23 aprile 2008

Vian: «Il viaggio ha svelato oltre Atlantico il volto vero di questo Papa teologo e pastore» (Muolo)


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Vian: «Il viaggio ha svelato oltre Atlantico il volto vero di questo Papa teologo e pastore»

DA ROMA MIMMO MUOLO

Sorprendente. Commovente. Storico. Sono i tre aggettivi che il direttore de L’Osservatore Ro­mano, Giovanni Maria Vian sente di dover spendere per il viaggio del Papa negli Stati Uniti.

«Sorprendente perché, come abbiamo titolato oggi, ha svelato all’America il vero volto del Papa.

Com­movente – aggiunge – come alcuni momenti forti (l’incontro con le vittime degli abusi sessuali e la vi­sita a Ground Zero soprattutto).

E sto­rico perché, al di là degli stessi con­tenuti (penso ad esempio al discor­so dell’Onu sui diritti umani), aiuterà anche il riavvicinamento tra Europa e Usa, insegnando come si possa es­sere laici per amore della religione».

Analizziamo da vicino i diversi a­spetti. Che cosa ha sorpreso di più l’America?

La visita ha permesso a moltissime persone di vedere chi è veramente Benedetto XVI. Non il grande inqui­sitore che ha cambiato veste, ma un Papa teologo e pastore vicino alle persone. Mi ha colpito molto una scritta che ho visto tra i diversi car­telloni:
We love our German Shepherd (amiamo il nostro pastore tedesco), dove con un gioco di parole che noi in Italia conosciamo bene, è stato o­perato un rovesciamento dell’im­magine. La caricatura dell’inizio del pontificato è stata scardinata proprio dal suo modo mite di proporre il Van­gelo.

Un’America che non ti aspetti dun­que?

Certamente. Gli Stati Uniti e il Pon­tefice hanno in comune qualcosa di molto bello: l’apertura mentale, la di­sponibilità al confronto. E forse pro­prio per questo si sono capiti al volo.
Del resto, da cardinale, Papa Ratzinger aveva visitato più volte gli Usa e dunque li conosce bene, come ha anche fatto notare nell’incontro sull’aereo con i giornalisti, co­niando una definizione eccezionale: «Un Paese lai­co per amore della religione».

Un Paese che però vive un momento particolare della sua storia e che sembra in cerca di certezze.

E questo ha senz’altro aumentato il feeling. Bene­detto XVI, infatti, è stato portatore di una proposta fatta con grande rispetto, ma anche con molta chia­rezza. Non un’ideologia, non una morale ci salverà, ma una persona: Gesù Cristo nostra speranza, che non a caso era il leit motiv del viaggio. E l’America, che è un Paese vitale e aperto al futuro, ha colto il messaggio. Si pensi che data l’alta richiesta per la partecipazione alle Messe papali, in alcune parroc­chie si è dovuto procedere al sorteggio, per stabilire chi dovesse essere presente.

Quali sono stati, a suo avviso, i mo­menti più alti della visita?

Da un lato quelli che hanno toccato le corde del cuore. Penso ad esempio all’incontro con le vittime degli abusi sessuali, che ha spiazzato gli osser­vatori, e alla visita a Ground Zero, con l’impressionante silenzio che però ha 'parlato' più di mille discorsi. E dall’altro non bisogna dimenticare l’importanza storica della tappa al­le Nazioni Unite. Senza sottovaluta­re, naturalmente altri momenti co­me la visita alla sinagoga di Park Ea­st, dove ha incontrato tra gli altri il rabbino Jacob Neusner, ampiamen­te citato nel libro su Gesù, e che ha confermato lo smantellamento dei pregiudizi su un presunto arretra­mento del dialogo con l’ebraismo.

In definitiva qual è l’eredità princi­pale di questo viaggio?

Mai un Papa aveva parlato ai rap­presentanti di tante nazioni riunite insieme: erano 192 nell’Assemblea generale dell’Onu. Il suo è stato un discorso di grande politica, che ha ricordato l’importanza dell’Onu e della Dichiarazione dei diritti del­l’uomo, e soprattutto la necessità di ritrovare lo spirito originario di que­sto documento, basato sulla legge naturale, inscrit­ta nel cuore di ogni uomo, e dunque universale. È questa l’unica possibilità che abbiamo per favorire la collaborazione tra uomini di diverse fedi e di di­verse ideologie. Altrimenti il rischio è di decidere i diritti a maggioranza, o a seconda di ciò che mag­giormente conviene ai più ricchi. Il consenso con il quale il discorso è stato accolto fa ben sperare.

© Copyright Avvenire, 23 aprile 2008

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