22 giugno 2008

Mons. Fisichella sul "caso" Berlusconi-Sanguinetti:"Non possiamo cambiare l’insegnamento di Gesù, ma siamo vicini ai divorziati risposati" (Tornielli)


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«La Chiesa obbedisce a Gesù Non possiamo cambiare nulla»

di Andrea Tornielli

«Non possiamo cambiare l’insegnamento di Gesù, ma siamo vicini ai divorziati risposati che soffrono per l’esclusione dall’eucaristia».

Monsignor Rino Fisichella, rettore della pontificia università Lateranense, teologo, da pochi giorni anche presidente della Pontificia Accademia per la vita, conosce bene il problema della comunione ai divorziati anche in rapporto alla politica, perché in questi anni, da vescovo, non ha mai smesso di fare pure il cappellano di Montecitorio.

Che cosa pensa della richiesta del premier Berlusconi di rivedere il divieto di ricevere l’eucaristia da parte dei divorziati risposati?

«Il presidente pone una domanda che ci pongono in tanti che si trovano nella sua stessa situazione. Tante persone si rivolgono a noi chiedendo le ragioni di questa esclusione e anche all’ultimo Sinodo sull’eucaristia, celebrato nell’ottobre 2005, si è parlato di questo argomento...».

Per concludere, però, con il divieto che permane...

«La Chiesa obbedisce ai comandi del Signore. Noi non possiamo cambiare ciò che Gesù ha detto e cioè che la famiglia è composta da un uomo e una donna uniti per amore in un vincolo matrimoniale che dura tutta la vita. Non è in nostro potere di cambiare questo mandato del Signore».

Converrà che si tratta di una decisione pesante per la vita di chi crede e ha alle spalle situazioni matrimoniali difficili.

«Ci sono cristiani che capiscono le ragioni di questa scelta e, pur con dolore, non si avvicinano all’eucaristia, accettandola. Ci sono altri cristiani che non la comprendono e che chiedono venga modificato l’atteggiamento della Chiesa».

E a questi ultimi che cosa risponde?

«A questi come a quelli rispondo innanzitutto che condivido la loro sofferenza. Dico che si devono sentire accolti dalla comunità cristiana e che la comunità cristiana deve impegnarsi maggiormente per accoglierli e far sentire questa accoglienza. Anche se non possono ricevere l’eucaristia, essi fanno parte della Chiesa, sono chiamati a vivere la celebrazione domenicale, sono chiamati a leggere la Sacra Scrittura per comprenderne l’insegnamento. Sono chiamati a partecipare alla vita ecclesiale».

Un’indicazione più concreta? Davvero non ci sono speranze?

«Le ripeto che la Chiesa obbedisce ai comandi del Signore, ci sono insegnamenti che non abbiamo il potere di modificare o di adattare. Mi permetto però di dare un suggerimento, che è quello della condivisione della carità».

Che cosa significa?

«È un episodio significativo tratto dalla vita del filosofo Blaise Pascal, che personalmente mi ha sempre commosso. Nell’ultima fase della sua esistenza, Pascal era molto ammalato e non poteva ricevere l’eucaristia. Chiese allora di poter condividere la sorte dei poveri e volle essere ricoverato in un ospedale dei diseredati, per essere vicino a loro e compartecipe delle loro sofferenze. Non glielo accordarono. Allora Pascal chiese e ottenne di avere un povero vicino al suo letto. Perché in quel povero egli vedeva Gesù Cristo e si sentiva in comunione con lui. Ecco, dobbiamo essere in grado di far comprendere ai divorziati risposati che la Chiesa è loro vicina, che il non potersi accostare all’eucaristia non deve significare un’esclusione dalla vita della comunità, che la condivisione della carità è un modo attraverso il quale possono sentirsi in comunione con i fratelli».

Lei esclude che in futuro possa esserci qualche cambiamento al riguardo?

«Non ci saranno cambiamenti perché, come ho spiegato, anche la Chiesa deve obbedire a un comando ricevuto. Anche il Papa e i vescovi devono obbedire».

© Copyright Il Giornale, 22 giugno 2008 consultabile online anche qui.

Chiaro, limpido, non ammiccante e politicamente scorretto...sempre ottimo Mons. Fisichella.
R.

3 commenti:

Carla ha detto...

E' incredibile come non si capisca (o si faccia finta di non capire) ciò che la Chiesa è costretta a ripetere, ogni volta, sgolandosi, per rispondere a questa richiesta: che NON è nel potere nella Chiesa cambiare l'insegnamento di Gesù, al riguardo , contenuto esplicitamente nella Scrittura, e quindi non facente parte della Tradizione. E' un pò come se si chiedesse al Parlamento, che so, di modificare una legge della fisica.

Raffaella ha detto...

Ciao Carla, hai assolutamente ragione...
Nel suo piccolo il blog cerca di dare voce agli insegnamenti della Chiesa ed alle spiegazioni che ne danno insigni teologi e pastori come Mons. Fisichella.
Dispiace che poi arrivi un vescovo a mettere tutto in discussione.
Si', puo' avere fatto una semplice battuta ma grave perche' si e' lavato le mani riversando tutto su Benedetto XVI.
Quanto vere sono le parole del cardinale Ruini. Sono giunte proprio a proposito...

euge ha detto...

Cara Carla, io sarei più per la seconda ipotesi cioè si finge di non capire o non si vuole capire perchè quell'insegnamento della chiesa non fà comodo onon rispecchia le necessità mie personali. Qui, si ritorna sempre la solito problema cioè alla religione fai da te da cui si prendono solo quelle parti che mi tornano utili ai miei comodi. C'è da aggiungere, che molto spesso e questo purtroppo, accada anche fra i cattolici, il legame matrimoniale anche davanti a Dio, viene preso alla leggera perchè in pgni caso c'è il divorzio..... non dimentichiamoci che negli ultimi anni, la Sacra Rota ha sciolto un quantitativo enorme di matrimoni; forse anche lì sarebbe il caso di dare un giro di vite!
La promessa davanti a Dio di donarsi e di rispettarsi a vicenda per tutta la vita non è una burla se si pensa e si riflette seriamente sul significato di cosa si sta facendo e dicendo il quel momento. Non si può pretendere di cambiare gli l'insegnamento di Cristo per proprio comodo; bene ha fatto e lo ringrazio di cuore Mons. Fisichella a ribadire con fermezza e determinazione questi aspetti se la chiesa cedesse anche su questo, allora veramente penso che sarebbe difficile per tutti mantenere salda la propria fede.