25 giugno 2008

Mons. Guido Marini illustra la nuova insegna che Benedetto XVI indosserà dal prossimo 29 giugno. Il pallio papale tra continuità e sviluppo


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Monsignor Guido Marini illustra la nuova insegna che Benedetto XVI indosserà dal prossimo 29 giugno

Il pallio papale tra continuità e sviluppo

di Gianluca Biccini

Dal 29 giugno cambia il pallio indossato da Benedetto XVI per le solenni celebrazioni liturgiche. Quello che il Papa adopererà per la messa dei santi Pietro e Paolo sarà a forma circolare chiusa, con i due capi che pendono nel mezzo del petto e del dorso. La foggia risulterà più larga e più lunga, mentre sarà conservato il colore rosso delle croci che lo adornano. "Si tratta dello sviluppo della forma del pallio latino utilizzato fino a Giovanni Paolo ii" spiega il maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Guido Marini, che illustra motivazioni storiche e liturgiche della nuova insegna in questa intervista a "L'Osservatore Romano".

Quali sono gli elementi di continuità e quelli di innovazione rispetto al passato?

Alla luce di attenti studi, in merito allo sviluppo del pallio nel corso dei secoli, sembra che si possa affermare che il pallio lungo e incrociato sulla spalla sinistra non è stato più portato in Occidente a partire dal ix secolo. Infatti, il dipinto presente nel Sacro Speco di Subiaco, risalente al 1219 circa e raffigurante Papa Innocenzo iii con questo tipo di pallio, pare un "arcaismo" consapevole. In questo senso l'uso del nuovo pallio intende venire incontro a due esigenze: anzitutto quella di sottolineare maggiormente il continuo sviluppo che nell'arco di oltre dodici secoli questa veste liturgica ha continuato ad avere; in secondo luogo quella di carattere pratico, in quanto il pallio usato da Benedetto XVI dall'inizio del pontificato ha comportato diversi e fastidiosi problemi da questo punto di vista.

Restano le differenze tra il pallio papale e quello che il Pontefice impone agli arcivescovi?

La differenza rimane anche nel pallio attuale. Quello che sarà indossato da Benedetto XVI a partire dalla solennità dei santi Pietro e Paolo riprende la forma del pallio usato fino a Giovanni Paolo ii, sebbene con foggia più larga e più lunga, e con il colore rosso delle croci. La differente forma del pallio papale rispetto a quello dei metropoliti mette in risalto la diversità di giurisdizione che dal pallio è significata.

Da alcuni mesi è cambiato anche il pastorale che il Papa adopera nelle celebrazioni. Quali sono le motivazioni di questa scelta?

Il pastorale dorato a forma di croce greca - appartenuto al beato Pio ix e usato per la prima volta da Benedetto XVI nella celebrazione della Domenica delle Palme di quest'anno - è ormai utilizzato costantemente dal Pontefice, che ha così ritenuto di sostituire quello argenteo sormontato dal crocifisso, introdotto da Paolo vi e utilizzato anche da Giovanni Paolo i, Giovanni Paolo ii e da lui stesso.

Tale scelta non significa semplicemente un ritorno all'antico, ma testimonia uno sviluppo nella continuità, un radicamento nella tradizione che consente di procedere ordinatamente nel cammino della storia. Questo pastorale, denominato "ferula", risponde infatti in modo più fedele alla forma del pastorale papale tipico della tradizione romana, che è sempre stato a forma di croce e senza crocifisso, perlomeno da quando il pastorale è entrato nell'uso dei Romani Pontefici.
Non bisogna poi dimenticare un elemento di praticità: la ferula di Pio ix risulta più leggera e maneggevole del pastorale introdotto da Paolo vi.

E il pastorale realizzato da Lello Scorzelli per Papa Montini a metà degli anni Sessanta?

Resta a disposizione della sagrestia pontificia, insieme a tanti oggetti appartenuti ai predecessori di Benedetto XVI.

Lo stesso discorso vale per la scelta dei paramenti indossati dal Papa nelle varie celebrazioni?

Anche in questo caso va detto che le vesti liturgiche adottate, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa. L'ermeneutica della continuità è sempre il criterio esatto per leggere il cammino della Chiesa nel tempo. Ciò vale anche per la liturgia. Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell'ambito liturgico un Papa usa anche vesti liturgiche e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi. Vorrei però far notare che il Papa non usa sempre abiti liturgici antichi. Ne indossa spesso di moderni. L'importante non è tanto l'antichità o la modernità, quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica.

Un esempio lo si ha nei viaggi in Italia e fuori Italia, dove i paramenti papali sono predisposti dalle Chiese locali.

Certamente. Basti pensare a quello negli Stati Uniti o a quello in Italia, prima a Genova e poi nel Salento. In entrambi i casi sono state le diocesi a predisporre le vesti liturgiche del Papa, in accordo con l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. Nella varietà degli stili e con attenzione a elementi caratteristici locali, il criterio adottato è stato quello della bellezza e della dignità, dimensioni tipiche dell'azione sacra che si compie nella celebrazione eucaristica.

A questo punto potrebbe anticiparci qualche particolare aspetto liturgico del prossimo viaggio internazionale?

Posso dire che il tempo della preparazione è stato molto fruttuoso e la collaborazione trovata in Australia molto cordiale e disponibile. Papa Benedetto XVI incontrerà ancora una volta i giovani di tutto il mondo e tutti preghiamo perché di nuovo questo incontro possa essere motivo di grande grazia per tutti, occasione per conoscere con più intensità il volto di Gesù e il volto della Chiesa, stimolo per una risposta pronta e generosa alla chiamata del Signore. L'augurio è che anche le celebrazioni liturgiche, preparate con cura e davvero partecipate perché vissute a partire dal cuore, siano occasioni privilegiate per l'accoglienza di questa grazia.

Che cosa ci può dire dell'alto trono papale, utilizzato in occasioni come il concistoro, e della croce ritornata al centro dell'altare?

Il cosiddetto trono, usato in particolari circostanze, vuole semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo. Quanto alla posizione della croce al centro dell'altare, essa indica la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l'orientamento esatto che tutta l'assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore. Dal Signore viene la salvezza, Lui è l'Oriente, il Sole che sorge a cui tutti dobbiamo rivolgere lo sguardo, da cui tutti dobbiamo accogliere il dono della grazia. La questione dell'orientamento liturgico nella celebrazione eucaristica, e il modo anche pratico in cui questo prende forma, ha grande importanza, perché con esso viene veicolato un fondamentale dato insieme teologico e antropologico, ecclesiologico e inerente la spiritualità personale.

È questo il criterio per capire anche la decisione di celebrare all'altare antico della Cappella Sistina, in occasione della festa del Battesimo del Signore?

Esattamente. Nelle circostanze in cui la celebrazione avviene secondo questa modalità, non si tratta tanto di volgere le spalle ai fedeli, quanto piuttosto di orientarsi insieme ai fedeli verso il Signore. Da questo punto di vista "non si chiude la porta all'assemblea", ma "si apre la porta all'assemblea" conducendola al Signore. Si possono verificare particolari circostanze nelle quali, a motivo delle condizioni artistiche del luogo sacro e della sua singolare bellezza e armonia, divenga auspicabile celebrare all'altare antico, dove tra l'altro si conserva l'esatto orientamento della celebrazione liturgica. Non ci si dovrebbe sorprendere: basta andare in San Pietro al mattino e vedere quanti sacerdoti celebrano secondo il rito ordinario scaturito dalla riforma liturgica, ma su altari tradizionali e dunque orientati come quello della Sistina.

Nella recente visita a Santa Maria di Leuca e Brindisi il Papa ha distribuito la comunione ai fedeli in bocca e in ginocchio. È una prassi destinata a diventare abituale nelle celebrazioni papali?

Penso proprio di sì. Al riguardo non bisogna dimenticare che la distribuzione della comunione sulla mano rimane tuttora, dal punto di vista giuridico, un indulto alla legge universale, concesso dalla Santa Sede a quelle conferenze episcopali che ne abbiano fatto richiesta. La modalità adottata da Benedetto XVI tende a sottolineare la vigenza della norma valida per tutta la Chiesa. In aggiunta si potrebbe forse vedere anche una preferenza per l'uso di tale modalità di distribuzione che, senza nulla togliere all'altra, meglio mette in luce la verità della presenza reale nell'Eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli, introduce con più facilità al senso del mistero. Aspetti che, nel nostro tempo, pastoralmente parlando, è urgente sottolineare e recuperare.

Cosa risponde il maestro delle celebrazioni liturgiche a chi accusa Benedetto XVI di voler imporre così modelli preconciliari?

Anzitutto mi piace sottolineare l'adesione cordiale e convinta che si nota anche in merito al magistero liturgico del Santo Padre.

Per quanto riguarda, poi, termini come "preconciliari" e "postconciliari" utilizzati da alcuni, mi pare che essi appartengano a un linguaggio ormai superato e, se usati con l'intento di indicare una discontinuità nel cammino della Chiesa, ritengo che siano errati e tipici di visioni ideologiche molto riduttive. Ci sono "cose antiche e cose nuove" che appartengono al tesoro della Chiesa di sempre e che come tali vanno considerate.

Il saggio sa ritrovare nel suo tesoro le une e le altre, senza appellarsi ad altri criteri che non siano quelli evangelici ed ecclesiali. Non tutto ciò che è nuovo è vero, come d'altronde neppure lo è tutto ciò che è antico. La verità attraversa l'antico e il nuovo ed è a essa che dobbiamo tendere senza precomprensioni. La Chiesa vive secondo quella legge della continuità in virtù della quale conosce uno sviluppo radicato nella tradizione. Ciò che più importa è che tutto concorra perché la celebrazione liturgica sia davvero la celebrazione del mistero sacro, del Signore crocifisso e risorto che si fa presente nella sua Chiesa riattualizzando il mistero della salvezza e chiamandoci, nella logica di un'autentica e attiva partecipazione, a condividere fino alle estreme conseguenze la sua stessa vita, che è vita di dono di amore al Padre e ai fratelli, vita di santità.

Ancora oggi il motu proprio Summorum Pontificum, sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970, sembra dare adito a interpretazioni contrastanti. Sono ipotizzabili celebrazioni presiedute dal Papa secondo la forma straordinaria, che è quella antica?

Si tratta di una domanda a cui non so dare risposta. Quanto al motu proprio citato, considerandolo con serena attenzione e senza visioni ideologiche, insieme alla lettera indirizzata dal Papa ai vescovi di tutto il mondo per presentarlo, risalta un duplice preciso intendimento.

Anzitutto, quello di agevolare il conseguimento di "una riconciliazione nel seno della Chiesa"; e in questo senso, come è stato detto, il motu proprio è un bellissimo atto di amore verso l'unità della Chiesa. In secondo luogo - e questo è un dato da non dimenticare - il suo scopo è quello di favorire un reciproco arricchimento tra le due forme del rito romano: in modo tale, per esempio, che nella celebrazione secondo il messale di Paolo VI (che è la forma ordinaria del rito romano) "potrà manifestarsi in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all'antico uso".

(©L'Osservatore Romano - 26 giugno 2008)

:-)))

23 commenti:

don Marco (dottore in Liturgia e storia del culto) ha detto...

Preferisco non commentare questo articolo perchè sicuramente susciterei un vespaio inutile. Voglio solo dire che quando fu scelto l'attuale pallio furono chiamati fior di storici, fior di liturgisti e di esperti. Questo cambiamento rivela...... lasciamo perdere!! Me ribolle il sangue......

Anonimo ha detto...

certo che uno che scrive "preferisco non commentare" in un COMMENTO... sarà anche dottore in liturgia e storia del culto ma...

Anonimo ha detto...

eh sa com'è tot capita tot sententia...io a diciannove anni approvo incondizionatamente le scelte del nuovo cerimoniere e del santo padre e come me tanti mi creda...

don Marco (quello di prima) ha detto...

Ringrazio di cuore Raffaella che per onestà intellettuale ha inserito l'articolo del prof Lang apparso sull'Osservatore Romano circa l'origine e l'uso del pallio. Si trovano in quel brevissimo saggio spiegazioni convincenti sulle quali si può concordare o meno possono piacere oppure no ma fanno riferimento alla storia in modo chiaro ed esplicito senza divagazioni banali. Ovviamente concordo con i miei due amici anonimi che citando Cicerone mi ricordano che ciascuno pensa e fa quel che vuole ma almeno si diano motivazioni forti e storicamente fondate.
il non commentare con un commento vuol dire semplicemente che certe questioni specialistiche buttate lì a motivo di una autorità e/o posizione è meglio riservarle nei luoghi deputati perchè è troppo facile far populismo. Tutto qui. Ribadisco che per quel che mi riguarda il Magister può mettere tutti i pizzi e le trine che vuole e motivarle non ho ben capito ancora come, la storia darà la sua autorevole e vera risposta, e con questo non intendo mancare di rispetto nè a lui nè ad altri, magari facesse attenzione che: sutor ne supra crepidam.

brustef1 ha detto...

Mons. Guido Marini for Cardinal!

Anonimo ha detto...

"Sutor ne supra crepidam"

...Ah, si? ..E questo sarebbe un ciabattino??




Biografia di Mons. Guido Marini

Nato 42 anni fa nel capoluogo ligure, Mons. Guido Marini, dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, ha frequentato il Seminario arcivescovile di Genova, dove ha ottenuto il Baccellierato in Teologia. Ordinato sacerdote il 4 febbraio 1989, ha poi conseguito a Roma il dottorato "In utroque Iure" presso la Pontifica Università Lateranense e, nel 2007, la laurea breve in Psicologia della Comunicazione presso la Pontificia Università Salesiana.

Dal 1988 al 2003 è stato segretario particolare degli arcivescovi di Genova: il cardinale Giovanni Canestri (fino al 1995), il cardinale Dionigi Tettamanzi (fino al 2002) ed il cardinale Tarcisio Bertone. Dei cardinali Tettamanzi e Bertone, nonché dell'arcivescovo Mons. Bagnasco, è stato Maestro delle Celebrazioni liturgiche, avendo cura particolare nella redazione dei libretti liturgici e costituendo il "Collegium Laurentianum", associazione di volontari per il servizio d'ordine e d'accoglienza della Cattedrale. Dal 2003 al 2005 è stato direttore dell'Ufficio Diocesano per l'Educazione, la Scuola, con specifica competenza sull'Insegnamento della Religione Cattolica. Dal 1996 al 2001 è stato membro eletto del Consiglio presbiterale Diocesano. Nominato cancelliere arcivescovile nel 2005, è divenuto membro di diritto del medesimo Consiglio presbiterale e, con il compito di segretario, membro del Consiglio episcopale.

Dal 1992 insegna Diritto Canonico presso la Sezione di Genova della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose, dove tiene anche il corso di Teologia dei Ministeri. Nel 2002 è stato nominato canonico della Cattedrale di San Lorenzo, della quale dal 2003 è prefetto. Dal 2004 svolge anche l'ufficio di direttore spirituale del Seminario arcivescovile di Genova. Ha pubblicato diversi volumi di spiritualità ed articoli su riviste. Ha svolto il proprio ministero soprattutto nell'ambito della predicazione, della direzione spirituale, dell'accompagnamento di gruppi giovanili e come assistente spirituale di alcune comunità religiose femminili.

paola ha detto...

Sono d'accordo con don Marco,ho letto il volume che uscì su tutta la cerimonia di inizio pontificato,dove si magnificava e si spiegava la nuova foggia del pallio,le laudes regiae e tutto il resto,esteticamente trovo molto bello il pallio incrociato sulla spalla così come è ora,probabilmente sarà una questione di praticità

Anonimo ha detto...

Io preferivo il Pallio scelto da Benedetto XVI all'inizio del suo ministero, che è quello originale. Comunque l'importante è il significato del Pallio, non la forma.

Per me comunque il motivo è un altro: il Papa con il Pallio lungo non può indossare le pianete, che invece Mons. Marini vorrebbe che il Papa indossasse (non a caso nella celebrazione del Venerdì santo in cui non doveva indossare il pallio ha indossato una bellissima pianeta). Quando il papa ha indossato una pianeta larga per Pentecoste quest'anno il pallio lungo risultava molto scomodo...

Comunque, come sempre, quel che importa non è l'esteriorità, anche se va curata, ma la sostanza, e qui il nostro papa benedetto ci tiene molto. Marco

brustef1 ha detto...

Penso che nella liturgia significato e significante spesso coincidano. Il Cristo angoscioso e contorto del "pastorale" in argento dismesso da Papa Benedetto suggeriva un'idea di Cristo angosciosa e contorta. L'abbandono della talare da parte di troppi preti trasmette un'idea di vergogna dello stato sacerdotale. Il Crocifisso emarginato dall'altare significa mettere in secondo piano il Crocifisso, privilegiando le esigenze sceniche del talk-show. L'Eucaristia data in mano suppone che si temano sia eventuali batteri sia il Corpo di Cristo. Una rosa è una rosa una rosa una rosa.

don Marco (calzolaio) ha detto...

Per l'anonimo amante dei curricola.
La novella del Sutor ne supra crepidam fa proprio riferimento a quel che hai esposto.
come se io pubblicassi la mia biografia il mio curriculum degno di nota, dottore in sacra Liturgia Laureato in Storia del culto cristiano alla sapienza con 110 e lode specializzato in storia del culto medievale professore di latino e greco presso..... traduttore del lezionario e del Messale dal latino in italiano ecc. ecc. ecc. e poi chiedessi o facessi il giurista o il cancelliere o l'avvocato.
Non trovi caro anonimo che in quel caso sarebbe ad hoc il Sutor ne supra crepidam?
poi non ci lamentiamo quando si sente dire che abbiamo persone giuste nel posto sbagliato, se si continua a mettere alla liturgia un giurista e al tribunale un liturgista, beh chi semina grano non potrà raccogliere rose. :)
La mia non è polemica, ringrazio Paola che ha capito il senso della mia critica, non me la prendo con lui che sta li, has obbedito, ma con chi lo ha messo, mi auguro che non mi chiedano mai di andare a fare l'economo da qualche parte perchè i fallimenti li vedreste ovunque, e in quel caso mi sentirei in dovere di disobbedire perchè so di non sapere amministrare e in quel caso varrebbe anche x me il Sutor......

Anonimo ha detto...

Allora Don Marco avrebbe voluto non solo Piero Marini al Culto Divino , ma anche -che so- Lajolo al posto di Bertone, alla Segreteria di Stato..


Bertone ha mai studiato da diplomatico? Mai stato nunzio??

(Ed è solo un esempio, e circoscritto alla gerarchia ecclesiastica..

Angela Merkel ha dottorato e venia legendi in... Fisica molecolare. Mica giurista, storica, scienziata politica, sociologa o economista... Ma ha messo sù una storica grande coalizione e come Cancelliere non pare male..

"Ma è stata una politica di carriera", dopo gli studi, mi si obbietterà. Bene, però allo stesso modo Guido Marini ha fatto per anni (anche) il maestro di cerimonie presso la Cattedrale di una sede di prima grandezza. Non vedo perchè non possa continuare a far lo stesso anche a San Pietro..

O a fare i Maestri di cerimonie pontificie, devono (e devono) andarci solo sacerdoti con il Dottorato all'Anselmianum??


(Domanda retorica..)

don Marco (osservatore) ha detto...

Beh se sei convinto...... per carità non pretendo di farti pensare al modo mio,..... infatti i primi passi di Bertone si son visti......:) magari stai attento che se un domani dovessi avere un problema legale di non andare in tribunale ma puoi anche capitare al Policlinico, basta farsi le ossa, no??
Certo che se per anonimo le celebrazioni consistono semplicemente nel levare e togliere una mitria e nel girare le pagine, beh allora tutto è chiaro.
Però consentimi, non impanchiniamoci per quel che non siamo perchè alla Cancelliera tedesca e i sottosegretari italiani hanno la funzione di consigliare e guidare il ministro in quanto esperti, da quel che mi risulta il nuovo Maestro delle Celebrazioni e non delle cerimonie non ha mai convocato i consultori, segno di umiltà o di presunzione??? Diciamo che vuol fare tutto di testa sua e come diceva prima Paola Mons. Piero Marini prima di fare una scelta si consultava con persone più esperte in materia, cfr articolo dell'osservatore romano parallelo all'intervista fatta a G. Marini, spero che il peso si nota....... Cmq io se ho bisogno di qualunque cosa preferisco andare sempre da un esperto almeno non faccio brutte figure, poi ripeto e chiudo la questione, ciascuno faccia quel che crede, ma chiami le cose con il proprio nome, fossi stato io nella stessa con dizione avrei detto: si fa così perchè adesso qui comando io, senza andare a cercare motivazioni storiche e teologiche inesistenti se non a volte ridicole.

Anonimo ha detto...

Reverendo, io non mi impanchino un bel niente... Inoltre: se devo andare dal notaio non vado dal pneumologo certo, e manco dall'avvocato o dal magistrato, se è per questo...

(Peraltro, per Lei, Guido Marini sta a Piero Marini, come un voltapagina sta a Maurizio Pollini... )

Ho capito, comunque, l'antifona :
se don Guido si consulta con Crispino Valenziano, va bene o benissimo; se si consulta con Uwe Micheal Lang, va così così, o malissimo.

Un esempio ripetibile ad infinitum..

Anonimo ha detto...

a me pare che don Marco, di cui condivido il pensiero, abbia detto una cosa completamente diversa.

brustef1 ha detto...

Joseph Ratzinger è un teologo, e ha scritto libri memorabili sulla liturgia. E' LUI ad aver scelto Guido Marini, persona degnissima e competente, e certamente non ne subisce le imposizioni, come probabilmente doveva fare con l'altro Marini, amante di lurex e sete a più veli con disegni futuristi (non saprei da chi consigliate, forse da qualche scenografo). Ergo: oboedientia, reverendi.

don Marco (vate) ha detto...

Brustef.....suvvia non esageriamo........ conosco Vescovi che non si fanno girare le pagine e non si fanno mettere la mitria da nessuno, ora che Benedetto si faccia condizionare da cose così marginali lo trovo paradossale.

Sei convinto che il Papa abbia scelto Marini? Esattamente come ha scelto Bertone (Genova), Bagnasco (Genova) Marini (canicattì) giusto nessun legame fra i 3, per non parlare poi dei Vescovi salesiani, un mio amico mi diceva scherzosamente che tra poco non rimane più nessuno nell'ordine perchè li fan tutti Vescovi. Uhm, da storico modestissimo, cioè non di grido, mi fa venire in mente periodi storici oscuri, e se le informazioni che ho avute, che ovviamente non dico, son corrette, ne vedremo delle belle. Poi accusavano Stanislao che ha venduto episcopati a più non posso,.....credo sia una malattia largamente diffusa nei sacri palazzi e la storia è maestra anche in questo caso. Il papa sta mettendo ordine da una parte e qualche altro fa danni dall'altra e mi riferisco agli uffici, ai dicasteri ecc. ecc.

Raffaella ha detto...

Non esageriamo con le accuse.
R.

Anonimo ha detto...

a proposito perchè i giudici che indagano sul caso orlandi non vanno a fare una gira a cracovia?
don stanislao potrebbe sapere qualcosa.

don Marco(vaticanista) ha detto...

Anonimo pure te sei affetto dalla fantapolitica italiana?

Carissima Raffa, ti ringrazio per il richiamo, giustissimo, tuttavia se accenno a qualcosa non è la solita chiacchiera di palazzo o di corridoio ma di questioni udite con queste orecchie che non scandalizzano perchè son frutto della nostra umanità e delle nostre scelte, legittimo e giusto. L solita cosa che mi irrita del mio mondo clericale è quando si vuol far passare per volontà di Dio oppure opera dello Spirito quello che non ha niente a che fare con le Persone divine.

Cmq Raffa sta tranquilla, so tenere i segreti di ufficio, accenno solo velatamente qualcosa per non divinizzare le scelte umane che tuttavia sono anche un mezzo di Dio.

veritas ha detto...

troppo potere a bertone,troppo!

gemma ha detto...

stante ciò che dice don Marco, cosa dobbiamo pensare..che il Papa è un ingenuo? Si lascia facilmente condizionare? Non è libero? Conta come il due di picche? Non capisce nulla di liturgia e si fa infagottare dall'ultimo arrivato (con qualche contraddizione, visto che non si faceva influenzare da Marini Piero ma da Guido si) ?
Comunque, su una cosa gli dò ragione. Vorrei più varietà di appartenenza tra le persone che circondano il Papa. Il rischio finale è sempre che si formi una "casta"

Anonimo ha detto...

Già che c'era, il Vate-Don Marco, poteva aggiungere alla lista del 'clan dei genovesi', anche il Segretario della Congregazione del Clero, Mons. Piacenza, e il capo dell'Apsa, Mons. Calcagno..

Per quel che riguarda la Biblioteca Apostolica Vaticana...non so se sia tanto l'intercessione di Don Bosco..: piuttosto, Farina del suo sacco.

Anonimo ha detto...

Sono Luca, sarà che scrivo da Genova, però mi fa un pò male leggere commenti così aspri sul lavoro di un sacerdoto... specie da un collega... capisco la divergenza di opinione, anche se non la condivido. Personalmente credo, e non penso di sbagliare, che Mons. Guido Marini si consulti personalmente con il Papa e non a decisioni prese e credo che tutto il suo lavoro stia puntando alla ricerca di una liturgia semplice e sobria per mettere al centro la persona in cui noi tutti crediamo e amiamo. Da laico credente sono molto felice delle scelte intraprese fino a oggi dal mastro delle cerimonie, forse alcune piccole cose...ma complessivamente ne sono contento! Direte che non è un'opinione di parte:-), ma è e rimane un parere nel coro. Ciao a tutti Luca