3 giugno 2007

Rassegna stampa del 3 giugno 2007


Cari amici, in attesa di vedere in tv la Messa presieduta dal Santo Padre (sotto la pioggia battente), possiamo leggere la prima parte della rassegna stampa odierna.
Come per miracolo, la grande stampa ha abbandonato completamente l'argomento BBC dopo che ieri ha dovuto arrendersi di fronte alla "vittoria" della Chiesa che, in realta', e' il trionfo della Verita'. Ancora un grazie sentito e sincero a Mons. Fisichella e a tutti i fedeli che, in questa occasione, hanno accompagnato il Papa. Un grazie anche a tutti i lettori di questo blog.
A dopo con qualche articolo decisamente pungente da non perdere...
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Raffaella


Oggi agli onori degli altari Preca, Lipnicy , Milleret e Houben

Il Papa proclama quattro nuovi santi grande festa a Piazza San Pietro

Elisa Pinna

VATICANO
Una grande folla di personalità politiche e religiose assisterà questa mattina in piazza San Pietro alla messa all'aperto durante la quale Benedetto XVI proclamerà quattro nuovi santi della Chiesa cattolica.
Nelle file d'onore davanti all'altare sederanno il presidente dell'Irlanda, signora Mary McAleese, il presidente di Malta ,Edward Fenech Adami, il presidente delle Filippine, signora Gloria Macapagal Arroyo (in udienza da Ratzinger lunedì 4 giugno), il presidente polacco, Lech Kaczynski, il ministro della cultura francese, signora Christine Albanel, il ministro belga per gli affari europei, F. Timmermans, e, infine, la moglie del presidente messicano, Margarita Zavala.
I santificati che saliranno agli onori degli altari universali sono il maltese Giorgio Preca (1880-1962), il polacco Szymon Z Lipnicy (1435-1482) , la francese Marie Eugene De Jesus Milleret (1817-1898), l'olandese Giovanni Andrea Houben (1821-1893).
Religiosi vissuti in epoche diverse, ma accomunati tutti da una forte ricerca spirituale. A cominciare dalla francese Marie Eugene De Jesus Milleret, al secolo Anna Eugenia Milleret, nata nel 1817, figlia delle idee liberali di Voltaire e della Rivoluzione francese, ma poi convertitasi a vent'anni, dopo la morte della madre, al cattolicesimo. Divenne la fondatrice delle Religiose dell'Assunzione, un ordine religioso dedito all'evangelizzazione della società e degli individui ed insieme attento alle novità e alle aspirazioni dell'epoca moderna. La religiosa francese fu beatificata, ovvero portata agli onori degli altari a livello locale, da Paolo VI il 9 febbraio 1975 a Roma. Altrettanto intenso il percorso religioso di Giorgio Preca, ordinato sacerdote a La Valletta nel 1906 e promotore della Societas Doctrinae Christianae, una congregazione concentrata sull'attività missionaria, che agli inizi fu molto osteggiata dai superiori di Curia, ma che poi potè allargarsi a tutto il mondo. Don Preca morì a La Valletta nel 1962, e subito fu considerato un santo dalla sua gente. Venne beatificato da Giovanni Paolo II il 9 maggio 2001 a Malta.

Gazzetta del sud, 3 giugno 2007


INCONTRI Mentre Ankara bussa all'Europa il «Papa ortodosso» invita alla tutela delle minoranze

«Gli Ottomani più tolleranti dei turchi d'oggi»

La denuncia di Bartolomeo I, patriarca di Costantinopoli

dal nostro inviato ANTONIO FERRARI
ISTANBUL — È una tempesta di nazionalismo sempre più aggressivo e violento, di egoismo e di ignoranza quella che si infrange minacciosa contro le pareti di questo minuscolo edificio-fortezza, vicino al Bosforo, che sembra davvero l'Arca del dialogo: approdo orientale di una speranza di conciliazione e di pacificazione.
Il patriarca ecumenico dei cristiani-ortodossi, Bartolomeo I, 67 anni, sembra minuto e fragile, ma è solo un'impressione superficiale. Infatti, l'energia appena celata dai modi gentili e il rassicurante lampo dei suoi occhi azzurri, curiosi e intelligenti, indicano che il roccioso nocchiero è sempre ben saldo al timone dell'Arca, che guida dal 1991. Per difendere la cristianità, bisognosa del pungolo della società civile. Per proteggere le minoranze di un Paese, la Turchia, attraversato da tensioni e conflitti sempre più insidiosi. E per rassicurare tutti coloro che resistono sul fronte che si oppone all'intolleranza: un morbo, quello dell'intolleranza, che inquina le grandi città e i villaggi dell'Anatolia ma non risparmia, nel resto del mondo, le riottose, e spesso provinciali, chiese autocefale ortodosse, alle quali il Buon pastore di Istanbul indica la via dell'impegno, della costanza, della preghiera e dell'umiltà.
Mi riceve a metà pomeriggio per un'ora di colloquio, dal quale affiora subito la preoccupazione per quanto sta accadendo nel suo Paese, appunto la Turchia. Qui, negli ultimi quattro anni, quasi tutte le minoranze religiose (il 2 per cento della popolazione) sono state colpite dalla violenza: prima gli ebrei, poi i cattolici, gli armeni, i protestanti. Gli ortodossi sono stati risparmiati, forse perché da sempre vivono dribblando soprusi, angherie e difficoltà. Fino al '71, la scuola teologica di Halki, sul mar di Marmara, era uno dei simboli più alti e prestigiosi dell'ortodossia. Poi è stata chiusa. «Il primo ministro Erdogan ne aveva promesso la riapertura — dice Bartolomeo I —, ma non è successo nulla. Non riusciamo più a formare i nostri religiosi. I pochi che sono rimasti hanno un'età avanzata. Mi chiedo come il patriarcato potrà sopravvivere».
Non è un lamento, ma un'amara constatazione. Nel patriarcato lavorano 30 persone, un numero davvero esiguo per quello che è il cuore pulsante di 300 milioni di credenti. I cattolici, certo, non stanno meglio, anche se dopo la visita del Papa, sono stati distribuiti alcuni permessi di soggiorno. Prima, alla scadenza del visto di tre mesi, le suore erano costrette a un viaggio alla frontiera verso la Grecia, attraversavano il confine, e dopo un caffè tornavano indietro con il passaporto in ordine per altre 12 settimane. Il patriarca ecumenico sospira: «Mi creda, c'era molta più tolleranza nei confronti delle minoranze religiose sotto l'impero ottomano». Bartolomeo I, che ha studiato a Roma e parla un eccellente italiano, è convinto che, con pazienza e perseveranza, il dialogo fra ortodossi e cattolici porterà a riparare le ferite di un millenario divorzio. «Alcuni ostacoli teologici sono stati superati. Il problema resta il primato del Vescovo di Roma. Un problema che può essere risolto.
Come dice Giovanni di Pergamo, il primato del Vescovo di Roma può essere accettato, ma con il sinodo e all'interno del sinodo, mai al di sopra.
Già nel primo millennio era così. Da parte del Vaticano ci sono positivi segnali, ma le difficoltà non sono state rimosse. Venti, trent'anni fa, c'erano teologi cattolici più aperti e sensibili a comprendere le ragioni dell'ortodossia. Oggi avvertiamo che l'atteggiamento è più rigido».
Ma il patriarca ecumenico non si piega. L'appuntamento al quale guarda è a Ravenna, nel mese di ottobre, quando le parti si ritroveranno per tornare a discutere, nella speranza di compiere qualche importante passo avanti. «Ho proposto a Papa Benedetto XVI di essere presenti assieme per benedire l'avvio dei lavori». Certo, ci sono difficoltà assai serie anche nella famiglia ortodossa. La chiesa di Russia, che pesa la propria influenza sul primato numerico dei fedeli, oppone resistenza, anche se tra breve un inviato del patriarca Alessio scenderà in Turchia per un breve viaggio pastorale con Bartolomeo I in Anatolia. Con Mosca, vi sono problemi per tutti. Quando chiedo se ritenga possibile, in tempi ragionevolmente brevi, una visita del Papa in Russia, il patriarca ecumenico si schermisce: «Non so. Forse sarebbe più facile un incontro in un'altra città».
Bartolomeo si alza e, da un cassetto della sua scrivania, estrae un opuscolo con il programma del settimo simposio sul tema «Religione, scienza e ambiente», che si terrà a settembre, al largo della Groenlandia. Il saggio patriarca ecumenico, che sa guardare lontano, da anni ha iniziato la sua profetica battaglia per salvare l'ambiente dal degrado. «La natura è un dono di Dio, e dobbiamo evitarne la distruzione. Vogliamo incontrarci per pregare». Viene spontaneo controbattere: forse, Santità, pregare non basta. Pronta la risposta: «Quel che volevo dire è che anche l'impegno quotidiano di ciascuno di noi per scongiurare la distruzione del Creato è una preghiera».

Corriere della sera, 2 giugno 2007


Energia solare per il Vaticano ecco i pannelli di San Pietro

Il progetto: un impianto fotovoltaico sul tetto dell´aula Nervi

Verranno ricoperti cinquemila metri quadri, una riserva elettrica annua pari a 360mila chilowattora
"Sarà possibile fare una sintesi tra la ricchezza del sole e quella dello Spirito"
"Nessuna modifica al disegno architettonico, la copertura sarà sempre ondulata"


ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - L´energia solare sbarca in Vaticano. Precisamente, nell´aula delle udienze dedicata a Paolo VI, una delle più avveniristiche strutture architettoniche della Santa Sede realizzata nel 1971 da Pier Luigi Nervi a pochi metri dalla basilica di San Pietro, regnante Paolo VI. La suggestiva copertura ondulata dell´aula presto sarà sottoposta ad un radicale restauro e, al posto delle originarie tegoline - 4800 elementi in cemento armato - sarà installato un megaimpianto fotovoltaico dalle analoghe caratteristiche estetiche con cui si raccoglierà il calore dei raggi del sole per far fronte, così, a parte del fabbisogno energetico vaticano.
L´intervento, reso necessario dallo stato di estremo degrado in cui versa la copertura, è stato promosso dal Governatorato della Città del Vaticano con la supervisione del responsabile dei Servizi tecnici, l´ingegner Pier Carlo Cuscianna. Ideatore del progetto, il professor Livio De Santoli, titolare di cattedra di Fisica tecnica ed impianti della facoltà di Architettura di Valle Giulia e responsabile dell´Energia dell´ateneo La Sapienza. Affianca De Santoli una équipe tecnica formata dagli ingegneri Claudio Cianfrini, Massimo Corcione, Stefano Marino e dall´architetto Stefano Rossetti.
«Si tratta di un restauro necessario, non più procrastinabile che, grazie alla struttura fotovoltaica, pone la Santa Sede all´avanguardia dell´impiantistica per l´energia solare», spiega l´ingegner Pier Carlo Cuscianna, secondo il quale «l´intervento non comprometterà l´originaria struttura architettonica dell´aula». Lo studio di fattibilità del progetto è stato presentato da Cuscianna al segretario generale del Governatorato, l´arcivescovo Renato Boccardo, che l´ha approvato dopo il necessario placet papale.
Anche De Santoli pone l´accento sull´«assoluto rispetto del disegno architettonico dell´aula, che - precisa - non sarà minimamente toccata dal nuovo intervento: la copertura avrà sempre il caratteristico andamento ondulatorio, il numero delle tegoline sarà sempre quello contemplato dal progetto di Nervi sia negli ingombri che nelle grandezze, così pure i toni cromatici e le forme». E, quel che è più importante dal punto di vista estetico, tutto il complesso architettonico, anche con l´installazione dell´impianto fotovoltaico, continuerà ad essere visto così come è sempre stato, secondo l´idea-madre del suo progettista. Ad essere interessata al progetto sarà una copertura di circa 5 mila metri quadrati, «vero e proprio bacino energetico finora rimasto inutilizzato malgrado - puntualizza De Santoli - l´enorme esposizione solare di tutta l´area su cui insiste l´aula Nervi». Un potenziale bacino energetico che - stando ai calcoli previsti nel progetto di fattibilità - «metterà a disposizione delle autorità pontificie una riserva elettrica annua di circa 360 mila chilowattora (Kwh) con cui saranno coperte le esigenze energetiche dell´aula Paolo VI, senza escludere l´alimentazione di altri settori». Costo complessivo del restauro, circa 2,5 milioni di euro. L´entrata in funzione dell´impianto è prevista per la prima metà del 2008. Per il professor De Santoli si tratta di un progetto «ambizioso ed emozionante, specialmente per un cattolico, perché con questo nuovo impianto sarà possibile tentare una sintesi tra la ricchezza energetica solare e lo Spirito religioso, storico e artistico racchiuso nel centro della spiritualità cristiana, vale a dire la vicina basilica vaticana con la sua cupola michelangiolesca, frutto del genio di generazioni di tanti altri grandi artisti rinascimentali». E´ un progetto benedetto certamente da papa Ratzinger, ma che De Santoli fa risalire anche alle intuizioni progettistiche di Paolo VI, il quale - ricorda il professore - «non a caso il 30 giugno 1971, il giorno dell´inaugurazione dell´aula, parlò di un´opera verso la quale lui stesso aveva spinto i progettisti ad osare, a guardare avanti, perché l´incombente vicinanza della basilica esigeva non certo la velleità di una emulazione, ma l´impegno a tentare una struttura non banale, ma moderna, cosciente della sua privilegiata collocazione e della sua ideale destinazione». La nuova copertura a struttura fotovoltaica - notano in Vaticano - va proprio nella direzione indicata da Paolo VI 36 anni fa. E per questo, dopo l´aula Nervi altri impianti simili saranno installati in altri siti pontifici.

Repubblica, 3 giugno 2007


Sarà beata la co-fondatrice della Cattolica

di PAOLO RIBOLZI

MARZIO (VA)
Diventerà un Centro Culturale la villa dove a lungo è vissuta ed è morta Armida Barelli, la missionaria dell´Azione Cattolica, che potrebbe, dopo l´autorizzazione di Papa Benedetto XVI, essere proclamata beata. Nella piccola comunità di Marzio, una località montana della Valganna (Varese), da tempo si era già al lavoro. Il Comune e una fondazione milanese stanno infatti trasformando la residenza della famiglia Barelli in un luogo d´incontro per iniziative culturali. La notizia di ieri, quella della probabile beatificazione, darà un nuovo impulso per accorciare i tempi di realizzazione dell'idea. Armida Barelli era nata a Milano il 1 dicembre del 1882, secondogenita di un´agiata famiglia borghese. Dopo aver completato gli studi, prima dalle Orsoline a Milano e poi dalle Francescane in Svizzera, seguì la sua vera vocazione, quella religiosa. Nel 1910 l´incontro fondamentale della sua vita, quello con padre Agostino Gemelli, che ne determinò l´orientamento spirituale. Nello stesso anno, la scelta di entrare nel Terz´ordine secolare francescano. Nel 1917, anno anche dell´acquisto della residenza di Marzio, la Barelli ricevette l´incarico dal Cardinal Andrea Ferrari, arcivescovo di Milano, di occuparsi del "movimento femminile". Nacquero così i primi circoli rosa dell´Azione Cattolica che, l´anno successivo furono estesi dalla Barelli in tutta Italia. Nel 1921 fu, a fianco di Padre Gemelli, tra i fondatori dell´Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Armida Barelli si spense il 15 agosto del 1952. Dieci anni dopo, nel 1962, prese il via la causa di beatificazione della religiosa per una guarigione, ritenuta miracolosa, avvenuta nella diocesi di Prato, proprio per una sua intercessione. Per questo, ora Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione per le cause dei santi a promulgare per lei il decreto delle "virtù eroiche", con l'attento esame di tutti gli elementi raccolti, dai documenti alle testimonianze.

Libero, 3 giugno 2007


Antonio Rosmini tra i nuovi beati

Promulgati dal Papa i decreti. Verso gli altari anche Maria Anna Donati Attribuito il miracolo a due future sante. Tra i martiri anche il laico tedesco Jägerstätter che rifiutò la divisa nazista

Di Lorenzo Rosoli

Donne e uomini. Consacrati e laici. D'Europa, Asia, America. Testimoni del Vangelo, senza riserve. Alcuni fino al martirio: come Franz Jägerstätter, decapitato nel 1943 per aver detto no a Hitler. Come Emmanuela del Cuore di Gesù, uccisa nel 1936 durante l'incivilissima Guerra civile di Spagna. È senza confini, la mappa della santità. Nello stesso abbraccio personalità note, ammirate - come il filosofo Antonio Rosmini, che vide alcuni suoi scritti messi all'Indice dalla Chiesa che ora lo fa beato - ed esistenze umbratili - come quelle di Alfonsa dell'Immacolata Concezione, indiana, o di Narcisa di Gesù, ecuadoregna.
Ieri Benedetto XVI ha ricevuto il cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, e lo ha autorizzato a promulgare 17 decreti sul miracolo, il martirio o le virtù eroiche di una lunga serie di luminose figure: tutto questo alla vigilia della canonizzazione di Giorgio Preca, Simone da Lipnica, padre Carlo di Sant'Andrea e Maria Eugenia di Gesù Milleret che il Papa presiederà domani in Piazza San Pietro.
Sono proprio le beate Alfonsa e Narcisa ad aprire l'elenco diffuso ieri: Ratzinger ha detto sì al decreto che attribuisce un miracolo alla loro intercessione. E saranno proclamate sante. Alfonsa dell'Immacolata Concezione, al secolo Anna Muttathupandathu, suora delle Clarisse del Terzo Ordine di San Francesco, nata il 19 agosto 1910 a Kudamaloor (Kerala), morta il 28 luglio 1946 a Bharananganam, è stata la prima beata dell'India. «Dotata da Dio di un carattere affettuoso e allegro», seppe percorrere fino in fondo «la via della croce, della malattia - disse di lei Giovanni Paolo II beatificandola l'8 febbraio 1986 -: giunse ad amare la sofferenza perché amava il Cristo sofferente». Fiore della Chiesa siro-malabarese, orfana in tenera età, seppe difendere la sua scelta di vita religiosa e la sua dignità di donna in una realtà ostile. Oggi alla sua tomba si recano anche induisti e musulmani. Donna forte, intrepida, fu anche l'altra futura santa: la laica Narcisa de Jesús Martillo Morán, nata nel 1833 a Nobol (Ecuador), morta l'8 dicembre 1869 a Lima (Perù). Figlia di contadini, migrante per le necessità del lavoro, visse nella totale dedizione al prossimo (ad esempio nel servizio agli orfani) e a Dio (nella preghiera e nella penitenza) immersa nella «saggezza della Croce in ogni circostanza della vita», spiegò Wojtyla beatificandola il 25 ottobre 1992.
E i prossimi beati? Alcuni sono servi di Dio alla cui intercessione è stato attribuito un miracolo: Antonio Rosmini (si veda sotto); Celestina della Madre di Dio (si veda il servizio in alto); Maria Merkert (Nysa, Slesia, 21 settembre 1817-14 novembre 1872), cofondatrice e prima superiora delle Suore di Santa Elisabetta; Giuseppa, al secolo Endrina Stenmanns (Issum, Germania, 28 maggio 1852; Steyl, Paesi Bassi, 20 maggio 1903), cofondatrice delle Serve dello Spirito Santo.
Saranno beati anche i servi di Dio dei quali è stato riconosciuto il martirio: Pietro Kibe Kasui, gesuita, e 187 compagni uccisi fra il 1603 e il 1639 in Giappone; Avellino Rodríguez Alonso, agostiniano, 97 confratelli e sei preti diocesani, uccisi nel 1936 durante la Guerra civile in Spagna; Emmanuela del Cuore di Gesù e 22 consorelle, Ancelle Adoratrici del Santissimo Sacramento e della Carità, uccise nel 1936 nel medesimo conflitto; infine Franz Jägerstätter, nato il 20 maggio 1907 in Austria non lontano da Braunau, luogo natale di Hitler, ucciso il 9 agosto 1943 a Berlino per essersi rifiutato di indossare la divisa dell'esercito nazista, scelta che egli - sposato, padre di tre figlie - riteneva incompatibile con la fede cattolica.
Gli ultimi sette decreti riguardano il riconoscimento delle virtù eroiche degli italiani Giovanni Battista Arista, Francesco Maria Perez, Maria Caterina di Gesù Bambino, Armida Barelli e Cleonide Guerra (si veda a destra), del domenicano francese Giovanni Giuseppe, al secolo Alcide Lataste (1832-1869), fondatore delle Suore del Terzo Ordine di San Domenico, e della tedesca Maria Fedele, al secolo Eleonora Margarita Weiss (1882-1923), religiosa del Terz'Ordine di San Francesco del Monastero di Reutberg.

Avvenire, 2 giugno 2007


IL FATTO

Benedetto XVI, rivolgendosi a cinque nuovi diplomatici, ha invitato a rafforzare i legami tra gli Stati: non è possibile utilizzare impunemente le risorse di alcuni senza che questi possano avere la loro parte nella crescita. Fondamentale il ruolo delle fedi, nessuno sia discriminato a causa di esse

Il Papa: solidarietà tra nazioni
Le ricchezze vanno meglio ripartite


Richiamo agli ambasciatori: attenzione ai Paesi poveri Appello al Sudan: non è mai tardi per scelte coraggiose nel conflitto del Darfur, alla pace non servono armi

Da Roma Mimmo Muolo

Solidarietà tra nazioni ricche e nazioni povere. Diritto alla libertà religiosa. E attenzione massima a situazioni particolari - come ad esempio l'emergenza umanitaria in Darfur e l'esigenza di riconciliazione in Burundi - che la comunità internazionale non può ignorare. Benedetto XVI coglie l'occasione dei discorsi a cinque nuovi ambasciatori di altrettanti Paesi (Sudan, Burundi, Pakistan, Estonia e Islanda), per ribadire alcuni degli insegnamenti più importanti della dottrina sociale della Chiesa. Il Papa rivolge ai cinque diplomatici ricevuti nel Palazzo Apostolico un indirizzo di saluto collettivo e poi consegna loro i discorsi personalizzati (su alcuni dei quali riferiamo a parte).
Solidarietà tra Nord e Sud. Inizia proprio con il sottolineare il dovere di solidarietà, il Pontefice. «Nel mondo attuale - sottolinea Papa Ratzinger - occorre più che mai rafforzare i legami che uniscono gli Stati, ponendo un'attenzione molto particolare alle nazioni più povere. Infatti, non è possibile utilizzare impunemente le ricchezze dei Paesi più poveri, senza che questi ultimi possano avere la loro parte nella crescita mondiale». Perciò «è dovere delle autorità di tutti i Paesi - prosegue il discorso - lavorare insieme per una migliore ripartizione delle ricchezze e dei beni del pianeta. Tale collaborazione avrà anche ripercussioni sulla solidarietà, la pace e la vita fraterna all'interno degli Stati e fra di loro». Di qui l'appello lanciato da Benedetto XVI per un «rinnovato impegno, da parte di tutte le nazioni, in particolare delle più ricche, perché tutti gli uomini prendano coscienza della loro responsabilità in materia e accettino di trasformare il loro modo di vivere secondo una ripartizione sempre più equa».
La libertà religiosa. Il Papa sottolinea anche «il ruolo che le religioni assumono in questo ambito». «Esse - spiega - hanno il dovere di formare i loro membri in uno spirito di rapporto fraterno fra tutti gli abitanti di uno ste sso Paese, con un'attenzione rispettosa verso tutti gli uomini. Nessuno può essere oggetto di discriminazioni o essere messo ai margini della società in ragione delle sue convinzioni religiose che sono elementi fondamentali della libertà delle persone. D'altra parte - aggiunge il Pontefice - una vera pratica religiosa non può essere fonte di divisione o di violenza tra persone e tra comunità. Al contrario, essa è alla base della consapevolezza che ogni persona è un fratello da proteggere e aiutare a crescere».
Per la pace in Darfur... Nel passare poi in rassegna le situazioni particolari dei cinque Paesi, Benedetto XVI rivolge la sua attenzione al Darfur, nel discorso all'ambasciatore sudanese Ahmed Hamid Elfaki Hamid. In un conflitto che ha colpito soprattutto la popolazione civile, sottolinea il Pontefice, chiunque sa che «la pace non può essere attuata con la forza delle armi, ma con quella che passa al contrario per la cultura del dialogo e del negoziato». «Mi appello dunque a tutte le persone che hanno una responsabilità in materia - ha scandito Benedetto XVI - perché proseguano negli sforzi e assumano le decisioni che s'impongono» in vista di una «soluzione politica del conflitto, nel rispetto delle minoranze culturali, etniche e religiose». Non è mai troppo tardi, infatti, «per fare con coraggio le scelte necessarie e talvolta contrastate per mettere fine a una situazione di crisi, a condizione che tutte le parti si implichino sinceramente e con determinazione alla soluzione di questa, e che le dichiarazioni di principio siano accompagnate da realizzazioni costruttive, in particolare nelle disposizioni umanitarie urgenti da promuovere». Perciò Benedetto XVI apprezza gli accordi firmati dal Sudan con il Ciad «sotto l'egida dell'Arabia Saudita», rimarcando come questi implichino una «cooperazione con l'Unione Africana e con le Nazioni Unite per la stabilizzazione del Darfur e della vicina regione ciadiana». Anche nel discorso al diplomatico sudanes e, infine, il Papa ripropone la necessità della libertà religiosa».
... E la riconciliazione in Burundi. Anche al nuovo ambasciatore del Burundi, Domitille Barancira, il Papa ribadisce la necessità del «coraggio della pace». Le ferite della guerra - nota il Pontefice - possono essere guarite nella «ricerca paziente e ostinata della verità», ma anche col perdono «che non esclude la giustizia». Inoltre, Benedetto XVI ricorda il «pesante tributo» pagato dalla Chiesa per il suo impegno per la pace e ha rievocato la figura di monsignor Michael Courtney, il nunzio apostolico assassinato il 29 dicembre 2003 proprio per la sua opera di riconciliazione. In questo contesto, il Papa invita le autorità burundesi a «non risparmiare i loro sforzi perché sia fatta luce su questo assassinio e perché i responsabili siano portati davanti alla giustizia».

Avvenire, 2 giugno 2007

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