22 maggio 2008

Chiesa e Stato nel pensiero di sant'Ambrogio: "Vuoi governare? Studia le api" (Osservatore Romano)


Vedi anche:

Messaggio del Papa al Deutscher Katholikentag: "Il cuore che si è aperto a Dio è diventato – per l’ampiezza di Dio – a sua volta generoso e ampio"

Osnabrück ospita il festival dei cattolici tedeschi (Zenit)

Secondo Ingrao il Papa vuol mettere un freno alle grandi concelebrazioni

Giuliano Ferrara: "Dimenticare la 194 e combattere l'aborto" (Il Foglio)

Solennità del Corpus Domini in Vaticano: il Papa presiede la Messa in San Giovanni in Laterano e la processione a Santa Maria Maggiore (R.V.)

Quando l’accusa di omofobia viene dispensata gratis (D'Agostino)

Card. Ratzinger: "Festa della gratitudine per il trionfo di Cristo sulla morte. Questo è il Corpus Domini"

Gran Bretagna: Gli inutili traguardi della sperimentazione a ogni costo (Osservatore)

Ricollocando la Chiesa nella Tradizione il Papa ridà gioia ai cattolici che hanno sofferto la Babele postconciliare (Tempi)

A Brindisi “task force” del Vaticano in preparazione della visita del Papa

VISITA DEL SANTO PADRE A SANTA MARIA DI LEUCA E BRINDISI: IL PROGRAMMA UFFICIALE

I primi tre anni di Pontificato di Benedetto XVI nel libro “Benedictus. Servus servorum Dei” del giornalista Giuseppe De Carli (Radio Vaticana)

Il Papa: "La fede è amore, e perciò crea poesia e musica. Se la fede è viva, la cultura cristiana non diventa "passato", ma rimane viva e presente" (Catechesi del Santo Padre su Romano, il Melode)

Squadra di fedelissimi artigiani per il Papa: dal rasoio a tre testine cercato in mezza Europa dal suo elettricista, alle scarpe 'graffiate'

VISITA PASTORALE DEL PAPA A GENOVA E SAVONA(17-18 MAGGIO 2008): LO SPECIALE DEL BLOG

Chiesa e Stato nel pensiero di sant'Ambrogio

Vuoi governare? Studia le api

Si conclude il 22 maggio presso la chiesa di San Giovanni di Dio a Foggia la "Lectura Patrum Fodiensis", organizzata dall'università di Foggia d'intesa con l'arcidiocesi di Foggia-Bovino. Pubblichiamo uno stralcio della conferenza finale.

di Antonio V. Nazzaro
Università di Napoli Federico II

Sant'Ambrogio preferiva decisamente una forma democratica di governo, che per lui era il pulcherrimus rerum status. Tale preferenza si può spiegare sia con l'educazione filosofica, influenzata da idee platoniche, sia con l'entusiasmo del civis Romanus per le imprese gloriose dell'antica Res publica.
L'ideale forma di governo repubblicana è efficacemente delineata nell'excursus sulle gru contenuto nell'omelia esameronale, predicata nel pomeriggio del mercoledì santo di un anno compreso tra il 386 e il 390 (forse il 387).

La società delle gru - nella quale l'organizzazione politica e il servizio militare (politia quaedam et militia) sono un fatto naturale - si regge sull'equa distribuzione dei carichi di lavoro e sull'assunzione in comune del labor e della dignitas; sull'avvicendamento degli oneri e degli onori; sulla solidarietà fra governanti e governati: "Che c'è di più bello del fatto che la fatica e l'onore siano comuni a tutti e il potere non sia preteso da pochi, ma passi dall'uno all'altro senza eccezioni come per una libera decisione? Questo è l'esercizio proprio di un'antica repubblica, quale conviene in uno stato libero. Così da principio gli uomini avevano cominciato ad attuare un'organizzazione politica ricevuta dalla natura sull'esempio degli uccelli, in modo cioè che la fatica fosse comune, comune la dignità, ciascuno imparasse a dividersi a turno le responsabilità, venissero ripartiti obbedienza e comando, nessuno fosse escluso dalle cariche, nessuno esente dalla fatica. In questa situazione politica ideale nessuno insuperbiva per l'esercizio ininterrotto del potere né si abbatteva per il lungo servire, perché da un lato l'avanzamento, conferito com'era secondo un ordine di funzione e per un periodo limitato, non suscitava invidia e dall'altro sembrava più tollerabile perché comportava un comune compito di sorveglianza. Nessuno osava tiranneggiare un altro, del quale, perché destinato a succedergli nella carica, avrebbe dovuto sopportare a sua volta l'alterigia; a nessuno era grave la fatica, perché la dignità che sarebbe venuta in seguito l'avrebbe compensato" (cfr Exameron, 5, 15, 51-52). La forma di governo repubblicana - di cui le gru offrono un efficace modello - è entrata in crisi, quando la libido dominandi, scovolgendo il rapporto di solidarietà tra governanti e governati e liquidando l'avvicendamento delle cariche, ha condotto a dispotiche forme di governo. Nonostante le sue spiccate simpatie repubblicane, Ambrogio accetta realisticamente il governo monarchico imperiale, convinto che il potere non è in sé un male: da Dio, infatti, proviene l'ordinamento del potere, mentre dal maligno proviene l'ambizione del potere. Il potere unico e assoluto dell'imperatore ha oltre tutto assolto una funzione provvidenziale, agevolando attraverso la pacificazione del mondo la diffusione del cristianesimo. Si capisce in quest'ottica l'atteggiamento intransigente del vescovo nei riguardi sia degli usurpatori, che mettono in crisi l'ordine costituito, sia dei barbari che premono ai confini dell'impero.
Il vescovo riconosce il governo imperiale e invita i cristiani a essere leali nei suoi riguardi, ma non rinuncia alla libertas repubblicana che può realizzarsi anche sotto l'impero, a condizione che questo sappia accettare i limiti della potestas e quell'integrazione di potestas e di servitium, che caratterizzano, al di là dell'unità o della pluralità del comando, la caratteristica della politia a natura accepta.
Alla società delle gru nella citata omelia esameronale il vescovo affianca quella altrettanto egualitaria delle api - che hanno in comune le leggi, la fatica, il cibo, il lavoro - in cui però il potere supremo è affidato a un rex, scelto non in base alla sorte, né alla successione dinastica, né all'elezione della moltitudine, ma a chiari segni di natura: la grandezza e la bellezza del corpo e, soprattutto, la mansuetudo morum. La consimile terminologia, impiegata per esprimere le due forme di governo, rappresentate dalle gru e dalle api, sottolinea il fatto che anche nel regnum la fida devotio verso il potere imperiale non è incompatibile con la libertas. Un regnum, fondato sulla comunione di tutti nei diritti e nei doveri, è, insomma, anch'esso una res publica.
Sembra avere colto nel segno la Sordi, affermando che le idee politiche emergenti da questi brani sono state coerentemente messe in pratica da Ambrogio e, in particolare, che gli atteggiamenti da lui assunti di fronte al potere imperiale sono l'attuazione consapevole del rapporto tra libertas e potestas, teorizzato nei suoi scritti. Insomma, la devotio naturalis delle gru e la fida devotio delle api, così come la fides degli uomini è possibile solo quando la maxima potestas lascia uno spazio adeguato alla libertas.
Nella storia della lenta e faticosa definizione dei rapporti fra lo Stato romano, totalitario e imperialistico, giuridicamente fondato sull'auctoritas e sull'imperium, e la Chiesa, che ha una missione divina da svolgere nel mondo, il vescovo di Milano occupa un posto di rilevante importanza.
Grazie al coraggio e alla coerenza della sua azione politico-religiosa e alla chiara formulazione delle sue idee, egli ottiene che lo Stato, divenuto cristiano, si assuma le sue responsabilità nei riguardi della Chiesa, alla quale non solo deve garantire la libertà, ma deve assicurare una continua assistenza, che si esplica nell'esecuzione dei decreti conciliari, nell'assunzione di misure legislative contro il paganesimo e l'eresia, e nel pubblico riconoscimento della legge morale cristiana. Il che comporta per lo Stato la subordinazione all'autorità religiosa nelle materie religiose o che riguardino la religione e per i vescovi il diritto-dovere di intervenire in questioni riguardanti la fede e la morale.
Ambrogio si pone come il campione della libertà, che non è ancora la libertà di coscienza che lo Stato ha il dovere di garantire, ma è piuttosto la libertà della Chiesa, che si esprime nell'affermazione della superiorità della potestas spiritalis sul potere civile. La libertà che egli rivendica alla Chiesa ha una dimensione essenzialmente religiosa: è libertà nelle deliberazioni dogmatiche come nella disciplina ecclesiastica, nella scelta dei vescovi come nell'intangibile possesso degli edifici di culto. Nella scia di altri vescovi (Atanasio, Lucifero di Cagliari, Ilario di Poitiers), che prima di lui avevano rivendicato la libertà e l'indipendenza della Chiesa nell'esercizio delle proprie funzioni, il vescovo di Milano ribadisce l'esigenza della Chiesa di esplicare liberamente la sua missione spirituale, senza patire azioni di forza o intromissioni statuali, spettando ai vescovi il compito di assicurare la disciplina interna e il rispetto degli interessi supremi di Dio e dell'anima.
Dello Stato non sollecita e non tollera l'intervento, neppure nei casi in cui esso potrebbe svolgere la funzione di "braccio secolare": si pensi alla vibrata protesta che insieme con Martino di Tours e con Papa Siricio elevò contro i vescovi che nel 385 fecero condannare sotto l'imputazione di magia e giustiziare Priscilliano dall'usurpatore Massimo. L'intervento dello Stato, invocato nella lotta contro le eresie, in base a principi, che fanno pensare alla moderna teoria del braccio secolare, non si risolve mai in nocumento per le persone, né è diretto a giustificare le latenti tentazioni di cesaropapismo. Ad Ambrogio è sufficiente che lo Stato, impedendo all'errore di propagarsi, aiuti la Chiesa nella sua missione spirituale.
La tutela offerta alla Chiesa e le garanzie assicurate alla sua libertà, garantendo la pace e il benessere dei popoli, finiscono con il coincidere con gli interessi stessi dell'impero, sicché l'invocata Libertas Ecclesiae s'identifica con il baluardo delle pubbliche libertà.
Il capovolgimento del pensiero politico cristiano attuatosi nel corso del iv secolo spiega il progressivo allineamento della Chiesa, sul piano politico, alle posizioni dell'autorità imperiale. Gli scrittori cristiani non sostengono più l'illiceità del servizio militare e non ne predicano più la diserzione; accettano anzi la situazione politica e si sforzano persino di giustificare il cristiano che combatte per l'imperatore e la fede.
I vescovi, e cioè i dirigenti cristiani che per tre lunghi secoli avevano sognato la caduta dello Stato romano, trepidano ora dinanzi al pericolo delle invasioni barbariche e si pongono come i più validi difensori delle città dell'Impero. Ambrogio, convinto che l'impero garantisca la difesa del diritto, della libertà e della vita civile contro la barbarie, assicura una franca collaborazione agli imperatori cristiani, di cui riconosce l'autonomia nell'ambito civile. (...)
La battaglia di Ambrogio per l'indipendenza della Chiesa contro l'ingiustificata intromissione dei poteri statali, la cui mancanza di scrupoli dogmatici era stata sperimentata nel corso del governo di Costanzo ii, ha come obiettivo il pubblico riconoscimento di un'unica, vera Chiesa cattolica, fondata sull'insostituibile base della professione ortodossa, che è unica e quindi la sola legittima.

(©L'Osservatore Romano - 22 maggio 2008)

Nessun commento: