17 aprile 2008

La laicità che piace anche al Papa (Christian Rocca per "Il Foglio")


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La laicità che piace anche al Papa

di Christian Rocca

Benedetto XVI sull’aereo che lo porta a Washington si dice “affascinato dal concetto positivo di laicità” che c’è in America, “mi sembra un modello fondamentale positivo, da considerare anche in Europa”

New York. Benedetto XVI è arrivato ieri a Washington intorno alle dieci di sera, ora italiana. Ad accoglierlo, sulla pista della base dell’Air Force di Andrews, c’era il presidente americano George W. Bush. Da settimane le televisioni e i giornali non parlano d’altro e programmano di monopolizzare palinsesti e menabò per tutta la durata dei sei giorni della visita americana del Papa. In tempi recenti, in America non si era mai vista un’attesa così spasmodica per l’arrivo di un capo di stato straniero o per un leader religioso, come dimostrano anche le calorose dichiarazioni di benvenuto rilasciate ieri dai candidati Hillary Clinton (“Il Papa non è solo il leader della grande comunità cattolica, è una voce forte ed efficace per la pace, per la libertà, per la giustizia”) e Barack Obama (“Il viaggio del Papa offre conforto e grazia al popolo americano”).
Benedetto XVI però non è un superdelegato (copyright del vaticanista della Cnn John Allen) e le parole forti che dirà in difesa della vita e per la pace in medio oriente non sono pronunciate per favorire questo o quel candidato alla Casa Bianca.

Le ragioni di un’attenzione così forte per questa visita pastorale sono più d’una, ma probabilmente quella decisiva è che Benedetto XVI è considerato un “Papa americano”, malgrado abbia un passato da prigioniero di guerra in Germania delle forze armate statunitensi, quando aveva poco meno di diciotto anni. Anzi c’è chi dice che Joseph Ratzinger faccia parte di quella generazione di europei che non dimentica di aver assistito da vicino all’impegno dei vincitori nella ricostruzione civile, morale ed economica del continente liberato dal nazifascismo.

“L’americanismo” del Papa si innesta nell’altro grande tema di questo viaggio, quello della chiesa cattolica americana e del più grande blocco religioso del paese, sessantaquattro milioni di persone, circa un quarto della popolazione. Benedetto affronterà la questione degli scandali sessuali che alcuni anni fa hanno devastato la chiesa americana, ma ai fedeli cercherà di dare un messaggio positivo e di sottolineare come nonostante tutto il cattolicesimo yankee resti vitale.
Il punto è che Benedetto XVI vede la chiesa americana come piena di speranza e di gioia, capace di approcci innovativi nella professione della fede. Considerato “il rottweiler di Dio” e il feroce custode dell’ortodossia cattolica, Ratzinger in realtà ama il modo in cui gli americani abbracciano il cattolicesimo nella sua integralità, provando a rapportarlo al mondo moderno. Nel libro intervista del 2002, “Dio e il mondo”, scritto da un tedesco, l’allora cardinal Ratzinger riconosceva le tensioni e le critiche dentro la chiesa americana, ma notava “le nuove e vitali manifestazioni religiose e la formazione di nuove comunità di fede”.
Benedetto XVI è convinto che questa vitalità non sia un caso, ma la spiega allo stesso modo di Alexis Tocqueville, con la straordinaria libertà religiosa e con la separazione tra stato e chiesa. Il merito è del primo emendamento alla Costituzione americana: sono proprio quella libertà religiosa e quella separazione di fatto tra stato e chiesa a consentire alla religione di partecipare liberamente al mercato delle idee che si affrontano nel dibattito pubblico, al contrario di quanto accade in Europa. In Vaticano, ha detto monsignor Lorenzo Albacete, leader di Comunione e liberazione in America, “c’è grande ammirazione per la religiosità americana, ma la domanda che si pongono è se sia sufficientemente forte, perché ad alcuni sembra senza contenuti, più spirituale ed emozionale che una vera e propria ricerca della verità”. Benedetto XVI è meno preoccupato, la religiosità americana gli sembra vibrante. “Non possiamo semplicemente copiare gli Stati Uniti”, ha detto il Papa ai giornalisti sull’aereo che lo stava portando a Washington, ma ha spiegato di essere “affascinato” dal “concetto positivo di laicità” che consente ai fedeli di esprimere liberamente la propria fede: “Questo mi sembra un modello fondamentale positivo, da considerare anche in Europa”.

Benedetto XVI è un “Papa americano”, come da copertina di Time, perché da decenni è un esponente di quella corrente che col tempo ha convinto il Vaticano a rigettare l’antica percezione curiale di un’America che esprime una cultura effimera, avventata e da film western.

Come suo successore alla Congregazione per la dottrina della fede, Ratzinger ha nominato un cardinale californiano, William Levada, così come è americano anche il numero tre dell’ex Sant’Uffizio, Joseph Augustine Di Noia. Ma l’attenzione particolare di Ratzinger al modello americano risale ai giorni in cui era un giovane teologo che lavorava dietro le quinte del Concilio ecumenico Vaticano II. Ratzinger si schierò a favore della posizione dei delegati americani che in nome della libertà religiosa si erano opposti al tentativo dei più conservatori favorevoli all’idea che gli stati avrebbero dovuto promuovere fede e religione.. Nel 1966, Ratzinger scrisse che “nel momento decisivo, la leadership del Concilio Vaticano II è passata dagli europei alle giovani chiese americane”, quelle che “hanno davvero aperto la strada al futuro”.
Oggi la Curia romana è entusiasta della salute della cultura civile e religiosa americana, specie se confrontata con quella europea. A cambiare, spiega il vaticanista della Cnn John Allen, non è stata l’America, ma l’Europa. Negli ultimi dieci anni c’è stata la polemica sulle radici cristiane nella Costituzione europea, una battaglia perduta dal Vaticano malgrado l’impegno di due Papi. C’è stato Rocco Buttiglione messo alla berlina dal Parlamento europeo per le sue convinzioni private su aborto e omosessualità. C’è stata l’elezione, in Spagna, di una nuova maggioranza “ciudadana” fortemente anticlericale. Il Vaticano vede un’Europa guidata da un esagerato laicismo che, a differenza di quello costituzionale americano, non fa fiorire fede e ragione, ma punta a cancellare pratica e tradizione religiosa.
La chiesa cattolica americana, per il Papa, è come un adolescente, giovane e imprevedibile, ma è soprattutto il terreno di confronto della questione che gli sta più a cuore, “la dittatura del relativismo”. Il modello di libertà religiosa americana, secondo Benedetto XVI, dimostra che la modernità non deve necessariamente fare a meno della fede religiosa. I cattolici americani, infatti, dissentono da alcune posizioni della chiesa di Roma sulle questioni della sessualità ma, come ha detto il professore di Georgetown José Casanova al Washington Post, esprimono un “dissenso fedele” e continuano a riempire le parrocchie. Monsignor Lorenzo Albacete spiega che il cristianesimo è più forte in America che nel resto dell’occidente, ma che l’America è la frontiera dove si incontrano fede e modernità: “Se qui i cattolici sapranno imparare come vivere in un modo che sia ragionevole, umano e solidale, sarà un grande esempio per la chiesa”.
L’America, peraltro, risponde all’attenzione che gli rivolgono Benedetto e il mondo cattolico. Non solo perché da tempo non si trovano più biglietti per le messe papali negli stadi di Washington (giovedì) e New York (domenica) e nemmeno perché i sondaggi condotti in questi giorni svelano che il Papa piace a ben più del 22 per cento degli americani di religione cattolica: il 48 per cento degli americani di ogni confessione, secondo un sodaggio pubblicato ieri dal Washington Post e in linea con altre ricerche condotte in questi giorni, ha un’impressione favorevole di Benedetto, contro il 24 degli sfavorevoli e il 28 di chi non sa pronunciarsi.
Di più c’è che il modello di libertà religiosa americana, ha notato il New York Sun, è riuscito a far superare il fortissimo pregiudizio anticattolico intorno al quale erano state fondate le prime colonie e che a lungo è stato centrale nella vita sociale americana. John Kennedy, ancora nel 1960, è stato costretto a giustificare la sua fede cattolica con i leader religiosi protestanti, promettendo che da presidente non avrebbe preso ordini dal Vaticano. Oggi cinque giudici supremi su nove sono cattolici, ci sono 236 università e 556 ospedali cattolici ed essere cattolico non è più un handicap per un candidato. Il merito, ha scritto il Sun, è stato della capacità della chiesa cattolica di contribuire alla storia americana, ma anche del modello costituzionale di libertà religiosa che concede a tutte le fedi l’opportunità di fiorire.

© Copyright Il Foglio, 16 aprile 2008

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