18 aprile 2008

«L'autentica libertà non si raggiunge allontanandosi da Dio» (Bobbio)


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«L'autentica libertà non si raggiunge allontanandosi da Dio»

nostro servizio

Washington

Ancora il «relativismo», ancora la «confusione morale», ancora «l'ideologia secolarista», ancora una «nozione di libertà distorta». Il professor Joseph Ratzinger va all'università cattolica di Washington, dove lo attendono seimila studenti e 225 rettori degli istituti accademici cattolici degli Stati Uniti. Quella di Washington è la più importante, fondata nel 1807. È l'unica che rilascia titoli in diritto canonico e in teologia. Ha un motto: «Dio è mia luce». Il Papa saluta il rettore monsignor David O'Connell, entra nell'aula delle conferenze e domanda: «Nelle nostre università la fede è tangibile?».
È un discorso lungo, che il Papa pronuncia quando in Italia è già notte, nel quale ripropone il tema del rapporto tra la fede e la ragione, ma anche il ruolo della didattica, la questione dell'educazione, un'impresa che non si realizza «senza grandi sacrifici». Sono tre milioni gli studenti nelle università cattoliche Usa.

Sono istituzioni che costano e vanno avanti grazie a tanti benefattori. Ratzinger li loda e sottolinea che «deve essere fatto tutto il possibile» perché questi istituti siano «accessibili a persone di ogni strato sociale ed economico».
Osserva poi Benedetto XVI: «L'autentica libertà non può mai essere raggiunta nell'allontanamento da Dio».


Ma dice anche che nelle università «ogni appello al principio della libertà dell'insegnamento» per giustificare posizioni che «contraddicono la fede e l'insegnamento della Chiesa» ostacolano e addirittura tradiscono «l'identità e la missione dell'università». È un chiaro riferimento alle tensioni degli anni scorsi nei campus cattolici americani. Così ieri il Papa ha ribadito che la missione di un'università cattolica non è «autonoma» o «indipendente» dal «munus docendi», dal Magistero della Chiesa. Perché «prendere le distanze da questa visione indebolisce l'identità cattolica» e conduce «alla confusione sia morale, che intellettuale e spirituale».
E ciò preoccupa fortemente il Papa, anche se oggi si sono superate le tensioni di qualche tempo fa. Infatti adesso la «crisi di verità» è radicata in una «crisi di fede», nel fatto che «molte persone» hanno una sorta di «riluttanza» nell'«affidare se stesse a Dio». Lo fanno in nome di una «libertà distorta». È su questi problemi che la Chiesa deve intervenire anche con «carità intellettuale», cioè far capire che fede e ragione «non si contraddicono mai tra loro». Anzi è vero il contrario: «La verità getta luce sulla fondazione della moralità e dell'etica umana» e impedisce all'«ideologia secolarista» di porre un «cuneo» tra la «verità e la fede». Invece finora la divisione ha messo verità e conoscenza sulla stesso piano, adottando «una mentalità positivistica che nega i fondamenti della fede e rigetta la necessità di una visione morale».

Sono ragionamenti che il Papa ha più volte proposto. E ieri negli Stati Uniti, dove l'assoluta certezza nelle scienze positive e una certa riluttanza per la metafisica e la filosofia intrecciano la visione di molti intellettuali, lo ha ripetuto, indicando un compito ai docenti delle università cattoliche: «Liberare i giovani dai limiti del positivismo e risvegliare la loro ricettività nei confronti della verità di Dio». Ma occorre tenere conto del «relativismo» che tende a ridurre gli scopi dell'educazione, che tende ad «abbassare i livelli», che tende a definire come unico criterio di valutazione «la soddisfazione degli interessi immediati dell'individuo».

Non c'è alcuna reticenza nell'analisi di Benedetto XVI: «Osserviamo oggi una certa timidezza di fronte alla categoria del bene e un'inconsulta caccia di novità in passerella come realizzazione delle libertà». Vuol dire che ogni desiderio dell'individuo è moralmente accettato. Il Papa fa un esempio e spiega che è «particolarmente inquietante» nel campo dell'educazione sessuale ridurre tutto alla «gestione del rischio», per quanto riguarda malattie e gravidanze, senza più alcun riferimento «alla bellezza dell'amore coniugale».

È contro questa «frammentazione», che nasce dalla separazione tra fede e ragione, che Ratzinger ha proposto l'esercizio, appunto, della «carità intellettuale» da parte dei docenti e degli studenti. Parlava all'America, ma parlava anche a tutto il mondo.

Al. Bo.

© Copyright Eco di Bergamo, 18 aprile 2008

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