22 giugno 2007

L'impossibilita' di inserire Ratzinger in categorie ormai desuete...


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Rassegna stampa del 22 giugno 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 22 giugno 2007 (1)

Sondaggio: chi e' l'uomo piu' sincero in Italia?

Busso al cuore di coloro che hanno specifiche responsabilità perché aderiscano al grave dovere di garantire la pace a tutti


L'articolo che segue e' stato scritto nell'aprile 2005, all'indomani dell'elezione di Papa Benedetto.
Si tratta di riflessioni di scottante attualita'. La previsione di Iannuzzi si e' avverata: a piu' di due anni di distanza dall'elezione di Papa Benedetto, possiamo tranquillamente affermare che egli ha riaperto cassetti che sembravano chiusi per sempre.
Non si e' mai parlato di Gesu' come in questo momento storico. Certo! Il Papa viene attaccato, offeso, spesso vilipeso, ma ci fa ragionare. Nessuno rimane indifferente di fronte a cio' che dice
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Raffaella

Benedetto XVI, ovvero la critica teologica della modernità

di Raffaele Iannuzzi – 20 aprile 2005

Seminascosto in un angolo della Cassia, c’è la Casa Balthasar, un collegio ecclesiastico guidato dal padre gesuita Jacques Servais, in cui a colazione, pranzo e cena si mangia Balthasar, e nella pausa tra un seminario di studi sulla Teodrammatica e la Messa, si ciàcola gustosamente dei grandi della Chiesa, in primo luogo De Lubac. Un mondo così a parte da essere, di fatto, totalmente sprofondato nel ventre caldo della modernità. In questo luogo teologico, avrebbe detto Balthasar, ho conosciuto il Card. Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI. Ratzinger, quando parla, celebra la vita e l’amicizia con Cristo, ecco perché, nei momenti topici, come l’omelia durante la Messa pro eligendo Pontifice di questo ha pacatamente e vigorosamente ragionato a voce alta, di fronte ai Cardinali riuniti in Conclave. Anche in quei momenti di dialogo pacato e sereno, alla Casa Balthasar, il Card. Ratzinger di allora sminuzzava le verità antiche della Chiesa con il garbo vellutato di un sapiente conoscitore della virtù antica della verità evangelica.
Nessuna categoria umana, troppo umana - conservatore, progressista, custode dell’ortodossia - possono calzare bene ad un uomo così. La modernità, per Ratzinger, non è mai stata un imbroglio, tant’è vero che i suoi contributi al Concilio Vaticano II si allineavano allora con la ripresa del tomismo critico di Rahner e sentivano poderosamente i sussulti di una cristianità in cerca di una direttiva non nostalgica, ma avanzata, gonfia di sfida e di autorevolezza. Questo è stato il laboratorio teologico di Ratzinger.
Mai indietreggiare di fronte ai gravi problemi della modernità incompiuta e insoddisfatta, sfinita davanti a se stessa, prima di tutto, mai venir meno, mai cedere alle tentazioni di qualsiasi genere e grado, né conservatore, né progressista, dunque, ma scrutatore tenace dei segni del tempo, con il carico giusto di verità. Verità e libertà vivono unite, non possono essere scisse, il relativismo culturale mina alla radice la dimensione antropologica: ma questo sfondo critico non è forse oggi l’inquietudine dei moderni sfibrati dalla trascuratezza dell’io? Benedetto XVI saprà ancora una volta dar voce a questo cuore tempestato di astratti furori, ne sono certo, ma quel che più conta, ora, è capire che Ratzinger è sempre stato come la Chiesa: fedele a se stesso. Questa fedeltà ha fatto vibrare le corde della verità, studiata e meditata, con dentro un carico di sinfonia che solo Balthasar ha saputo gettare sulla scena del mondo moderno. E’ solo bellezza ferita dalla verità, il cristianesimo, ha detto il Card. Ratzinger nell’omelia per i funerali di don Giussani; le affermazioni nell’altra omelia, il cosiddetto “programma” del Papa Benedetto XVI, di fronte ai Cardinali, ha seguito l’onda lunga di questo postulato esistenziale. “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. E’ Lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo”. Tutto qua. Ed è l’essenziale. La circolarità che conduce l’essere dell’uomo, il suo io, all’origine ultima della vita, è sempre stato l’unico cruccio umano, teologico, cristiano, di Ratzinger. Adaequatio rei et intellectus, diceva Tommaso d’Aquino. E qui andrebbe anche detto, sgusciando via dalla scolastica: la luce appartiene all’essere, cioè alla vita. Il volto di Benedetto XVI è già un testo di mistica. La modernità è solo lo spazio che ci viene dato, e non è l’ultimo, per incontrare Cristo e, con Lui, ritessere la storia che ha vagato per sentieri interrotti, seppure non irriconoscibili. Una critica teologica della modernità, ecco l’astuzia della ragione di Benedetto XVI. E con questa carta, molti giochi considerati già chiusi si riapriranno. E’ solo questione di tempo.

© Copyright ISTITUTO ACTON, aprile 2005

1 commento:

euge ha detto...

Già il proble ma e la causa di tanto risentimento verso Benedetto XVI è proprio questo ti porta a riflettere su cose che tu pensavi di aver dimenticato; in genere qualsiasi persona che porti ad usare il cervello è pericolosa perchè oltre a farti ragionare ti mette davanti alla tua coscenza costringendoti suo malgrado, a farti fare delle scelte è questo che da fastidio perdipiù Papa Benedetto è amato e seguito cosa che forse moltissimi al momento della sua elezione, non pensavano minimamente potesse accadere!!!!!!!!!!!
Sempre con Benedetto XVI - Eugenia