26 maggio 2007

Rassegna stampa del 26 maggio 2007


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Mons. Bagnasco: venire incontro a "veri diritti individuali"


Buongiorno a tutti :-))
Oggi leggeremo molti articoli sulla conferenza stampa di Mons. Bagnasco. Vorrei che notaste che ci sono pochi titoloni sparati in prima pagina, proprio perche' il tono pacato ma fermo del Presidente della CEI non ha permesso ai giornalisti di ricamare il solito quadretto.
Bella informazione quella che mette in prima pagina solo gli scoop, veri o falsi che siano...
Parleremo ancora del video della BBC e ci sara' da ridere :-)

Raffaella


Bagnasco loda il Colle: sì a intese laici-cattolici

Il capo dei vescovi: «I veri diritti individuali vanno tutelati». E sulla scorta: spero finisca presto

Luigi Accattoli

CITTÀ DEL VATICANO — È «assolutamente inesistente» la possibilità che la laicità sia a rischio in Italia. La Chiesa non si oppone alla tutela dei «veri diritti individuali» dei conviventi e «condivide» l'auspicio del presidente della Repubblica che si trovino «elementi di convergenza e di incontro» tra laici e cattolici. Sono alcune delle dichiarazioni del presidente della Cei, arcivescovo Angelo Bagnasco, a conclusione dell'assemblea dei vescovi italiani.
Parlando ai giornalisti e con un'intervista al Tg1 Bagnasco ha detto che spera di poter essere liberato «presto» dalla tutela della scorta, ha riproposto la via del Codice civile come alternativa ai Dico e ha lodato le parole di «riconciliazione» pronunciate l'altro ieri a Firenze dal capo dello Stato ad apertura della Conferenza governativa sulla famiglia.
Al presidente Napolitano, ha detto Bagnasco, «ci unisce la grande passione per il bene comune del Paese e della gente e il desiderio di trovare elementi di convergenza, di incontro e di collaborazione che possano costruire il bene generale».
«Il valore cui ci riferiamo — ha detto ancora — è quello della famiglia fondata sul matrimonio. Altrettanto chiaramente vogliamo promuovere, là dove ci sono, i veri diritti delle persone». Richiesto di specificare a quali diritti si riferisse, nel caso delle coppie di fatto, ha risposto che i «veri diritti» sono quelli che trovano fondamento «in una concezione corretta della persona umana». Ieri non ha detto di più, ma in altre occasioni lo stesso Bagnasco, come già il cardinale Ruini — suo predecessore alla presidenza dell'episcopato — aveva indicato il Codice civile come la sede «giusta» per la tutela dei diritti dei conviventi, senza necessità di una legge «ad hoc» che la Chiesa considera lesiva dell'«unicità» della famiglia.
La «crescente» lontananza degli italiani dalla politica preoccupa i vescovi perché — dice il loro presidente — «l'affezione alla vita pubblica, sociale, comunitaria di un Paese è un grande valore che il Cristianesimo ha sempre rispettato e promosso». «Crediamo — ha aggiunto a nome degli altri vescovi — di poter contribuire perché questa partecipazione al bene della società possa crescere in tutte le sue forme: politiche, amministrative, del volontariato».
Il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, uomo schivo e quasi timido, ha parlato «con serenità e fiducia» della sua condizione di «vescovo messo sotto scorta» dopo le minacce ricevute con scritte sui muri e con una busta a lui indirizzata contenente un proiettile: «Sono scortato ma non assediato e anzi la gente si stringe a me con grande affetto e grande libertà, attestando vicinanza e solidarietà».
«Mi spiace però — ha riconosciuto con una punta di rammarico nella voce — per il messaggio simbolico che viene dato (con la necessità di tale protezione; ndr) e proprio per questo spero che tutto si risolva presto, anzi prestissimo».
Intervistato dal direttore del Tg1 Gianni Riotta e richiesto di un parere sulla possibilità che la laicità venga «a rischio» in Italia, Bagnasco ha detto che «è assolutamente inesistente questa possibilità», perché la «distinzione» tra fede e politica è «propria del Vangelo, basta pensare alle parole di Gesù: "Date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare"».
L'opposizione della Chiesa al nichilismo e al relativismo l'arcivescovo la spiega così: «Predicare che non esistono valori oggettivi e assoluti è un po' come seminare vento: si raccoglie poi tempesta. Tutto diventa relativo ed equivalente e anche la stessa convivenza diventa più complicata».
Riconoscere i diritti delle famiglie e delle persone. E no ai Dico: cambiare il codice civile No al testamento biologico: il valore della vita è sacro, dal concepimento al suo naturale tramonto La partecipazione alla vita pubblica è un grande valore che la Chiesa ha sempre promosso.
La distinzione tra fede e politica è propria del Vangelo, basta pensare alle parole di Gesù: «Date a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare»

Corriere della sera, 26 maggio 2007


IL PRESIDENTE DELLA CEI HA APPREZZATO IL DISCORSO DEL CAPO DELLO STATO

Bagnasco: «Intesa col Colle, ma diritti solo per le coppie etero»

dall’inviato GIORGIO ACQUAVIVA

— CITTÀ DEL VATICANO —
HA PAROLE DI apprezzamento per il presidente Napolitano, monsignor Angelo Bagnasco nella conferenza stampa che chiude l’assemblea dei vescovi italiani. «Ci unisce certamente — dice — la grande passione per il bene comune del Paese e della gente e il desiderio di trovare elementi di convergenza, di incontro e di collaborazione che possano costruire il bene generale». E spiega meglio, visto che l’intervento del Capo dello Stato che evoca è stato pronunciato a Firenze: «Il valore, profondamente unificante, cui ci riferiamo è quello della famiglia fondata sul matrimonio, prevista dalla Costituzione. Altrettanto chiaramente crediamo e vogliamo promuovere, là dove ci sono, veri (con una sottolineatura della voce, ndr) diritti individuali».

IL RIFERIMENTO è alle coppie di fatto e alle loro diverse declinazioni. E più tardi specificherà che per «veri» intende quei diritti che non derivano solo dalla «cultura», ma da una visione antropologica retta. Questi valori discendono, per i cristiani, dalla fede, ma sono anche «razionali», non necessariamente confessionali. Il terreno di confronto è proprio su questo livello, perché «la fede illumina la ragione, ma non si sostituisce a essa, non l’annulla». Tanto più — aggiunge Bagnasco — che «ogni affermazione che la Chiesa fa non necessariamente è una professione di fede». Certo, si chiede «coerenza», e non solo ai politici.

È SERENO monsignor Bagnasco, arcivescovo di Genova, unico presidente di Conferenza episcopale al mondo con la scorta («scortato ma non assediato», commenta sorridendo), e si dice dispiaciuto per «il messaggio simbolico che questa circostanza si porta dietro». Il suo tono e i termini che usa marcano da soli il cambiamento che sta intervenendo ai vertici della Chiesa italiana. «Non ci sono fratture — si affretta a spiegare —, ma risposte a nuove urgenze e alle sollecitazioni della storia».
La famiglia concreta, è questo il cruccio attuale della Chiesa in Italia. La famiglia con i suoi bisogni: la casa innanzitutto, perché senza casa non c’è famiglia né focolare domestico; e poi il lavoro, quello che manca e quello precario, la difficoltà per tante coppie di decidere se fare figli.

«COME VESCOVI riteniamo importante il piano formativo, l’educazione al matrimonio». Su questo piano viene rilanciato anche il tema della vita da tutelare, «l’affezione alla vita dell’altro, grande o piccolo che sia».
Ma non ignora l’altro grande tema di questi giorni, la crisi nei rapporti fra cittadini e politica: «L’affezione alla vita pubblica è uno dei grandi valori, da promuovere, difendere, favorire» e dunque la Chiesa «vuole contribuire perché cresca sempre di più la partecipazione al bene della società a tutti i suoi livelli, politico, amministrativo, civile».

LE POLEMICHE laici-cattolici? «Conflitti che si realizzano solo sui media», dice. E anche la destinazione dell’8 per mille alla Chiesa cattolica non ne risentirà particolarmente, perché «alla fine la gente capisce dove stanno il bene e la verità» ed è in grado di discernere. I primi dati del 2007 starebbero a confermare questa analisi: c’è un leggero aumento relativamente alle dichiarazioni dei redditi di tre anni prima (cioè il 2004).

Quotidiano nazionale, 26 maggio 2007


Bagnasco elogia Napolitano "Uniti dalla voglia di dialogo"

Il presidente Cei: sì ai diritti individuali delle persone

Il leader dei vescovi: le nostre posizioni non mettono a rischio la laicità dello Stato
Nessuna apertura su Dico. E scherza sulle minacce: sono scortato, ma non assediato


MARCO POLITI

CITTÀ DEL VATICANO - La Cei afferra la mano tesa del capo dello Stato. All´appello al dialogo tra Chiesa, politica e società, che il presidente Napolitano ha ribadito a Firenze, risponde concorde mons. Bagnasco. «Ci unisce la grande passione per il bene comune del Paese e della gente e il desiderio di trovare elementi di convergenza, incontro e collaborazione che possano costruire il bene generale», spiega il presule dopo l´assemblea dei vescovi. Tra i valori, specifica subito, c´è la famiglia fondata sul matrimonio: «Altrettanto chiaramente vogliamo promuovere, là dove ci sono, veri diritti individuali a cui venire incontro. Penso che questo sia volontà comune a tutti».
Ma quando i giornalisti gli chiedono se i «veri» diritti comprendano le unioni omosessuali, il presidente della Cei glissa e parla di antropologia e dell´esigenza di partire da una «concezione corretta della persona umana». Egualmente glissa sulla l´assenza della Cei alla conferenza governativa sulla famiglia. Il presule evoca la missione spirituale dell´episcopato: l´educazione al matrimonio e al suo valore affettivo e relazionale. Al Tg1 Bagnasco dirà in serata che è «assolutamente inesistente» la possibilità che la laicità dello Stato sia a rischio.
Nel primo grande incontro con la stampa all´indomani della sua elezione a presidente, l´arcivescovo di Genova appare sereno e sorridente. «Sono scortato, ma non assediato - racconta - e anzi la gente si moltiplica e si stringe a me con grande affetto e grande libertà. Riesco a raggiungere tutti». Così il presule riconferma la delicatezza del suo tratto e la sua impostazione pastorale. La sua sensibilità si manifesta anche nell´aprire l´incontro con un ricordo del giovane fotografo Daniele Colarieti, morto l´altro ieri in Vaticano mentre seguiva l´assemblea dei vescovi. Toccherà ad altri ecclesiastici, quando sarà il caso, mostrare il viso d´arme nei rapporti tra Chiesa e classe politica e sfoderare l´arma dei «non possumus» o (secondo un´usanza che sta diventando di moda) affermare «questa legge non serve». Con garbo Bagnasco ribadisce che compito della Chiesa è trasmettere «la chiarezza dei principi fondamentali per illuminare le coscienze». Tuttavia, sottolinea, i principi richiamati non sempre sono confessionali. «La fede - dice - illumina la ragione, ma non si sostituisce ad essa, non l´annulla».
Ai rischi dell´antipolitica l´arcivescovo contrappone la funzione positiva della religione: «L´affezione alla vita pubblica, sociale e comunitaria di un Paese è un grande valore, che il cristianesimo ha sempre favorito». I vescovi vogliono far crescere la partecipazione. Nel botta e risposta Bagnasco schiva ogni motivo di polemica. Che succederà ai politici, che in parlamento non si adeguano ai principi non negoziabili indicati dalla Chiesa?
Replica il presidente della Cei che l´invito alla coerenza vale per politici, fedeli e vescovi: «Tutti devono essere coerenti con i principi che derivano dalla propria fede, ma che possono anche essere individuati dalla ricerca della ragione».
Anche sul testamento biologico non pronuncia veti. Si limita a ricordare che la persona umana non è una «fase» e quindi la dignità della vita umana va difesa dal concepimento al suo tramonto naturale. Il garbo del prelato non deve, peraltro, fuorviare. Com´è stato duro a suo tempo sui Dico, lo sarà ogni volta che lo riterrà necessario. L´opposizione della Cei al testamento biologico è totale e lo dimostra la pagina intera che l´Avvenire ha dedicato giovedì per smontare le ragioni di un intervento legislativo.
Tra i cattolici, almeno tra i contribuenti, il presule non teme defezioni. L´8 per mille che si devolve alla Chiesa nella dichiarazione dei redditi non è calato, anzi è aumentato. Quest´anno la Cei incassa oltre 991 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2006 di 61 milioni di euro.

Repubblica, 26 maggio 2007

Mi dispiace, caro signor Politi.
So che l'aumento dell'8 per mille e' un duro colpo per Lei, che, qualche mese fa, pubblicizzo' l'iniziativa di taluni che spingevano per il versamento di questa somma ad altre confessioni religiose...
Mi permetta di correggerLa, caro Politi: Mons. Bagnasco non e' stato eletto ma nominato (dal Papa) Presidente della CEI. Come mai mi commette questo errore quando da mesi non fa che criticare Benedetto XVI per non avere scelto il candidato dei Vescovi (cioe' Tettamanzi)?
Non si stupisca se i Vescovi stanno imparando a glissare sulle domande...Ratisbona e Brasile docunt, vero Politi?

Raffaella


«Famiglia tradizionale, ma sì a diritti individuali»

di Andrea Tornielli

Vive sotto scorta, ma ha il volto sorridente: «Sono molto sereno, scortato sì, ma non assediato». Il messaggio che vuole mandare, nel corso della sua prima vera conferenza stampa da presidente della Cei, è chiaro: in Italia la Chiesa è una realtà molto radicata a livello popolare e certi conflitti enfatizzati nelle ultime settimane esistono solo nei media, perché «alla fine la gente capisce dove stanno la verità e il bene».
Angelo Bagnasco, il successore del cardinale Ruini alla guida dell’episcopato italiano, ribadisce i principi che guidano l’azione della Cei manifestando volontà di dialogo. Esprime apprezzamento per le parole di Napolitano sulla famiglia: «Con lui certamente ci unisce la grande passione per il bene comune del Paese e della gente e il desiderio di trovare elementi di convergenza, di incontro e di collaborazione che possano costruire il bene generale». «Il valore a cui ci riferiamo - precisa - è quello della famiglia fondata sul matrimonio. Altrettanto chiaramente crediamo e vogliamo promuovere - aggiunge - là dove ci sono, veri diritti individuali e indirizzi a cui venire incontro. Penso che questo sia volontà comune a tutti». Un riferimento che riecheggia quanto più volte affermato da Ruini, il quale aveva sempre manifestato disponibilità ad eventuali aggiustamenti riguardanti i diritti individuali per venire incontro alle esigenze delle coppie di fatto.
Bagnasco ha poi ricordato che «non tutto ciò che dice la Chiesa è professione di fede, non tutto ha valore confessionale». «A noi - ha spiegato - interessa richiamare l’importanza e la chiarezza dei principi per illuminare le coscienze. Come Chiesa ci rivolgiamo non solo ai politici ma a tutti, in quanto tutti, compresi i vescovi, dobbiamo essere coerenti con tali principi che possono derivare dalla fede cristiana o che possono essere individuati dalla ragione, dal buon senso, che la fede illumina ma non sostituisce o annulla».
La Chiesa, insomma, non intende esercitare alcuna egemonia né mettersi a far politica. E la coerenza che viene chiesta a chi svolge un ruolo pubblico e ha il potere di influire sulle leggi del Paese è la stessa che i vescovi richiamano ad ogni fedele cattolico.
Il presidente della Cei ha quindi ribadito «il valore sacro della persona, anche nel suo significato laico di valore intangibile, assoluto, radicato. Che poi significa il rispetto della vita dal suo concepimento fino al suo termine naturale». Su queste basi, Bagnasco ha accennato alle riserve dei vescovi italiani sul «testamento biologico», spiegando che la dignità di una persona non può essere ridotta solo a una fase della vita, ma è «la forma stessa della vita». L’arcivescovo di Genova ha poi precisato che «le accentuazioni rispondono alle urgenze», ma ha voluto smentire che l’insegnamento della Chiesa sia monotematico e riguardi soltanto i temi morali: «L’accentuazione di temi come la vita, la famiglia e la libertà di educazione non è in contrapposizione alle tematiche di tipo sociale e non le ha mai fatte dimenticare».
E proprio un decisivo capitolo della prolusione pronunciata lunedì scorso da Bagnasco era dedicata al progressivo impoverimento di molte famiglie italiane. Infine, il presidente della Cei ha detto di credere che il «buon senso» prevarrà sulle «polemiche mediatiche» e che le contestazioni delle ultime settimane non incideranno sul gettito dell’otto per mille.

Il Giornale, 26 maggio 2007

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