15 maggio 2007

Rassegna stampa del 15 maggio 2007


Cari amici, oggi leggeremo alcuni commenti sull'incontro fra il Papa e Rosi Bindi a Ciampino ma ci concentreremo su alcuni articoli che le novelle "Bibbie laiciste" (Repubblica e Stampa) con i grandi "teologi" Scalfari e Barbara Spinelli che, nel tentativo di spiegare al Papa come fanno il loro mestiere, si sono guadagnati la dura (ma assolutamente straordinaria per ironia) reazione di Luigi Santambrogio su Libero.
Avremo modo di leggere anche lo speciale di Repubblica su un argomento di scottante attualita': la scomunica.
C'e, ovviamente, anche un articolo di Politi che, nel tentativo di attaccare il Papa, fa autogol e contraddice se stesso persino sulla lectio di Ratisbona.
Ci sara' proprio da "divertirsi" a leggere il paragone fra cattolicesimo e sharia...si'! Avete capito bene!

Raffaella


Conferenza sulla Famiglia Gli auguri del Papa alla Bindi

Benedetto XVI accolto dal ministro al rientro dal Brasile

M. Antonietta Calabrò

ROMA — «So che lei sta organizzando una Conferenza sulla famiglia, le auguro buon lavoro». Con queste parole Benedetto XVI ha salutato il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, che in rappresentanza del governo era andato ad accoglierlo a Ciampino di ritorno dal Brasile. «Grazie, ne ho bisogno perché è un lavoro molto impegnativo» ha ribattuto la Bindi.
Questo è avvenuto in una giornata che ha visto ancora infuriare la polemica tra maggioranza e opposizione sul destino dei Dico. La scelta di Palazzo Chigi di inviare la Bindi a ricevere il Papa, decisa qualche tempo fa, a quarantotto ore dallo svolgimento del Family Day, non suona affatto casuale. «Che ci sia andata io, per me è stata solo una felice coincidenza — si schermisce la Bindi — so benissimo di essere stata un bersaglio della piazza S. Giovanni, con gli striscioni "Più bimbi e meno Bindi"». Il tema della Conferenza nazionale, che la settimana prossima dovrà elaborare proposte concrete a favore delle famiglie italiane è stato anche al centro di un un colloquio della Bindi al Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che a Firenze, giovedì 24 maggio, aprirà i lavori con un suo intervento. Prodi chiuderà sabato 26 maggio, proprio alla vigilia delle elezioni amministrative.
Quanto ai Dico, su fronti opposti, Berlusconi ha detto ieri che la sinistra «vorrebbe che la Chiesa parlasse solo negli edifici di culto come la Chiesa del silenzio nell'Urss». E ha aggiunto che «le coppie di fatto sono rispettabilissime ma non devono esserci matrimoni di serie B o di serie C» e quindi se è «giusto tutelare i loro diritti attraverso il codice civile, il matrimonio è una cosa diversa, lo è per la nostra tradizione cristiana e per la nostra Costituzione». Ma Rutelli gli ha subito risposto che non si possono accettare «prediche da pulpiti bislacchi», «cioè da chi ha due o tre famiglie». In ogni caso, secondo il leader della Margherita «c'è la volontà di approvare una normativa per i diritti e i doveri dei conviventi» e i Dl «sono contrari a qualunque accento di intolleranza verso gli omosessuali». Per Giulio Santagata, ministro del programma, il Family Day «non rallenterà l'iter dei Dico». Per il presidente del Senato Franco Marini, quel che ci vuole è un «bel confronto» in Parlamento. Anche se il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, ha ribadito che sui Dico i numeri, proprio in Parlamento, non ci sono. La Commissione giustizia del Senato conclude questa settimana l'esame generale su tutti e nove i disegni di legge sulle coppie di fatto. Poi ci sarà la pausa per le Amministrative. Se ne riparlerà quindi a giugno, con le conclusioni del relatore, Cesare Salvi. Secondo Piero Fassino la politica deve ascoltare «le domande che salgono da tutte e due le piazze del 12 maggio» e Mastella ha sottolineato che «non si poteva lasciare solo alla destra la presenza in una così grande manifestazione, come il Family Day». Per le due firmatarie dei Dico, Bindi e Pollastrini, comunque, «bisogna andare avanti».
Alla famiglia fondata sul matrimonio ha fatto riferimento più volte ieri il presidente della Cei, Angelo Bagnasco: «Il Family Day è stata una bella iniziativa festosa dedicata alla centralità del matrimonio». E di «un no ai Dico chiarissimo e sereno» che è venuto dal Family Day, parla l'agenzia dei vescovi, il Sir, che ha aggiunto: «Non c'è nulla da inventare: per l'Italia basta il testo costituzionale». Come a dire che non ci vuole nessuna nuova legge sulle convivenze.

Corriere della sera, 15 maggio 2007

Bah!


IL CASO
Scelta simbolica di Prodi per l´accoglienza ufficiale a Benedetto XVI di ritorno dal Brasile

Il Papa omaggiato dalla Bindi "Buon lavoro alla Conferenza"

"Gli ho baciato la mano tre volte, io voglio bene al Santo Padre". La raccomandazione del cardinale Ruini: "Si impegni e sia saggia"
Il pontefice ha voluto sapere del forum di Firenze sulla famiglia. E il ministro: "È la prima volta che si studia un piano organico"


GIOVANNA CASADIO

ROMA - «Gli ho baciato la mano? Certo, tre volte, io voglio bene al Santo Padre». Rosy Bindi è appena tornata dall´aeroporto di Ciampino dove Prodi l´ha mandata ad accogliere Benedetto XVI. Decisione presa da Palazzo Chigi una settimana fa: «Questa volta va la Bindi», ha detto il presidente del Consiglio. Due giorni dopo il Family day - il raduno cattolico nato sotto la spinta dei vescovi, del cardinale Camillo Ruini prima, e di monsignor Angelo Bagnasco poi - l´incontro tra la ministra autrice (con Barbara Pollastrini) dei Dico e il Papa assume un valore particolare. Nessun riferimento diretto alla piazza che il 12 maggio ha manifestato per la famiglia e contro la legge sui diritti dei conviventi, assicura la Bindi. Ma una serie di richiami impliciti, sì.
È stato il Pontefice infatti a chiedere subito al ministro cattolico dell´iniziativa sulla famiglia preparata dal governo. «Ci sarà una Conferenza sulla famiglia, mi pare...». «Sì, ed è la prima volta che un governo cerca di mettere a punto un piano di interventi sulle politiche familiari», non ha mancato di rimarcare la Bindi. «Quando, quando è?», si è interessato il Santo Padre. «La faremo a Firenze, il 24, il 25 e il 26 maggio, tutto il governo è impegnato». Tailleur nero delle grandi occasioni - lo stesso messo per il giuramento del governo un anno fa - il ministro della Famiglia ammette l´emozione in quei tre minuti di colloquio e al momento del congedo, quando Benedetto XVI le ha augurato: «Buon lavoro, allora. Buon lavoro».
Una raccomandazione a impegnarsi, ad essere "saggia" l´ha rivolta alla Bindi il cardinale Ruini. Poche frasi, scandite dai tempi del cerimoniale, come sempre si fa alla partenza e al ritorno del Papa da una visita all´estero. Mentre la Chiesa appare sempre più affiancata dai partiti della destra, inviare la cattolico-democratica Bindi - che ha testimoniato l´autonomia della politica e si è battuta per i Dico - a dare il bentornato a Benedetto XVI, è stata una scelta non casuale. E Prodi del resto, dell´attenzione per la famiglia intende fare un cavallo di battaglia del governo. Le polemiche sulle associazioni gay non invitate dalla Bindi a Firenze, tengono ancora banco. Il ministro di Rifondazione, Paolo Ferrero è sempre dell´opinione di dare forfait per protesta. «Ma io spero in questi giorni di risolvere quella questione - è ottimista Bindi - La Conferenza sulla famiglia è una grande occasione per tutto il governo».
Nel pomeriggio è andata al Quirinale a illustrare al presidente Giorgio Napolitano il programma della Conferenza, lo stato dell´arte e le critiche parzialmente rientrate dell´associazione dei genitori di omosessuali. Il capo dello Stato aprirà l´appuntamento sulla famiglia. Per distendere il clima, le associazioni gay, che hanno organizzato un controconvegno in quegli stessi giorni sempre a Firenze, aspettano un gesto concreto della ministra. Irruente, Rosy Bindi è abituata a dire quel che pensa, sui Dico (che non escludono i gay) ma anche sulle famiglie e sui ministri al Family day. Aveva criticato Clemente Mastella e Beppe Fioroni per essere andati in Piazza San Giovanni. Ieri al ristorante di Montecitorio è sembrata ignorare Fioroni che le si è avvicinato. «Non è vero, figuriamoci - nega - Uno legittimamente va a manifestare, altri legittimamente non ci vanno. Ci siamo sentiti in questi giorni con Beppe anche per l´assemblea della Margherita, il resto sono bugie».

Repubblica, 15 maggio 2007

Era necessario pubblicizzare che si e baciato per ben tre volte (wao!) la mano del Papa?


Le reazioni della stampa brasiliana

Il viaggio del Papa in Brasile ha avuto una imponente risonanza mediatica nel Continente latinoamericano e non solo. Ascoltiamo in proposito il servizio di Luis Badilla.

Anche le opinioni più critiche riconoscono che Benedetto XVI ha centrato in pieno le questioni principali, offrendo, in ogni istante una prospettiva, una speranza e un cammino. Nessuna formula o ricetta, bensì principi e valori, attorno ai quali costruire consenso sociale, unità e condivisione. Una sintesi compiuta di questa sintonia tra il Papa e i popoli latinoamericani è l’articolato discorso, ieri, col quale Benedetto XVI ha aperto i lavori della V Conferenza invitando i vescovi, e con loro anche i popoli, “a riflettere con fede e coraggio guardando verso il futuro”. Oggi, la quasi totalità della stampa brasiliana, mette in primo piano numerose affermazioni del Papa davanti all’Assemblea continentale dei vescovi. “La Voz di Rio”, con parole di dom Augusto de Queiroz sottolinea:”Il Papa è venuto a baciare la Chiesa latinoamericana e non a darle una tiratina d’orecchie”. “Dario de Noticias” rileva: “Fede in Dio e non nella politica e nell’ideologia”. Molte testate aprono con le parole del Papa sul “fallimento del comunismo e del capitalismo” e altri ancora – come “O Globo” - si riferiscono al risorgere in diverse aree del mondo di “governi autoritari” o di “ideologie che si credevano superate”. “Folha de S. Paulo” parla della simpatia umana del Papa: “timido ma profondamente umano”, scrive, aggiungendo un commento su come Benedetto XVI ha saputo conquistare il cuore dei brasiliani. Mentre la “Gazeta Online” ricorda il richiamo del Papa alla necessità che la globalizzazione sappia seguire solidi principi etici. “Diario do Grande ABC” titola: “Il Brasile vive con Benedetto XVI momenti indimenticabili”. “Correio Popular”, infine, offre un titolo quanto mai opportuno: “Papa Benedetto XVI ci invita a pensare e ad agire”.

Radio Vaticana


Un successo che scuote anche la Chiesa

di Alessandro Gnocchi

Che cosa hanno voluto dirci il milione di manifestanti che sabato hanno sfilato a Roma per il Family day? Se lo chiedono in tanti, preoccupati dall’inusuale mobilitazione di una porzione della società. Le diagnosi si sprecano, e si sprecano pure gli atti d’accusa: una manifestazione antigovernativa, una prova di forza della Chiesa, un simbolo di quel neoguelfismo rinascente e mai morto in Italia, uno schiaffo alla sinistra, e via spoliticando. Ma a noi sembra, molto più banalmente, che il popolo del Family day abbia solo voluto portare nel cuore del Paese, là dove si fanno e disfano le leggi, tre segnali forti e chiari.

Il primo: il matrimonio e la famiglia sono un bene oggettivo, patrimonio di tutti gli uomini, credenti e no. Questa manifestazione ha chiesto a gran voce la liberazione di un prigioniero politico: la laicità, per troppo tempo presa in ostaggio dal gotha degli intellettuali laicisti e dalla sinistra egemonica di stampo radicale e libertario, relegando chi non fosse d’accordo nella comoda riserva indiana del cattolicesimo. Come se non esistesse un problema reale, tangibile e inevitabile: la definizione del nocciolo duro di valori, di contenuti e di beni - morali e talora anche giuridici - che sta sempre alla base di ogni esperienza politica che chiamiamo Stato di diritto. Far credere che, per essere un laico a tutto tondo, devi essere a favore dei Dico è una truffa, prima ancora che morale, intellettuale.

In secondo luogo, questa manifestazione ha spezzato quel sortilegio mediatico in base al quale - ogni volta che qualche frangia progressista entra in azione per spazzare via un pezzetto di tradizione e identità culturale - subito un sondaggio conferma che «il Paese è pronto, la maggioranza lo vuole». Dopo Roma può ripartire un confronto serio e ragionevole fra le diverse anime del Paese, che abbia il coraggio di mettere in discussione il dogma del «totalitarismo democratico»; cioè l’idea per cui la democrazia sarebbe un guscio vuoto, una pura forma dove la volontà di potenza dei più decide qualsiasi contenuto della legge.

Terzo, ma non ultimo per importanza, «contenuto» del Family day: un segnale forte e chiaro che scuote la Chiesa al suo interno. Perché - vogliamo scriverlo senza imbarazzi clericali - se siamo giunti allo scontro politico culturale sui Dico è anche, o forse soprattutto, perché da anni è in atto uno scontro ben più grave e lacerante all’interno dello stesso mondo cattolico. Girando per parrocchie e per diocesi si può toccare con mano l’esistenza di importanti e tutt’altro che marginali defezioni. Che non riguardano solo le associazioni storicamente legate al «cattolicesimo democratico»; non riguardano solo i soliti preti più o meno pittoreschi, in salsa no-global o catto-comunista. Il malessere sale fino alle curie episcopali, nelle quali siedono talvolta vescovi che - parlando sottovoce o tacendo - non condividono ciò che Benedetto XVI o il cardinale Bagnasco vanno insegnando, coerentemente con la dottrina millenaria della Chiesa. Sembra prendere corpo la drammatica profezia di un Papa insospettabile come Paolo VI, il quale nel 1974 preconizzò una Chiesa nella quale si sarebbe diffuso a macchia d’olio «un pensiero non cattolico», capace di diventare forse maggioritario, ma che - concludeva Montini - non sarebbe mai diventato «il pensiero della Chiesa». Fra i credenti si è molto restii a scrivere queste cose, perché si teme possano suonare come un segno di debolezza, o peggio di mancanza di rispetto nei confronti della gerarchia.

Ma noi pensiamo si debba abbandonare ogni indugio, e rendersi conto che siamo giunti a un punto di svolta: c’è un Papa che, nella tempesta della post modernità, lotta per tenere ben saldo il timone della barca di Pietro; ci sono vescovi, biblisti, facoltà teologiche, riviste «cattoliche» che - come una ciurma ammutinata - non vogliono più prendere ordini da lui. E poi c’è il popolo dei fedeli, che mostra segni di insofferenza per pastori che trasformano la dottrina cattolica in un fervorino progressista sulla raccolta differenziata e la pace nel mondo. Forse - almeno noi lo speriamo - la marcia del Family day è un segno che il Papa, da oggi, è un po’ meno solo.

Il Giornale, 15 maggio 2007

Nessun commento: