17 marzo 2007

Rassegna stampa del 17 marzo 2007


In questo spazio vengono riportati gli articoli di stampa sul motu proprio di Benedetto XVI riguardo alla liberalizzazione della Messa tridentina e alla relazione finale della Pontificia Accademia per la vita (gli altri pezzi giornalistici ed editoriali sul "caso" Martini verranno inseriti in un successivo post).
Raffaella





PRONTO IL «MOTU PROPRIO» DI RATZINGER MALGRADO IL PARERE CONTRARIO DELLA CHIESA FRANCESE

C’è il via libera del Papa torna la messa in latino

Con la Pasqua duro colpo all’opposizione lefebvriana

MARCO TOSATTI

CITTÀ DEL VATICANO
Benedetto XVI «libera» la messa tridentina, la cosiddetta messa «in latino» amata - ma non solo - dai seguaci di monsignor Lefebvre, e per questo molto avversata dalle ali «progressiste» della Chiesa. E’ pronto il «motu proprio» del Papa, che dovrebbe essere promulgato fra la festa dell’Annunciazione (il 25 marzo) e la Pasqua. Il testo è blindatissimo; ma secondo indiscrezioni di ottima fonte dovrebbe rovesciare la situazione attuale. Ora i vescovi hanno il potere, grazie anche a una trafila burocratica estenuante, di rendere il più difficile possibile la celebrazione della vecchia messa. Con il motu proprio, il loro ruolo dovrebbe cambiare: non più arbitri, ma controllori. E d’altronde, fa notare un’arguta volpe di Curia, vescovo, «episkopos» significa in greco proprio questo: controllore. Ciò vuol dire che i fedeli che vogliono la messa in latino (un minimo di trenta) hanno il diritto di chiederne la celebrazione, in qualsiasi chiesa, fatte salve alcune condizioni generali di opportunità. La «liberalizzazione» avrà un effetto notevole sui rapporti con i lefebvriani. Li priva di una delle loro armi più potenti, e cioè la denuncia del «tradimento» liturgico compiuto dopo il Concilio Vaticano II, e - secondo molti - contro la volontà dei padri conciliari; li obbliga a dialogare con Roma, facendo balenare il pericolo di «svuotare» il movimento alla base. Se sono un fedele tradizionalista, perché, ora che la messa di San Pio V è «libera», celebrata da sacerdoti in comunione con il Papa, dovrei seguire vescovi e sacerdoti scismatici? Alla fine di febbraio, in una cena di addio prima del ritorno definitivo in Cile, l’ottantunenne cardinale Jorge Medina Estevez, membro della commissione «Ecclesia Dei», incaricata dei rapporti con i lefebvriani, ha detto agli amici porporati che la pubblicazione del «motu proprio» era imminente. Questione di settimane, precisano altre fonti dei Sacri Palazzi.
Anche se l’agguerritissimo partito contrario è sempre sul chi va là. Quando nell’autunno scorso il «motu proprio» ha cominciato a prendere forma concreta, in un’abbazia sull’Aventino, dopo i vespri, si sono riuniti a cena alcuni prelati: fra gli altri, l’abate e un personaggio molto importante dell’entourage papale, notoriamente nemico della messa Tridentina.
Si è parlato di come fosse necessario «aiutare» il Papa, facendogli capire che la liberalizzazione era un errore; si è fatto il nome del vescovo Le Gall, di Tolosa, come di un punto di riferimento in quest’opera. E in effetti Le Gall ha fatto dichiarazioni molto dure, e in rapida successione sono giunti a Roma («la calata dei Galli», commenta qualcuno in Vaticano) il cardinale Lustiger, il suo successore a Parigi Vingt-trois e il cardinale di Bordeaux, Ricard, per fare campagna contro il «motu proprio».
I maligni sostengono che la chiesa francese, che ha visto scendere nel periodo 1978-2006 dal 14% al 4,5% la percentuale di persone che vanno a messa la domenica, teme come il nero veleno lo «sdoganamento» degli amanti della messa tradizionale. Anche perché, secondo dati provvisori, nell’anno accademico in corso nelle 91 diocesi francesi sarebbero entrati in seminario 120 ragazzi; mentre i quattro o cinque seminari «tradizionalisti» vanterebbero ben quaranta ingressi.
La «calata dei Galli» in effetti ha congelato la situazione per un po’, come si attendevano i prelati dell’Aventino, buoni conoscitori del carattere di Benedetto XVI, prudente e quasi timido, di fronte a un’opposizione aperta e decisa. Ma ora, ha confidato a un amico il cardinale Castrillon Hoyos, presidente della commissione «Ecclesia Dei», «il Papa è molto deciso». E nello stesso senso va una dichiarazione che monsignor Malcolm Ranjith, Segretario della Congregazione per il Culto Divino, ha fatto al mensile Usa «Inside the Vatican»: «C’è una crescente richiesta di un ritorno della messa tridentina. E persino alcune figure di rilievo dell’élite culturale hanno fatto appelli sui giornali per il ritorno di questa messa».

La Stampa, 17 marzo 2007


«Tridentina»

Solo l’omelia in italiano

La messa tridentina viene recitata in latino, salvo l’omelia; il sacerdote la celebra rivolto verso l’altare, che è normalmente orientato verso l’Est; l’immagine è quella del celebrante che guida il popolo. E’ caratterizzata da momenti di silenzio e meditazione più ampi di quella post-conciliare; il Vangelo viene letto sempre sul lato destro dell’altare, mentre l’Epistola sul lato sinistro (da cui il termine «in cornu evangelii» e «in cornu epistulae»; la comunione - solo l’ostia, per i fedeli - viene ricevuta in ginocchio, e in bocca.


«Novus ordo»

La comunione anche in mano

La messa del «novus ordo» può essere recitata sia in lingua volgare che in latino. L’altare è orientato verso i fedeli, e così pure il celebrante. Dopo il «Credo» c’è la preghiera universale, a cui partecipano i fedeli. Prima della comunione c’è un’invocazione dello Spirito sulle specie che vengono conscarate (pane e vino), poi l’invocazione dello Spirito sui fedeli. Mentre nella trdientina il bacio di pace era scambiato fra i sacerdoti, nel «novus ordo» il segno di pace è fra tutti. La comunione è possibile riceverla sia in mano che in bocca, e nelle due specie: pane e vino.

La Stampa, 17 marzo 2007

L'atteggiamento di Benedetto XVI in questa circostanza la dice lunga sul suo carattere e sullo spirito democratico e collegiale che egli vuole imprimere alla Chiesa. Non ha emanato il motu proprio di autorita' (come e' nel suo potere), ma ha accettato di ascoltare e di dialogare con i Vescovi francesi, accaniti oppositori del vecchio Messale (non per spirito conciliare, ma per timore di perdere altri fedeli a vantaggio dei tradizionalisti). E' chiaro che poi si deve giunger ad una sintesi ed io trovo straordinario che, finalmente, i fedeli che lo desiderano possano partecipare alla Messa Tridentina. Che male c'e'? Si tratta di una liberalizzazione e non di un'imposizione. Nulla cambiera' in seno alla Messa conciliare. Scommettiamo che molti fedeli si riavvicineranno alle funzioni domenicali? Il caso di Genova, con la Messa in latino di Baget Bozzo, sempre piu' affollata, dovrebbe far riflettere sul bisogno dei fedeli di tornare ad una celebrazione sobria e curata.



“Obiettori per difendere la vita”

CITTÀ DEL VATICANO
La Santa Sede fa appello a una «mobilitazione», «anche a livello politico», «di tutti coloro che hanno a cuore la tutela della vita umana» e invita alla «obiezione di coscienza» su questo tema medici, infermieri, giudici, parlamentari, farmacisti e personale amministrativo. Così si esprime , nella dichiarazione conclusiva della sua assemblea generale la Pontificia accademia per la vita. La riunione ha avuto luogo il 23 e 24 febbraio, sotto la guida del presidente, monsignor Elio Sgreccia. «Sempre più opportuna - afferma la Pontificia Accademia - appare una mobilitazione di coloro che hanno a cuore la tutela della vita umana, una mobilitazione che si deve estendere anche a livello politico: è un’esigenza imprescindibile della giustizia il rispetto del principio di uguaglianza, che esige di onorare e proteggere i diritti di tutti, specialmente nel caso dei soggetti più fragili ed indifesi».
La possibile «coraggiosa» obiezione di coscienza deve essere estesa anche alla cosiddetta «contraccezione di emergenza» (in genere realizzata mediante ritrovati chimici); il documento sottolinea la responsabilità morale di coloro che ne rendono possibile l’uso ai vari livelli, ribadendo il dovere di fornire al pubblico un’informazione completa sui veri meccanismi d’azione e sugli effetti di questi medicinali. L’assemblea ha dedicato i suoi lavori al tema della coscienza cristiana. I partecipanti hanno constatato che la coscienza cristiana «è messa alla prova» non solo dalla cultura, ma anche «dalle norme giuridiche vigenti», sia quelle codificate sia quelle definite dai tribunali e dalle sentenze dei tribunali, che, «in misura crescente e sotto una forte pressione di gruppi coalizzati e influenti, hanno aperto e stanno aprendo la breccia rovinosa delle depenalizzazioni».
Queste introducono «eccezioni al diritto individuale alla vita» e «diversi attentati contro la vita umana», finendo «di fatto per disconoscere che la vita è il fondamento di ogni altro diritto della persona e che il rispetto dovuto alla dignità di ogni essere umano è il fondamento della libertà e della responsabilità».

La Stampa, 17 marzo 2007


"Non c´è più senso del peccato"

Il Vaticano a medici e politici "Obiettori per tutelare la vita"

ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO - «Respingere l´aborto e l´uso dei contraccettivi, specialmente quelli chimici, con una coraggiosa obiezione di coscienza». E´ quanto «raccomanda» - in particolare a «medici, infermieri e politici» - la Pontificia accademia per la vita presieduta dall´arcivescovo Elio Sgreccia, tra i più stretti e ascoltati collaboratori del Papa in materia di bioetica. L´occasione, il documento finale - diffuso ieri dalla Sala stampa della Santa - della assemblea generale dell´Accademia dedicata al tema della coscienza cristiana di fronte a quelle leggi che - a parere della corrente dottrina cattolica - possono mettere in pericolo la difesa della vita, a partire dall´interruzione volontaria della gravidanza. Un richiamo che punta, essenzialmente, a ricordare al cattolico doc il «dovere della coerenza» per la salvaguardia della vita umana «dal concepimento alla morte naturale» in linea con i pronunciamenti di Benedetto XVI e dei suoi predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Ma i primi dubbi - seppur espressi indirettamente - al richiamo vaticano arrivano da Fausto Bertinotti, presidente della Camera, intervistato dal Gr Parlamento. Oltre a definire i Dico frutto di «un compromesso sofferto», Bertinotti vede «nell´idea di proporre un vincolo confessionale per i politici un elemento sostanzialmente contraddittorio con la laicità dello Stato e dello stesso legislatore».
«Sempre più opportuna - si legge invece nel documento della Pontificia accademia per la vita - appare una mobilitazione, anche a livello politico, di quanti hanno a cuore la tutela della vita umana: è un´esigenza imprescindibile della giustizia il rispetto del principio di uguaglianza, che esige di onorare e proteggere i diritti di tutti, specialmente nel caso dei soggetti più fragili ed indifesi». Da qui, il richiamo ad una «coraggiosa obiezione di coscienza» proposto dalla Pontificia Accademia per la vita «a tutti i credenti e gli uomini di buona volontà», in particolare a «medici, infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana individuale, laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo».
«Mobilitazione», dunque, è la nuova parola d´ordine del dicastero vaticano preposto alla tutela della vita. Anche se in Vaticano sanno che non si tratterà di una semplice passeggiata. «Il ricorso all´obiezione di coscienza - lamenta infatti la Pontificia accademia - oggi avviene in un contesto culturale di tolleranza ideologica, che talvolta, paradossalmente, tende a non favorire l´accettazione dell´esercizio di questo diritto, in quanto elemento "destabilizzante" del quietismo delle coscienze. In particolare, per le professioni sanitarie, è difficile l´esercizio del diritto all´obiezione di coscienza, dal momento che questo diritto viene generalmente riconosciuto solo alle singole persone, e non alle strutture ospedaliere o associazioni».
«L´obiezione di coscienza nel nostro ordinamento è prevista solo per la procreazione medicalmente assistita e l´aborto», risponde Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli ordini dei medici. «In altri casi il nostro codice deontologico - spiega Bianco - prevede una clausola di coscienza per il medico, che però deve adoperarsi perché il paziente possa accedere in tempi appropriati al servizio richiesto, come ad esempio l´acquisto della pillola del giorno dopo». Il Papa, quale capo di Stato e di una religione, ha, secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, «il diritto e anche il dovere di chiarire quali sono i principi che esprimono la sua religione. Altro è il sistema di regole civili che governano la comunità. Per cui, è bene evitare guerre di religione e rispettare le diversità di opinione».

Repubblica, 17 marzo 2007


LE REAZIONI
L´Ordine dei medici: obiettore l´80% dei ginecologi. Flamigni: illegale non vendere farmaci prescritti

E negli ospedali scatta l´allarme "Già ora a rischio la legge 194"

MARIA NOVELLA DE LUCA

ROMA - L´ultima denuncia è di pochi mesi fa: "Non ce la facciamo più, se continua così non potremo più garantire l´applicazione della legge 194". Firmato: i medici "non obiettori" di Roma e provincia. Perché il tema è delicato, e l´appello del Vaticano, affinché sanitari e farmacisti cattolici si astengano da quelle pratiche che in modo diretto o indiretto hanno a che fare con la tutela della vita, pone l´accento su una situazione drammatica. Già oggi in Italia circa l´80% dei ginecologi si dichiara obiettore di coscienza, si rifiuta cioè di praticare aborti negli ospedali, con punte che vanno dal 96,6% della Basilicata al 68,6% della Lombardia, costringendo le donne a peregrinare anche di regione in regione. Alcuni nosocomi infatti, soprattutto nelle province governate dal centrodestra hanno addirittura chiuso decine di reparti dove veniva eseguita l´interruzione volontaria di gravidanza.
Un atteggiamento che si sta estendendo al rifiuto di molti medici di somministrare la pillola del giorno dopo. Tanto che, soprattutto nei week end, per le donne, spesso giovanissime, inizia un calvario che le porta di ospedale in ospedale, fino a che un "non obiettore" consegna loro la ricetta. «Se il consultorio è aperto - spiega un medico del San Camillo di Roma - il farmaco viene prescritto dai medici del servizio, o dal medico generico. Ma se una donna ne ha bisogno durante il fine settimana, Pasqua o Natale, allora è molto più difficile, perché spesso i sanitari del pronto soccorso si rifiutano di prescriverla, creando così problemi seri, visto che il tempo massimo entro cui prendere la pillola è di 72 ore». Ad aggravare ulteriormente la situazione, lamenta il medico, «c´è stata da quest´anno l´introduzione del ticket, che ha fatto salire la spesa della pillola a 36 euro, cifra che per un´adolescente può risultare troppo alta».
Una prassi illegittima però, sottolinea Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei Medici. «L´obiezione di coscienza nel nostro ordinamento è prevista solo per la procreazione assistita e l´aborto. Quanto invece alla contraccezione d´emergenza, cioè la pillola del giorno dopo, questa non si può ritenere dal punto di vista scientifico un aborto. Tanto è vero che non prevede le procedure indicate per l´interruzione di gravidanza dalla legge 194. E il medico, deve adoperarsi perché il paziente possa accedere in tempi appropriati al servizio richiesto, come ad esempio l´acquisto della pillola del giorno dopo».
Non può esserci quindi "omissione di cure" e l´appello del Vaticano ai farmacisti si inserisce su un terreno scivoloso. Dove la realtà è piena di ombre, come spiega il ginecologo Carlo Flamigni, membro del Comitato nazionale di Bioetica. «Questo dilagare dell´obiezione di coscienza, che costringe le donne ad affrontare rischiose liste d´attesa per poter effettuare una interruzione di gravidanza, è soltanto in pochissimi casi dettato da reali convincimenti etici o religiosi. La verità - dice Flamigni - è che fare gli aborti è considerato un lavoro minore, che non aiuta nella carriera, magari non è ben visto dai vertici sanitari, e così per assicurare alle donne un diritto, gli ospedali devono prendere medici esterni e personale precario. Sarò provocatorio ma vorrei che tutti questi obiettori fossero costretti ad utilizzare il tempo che si rifiutano di "concedere" alla legge 194, per fare promozione alla cultura della contraccezione. Rispetto all´invito fatto dal Vaticano ai farmacisti credo che questo violi tutte le regole: non è legale rifiutarsi di vendere un farmaco regolarmente prescritto, che sia un anticoncezionale o la pillola del giorno dopo. Il farmacista può finire in tribunale. Davvero non capisco questa nuova crociata della Chiesa, contro quelle che sono leggi dello Stato e diritti civili. Il Paese va da un´altra parte, la gente non li segue più, e questa guerriglia di religione non serve davvero a nessuno».

Repubblica, 17 marzo 2007

Bah! Il diritto all'obiezione di coscienza (quando e' "reale" e non un semplice escamotage per non avere fastidi) e' sacrosanto. Nessuno puo' essere obbligato a fare qualcosa che urta con la propria convinzione morale e religiosa. Mi pare che, accanto al diritto di chi esige questo tipo di prestazione sanitaria (la legge 194 parla chiaro), esiste un altrettanto importante diritto di chi sceglie di astenersi da queste pratiche. E' una questione di liberta'. E smettiamola di parlare di crociata della Chiesa!
E comunque si puo' sempre chiedere un parere al Cardinale Martini...


Il Vaticano a politici e medici: obiezione di coscienza per la vita
E sulla radio della Santa Sede: chi fa la Comunione non voti i Dico Prodi: la politica deve ascoltare le domande nuove della società

M. Antonietta Calabrò

ROMA — Anche ieri dal Vaticano sono giunti segnali a tutto campo affinché la presenza dei cattolici, in Italia e nel mondo, sia caratterizzata sempre più da una propria specifica identità culturale e sociale. «Coerenza eucaristica significa dire "no" a leggi eversive della famiglia», ha affermato il vescovo Luigi Negri intervistato alla Radio Vaticana sull'Esortazione apostolica di Benedetto XVI e il suo invito ai politici ad agire in modo da non contraddire il sacramento fondamentale della vita cristiana. Papa Ratzinger ha ribadito, ricevendo l'ambasciatore peruviano, che «la Chiesa ha il dovere di diffondere la verità sull'essere umano» e di promuovere la dignità della persona e della vita dall'inizio alla fine. E la Pontificia Accademia per la vita ha spronato all'obiezione di coscienza sempre quando c'è il rischio di distruzione di vite umane. Sul versante politico, invece, il presidente del Consiglio Romano Prodi, parlando del futuro Partito Democratico, ha usato le parole simili a quelle del cardinale Martini, mettendo l'accento sull'ascolto delle richieste della società. «L'ispirazione religiosa e la fedeltà ai propri convincimenti — ha detto — non è in contrasto, ma anzi indirizza e orienta l'esercizio della responsabilità politica che va svolta con spirito aperto e disponibilità all'ascolto delle domande nuove che vengono dalla società e che attendono risposte equilibrate e realistiche». In direzione opposta si sta nuovamente ricomponendo l'intergruppo parlamentare dei cattolici che si riunirà, dopo molti mesi, martedì prossimo.

OBIEZIONE DI COSCIENZA — L'appello della Pontificia Accademia per la vita nasce dalla costatazione che si vanno legittimando sempre più diversi attentati contro la vita umana, e c'è «una forte pressione di gruppi coalizzati e influenti, che ha aperto e sta aprendo la breccia rovinosa delle depenalizzazioni» non solo nelle leggi vere e proprie ma anche nelle sentenze dei tribunali. «Doverosa, quindi, una coraggiosa obiezione di coscienza da parte di medici,infermieri, farmacisti e personale amministrativo, giudici e parlamentari, ed altre figure professionali direttamente coinvolte nella tutela della vita umana laddove le norme legislative prevedessero azioni che la mettono in pericolo». Un diritto che spesso non viene accettato «in quanto elemento destabilizzante del quietismo delle coscienze». Un diritto cui invece bisogna ricorrere anche nei confronti «della cosiddetta contraccezione di emergenza nel caso in cui i suoi effetti siano abortivi».

EUCARESTIA — «Il mio commento, ha spiegato monsignor Negri, non può essere sintetizzato con l'affermazione "no alla Comunione per i politici incoerenti"». Però «chi celebra l'Eucaristia — sono queste le parole testuali di Negri — non può poi tollerare e consentire leggi che sono evidentemente eversive dell'antropologia personale e familiare che dall'Eucaristia scaturisce». Per mons. Negri, il richiamo del Pontefice diviene ancora più stringente in quanto l'Eucaristia è vissuta oggi «dentro la pressione di un'ideologia certamente anticristiana, che è particolarmente forte e pervasiva in tutto il mondo».

ATTACCO AI TEODEM — Significativamente il messaggio di Prodi era indirizzato ai Cristiano-sociali di Mimmo Lucà, che ha attaccato duramente i «teodem». L'accusa è «di sovrapporre fede alla responsabilità politica, contrasteremo le tentazioni di costituire una corrente cattolica». Per il segretario dei Ds, Piero Fassino il «Partito democratico promuoverà il dialogo tra fede e politica». Il sindaco di Roma, Walter Veltroni, infine, ha detto che «sui temi etici si vota secondo coscienza: preoccupa che il confronto si sia partitizzato e le prese di posizione ricalchino gli schieramenti politici».

Corriere della sera, 17 marzo 2007


IL TEOLOGO
«Nessun divieto, decidano i singoli»


ROMA — Per quasi vent'anni è stato capoufficio della Congregazione della Fede retta da Joseph Ratzinger e ha lavorato a gomito a gomito con Tarcisio Bertone oggi segretario di Stato vaticano, Adriano Garuti, francescano, teologo insegna alla Lateranense. I politici cattolici che votano leggi contrarie al magistero possono a fare la Comunione? Risponde: «Nella Esortazione del Papa non c'è nessuna esclusione positiva dalla Comunione. È un'attenzione che dovrebbero prendere gli stessi cattolici che si pongono in queste situazioni. Devono essere i singoli individui a capire se non sono nella condizione di ricevere l'Eucarestia che è il sacramento di unità della Chiesa». «C'è sempre da tenere conto anche delle condizioni soggettive di ognuno — conclude Garuti — ma obiettivamente l'insegnamento della Chiesa è chiaro e siamo in un campo di questioni fondamentali, oggetto di pronunciamenti definitivi del magistero».

Corriere della sera, 17 marzo 2007


IL GIURISTA

Mirabelli: una provocazione che aumenta la libertà di tutti

Gianna Fregonara

ROMA- Bene a qualsiasi contributo che interroghi le coscienze e faccia pensare. Sì al riconoscimento dell'obiezione di coscienza, che «è un diritto assoluto delle persone». Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte Costituzione e giurista di ispirazione cattolica, punta l'attenzione sull'importanza dell'obiezione di coscienza, «come principio di libertà che completa un ordinamento giuridico» perché evita di scaricare sui singoli «la contraddizione tra ciò che la coscienza detta e l'ordinamento impone».
Dice l'Assemblea della Pontificia Accademia che la libertà di coscienza, specie nel settore medico, in Italia è mal tollerata.
«Non saprei. Non dimentichiamo che l'obiezione oltre che un'affermazione di libertà è sempre anche una provocazione all'ordinamento. E lo è nel senso che sollecita la riflessione di tutti ed è uno stimolo contro il conformismo e l'acquietamento delle coscienze».
Ma c'è nel nostro ordinamento una contraddizione tra il principio riconosciuto e la possibilità di avvalersi dell'obiezione?
«Il nostro ordinamento riconosce questo diritto per determinati campi. Ma ricordo le polemiche quando si cominciò a introdurre l'obiezione al servizio militare. Chi doveva valutare le convinzioni e gli orientamenti degli obiettori e poi c'erano i problemi dei servizi alternativi».
Con la crescente importanza che assumono i temi relativi alla vita e alla morte, l'ordinamento andrebbe aggiornato nella parte che tutela l'obiezione di coscienza?
«Dipende dai settori. In quello medico è previsto anche il rinvio a norme deontologiche. La prima volta che si è parlato di obiezione è stato nella legge sull'aborto. Il principio è sancito anche se ci sono stati molti problemi di interpretazione e in particolare si è discusso a chi fosse garantito il diritto di obiettare. Mi ricordo che si era posto il problema per il giudice tutelare, che in determinate circostanze quando è coinvolto un minore, è chiamato a decidere».
E per quanto riguarda la morte, l'eutanasia, l'accanimento terapeutico?
«Il diritto del malato a rifiutare le terapie è costituzionale. Passare dall'accanimento terapeutico all'eutanasia richiede giudizi di natura tecnica e morale che ci porterebbero lontano. Ma deve essere tenuta la linea di principio che la persona non deve essere obbligata a compiere per forza atti in questi settori che coinvolgono la coscienza: quanto più viene tutelata la posizione della coscienza che evita di creare un conflitto di lealtà che scarichi sulla persona i contrasti tra ordinamenti, tanto maggiore è l'ampiezza dei diritti individuali».
La Pontificia Accademia protesta perché è difficile fare obiezione se è un atto individuale, mentre sarebbe meglio se fosse riconosciuto il diritto all'obiezione alle strutture ospedaliere o alle associazioni. Sarebbe possibile?
«Il problema si è posto di recente in Gran Bretagna. E lì il diritto di obiezione alle associazioni è stato negato. L'obiezione di coscienza solitamente viene considerata come un fatto individuale, ma certamente riconoscerlo anche alle istituzioni che si ispirano a determinati valori ideali potrebbe creare una maggiore sfera di libertà. Sempre che sia salvaguardato il funzionamento del sistema».
Il documento della Pontificia Accademia è un'ingerenza?
«Non lo ritengo un atto polemico. Per i problemi legati alla vita e alla morte forse sarebbe opportuno aprire una grande discussione. E credo che se riuscissimo a non vedere tutto in funzione della quotidianità del nostro Paese e, di fronte a problemi che sono grandi, potessimo avere possibilità di riflessione grandi, senza polemizzare, forse ci sarebbe più possibilità di dialogo e di superamento di un pregiudizio».

Corriere della sera, 17 marzo 2007

Ingerenza...ingerenza...chissa' come mai e' ingerenza solo quella del Vaticano.

2 commenti:

Amico ha detto...

Rafaella, do you have the actual link to this story in La Stampa?

Raffaella ha detto...

Ciao Amico, non c'e' link gratis.
Serve un abbonamento online.
Ciao