10 aprile 2007

Papa Benedetto, le donne ed il femminismo


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LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA SULLA COLLABORAZIONE DELL'UOMO E DELLA DONNA NELLA CHIESA E NEL MONDO

GRAZIE SANTITA'!

Il Papa e le donne: un rapporto di stima ed affetto reciproci

Aggiornamento rassegna stampa del 7 aprile 2007


LUISA MURARO

«Il Vaticano non è contro il femminismo Ma la predica doveva affidarla a una donna»

Mariolina Iossa

ROMA — La donna di padre Cantalamessa nella predica del giorno della Via Crucis è una «donna che cerca di rimanere se stessa» e che «non vuole trasformarsi in uomo». Ma allora è una donna che deve restare al suo posto, che deve occuparsi dei figli, della famiglia? No, non è questa la giusta interpretazione delle parole del padre cappuccino, dice la pensatrice di cultura cattolica Luisa Muraro, profonda conoscitrice del femminismo delle origini. Muraro è tra le fondatrici della Libreria delle Donne di Milano e della Comunità di Diotima (la cui figura appare nel Simposio di Platone nominata da Socrate come sacerdotessa e sua maestra). Con i suoi scritti, ha contribuito a diffondere il pensiero della differenza.
Non c'è in quella predica, pur nell'elogio della donna, una messa in guardia dal femminismo?
«La predica di Cantalamessa va sentita come una risposta della Chiesa cattolica al femminismo. E non è una risposta negativa. E' una risposta che accoglie certe istanze del femminismo e anche il pensiero delle femministe cattoliche. Ci sono femministe cattoliche che insegnano nelle università pontificie. Questo non viene mai sottolineato».
Eppure a qualcuno è parsa una «stoccata» al femminismo storico quel riferimento ad un pregiudizio «tanto radicato» che le stesse donne «per affermare la loro dignità hanno creduto necessario assumere atteggiamenti maschili oppure minimizzare la differenza dei sessi riducendola ad un prodotto della cultura».
«Alla base c'è un equivoco: il femminismo non è l'emancipazione. L'emancipazionismo è la posizione della società europea moderna che promuove la cancellazione della differenza sessuale. Il femminismo, invece, nasce come pensiero della differenza. Le cito due nomi: Carla Lonzi, italiana, e Luce Irigaray, francese. La differenza di essere donna è un valore, questa non è una posizione anti- femminista. In realtà la predica di Cantalamessa è debitrice della migliore cultura femminista cattolica. E lo è anche quando ricorda Maria di Magdala non peccatrice, ma discepola di Gesù, correggendo un'interpretazione sbagliata di secoli».
E il riferimento a Simone De Beauvoir, esempio negativo secondo padre Cantalamessa perché nel suo famoso libro-manifesto dell'emancipazione «Il secondo sesso» scrive «Donna non si nasce ma si diventa»?
«"Donna non si nasce ma si diventa" rispecchiava la posizione dello storicismo di matrice marxista per cui tutto è storia, non natura. De Beauvoir però ha fatto un passo importante mostrando che la filosofia fino allora non aveva riflettuto sulle donne per se stesse. Per quello che io so Cantalamessa non ha parlato contro il femminismo, sta parlando contro una concezione gnostica che ci vuole solo spirito, mente, ragione e non corpo, che annulla le differenze sessuali».
Invece il pensiero della differenza ne esalta il valore?
«Il femminismo valorizza le donne per la loro diversità e non è antireligioso. Non ci sono le differenze che fa Micromega, tra credenti e non credenti. Noi della Libreria delle donne di Milano e della Comunità di Diotima siamo cattoliche, valdesi, non credenti, ma comunichiamo benissimo. È invece la cultura laica maschile che è ignorante di femminismo, che ha fatto passare un femminismo di Stato che promuove la parità, anche in nome delle discriminazioni verso le donne. Sia a destra sia a sinistra. I preti, mi creda, ne sanno di più. Quando Letizia Moratti ha detto: chiamatemi signor sindaco, noi femministe milanesi le abbiamo risposto: ci dispiace molto che dica così, perché lei è "la sindaca" di Milano. La donna deve essere deputata, magistrata, ministra».
Non c'è dunque secondo lei nella Chiesa quel paternalismo per cui le donne sono migliori degli uomini ma è meglio che restino «angeli del focolare»?
«Ma no. Piuttosto quello che è mancato alla Chiesa cattolica è il coraggio di gesti simbolici forti e semplici come quelli di Gesù, quando si ferma a parlare con la samaritana e i discepoli gli tirano le vesti ma lui resta, parla, ascolta. Gesti di attenzione, per quell'epoca straordinari».
Quale gesto forte potrebbe fare il Pontefice?
«La predica il Papa avrebbe potuto affidarla a una donna come Teresa D'Avila, dottora della Chiesa, riconosciuta autorità magistrale. Ma siccome non era ovviamente possibile, faccio due nomi: suor Marcella Farina, che ha invitato le consorelle a guardare con simpatia al femminismo. Oppure suor Natalina Zanatta, che ha rinunciato a fare da superiora per mettersi al servizio degli "avanzi dell'umanità", ex drogati, ex carcerati. Il Papa avrebbe dovuto fare come il re del Marocco che nel Ramadan del 2004 ha invitato la professoressa Aicha El Hajjami a tenere una lezione. Si è seduto in cerchio assieme alla sua corte e l'ha ascoltata parlare di donne e libertà».

Corriere della sera, 8 aprile 2007


Il predicatore e la femminista

Le ragioni di una sintonia che riconosce nella differenza sessuale non un limite ma una ricchezza.Padre Cantalamessa e Luisa Muraro uniti contro l’idea che la cancellazione di quella differenza sia condizione di libertà

Roma. Non c’è nessun accento antifemminista o paternalista nell’omelia pronunciata a San Pietro, nel pomeriggio di venerdì santo, da padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia. Al contrario, il sigillo dell’approvazione per le sue parole sulle donne, “speranza di un mondo più umano”, arriva da Luisa Muraro, filosofa e fondatrice della Libreria delle donne di Milano. Quelle parole, ha detto al Corriere della Sera, sono “una risposta della chiesa cattolica al femminismo. E non è una risposta negativa”. Anzi, “la predica di Cantalamessa è debitrice della migliore cultura femminista cattolica”.
Non è la prima volta che il femminismo della differenza, del quale Luisa Muraro è riconosciuta teorica, dialoga con la chiesa (“il femminismo valorizza le donne per la loro diversità e non è antireligioso”, ha puntualizzato la filosofa, che non condivide, ha aggiunto, le semplificazioni alla MicroMega, quelle che amano recintare i credenti da una parte e i non credenti dall’altra).
Ma è forse la prima volta che viene rivendicata così apertamente una sorta di alleanza nei fatti, un’empatia tra mondi che si potrebbero immaginare assai lontani. Le pie donne indicate come esempio da padre Cantalamessa sono in realtà, ha detto il predicatore, immense “madri coraggio”, le uniche a non essersi scandalizzate di Cristo e a non averlo abbandonato nemmeno sotto la croce. Le donne si sono dunque dimostrate anticonformiste e lungimiranti, e capaci di vedere quello che gli uomini, per paura o convenienza, non sono riusciti a vedere. Forse proprio perché, per riprendere le parole di Luisa Muraro in un’intervista a Tempi, “appartiene alla loro natura l’esperienza – o la possibilità – di diventare due, di diventare un altro, l’apertura all’imprevisto.
L’amore entra in modo costitutivo nel pensiero delle donne”.
Vi entra per un dato che è anche corporeo, e che si chiama “differenza sessuale”.
Quella differenza non è un limite da rimuovere, un’alleata dell’oppressione e dell’arretratezza, così come, con modi e in tempi diversi, hanno sostenuto e sostengono sia l’emancipazionismo d’antan sia la postmoderna teoria del “genere”, dilagante nel mondo anglosassone e in tanti documenti e dichiarazioni dell’Onu e dell’Unione europea.
Quando Cantalamessa mette in guardia le donne dall’idea di “trasformarsi in uomo” ed evoca negativamente Simone de Beauvoir, dice con la semplicità del predicatore quello che il femminismo della differenza sa da tempo: non è un vantaggio ma una minaccia, per le donne, l’azzeramento della corporeità, la negazione del ruolo materno, l’aspirazione a una libertà modellata su quella del corpo maschile, che per definizione non può conoscere “l’esperienza – o la possibilità – di diventare due”. Il predicatore e la femminista si ribellano concordemente all’idea che la differenza tra i sessi sia una semplice costruzione culturale, un’invenzione perversa e bislacca che limiterebbe il libero fiorire di tanti “generi” quanti sono gli esseri umani (con l’identità femminile che finirebbe per essere una delle mille possibili, una figurina stereotipata non ancorata a nulla di concreto). E’,
questa, una “concezione gnostica che ci vuole solo spirito, mente, ragione e non corpo”, dice Luisa Muraro. Nascere sessuati è la base di ogni esperienza umana: lo riconosce la chiesa (con Giovanni Paolo II e con la lettera sulla collaborazione tra uomo e donna che nel 2004 l’allora cardinale Ratzinger inviò ai vescovi) e lo dice il pensiero femminista della differenza. Capace, in tempi di rozza vulgata sul “genere”, di magnifico anticonformismo.

Il Foglio, 10 aprile 2007

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