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21 gennaio 2008

L’Italia riscopre la ricchezza del rito di Pio V


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CELEBRARE LA FEDE

Il documento del Papa sul messale in latino approvato da Giovanni XXIII nel 1962 ha trovato applicazione in tutte le regioni

L’Italia riscopre la ricchezza del rito di Pio V

DA ROMA MIMMO MUOLO

Non è rimasto certamente inapplicato nelle diocesi italiane il motu proprio Summorum Pontificum di Bene­detto XVI.
Diverse diocesi, più o meno in tutte le regioni della Pe­nisola, hanno, infatti, prontamen­te raccolto le indicazioni del Papa e, ove ci sono state esplicite ri­chieste da parte di gruppi di fede­li, hanno messo a disposizione chiese (per lo più rettorie, ma in alcuni casi anche delle parroc­chie), per la celebrazione in de­terminati orari della Messa secon­do il Messale di san Pio V nell’edi­zione del 1962, promulgata dal beato Giovanni XXIII. Il quadro della situazione che presentiamo in questa pagina non è certamen­te esaustivo delle iniziative prese in tutta Italia, ma può offrire una prima idea della situazione.

Biso­gna ricordare, inoltre, che in pa­recchie Chiese locali non si parti­va certamente da zero, poiché ce­lebrazioni secondo il vecchio rito esistevano già, in seguito all’in­dulto di Giovanni Paolo II.

In que­sti casi, dunque, oltre ad una con­ferma della prassi precedente, la promulgazione del motu proprio ha costituito l’occasione per una catechesi di approfondimento del valore della liturgia, anche alla lu­ce della Costituzione apostolica
Sacrosanctum Concilium, ampia­mente richiamata, del resto nel documento di Benedetto XVI. Si veda a questo proposito un re­cente incontro dei vescovi del Tri­veneto, che hanno messo al cen­tro della loro riflessione la vita li­turgica, la partecipazione alla Messa nelle comunità e il valore della festa, sottolineando «l’im­portanza di valorizzare la dome­nica – anche contro il rischio di un consumismo disumano – e risco­prire in essa l’incontro comunita­rio della Messa quale dono del Si­gnore ».
A Venezia, ad esempio, la possibi­lità di celebrare secondo il rito di San Pio V esiste già dal 1984 e la chiesa ciò preposta è quella di San Simeon Piccolo, non lontano dal­la stazione ferroviaria. Fino a tre anni fa la Messa veniva celebrata da un sacerdote diocesano, men­tre negli ultimi tempi la celebra­zione è stata affidata a un sacer­dote della Fraternità sacerdotale di San Pietro, la cui presenza non si limita all’Eucaristia, ma si e­stende anche alle confessioni, al­la recita dei Vespri e all’animazio­ne della comunità di fedeli. Nella chiesa, infatti, c’è anche un grup­po di persone che si formano al canto gregoriano. Il sacerdote è re­golarmente inserito nel presbite­rio diocesano e partecipa alla Mes­sa crismale del Giovedì santo.
Anche a Treviso il motu proprio ha confermato una consuetudine che risale al 1999. Da allora, infatti, o­gni sabato precedente la prima do­menica del mese si celebra secon­do il messale pubblicato da Gio­vanni XXIII nella chiesa di San Li­berale a Porta Altinia curata dai sa­cerdoti oblati diocesani.
Stessa situazione anche a Napoli,dove si celebra tutte le domeniche e le feste di precetto nella rettoria di Santa Maria della Catena, vici­na a Castel dell’Ovo, e a Firenze, dove la Messa secondo il vecchio rito già esisteva in base all’indul­to di Papa Wojtyla. Due le chiese in cui era ed è possibile partecipar­vi: l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote (dove la celebrazione è quotidiana) e la Confraternita di San Francesco Poverino che ha u­na periodicità variabile, a seconda delle esigenze. In seguito al motu proprio di Benedetto XVI si sta stu­diando la possibilità di celebrare secondo il vecchio messale anche in due parrocchie.
Sono due anche a Bologna le chie­se deputate a questo particolare servizio liturgico: Santa Maria del­la Pietà in via San Vitale, dove la Messa è celebrata tutte le dome­niche e nelle feste di precetto alle 18 (anche con una buona parteci­pazione di giovani) e la chiesa del­l’oratorio dei Padri Filippini.
Anche nella diocesi di Roma la possibilità di celebrare secondo il messale di San Pio V esiste da di­versi anni. Naturalmente dopo l’indulto di Giovanni Paolo II. Il motu proprio, dunque, ha confer­mato la situazione precedente. Le chiese (nessuna delle quali è par­rocchiale) sono diverse: Gesù e Maria a via del Corso (la domeni­ca e feste di precetto alle 10), San Gregorio dei Muratori, dove cele­brano i sacerdoti della Fraternità sacerdotale di San Pietro (alle 9, alle 10,30 e alle 18,30 nei festivi; al­le 7,15 e alle 18,30 nei giorni feria­li); San Nicola in Carcere (dome­nica e feste di precetto alle 9,15, giorni feriali alle 12,15). Si celebra anche nella Basilica di Santa Ma­ria Maggiore (e più precisamente nella Cappella del Santissimo Cro­cifisso) l’ultimo mercoledì del me­se alle 16,30.
Possibilità di partecipare alla Mes­sa secondo il vecchio rito ci sono pure a Genova. Si celebrava già in base all’indulto e si continua a far­lo anche oggi nella chiesa di San Carlo in via Balbi (ogni domenica alle 11), a cura della Congregazio­ne Fraternità della Santissima Ver­gine Maria. Si celebra poi nella parrocchia di Fegino: la terza do­menica del mese alle 17 nella chie­sa principale e il primo venerdì del mese alle 16,30 in quella succur­sale. Cadenza settimanale (il sa­bato alle 17) ha la Messa nella chie­sa di San Pancrazio dei Cavalieri di Malta, mentre nella parrocchia di Santo Stefano, la celebrazione si svolge una volta al mese a cura dei Cavalieri del Santo Sepolcro.
Nella diocesi di Pesaro c’è stata u­na sola celebrazione, subito dopo la pubblicazione del motu proprio, mentre a Macerata, la prima Mes­sa con il messale del 1962 è stata celebrata lo scorso 3 gennaio nel­la parrocchia del Santissimo Cro­cifisso, vicaria di Tolentino. Si con­tinuerà a cadenza mensile. A Pa­lermo, invece, si celebra a San Ba­silio tutte le domeniche e nelle fe­ste di precetto (ore 20).
Così, anche attraverso queste e­sperienze, e le altre in atto nelle diocesi italiane, si sperimenta quanto il Papa scriveva nella let­tera ai vescovi che accompagnava la pubblicazione del motu proprio. «Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Mis­sale romanum. Nella storia della Liturgia c’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e gran­de, e non può essere improvvisa­mente del tutto proibito o, addi­rittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti – concludeva Bene­detto XVI – conservare le ricchez­ze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e dar loro il giusto posto».

© Copyright Avvenire, 21 gennaio 2008

Purtroppo non in tutte le diocesi c'e' questa apertura...
R.

SAN MARINO

Da Negri un telegramma a Benedetto XVI: «Così educhiamo le comunità a una fede viva»

«La diocesi di San Marino-Montefeltro, stretta attorno al suo Pa­store, ha accolto con gratitudine e responsabilità il motu proprio Summorum Pontificum riconoscendo nelle direttive proposte dalla santità vostra una più ampia possibilità di educazione del popolo cristiano ad una fede che divenga realmente forma della persona e presenza viva nell’intera società». Così scrive monsignor Luigi Ne­gri, vescovo di San Marino-Montefeltro, in un messaggio inviato a dicembre al Papa. È uno dei frutti del recente motu proprio di Be­nedetto XVI, che ha trovato applicazione anche nella diocesi roma­gnola, dove la Messa secondo il messale del 1962 viene celebrata a Sant’Agata Feltria (Montefeltro) ogni domenica in un orario distin­to dalle celebrazioni eucaristiche della comunità parrocchiale. «La nostra diocesi – prosegue il messaggio – non ha potuto non senti­re pena per un persistente silenzio di troppo mondo cattolico che sembra rivelare quanto meno disagio se non distanza dalle vostre direttive, e non può non indicare come fonte di preoccupazione prese di posizione pubbliche che sono suonate problematiche nei confronti del magistero di vostra santità». Per questo il presule, ri­conferma la fedeltà al Successore di Pietro e conclude confidando che «tale nostra fedeltà, che abbiamo inteso esplicitare con questo gesto, la conforti nel suo servizio». (M.Mu.)


POTENZA

A Bella la liturgia accompagnata dalla catechesi Una comunità per ora di circa trenta persone si riunisce una volta al mese a Santa Maria Assunta, nel paese di Bella (Potenza) per celebrare secondo il Messale del 1962.
Così nella diocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo è stato recepito ed applicato il motu proprio di Benedetto XVI «Summorum Pontificum». Non ci si è limitati, però, alla celebrazione della Messa, spiega l’arcivescovo, monsignor Agostino Superbo. «Dopo la richiesta da parte dei fedeli, il parroco ha tenuto un’apposita catechesi sul significato della liturgia, che come insegna il Papa, rimane una sola, anche in presenza di due forme diverse dello stesso rito, e sono stati preparati i sussidi liturgici». Un camino di accompagnamento e approfondimento che proseguirà anche in futuro. (M.Mu.)

© Copyright Avvenire, 21 gennaio 2008

18 gennaio 2008

Messa tridentina: cambia la preghiera per gli Ebrei (Tornielli per "Il Giornale")


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Mettiamo bene le cose in chiaro: alla Sapienza ieri ci sono state poche proteste perchè non c'era il Papa

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Mancata visita del Papa alla Sapienza: volantino di Lista Aperta di Roma3

Il Premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia: "Col Papa un «incidente» che fa male alla salute della scienza italiana"

La censura che ha impedito al Papa di parlare alla «Sapienza» è lo specchio di una debolezza culturale. Parla il filosofo Rémi Brague

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Walter Brandmüller: «Joseph Ratzinger? Il più laico dei docenti». Il caso Feyerabend? «Ignoranza loro»

Certo non annullata, quell'assenza è stata riempita (Cardia per "Avvenire")

Studenti spaesati e politici affranti e Ratzinger vince la sfida mediatica (Repubblica)

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I soprusi di chi predica libertà (Vincenzoni per "Il Tempo")

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Brani del discorso di Benedetto XVI alla "Sapienza": video H2O

E il pontefice disse: "Non temo per me ma per quei ragazzi" (La Rocca per "Repubblica" spiega i retroscena del rifiuto del Papa)

Scalfari sbotta ed insulta nuovamente il Papa: restauratore, teologo mediocre, politicamente e culturalmente inconsistente (Valli per il tg1)

Flores D'Arcais cerca di giustificare l'intolleranza laicista ma fa autogol...

Card. Ruini: "Domenica non sarà un comizio, l'Angelus è una preghiera. Qualsiasi altro intento sarebbe non gradito"

Il rettore della Sapienza, il sindaco di Roma e gli studenti amareggiati per l'assenza di Benedetto XVI. Manifestanti bloccano mons. Enzo Dieci (R.V.)

Uomini adatti alla fuga davanti al Papa dialogante. Solo un occhio offuscato può descrivere l’Italia in preda a falangi oscurantiste vaticane

Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell’università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede! (il discorso che il Papa non pronuncera' alla Sapienza)

IL PAPA E L'OSCURANTISMO INTOLLERANTE DEI LAICISTI UNIVERSITARI: LO SPECIALE DEL BLOG

Cambia l’antico messale Pronto un testo più «vicino» agli ebrei

di Andrea Tornielli

Benedetto XVI ha deciso di riformulare il testo della preghiera per gli ebrei contenuta nel messale tridentino liberalizzato dal recente Motu proprio «Summorum Pontificum»: la pubblicazione del nuovo testo, interamente riformulato, dovrebbe avvenire a giorni. Sparisce il riferimento all’«accecamento» del popolo ebraico. La nuova versione entrerà in vigore già nelle celebrazioni dei fedeli che seguono il rito antico della prossima Settimana Santa.

Nel vecchio testo si pregava – in latino – per la conversione degli ebrei chiedendo a Dio di sottrarre «quel popolo... alle sue tenebre» e di rimuoverne «l’accecamento» (termine mutuato da una delle lettere di san Paolo). Come si ricorderà, dopo la pubblicazione del Motu proprio che liberalizzava la Messa preconciliare, molte voci preoccupate si erano levate dal mondo ebraico. I rabbini capi di Gerusalemme, guide spirituali delle comunità sefardita e aschenazita, avevano scritto a Ratzinger per chiedere la modifica della preghiera del Venerdì Santo.

Va ricordato che il cammino di avvicinamento era iniziato già sotto Pio XII, il quale aveva fatto precisare dalla Congregazione dei Riti che l’antica formulazione «pro perfidis judaeis» stava a indicare «per i giudei che non hanno la fede». Papa Pacelli reintrodusse inoltre la genuflessione per quella preghiera. Giovanni XXIII, fin dal 1959, eliminò sia il «perfidis» che il successivo riferimento alla «perfidia» giudaica. Il testo emendato da Papa Roncalli, nell’edizione del 1962, l’ultima del messale antico prima della riforma post-conciliare, è stato liberalizzato da Benedetto XVI nei mesi scorsi.
Nella preghiera erano rimasti riferimenti all’«accecamento» e alle «tenebre» del popolo ebraico. «Quella preghiera ci preoccupa – aveva detto al Giornale lo scorso settembre il rabbino Giuseppe Laras, presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia –.
Temiamo che quelli che leggono possano fare due più due e ragionare in questi termini: se noi preghiamo perché Dio tolga l’accecamento dagli ebrei significa che essi sono fuori dalla verità e questo può spingere fino all’antisemitismo».
Vescovi e prelati impegnati nel dialogo con il mondo ebraico hanno sollecitato la Santa Sede a intervenire e un’apertura in questo senso era stata manifestata lo scorso luglio dal cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone che, a Pieve di Cadore, aveva parlato della possibilità di una correzione. Benedetto XVI ha approntato una bozza per la nuova preghiera che dovrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Secondo alcune indiscrezioni, nella nuova versione, pur essendo stati omessi i passaggi ritenuti offensivi dagli ebrei, sarebbe comunque rimasto l’accenno al vecchio impianto della preghiera, quello alla conversione. Proprio su questo argomento era intervenuto il segretario della Congregazione per la dottrina della fede (dal 2003 al 2005 vice dell’allora cardinale Ratzinger), monsignor Angelo Amato, spiegando al quotidiano Avvenire che «nella messa noi cattolici preghiamo sempre, e per primo, per la nostra conversione. E ci battiamo il petto per i nostri peccati. E poi preghiamo per la conversione di tutti i cristiani e di tutti i non cristiani. Il Vangelo è per tutti».

La decisione di Benedetto XVI è una mano tesa alla comunità ebraica, che ha invitato il Pontefice a visitare la Sinagoga di Roma. È noto che Ratzinger desidererebbe molto potersi recare in Israele nel 2009, anche se le condizioni attuali delle trattative bilaterali tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede per la soluzione di alcuni problemi giuridici e amministrativi non lasciano per il momento ben sperare.

© Copyright Il Giornale, 18 gennaio 2008 consultabile online anche qui

4 gennaio 2008

Precisazioni sull'articolo di Galeazzi e Di Giacomo e umile richiesta di rettifica di quanto scritto su e contro questo blog


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Cari amici, nell'articolo de "La Stampa", a firma di Giacomo Galeazzi e Filippo di Giacomo, dal titolo "Conciliari" in rivolta contro Benedetto XVI, si cita anche il nostro blog. Rileggiamo le frasi:

A gridare «dagli al liturgista», da qualche mese sono soprattutto alcuni siti (in particolare, Petrus e il blog di Papa Ratzinger) che, in modo più cosciente di quanto dichiarino, hanno sostituito quegli anonimi «cultori della verità» che hanno costellato gli anni del pontificato di Giovanni Paolo II con pamphlet più o meno curiosi.
Sono talmente "cattolici" da sentirsi autorizzati a fare lezione al Papa: «Benedetto XVI non ha bisogno di fare teatro perché le sue parole forti composte e tenere arrivano direttamente al cuore; non serve essere teatrali per farsi amare e seguire. Giovanni Paolo II passerà alla storia come il Papa dello spettacolo, del samba ballato con i giovani, delle messe che sembravano più degli show che delle vere messe e su tutto questo è pesato senza dubbio il personaggio, se così si può definire, di monsignor Piero Marini».
E, sempre più infervorati dal ruolo di precettori del cattolicesimo universale: «Sospendiamo, per carità cristiana, ogni giudizio sulle stravaganti liturgie che ha portato in scena quando era Maestro delle cerimonie di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ma non possiamo tacere sulla vergognosa, ributtante ed offensiva conferenza stampa inglese durante la quale, presentando un suo libro, ha denunciato il presunto ostruzionismo della Curia romana nell’attuazione del Concilio».
Commentano su www.korazym, sito dei papaboys, i ragazzi che dopo le messe di Papa Wojtyla, continuano a partecipare a quelle di Benedetto XVI: «Storia ironica di un pontificato, eletto sempre più a vessillo da chi all'apertura fiduciosa preferisce gli spazi angusti della conservazione». «Giuda!», è stata la risposta dei monopolisti del cattolicesimo ratzingeriano.

Iniziamo con le precisazioni: questo spazio si chiama "Papa Ratzinger blog" ed e' nato come mio personale omaggio a Benedetto XVI. Perche'? In pochi lo sanno e sicuramente le motivazioni della nascita di questo blog non saranno rese pubbliche essendo "mie questioni del tutto personali".
Non si tratta, quindi, del "blog di Papa Ratzinger", come erroneamente scritto nel pezzo citato, visto che, a quanto risulta, il Santo Padre non possiede un blog.
Nell'articolo di Galeazzi e Di Giacomo questo spazio virtuale viene tirato in ballo a sproposito e, nemmeno troppo velatamente, criticato e denigrato.
Di tutte le frasi citate fra virgolette solo una e' presente in questo blog. Si tratta della prima
:

"Benedetto XVI non ha bisogno di fare teatro perché le sue parole forti composte e tenere arrivano direttamente al cuore; non serve essere teatrali per farsi amare e seguire. Giovanni Paolo II passerà alla storia come il Papa dello spettacolo, del samba ballato con i giovani, delle messe che sembravano più degli show che delle vere messe e su tutto questo è pesato senza dubbio il personaggio, se così si può definire, di monsignor Piero Marini"

Queste parole NON SONO ATTRIBUIBILI AL PAPA RATZINGER BLOG!!!!!
Si tratta di una scorrettezza inaccettabile. Esse si trovano qui
:

Franco Zeffirelli si offre come "consulente mediatico del Papa" (una deludente intervista per "La Stampa")

Tuttavia non fanno parte del post principale, scritto da me, proprietaria del Papa Ratzinger blog, ma in due commenti diversi allo stesso post.
Dette parole quindi sono "commenti" e non possono in alcun modo attribuirsi a questo blog.
Questa la prima scorrettezza. La seconda sta nell'avere "messo insieme" due commenti diversi: il secondo e il decimo. Dall'articolo della Stampa sembra addirittura che il blog attacchi Giovanni Paolo II.
NON E' COSI'! E la stessa autrice dei due post "assemblati" lo spiega chiaramente solo che, chissa' come mai, questi suoi commenti sono stati ignorati. Provate e a leggere per credere...
Volete citare il blog ed i commenti degli amici che scrivono qui (che condividono o meno la mia impostazione)? Bene!!! Ma fatelo per intero e non citando solo cio' che fa comodo.
I commenti al motu proprio Summorum Pontificum sono moltissimi (mai argomento e' stato piu' "gettonato") e si e' dato spazio sia ai commenti positivi (la maggioranza, e' vero!) sia a quelli negativi. L'unico limite e' l'educazione ed il rispetto!
Ulteriore precisazione: questo blog e' completamente e prettamente amatoriale: nessuno qui e' giornalista per cui non qui non ci sono articoli ed editoriali, ma viene esclusivamente riportato il pensiero altrui che poi noi commentiamo, nel bene e nel male perche' qui vige l'assoluta liberta'.
In questo blog, cari Galeazzi e Di Giacomo, che salutiamo visto che ci leggono, vengono riportate piu' voci, piu' articoli, piu' commenti, piu' editoriali e, qualora essi si rivelassero infondati, viene pubblicata anche la rettifica immediata. E' accaduto piu' volte in questi mesi.
Quanto alla polemica sull'editoriale di Korazym, sono stati pubblicati tutti i post (se non offensivi) e le precisazioni dei dottori Matteo Spicuglia e Serena Sartini. Nello stesso post altri amici del blog hanno riportato gli editoriali di Petrus perche' e' giusto sentire entrambe le campane, senza censure verso gli uni o gli altri.
Noto che e' stata ignorata anche la precisazione dei Papaboys.
Ma le frasi che piu' mi offendono (e che offendono gli amici che scrivono qui) sono le seguenti
:

"Sono talmente "cattolici" da sentirsi autorizzati a fare lezione al Papa"

"E, sempre più infervorati dal ruolo di precettori del cattolicesimo universale"

«Giuda!», è stata la risposta dei monopolisti del cattolicesimo ratzingeriano

L'articolo di Galeazzi e Di Giacomo non distingue fra questo blog e Petrus (scorrettezza) e ci attribuisce colpe che non abbiamo.
E qui arrivano altre precisazioni.
Non ho creato solo il Papa Ratzinger blog, ma anche altri tre spazi virtuali: "Il Magistero di Papa Benedetto XVI", "Curiosità su Papa Ratzinger - Benedetto XVI" e "Papa Benedetto XVI: gli speciali del blog".
Ognuno dei quattro blog ha caratteristiche specifiche.
NESSUNO HA MAI PRETESO DI "DARE LEZIONI AL PAPA" E TANTO MENO SI ERGE A "MONOPOLISTA DEL CATTOLICESIMO RATZINGERIANO".
Tutto cio' offende profondamente me ed il blog. In questo spazio virtuale vengono proposti moltissimi articoli, quotidianamente. Sto molto attenta a differenziare quello che e' il pensiero del giornalista e quello che e' IL MIO PENSIERO! I miei commenti sono sempre scritti in corsivo, sopra o sotto l'articolo, e sono sempre firmati come Raffaella o R.
Mai e poi mai qui qualcuno si e' permesso di interpretare il Magistero del Papa che si trova INTERAMENTE nel blog ad esso dedicato. Sto attenta persino ai titoli dei post che propongono discorsi ed omelie.
Una cosa sono i commenti, miei e degli amici del blog, altra cosa e' il Magistero del Papa.
Questo deve essere chiaro, ora e sempre
!
Detto questo, faccio l'ultima precisazione: NON CAMBIERA' NULLA NELL'IMPOSTAZIONE DEL BLOG. I commenti, tutti i commenti, sono ben accetti se rispettano la regola della buona educazione. Il blog e' aperto a tutti sia che siano d'accordo con me o che dissentano. Esempi ne abbiamo moltissimi...
Chiedo, quindi, la rettifica di quanto scritto nell'articolo di Galeazzi e Di Giacomo. Si tratta di una richiesta umile, non di un obbligo.
Cari amici del blog, un salutone a tutti e grazie per l'affetto
:-)
Raffaella

"Conciliari" in rivolta contro Benedetto XVI. Galeazzi e Di Giacomo per "La Stampa". Viene citato a sproposito anche il nostro blog!


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"Conciliari" in rivolta contro Benedetto XVI

Da Londra l'attacco alla messa in latino e alla "controriforma"

FILIPPO DI GIACOMO, GIACOMO GALEAZZI

CITTA' DEL VATICANO

La guerra di Piero: la Curia contro il Concilio. Ha dovuto evitare Roma e il Vaticano l’arcivescovo Piero Marini, dal 1987 fino allo scorso ottobre Maestro delle Cerimonie Pontificie, e chiedere ospitalità al cardinale di Londra Cormac Murphy O’Connor, per il lancio del suo libro di memorie liturgiche. Ultimo episodio di una polemica che nessuno comprende più, forse neanche coloro che la stanno animando. E’ nata a luglio, quando Benedetto XVI ha promulgato il motu proprio Summorum Pontificum, un atto di liberalità pastorale a favore di quei fedeli – circa cinquecentomila su un miliardo e 200 milioni di cattolici - che dicono di ancorare la loro spiritualità alle forme dell’ordinamento liturgico in uso prima del 1964.

Nel mondo cattolico il motu proprio non ha prodotto alcuna rivoluzione copernicana, non ha svelato alcuna vena sotterranea del fiume celebrativo che attraversa le comunità locali, non ha proiettato né ombre né luci sul vissuto quotidiano dei sacerdoti e dei fedeli. Nonostante ciò, chi vuol parlare di liturgia e di Concilio deve allontanarsi da Roma. Piero Marini, universalmente riconosciuto come uno dei traduttori più fedeli del dettato conciliare in materia di riti, è sempre stato considerato un collaboratore tra i più solerti, discreti e apprezzati di Giovanni Paolo II. “A challenging reform: Realizing the Vision of the Liturgical Renewal” (Una riforma difficile: l’attuazione della visione del rinnovamento liturgico), il saggio che ha presentato a Londra il 14 dicembre scorso, è un libro che ripercorre gli anni del Concilio Vaticano II e quelli immediatamente successivi, quando si realizzò il passaggio dalla messa tridentina, in latino, a quella odierna nelle lingue vernacolari, le oltre 1500 lingue oggi usate nella liturgia cattolica per condividere la Parola e celebrare l’Eucaristia.

La riflessione di Marini copre il periodo che va dal 1963, anno dell'approvazione della Sacrosanctum Concilium, alla fine dell’80. Una stagione ricordata per il contrasto tra l'apposito Consilium istituito da Paolo VI per diffondere e spiegare la riforma, e la resistenza accanita degli uffici della Curia. Quest'ultima non ha mai perdonato a Papa Montini, dunque al padre della riforma liturgica Annibale Bugnini ed ai suoi, di aver abolito la «liturgia della cappella papale», un tripudio di uniformi, manti e troni barocchi, prescrivendo anche per il Papa in San Pietro, la liturgia episcopale celebrata da ogni vescovo nella sua diocesi. Per questo Paolo VI aveva pensato e delegato al Consilium - un organismo atipico, attento alle esigenze delle Conferenze episcopali nazionali ed estraneo alle logiche dei dicasteri vaticani - guidato da Bugnini e di cui Marini fu segretario personale, il compito di vegliare perché lo spirito della liturgia latina venisse correttamente tradotto nelle lingue moderne.
In fondo, era stato lo stesso Giovanni XXIII, il padre del Concilio Vaticano II, a prescrivere che la grande assise ecclesiale guardasse alla Chiesa «come a un giardino da coltivare e non come a un museo da custodire». «La riforma liturgica», ha detto monsignor Marini durante la presentazione del libro, «non era intesa o applicata solo come riforma di alcuni riti. Era la base e l'ispirazione degli obiettivi per cui il Concilio era stato convocato. L'obiettivo della liturgia non era altro che l'obiettivo della Chiesa e il futuro della liturgia è il futuro della Chiesa». Affermazioni condivise, secondo il «National Catholic Report», dai presenti nei saloni di Westminster, davanti al cardinale O’Connor e a un drappello di dignitari vaticani, tra cui il nunzio in Gran Bretagna, l'arcivescovo Faustino Sainz Munoz.

Proprio le presenze del porporato e del nunzio hanno infastidito a Roma chi anche nella presentazione di un libro di storia liturgica vede «una campagna contro il Papa».
A gridare «dagli al liturgista», da qualche mese sono soprattutto alcuni siti (in particolare, Petrus e il blog di Papa Ratzinger) che, in modo più cosciente di quanto dichiarino, hanno sostituito quegli anonimi «cultori della verità» che hanno costellato gli anni del pontificato di Giovanni Paolo II con pamphlet più o meno curiosi. Sono talmente "cattolici" da sentirsi autorizzati a fare lezione al Papa: «Benedetto XVI non ha bisogno di fare teatro perché le sue parole forti composte e tenere arrivano direttamente al cuore; non serve essere teatrali per farsi amare e seguire. Giovanni Paolo II passerà alla storia come il Papa dello spettacolo, del samba ballato con i giovani, delle messe che sembravano più degli show che delle vere messe e su tutto questo è pesato senza dubbio il personaggio, se così si può definire, di monsignor Piero Marini».
E, sempre più infervorati dal ruolo di precettori del cattolicesimo universale: «Sospendiamo, per carità cristiana, ogni giudizio sulle stravaganti liturgie che ha portato in scena quando era Maestro delle cerimonie di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ma non possiamo tacere sulla vergognosa, ributtante ed offensiva conferenza stampa inglese durante la quale, presentando un suo libro, ha denunciato il presunto ostruzionismo della Curia romana nell’attuazione del Concilio». Commentano su www.korazym, sito dei papaboys, i ragazzi che dopo le messe di Papa Wojtyla, continuano a partecipare a quelle di Benedetto XVI: «Storia ironica di un pontificato, eletto sempre più a vessillo da chi all'apertura fiduciosa preferisce gli spazi angusti della conservazione». «Giuda!», è stata la risposta dei monopolisti del cattolicesimo ratzingeriano.

© Copyright La Stampa, 4 gennaio 2008 consultabile anche qui

Rispondero' in un altro post a questo articolo di Galezzi e di Di Giacomo. Chiedero' anche una rettifica di quanto scritto.
Raffaella

31 dicembre 2007

Il 2008 di Papa Benedetto fra liturgia, Cina, viaggi, enciclica e seconda parte del libro su Gesù


Vedi anche:

SUCCESSO STRAORDINARIO DEL "FAMILY DAY" SPAGNOLO: LE IMMAGINI

Benedetto XVI: difendiamo la famiglia da cui dipende il bene della società

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Aparecida 2007: in Cristo la risposta alle sfide del tempo (Intervista dell'Osservatore al cardinale Re)

La Vergine tra urgenze sociali e protagonismo femminile (Osservatore Romano)

Leggo le critiche dei giornaloni, i continui confronti, le cattiverie gratuite e poi vedo la folla di stamattina all'Angelus e dico...

Manifestazione di Madrid: il commento di Kiko Arguello (Neocatecumanali) e Antonia Sanchez (Focolari) a Radio Vaticana

La Chiesa è impegnata a difendere e promuovere "la dignità naturale e l’altissimo valore sacro" del matrimonio e della famiglia (Concilio)

Cattolicesimo e islam: verso uno storico incontro (intervista del card.Tauran all'Osservatore Romano)

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Bertone: Togliatti e Berlinguer rispettavano di più la Chiesa (Politi per Repubblica)

La fase due di Benedetto XVI (Garelli per "La Stampa")

La risposta di Korazym ed altri commenti...

Rosso "malpela" l'anomalia italiana: non capire che le leggi sono approvate dalla maggioranza e valgono per tutti!

IL 2008 DI RATZINGER TRA LATINO, CINA E VIAGGIO IN USA
Si attende enciclica sociale e seconda parte di libro su Gesù

Città del Vaticano, 30 dic. (Apcom) - Sarà un anno ricco di scritti teologici (è attesa in tempi brevi un'enciclica sociale), di sviluppi diplomatici (a partire dai rapporti con Cina, Russia ed Israele), ma anche di questioni pendenti come il nodo della messa in latino, quello di Papa Benedetto XVI, che ad aprile del 2008 compirà 81 anni ed entrerà nel suo quarto anno di pontificato.

La liberalizzazione del messale pre-conciliare è stato uno degli atti più qualificanti del 2007 di Ratzinger.
Come ha rilevato di recente monsignor Albert Malcolm Ranjith, segretario della congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, il Motu proprio papale ha però suscitato una "crisi di obbedienza" in diversi ambienti ecclesiastici, timorosi che il provvedimento contraddicesse lo spirito del Concilio Vaticano II.
"In alcune nazioni o diocesi - ha detto l'arcivescovo con un franco parlare che ha suscitato qualche subbuglio nei Sacri palazzi - sono state emanate dai Vescovi delle regole che praticamente annullano o deformano l'intenzione del Papa".
Ragione per cui in Vaticano si sta preparando una "istruzione" applicativa per sgombrare ogni dubbio sulle intenzioni papali.

Il 'Papa teologo' si dedicherà, poi, ad altri scritti, dopo che il 2007 ha visto la pubblicazione del primo volume di un libro su 'Gesù di Nazaret' (di cui Ratzinger ha già iniziato a stendere la seconda parte) e dell'enciclica sulla speranza ('Spe Salvi'), la sua seconda lettera dopo quella del 2006 sull'amore ('Deus caritas est'). Non viene escluso che il Papa concluda il ciclo con un'ultima enciclica sulla terza virtù teologale, la fede. Prima di allora, ad ogni modo, è in arrivo, probabilmente a marzo, una lettera papale sulle tematiche sociali e la globalizzazione.

Nel 2008 Benedetto XVI compirà alcuni viaggi significativi.
In Italia si recherà a Savona e Genova (il 17 e 18 maggio), per visitare i luoghi dove il suo Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, è stato arcivescovo, a Brindisi (il 14 e 15 giugno) e a Cagliari (il 7 settembre). In primavera, invece, il Papa si recherà sulla costa est degli Stati Uniti (15-20 aprile), dove, tra l'altro, festeggerà il suo compleanno, visiterà Ground Zero a New York, rivolgerà un discorso alle Nazioni Unite e, a pochi mesi dalle elezioni, incontrerà il presidente uscente George W. Bush.
In estate, infine, è prevista la trasferta in Australia, a Sidney (15-20 luglio), per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù.

Ma anche dal Palazzo apostolico, in Vaticano, Benedetto XVI dovrà reggere i fili dei rapporti con numerose altre parti del mondo. Se il 2007 è stato un anno di numerose iniziative (la lettera ai fedeli cinesi, l'udienza, a Roma, del metropolita russo Kirill, i viaggi in Brasile, Turchia ed Austria), l'anno prossimo ne vedrà crescere i frutti.
Con la Cina, innanzitutto, proseguono i contatti, a tratti tesi, al fine di riallacciare i rapporti diplomatici e sciogliere nodi come quello dell'ordinazione di vescovi. Le Olimpiadi di Pechino del 2008 potrebbero essere, da questo punto di vista, un evento che accelererà le iniziative della diplomazia di Pechino nei confronti di tutte le cancellerie occidentali, Santa Sede compresa.
Pur se non sembra ancora prender corpo, rimane poi negli auspici reciproci un incontro tra il Papa e Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Ancora troppe, per ora, sono le questioni pendenti tra ortodossi e cattolici, oggetto di consultazioni costanti e non sempre serene.
Il Vaticano, poi, attende che si sblocchino i rapporti bilaterali con Israele per garantire un appropriato status fiscale e patrimoniale alla Chiesa cattolica in Terra Santa. "Noi ci siamo impegnati in un dialogo intenso, ma purtroppo non otteniamo soluzione a molti problemi concreti", ha denunciato di recente il cardinal Bertone.

Sarà proprio Bertone, il principale collaboratore del Papa, a tradurre in pratica i desiderata di Benedetto XVI anche nel prossimo anno. Già ha annunciato una serie di inziative per consolidare la 'lobbying' delle ong cattoliche presso le organizzazioni internazionali e rafforzare il coordinamento tra mass media di ispirazione cattolica. A febbraio si recherà a Cuba, e non è escluso che, nel corso dell'anno, compia altri viaggi per portare in giro per il mondo la parola del Papa. Dalle sue mani passeranno, prevedibilmente, anche le prossime nomine papali, a partire dalle possibili sostituzioni del cardinale José Saraiva Martins, a capo delle Cause dei Santi, che a gennaio compirà 76 anni, e del cardinale Camillo Ruini, vicario per la diocesi di Roma, che a febbraio compirà 77 anni.

29 dicembre 2007

Messa tridentina, Bertone: arriva istruzione applicativa (Dopo "reazioni scomposte" al Motu proprio del Papa)


Vedi anche:

SPECIALE: IL MOTU PROPRIO "SUMMORUM PONTIFICUM"

Annunciazione, Natività e adorazione dei Magi secondo gli antichi cristiani (Osservatore Romano)

Il Papa a maggio in visita a Genova ("Il Giornale" e "Repubblica")

Ratzinger "spende" in beneficenza un milione e mezzo di euro, una notizia riportata solo da "Libero": comodo, giornaloni, comodo...

PUNTATA SPECIALE DI MATRIX (CANALE 5) SUL NATALE

Rosso "malpela" la Rai: triste, impietoso e deludente il confronto fra la tv di Stato e Matrix di Canale 5!

Ferrara mette a nudo l'ipocrisia dei benpensanti che gridano affinchè nessuno tocchi Caino e poi legalizzano l'eliminazione di tanti Abele (A. Socci)

Preghiera a san Michele Arcangelo (da Maranatha)

Intervista di Petrus a Giuliano Ferrara

Che cosa fa l'elemosiniere di Sua Santità? Mons. Félix del Blanco Prieto lo spiega all'Osservatore Romano

Centralità della carità con Benedetto XVI (Osservatore Romano)

"Spe salvi": "Il dramma della speranza, in quattro atti" (di Massimo Introvigne)

DIARIO DI REPUBBLICA: SPECIALE NATALE

L'attualità delle «Omelie del tempo di Natale» di Giuseppe Dossetti (Osservatore Romano)

Dialogo, tolleranza e rispetto della dignità umana al centro dell'incontro fra il Papa ed i leader islamici

Ironie ed incompresioni: Francesco D'Agostino (Avvenire) risponde a Scalfari

Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza (bellissimo servizio di Alessandro Gisotti per Radio Vaticana)

Bartoloni (Corriere): "Il Papa incontrerà i 138 «saggi» islamici" (evento storico senza precedenti)

Varesotto: un sapiente dirigente scolastico impedisce al parroco di impartire la benedizione natalizia per non ledere la "laicità della festa" (???)

Manca negli intellettuali e nei commentatori la capacità di leggere l'integralità del messaggio di Benedetto XVI (Eco di Bergamo)

Perché la telecamera impalla la nuova vecchia messa di Benedetto? (Un testo di Lami che condivido e sottoscrivo in pieno!)

VATICANO/ BERTONE: MESSA IN LATINO, ARRIVA ISTRUZIONE APPLICATIVA
Dopo "reazioni scomposte" al Motu proprio del Papa

Roma, 29 dic. (Apcom) - Il Vaticano prepara un'istruzione per applicare il Motu proprio del Papa che liberalizza il messale preconciliare (la cosiddetta messa in latino): lo conferma il segretario di Stato del Papa, cardinale Tarcisio Bertone.

Di fronte alle "reazioni scomposte" alla 'Summorum pontificum' di Benedetto XVI, spiega Bertone in un'intervista a 'Famiglia cristiana', "si prevede di mettere a punto una Istruzione che fissi bene i criteri di applicazione del motu proprio",

"Qualcuno - racconta Bertone - è arrivato ad accusare il Papa di aver rinnegato l'insegnamento conciliare. Dall'altra parte c'è stato chi ha interpretato il motu proprio come l'autorizzazione al ritorno del solo rito pre-conciliare. Posizioni entrambe sbagliate, episodi esagerati che non corrispondono alle intenzioni del Papa".

28 dicembre 2007

Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza (bellissimo servizio di Alessandro Gisotti per Radio Vaticana)


Il 2007 di Benedetto XVI, il Papa della speranza

Un anno scandito e guidato dalla Speranza evangelica: si può sintetizzare, così, il 2007 di Benedetto XVI, che in questi ultimi 12 mesi ha offerto ai fedeli la sua seconda Enciclica e il libro su “Gesù di Nazaret”.
E’ stato l’anno dei viaggi apostolici in Brasile e in Austria, della Lettera ai cattolici cinesi, dell’Esortazione Sacramentum Caritatis e di un rinnovato dialogo ecumenico e con il mondo musulmano.
Ripercorriamo alcuni momenti forti del 2007 di Benedetto XVI, il Papa della Speranza, nel servizio di Alessandro Gisotti:


“Spe salvi”, “Nella Speranza siamo stati salvati”.

L’Enciclica sulla Speranza viene pubblicata alla fine del 2007, ma tutto l’anno che sta per terminare è consacrato da Benedetto XVI alla Speranza evangelica. Ogni gesto del suo Magistero è un invito a sperare nel Signore, nel suo Amore.

L’8 gennaio incontra il Corpo diplomatico per i tradizionali auguri d’inizio anno. Il Papa chiede innanzitutto di non dimenticare l’Africa. Sottolinea le difficoltà a volte drammatiche con cui si confronta l’umanità, dai conflitti alla fame:

“Il s’agit d’un défi qui consiste à promouvoir et à consolider …”

Il Papa esorta la comunità internazionale a “promuovere e consolidare tutto ciò che c’è di positivo nel mondo e a superare, con buona volontà, saggezza e tenacia, tutto ciò che ferisce, degrada e uccide l’uomo”. Benedetto XVI testimonia la speranza di Cristo agli ultimi.

Toccante la visita nell’istituto romano di pena per minori “Casal del Marmo”, il 18 marzo. In quello stesso giorno, all’Angelus, si sofferma sull’Esortazione postsinodale Sacramentum Caritatis, pubblicata il 22 febbraio, e spiega il legame tra l’Eucaristia e l’Amore cristiano, tema della sua prima Enciclica:

"Ecco perché ho scelto come titolo Sacramentum caritatis, riprendendo una bella definizione dell’Eucaristia di San Tommaso d’Aquino ‘Sacramento della carità’. Sì, nell’Eucaristia Cristo ha voluto donarci il suo amore, che lo ha spinto ad offrire sulla croce la vita per noi”.

Il 13 aprile, viene presentato il libro del Papa “Gesù di Nazaret”.

Si tratta, come sottolinea Joseph Ratzinger nell’introduzione, del frutto di “un lungo cammino interiore”. Il volume diventa in pochi giorni un best seller in tutto il mondo.

Il Papa compie gli anni, ma il regalo lo fa lui a noi. Il 16 aprile, infatti, Benedetto XVI festeggia il suo 80.mo compleanno.
Il giorno prima, nella Messa per il suo genetliaco in Piazza San Pietro, ringrazia i fedeli che con amore filiale lo accompagnano nel suo ministero:

“Ripetutamente vedo con gioia riconoscente quanto è grande la schiera di coloro che mi sostengono con la loro preghiera; che con la loro fede e con il loro amore mi aiutano a svolgere il mio ministero; che sono indulgenti con la mia debolezza, riconoscendo anche nell’ombra di Pietro la luce benefica di Gesù Cristo”.

La settimana successiva, il 21 e 22 aprile, è a Vigevano e Pavia, una visita pastorale nel segno dell’amato Agostino, un modello sempre attuale per il popolo di Dio. Un Santo che ci esorta a sperare nell’amore di Gesù:

“Alla scuola di Sant'Agostino ripeto questa verità per voi come Vescovo di Roma, mentre, con gioia sempre nuova, la accolgo con voi come cristiano. Servire Cristo è anzitutto questione d'amore”.

Il mese di maggio è caratterizzato dal VI viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, che per la prima volta si reca in America Latina. Il Papa è in Brasile dal 9 al 14 maggio del 2007 per la V Conferenza generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, convocata nella città mariana di Aparecida. La visita del Papa dà un rinnovato slancio missionario alla Chiesa del continente. Uno dei momenti più intensi in terra brasiliana, Papa Benedetto lo vive alla Fazenda da Esperança, una comunità dove ragazzi tossicodipendenti rinascono grazie alla forza della speranza evangelica:

“Lì, nella Fazenda da Esperança, i confini del mondo vengono veramente superati, si apre lo sguardo verso Dio, verso l’ampiezza della nostra vita, e così avviene un risanamento”.

Il 17 giugno è ad Assisi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco.
L’estate del 2007 si contraddistingue per la pubblicazione di documenti pontifici di grande rilevanza: il 22 giugno il Motu Proprio con il quale viene stabilito che sarà sempre necessaria una maggioranza di due terzi per eleggere il Successore di Pietro.
Il 30 dello stesso mese, un evento di portata storica: la pubblicazione della Lettera del Papa ai cattolici cinesi.
Così, parlando alla Curia Romana, il 21 dicembre, Benedetto XVI esprime la speranza che questa Lettera apra una nuova stagione nelle relazioni tra Roma e Pechino:

“La Lettera è stata accolta con gioia e con gratitudine dai cattolici in Cina. Formulo l'auspicio che, con l'aiuto di Dio, essa possa produrre i frutti sperati”.

Il mese di luglio si apre con la pubblicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum sull’uso della “Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970”.
Nella lettera inviata a tutti i vescovi del mondo, il Papa sottolinea che la ragione positiva del documento è la “riconciliazione” rispetto alle divisioni che in passato “hanno lacerato il Corpo di Cristo”.
Il 20 luglio viene pubblicato il Messaggio per la GMG di Sydney sul tema “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”.

E alla gioventù, Benedetto XVI lancia un messaggio dirompente a Loreto, il 2 settembre, in occasione dell’Agorà dei giovani italiani:

“Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere”.

Dal 7 al 9 settembre, Benedetto XVI è in Austria per il suo VII viaggio apostolico internazionale. Una visita culminata nel pellegrinaggio al Santuario mariano di Mariazell.
“Guidati ed incoraggiati da Maria - è l’esortazione del Papa - vogliamo aguzzare il nostro sguardo cristiano”.
Nel segno della speranza, pur non disconoscendo le difficoltà, sono i pronunciamenti del Papa sui temi chiave dell’ecumenismo e dei rapporti con il mondo musulmano.
La lettera all’Assemblea ecumenica di Sibiu, la risposta ai 138 dotti musulmani ribadiscono la cura del Papa a promuovere un dialogo fondato sulla Verità e la Carità.
Il 21 ottobre, a Napoli, all’incontro interreligioso promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, ribadisce che le religioni “devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica”:

“Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza”.

Il 24 novembre, si tiene il secondo Concistoro di Benedetto XVI per la creazione di 23 nuovi cardinali, di cui 18 elettori. La provenienza geografica dei porporati, sottolinea il Papa, è espressione dell’universalità della Chiesa.

Nel 2007, oltre alla creazione dei nuovi cardinali, sono molte le nomine significative in Vaticano e nelle diocesi. Tra queste, ricordiamo quella del prof. Giovanni Maria Vian alla direzione dell’Osservatore Romano e del biblista Gianfranco Ravasi a capo del dicastero per la cultura.

Le ultime settimane dell’anno sono illuminate dalla “Spe salvi”, quasi un dono che il Papa offre per Natale ai cristiani, ma invero a tutti gli uomini di buona volontà.

La seconda Enciclica del Papa, pubblicata il 30 novembre, è anch’essa un successo editoriale come la Deus caritas est. Ecco, come all’Angelus del 2 dicembre, prima domenica d’Avvento, Benedetto XVI spiega l’unicità della speranza cristiana:

“L’uomo viene redento dall’amore, che rende buona e bella la vita personale e sociale. Per questo la grande speranza, quella piena e definitiva, è garantita da Dio, che in Gesù ci ha visitati e ci ha donato la vita, e in Lui tornerà alla fine dei tempi. E’ in Cristo che speriamo, è Lui che attendiamo!”

Una Speranza salvifica che tutti hanno il diritto di conoscere. Questo il significato profondo della Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, pubblicata il 14 dicembre dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il documento, avverte il Papa, ricorda ad ogni fedele che nulla ci può esimere dall’affascinante impegno di annunciare la Buona Novella.
Al cuore dell’uomo che spera la pace, il Papa si rivolge nel Messaggio per la 41.ma Giornata Mondiale della Pace, pubblicato l’11 dicembre. Benedetto XVI richiama la centralità della famiglia, vera “agenzia di pace”. Ogni uomo e ogni donna, è l’invito del Santo Padre, prenda consapevolezza della “comune appartenenza all'unica famiglia umana” e si impegni per “l'instaurazione di una pace vera e duratura”.

© Copyright Radio Vaticana

Vedi anche:

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

27 dicembre 2007

Perché la telecamera impalla la nuova vecchia messa di Benedetto? (Un testo di Lami che condivido e sottoscrivo in pieno!)


Vedi anche:

I Martiri ed il Natale: la vittoria sull'odio e sulla morte (Rondoni per "Avvenire")

Il Papa si china sulle ferite del mondo (Messa di Natale e Messaggio Urbi et Orbi)

Il Papa: "I cristiani sono perseguitati". Presto un vertice storico in Vaticano con i leader islamici (Politi)

Programma del viaggio del Papa negli Usa (in francese)

Lucio Dalla: "Il livello delle catechesi del Papa è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano, nel mondo attuale, solo l'insulto"

Lucio Dalla a Petrus: “Quale marxista? Io mi ispiro all’Opus Dei”

Incredibile: Scalfari attacca la Binetti usando la "Spe salvi" come clava...ma non aveva tentato infruttosamente di demolire l'enciclica?

Messa tridentina: petizione alla curia di Milano per ottenere l'applicazione del motu proprio "Summorum Pontificum"

Finalmente cade il tabù: i giornali parlano della persecuzione dei Cristiani nei Paesi a maggioranza indù e buddista!

Card. Bagnasco: “Insegniamo ai giovani il valore della fatica” (Elkann per "La Stampa")

Ahmadinejad fa gli auguri al Papa «Che il 2008 sia un anno di pace»

BOOM DI ASCOLTI PER LA BENEDIZIONE "URBI ET ORBI" E LA MESSA DI MEZZANOTTE

Gioia e gratitudine dei fedeli nelle diocesi italiane in cui è stata annunciata la visita del Papa nel 2008

Il martirio cristiano è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori

PAPA/ NEL 2008 TRASFERTE A SAVONA-GENOVA, BRINDISI E CAGLIARI

Mons. Guido Marini spiega all'Osservatore Romano i riti di Natale presieduti dal Papa

MESSAGGIO URBI ET ORBI DI PAPA BENEDETTO XVI (25 DICEMBRE 2007)

In qualche modo l’umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto per Lui!

Card. Ratzinger (1978): "Se non riconosciamo che Dio si è fatto uomo non possiamo veramente festeggiare e custodire nel nostro cuore il Natale"

FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

NATALE 2007: RACCOLTA DI COMMENTI

LITURGIA IN LATINO, CITAZIONI DOTTE E UNA TV UN PO’ TROPPO INVADENTE

Perché la telecamera impalla la nuova vecchia messa di Benedetto?

Lucio Lami

Al direttore – La splendida Messa celebrata al Papa la notte di Natale resterà come una pietra miliare del suo pontificato per due profonde ragioni. In primo luogo, perché ha rappresentato una palese restaurazione della liturgia, con il ricupero della Messa tridentina, in latino, quanto meno dalla Colletta alla Comunione. E’ stato un po’ come quando, nel dopoguerra, assistevamo alla rinascita dei vecchi palazzi bombardati, finalmente restaurati.

L’operazione deve aver comportato un paziente lavoro di preparazione, visto lo speciale opuscolo stampato ad uso anche di quel clero che, dopo anni di ad libitum, probabilmente poco ricordava di quello che un tempo si chiamava “Cerimoniale Romano”.

Il recupero del gregoriano e della Missa de Angelis, malgrado qualche intrusione del Maestro di Cappella, ha restituito la dignità liturgica ad un rito da tempo finito nel repertorio dei chitarristi e della musica country.

In secondo luogo questa Messa rimarrà storica per la splendida omelia del Papa.

Chi è ormai rassegnato ad ascoltare le miserevoli esegesi di tanti parroci o le perifrasi sociologiche di religiosi che attingono l’ispirazione per le proprie omelie dai quotidiani, è rimasto folgorato da questa interpretazione papale della Natività che ha affondato le radici nella patristica, rievocata in chiave modernissima e con una scelta di voci estremamente mirata.

La citazione di Gregorio Nisseno, dottore della chiesa di Cappadocia, grande pensatore, divenuto vescovo di Nissa dopo una vocazione tardiva, protagonista del Concilio di Costantinopoli ( nel 381) e strenuo difensore dell’ortodossia, non può essere casuale in un momento come l’attuale nel quale l’ortodossia viene grottescamente recepita, anche da tanti cristiani, come integralismo.
Lo stesso discorso vale per l’altro dottore della chiesa citato, Anselmo d’Aosta, detto anche Anselmo di Canterbury (1033- 1109), campione di lotta per la difesa delle investiture dei vescovi, contro la corona inglese, grande teologo, difensore del primato della fede sulla ragione (Credo ut intelligam) e tuttavia sostenitore dell’approfondimento razionale, come coronamento della fede (fides quaerens intellectum), un antesignano di Papa Benedetto XVI.

E’ con questi ispiratori che Papa Ratzinger ha spiegato il Natale, il Gloria in excelsis, ubicando agostinianamente i cieli nel cuore dei giusti.

Tutta la funzione minuto per minuto

Una Messa, come si dice, davvero edificante, con il ritrovato senso della consunstanziazione, malgrado alcune irritualità che gli organizzatori ci propinano abitualmente, in occasione delle celebrazioni papali.

La tendenza di costoro, infatti, è di trasformare il Sacrificio in “evento televisivo”, cosicché si è costretti a sorbire una radiocronaca che assomiglia a quelle delle partite di calcio, con chiose non necessarie alle parole papali, con continue sovrapposizioni della voce dei radiocronisti Orazio Coclite e Filippo di Giacomo a quella del celebrante.

L’ossessione di tradurre in italiano i testi latini, ad uso di quella che viene chiamata “assemblea”, e che potrebbe essere soddisfatta facendo semplicemente scorrere il testo italiano al piede dello schermo (nel “sottopancia”), si trasforma invece in un fastidioso, ininterrotto disturbo per chi presta attenzione al rito.

L’uso un po’ triviale, poi, delle telecamere, che mentre il Papa legge il Vangelo di Luca o somministra la Comunione, vagano con occhio turistico sulla falegnameria di Giuseppe, dove gli irrequieti innovatori hanno collocato quest’anno il presepio di Piazza San Pietro, o sui soffitti della basilica, non aiuta alla compartecipazione.

Tanto meno aiutano le divagazioni dei cronisti sulle percentuali di affluenza turistica in Palestina, sulle vicende di altri presepi capitolini e dei loro sponsor, o le battute da laici in trasferta, come quella sull’autore dell’Adeste Fideles, S. Alfonso de Liguori, definito come “uno che ha scritto di tutto e di più”.
Chissà che col tempo, sia concesso all’ “assemblea” dei cristiani telespettatori, di pregare col Papa, marcando la diversità tra una Messa pontificale e un evento di cronaca, per vaticana che sia.

© Copyright Il Foglio, 27 dicembre 2007

Posso dirlo? ERA ORA!!!! Era finalmente ora che qualcuno scrivesse un articolo come questo riassuntivo di tutte le riserve che io e tanti amici del blog avevano gia' espresso in passato!
Era proprio ora che qualcuno dicesse a chiare lettere che non se ne puo' piu' della "radiocronaca" della Messa papale con le voci dei commentatori che addirittura coprono quella del Papa!
La Messa non e' uno show, cari signori!
E' chiaro che le letture ed il Vangelo vanno tradotte perche' nessuno e' obbligato a conoscere il latino, ma sarebbe bellissimo potere inserire i sottotitoli in modo che mai la liturgia venga coperta da voci fuori campo.
I canti non sono intermezzi da Sanremo ed il telespettatore ha il diritto di ascoltarli senza essere costretto a sentire il commento alle parole del Papa che si capiscono perfettamente senza che ci sia la necessita' di ripeterle in continuazione.
Il problema del "sonoro fastidioso" si risolve andando su Sat2000 e accedendo all'audio internazionale secondo la procedura descritta qui.
Questo perche' il commento non e' un'esclusiva di Raiuno ma, purtroppo, anche di Sat2000 e Telepace.
Comunque chi ha la possibilita' di seguire le dirette su Sat2000 puo' risolvere il problema "audio".
Resta, pero', il problema "video", problema che sta peggiorando di giorno in giorno.
Quando il Papa pronuncia la sua omelia, il fedele che e' a casa amerebbe ascoltare senza distrazioni il testo. Che senso ha andare ad inquadrare il Presepe, il cardinale che dormicchia, la bambina che saluta, il nonno che chiacchiera? Che significato ha?
Fatemi sentire l'omelia senza farmi girare la testa per i volteggi della telecamera!
Mi aspetto di piu' e di meglio da chi ha il compito di riprendere il Papa. Mi dispiace dirlo, ma la penso cosi'...
E il momento della Santa Comunione? Perche' fare il giro turistico della Basilica? Perche' inquadrare il lume sulla finestra del Papa o il Presepe esterno? Non mi pare che il rito della Comunione sia un intermezzo.
Per non parlare di cio' che accade alle udienze ed agli Angelus.
Quando il Papa legge la catechesi facciamo, di solito, il giro della Piazza o dell'Aula Paolo VI. Quando il Papa recita l'Angelus non ci e' concesso di concentrarci nella preghiera perche' ci sono stacchi inutili sulla folla (spesso vediamo gruppi che non pregano ma saltano appena di vedono nel monitor. Siamo a Sanremo?).
Condivido in tutto l'articolo di Lami e mi auguro che si faccia tesoro delle sue considerazioni
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Raffaella

Messa tridentina: petizione alla curia di Milano per ottenere l'applicazione del motu proprio "Summorum Pontificum"


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Il martirio cristiano è esclusivamente un atto d’amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori

PAPA/ NEL 2008 TRASFERTE A SAVONA-GENOVA, BRINDISI E CAGLIARI

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FESTIVITA' NATALIZIE 2005-2006-2007

Cinquecento fedeli per la messa in latino

di Andrea Tornielli

Le firme, più di cinquecento, sono state consegnate alla Curia di Milano il 7 dicembre scorso. Si tratta di una petizione perché anche nella diocesi ambrosiana venga applicato il Motu proprio Summorum Pontificum, con il quale lo scorso luglio Benedetto XVI ha liberalizzato l’uso del messale preconciliare.
Buona parte della diocesi milanese segue il rito ambrosiano e formalmente nel documento papale si cita soltanto il rito romano (il capo-rito per la celebrazione ambrosiana è il cardinale arcivescovo, Dionigi Tettamanzi). Di per sé, la liberalizzazione si applicherebbe solo alle parrocchie che seguono il rito romano. Anche in questo caso però, una notificazione di monsignor Manganini, vicario episcopale, ha messo le mani avanti sostenendo che in diocesi non esistono gruppi legati al vecchio rito.

La posizione della Curia di Milano ha suscitato qualche malumore ai piani più alti del Vaticano. Per questo è possibile che l’istruzione applicativa del Motu proprio, chiamata a rispondere ad alcune delle obiezioni già sollevate, possa contenere un accenno anche al rito ambrosiano: anche se formalmente ineccepibile, infatti, la decisione della Curia milanese certo non mostra comprensione per l’intenzione del Pontefice, abbondantemente spiegata nella lettera che Papa Ratzinger ha inviato a tutti i vescovi del mondo.

Le oltre cinquecento firme sono state raccolte durante le ultime settimane via Internet. Di queste, informa il network internet totustuus.net, che ha promosso l’iniziativa, quasi la metà (per l’esattezza il 47 per cento) sono di persone che hanno meno di cinquant’anni. «Da questi numeri appare evidente che non abbiamo firmato animati da “nostalgie”, ma per i motivi che il Papa ha ben descritto con queste parole: “anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia”.
Non possiamo pertanto essere accomunati a gruppi cripto-scismatici o di “nostalgici”».

«Abbiamo firmato – scrivono ancora gli organizzatori della petizione - perché la decisione della Congregazione del Rito Ambrosiano di non applicare il Motu proprio alle parrocchie e alle comunità di rito ambrosiano rischia di dare l’impressione di una impossibile frattura tra la Chiesa ambrosiana e quella cattolica».

L’idea che ha mosso gli aderenti all’iniziativa non è dunque quella della rottura, ma, al contrario, quella della continuità: «Abbiamo firmato perché – come ha scritto monsignor Marco Navoni, dottore della Biblioteca Ambrosiana in un articolo del periodico della diocesi di Milano “il Segno” - il Motu Proprio è la traduzione pratica a livello liturgico dell’importante discorso tenuto dal Papa il 22 dicembre 2005 sul Concilio Vaticano II come momento di continuità con la tradizione precedente e non invece, come vorrebbero alcuni pur da fronti opposti, come rottura inconciliabile all’insegna della discontinuità. In fondo il Papa ha ritenuto opportuno, nel momento attuale, anche a livello liturgico riproporre la logica cattolica dell’ “et-et” e non quella dell’ “aut-aut”.
Non dunque: o il Messale del Concilio di Trento, o il Messale del Vaticano II, ma sia l’uno che l’altro, come segni dell’unica tradizione vivente di preghiera e di dottrina».

© Copyright Il Giornale, 27 dicembre 2007