10 maggio 2007

Rassegna stampa del 10 maggio 2007


Vedi anche:

VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE: SPECIALE

Come volevasi dimostrare, i titoloni dei giornaloni di oggi vanno tutti in una sola direzione. Leggere il post preveggente per credere...
E' veramente estenuante, anzi, direi, triste, vedere come e' ridotta la classe dei giornalisti. Mi dispiace molto per loro...e' un vero peccato che la stampa non senta il bisogno di essere obiettiva.
Leggiamo gli articoli di oggi ma con un occhio molto distaccato e ricordando sempre cio' che ha detto Alessandra Borghese a "Porta a Porta": Marco Politi ha incalzato il Papa facendogli pronunciare la parola scomunica che poi tutti, oggi nei titoloni, riportano in modo sbagliato.
Vorrei segnalare la grande disponibilita' del Papa a rispondere a chi, in questi due anni, l'ha sempre trattato in modo disonesto.
Torneremo su questo punto piu' tardi
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Raffaella


Questo e' il titolo di prima pagina del Corriere:

BENEDETTO XVI IN BRASILE

Il Papa: giusta la scomunica per l'aborto

Spettacolare, vero? Beh, ecco quello interno (quello rispondente alla verita'):


«Chi vota l'aborto non faccia la Comunione»

Luigi Accattoli

DAL NOSTRO INVIATO
SAN PAOLO DEL BRASILE — Volando verso il Brasile il Papa parla ai giornalisti della «grande lotta» della Chiesa per la vita «in tutti i suoi momenti» e ricorda — in appoggio ai vescovi messicani — la pena della scomunica prevista dal diritto canonico per il «delitto» di aborto e la regola dell'«autoesclusione» dalla «comunione ecclesiale» per i parlamentari che votano leggi abortive. Loda la figura del «testimone della fede» Romero e dice di sentirsi «cittadino del mondo» ma pur sempre «grato» del sostegno che gli viene dai compatrioti tedeschi.
È stata la prima vera conferenza stampa di Papa Ratzinger, quella che ha tenuto ieri mattina a bordo del B777 dell'Alitalia due ore dopo il decollo dall'aeroporto di Fiumicino, quando per trenta minuti ha risposto alle domande dei 70 giornalisti che viaggiano con lui. Due domande riguardano la «pena della scomunica» per l'aborto, richiamata recentemente dai vescovi messicani con riferimento ai parlamentari che hanno votato una legge di depenalizzazione dell'interruzione della gravidanza — richiamo basato sull'argomento della «coerenza eucaristica», cioè delle condizioni per «accostarsi» alla Comunione e su quello dell'«autoesclusione» dalla piena Comunione da parte di chi sostiene leggi abortive.
«Condivide il ricorso alla scomunica?» è la domanda. Il Papa risponde che «questa scomunica non è una cosa arbitraria ma è prevista dal Codice». «L'uccisione di un innocente, bambino umano — dice ancora — è incompatibile con l'accostarsi al corpo di Cristo» e dunque i vescovi messicani «non hanno fatto niente di nuovo, hanno soltanto messo in luce e dichiarato pubblicamente quanto è presente nel diritto della Chiesa».
Dunque — argomentano i giornalisti alla fine della conferenza stampa — la «scomunica» va fatta valere anche nei confronti di chi vota la legge e non solo di chi procura l'aborto, come prevede il Codice? Chiarisce il portavoce, padre Federico Lombardi, che chi vota una legge d'aborto «certamente pone un atto che può autoescluderlo dalla piena Comunione» e questo è quanto hanno «richiamato i vescovi messicani facendo appello al criterio della coerenza eucaristica affermato nella lettera apostolica di Papa Benedetto Sacramentum Caritatis ». Ma «non avendo loro emesso un provvedimento formale di scomunica nei confronti di quei parlamentari — dice ancora il portavoce — non è corretto attribuire al Papa l'intenzione di affermare la necessità di un tale provvedimento». Sembra insomma di poter concludere che la scomunica prevista dal Codice di diritto canonico resta riservata a chi è coinvolto nell'atto abortivo (sia la donna sia il medico) mentre per i legislatori «permissivi» vale il richiamo all'«autoesclusione» dalla Comunione.
Sulla teologia della liberazione Papa Ratzinger dice che «continua oggi» ed è «libero» il «dibattito su come la Chiesa possa essere presente nella lotta per la giustizia». Afferma che le due «istruzioni» che firmò da cardinale «sotto la direttiva di Giovanni Paolo II» non «disapprovavano» l'impegno per la giustizia «ma miravano a guidarlo per le strade giuste». Si tratta in particolare di «valorizzare» meglio la «dottrina sociale» della Chiesa.
Quanto alle sette che portano via fedeli, il Papa afferma che «noi cattolici dobbiamo divenire più dinamici nel rispondere alla sete di Dio avvertita specialmente nei poveri».
Un collega tedesco chiede al Papa tedesco se si senta «sufficientemente sostenuto » dai connazionali. Risponde che «Sì, certamente» e che trova «normale» che in un «Paese misto come la Germania, che è cattolica e protestante insieme» non tutti siano «d'accordo con il Papa».
E infine: «Io amo la Germania, ma amo anche Roma e ormai sono cittadino del mondo e mi trovo a casa mia in ogni Paese». Dopo 12 ore di volo Benedetto XVI è arrivato a San Paolo dove è stato accolto dal presidente Lula che ha ricordato come in Brasile «la Chiesa è sempre stata decisiva»: «Abbiamo una lunga e proficua tradizione di collaborazione nelle questioni sociali e nella promozione umana». Il Papa ha ricordato subito, anche davanti al presidente brasiliano, il tema del «rispetto della vita, dal momento del suo concepimento fino al suo declino naturale».
Oggi il Pontefice parla ai giovani e domani ai vescovi. Domenica ad Aparecida inaugura la quinta Conferenza episcopale dell'America Latina.

Corriere della sera, 10 maggio 2007


UCCISO SULL'ALTARE

«Romero beato? La causa sta procedendo»

DAL NOSTRO INVIATO
SAN PAOLO DEL BRASILE — «Un grande testimone della fede»: è questa la qualifica che il Papa attribuisce a Oscar Arnulfo Romero, l'arcivescovo di San Salvador e il difensore dei «Poveri», che fu ucciso sull'altare da sicari della destra paramilitare nel marzo del 1980.
In aereo, in volo verso il Brasile, viene chiesto al Papa che ne sia della causa di beatificazione di questo «martire» ed egli risponde che «procede bene». «Sua Eccellenza Paglia, vescovo di Terni, ha scritto una biografia molto importante che chiarisce alcuni punti», continua il Pontefice. Era un «grande testimone della fede, un uomo di grandi virtù cristiane e fu ucciso durante una celebrazione, una morte proprio incredibile».
Ma «c'era il problema di una parte politica che voleva prendere per sé questa figura», bisogna dunque «liberarla» da quella «pretesa», continua il Pontefice. Romero sarà beatificato? «Io aspetto quanto mi dirà la Congregazione».
Giovanni Paolo II era andato due volte — nel 1983 e nel 1996 — a pregare sulla tomba di Romero parlandone come di un «martire».
Equivalente è l'espressione «testimone della fede» usata ieri da Benedetto XVI.

Corriere della sera, 10 maggio 2007


Ed ecco il nostro incredibile Politi:

Il Pontefice appoggia la curia messicana nella battaglia contro la legge sull´interruzione di gravidanza. Sul vescovo martire in Salvador: sì alla beatificazione

Aborto, sì del Papa alla scomunica
Benedetto XVI in Brasile: sbagliò chi fece di Romero una bandiera politica

MARCO POLITI

DAL NOSTRO INVIATO
SAN PAOLO - Niente comunione ai politici che approvano l´aborto. Papa Ratzinger sostiene i vescovi messicani, che negano l´eucaristia ai deputati di Città del Messico rei di avere votato una legge che depenalizza l´aborto. «Questa scomunica - afferma il pontefice in volo da Roma a San Paolo - non è arbitraria. È prevista dal codice del diritto della Chiesa». La vicenda ha infiammato il Messico. Appena votata la legge, il portavoce del cardinale Norberto Rivera Carrera ha intimato ai parlamentari, che erano a favore, di non farsi più vedere in «nessuna chiesa del mondo».
Di una legge simile si parla ora anche in Brasile e in altri paesi latino-americani. Alla nostra domanda, se condivide la scomunica, Benedetto XVI risponde chiaramente: «Non hanno fatto niente di nuovo, di arbitrario, di sorprendente. Hanno solo messo in luce con una dichiarazione pubblica che l´uccisione di un bambino innocente non è compatibile con il fatto di comunicarsi con il corpo di Cristo». La Chiesa, aggiunge, apprezza la vita umana sin dal suo primo momento. E lo stesso dichiara atterrando a San Paolo: l´identità cristiana esige il rispetto della vita dal suo concepimento fino al suo declino naturale.
E tuttavia l´ok papale alla linea oltranzista made in Messico è destinato a scatenare polemiche. Il portavoce vaticano va più tardi dai giornalisti per attutirne l´effetto. «Il Papa - dice padre Lombardi - ha voluto appoggiare i vescovi messicani senza andare più in là. Loro d´altronde non hanno dichiarato ufficialmente una scomunica canonica, e non lo fa il Papa. Si tratta piuttosto di un´autoesclusione dall´eucaristia per coloro che favoriscono l´aborto».
Ma la folgore che colpisce i politici resta.
Benedetto XVI arriva in Brasile pronto ad affrontare tutte le sfide. «I valori cristiana in America latina - annuncia - non saranno mai cancellati». In aereo Ratzinger si concede per la prima volta nel suo pontificato ad una conferenza stampa senza rete. Un giro d´orizzonte rivolto al passato e al futuro. Il Papa fa i conti con la teologia della liberazione: «Oggi è evidente che i fragili millenarismi, che promettevano con la rivoluzione immediate condizioni di vita giusta, erano sbagliati».
Il Papa non ha paura del confronto-scontro con le sette. Spiega che la corsa verso i movimenti neo-evangelici «dimostra una sete di Dio» nel bisogno di soluzioni concrete anche ai problemi della vita quotidiana. La Chiesa cattolica, soggiunge, deve dare una riposta a questa sete di Dio da parte dei poveri, che lo vogliono «sentire vicino». Bisogna aiutare la gente a trovare condizioni di vita giuste, sottolinea, sia a livello microeconomico in situazioni di concretezza, «come fanno le sette», sia a livello macroeconomico.
Benedetto XVI torna spesso sul tema della giustizia sociale. Sottolinea l´impegno della Chiesa per le riforme sociali, insiste sull´educazione alla legalità, ribadisce che la missione primaria della gerarchia è di formare cattolici che si ispirano al Vangelo, praticano le virtù personali e civili e si sentono responsabili verso la società. Sa - e lo dice - che in America latina non si può operare con la bacchetta magica. Anche i «piccoli coltivatori» di droga, racconta, fanno parte di una «grande mercato» che li usa. Per questo ci vuole pazienza e tenacia nel bonificare la società.
Gli preme soprattutto - vista la politicizzazione praticata a suo tempo dalla teologia della liberazione - raccomandare che non ci sia «commistione tra Chiesa, fede e politica». La Chiesa, afferma il pontefice, indica strade giuste ma «rispetta la laicità» e la distinzione tra responsabilità ecclesiale e responsabilità politica. Appena messo piede in Brasile, specifica: «La Chiesa vuole soltanto indicare i valori morali di ogni situazione e formare i cittadini perché possano decidere coscientemente e liberamente».(Ma sui cosiddetti principi non negoziabili, ormai lo si è capito, ogni pressione sul ceto politico è lecita).
L´antica diffidenza verso i movimenti ecclesiali di sinistra riaffiora in Ratzinger quando gli chiedono della beatificazione del vescovo Oscar Romero, ucciso ventisette anni fa nel Salvador dall´estrema destra. «Uomo di grandi virtù cristiane, impegnato per la pace e contro la dittatura, ucciso (celebrando la messa) durante la consacrazione, da testimone della fede», lo elogia Benedetto XVI. Ma, aggiunge, un parte politica ne ha voluto fare «ingiustamente» una bandiera. Purificato da questo tentativo, merita la beatificazione: «Non ne dubito».
Applausi hanno accolto il Papa al suo arrivo. «La chiesa e lo Stato in Brasile - gli ha detto il presidente Lula accogliendolo in Brasile - hanno una tradizione di mutuo rispetto e cooperazione» che permette la realizzazione di molte iniziative sociali, utili per migliorare «la vita della nostra gente». Ma ci sono anche voci critiche. Il teologo Leonardo Boff (silenziato da Ratzinger quand´era cardinale) gli rimprovera di propagandare una Chiesa «che deve solo insegnare e non ha nulla da apprendere: una posizione molto vicina al fondamentalismo». Ma Benedetto XVI è arrivato di buon umore. Sa che molti fedeli non l´ascoltano?, gli hanno chiesto. «Anche nostro Signore - ha replicato sorridendo - non è stato ascoltato da tutti».

Repubblica, 10 maggio 2007

Politi...Politi...Politi...non poter ricevere la comunione significa essere scomunicati? Quindi, Politi, secondo Lei, sono scomunicati tutti i divorziati risposati che non possono accedere alla Comunione? Quindi, secondo Lei, Politi, i divorziati non fanno piu' parte della Chiesa? Le consiglio di leggere la "Sacramentum Caritatis" da Lei tanto bistrattata.
Queste persone non sono scomunicate ma non possono ricevere la comunione...c'e' una bella differenza!!!

Raffaella


Il Papa: egoismo nel sì all’aborto Chi lo vota rischia la scomunica

di Andrea Tornielli

Benedetto XVI arriva in Brasile, dove si discute un progetto di legge per la legalizzazione dell’aborto, e durante il lungo volo che lo porta da Roma a San Paolo risponde a due domande sull’argomento, riferite soprattutto alla situazione del Messico, dove nel distretto della capitale è stata appena depenalizzata l’interruzione di gravidanza e i politici cattolici che l’hanno approvata sono stati invitati a non presentarsi a ricevere la comunione. Risponde ricordando il magistero del predecessore e affermando che «la vita è un dono, non è una minaccia». «Alla radice di queste legislazioni – dice Ratzinger – sta da una parte un certo egoismo e dall’altra parte un dubbio sul valore della vita e sulla bellezza della vita e anche un dubbio sul futuro. La Chiesa risponde che la vita è bella, è un dono, e anche in condizioni difficili umane rimane sempre un dono». Il Papa ricorda anche che per chi abortisce o procura direttamente l’aborto è prevista la scomunica: «Questa scomunica non è una cosa arbitraria, ma è prevista dal codice. L’uccisione di un innocente, di un bambino, è incompatibile con l’accostarsi al corpo di Cristo. I vescovi messicani hanno fatto niente di nuovo, di sorprendente, hanno soltanto messo in luce e dichiarato pubblicamente quanto è previsto dal diritto della Chiesa, un diritto basato sulla fede e sull’apprezzamento della vita e della sua individualità fin dal primo momento».

Una delle domande però citava direttamente la presunta scomunica (in realtà mai comminata e dunque inesistente) dei politici cattolici abortisti. La successiva risposta del Pontefice è stata dunque riferita anche a loro. Un fraintendimento che ha provocato una precisazione del direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi: «Il cardinale di Città del Messico nel suo documento non dice che scomunica i deputati e non usa la parola scomunica. I politici devono avere la coscienza di aver commesso un peccato grave autoescludendosi dalla comunione. Non è che tutti quelli che non possono fare la comunione per un motivo morale sono scomunicati. Scomunica vuol dire – ha concluso – che c’è una autorità che afferma che sei fuori dalla Chiesa. Il Papa con le sue parole voleva appoggiare i vescovi messicani». In politici abortisti, dunque, non sono scomunicati, ma devono comprendere che votando leggi sull’interruzione di gravidanza hanno commesso un peccato grave e quindi capire che non possono accostarsi all’eucarestia.

Nel corso della conferenza stampa sull’aereo, Benedetto XVI ha toccato molti altri temi, come quello delle sette protestanti, il cui successo «dimostra che c’è una sete di Dio». I cattolici devono «diventare più missionari e più dinamici nell’offrire risposte» a questa sete «ed essere consapevoli che la gente e i poveri vogliono avvertire Dio come vicino a loro». Questo si deve accompagnare alla ricerca «condizioni di vita giuste» sia «nelle situazioni più concrete» che nella macro-economia. Sulla teologia della liberazione, il Papa ha risposto che ora tutti si sono accorti che certi «facili millenarismi erano sbagliati», e ha definito «legittimo» il dibattito su «come rendere efficace la dottrina sociale della Chiesa». Ha quindi precisato «il senso dell’intervento del magistero sulla teologia della liberazione non era quello di distruggere impegno per la giustizia» ma guidarlo nelle strade giuste distinguendo sempre tra fede e politica.

Benedetto XVI ha poi parlato della beatificazione dell’arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, trucidato sull’altare nel 1980. Ha detto di considerarlo «un grande testimone della fede, un uomo di grandi virtù cristiane che si è impegnato per la pace e contro la dittatura», ucciso «durante consacrazione, una morte proprio incredibile, di testimonianza della fede». E ha spiegato che il problema è l’accaparramento che «una parte politica» ha voluto fare della sua figura, un’operazione ingiusta, concludendo: «Non dubito che la sua persona meriti la beatificazione».

Al suo arrivo a San Paolo, Ratzinger è stato accolto dal presidente Lula e da una folla festante. Nel suo primo discorso, il Papa ha voluto ricordare che il popolo brasiliano «custodisce valori radicalmente cristiani che mai saranno cancellati», dicendosi certo che nella V Conferenza dell’episcopato latinoamericano che sta per iniziare saranno promossi «i valori della vita e della solidarietà con i poveri e gli abbandonati»: la difesa della famiglia e degli ultimi, soprattutto delle popolazioni indigene.

Il Giornale, 10 maggio 2007

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