22 ottobre 2007

La visita del Papa a Napoli: lo speciale de "L'Eco di Bergamo"


Vedi anche:

Caso Stenico-Exit: la ricostruzione di Panorama

VISITA PASTORALE DEL PAPA A NAPOLI: LO SPECIALE DEL BLOG

La visita del Papa a Napoli: lo speciale de "La Stampa"

La visita del Papa a Napoli: lo speciale de "Il Corriere della sera"

Screzi al tavolo del Papa fra musulmani ed ebrei: Benedetto fa da paciere

Non c'e' paragone: Andrea Tornielli ha una marcia in più!

Repubblica (Napoli) ha visto una città completamente diversa da quella descritta da Politi...

Politi ed i baristi napoletani...

Premessa alla lettura dei giornali di oggi

INTERVISTA DEL PAPA SUL CONCILIO: IL COMMENTO DI ALCUNI STORICI

INTERVISTA AL PAPA SUL CONCILIO VATICANO II

Il Papa ai leader religiosi: mai le religioni possono diventare veicoli di odio

Occorre assicurare ai giovani le condizioni indispensabili per sviluppare i propri talenti naturali

Riflessioni sulla Santa Messa di stamattina...

Napoli ha bisogno di credenti che ripongano piena fiducia in Dio, e con il suo aiuto si impegnino per diffondere nella società i valori del Vangelo

Il Papa a Napoli: "L'amore può vincere la violenza"

Napoli accoglie il Papa sotto una pioggia battente

Il Papa ed il Concilio: un'intervista del Santo Padre a Johannes Nebel (novembre 2006)

Il Papa: « Io, troppo timoroso con i progressisti»

Il Papa, la Chiesa e la politica: ipocrisie e doppiopesismi (ovvero: il Papa può parlare ma solo quando ci conviene...)

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

CONSIGLIO DI LETTURA: IL SITO DI FRANCESCO

«Cattolici, impegnatevi in politica»

Ventimila fedeli abbracciano Benedetto XVI. Concelebrazione con 77 fra vescovi e cardinali e 700 sacerdoti «Contro la criminalità una strategia di prevenzione che punti sulla scuola e sul lavoro per aiutare i giovani»

Alberto Bobbio

Napoli Benedetto XVI rilancia l'impegno dei cattolici in politica e ieri all'Angelus, recitato sotto la pioggia battente di piazza del Plebiscito davanti a 20 mila fedeli, a molti leader religiosi, al presidente del Consiglio Prodi e ai ministri Mastella e Pecoraro Scanio, ha rilevato che oggi sono molti «i problemi e le sfide», che richiedono «un forte inpegno di tutti, specialmente dei fedeli laici che operano nel campo sociale e politico». Ratzinger ha spiegato che ciò deve servire ad «ssicurare ad ogni persona, in particolare ai giovani, le condizioni indispensabili per sviluppare i propri talenti naturali e maturare generose scelte di vita a servizio dei propri familiari e dell'intera comunità».

«Guardare avanti»

Joseph Ratzinger aveva appena finito di pronunciare una forte omelia sul ruolo dell'amore e della fede contro la violenza e aveva appena detto che non solo la scuola e il lavoro possono essere l'antidoto al male che affligge Napoli, ma anche l'azione politica e la cultura. Al centro del ragionamento ha messo tuttavia il concetto sviluppato nell'enciclia Deus caritas est: «Solo l'amore è in grado di vincere la violenza». Con il Papa hanno concelebrato 77 tra vescovi e cardinali e 700 sacerdoti; 200 i diaconi per la distribuzione dell'Eucarestia e 400 erano gli orchestrali ad accompagnare i canti. Il Papa ha abbracciato, prima della Messa, il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Nel saluto il cardinale Crescenzio Sepe ha detto che «la violenza è contro Dio», ma «Napoli vuole guardare avanti, credere in se stessa, nei propri giovani, nelle proprie importanti risorse, testimoniate da una storia gloriosa e certificate dal timbro dell'ineguagliabile bellezza umana, culturale e religiosa che caratterizza la città e i suoi abitanti». Il cardinale ha poi spiegato al Papa che la Chiesa di Napoli è «schierata, in maniera compatta, in difesa non solo del bene comune, ma in una dimensione più alta, nella promozione del valore supremo dell'amore».

«Rafforzare la speranza»

Benedetto XVI ha colto le parole del cardinale rilanciando il ruolo della preghiera e del Vangelo, come «messaggio controcorrente», che «a prima vista, potrebbe sembrare un messaggio non molto pertinente, poco incisivo rispetto ad una realtà sociale con tanti problemi come la vostra». Invece è proprio la preghiera che può diventare «la più grande forza di trasformazione del mondo» e di fronte a realtà «difficili e commplesse», come quella di Napoli, «occorre rafforzare la speranza, che si fonda sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile». Insomma, il Papa ieri a Napoli ha messo al centro dell'impegno dei cristiano una forza debole per il mondo, come la preghiera, ma potente per il credente: «Dio non può cambiare le cose senza la nostra conversione, e la nostra vera conversione inizia con il "grido" dell'anima, che implora perdono e salvezza. La preghiera cristiana non è pertanto espressione di fatalismo e di inerzia, anzi è l'opposto dell'evasione dalla realtà, dell'intimismo consolatorio». Benedetto XVI ha poi proposto un'analisi della situazione di Napoli lontana da schemi sociologici di sola denuncia della situazione. Ha premesso che in città «non mancano energie sane, gente buona, culturalmente preparata e con un vivo senso della famiglia». Ha rilevato tuttavia che «per molti non è semplice vivere» e ha elencato «le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione o sottoccupazione, di mancanza di prospettive future». Poi ha parlato della violenza, definendola «triste fenomeno».

Una mentalità diffusa

Ma il Papa non si è limitato ai morti ammazzati e alle azioni delle criminalità: «Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti di camorra, ma anche che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti in cui prosperano illegalità, sommerso e cultura dell'arrangiarsi». Ecco dunque che è necessario, secondo il Pontefice, di fronte ad un tale situazione, «intensificare gli sforzi per una seria strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul lavoro e sull'aiutare i giovani a gestire il tempo libero».

«Non scoraggiatevi»

Il Papa chiede «un intervento che coinvolga tutti nella lotta contro ogni forma di violenza, partendo dalla formazione delle coscienze e trasformando le mentalità, gli atteggiamenti, i comportamenti di tutti i giorni». Ratzinger ha un messaggio anche per quelli che soffrono quotidiamente per «le sopraffazioni» della camorra, per le «persone rette e oneste» che si «sentono impotenti di fronte al perdurare del malessere sociale e sono tentate di scoraggiarsi». A loro dice che il Padre celeste, il quale desidera «solo il bene dei suoi figli», invita a non scoraggiarsi e a non pensare che Dio «non vi faccia a suo tempo giustizia»: «La fede ci assicura che Dio ascolta la nostra preghiera e ci esaudisce al momento opportuno, anche se l'esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza".

Rinnovamento spirituale

E infine sottolinea una certezza per la città, perché a Napoli, malgrado i problemi e le difficoltà, ci sono tanti piccoli semi di speranza che la Chiesa ha seminato, ma che tuttavia non bastano: «Napoli ha certo bisogno di adeguati interventi politici, ma prima ancora ha bisogno di un profondo rinnovamento spirituale e ha bisogno di credenti che si impegnino per diffondere nella società i valori del Vangelo». Joseph Ratzinger affiderà poi all' Angelus le parole più chiare sull'impegno in politica dei cristiani. Vale per Napoli e vale per l'Italia.

© Copyright L'Eco di Bergamo, 22 ottobre 2007


Dialogo fra religioni La spina del Libano

Battibecco fra il patriarca armeno e il rabbino a tavola con il Papa. «Normale conversazione»

Alberto Bobbio

Napoli «La violenza quotidiana giustifica un pessimismo che non fa vedere il futuro. Non solo la violenza della guerra, che tanti nobilitano come strumento normale e necessario per risolvere i conflitti, ma anche la violenza criminale che colpisce tante città. La paura diventa politica e il disprezzo distrugge ponti di dialogo tra cristiani e musulmani costruiti nel passato. Il disprezzo ha prodotto la Shoah, e il disprezzo nutre un terrorismo che colpisce senza vedere il volto di chi si ha in fronte. Così si prepara la tempesta e si cammina senza apparente timore sull'orlo dell'abisso». Quello di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, è quasi un grido che sale da Napoli, città che ospita da ieri il meeting che vede riuniti insieme leader religiosi cristiani, ebrei e musulmani, aperto in serata nella stupenda cornice del teatro San Carlo. Il tema dell'incontro di quest'anno è un appello: «Per un mondo senza violenza». Riccardi ha contestato una lettura univoca e semplificata dell'orizzonte internazionale, quale scontro di civiltà: "È come voler tornare indietro, come voler cercare un motore unico della storia, come facevano le ideologie. Ma non solo: è una lettura che porta a disprezzare l'altro, a credere che la guerra sia scritta nei suoi cromosomi».
Così 21 anni dopo la preghiera per la pace di Giovanni Paolo II ad Assisi, insieme a tutti i leader religiosi del mondo, la Comunità di Sant'Egidio, insieme a Papa Benedetto XVI, rilancia da Napoli il dialogo come forma alta di preghiera. Ratzinger ha incontrato i leader religiosi a pranzo nel seminario di Capodimonte. Molti di loro, tra cui l'intera delegazione delle varie Chiese ortodosse, oltre 40 tra metropoliti e patriarchi, hanno partecipato anche alla Messa in piazza del Plebiscito. Tra essi il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, che quasi un anno fa aveva accolto il Papa a Istanbul durante la visita in Turchia. Ratzinger nel seminario ha salutato uno ad uno i rappresentanti religiosi e poi si è seduto a tavola. Al suo tavolo c'erano sette commensali, oltre al cardinale di Napoli Sepe e al professor Andrea Riccardi: Ezzedin Ibrahim, rettore dell'università islamica degli Emirati Arabi Uniti, uno degli intellettuali musulmani che hanno firmato la lettera inviata nei giorni scorsi alla Santa Sede sul dialogo interreligioso, Bartolomeo I e il patriarca ortodosso di Cipro Chysostomos II, il numero uno degli armeni del Libano Aram I, il rabbino capo di Israele Metzger e l'arcivescovo anglicano di Canterbury Rowan William. In un altro tavolo pranzavano il Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone e il presidente del Consiglio, Romano Prodi.
Ratzinger nel saluto ai capi delle delegazioni religiose che partecipano al meeting, che si concluderà domani con la preghiera alla quale parteciparà anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha sottolineato l'atteggiamento «autenticamente religioso» che si esprime pregando per la pace «fondamentale bene per l'umanità»: «Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati a lavorare per la pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. È questo l'autentico "spirito di Assisi", che si oppone ad ogni forma di violenza e all'abuso della religione quale pretesto per la violenza. Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio - ha continuato Benedetto XVI - è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio, mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza. Al contrario, le religioni possono e devono offrire preziose risorse per costruire un'umanità pacifica, perché parlano di pace al cuore dell'uomo». Poi ha ribadito che «la Chiesa cattolica intende continuare a percorrere la strada del dialogo per favorire l'intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze religiose».

Un'ultima notizia. Nel corso del pranzo - così riferisce l'Ansa - c'è stato un battibecco - a quanto ha riferito il rabbino capo di Israele, Yona Metzger - tra i leader religiosi al tavolo del Papa: a scatenare le polemiche sarebbe stato un commento di uno dei patriarchi orientali, l'armeno Aram I, sulla passata guerra libanese, sull'aggressività di Israele, e sul pericolo per il futuro dei cristiani in Libano. Il rabbino s'è sentito punto nel vivo e ha replicato ad alta voce: «Anche nella mia terra c'è un rischio per la gente. Ma se la paura ci fa restare zitti davanti a Stati come l'Iran che vogliono distruggere gli altri, non è un bene. Dobbiamo avere il coraggio di opporci». A quel punto è calato il gelo. In serata, comunque, sia il rabbino sia il cardinale Crescenzio Sepe hanno ridimensionato l'episodio, parlando di una normale conversazione tra persone sedute allo stesso tavolo.

© Copyright L'Eco di Bergamo, 22 ottobre 2007


Quella Chiesa in prima linea contro camorra e rassegnazione

Francesco Anfossi

Le parole del Papa e quelle dell'arcivescovo di Napoli pronunciate ieri mattina in piazza del Plebiscito sono profetiche e forti. Storiche, ci verrebbe voglia di definirle, perché segnano un'epoca in cui la città sembra davvero in ginocchio tra criminalità, problemi sociali, episodi di malgoverno e immondizia che tracima dai cassonetti. A Napoli la Chiesa è in trincea contro la Camorra, «in prima fila», come ha ribadito a chiare lettere il cardinale Crescenzio Sepe, rappresenta l'istituzione più impegnata insieme con la magistratura e le forze dell'ordine nello sradicare il male storico della città, quella «Gomorra» che con i suoi 150 clan detta legge in tutta la provincia, con il suo esercito ha il controllo del territorio nei quartieri del centro storico come nelle periferie desolate, con la sua mentalità diffusa e prevaricante, con i suoi trafici di droga e armi che ormai si sono fatti di dimensioni planetarie.
A Napoli la Chiesa è lo spartiacque tra il bene e il male, l'ordito sfilacciato che resta a difendere i quartieri di fronte alla latitanza delle istituzioni. A Napoli la Chiesa è denuncia, protezione, difesa dalle prevaricazioni, speranza in un futuro migliore. Mi diceva la scorsa settimana un sacerdote salesiano di Portici, alle falde del Vesuvio, all'interno del suo oratorio: «Qui la rassegnazione è il sentimento dominante, siamo persino oltre l'antipolitica, del resto Masaniello lo abbiamo già avuto secoli fa, qui siamo gli unici a dare qualcosa a questi ragazzi. Il nostro oratorio non è solo crescere insieme nella fede e nella cultura cristiana, non è solo socialità, è soprattutto protezione da quello che c'è fuori, dai soprusi della Camorra, dalle cattive compagnie che ti portano in una spirale dove spesso non c'è ritorno». A Scampia, uno dei quartieri più degradati d'Italia, un vero e proprio supermarket dell'eroina dove la droga scorre a fiumi, dove il potere dei clan è perfino visibile attraverso le sue sentinelle, le sue staffette, i suoi «circoletti» dove ci si può rifornire di droga, alcol e perfino armi, c'è un pugno di parroci e di associaizioni cattoliche che presidia la speranza, quasi completamente abbandonato dalle istituzioni. Lo stesso avviene negli altri quartieri, a Forcella come a Secondigliano, a Parcoverde, nei vicoli spagnoli a ridosso di via Toledo, insomma un po' dappertutto. Il nuovo arcivescovo Sepe ha voluto simbolicamente visitare il quartiere di Scampia prima ancora del suo insediamento in cattedrale, il primo luglio scorso. Il suo progetto di mettere tutte le parrocchie della diocesi in Rete non è solo un fatto di comunicazione e coordinamento ma soprattutto di protezione e intervento, come dire che la Chiesa è come una sola parrocchia di frontiera. Gesti e parole forti che si sposano perfettamente con quelle di Benedetto XVI di ieri mattina, contro la Camorra, parola pronunciata più volte senza mezzi termini, quella Camorra «che tende a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie», col rischio di attrarre specialmente la gioventù, quella gioventù di Napoli che sta tanto a cuore al Papa. Quella gioventù che rischia di crescere dove prospera «l'illegalità, il sommerso e la cultura dell'arrangiarsi». Una Chiesa schierata e profetica, che chiede ai suoi figli di entrare nel sociale e in politica, perché sa che da sola non può farcela. Sarà certamente lievito, speranza, spesso solidarietà e accoglienza come fa nei cento convitti e nei doposcuola per bambini in difficoltà, ma non può fermare e sradicare da sola da mali secolari. Come risponderanno gli uomini delle istituzioni e della Cosa pubblica?

© Copyright L'Eco di Bergamo, 22 ottobre 2007

Nessun commento: