25 maggio 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 25 maggio 2007 (2)


Vedi anche:

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Rassegna stampa del 25 maggio 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 25 maggio 2007 (1)

Voci di un possibile concistoro a giugno...

Messori e Melloni su "Gesu' di Nazaret"

"Gesu' di Nazaret": le critiche del cardinale Martini


Benedetto XVI e il nostro Paese

Parla dell'Italia come chi la conosce meglio di noi

Dino Boffo

Non è più un papa nuovo. Benedetto XVI parla ai vescovi italiani come chi si sente, a suo modo, dentro a questa Chiesa, della quale è primate, oltre che pontefice. La conosce ormai in modo personale. E può dire, come ha fatto ieri all'assemblea della Cei, di conoscere personalmente ciascuno dei nostri vescovi. Li ha ricevuti - nei mesi addietro - a casa sua, ad uno ad uno, nel corso delle visite ad limina, e ora annota: «Così ho imparato la geografia esteriore, ma soprattutto la geografia spirituale della bella Italia». Questi contatti nel segno dell'«amicizia» e della «comunione», aggiunge, sono stati «per me un grande conforto e un'esperienza di gioia». E quasi scambiando i ruoli, si dice lui «confermato nella certezza che in Italia la fede è viva e profondamente radicata»: qui «la Chiesa è una realtà di popolo, capillarmente vicina alle persone e alle famiglie». Spiegherà poi ancor meglio, dando atto delle diverse situazioni e delle «molteplici eredità», che «la fede cattolica e la presenza della Chiesa rimangono però il grande fattore unificante di questa amata nazione ed un prezioso serbatoio di energie morali per il futuro».
È l'occhio del papa straniero che riesce a vedere quel che noi italiani non vediamo. Ma lungi dal lusingare, egli chiede che si tenga conto delle «difficoltà già presenti» e delle «insidie che possono crescere» e sono il portato «di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate». Così sollecita più formazione per tutti, più catechesi («una catechesi sostanziosa»), più tensione alla santità, più cura delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, più tensione missionaria («ad gentes e tra noi»), più attenzione alle povertà visibili e a quelle nascoste, tramite il volontariato e la Caritas, più apertura ai giovani. Il suo è apparso un parlare sicuro, senza astrattezze o esitazioni. Per cinque volte ha alzato gli occhi dal foglio, integrando il tes to con spunti ulteriori e tutti molto interessanti.
Era la terza volta, ieri, che parlava al nostro episcopato, e si può ragionevolmente intravedere come ci sia ormai una dinamica di continuità. La stessa continuità che il papa voleva probabilmente segnalare lunedì scorso, quando - notizia circolata sulla stampa - ha invitato a pranzo il nuovo e il vecchio presidente della Cei, insieme al segretario generale. Anticipo di un discorso che giovedì quindi ha sviluppato dinanzi a tutti i vescovi e idealmente a tutte le nostre comunità, come peraltro era già avvenuto in ottobre, quando a Verona intervenne al convegno delle Chiese d'Italia. E infatti, le parole di ieri erano volutamente il seguito di quelle veronesi: «Si tratta ora di proseguire il cammino, per rendere sempre più effettivo e concreto quel "grande sì" che Dio in Gesù Cristo ha detto all'uomo e alla sua vita, all'amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza».
Benedetto XVI sente i vescovi italiani vicini a sé. Gliel'aveva assicurato nel saluto iniziale l'arcivescovo Bagnasco, ma è stato il Papa stesso ad ammetterlo espressamente quando ha citato la Nota approvata a marzo dal Consiglio permanente riguardo alla famiglia e ai tentativi di varare nuovi tipi di unione. Si è trattato - ha detto - di «una chiara testimonianza» del bene comune, per la quale vi siete mossi non solo nel cordiale rispetto delle distinzioni tra Chiesa e politica, ma anche «in piena sintonia con il costante insegnamento della Sede Apostolica». Insomma, nessuno provi a contrapporci, è sembrato dire. Nello stesso tempo, ha espresso un'eloquente considerazione per l'impegno del laicato cattolico che ha dato prova di sé nella grande manifestazione del 12 maggio. Quel giorno - si sa - egli era in Brasile, ma il suo sguardo evidentemente si allungava fino ai bordi di piazza San Giovanni, dove era in scena «una grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuor e e nella vita degli italiani».
Non erano scontati questi accenni all'attualità. Se li ha fatti, devono avere un loro peso, e sarebbe strano ignorarli. Che a Firenze, praticamente nella stessa ora, il presidente Napolitano avvertisse i partecipanti all'attesa Conferenza sulla Famiglia che è bene dare un ascolto «attento» e «serio» alle «preoccupazioni» e ai «contributi» della Chiesa, questo davvero non era previsto, e tuttavia è suonato come segnale importante di concordia. Un tratto che ha reso ancor più significativa la giornata di ieri.

Avvenire, 25 maggio 2007


I VESCOVI E IL PAESE

Sui giovani la scommessa decisiva

«Una Chiesa è missionaria quando sa accogliere il loro protagonismo» E all'Assemblea Cei si fa il punto sul triennio che, oltre all'evento di quest'estate nelle Marche, vedrà anche la Gmg di Sydney

Da Roma Mimmo Muolo

Il Papa l'ha definito «il compito forse più difficile», ma anche quello «sommamente importante» per il futuro della Chiesa in Italia. E in effetti l'attenzione dei vescovi è molto grande per il tema della pastorale giovanile. L'"Agorà dei giovani" è uno degli argomenti più importanti anche nel corso della 57ª Assemblea generale della Cei, che si chiude oggi nell'Aula Nuova del Sinodo, in Vaticano.
Ieri in molti hanno sottolineato il passaggio che il Papa ha dedicato al «triennio giovane» della Chiesa italiana. Benedetto XVI, infatti, in chiusura del suo discorso ai vescovi (che Avvenire pubblica integralmente) ha ricordato «l'appuntamento che ci vedrà di nuovo insieme a Loreto, agli inizi di settembre, per quel pellegrinaggio e incontro che porta il nome di Agorà dei giovani italiani e che intende inserire più profondamente i giovani nel cammino della Chiesa dopo il Convegno di Verona e prepararli alla Giornata Mondiale della Gioventù del prossimo anno a Sidney». Oltre, dunque a confermare la propria presenza nella piana di Montorso, già luogo di altri memorabili incontri con Giovanni Paolo II, Papa Ratzinger ha ribadito l'importanza della formazione cristiana delle nuove generazioni.
«Sappiamo bene che la formazione cristiana delle nuove generazioni è il compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti alla Chiesa - ha sottolineato - Andremo, pertanto, a Loreto insieme ai nostri giovani perché la Vergine Maria li aiuti ad innamorarsi sempre più di Gesù Cristo, a stare dentro alla Chiesa riconosciuta come compagnia affidabile e a comunicare ai fratelli la gioiosa certezza di essere amati da Dio».
«Le parole del Papa - ha commentato al termine dell'incontro con Benedetto XVI don Paolo Giulietti, responsabile del servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei - sono uno stimolo alle nostre Chiese e ai nostri vescovi a puntare fortemente sui giovani così come dimostra l'Agorà, questo piano pastorale triennale di attenzione ai giovani. Nel suo discorso all'Assemblea generale - ha aggiunto il sacerdote parlando l'agenzia Sir, promossa dalla Cei - Benedetto XVI ha dato appuntamento alle Chiese, rappresentate dai pastori, per Loreto 2007 e Sidney 2008. E questo è per noi molto importante». Un'idea, questa, condivisa da don Francesco Pierpaoli, direttore del Centro "Giovanni Paolo II" di Loreto che nell'ultima newsletter Agoranews, diffusa proprio ieri, scrive: «L'Agorà è per una Chiesa missionaria che accoglie il protagonismo dei giovani. Non è solo un evento, ma un progetto da condividere e far crescere». E in questa direzione, dunque, si sta lavorando non solo alla Cei e a Loreto, ma in tutte le diocesi italiane.
In effetti la preparazione all'incontro di Loreto è già partita da diversi mesi in tutta Italia. Non più tardi di qualche settimana fa, l'evento è stato presentato ufficialmente alla stampa nel corso di un incontro con i giornalisti, presieduto dal segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori. E questa mattina se ne parlerà anche nell'aula dell'Assemblea, tramite una comunicazione a cura di monsignor Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta e presidente della Commissione episcopale per la famiglia e la vita.
In particolare, oltre all'incontro con il Papa, nei giorni 1° e 2 settembre, si sta prestando particolare attenzione all'accoglienza dei giovani pellegrini nelle diocesi delle Marche, dell'Abruzzo, della Romagna e dell'Umbria. Dal 29 al 31 agosto, infatti, si prevede che 100mila ragazzi faranno tappa in 32 Chiese locali delle quattro regioni, prima di recarsi a Montorso, la spianata alle porte di Loreto, che ospiterà l'incontro con Benedetto XVI. Dalle diocesi, poi, partirà un vero e proprio pellegrinaggio che condurrà i giovani in pullman ad alcuni punti di raccolta, dai quali poi gli stessi giovani proseguiranno a piedi, coprendo una distanza che a seconda dei casi varierà dai 5 ai 10 chilometri. In tutto, per i due giorni conclusivi, si aspettano 300mila persone.

Avvenire, 25 maggio 2007


Il Papa: bene ogni iniziativa dello Stato per la famiglia

«Giusta la nota Cei sui Dico. La Chiesa unisce il Paese»

di FRANCA GIANSOLDATI
CITTA’ DEL VATICANO - Papa Ratzinger si è rivolto ai 244 vescovi italiani e in un passo di un lungo e articolato discorso è sembrato lanciare un appello al governo Prodi impegnato, in contemporanea, a Firenze, a mettere a punto quell’auspicato pacchetto di interventi per rafforzare la famiglia. «Ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia» ha detto «come tale non può che essere apprezzata e incoraggiata». Che la Chiesa si attenda misure concrete dopo la grande manifestazione di piazza San Giovanni è un dato di fatto. L’Avvenire, nell’editoriale di ieri mattina, riassumeva le speranze con un eloquente titolo: «Aspettando un segno vero e forte». Poi proseguiva: solo «una politica organica e specifica può valorizzare il ruolo e i meriti della famiglia dandole fiato e aiuto per affrontare difficoltà e disagi». Di famiglia Benedetto XVI si è soffermato anche in altri passaggi del testo. Nell’Aula Nuova del Sinodo, dove era in corso l’annuale udienza dell’assemblea della Cei, la 57esima, è risuonato chiaro e forte il giudizio positivissimo per la buona riuscita del Family Day. «E’ stata una straordinaria festa di popolo che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore degli italiani». Quanto alla tanto contestata Nota sui Dico, emanata dal consiglio permanente due mesi fa, è piovuta una vera e propria benedizione. «Di questa attenzione al bene comune avete dato una chiara testimonianza con la Nota riguardante la famiglia fondata sul matrimonio e le iniziative legislative in materia di unioni di fatto, muovendovi in piena consonanza con il costante insegnamento della Sede Apostolica». Con queste parole Benedetto XVI ha voluto sgombrare il campo dagli equivoci, spazzando via ogni possibile pretesto circa supposte divergenze di vedute tra lui e l’episcopato. L’appello ai parlamentari cattolici - contenuto nella Nota - ad essere coerenti col Magistero per fermare in Parlamento progetti legislativi contrari al «bene comune» viene sottoscritto senza riserve. In materia di difesa di vita e famiglia la Chiesa continuerà a fare sentire la sua voce. «Cari fratelli, come vescovi italiani voi avete una precisa responsabilità non solo verso le Chiesa a voi affidate ma anche verso l’intera Nazione. Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra Chiesa e politica, tra ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio» ha detto ricorrendo alla citazione del Vangelo di Marco. «Non possiamo non preoccuparci, infatti, di ciò che che è buono per l’uomo, creatura e immagine di Dio: in concreto del bene comune dell’Italia». Papa Ratzinger ha elaborato un quadro sullo stato della fede in Italia, invitando i suoi vescovi a non scoraggiarsi. Anzi. «La presenza della Chiesa e la fede rimangono il grande fattore unificante di questa amata nazione ed un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro». La Chiesa resta «una realtà di popolo, capillarmente vicina alle persone e alle famiglie». Nel futuro però, accanto alle luci, vi sono ombre che non vanno sottovalutate. Le «insidie» riguardano l’inarrestabile avanzata della secolarizzazione, i cui effetti sono visibili in ogni settore della società. «Avvertiamo quotidianamente, nelle immagini proposte dal dibattito pubblico e amplificate dal sistema delle comunicazioni, ma anche, sebbene in misura diversa, nella vita e nel comportamento delle persone, il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca di rivendicazioni non di rado ingiustificate». Giudizio severo che impone alla Chiesa italiana un ripensamento della sua azione pastorale. Ciò che avverte il Papa è la necessità di irrobustire la formazione cristiana dei fedeli attraverso una «catechesi più sostanziosa», comportamenti più coerenti e credibili, una maggiore adesione allo spirito evangelico. Ma per fare questo occorrono anche nuovi sacerdoti. Molti, molti di più di quelli attualmente disponibili. «Già adesso il numero di giovani sacerdoti rappresenta un serio problema per l’azione pastorale» ha ammesso Benedetto XVI. La speranza è riposta, ancora una volta, nell’azione misteriosa di Dio. «In questo difficile periodo non mancano i problemi». Tuttavia «si vede la forza della fede profondamente operante nelle anime». E anche laddove sembra spenta, la fiammella può sempre riaccendersi.

Il Messaggero, 25 maggio 2007


Blair a giugno dal Papa
L’ultima volta come protestante?


di FRANCA GIANSOLDATI

CITTA’ DEL VATICANO - Il premier britannico giunto alla fine del suo mandato e ormai prossimo a lasciare Downing Street ha pianificato un viaggio in Italia per salutare personalmente Papa Ratzinger. E puntualmente hanno ripreso quota le voci (sempre più insistenti) di una imminente conversione al cattolicesimo. L’arrivo di Blair al di là del Tevere non è ancora stato definito nei dettagli, i rispettivi protocolli non hanno ancora fissato una data precisa anche se, in un primo momento, l’udienza papale sembrava potesse svolgersi il 2 giugno. Ma impegni di governo sopraggiunti nel frattempo hanno costretto Downing Street a fare slittare il giorno dell’incontro.
Non è la prima volta che Blair e il pontefice hanno modo di confrontarsi. E’ accaduto anche l’anno scorso, proprio di questi tempi, per un’analoga udienza di carattere strettamente privato. Tra i due, riferiscono fonti diplomatiche, c’è una buona intesa umana. Durante la recente crisi tra Londra e Teheran per il sequestro degli 11 militari britannici il governo Blair si è appellato anche ai buoni uffici di Benedetto XVI il quale ha subito scritto all’Ayatollah Sistani per implorare il suo intervento finalizzato alla liberazione dei soldati. L’indiscrezione dell’imminente viaggio a Roma di Blair apparsa sulla stampa britannica ha trovato conferma al di là del Tevere. Secondo Downing Street l’intento del premier britannico è di esporre al pontefice il progetto di una grande conferenza sull’Islam ipotizzata per fine del mese. Ma l’udienza papale riaccende inevitabilmente le voci della conversione al cattolicesimo del premier britannico. Sua moglie Cherie è una cattolica praticante, ha educato tutti e quattro i figli alla sua fede, va a messa (assieme al marito) ogni domenica e non ha mai fatto mancare il suo appoggio alle diverse iniziative caritative promosse dalla diocesi di Westminster. Dal Vaticano Cherie è considerata una moglie e una madre esemplare. Non a caso, nell’aprile dello scorso anno, la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali ha voluto che - in qualità di esperto esterno - parlasse davanti alla plenaria di come trasmettere valori alle nuove generazioni sulla base del suo vissuto personale e dell’esperienza maturata in campo legale come avvocato. A questa relazione ha fatto seguito un lungo colloquio a tu per tu con il pontefice nella biblioteca del Palazzo. In quella stessa biblioteca due anni prima, la famiglia Blair al gran completo venne ricevuta da Giovanni Paolo II. Invitato alla messa mattutina Blair sembra che abbia ricevuto la comunione. L’episodio non è mai stato smentito dal Vaticano dando il via alle speculazioni di un suo cambio di fede, dal protestantesimo al cattolicesimo. Pochi giorni fa padre Michael Seed, un frate francescano che quasi ogni settimana celebra messa a Downing Street, non solo ha riferito che il premier santifica la domenica, ma ha fatto anche intendere che i tempi sembrano maturi perchè si dichiari cattolico una volta lasciato l’incarico istituzionale. Una fonte diplomatica ha confidato: «Penso che prima o poi questo succederà».

Il Messaggero, 25 maggio 2007


Il Papa ai vescovi: insistere sul no ai Dico

ALCESTE SANTINI Città del Vaticano. Rivolgendosi ai vescovi, nel corso della 57esima assemblea della Cei che si conclude oggi, Benedetto XVI con tono pacato pone l’accento sul ruolo «unificante» che la Chiesa deve svolgere verso la nazione italiana. L’obiettivo è di ridimensionare le polemiche delle scorse settimane facendo emergere ciò che può unire e non dividere con una evidente sintonia con il presidente della Repubblica che inaugura quasi contemporaneamente a Firenze la Conferenza sulla famiglia promossa dal ministro Rosy Bindi, appuntamento a cui non fa mancare la presenza il cardinale Ennio Antonelli, arcivescovo del capoluogo toscano. Ruolo unificante. In un Paese dalle diverse condizioni di vita, di storia, di lavoro e di reddito, secondo Benedetto XVI, «la fede cattolica e la presenza della Chiesa» devono dunque essere «un grande fattore unificante ed un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro». Con un certo orgoglio, il Papa sottolinea che la Chiesa è «una forza viva radicata nel popolo e impegnata a promuovere i valori fondamentali a cominciare dalla famiglia». Anche se sul dibattito politico grava «il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate». Fede e politica. Pur nel pieno rispetto della distinzione «tra ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio», - osserva il Papa - va ricordato che l’evento del 12 maggio (Family Day) «ha certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel significato e quel ruolo della famiglia nella società che ha particolarmente bisogno di essere compreso e riconosciuto oggi di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui», allusione alle coppie di fatto. In ogni modo - aggiunge riferendosi alla Conferenza di Firenze - «ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia come tale non può che essere apprezzata e incoraggiata». Le altre religioni. Ratzinger rivendica «l'originalità» del messaggio cristiano attraverso la figura di Gesù e chiede ai vescovi maggiore impegno per presentarla soprattutto ai giovani. A questi ultimi dà appuntamento ai primi di settembre a Loreto per l’Agorà dei giovani italiani. «Il clima culturale relativistico - sottolinea - richiede una «maggiore missionarietà della Chiesa» partendo proprio dalle giovani generazioni. L’allarme povertà. Benedetto XVI esortato a stare vicini alla gente per alleviarne «le povertà» ed anche agli immigrati, una realtà in crescita, per trasmettere loro «il messaggio di salvezza» del cristianesimo. In questo quadro vanno sempre più valorizzati i laici cattolici e le loro associazioni e movimenti in attuazione del Convegno di Verona per rendere più qualificata e combattiva la loro presenza nella pluralista società italiana. Bisogna «lavorare tra la gente ed anche tra chi si è allontanato dalla fede» per respingere «quelle tendenze secolarizzatrici che vorrebbero dominare la società e la cultura in questo Paese e in Europa»". Un Ratzinger, pacato ma battagliero, stimola tra prolungati applausi i vescovi a rafforzare l’impegno dei cattolici, delle loro realtà associative e organizzazioni come la Caritas perché sia sempre più visibile il ruolo della Chiesa nella società. Oggi con le conclusioni del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, si tireranno le somme di questa 57esima assemblea, la prima del dopo Ruini.

Il Mattino, 25 maggio 2007

Non mi pare che il Papa abbia mai pronunciato la frase indicata in questo articolo...a dire la verita' non ha mai detto la parola "dico", nemmeno in passato!
Raffaella

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