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12 gennaio 2008

Sinodo 2008: Mons. Eterovic spiega i compiti del relatore generale e del segretario speciale nominati oggi dal Papa (Osservatore Romano)


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L'arcivescovo Nikola Eterovic spiega i compiti del relatore generale e del segretario speciale nominati dal Papa

Due ruoli chiave per il Sinodo sulla parola di Dio

Giampaolo Mattei

Entra nel vivo il sinodo sulla parola di Dio. In vista della XII assemblea generale ordinaria, che si terrà in Vaticano dal 5 al 26 ottobre, Benedetto XVI ha nominato oggi (cfr Nostre Informazioni a pagina 1) relatore generale il cardinale canadese Marc Ouellet, religioso sulpiziano, 64 anni, arcivescovo di Québec, e segretario speciale monsignor Wilhelm Emil Egger, cappuccino, 68 anni, vescovo di Bolzano-Bressanone.
Mancano nove mesi, il tempo di una gestazione, all'apertura dei lavori che saranno centrati sul tema scelto dal Papa dopo un'ampia consultazione nella Chiesa universale: "La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".
Il conto alla rovescia è dunque iniziato e ora si stanno mettendo a punto tutti i preparativi necessari. Spiega l'arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del sinodo dei vescovi: "Quelle di relatore generale e di segretario speciale sono due cariche molto importanti per la conduzione e lo svolgimento dell'assemblea sinodale. Benedetto XVI ha scelto due autorevoli figure che possono svolgere il loro compito nel migliore dei modi. Nella storia del sinodo c'è stato un naturale sviluppo dei diversi ruoli e con il tempo, ad esempio, il relatore generale ha assunto un peso maggiore. Il nuovo regolamento sinodale, aggiornato di recente dopo quarant'anni, ne delinea con precisione i compiti al capitolo VIII, specificatamente agli articoli 14 e 15".

Nell'intervista a "L'Osservatore Romano" monsignor Eterovic fa il punto sul prossimo sinodo.

Qual è il ruolo del relatore generale?

Il relatore generale è nominato dal Papa per ogni singola assemblea. Ha il compito di preparare due importanti relazioni: prima e dopo gli interventi dei padri sinodali, nella prima parte dei lavori. Presiede inoltre alla preparazione del testo delle proposizioni o di altri documenti da presentare all'esame dei padri in assemblea plenaria. In questo suo lavoro è assistito dal segretario speciale.

Quali sono le caratteristiche delle due relazioni a cui ha fatto riferimento?

La relazione introduttiva, la relatio ante disceptationem, espone la materia del sinodo e precisa i punti sui quali verterà la discussione. Il testo dovrà essere consegnato almeno un mese prima dell'inizio dell'assemblea al segretario generale che lo distribuirà a tutti i padri.
La seconda relazione, la relatio post disceptationem, è la sintesi del dibattito. Viene redatta dopo tutti gli interventi in aula dei padri sinodali e farà riferimento agli argomenti affrontati, indicando i punti su cui è opportuno continuare la discussione nei circoli minori o in altro modo.

Quali sono invece i compiti del segretario speciale?

È sempre uno specialista nella materia del sinodo ed è anch'egli nominato dal Papa per la singola assemblea sinodale. Come ho spiegato, assiste il relatore generale in tutte le sue funzioni. È tenuto a coordinare, in particolare, il lavoro degli esperti e a curare la redazione delle proposizioni o di altri documenti che i padri sono chiamati a votare. Deve inoltre approntare documenti, relazioni e offrire spiegazioni e notizie a tutti coloro che lo richiedessero.

Dopo queste due nomine, quali saranno i prossimi passi verso l'assemblea di ottobre?

Il 21 e il 22 gennaio si terrà la riunione del consiglio ordinario della segreteria generale del sinodo dei vescovi. Ne fanno parte quindici membri. All'ordine del giorno abbiamo l'impegno di analizzare i contributi sui Lineamenta che ci sono giunti dalle 113Conferenze episcopali del mondo, da tutti i dicasteri della Curia romana, dall'Unione dei superiori generali e dalle dodici Chiese orientali cattoliche sui iuris.
Il risultato di questo studio sarà un primo progetto dell'Instrumentum laboris che sarà successivamente approfondito per arrivare al testo definitivo e dunque al vero e proprio documento di lavoro sinodale. Sarà la fotografia di come oggi la parola di Dio viene vissuta nella Chiesa, con gli aspetti positivi e con le realtà da migliorare.

Quali reazioni avete raccolto sul tema del sinodo?

Il sinodo sta suscitando in tutto il mondo un grande interesse. Lo si vede anche dalle tantissime iniziative che vengono promosse a vari livelli. I vescovi, ad esempio, ne parlano con entusiasmo. C'è un grande movimento di preghiera e vorrei sottolineare in particolare la riscoperta dell'esperienza della lectio divina.
Siamo poi a quarant'anni dalla Dei verbum, una delle quattro costituzioni dogmatiche conciliari, e questo anniversario è lo spunto per un significativo contributo alla riflessione.
Il tema del sinodo suggerisce tanti approfondimenti: tra questi, il rapporto tra la parola di Dio e la scienza. Da rilevare, infine, la forte attenzione ecumenica da parte dei protestanti e anche degli ortodossi: ricordiamo che all'assemblea parteciperanno anche delegati fraterni.

Il metodo collegiale sinodale si apre, in questo tempo, su diversi fronti: dopo il sinodo sull'eucaristia ecco quello sulla parola di Dio mentre sta già muovendo i primi passi la preparazione della seconda assemblea speciale per l'Africa.

Sì, dal 4 al 25 ottobre 2009 si svolgerà una nuova assemblea speciale per l'Africa del sinodo dei vescovi. Entro la fine dell'anno raccoglieremo le risposte ai Lineamenta che abbiamo diffuso anche in arabo e in swahili. A quindici anni dal primo sinodo africano (era il 1994) si dovranno mettere a fuoco i modi in cui la Chiesa può adoperarsi per trovare strade di riconciliazione, di giustizia e di pace.
Proseguiamo intanto la valutazione dell'impatto dei vari sinodi (quello sull'eucaristia come quelli dedicati ai vari continenti) attraverso le analisi di come vengono recepiti i contenuti delle esortazioni apostoliche post-sinodali. In agenda abbiamo per il 14 e il 15 febbraio la riunione del consiglio per l'Oceania.
Ad ogni modo, attualmente la priorità riguarda la preparazione del sinodo di ottobre sulla parola di Dio: parola che è "viva, efficace e tagliente" e che, per la grazia dello Spirito Santo, sta suscitando un rinnovato dinamismo in tutta la Chiesa con influssi molto positivi anche sulla società.

(©L'Osservatore Romano - 13 gennaio 2008)

10 dicembre 2007

Nomina del Cappellano di Sua Santità e del Nunzio in Romania


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PAPA/ NOMINA SUO CAPPELLANO MONS.ROSSI VESCOVO A CIVITA CASTELLANA
Sostituisce mons. Zadi che lascia per raggiunti limiti di età

Città del Vaticano, 10 dic. (Apcom) - Il Papa ha nominato monsignore Romano Rossi, del clero della diocesi di Roma, nuovo vescovo di Civita Castellana. Sostituisce monsignor Divo Zadi, che lascia per raggiunti limiti d'età (fissati dal codice di Diritto canonico in 75 anni).
Monsignor Rossi è nato a Montevarchi, in provincia di Arezzo, il primo agosto 1947. Ha compiuto gli studi presso il Seminario diocesano di Fiesole. È stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1971 per la diocesi di Fiesole. Ha conseguito la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma e la Licenza in Scienze Bibliche al Pontificio Istituto Biblico di Roma, risiedendo nel Pontificio Seminario Romano Maggiore. È stato incardinato nella Diocesi di Roma il primo marzo 1990. Ha ricoperto i seguenti incarichi: assistente al Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1971 al 1977; Vicario Parrocchiale di "Santa Maria del Buon Consiglio" a Roma dal 1977 al 1978; Vicario Parrocchiale di "S. Maria delle Grazie" a San Giovanni Valdarno (Fiesole); insegnante di religione all'Istituto Magistrale e responsabile diocesano della Pastorale Scolastica dal 1978 al 1983; assistente nazionale branca Esploratori e Guide dell'AGESCI dal 1983 al 1990; direttore Spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 1983 al 1990. Dal 1990 è parroco della parrocchia di "Nostra Signora di Coromoto" a Roma e rettore della Chiesa "San Francesco di Sales", sulla Via Portuense. Dal 1993 è Cappellano di Sua Santità.



PAPA/ NOMINA MONS. LOZANO SABASTIAN NUOVO NUNZIO IN ROMANIA
Lo rende noto un comunicato della sala stampa vaticana

Città del Vaticano, 10 dic. (Apcom) - Benedetto XVI ha nominato questa mattina il nuovo Nunzio apostolico in Romania e in Moldova. Si tratta di monsignor Francisco-Javier Lozano Sebastian, finora Nunzio apostolico in Croazia. Lo rende noto un comunicato della sala stampa della Santa Sede.

6 dicembre 2007

Le donne in Vaticano... (30Giorni)


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La presenza femminile nell’organigramma del Vaticano

Quanto conta l’altra metà del cielo

di Gianni Cardinale

Non sono molte le donne che lavorano in Vaticano, ma ci sono. Rare comunque quelle che hanno incarichi di responsabilità. Di seguito una piccola, e parziale, mappa della presenza “rosa” all’interno delle Mura Leonine.

Palazzo Apostolico. Particolarmente nutrita la presenza femminile nell’appartamento pontificio. Ci sono infatti le quattro laiche consacrate appartenenti ai Memores Domini (Carmela, Cristina, Emanuela e Loredana) che si occupano più propriamente delle cosiddette faccende domestiche. I loro nomi però non figurano nell’Annuario Pontificio, come invece accade per una storica segretaria di papa Ratzinger fin dai tempi dell’ex Sant’Uffizio. Si tratta di Birgit Wansing, dell’Istituto di Schönstatt; leggendaria la sua perizia nel decifrare la minuta calligrafia dell’attuale Pontefice del quale mantiene continuamente e minuziosamente aggiornata la sterminata bibliografia.
Molto conosciuta poi la professoressa di musica Ingrid Stampa, in passato collaboratrice domestica nell’appartamento del cardinale Ratzinger di piazza della Città Leonina e ora inquadrata nella Sezione di lingua tedesca della Segreteria di Stato.

Sempre nell’Annuario Pontificio si trova poi citata la segretaria e dattilografa di fiducia del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone fin dai tempi in cui era il vice del cardinale Ratzinger: è Eurosia “Rosi” Bertolassi, focolarina, che, nel luglio scorso, proprio nella conferenza stampa in cui è stata annunciata una più incisiva presenza femminile in Vaticano, ha ricevuto un pubblico encomio da parte del suo superiore («È una straordinaria collaboratrice, tanto indispensabile che dalla Congregazione per la Dottrina della fede l’ho portata con me in Segreteria di Stato»).

La donna con maggiore anzianità di servizio nel Palazzo Apostolico, il cui nome quindi è il primo al femminile nell’elenco del personale della Segreteria di Stato, è suor Maria Sebastiana Posati che ha un ruolo di rilievo nel delicato ufficio che si occupa delle questioni amministrative. Nell’Annuario Pontificio è menzionata anche la dottoressa María Isabel Tellería Tapia, che da un ventennio si occupa nella Seconda sezione del desk riguardante la Comunità europea. Tanto capace e di carattere che una volta un superiore l’ha definita, per elogiarla, «una donna con i baffi…».

Dicasteri. Dando uno sguardo alle Congregazioni e ai Consigli della Curia romana si può notare che in tutti questi dicasteri – con l’eccezione di quello che si occupa del Culto divino – non manca la presenza femminile, anche se non marcata. Pochissime donne comunque rivestono incarichi formali di responsabilità. Oltre a suor Enrica Rosanna, prima, e finora unica, “sottosegretario” di una Congregazione, abbiamo infatti suor Sharon Holland, capo ufficio sempre al dicastero dei Religiosi, e la dottoressa Paola Fabrizi, “capo ufficio” al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani. Alla Fabbrica di San Pietro abbiamo poi un’altra capo ufficio, la dottoressa Maria Cristina Carlo-Stella, che in precedenza aveva occupato lo stesso incarico alla Pontificia Commissione per i Beni culturali.


Altrove. La Pontificia Accademia delle Scienze sociali è guidata finora dalla professoressa Mary Ann Glendon, ma se il Senato approverà la sua nomina ad ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, cui è stata designata dal presidente George W. Bush, ovviamente dovrà lasciare il prestigioso incarico.
Nella Commissione teologica internazionale siedono poi due donne: suor Sara Butler e la professoressa Barbara Hallensleben. C’è poi la Facoltà Pontificia “Auxilium” gestita dalle salesiane (sebbene il gran cancelliere non sia la superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice ma il rettor maggiore dei Salesiani). Rimangono tabù per il genio femminile, oltre che i ruoli in cui in base al diritto canonico è prevista la figura di un sacerdote o di un vescovo, anche le Guardie svizzere, la Gendarmeria e la Cappella musicale pontificia. Mentre l’annunciato ruolo più incisivo delle donne in Vaticano potrà più facilmente applicarsi al settore delle comunicazioni.
È vero che finora la redazione de L’Osservatore Romano è rigorosamente tutta di genere maschile, ma il nuovo direttore, Giovanni Maria Vian, sembra intenzionato a rompere questa tradizione. Senza contare che, quando arriverà il momento, sarà una donna ad avere un incarico di responsabilità nella Sala Stampa vaticana.

© Copyright 30Giorni, novembre 2007

Posso dirlo? Il piu' "moderno" e' Papa Benedetto :-)
R.


DONNE IN CURIA. Incontro con suor Enrica Rosanna

Il contributo del genio femminile

Intervista con il sottosegretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata, la donna che ricopre l’incarico più elevato Oltretevere

Intervista con suor Enrica Rosanna di Gianni Cardinale

Alcune settimane fa, il 27 ottobre, sul settimanale cattolico inglese The Tablet venivano ricordate le parole pronunciate lo scorso 18 luglio dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, con le quali il più stretto collaboratore di Benedetto XVI prefigurava una maggiore presenza femminile in posti di responsabilità della Curia romana. Il periodico d’Oltremanica faceva maliziosamente notare come alle parole non fossero ancora seguiti dei fatti. In attesa dello sviluppo degli eventi 30Giorni ha avuto modo di colloquiare con la donna che, attualmente, ricopre l’incarico formalmente più elevato negli organismi centrali della Santa Sede. Stiamo parlando di suor Enrica Rosanna, delle Figlie di Maria Ausiliatrice – il ramo femminile della famiglia salesiana –, che il 24 aprile 2004 Giovanni Paolo II ha nominato sottosegretario, con la “o” finale, della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. E si è trattato di una nomina rivoluzionaria, visto che era la prima volta che una donna veniva chiamata a questo incarico direttivo in una Congregazione (in passato, un’altra donna, la laica australiana Rosemary Goldie, aveva ricoperto, dal 1966 al 1976, lo stesso incarico ma in un Pontificio Consiglio, quello per i Laici).
Lombarda di Busto Arsizio, provincia di Varese e arcidiocesi di Milano, suor Rosanna ha emesso la professione religiosa nel 1964. Docente e poi preside, fino al 1998, dell’unica Facoltà Pontificia “femminile”, l’Auxilium, è una sociologa della religione e una studiosa di scienze pedagogiche. Apprezzata per la sua competenza è stata tra gli esperti di vari sinodi e ha fatto parte dal 1996 della Commissione dei saggi istituita dall’allora ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer.

Suor Rosanna, come ha accolto la nomina a sottosegretario della Congregazione per i religiosi?

SUOR ENRICA ROSANNA: Con fede e disponibilità a servire mettendo a disposizione quello che sono e che so fare. E poi anche con un po’ di “tremore”, ma disponibile a imparare sempre.

Se l’aspettava?

ROSANNA: No. Ho partecipato attivamente al sinodo romano e, come esperta, a tre sinodi generali: quelli sulla vita consacrata, del 1994, sull’Europa, del 1999, e sui vescovi, del 2001. In queste occasioni ho avuto modo di avvicinare più volte Giovanni Paolo II. Ho accolto questo Papa quando è venuto in visita all’Auxilium. Ma francamente non mi sarei aspettata mai questa chiamata.

Come spiega la scelta di una suora a sottosegretario della Congregazione?

ROSANNA: L’Annuario statistico della Chiesa nel 2002 riporta i seguenti dati: i sacerdoti religiosi sono 137.724; i religiosi non sacerdoti 54.828; le religiose 782.932. Numericamente le religiose sono quasi il doppio rispetto al numero complessivo dei sacerdoti religiosi e diocesani. Al numero delle religiose dobbiamo poi aggiungere le oltre 47mila monache contemplative, le consacrate degli Istituti secolari, le vergini consacrate, le consacrate che aderiscono alle nuove forme di vita evangelica e le religiose che appartengono agli Istituti di Diritto diocesano. Questi numeri mi pare che spieghino bene la scelta di una religiosa come sottosegretario…

Quali sono le sue competenze?

ROSANNA: Svolgo una funzione di collaborazione e i compiti che mi sono affidati sono molto diversificati: vanno dall’esame delle pratiche agli incontri di lavoro, sia in dicastero sia in occasione di capitoli generali, assemblee, congressi e convegni. Cerco anche di essere vicina a tutti coloro che hanno bisogno e chiedono un aiuto.

È rimasta intimorita dal fatto di essere la prima suora a essere chiamata a un incarico di tale livello?

ROSANNA: Assolutamente no. Sono un po’ abituata, per così dire, a rompere il ghiaccio. Nel 1972 sono stata la prima donna a conseguire il dottorato alla Pontificia Università Gregoriana con una tesi sulla secolarizzazione. E sono stata inoltre la prima donna, grazie anche al neocardinale salesiano don Raffaele Farina, a insegnare in una Università Pontificia.

Che accoglienza ha trovato nel dicastero?

ROSANNA: C’è stato un comprensibile periodo di “studio”. Ora respiro un clima di fiducia e rispetto. Ho ancora molto da imparare e conto sull’aiuto e sulla collaborazione dei superiori e dei colleghi. Alcuni dei colleghi più anziani sono per me autentici “maestri” e li ringrazio di cuore.

E più in generale come la hanno accolta nella Curia romana?

ROSANNA: Ho ricevuto mille biglietti di congratulazioni. Ricordo in particolare quello che mi ha mandato il cardinale vicario Camillo Ruini, che mi ha conosciuta bene durante i lavori del sinodo romano.

Qual è stato il suo primo gesto quando è entrata nel suo nuovo ufficio?

ROSANNA: Ho voluto dare un tocco di femminilità agli ambienti e allo stile di accoglienza, e devo dire che il gesto è stato molto apprezzato.

Ha trovato conforto nelle altre suore e nelle altre donne che lavorano in Curia?

ROSANNA: Sì, con quelle che lavorano con me. Con le altre, purtroppo, ci sono scarse relazioni. Sarebbe bello fare un incontro per conoscerci.

Qual è, secondo lei, il contributo specifico che una suora, una donna, può dare al lavoro della Curia romana?

ROSANNA: Come ho già accennato, può dare quel tocco di “genio femminile” che a volte può essere necessario quando si tratta di affrontare determinate questioni delicate in cui le nostre qualità sono particolarmente di aiuto. E poi può dare un contributo non secondario ad affrontare meglio quelle questioni che riguardano altre donne che vivono la realtà della Chiesa, da consacrate o anche da laiche.

La moglie dell’ex primo ministro inglese, Cherie Blair, cattolica, tempo fa ha detto: «Non ci sono molte ragioni per cui la metà dei posti della Curia romana non possa essere occupato da donne». Cosa pensa di questa battuta?

ROSANNA: Le cosiddette quote rosa non mi piacciono. Né nella Chiesa né altrove. Le donne devono poter essere protagoniste in base alle proprie capacità e al consenso che riescono a raccogliere attorno a sé. Non hanno bisogno di riserve indiane, che possono essere controproducenti.

Il segretario di Stato vaticano, che è salesiano come lei, ha annunciato una maggiore presenza femminile in Vaticano anche in posti di responsabilità. Cosa ci dobbiamo aspettare? Una donna capo o segretario di un dicastero?

ROSANNA: Mi auguro che la mia nomina a sottosegretario sia un primo passo perché sempre più le donne possano offrire il contributo del proprio “genio”, con generosità e senza riserve, a servizio della Santa Sede. Le modalità le deciderà il Papa.

Nel mondo ecclesiale non manca chi auspica che un giorno anche la Chiesa cattolica, dopo le comunità protestanti e la Comunione anglicana, possa ammettere le donne al sacerdozio. Ritiene che in un futuro anche lontano questo possa accadere?

ROSANNA: Su questo argomento mi rimetto completamente e con fiducia al giudizio della Chiesa.

Lei prima ricordava che è stato Giovanni Paolo II a chiamarla all’incarico ora ricoperto. A suo avviso, qual è la lezione più importante che ha lasciato Giovanni Paolo II?

ROSANNA: Innanzitutto l’attenzione alla persona umana e il rispetto per la sua dignità dal concepimento fino alla morte; l’attenzione alla persona di qualunque religione, nazionalità, razza. Questa attenzione è espressa in tutte le sue encicliche e nei discorsi rivolti sia ai capi di Stato sia ai semplici fedeli. Ho inoltre sempre ammirato la sua fede granitica, la sua passione per l’unità e la pace, l’impegno per la vita e la fiducia nei giovani che egli chiamava molto opportunamente “sentinelle del mattino”.

Qual è stato il pensiero di Giovanni Paolo II sulla relazione tra Cristo e le donne consacrate che più l’ha colpita?

ROSANNA: La risposta meriterebbe una lunga riflessione. Mi limito a qualche accenno. Giovanni Paolo II ci ha chiesto ripetutamente di vivere con fede e gioia la nostra scelta vocazionale, perché la vita religiosa vale innanzitutto per ciò che è, più che per ciò che realizza attraverso le opere; di non aver paura a identificarci con Cristo… fino alla croce. Egli stesso ci ha dato l’esempio di questa identificazione fino alla fine. Ci ha chiesto di “far vedere Cristo”, di “seguire le sue orme”, di essere lampada sul moggio e non solo lievito. In un incontro con l’Unione internazionale superiore generali, il 3 maggio 2001, ha meravigliosamente parlato della sequela Christi, in particolare dei voti, indicandoci la strada per viverli con fedeltà creativa. Ha detto parole splendide al riguardo, che mi tornano spesso alla mente, medito lungamente e mi danno slancio.

E quali sono le parole di Benedetto XVI su questo tema che ricorda con particolare attenzione?

ROSANNA: Ricordo con particolare gratitudine il discorso ai superiori e alle superiore generali del 26 maggio dello scorso anno. Nell’occasione l’attuale Pontefice, quasi continuando e approfondendo le indicazioni date dal suo predecessore, ci ha chiesto di fare un viaggio verso l’interiorità: il Signore guarda quello che siamo prima di quello che facciamo. Un invito che va veramente al cuore della nostra vocazione.

L’elezione di papa Benedetto XVI è stata vista da molti come un segnale di continuità con Giovanni Paolo II, altri non sono d’accordo. Lei come ha vissuto lei questo passaggio?

ROSANNA: A mio avviso c’è una indiscussa continuità tra il pontificato di papa Giovanni Paolo II e quello di papa Benedetto. La stessa passione per Cristo e per l’umanità, lo stesso slancio ecumenico, la stessa vicinanza al mondo giovanile… Potremmo dire che la “mano non è cambiata”, anche se papa Benedetto porta avanti il suo servizio valorizzando al massimo le sue risorse personali e quelle della sua preparazione culturale e della sua provenienza, che sono diverse da quelle di Giovanni Paolo II. Ambedue sono uomini di grande fede e fiducia nella Provvidenza, consapevoli che è il Signore che conduce la sua Chiesa. E che senza di Lui, il Signore, noi non possiamo far nulla.

Qual è il ruolo delle religiose nella Chiesa d’oggi?

ROSANNA: La presenza delle religiose è molto importante; esse hanno un peso notevole nell’evangelizzazione anche se molte volte svolgono una missione nascosta, sono cioè lievito nella massa. Sono però anche lampada sul moggio perché la gente vede e riconosce in loro “persone sempre disponibili ad accogliere” per risolvere problemi, dare consigli, sostenere, guidare, confortare, formare. Esse mettono a disposizione della gente non solo il loro genio femminile, ma i diversi carismi che hanno ricevuto in dono da Dio: il carisma della compassione, il carisma dell’educazione, il carisma dell’evangelizzazione, il carisma del servizio ai poveri. Pensiamo alle grandi sante a cui si ispirano per il proprio servizio: Teresa di Calcutta, Maria Domenica Mazzarello, Angela Merici, Chiara d’Assisi, Maddalena di Canossa, Teresa d’Avila, Caterina da Siena… e tante altre ancora. Queste sante insegnano a noi religiose non solo a servire, valorizzando i nostri carismi, ma a imparare dalle persone che abbiamo l’onore di servire. Dai poveri e dai bisognosi si impara sempre. Non dobbiamo dimenticare la parola del Signore: «C’è più gioia nel dare che nel ricevere».

Il numero delle religiose, negli ultimi decenni, è calato in modo drastico…

ROSANNA: Purtroppo è così, in particolare nei Paesi industrializzati. A tale proposito, un autore ha scritto opportunamente che in questi momenti di prova noi consacrate dobbiamo vivere quella “spiritualità del crepuscolo”, che ci porta a essere più fervorose, più impegnate, più evangelizzatrici e perciò doppiamente testimoni. Precisamente perché siamo in poche, il Signore ci chiama a essere lampade più vivide sul moggio.

È possibile un’inversione di tendenza nelle vocazioni?

ROSANNA: Avvalendomi della mia esperienza passata mi pare di poter dire – e lo dico con estrema prudenza e forse con un po’ di perplessità – che c’è una pastorale vocazionale che si rivolge alle giovani, ma non è chiaro quanto essa tenga conto della specificità femminile, cioè dello stretto legame che esiste tra la chiamata al servizio del Regno e il “genio femminile”, quel genio che connota ogni donna che Dio regala a questo mondo. Forse è urgente fare un salto di qualità in questa direzione riscoprendo che per fare una pastorale vocazionale al femminile non si può prescindere da un riferimento al “genio della donna”, secondo quanto ho appena affermato. Non possiamo poi dimenticare che una pastorale vocazionale non può prescindere soprattutto da una constatazione che sta a monte: anche oggi la messe è molta, e come potremmo dubitare, visto che crediamo in Gesù e che il Vangelo è attuale?

Quindi lei ha fiducia nel futuro?

ROSANNA: Le vocazioni alla vita consacrata ci sono, e ci sono giovani, io lo credo fermamente, che sono pronte a essere guidate a comprendere come è bello seguire il Signore Gesù con cuore indiviso. Questa constatazione mi nutre il cuore di speranza: speranza che il cuore delle giovani sia ancora terra fertile e che valga perciò la pena seminare, anche se una parte del seme cadrà sui rovi, un’altra sulle pietre…; speranza che noi consacrate abbiamo la forza per creare quella cultura vocazionale che porta le giovani generazioni a scoprire Cristo, a incontrarlo, a credere in Lui, a seguirlo come Pietro, Giovanni, Andrea, Simone…, come Teresa d’Avila, Chiara d’Assisi, Teresa del Bambin Gesù, Teresa di Calcutta, Maria Domenica Mazzarello…; speranza che il “genio femminile” con le sue risorse abbia qualcosa da dire alla vita consacrata; speranza che verranno tempi migliori anche per la vita consacrata e la messe continuerà a essere abbondante. Se è vero infatti che molti Istituti patiscono una profonda crisi vocazionale, e che gli abbandoni ammontano a una percentuale significativa, è pure vero che gli Istituti di antica fondazione sono sempre coraggiosamente in frontiera (penso per esempio alla missione in Africa della famiglia salesiana), soprattutto per essere balsamo per le antiche e nuove povertà; è vero che nascono nuove forme di vita evangelica, che le vocazioni fioriscono nelle giovani Chiese. E che la testimonianza di tante consacrate coraggiose fino al martirio è realtà anche di oggi: pensiamo a suor Annalena Tonelli e a suor Leonella Sgorbati…

Prima faceva cenno alla necessità di dare, per così dire, una “qualità femminile” alla pastorale vocazionale. In che senso?

ROSANNA: Un primo passo potrebbe essere fatto nella direzione di aiutare le giovani a riscoprire sé stesse come donne, a essere contente di essere donne, “a dirsi e pensarsi al femminile” per dare un volto peculiare alla propria scelta vocazionale. Vale forse la pena ricordare che al Sinodo sulla vita consacrata le consacrate presenti hanno espresso con chiarezza quello che è il cuore della vita consacrata femminile, mettendo l’accento non tanto sui ruoli che essa può giocare nella Chiesa, quanto sul suo valore testimoniante: l’amore per Cristo con cuore indiviso e la testimonianza luminosa della sua misericordia e tenerezza per tutti, con una predilezione per i più poveri e deboli. Un altro passo potrebbe riguardare la valorizzazione di un concetto e un’esperienza di maternità “oltre lo stereotipo”, una maternità affettiva, culturale, spirituale, una maternità che si esprime principalmente nella “capacità di prendersi cura”. I carismi degli Istituti di vita consacrata femminile, di cui è ricca la Chiesa, ci dicono qual è l’ampiezza di questo “prendersi cura”, in cui c’è spazio per tante aspirazioni giovanili: prendersi cura dei bambini e dei giovani (pensiamo al carisma degli Istituti educativi), prendersi cura dei poveri, delle nuove povertà (pensiamo al carisma degli Istituti caritativi), prendersi cura della verità (pensiamo a tutte le religiose impegnate nelle scuole di ogni ordine e grado), prendersi cura della pace (pensiamo alle religiose nei Paesi di guerra), prendersi cura dell’amore (pensiamo ai monasteri di clausura…).

Suor Enrica, lei è contenta della sua scelta di vita?

ROSANNA: Sono una felice figlia di Maria Ausiliatrice. Ma non sono un caso isolato: tante religiose che io conosco, di ogni età, sono felici della loro vocazione e la vivono con tanto amore e gratuità.

© Copyright 30Giorni, novembre 2007

5 dicembre 2007

Vittorio Sgarbi: "Il Pontificato di Benedetto XVI è un inno alla bellezza" (da Petrus)


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(Raffaello, "Scuola di Atene")

Intervista esclusiva a Vittorio Sgarbi: “Paolucci è l’uomo giusto per i Musei vaticani, il Pontificato di Benedetto XVI è un inno alla bellezza”

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO - "Antonio Paolucci è sicuramente la persona più adatta a dirigere i Musei vaticani": lo afferma a ‘Petrus’ il critico d'arte Vittorio Sgarbi (nella foto), attuale Assessore alla Cultura del Comune di Milano.

Professor Sgarbi, Paolucci è stato chiamato dal Papa a sostituire l’archeologo Francesco Buranelli: cosa ne pensa?

"Approvo senza alcuna remora la decisione di Benedetto XVI: Paolucci è l’uomo giusto per quell’incarico. Con questo non voglio giudicare negativamente il lavoro di Buranelli, ma forse la sua visione era più limitata, essendo un archeologo; i Musei vaticani, invece, hanno bisogno di ben altro essendo per loro natura generalisti".

Con ‘generalisti’ cosa intende?

"Generalista è quel museo che abbina mostre di quadri e pinacoteche, librerie, esposizioni di sculture. Sotto questo aspetto, Paolucci è una garanzia avendo diretto gli Uffizi di Firenze. Poi, non dimentichiamo che ha ricoperto il ruolo di Ministro dei Beni culturali, che scrive su qualificati organi di stampa ed è uno dei maggiori esperti del settore. Dunque, alla professionalità, il nuovo direttore dei Musei vaticani è in grado di affiancare anche ottime doti di comunicazione".

Insomma, Paolucci sembra proprio essere un direttore di grande profilo…

"Io direi di altissimo profilo. Gestire un museo come quello del Vaticano è un compito difficilissimo e allo stesso tempo esaltante. Paolucci ha la vocazione alla divulgazione, al dialogo, a collaborare con tutti. Non dimentichiamo la particolare doppia natura del Museo Vaticano: espone arte ma funge anche da strumento di evangelizzazione".

Darebbe qualche suggerimento a Paolucci?

"Francamente, non credo che ne abbia minimamente bisogno. Il Papa ha scelto quanto di meglio offrisse il mercato. Sarebbe superbo da parte mia dare consigli a Paolucci".

Professor Sgarbi, starà mica facendo il falso modesto?

"Beh, per la verità, ma non perché ne necessiti, a Paolucci consiglierei solo di esordire con mostre d'arte di maggior qualità rispetto a quelle organizzate dal suo predecessore.
Il pubblico sa apprezzare la bellezza e va quindi accontentato; lo stesso Papa Benedetto XVI, che io apprezzo tantissimo, è un cultore della bellezza. La bellezza non è mai fine a se stessa, ma serve ad elevare l'animo verso il bello per eccellenza: Dio. Tutto il Magistero di Benedetto XVI tende a mettere al centro la bellezza di Dio; di conseguenza, la nomina di Paolucci, se da un lato mi riempie di gioia, dall’altro mi dà la conferma della profonda sensibilità culturale del Papa".

Il Pontefice, non a caso, cita spesso nei Suoi discorsi la Bellezza…

"Il Papa parla della bellezza non solo in senso estetico perché per bellezza intende l’armonia nel suo complesso. Non dimenticate che l'arte è armonia, Dio stesso è armonia infinita. Benedetto XVI, anche con le sue sobrie e belle liturgie - oltre che con la parola - fa dominare il senso della geometria, della bellezza, appunto, finalizzata all'eterno, al trascendente".

Lei ha letto la ultima Enciclica del Papa sulla speranza?

"Sì, e la condivido al 100%, nonostante le strane e bizzarre critiche di Eugenio Scalfari su Repubblica. Ma, se è per questo, temo che Scalfari abbia capito ben poco dell’Enciclica e della sua profondità…".

Sgarbi, se dovesse paragonare il Pontificato di Benedetto XVI ad un’opera d’arte, quale sceglierebbe?

"La Scuola di Atene di Raffaello, presente proprio nei Musei vaticani".

Ci spieghi il perché…

"E' un’opera splendida, nella quale dominano luce, bellezza, sublimità e tendenza all'infinito: gli stessi caratteri distintivi del Magistero di Papa Benedetto XVI".

Petrus

Antonio Paolucci, nuovo direttore dei Musei Vaticani (Osservatore Romano)


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Lo ha presentato il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato della Città del Vaticano

Antonio Paolucci nuovo direttore dei Musei Vaticani

"Accogliamo il professor Antonio Paolucci con grande rispetto e con grande attesa, perché possa portare avanti il lavoro. Porterà sicuramente un'aria nuova perché viene da un'esperienza multiforme. Speriamo che i Musei Vaticani possano trovare il giusto passo, accelerando quello che già era in corso". Con queste parole il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ha presentato Antonio Paolucci, nominato da Benedetto XVI direttore dei Musei Vaticani.
Lo studioso succede nell'importante carica a Francesco Buranelli, da oggi chiamato dal Papa a ricoprire le cariche di segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e di ispettore della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. I Musei Vaticani vengono così affidati alla guida di una delle personalità di maggior rilievo nel panorama culturale internazionale. Storico dell'arte e studioso di indiscusso prestigio, Paolucci ha anche svolto una importante attività dirigenziale: come responsabile di grandi strutture museali complesse e come ministro per i Beni Culturali in Italia.
Nato a Rimini il 29 Settembre 1939 e residente a Firenze, sposato, con un figlio, Paolucci è allievo di uno dei massimi storici dell'arte del Novecento, Roberto Longhi, e con lui si laurea in storia dell'arte nel 1964 all'università di Firenze per poi specializzarsi con Francesco Arcangeli.
Non ancora trentenne, nel 1969 entra nella carriera direttiva dei Beni Culturali e ricopre successivamente l'incarico di soprintendente a Venezia e a Verona, quindi a Firenze quelli di direttore dell'Opificio delle Pietre Dure, di soprintendente per il Polo Museale fiorentino e di direttore generale dei Beni Culturali per la Toscana. Dal gennaio del 1995 al maggio del 1996 Paolucci ricopre la carica di Ministro per i Beni Culturali italiani nel Governo presieduto da Lamberto Dini.
Il sisma del 1997 segna per Paolucci uno dei momenti più intensi e difficili: per un amante appassionato dell'arte quale egli è, i gravi danni subiti ad Assisi dalla basilica di San Francesco costituiscono una ferita sofferta in prima persona. Chiamato a dirigere il cantiere di restauro in qualità di commissario governativo, vive l'esperienza come una di quelle delle quali si è sempre detto più orgoglioso.
Accademico dei Lincei, Paolucci attualmente ricopre la carica di Presidente del Comitato Scientifico per le mostre d'arte nelle Scuderie del Quirinale ed è vicepresidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e a Firenze è consulente del sindaco per i musei civici.
Fitta è la sua bibliografia: basti qui ricordare gli studi su alcuni dei maggiori artisti del Quattrocento e del Rinascimento - Piero della Francesca, Michelangelo, Antoniazzo Romano, Luca Signorelli, Benvenuto Cellini - e numerosi contributi sulla storia del restauro e sulla tutela dei beni artistici, ai quali vanno aggiunti i saggi apparsi su "Paragone" e sul "Bollettino d'Arte".
Grande specialista, ma anche eccellente comunicatore, Antonio Paolucci possiede la dote non certo comune di trasmettere contenuti e risultati scientifici con un linguaggio accessibile e accattivante. Qualità che il grande pubblico conosce bene dai suoi interventi televisivi e dagli articoli scritti per numerosi quotidiani italiani.
A Francesco Buranelli, inoltre, il cardinale Lajolo - nel corso della presentazione del nuovo direttore dei Musei Vaticani - ha espresso la sua personale stima e quella del Papa per la sua attività. Romano e allievo di Massimo Pallottino, Buranelli è etruscologo e nel 1993, a trentotto anni, viene chiamato a dirigere il Reparto di antichità etrusco italiche dei Musei Vaticani, dei quali nel 1996 viene nominato direttore generale reggente e nel 2002 direttore generale. Nel corso della sua direzione Buranelli ha fornito il suo contributo soprattutto in occasione di due avvenimenti di grande importanza: l'anno giubilare - nel corso del quale è stato, tra l'altro, inaugurato il nuovo ingresso dei Musei - e le manifestazioni per il quinto centenario delle raccolte vaticane.

(©L'Osservatore Romano - 5 dicembre 2007)

4 dicembre 2007

Nuove nomine ai Musei Vaticani ed allo Ior (Tornielli e Rodari)


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VATICANO-CINA/ DOMANI NOMINA UFFICALE DI VESCOVO GRADITO A SANTA SEDE

"Spe salvi", card. Lehmann (Germania): l'enciclica è un documento impressionante

Lettera aperta del dottor Germano Baldazzi alla dottoressa Barbara Spinelli circa l'articolo "Il grande inverno della Chiesa"

Speranza: La «Spe salvi» interroga la modernità (Sergio Givone per "Avvenire")

Violinista di 13 anni interpreta Paganini per Bertone e il Papa

"Spe salvi": la speranza nell'Angelus di ieri e nella visita all'ospedale San Giovanni

"Spe salvi": Luca Volontè risponde a Scalfari, Odifreddi, Hack e Vattimo

Il Papa non ha attaccato l'Onu? Abbiamo letto male? Padre Lombardi ci ha bacchettato? Non importa: noi giornali andiamo dritti per la nostra strada!

Svolta internazionale per i Musei Vaticani

di Andrea Tornielli

Antonio Paolucci, uno dei più noti storici dell’arte italiani, già ministro dei Beni Culturali ed ex-Soprintendete per il Polo Museale a Firenze, sarà il nuovo direttore dei Musei Vaticani. La decisione di Benedetto XVI sarà resa nota all’inizio della prossima settimana. Paolucci sostituisce l’attuale direttore, l’archeologo Francesco Buranelli, il cui incarico era scaduto lo scorso maggio.
La scelta di Paolucci, un grande e stimatissimo professionista della cultura italiana, sta a indicare la volontà del Pontefice e del Segretario di Stato Tarcisio Bertone di rilanciare a livello internazionale i Musei Vaticani, con un’attenzione particolare alla salvaguardia, alla conservazione e alla valorizzazione delle opere preziose conservate in quella che Papa Giovanni Paolo II ha definito «una delle più significative porte della Santa Sede aperte sul mondo».
Paolucci ha iniziato la sua carriera al ministero per i Beni e le Attività Culturali nel ’69. A partire dall’80 ha ricoperto il ruolo di soprintendente, prima a Venezia, poi a Verona, Mantova e infine a Firenze, dove è stato Soprintendente speciale per il Polo Museale Fiorentino e Direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana fino all’anno scorso. Dal gennaio ’95 al maggio ’96 è stato ministro per i Beni Culturali durante il governo Dini. Dopo il terremoto che ha colpito l’Umbria e le Marche, nel ’97 è stato nominato Commissario straordinario per il restauro della Basilica di San Francesco ad Assisi. Ha al suo attivo molte monografie (una sulle Pietà di Michelangelo) e saggi sulla pittura rinascimentale.
La decisione di Papa Ratzinger non rappresenta una novità assoluta: anche Paolo VI decise di chiamare alla guida dei Musei Vaticani una personalità riconosciuta come Carlo Pietrangeli, noto curatore fino a quel momento dei Musei Capitolini.

I Musei Vaticani sono tra i più visitati del mondo: nel 2006 le presenze hanno superato i quattro milioni e il trend è in crescita.

Il primo nucleo museale è costituito dalla raccolta di sculture formata da Giulio II (1503-1513). I Papi furono tra i primi regnanti a mettere a disposizione della cultura e del pubblico le raccolte d’arte del loro palazzo. Come raccolta ed esposizione ordinata di opere, i Musei nascono dalla decisione dei Papi Clemente XIV (1769-1774) e Pio VI (1775 -1799): dai loro nomi deriva l’appellativo di Museo Pio-Clementino. Pio VII, all’inizio dell’Ottocento ampliò notevolmente le raccolte di Antichità Classiche, e arricchì la Raccolta Epigrafica ospitata nella Galleria Lapidaria. Gregorio XVI (1831-1846) fondò il Museo Etrusco, quello Egizio, e il Museo Profano Lateranense, con statue, bassorilievi, mosaici di età romana. Il suo successore Pio IX inaugurò il Museo Cristiano, mentre Pio X aggiunse il Lapidario Ebraico. Papa Pio XI raccoglierà la Pinacoteca Vaticana in un apposito edificio presso il nuovo ingresso dei Musei, mentre sarà Giovanni XXIII a far trasportare in Vaticano alcune delle antiche collezioni che si trovavano nel palazzo Lateranense. Nel 1973 si è aggiunta la Collezione di Arte Religiosa Moderna e Contemporanea, voluta da Paolo VI.

© Copyright Il Giornale, 30 novembre 2007


Alcuni movimenti nella "finanza " vaticana

Sono cinque gli uffici con competenze finanziarie del Vaticano. Oltre all’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), al governatorato dello Stato della Città del Vaticano, alla prefettura degli Affari Economici e alla congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, c’è lo Ior (l’Istituto per le Opere di Religione), in sostanza la banca vaticana. L’istituto è controllato da una commissione cardinalizia di vigilanza dalla quale, questa settimana (si dice domani), dovrebbe ufficialmente uscire l’attuale presidente, ovvero l’ex segretario di Stato vaticano Angelo Sodano che lo scorso 23 novembre ha compiuto 80 anni ed è così entrato nell’età in cui non si può più far parte, come membri effettivi, dei vari “ministeri” della Santa Sede.
Ancora oggi, nella commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, vi sono insieme a lui Tarcisio Bertone (attuale segretario di Stato vaticano), Juan Sandoval Iniguez (arcivescovo di Guadalajara), Attilio Nicora (presidente dell’Apsa) e Adam Joseph Maida (arcivescovo di Detroit).
Da domani, il posto di presidenza dovrebbe essere automaticamente consegnato al cardinale Bertone mentre per il nome di chi andrà a occupare il quinto e ultimo posto ancora disponibile i giochi sono aperti. Si parla con insistenza dell’arrivo del neo cardinale Giovanni Lajolo (presidente del governatorato) anche se non è escluso che il Pontefice, sentito innanzitutto il cardinale Bertone, possa optare per un nome più “internazionale”. La commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior, infatti, ha quasi sempre avuto al suo interno, oltre a un cardinale proveniente dagli Stati Uniti, anche uno proveniente dalla Germania. Si tratta dei due paesi che raccolgono la maggiore quantità di offerte per la Santa Sede ed è logico che abbiano una rappresentanza agli alti livelli della banca vaticana.
La struttura dello Ior ha subìto nei mesi scorsi alcuni importanti cambiamenti. Il primo ottobre scorso Paolo Cipriani ha preso il posto del direttore generale Lelio Scaletti. Cipriani, 53enne romano, sposato con due figli, prima di entrare in servizio allo Ior aveva prestato la propria attività presso il Banco di Santo Spirito e la Banca di Roma, svolgendo anche compiti di rappresentanza di questi istituti in Lussemburgo, a New York e a Londra. Attualmente presidente dell’Ior è il banchiere Angelo Caloia. Ma da gennaio il suo posto potrebbe essere preso dall’ex presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer, membro della pontificia Accademia delle scienze.
Resta tutta da decifrare, invece, la posizione dell’attuale segretario personale del cardinale Sodano, monsignor Piero Pioppo, nominato prelato dello Ior dallo stesso Sodano durante i suoi ultimi mesi alla guida della segreteria di Stato, dopo aver rispolverato una carica che era rimasta vacante dai tempi dell’uscita di scena del discusso e potente monsignor Donato De Bonis, braccio destro di Paul Marcinkus.
In settimana, pare domani, dovrebbe avvenire anche l’importante nomina del nuovo direttore dei musei vaticani. Si tratta di Antonio Paolucci, storico dell’arte, già ministro dei beni culturali ed ex-soprintendete per il polo museale a Firenze. Insieme, si parla dell’arrivo alla congregazione per l’evangelizzazione dei popoli di monsignor Ermes Viale, oggi officiale della prima sezione della segreteria di Stato vaticana, quale nuovo capo dell’ufficio amministrativo del ministero retto dal cardinale Dias.
Più in là, invece, probabilmente entro e non oltre il mese di gennaio, dovrebbe avvenire un cambio ai vertici dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Viene dato per probabile l’arrivo, come nuovo presidente, dell’attuale vice presidente dell’ente ospedaliero “Ospedali Galliera” di Genova, il professor Giuseppe Profiti. L’ospedale genovese, in ossequio al suo statuto, è oggi presieduto dall’arcivescovo della città, il cardinale Angelo Bagnasco. Istituito, infatti, come opera pia, l’ente deve le sue origini alla munificenza della Marchesa Maria Brignole Sale, duchessa di Galliera, che lo ha edificato tra il 1877 e il 1888. Da sempre l’ente genovese ha avuto la peculiarità della presidenza affidata all’arcivescovo in carica in città. L’eventuale arrivo di Profiti al Bambino Gesù - ospedale a oggi di proprietà della Santa Sede - permetterebbe una certa continuità di governo con la gestione precedente.

© Copyright Il Riformista, 3 dicembre 2007

16 novembre 2007

Il Papa e la musica sacra: il commento di Rodari per "Il Riformista"


Vedi anche:

Una svolta nei rapporti con la Chiesa Ortodossa (Geninazzi per Avvenire)

IL RIAVVICINAMENTO FRA CATTOLICI E ORTODOSSI

Lo spettacolo di un pontefice che riunisce le sue teste migliori e chiede loro come si fa a far tornare la scienza alla ragione

Vergogne italiane: le polemiche sulla visita del Papa a "La Sapienza"

Joseph Ratzinger e le altre religioni (intervista al prof. Rodríguez Duplá per Zenit)

Joseph e Chico: una amicizia con un seguito (di Angela Ambrogetti per Korazym)

Card. Martini: "C'è una voce in ognuno di noi che ci spinge a dubitare di Dio"

Rosso Malpelo sulla lectio del Papa che non si terrà e sulle facoltà di teologia che proliferano all'estero ma non in Italia...

IL PAPA VISITERA' L'UNIVERSITA' "LA SAPIENZA" IL 17 GENNAIO 2008

Patriarcato di Costantinopoli: sì al primato del Papa ma "fra pari". Mosca preferisce un dialogo diretto con Roma

Mons. Sigalini commenta per Radio Vaticana il richiamo del Papa: il vero umanesimo è frutto dell'educazione

"Documento di Ravenna": il commento di Radio Vaticana

Agnoli (Il Foglio): c'è un velato “razzismo” nel descrivere la Messa tridentina

Il testo del "Documento di Ravenna" redatto dalla commissione mista cattolico-ortodossa

Pubblicato il "Documento di Ravenna" sul dialogo fra Cattolici e Ortodossi

CONSIGLIO DI LETTURA: IL BLOG DEDICATO ALLA VISITA DEL PAPA A "LA SAPIENZA"

Possibile accordo Cattolici-Ortodossi: lo speciale di Avvenire

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI DANIELLE

La musica sacra verso il ritorno alla tradizione ("La Stampa" riferisce di polemiche in Vaticano)

Pronta la seconda enciclica. Si chiamerà «Spe salvi» (Sole 24ore)

Osservatore Romano: Il latino vincolo di unità fra popoli e culture (editoriale di Uwe Michael Lang)

"Gesù di Nazaret": il commento di RomaSette sugli interventi di Ferrara, Ruini e Ravasi

NUOVA EDIZIONE DEL LEZIONARIO LITURGICO DELLA CHIESA ITALIANA: LO SPECIALE DEL BLOG

Benedetto XVI: l'evoluzione? Non esclude il Dio Creatore

Su segnalazione del nostro Gianpaolo leggiamo:

Dio salvi la musica sacra, è una bussola per i fedeli

di Paolo Rodari

«Sono certo che il pontificio istituto di musica sacra (Pims), in “armonica sintonia” con la congregazione per il culto divino, non mancherà di offrire il suo contributo per un aggiornamento adatto ai nostri tempi delle preziose tradizioni di cui è ricca la musica sacra».
Ne è certo, Benedetto XVI. E lo ha detto - sono parole sue - lo scorso 13 ottobre recandosi in visita alla sede del Pims, in via di Torre Rossa a Roma, un paio di chilometri a ovest rispetto a piazza San Pietro.
Ed è nell’espressione “armonica sintonia” che il 64enne preside del Pims, il catalano monsignor Valentìn Miserachs Grau, vi legge una possibile volontà del Pontefice di assecondare quella che è a suo dire un’esigenza impellente: un nuovo ufficio dotato di autorità in materia di musica sacra.
Già, perché oggi il Pims ha competenze soltanto formative. «Siamo a tutti gli effetti - spiega Miserachs Grau al Riformista - una facoltà ecclesiastica adibita all’insegnamento della musica sacra (100 studenti e 20 docenti) e quindi dipendiamo dalla congregazione per l’educazione cattolica. Altre competenze in materia sono “sparpagliate” tra la congregazione per il culto divino e la pontificia commissione per i beni culturali ma non esiste un organo con poteri normativi.
Il Papa lo scorso 13 ottobre ci ha chiesto di lavorare in “armonica sintonia” con il culto divino. Sono parole importanti perché, per la prima volta, un Pontefice ci ha messo quasi sullo stesso piano e quindi, in futuro, non escludo che possano aprirsi nuovi scenari, fino - appunto - all’istituzione di un ufficio unico del Vaticano con competenze normative».
Miserachs Grau ha la musica sacra nel proprio dna. Nato e cresciuto a Sant Martí Sesgueioles, un paesino a nord di Barcellona, a soli sei anni, grazie agli insegnamenti del maestro del paese, Frances Vives, ha iniziato a studiare teoria e solfeggio del pianoforte. Quando a undici anni è entrato nel seminario diocesano i suoi superiori hanno avuto la lungimiranza di farlo continuare a studiare. Così fino ai tempi dell’arrivo a Roma per il triennio teologico, e quindi del servizio pastorale svolto in alcune parrocchie romane. Un compito, quest’ultimo, che dal ’77 egli è riuscito a conciliare con quello di maestro direttore della cappella liberiana di Santa Maria Maggiore. Poi, nel ’95, la nomina a preside del Pims.
È dal 1983 che il Pims si trova in via di Torre Rossa, nell’immobile che precedentemente era dell’abbazia di San Girolamo in Urbe. Qui Miserachs Grau insegna l’antica arte della musica sacra. Un’arte che il Pims prosegue ininterrottamente dal 1911, l’anno in cui Pio X aprì i battenti di quella che a quel tempo venne chiamata “Scuola Superiore di Musica Sacra”. Cinque le materie insegnate oggi: il canto gregoriano, l’organo, la composizione, la direzione corale e la musicologia.
Nei suoi quasi cento anni di vita il Pims ne ha viste succedere di cose. «Tra tutte - spiega Miserachs Grau -, la non curanza verso la musica sacra che, negli anni del post Concilio, ha portato Roma a declinare in favore delle varie conferenze episcopali le proprie responsabilità.
Il Concilio, in verità, aveva ben operato in materia recependo i documenti di Pio XII i quali, a loro volta, avevano attinto dal Motu Proprio di Pio X Inter sollicitudo. Dopo il Concilio sarebbe bastato attuare l’Istruzione De musica in sacra liturgia emanata dalla congregazione dei riti, ma la cosa non è avvenuta. E così l’anarchia ha regnato sovrana. Si è attuata una sorta di “reazione cancerogena” che ha portato la musica sacra (che io chiamo liturgica) a divenire una semplice trasposizione della musica profana di moda. Una musica, quest’ultima, che è entrata nelle nostre chiese inaridendo le pure sorgenti del gregoriano. Checché ne dicono gli apostoli del “giovanilismo” e del “populismo” la musica, se non ha i crismi della musica sacra, è piuttosto dannosa per la Chiesa».
Eppure, nel pontificato di Benedetto XVI, le antiche sorgenti del canto gregoriano potrebbero essere di nuovo purificate. «Non si tratta - spiega Miserachs Grau - di eliminare la musica popolare, ma di sottometterla a un principio ispiratore più alto: il gregoriano. Torni Roma a valorizzare la sua musica affinché lo spirito dei credenti si immedesimi sempre di più con il mistero che la stessa liturgia vuole celebrare. Lo vuole la tradizione della Chiesa. Lo vuole il Concilio se correttamente applicato».
E, infatti, lo disse lo stesso Concilio che la musica sacra, essendo “gloria di Dio” e “santificazione dei fedeli” deve sempre vivere. E, all’interno di essa, deve vivere il canto gregoriano. Il tutto, forse, col proficuo aiuto di un ufficio vaticano dotato di piena autorità in materia.

© Copyright Il Riformista, 16 novembre 2007

15 novembre 2007

La musica sacra verso il ritorno alla tradizione ("La Stampa" riferisce di polemiche in Vaticano)


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FILIPPO DI GIACOMO e GIACOMO GALEAZZI

Per chi stona il coro della Cappella Sistina, la schola cantorum più famosa del mondo?
Mancano due settimane alla prima domenica di Avvento, tradizionale momento di verifica per gli orientamenti della musica liturgica. Quest’anno l’esordio del nuovo maestro delle Cerimonie pontificie, don Guido Marini, sembra permettere che l’evento si trasformi nella rivincita del tradizionalismo cattolico sugli interpreti della riforma liturgica. «Tradizionisti» contro «creativi», in una discussione ormai arroventata dalla discesa in campo dei «teocon» italiani e stranieri, che della messa in latino e del canto gregoriano hanno fatto una bandiera ideologica.

Dall’esito dello scontro e dall’eventuale nomina di un nuovo maestro alla cappella Sistina dipenderà la sorte di molti interessi non solo liturgici. Con un occhio all’influsso sugli assetti della Curia e uno ai diritti d’autore per le composizioni, sotto lo sguardo del Giudizio Universale, la frequentazione degli atei devoti con Dio sembra reggersi sulla convinzione che il Padreterno debba esprimersi cantando in gregoriano, ed accettare le preghiere dei fedeli solo se elevate con canti scelti nella polifonia rinascimentale. In realtà, agli inizi degli Anni 60 il popolo cattolico aveva a disposizione in lingua volgare solo qualche canzoncina devota alla Madonna, al Sacro Cuore e a Gesù Bambino. Il resto era tutto in latino. Negli ultimi 40 anni, perciò, la Chiesa ha dovuto costruire un patrimonio musicale in tutte le lingue che quotidianamente utilizza per dire messa.
Nonostante gli abusi, l’opera compiuta, culturalmente parlando, è immensa. I «teocon» sono arrivati in prossimità delle chiese convinti che la spiritualità liturgica consista nel confondere le personali manie estetiche per interessi dell’Occidente e della Chiesa. Da mesi ormai, ad ogni incontro di atei devoti, non manca mai il bravo cattolico, talvolta persino un ecclesiastico, che grida: cambiamo spartito. E quale luogo è meglio deputato a riproporre uno spartito rigorosamente tradizionalista se non la Cappella Sistina? Per educarne cento, colpendone uno solo, sotto a chi tocca. Dopo l’arcivescovo Piero Marini, traghettatore delle cerimonie pontificie verso la modernità, ora è a rischio monsignor Giuseppe Liberto, dal 29 maggio del 1997 maestro della Cappella Sistina.
E’ dal XV secolo che alla Cappella rivolgono lo sguardo i cori di tutto il mondo come modello. Molti vedrebbero volentieri la bacchetta del sessantacinquenne Maestro Liberto rotolare nella polvere. Un esercizio facile e che impedisce di porsi, forse, la questione fondamentale nascosta da questa strana ed inedita guerra degli incompetenti contro le cerimonie pontificali del nostro tempo. I conservatori pretendono di equiparare la tradizione alla musica d’antan, al gregoriano ed alla grande polifonia rinascimentale. Come se la liturgia non ammettesse, anche in campo musicale, una sintesi tra tradizione e modernità. In fondo, è stato Giovanni XXIII, un Papa conservatore, ad affermare che, quando la tradizione e la cultura liturgica si innamorano di se stesse, diventano sclerotiche.
A detta della maggioranza dei liturgisti, mentre a Roma le assemblee pontificie venivano registrate alla Siae, e trasmesse dalla tv come «varietà», a causa delle «musiche inedite» di un noto musicante con la tonaca, la Cappella Sistina è stata la trincea di coloro che non hanno permesso alla liturgia di alienarsi dalla vita reale del popolo di Dio. Riuscendo persino a conciliare, nonostante una Chiesa che si è «distratta» dalla teologia sacramentale, ad unire la serietà dell'arte musicale alla partecipazione dei fedeli.

© Copyright La Stampa, 15 novembre 2007 (consultabile anche qui)

Bah!
R.


“Oggi pensano a fare soldi con i dischi”

Monsignor Pablo Colino, lei è Maestro di Cappella emerito della Basilica di San Pietro in Vaticano: è vero che sulla musica sacra tira aria di bufera?

«Sì, ne è prova che alla Cappella Lateranense succedono cose abominevoli. Il maestro Marco Frisina ha azzerato la musica sacra e ha reso tutto leggero, inconsistente, inutile. Frisina non c'entra nulla con la musica sacra, anche se grazie ai media fa credere a tutti di essere un sommo compositore. Compone colonne sonore senza valore. E' stato imposto al Capitolo di San Giovanni dal cardinale Ruini per motivi che con la liturgia non hanno nulla a che fare. E' riuscito a far riconoscere dallo Stato un'orchestra che non esiste, che ingaggia a seconda delle occasioni, pagando gli orchestrali a gettone. Intanto riceve fondi statali per la sua immaginaria orchestra stabile "diocesana" per fare dischi e colonne sonore dei film con personali, enormi diritti d'autore. Senza saper neppure dirigere una “Salve regina“ gregoriana, ha messo in piedi un'immensa industria che sforna prodotti commerciali. Con gli arrangiamenti in Basilica si fa business e l'ufficio liturgico del Vicariato è diventato un ufficio per affari privati. Intanto la vita liturgico-musicale al Laterano è scomparsa».

Con il nuovo Maestro delle cerimonie pontificie, Guido Marini, pensa che cambierà qualcosa?

«Tutti aspettiamo di vedere come sarà la prima messa papale di Avvento, il prossimo 2 dicembre. Da lì si capirà quale direzione prenderà la musica sacra. Finora non ci sono state celebrazioni importanti. E finora Benedetto XVI ha avuto buone intenzioni. Lo si è visto anche con il "Motu proprio" per la messa in latino. L'opera malvagia di smontare e distruggere la vera fede della grande tradizione liturgico-musicale ha aggregato interessi inconfessabili. Adesso Benedetto XVI sta cercando di porre rimedio a questo accanimento contro il patrimonio di fede della polifonia e dell'autenica musica sacra».

Quali sono questi interessi che lei definisce inconfessabili?

«Nel latino erano scritte le messe più belle. La devastazione della musica sacra corrisponde al forte affievolimento della fede e dello spirito religioso. In chiesa la musica è diventata una scemenza insignificante, qualcosa che allontana la spiritualità invece di favorirla».

Può fare un esempio?

«Lo dimostra il disastro della messa swing, delle chitarre e dei tamburi nelle celebrazioni. Non si crea nulla e si distrugge tutto. La musica di San Giovanni, anche quando è stata portata a San Pietro, ha infatti creato il baratro. Si è azzerata l'intera, autentica tradizione della musica sacra, si è buttato nel cestino il tesoro secolare della polifonia e del canto gregoriano. Noi difensori di quel patrimonio immenso di fede e del vero valore artistico siamo stati fatti passare per elitari, come se disprezzassimo il popolo».

E adesso come cambia la situazione?

«Adesso c'è un ritorno di interesse per la tradizione musicale. Se i "teocon" ne hanno fatto una bandiera ideologica tanto meglio: non può far che bene alla Chiesa».

© Copyright La Stampa, 15 novembre 2007

Le bandiere ideologiche sono sempre pericolose perche' spesso i politici sono incoerenti. Tuttavia cio' che afferma Pablo Colino e' molto grave e, se la situazione e' cosi' disastrosa, non dubito che il Papa correra' ai ripari.
R.


Monsignor Liberto

L’epurato: ho fatto dialogare le culture

«Ho composto tantissima musica, quasi per ogni grande cerimonia pontificia. Io sono molto legato all’adattamento delle “laudes regiae” della processione d'inizio pontificato, alle litanie penitenziali per la traslazione di Giovanni Paolo II e anche alla prima messa di Benedetto XVI come Papa», spiega monsignor Giuseppe Liberto, che dirige la cappella Sistina dal 1997. E aggiunge: «Ho sempre sposato gli inediti con il canto gregoriano. Ho tentato di coniugare sempre la liturgia con le lingue vive, perché la sfida che il Concilio ci ha consegnato - il cosiddetto aggiornamento - consiste proprio nell'aprire il passato alle diverse culture». Ma qual è il segreto per riuscire a costruire senza distruggere? «E’ semplice - risponde monsignor Liberto -. Si affrontano i temi della modernità con sobrietà, eleganza e con verità rituale».

© Copyright La Stampa, 15 novembre 2007


3 domande a Miserachs Grau Istituto Musica Sacra

«Ognuno si è creato il proprio repertorio
Così si è distrutta la spiritualità»


Monsignor Valentino Miserachs Grau, lei presiede il Pontificio istituto di musica sacra: cosa prova nel vedere la musica classica entrare nel patrimonio dei teocon?

«Mi sembra l'affiorare del senso di colpa per l'oblio fatto scendere sulla tradizione. I teocon ne hanno fatto motivo di una battaglia ideologica. E questo lo si è visto anche nel collegamento che fanno tra difesa della musica sacra e messa in latino. Apprezzo i loro intenti, anche se la nostra posizione non è vincolata al rito antico».

Nell'abbraccio dei teocon non vede il rischio di strumentalizzazioni?

«No. Per noi è una questione di arte e di fede. Se anche per loro è solo una questione estetica, posso essere utili compagni di strada, soprattutto in un momento dove chi doveva controllare ha lasciato spazio ad ogni abuso».

A che cosa si riferisce?

«Al danno contro la musica liturgica che da anni si tollera in San Giovanni, la cattedrale di Roma. Nella Basilica Lateranense si sentono sentono assurdità come armonizzare il canto gregoriano a quattro voci. Addirittura si sospende il servizio musicale-liturgico durante l'estate. Ognuno si è creato un proprio repertorio e finora si è avuto un solo risultato: distruggere la spiritualità».

© Copyright La Stampa, 15 novembre 2007