per cento del totale. A verificare la situazione finanziaria all'interno della Cei c'è un organismo specifico: si tratta del Consiglio per gli Affari economici, composto dal presidente della Cei e da quattro vescovi eletti dall'Assemblea generale. Come si evince dall'art. 34 dello statuto, si riunisce almeno tre volte l'anno, esamina la gestione amministrativa interna, formula parere vincolante sugli atti di amministrazione straordinari, predispone il bilancio consuntivo annuale sottoponendolo alla Presidenza della Cei in vista della presentazione all'Assemblea generale per l'approvazione. Esso si avvale dell'opera di un collegio di tre revisori dei conti scelti tra esperti del settore anche laici. Secondo l'art. 104 del Regolamento il Consiglio per gli affari economici elabora lo stato di previsione annuale della Conferenza entro il mese di novembre dell'esercizio precedente e lo presenta all'approvazione della Presidenza, tenendo conto delle richieste di spesa che il Segretario generale espone dopo aver valutato le esigenze formulate dalle Commissioni episcopali, dagli Uffici della Segreteria generale, dai Servizi di promozione pastorale della Conferenza e dai Comitati.

© Copyright Avvenire, 29 settembre 2007


MARKETING

Quell'originale mail che lanciava lo "scoop"

«Domani venerdì 28 settembre su La Repubblica parte una richiesta su quanto ci costa il vaticano. Passaparola e passa dall'edicola». Refuso a parte («richiesta» forse voleva essere «inchiesta»), uno pensa: «Guarda come funziona bene il marketing di Repubblica» Sì, perché nel giro di pochi minuti, nel tardo pomeriggio di giovedì, il testo di questa mail arriva sui computer di molti giornalisti (compreso quello del direttore di Avvenire). E, presumibilmente, non solo a loro. Ma l'ammirazione lascia presto il passo allo sconcerto: perché il mittente non è affatto uno o l'altro ufficio del quotidiano romano, ma il signor Maurizio Turco, che scrive dal sito del partito radicale e di professione - improbabile caso di omonimia a parte - fa il parlamentare della Rosa nel Pugno. È proprio lui dunque che, giovedì, ha "lanciato" lo "scoop" di «Repubblica» con un originale tam-tam mediatico. Ed è lo stesso, se capiamo bene, che sta cercando di incolpare l'Italia presso l'Unione Europea per via dei privilegi elargiti alla Chiesa cattolica. L'argomento, a quanto pare, gli sta davvero a cuore: sarà un caso che un "Maurizio Turco" venga dal giornale indicato anche tra i collaboratori alla stessa inchiesta? Procedura per lo meno insolita, quanto insolita la confusione dei ruoli, ordita in barba agli ignari lettori. Se capiamo bene sarebbe come se, in un pomeriggio qualsiasi, un parlamentare - chessò - dell'Udc annunciasse via mail al mondo la scaletta di Avvenire del giorno successivo. Mah...

© Copyright Avvenire, 29 settembre 2007

Ed ecco lo striminzito articolino-articoletto di Repubblica (poche righe per la replica della Cei alle tre paginone di Maltese).
La premiata ditta B&B (Bonino e Boselli) colpisce ancora...basta! Ma non ci sono altri politici da intervistare? Questi due sono sempre uguali a se stessi...

R.


Quattro miliardi

Il Sir contro l´articolo di Repubblica. Ma Boselli, Sdi, attacca: manca la trasparenza su costi e spese

I vescovi: la Chiesa non è la casta

"Chi ci critica sul piano finanziario e tributario la fa per colpire il cristianesimo"

ORAZIO LA ROCCA

ROMA - «La Chiesa non è la casta, ma una realtà che vive nella società civile, non un corpo separato. E chi l´attacca sul piano finanziario e tributario, lo fa per motivi ideologici per colpire i valori fondamentali del cristianesimo».
Dopo l´inchiesta sulle finanze ecclesiali apparsa ieri su Repubblica, i vescovi contrattaccano e il mondo politico si divide, lo stesso giorno in cui il presidente della Camera Fausto Bertinotti, parlando a Palermo dai padri Alfonsiani, teorizza «l´importanza del dialogo tra politica e religione nel rispetto reciproco e nelle rispettive competenze». Con una nota del Sir (Servizio informazione religiosa) - agenzia stampa della Cei - , i vescovi negano che la Chiesa «goda di privilegi di qualsiasi natura, a partire da quelli economici e fiscali». Privilegi che, secondo l´inchiesta, ammontano a circa 4 milioni di euro all´anno, sommando, però, più voci diverse tra loro come l´8 per mille, le scuole cattoliche, gli ospedali e i grandi eventi. «L´8x1000 non è una tassa ma una libera scelta - sostiene il Sir -, ma sarebbe opportuno chiedersi quante risorse la Chiesa porta nelle casse dello Stato con le sue opere sociali».
Di parere opposto, il leader dello Sdi Enrico Boselli, che definisce il Concordato «anacronistico e fuori dal tempo: in un paese civile andrebbe abolito. Cosa ancora lo Stato deve risarcire alla Chiesa dopo 130 anni dalla presa di Porta Pia?». Per Boselli, con «i miliardi di euro che gli italiani versano alla Cei la casta del Vaticano guadagna molto più della politica». «L´abbiamo detto tante volte che la Chiesa è un costo: tra fede e privilegi c´è ormai una forte disconnessione», fa eco la radicale Emma Bonino, ministro per le politiche Europee.
A difesa dei vescovi interviene, invece, Rocco Buttiglione (Udc) che parla di «solito prontuario di sciocchezze già masticate più volte che è veramente vergognoso ritirare fuori. «Il concordato - per l´esponente centrista - non è un patto scellerato. La chiesa in Italia è povera, contrariamente a quanto sostiene la propaganda anticlericale». Ma per il vice segretario Uder Antonio Satta «questa campagna di odio non porta da nessuna parte».

© Copyright Repubblica, 29 settembre 2007

I Vescovi sono "angeli" della loro Chiesa, perchè essi sono uomini di Dio e devono vivere orientati verso Dio

Clicca qui per leggere la splendida omelia del Santo Padre in occasione dell'ordinazione di sei nuovi vescovi.

E' UFFICIALE: VIAN E DI CICCO ALL'OSSERVATORE ROMANO


Vedi anche:

Tocca a Maria Giovanna Maglie spiegare a Maltese la differenza fra la Cei ed il Vaticano...

Vaticano: giornata di ordinazioni e di nomine

Il Papa saluta le diverse comunità di Castel Gandolfo

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

NOMINA DEL DIRETTORE EMERITO E DEL NUOVO DIRETTORE RESPONSABILE DE "L’OSSERVATORE ROMANO"

Il Santo Padre Benedetto XVI ha conferito il titolo di Direttore Emerito de «L'Osservatore Romano» all'Illustrissimo Professore Mario Agnes ed ha chiamato a succedergli nell'incarico di Direttore Responsabile del medesimo giornale l'Illustrissimo Professore Giovanni Maria Vian.

Prof. Giovanni Maria Vian

Giovanni Maria Vian, nato a Roma il 10 marzo 1952, storico del cristianesimo, è professore ordinario di Filologia patristica presso l’Università di Roma "La Sapienza" e docente a contratto presso l’Università "Vita-Salute San Raffaele" di Milano, dove insegna Storia della tradizione e della identità cristiane.
Dal 1999 è Membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.
Oggetto dei suoi studi sono il giudaismo ed il cristianesimo antichi, la storia della tradizione cristiana, nonché il papato contemporaneo.
Autore di un’ottantina di studi specialistici, ha curato alcuni libri, edito criticamente i "Testi inediti dal commento ai Salmi di Atanasio" (1978) e pubblicato i volumi "Bibliotheca divina. Filologia e storia dei testi cristiani" (2001, tre edizioni; traduzione spagnola, 2005, due edizioni), e "La donazione di Costantino" (2004, tre edizioni).
Dal 1976 è redattore e consulente scientifico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana.
Iscritto come pubblicista all’Ordine nazionale dei giornalisti dal 1976, è editorialista di "Avvenire" e del "Giornale di Brescia", nonché collaboratore di diversi quotidiani e periodici, tra cui "L’Osservatore Romano" (1977-1987) e la rivista bimestrale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore "Vita e Pensiero".
Nel 1984 ha contratto il Sacramento del Matrimonio con la Signora Margarita Rodríguez, scomparsa prematuramente nel 2000.

NOMINA DEL VICE DIRETTORE DE "L’OSSERVATORE ROMANO"

L'Illustrissimo Signor Carlo Di Cicco, giornalista professionista, è stato nominato Vice Direttore de «L'Osservatore Romano».

Signor Carlo Di Cicco

È nato il 9 luglio 1944 ed è giornalista professionista dai primi anni settanta.
È stato Redattore capo all'Agenzia Asca, responsabile per l'informazione sociale e vaticana.
Ha collaborato con numerose testate giornalistiche quotidiane e periodiche e con riviste specializzate. Tra le altre: GiornaleRadio Rai, il Mattino, il Giorno, Jesus, Vita Pastorale, Servizio della Parola, Critica Sociologica, Bollettino Salesiano.
Ha avviato e curato per la parte giornalistica "Vidimus Dominum", il primo giornale internazionale quotidiano on line sulla vita consacrata.
Con l'Asca ha realizzato in Italia la prima esperienza di informazione quotidiana sulle politiche sociali, ambientali e il volontariato.
Ha pubblicato "I guardiani dei sogni con il dito sul mouse - educatori nell'era informatica" (Elledici 1999), tradotto in spagnolo, portoghese, sloveno; "Ratzinger - Benedetto XVI e le conseguenze dell'amore" (Memori 2006); Don Luigi Della Torre (Queriniana 2007). Ha collaborato al dizionario "La Comunicazione: dizionario di scienze e tecniche", curato da Lever, Rivoltella, Zanacchi (Eri, Elledici, Las 2002).
È sposato, padre di due figli.

Tocca a Maria Giovanna Maglie spiegare a Maltese la differenza fra la Cei ed il Vaticano...


Vedi anche:

Vaticano: giornata di ordinazioni e di nomine

Il Papa saluta le diverse comunità di Castel Gandolfo

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

Quante bugie sui soldi ai preti

di Maria Giovanna Maglie

Smontata in pochi giorni a Bruxelles, nonostante la bella spinta arrivata da Roma perché si montasse un vero scandalo, la questione «Chiesa e fisco» torna annunciata con pompa, è solo l'inizio, scrivono, di una mega inchiesta, su La Repubblica.

Dietro all'autore, ci sono i soliti, in specie il deputato radicale Maurizio Turco, e alle sue spalle, viste alcune dichiarazioni recenti, il ministro Emma Bonino, il sottosegretario Paolo Cento, Enrico Boselli, e via trasformando legittime critiche e convinzioni in bassa macelleria.

Perché, se non fosse così, fuorviare l'informazione dei lettori, usando termini scorretti, per esempio sovvenzione invece di rimborso? Se i cittadini italiani con le tasse sovvenzionano la Chiesa, vuol dire che dall'altra parte nessuno fa niente, se non approfittare; se la rimborsano, si intende che dall'altra parte i soldi sono già stati spesi. Non è la stessa cosa. Ma la confusione continua.

La Cei è l'assemblea dei vescovi italiani, è la Chiesa italiana, non è il Vaticano, che è un'entità a sé e uno Stato sovrano i rapporti con il quale sono governati da un Concordato. La Cei risponde allo Stato italiano, con il quale ha stipulato un'intesa, approvata dal Parlamento. La Cei ha le sue «finanze», il Vaticano ha conti separati. Non spiegarlo vuol dire indurre in un giudizio scorretto. Per fare un esempio, Marcinkus rappresentava il Vaticano, e Ruini è stato per vent'anni a capo della Cei, dunque la nomina di Ruini non c'entra con quanto era accaduto in Vaticano ai tempi dello scandalo Ior.

Buona parte delle critiche si appuntano sul famoso otto per mille, che i contribuenti possono destinare anche ad altre confessioni religiose, e che è nato come «rimborso» concordato dello Stato per i beni confiscati alla Chiesa, mentre prima l'Italia pagava direttamente i parroci, spendendo molto di più. Con una battuta, un caro amico prete che è il mio consigliere spirituale, dice: «Se non vogliono più versare una quota, che è libera e volontaria, ci ridiano le nostre proprietà, a cominciare dal Quirinale, che era l'abitazione del Papa, per arrivare al Parlamento, che era sede dei Tribunali, il Mons Citurius, il monte delle citazioni».

(STRARDINARIA MAGLIE!!!)

Lo stipendio degli insegnanti di religione è invece un costo reale, ma non spetta certo alla Chiesa cattolica decidere di modificare l'accordo. Però le convenzioni con le scuole, e soprattutto con gli ospedali, sono state stipulate perché la Chiesa in quel caso presta un servizio allo Stato.

Al Vaticano lo Stato italiano non dà denaro. I grandi eventi come il Giubileo sono stati di certo cofinanziati, ma per sostenere che l'Italia, e Roma, non ci abbia in ogni senso, dal turismo alle costruzioni al ritorno di immagine, guadagnato, ci vuole davvero una bella faccia tosta. Può darsi che in altri casi sia stato chiesto allo Stato un patrocinio, per esempio nell'ultimo incontro del papa con i giovani cattolici, ma è sicuramente piaciuto anche al Capo del governo farsi vedere vicino a Benedetto XVI a Loreto, davanti a tanta bella folla. Chiamiamoli costi pubblicitari, chiamiamolo uno spottone elettorale, e smettiamola di scandalizzarci.

Con grande sicurezza si dice che l'Italia è quella che paga di più i suoi preti, e non è vero. In Germania e in Svizzera lo Stato paga tutto lo stipendio ai preti, ed è molto più alto di quello dei preti italiani, anzi è più del doppio, e paga anche tutte le spese delle chiese, il mantenimento e la ristrutturazione, perché sono considerate beni artistici e quindi pubblici.

La quasi totalità dei soldi dell'otto per mille serve all'assistenza sociale, della quale è difficile negare al mondo cattolico il primato: cibo e alloggio ai poveri, ai drogati, assistenza domiciliare agli anziani, ai ragazzi che hanno problemi di inserimento sociale. Dovrebbero essere compito dello Stato o degli Enti locali, perciò diciamoci la verità, la Chiesa fa supplenza e fa risparmiare lo Stato! Se ci fosse anche questa voce in una Finanziaria, vogliamo scommettere che costerebbe almeno il doppio? Se gli scettici vogliono saperne di più, possono rivolgersi alla Caritas Italiana, che è propagazione della Cei, cioè la struttura in cui vanno a finire i fondi, basta farsi mostrare l'elenco dei progetti in tutto il mondo. Com’è che Don Liegro piace tanto ai fanatici della laicità, e Ruini, che gli ha sempre dato i soldi, è sospetto?

Infine, l'Ici, l'imposta sugli immobili, ovvero il pretesto iniziale del contendere, da Roma a Bruxelles, forse perché è stata una decisione del governo Berlusconi nella sua ultima finanziaria. La Chiesa non la paga solo per gli immobili nei quali si fa un'attività sociale e non commerciale, a meno di non voler iscrivere le mense della Caritas sulle pagine gialle alla voce ristoranti. Non è un privilegio riservato alla Chiesa Cattolica, come si finge che sia, riguarda le organizzazioni non profit, e gli edifici di ogni religione, che siano devoluti ad attività di culto o non di culto. Magari per locali dove non si predica il Corano ma l'odio contro gli italiani? Può darsi, ma su questa parte della decisione non si levano proteste del governo né dei talebani laici.

Dai conti che non tornano, Repubblica and company arrivano alla posizione politica della Chiesa, alla scarsa libertà, al prevalere del pensiero unico. Sarà perché Tarcisio Bertone ha detto che le tasse vanno pagate, ma devono essere giuste, sarà perché la figura e il progetto del nuovo papa spaventano? Sembra un’ingerenza, la stessa che rimproverano sempre alla Chiesa.

© Copyright Il Giornale, 29 settembre 2007

Che dire, cara Maglie? Batta un cinque sulla mia mano :-))
Ah, come sono brave le donne a parlare chiaro...

Raffaella

Vaticano: giornata di ordinazioni e di nomine


Vedi anche:

Il Papa saluta le diverse comunità di Castel Gandolfo

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

Vaticano Nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Papa

Monsignor Ravasi diventa vescovo oggi l'ordinazione a San Pietro

CITTA' DEL VATICANO

Diventa vescovo monsignor Gianfranco Ravasi, biblista di fama internazionale, scrittore prolifico, commentatore noto anche al pubblico televisivo, e soprattutto nuovo «super ministro della Cultura» per la Santa Sede. L'ex prefetto della Biblioteca Ambrosiana, nominato il 3 settembre scorso da Benedetto XVI presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e delle Pontificie Commissioni per i Beni Culturali della Chiesa e di Archeologia Sacra, riceverà oggi l'ordinazione episcopale nella basilica di San Pietro insieme ad altri cinque nuovi vescovi, nel corso della solenne cerimonia presieduta dallo stesso Pontefice.
Nato a Merate, classe 1942, sacerdote dal 1966, poliglotta (conosce il greco antico, l'ebraico, oltre ad una dozzina di lingue moderne e antiche), Ravasi è approdato nella Curia Romana prendendo il posto nel dicastero vaticano della Cultura del cardinale francese Paul Poupard, che dopo aver compiuto i 77 anni si è ritirato in pensione. Ha avuto anche la delega della presidenza della Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e per l'Archeologia sacra, un organismo che gestisce un patrimonio senza rivali nel mondo.
Grazie a questo accorpamento, al sacerdote ambrosiano – che da oggi diviene arcivescovo titolare di Villamagna di Proconsolare – è stato affidato un dicastero che acquisisce importanza strategica, sia dal punto di vista culturale che da quello della gestione delle ricchezze e dei tesori del cattolicesimo universale. Uno dei temi chiave che il suo ministero dovrà affrontare – in coordinamento con il Consiglio per il dialogo interreligioso a cui era stato in un primo tempo accorpato da Ratzinger e poi nuovamente scorporato – sarà il rapporto tra le civiltà e le culture diverse.
Nei giorni scorsi, celebrando una messa nella basilica di Sant'Ambrogio, accompagnato dalla musica di Igor Stravinsky, Ravasi si è congedato dalla 'suà Milano, città che in un'intervista a Famiglia Cristiana aveva definito «la mia Itaca». «La mia città – ha detto alla fine dell'omelia – può fare a meno di me. Sono io che non posso fare a meno di voi. Milano mi scorre nelle vene e mi pulsa a ogni battito del mio cuore».

© Copyright Gazzetta del sud, 29 settembre 2007


Vaticano A breve l'annuncio da parte della Santa Sede

Osservatore Romano, si cambia a Mario Agnes succede Vian

CITTA' DEL VATICANO

È atteso per oggi l'annuncio ufficiale del Vaticano sul cambio della guardia alla direzione dell'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede dove per 23 anni ha regnato Mario Agnes, già presidente dell'Azione Cattolica, e uomo identificato totalmente con il pontificato di Wojtyla.
Alla guida del quotidiano arriverà Giovanni Maria Vian, storico, docente universitario e giornalista, prescelto da papa Ratzinger per imprimere un dinamismo nuovo a un luogo nevralgico che recentemente ha sofferto di una certa stanchezza e, secondo alcuni critici, di un certo appiattimento sulla realtà italiana.
Montiniano, cinquantacinque anni, ordinario di Filologia patristica alla Sapienza, editorialista di Avvenire, pubblicista dal '76, Vian è un intellettuale con la passione per il giornalismo, uno studioso rigoroso con il gusto della divulgazione, che conosce i meccanismi dei media. Significativa anche la designazione come vicedirettore di Carlo Di Cicco, 63 anni, finora caporedattore dell'agenzia Asca e uno dei vaticanisti italiani più preparati.
Sia Vian che Di Cicco sono stimati dal segretario di Stato Tarcisio Bertone, Vian per una amicizia quasi ventennale e Di Cicco per il suo legame con la spiritualità e l'attività sociale dei salesiani. E Bertone non ha mai fatto mistero della volontà di rinnovare il giornale vaticano.
La nuova direzione giornalistica si insedierà però solo a fine ottobre, dopo il viaggio del Papa a Napoli: in quell'occasione Benedetto XVI sarà ancora accompagnato da Agnes.
Ieri intanto, Vian ha firmato il suo ultimo editoriale, prima della nomina, per «Avvenire», sul tema delle radici cristiane dell'Europa.
Fondato nel 1861, sotto Pio IX, all'indomani e in polemica con il Regno d'Italia, l'Osservatore romano, che porta ancora sotto il titolo di prima pagina il motto ottocentesco «Non prevalebunt» (cioè "Non prevarranno" con riferimento ai nemici della Chiesa cattolica) è in edicola tutti i giorni tranne le domeniche e le feste religiose del calendario; esce nel pomeriggio con la data del giorno successivo.

© Copyright Gazzetta del sud, 29 settembre 2007

28 settembre 2007

Il Papa saluta le diverse comunità di Castel Gandolfo


Vedi anche:

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

Card. Bertone: Radio Vaticana dà la possibilità di ascoltare le parole vere, le parole autentiche del Papa, non quelle filtrate, ridotte, mutilate

Concerto in onore di Paolo VI: gli articoli

IL PAPA AI VESCOVI UCRAINI DI RITO LATINO: “L’UNITÀ DEI CATTOLICI MOSTRA IL VOLTO AUTENTICO DELLA CHIESA"

Osservatore Romano: il 29 settembre la nomina di Vian e Di Cicco

Morte Giovanni Paolo II: Politi "sposa" la tesi di MicroMega, duro affondo di Avvenire

Paolo VI ha reso alla Chiesa e al mondo un servizio quanto mai prezioso in tempi non facili

Comunione anglicana: la Chiesa episcopale americana cede, evitato lo scisma

Pellicani: più pagane che cristiane le radici dell'Europa liberale (evidentemente non ha letto la catechesi di ieri!)

Ma la rettifica di Melloni?

Messa tridentina: celebrazione negata a Legnano, polemiche con la curia milanese

Mons. Betori sui presunti preti pedofili: la Chiesa non ha paura della verità

Qualcuno deve delle scuse alla Chiesa...

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

Il Papa saluta le comunità di Castel Gandolfo. Il 3 ottobre il rientro in Vaticano dopo oltre due mesi di permanenza nella cittadina laziale

Benedetto XVI ha incontrato oggi le diverse comunità di Castel Gandolfo per un saluto di congedo in vista del ritorno in Vaticano mercoledì prossimo 3 ottobre in coincidenza con l’udienza generale. Il servizio di Massimiliano Menichetti:

Il Papa era giunto nella sua residenza estiva di Castel Gandolfo la sera del 27 luglio scorso proveniente da Lorenzago di Cadore, sulle Dolomiti, dove aveva trascorso un periodo di riposo. Il Pontefice ha espresso la sua gratitudine a quanti hanno contribuito, in vario modo, a rendere “salutare e distensivo” il suo soggiorno estivo. Anzitutto, il suo grazie è andato al vescovo di Albano, Mons. Marcello Semeraro, all’intera Diocesi e alle varie Comunità religiose che qui vivono ed operano:

“A ciascuno vorrei dire: il Papa conta sul vostro sostegno spirituale, e vi accompagna con la sua preghiera, perché possiate aderire con costante generosità, alla esigente chiamata alla perfezione evangelica, per servire in letizia e dedizione il Signore e i fratelli”.

Il Papa ha poi ringraziato l’Amministrazione comunale di Castel Gandolfo:

“Tutti conoscono lo stile di cordiale ospitalità che contraddistingue la vostra Città e i suoi abitanti; un’accoglienza che non è riservata solo al Papa, bensì pure ai numerosi pellegrini che vengono a rendergli visita, soprattutto la domenica per il consueto appuntamento dell'Angelus”.

E gratitudine ha espresso al personale medico, agli addetti dei vari Servizi del Governatorato, ai funzionari e agli agenti delle diverse Forze dell'Ordine italiane che, “con la consueta sollecitudine”, hanno affiancato il Corpo della Gendarmeria Vaticana e quello della Guardia Svizzera Pontificia. Infine il saluto e il ringraziamento del Papa sono andati agli ufficiali e agli avieri del 31° stormo dell'Aeronautica Militare che lo hanno accompagnato negli spostamenti in elicottero e in aereo. “Tutti vi porto nell’animo – ha concluso il Papa - e tutti vi affido alla materna protezione della Beata Vergine Maria, mentre di cuore benedico voi e le persone che vi sono care”.

© Copyright Radio Vaticana

Clicca qui per leggere il discorso del Papa.

Prossimo concistoro: gli scoop-non scoop di Ingrao


Vedi anche:

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

Card. Bertone: Radio Vaticana dà la possibilità di ascoltare le parole vere, le parole autentiche del Papa, non quelle filtrate, ridotte, mutilate

Concerto in onore di Paolo VI: gli articoli

IL PAPA AI VESCOVI UCRAINI DI RITO LATINO: “L’UNITÀ DEI CATTOLICI MOSTRA IL VOLTO AUTENTICO DELLA CHIESA"

Osservatore Romano: il 29 settembre la nomina di Vian e Di Cicco

Morte Giovanni Paolo II: Politi "sposa" la tesi di MicroMega, duro affondo di Avvenire

Paolo VI ha reso alla Chiesa e al mondo un servizio quanto mai prezioso in tempi non facili

Comunione anglicana: la Chiesa episcopale americana cede, evitato lo scisma

Pellicani: più pagane che cristiane le radici dell'Europa liberale (evidentemente non ha letto la catechesi di ieri!)

Ma la rettifica di Melloni?

Messa tridentina: celebrazione negata a Legnano, polemiche con la curia milanese

Mons. Betori sui presunti preti pedofili: la Chiesa non ha paura della verità

Qualcuno deve delle scuse alla Chiesa...

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

C'e' qualche nome che non avremmo potuto fare anche noi o qualche indiscrezione non avanzata da tempo da altri vaticanisti?
A proposito: da ottobre Panorama avra' un nuovo direttore (Belpietro, attuale responsabile de "Il Giornale")...buon lavoro!

Raffaella

La carica dei cardinali verso il Concistoro novembrino

Ignazio Ingrao

Venerdì 28 Settembre 2007 alle 7:36

Il primo nome della lista sarà quello di monsignor Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Seguiranno altri 15 o 16 nomi di cardinali elettori e forse almeno un paio di altri cardinali ultraottantenni senza diritto di voto in conclave. L’elenco è pronto e il Papa si prepara ad annunciare nei prossimi giorni il concistoro per la creazione di nuovi cardinali, il secondo del suo pontificato (il precedente si è svolto il 24 marzo 2006, per la nomina di 15 porporati).
L’appuntamento è per il 24 e 25 novembre. Il concistoro sarà preceduto da due giorni di riunione del collegio cardinalizio con il Papa per discutere sulla situazione della Chiesa nel mondo. L’incontro con i 181 membri del collegio cardinalizio, prima del concistoro, è stato fortemente voluto da Benedetto XVI per ascoltare il punto di vista dei porporati sui principali temi che oggi sollecitano la Chiesa, tra i quali, molto probabilmente, non mancherà la discussione sui primi mesi di applicazione del “motu proprio” per la liberalizzazione della messa secondo l’antico rito in latino.
L’elenco dei nuovi cardinali proseguirà con Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, Giovanni Lajolo, presidente del governatorato della Città del Vaticano,
Raffaele Farina, bibliotecario di Santa Romana Chiesa.
Molto probabilmente Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, forse Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo.
La squadra degli italiani, già piuttosto folta, potrebbe essere completata da Luigi De Magistris, quale cardinale non elettore ultraottantenne.
Per il resto dell’Europa è prevista la porpora per André Armand Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, Tadeusz Kondrusiewicz, neoeletto arcivescovo di Minsk in Bielorussia. E se l’aspetta anche l’arcivescovo di Barcellona, Luís Martínez Sistach.
Probabile la berretta cardinalizia anche per due statunitensi: Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington, e John Patrick Foley, pro gran maestro dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro. Un brasiliano, Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo. Uno o due africani che potrebbero essere l’ugandese Cyprian Kizito Lwanga, arcivescovo di Kampala, o il kenyota Raphael S. Ndingi Mwana’a Nzeki, arcivescovo di Nairobi. In Asia, infine, l’India attende nuove porpore, a cominciare dall’arcivescovo di Mumbay, Oswald Gracias.
Con queste nomine il Papa riporterà a 120 il numero dei cardinali elettori in seno al collegio cardinalizio. La cerimonia del concistoro sarà preparata dal nuovo maestro delle celebrazioni pontificie, Guido Marini, prefetto della cattedrale di Genova. Il nuovo cerimoniere del Papa sostituirà il suo omonimo, Piero Marini, chiamato a presiedere il Pontificio comitato per i congressi eucaristici internazionali.

© Copyright Panorama.it

Vian risponde a Pellicani sulle radici cristiane dell'Europa e ricorda la lectio di Ratisbona


Vedi anche:

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

Card. Bertone: Radio Vaticana dà la possibilità di ascoltare le parole vere, le parole autentiche del Papa, non quelle filtrate, ridotte, mutilate

Concerto in onore di Paolo VI: gli articoli

IL PAPA AI VESCOVI UCRAINI DI RITO LATINO: “L’UNITÀ DEI CATTOLICI MOSTRA IL VOLTO AUTENTICO DELLA CHIESA"

Osservatore Romano: il 29 settembre la nomina di Vian e Di Cicco

Morte Giovanni Paolo II: Politi "sposa" la tesi di MicroMega, duro affondo di Avvenire

Paolo VI ha reso alla Chiesa e al mondo un servizio quanto mai prezioso in tempi non facili

Comunione anglicana: la Chiesa episcopale americana cede, evitato lo scisma

Pellicani: più pagane che cristiane le radici dell'Europa liberale (evidentemente non ha letto la catechesi di ieri!)

Ma la rettifica di Melloni?

Messa tridentina: celebrazione negata a Legnano, polemiche con la curia milanese

Mons. Betori sui presunti preti pedofili: la Chiesa non ha paura della verità

Qualcuno deve delle scuse alla Chiesa...

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

La questione delle radici più pagane che cristiane

L'Europa sfigurata da anacronismi e omissioni

Gian Maria Vian

Torna la questione delle radici europee: davvero sono più pagane che cristiane? Questa sembra essere la tesi di Luciano Pellicani, lo studioso socialista che la sostiene in un libro di prossima uscita e dal titolo netto (Le radici pagane dell’Europa, Rubbettino). Tesi anticipata sulla rivista "Mondoperaio" e in un convegno su "La risposta laica ai fondamentalismi religiosi" che si conclude oggi, contrapponendo, per l’ennesima volta, una laicità di per sé positiva a religioni connotate in modo negativo.
A presentare il tema è stato, con attente sfumature, Antonio Carioti sul "Corriere della Sera" di ieri, in un articolo dove affermazioni radicali si affiancano ad argomenti storicamente più fondati da parte dello stesso Pellicani. Così lo studioso parla di "dittatura spirituale" del cristianesimo e delle sue istituzioni, pur riconoscendo che il "merito maggiore" della fede cristiana è stato quello di "introdurre un principio di solidarietà verso i deboli, la caritas, che il mondo pagano non conosceva". E non è un riconoscimento da poco.
Troppe sono però le contrapposizioni che Pellicani disegna con apparente fondatezza ma che le fonti antiche non autorizzano. Come quando sostiene che il Dio biblico "pronuncia dall’alto sentenze, comandi e divieti, senza argomentarli. Invece la filosofia greca ritiene che ogni proposizione vada giustificata in termini razionali". Schierando da una parte Cicerone e Seneca, razionali e umanisti, mentre dall’altra li fronteggerebbe un sant’Agostino intollerante persino più dell’imperatore Tiberio.
Semplificazioni, si dirà. Certo, ma semplificazioni che poi restano e si sedimentano in un sentire comune che prescinde sempre di più da una vera conoscenza dell’antichità, che fu, nel bacino mediterraneo in età imperiale e tardoantica, tanto classica quanto cristiana. In un’armonia che gli intellettuali seguaci di Gesù seppero ricercare ed elaborare con tenacia e originalità: dapprima gli apologisti greci dei secoli II e III e poi gli autor i dell’età costantiniana, fino a Girolamo e ad Agostino - sì, l’Agostino a cui Pellicani non rende giustizia dimenticando i debiti del grande africano nei confronti della cultura classica, per esempio proprio di Cicerone - e a figure come Boezio, fino a Isidoro di Siviglia.
Radici classiche e cristiane insieme, dunque, consolidatesi in una dialettica feconda che è un dato acquisito dagli specialisti. Come conferma un piccolo libro di Manlio Simonetti, anch’esso imminente (Classici e cristiani, Medusa), nato dalla rubrica che il grande filologo e storico ha tenuto su "Avvenire".

Si può discutere a lungo sulle componenti pagane e cristiane del nostro continente, e quindi del mondo occidentale, ma è necessario condurre la discussione senza anacronismi che ravvivano le tinte delle attuali contrapposizioni e accentuano la sempre più radicale incomprensione del fatto religioso. Anacronismi che, nel caso delle tesi di Pellicani, sembrano aggiungersi alla macroscopica omissione di un fenomeno storico fondamentale come quello del giudaismo ellenistico, non a caso centrale nel discorso che Benedetto XVI ha tenuto a Ratisbona.

Un intervento, quello di papa Benedetto, tanto importante quanto incompreso, e che è stato rivolto in primo luogo a un Occidente sempre più materialista e dimentico di Dio. Con un appello pacato alla ragione: quel Logos che - presente nei testi filosofici e religiosi del giudaismo ellenistico come principio razionale dell’universo - viene identificato dai primi autori cristiani con Cristo, il Dio definitivamente vicino alla ragione e al cuore dell’uomo. Che si rintraccia nelle radici pagane, ebraiche e cristiane della tradizione occidentale e che con i suoi semi di verità è presente in ogni essere umano.

© Copyright Avvenire, 28 settembre 2007

Rosso Malpelo (Avvenire): buona sveglia, Repubblica!


Vedi anche:

L'ossessione di Curzio Maltese ed i suoi clamorosi errori: confonde ancora il Vaticano con la Chiesa italiana!

Galli Della Loggia: l'idea di persona e' un'eredità cristiana

La morte di Papa Giovanni Paolo, un editoriale di Korazym e l'intervista di Petrus a Luigi Accattoli

L'esperienza di Loreto raccontata da chi c'era

Morte Papa Wojtyla: il dott. Puccetti risponde colpo su colpo a MicroMega

Card. Bertone: Radio Vaticana dà la possibilità di ascoltare le parole vere, le parole autentiche del Papa, non quelle filtrate, ridotte, mutilate

Concerto in onore di Paolo VI: gli articoli

IL PAPA AI VESCOVI UCRAINI DI RITO LATINO: “L’UNITÀ DEI CATTOLICI MOSTRA IL VOLTO AUTENTICO DELLA CHIESA"

Osservatore Romano: il 29 settembre la nomina di Vian e Di Cicco

Morte Giovanni Paolo II: Politi "sposa" la tesi di MicroMega, duro affondo di Avvenire

Paolo VI ha reso alla Chiesa e al mondo un servizio quanto mai prezioso in tempi non facili

Comunione anglicana: la Chiesa episcopale americana cede, evitato lo scisma

Pellicani: più pagane che cristiane le radici dell'Europa liberale (evidentemente non ha letto la catechesi di ieri!)

Ma la rettifica di Melloni?

Messa tridentina: celebrazione negata a Legnano, polemiche con la curia milanese

Mons. Betori sui presunti preti pedofili: la Chiesa non ha paura della verità

Qualcuno deve delle scuse alla Chiesa...

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

Campane, trombe, e monologhi di sordi

di Rosso Malpelo-Gianni Gennari

«Per chi suona la campana»? Ieri su "Repubblica" il "Direttore" lamenta che l'Italia allo sbando "perde peso in Europa e nel mondo", con un elenco delle sue miserie: 4 serate di Miss Italia, vertici di "una trentina di persone attorno a Prodi", invenzione della Brambilla, divisioni anche "sull'eredità di Pavarotti". A questi segni di malattia grave, però, lui aggiunge serio che questa Italia "dà ogni sera al Papa spazio sicuro nel suo maggior Tg". Un male che incide come gli altri? O forse di più: alla radice? Già: per chi suona la campana? Ci sono voluti gli strilli sguaiati di Grillo per svegliare le trombe della "corazzata 'Repubblica'", in mare da 31 anni, che pure ha con sé e dietro di sé almeno metà dell'Italia che conta? Possibile che seriamente si pensi al Papa come malattia del Paese? Mentre scrivo ascolto a Radio/Pannella, un "monologo" sulla "laicità" di parecchi "guru" reduci da sconfitte culturali e politiche di qualche secolo: piangono tutti a dirotto sul tema, ma nessuno è sfiorato dal dubbio che la campana suoni anche e soprattutto per lui.

Ed io penso ad un collega - via: anche un amico! - da 50 anni "marxista" totale, che per decenni ha rimproverato la Chiesa di non adeguarsi al "progresso", che allora era il "socialismo" trionfante all'Est…Ieri leggo a sua firma, nero su bianco, che non accettando eutanasia, aborto, manipolazione embrionale e Dico, ora "la Chiesa dice 'no' al corso della storia". La storia vista solo come fa comodo fa collezionare delusioni.

A suon di campana: grande quella dell'89 e non ancora digerita, piccola ora quella di Grillo. Buona sveglia!

© Copyright Avvenire, 28 settembre 2007