3 marzo 2007

Aggiornamenti...


Benedetto XVI ricorda Paolo VI: guidò la Chiesa in anni difficili senza farsi condizionare dalle critiche, tenendo lo sguardo fisso su Cristo

L’amore per Cristo è stato “il segreto dell’azione pastorale” di Paolo VI durante i difficili anni post-conciliari: è quanto ha detto stamane Benedetto XVI ricevendo i membri dell'Istituto Paolo VI, un Centro internazionale di ricerca fondato nel 1979 per favorire lo studio della vita, del pensiero e dell’attività di Papa Montini. Il servizio di Sergio Centofanti.

Benedetto XVI tratteggia la figura di quello che definisce un “indimenticabile Pontefice”, al quale, tra l’altro, resta legato per il fatto che fu lui a nominarlo arcivescovo di Monaco di Baviera e cardinale. Paolo VI – rileva il Papa - “fu chiamato dalla Provvidenza divina a guidare la barca di Pietro in un periodo storico segnato da non poche sfide e problematiche” distinguendosi per la sua saggezza e prudenza. Di Papa Montini ricorda “l'ardore missionario … che lo spinse ad intraprendere impegnativi viaggi apostolici anche verso nazioni lontane, a compiere gesti profetici di alta valenza ecclesiale, missionaria ed ecumenica”. Fu infatti il primo Papa a recarsi in Terra Santa, indicando “alla Chiesa che la via della sua missione è di ricalcare le orme di Cristo”:

“In effetti, il segreto dell'azione pastorale che Paolo VI svolse con instancabile dedizione, adottando talora decisioni difficili e impopolari, sta proprio nel suo amore per Cristo: amore che vibra con espressioni toccanti in tutti i suoi insegnamenti. Il suo animo di Pastore era tutto preso da una tensione missionaria alimentata da sincero desiderio di dialogo con l’umanità. Il suo invito profetico, più volte riproposto, a rinnovare il mondo travagliato da inquietudini e violenze mediante 'la civiltà dell’amore', nasceva da un totale suo affidamento a Gesù, Redentore dell’uomo”.

Il Papa ricorda le celebri parole pronunciate da Paolo VI all'apertura della Seconda Sessione del Concilio Vaticano II nel 1963 e che anche lui ebbe modo di ascoltare essendo presente ai lavori conciliari come Perito:

“Cristo nostro principio - proclamò con intimo trasporto Paolo VI -, Cristo nostra via e nostra guida! Cristo nostra speranza e nostro termine... Nessun'altra luce si libri in questa adunanza, che non sia Cristo, luce del mondo; nessun'altra verità interessi gli animi nostri, che non siano le parole del Signore, unico nostro Maestro; nessun'altra aspirazione ci guidi, che non sia il desiderio di essere a Lui assolutamente fedeli. (Insegnamenti di Paolo VI, I [1963], 170-171). E fino all'ultimo respiro il suo pensiero, le sue energie, la sua azione furono per Cristo e per la Chiesa”.

“Il nome di questo Pontefice, che l’opinione pubblica mondiale comprese nella sua grandezza proprio in occasione della morte – ha sottolineato Benedetto XVI - resta soprattutto legato al Concilio Vaticano II”:

“Se infatti fu Giovanni XXIII a indirlo e a iniziarlo, toccò a lui, suo successore, portarlo a compimento con mano esperta, delicata e ferma. Non meno arduo fu per Papa Montini reggere la Chiesa nel periodo post-conciliare. Non si lasciò condizionare da incomprensioni e critiche, anche se dovette sopportare sofferenze e attacchi talora violenti, ma restò in ogni circostanza fermo e prudente timoniere della barca di Pietro”.

“Con il passare degli anni – ha affermato Benedetto XVI - appare sempre più evidente l'importanza per la Chiesa e per il mondo” del pontificato di Paolo VI, “come pure il valore del suo alto magistero, a cui si sono ispirati i suoi Successori”, ed al quale - ha concluso - anche lui continua a far riferimento.

Radio Vaticana

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Credo che si possa fare un paragone fra gli anni difficili del Pontificato di Paolo VI e quelli odierni, ugualmente difficili.
Come Papa Montini, anche Benedetto XVI e' Pastore mite e fermo della sua Chiesa e non si lascia condizionare dalla critiche, spesso, troppo spesso, feroci.



Il coraggio di seguire Cristo in terra, guardando alle cose del cielo: Benedetto XVI ha ringraziato il cardinale Biffi al termine degli esercizi spirituali

Una settimana di riflessioni che hanno aiutato il cuore a spingersi in alto, verso le cose di Dio, e a seguire Cristo “con maggiore coraggio”. Con queste parole, pronunciate questa mattina al termine dell’ultima meditazione quaresimale, Benedetto XVI ha voluto ringraziare il cardinale arcivescovo emerito di Bologna, Giacomo Biffi, a conclusione degli esercizi spirituali predicati dal porporato davanti al Papa e alla Curia Romana. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Un grazie “di tutto cuore” ripetuto a più riprese anche a nome dei presenti. L’omaggio di Benedetto XVI al cardinale Giacomo Biffi ha suggellato la riflessione conclusiva del porporato, dopo una settimana di ritiro spirituale di grande intensità. Osservando come “nella Santa Messa, prima della preghiera eucaristica, ogni giorno rispondiamo all’invito ‘In alto i nostri cuori’ con la risposta ‘Sono rivolti al Signore”’, Bendetto XVI ha detto di temere che questa risposta “spesso sia più rituale che esistenziale”. “Ma lei – ha aggiunto, rivolto al cardinale Biffi - ci ha insegnato in questa settimana realmente ad alzare, ad elevare il nostro cuore, a salire in alto verso l’invisibile, verso la vera realtà. E ci ha donato anche la chiave per rispondere alle sfide della realtà di ogni giorno”:


“Durante la sua prima conferenza, mi sono accorto che negli intarsi del mio inginocchiatoio è raffigurato il Cristo risorto, circondato da angeli che volano. Ho pensato che questi angeli possono volare perché non si trovano nella gravitazione delle cose materiali della terra, ma nella gravitazione dell’amore del Risorto; e che noi potremmo volare se uscissimo un po’ dalla gravitazione del materiale ed entrassimo nella gravitazione nuova dell’amore del Risorto. Lei realmente ci ha aiutati ad uscire da questa gravitazione delle cose di ogni giorno e ad entrare in questa altra gravitazione del Risorto e così salire in alto. Per questo le diciamo grazie”.

E un altro cenno particolare di gratitudine, Benedetto XVI lo ha sottolineato riconoscendo un altro merito alle meditazioni svolte dal cardinale Biffi, le cui diagnosi sulla situazione odierna, ha detto, sono state “acute e precise”:


“Soprattutto ci ha mostrato come dietro tanti fenomeni del nostro tempo, apparentemente molto lontani dalla religione e dal Cristo, dietro questi fenomeni ci sia una domanda, un’attesa, un desiderio, e che l’unica vera risposta a questo desiderio, onnipresente proprio nel nostro tempo, è Cristo”.

Radio Vaticana


BENEDETTO XVI NOMINA NUOVO ARCIVESCOVO VARSAVIA

(ASCA-AFP) - Varsavia, 3 mar - Benedetto XVI ha indicato in Kazimierz Nycz, vescovo della Polonia settentrionale, il successore del cardinale Jozef Glemp come arcivescovo di Varsavia. Lo ha annunciato un portavoce dell'episcopato polacco.
Monsignor Kaziemerz Nycz, 57 anni, succede a mons.Wielgus, sollevato dal suo incarico a gennaio dopo lo scandalo dei preti spia in Polonia. Nycz e' attualmente vescovo ordinario della diocesi di Kolobrzeg-Koszalin. Era considerato il braccio destro del cardinale Macharski, e si era fatto conoscere come ottimo organizzatore dei viaggi pontifici in Polonia.

Posso dire una cosa cattivissima? Mons. Nycz non era nella lista dei "papabili" per l'arcivescovado di Varsavia. Si tratta di un'altra prova del fatto che il Papa decide in assoluta liberta' e autonomia...


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE ALL’EM.MO CARD. GIACOMO BIFFI A CONCLUSIONE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI , 03.03.2007

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato all’Em.mo Card. Giacomo Biffi, Arcivescovo emerito di Bologna (Italia), a conclusione degli Esercizi Spirituali:


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Al Venerato Fratello
il Signor Cardinale Giacomo Biffi
Arcivescovo emerito di Bologna

Mentre giungono felicemente a conclusione gli Esercizi Spirituali, con il presente mio Messaggio desidero attestare a Lei, Venerato Fratello, cordiale riconoscenza e vivo apprezzamento per il servizio che ha reso a me e ai miei Collaboratori della Curia Romana, guidandoci con le Sue stimolanti meditazioni.

Con la ricchezza e la profondità di pensiero a noi ben note, Ella ci ha spinti a volgere la mente ed il cuore verso "le cose di lassù" (Col 3,1-2), come indicava il tema – di ispirazione paolina – di queste giornate di preghiera e di riflessione. Prendendo le mosse dai due inviti liturgici che, per così dire, danno l’avvio al cammino quaresimale: "Convertitevi e credete al Vangelo" – "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai", Ella ci ha aiutato a meditare sulla signoria di Cristo sul cosmo e sulla storia, sulla sua beata Passione, sul mistero della Chiesa e sull’Eucaristia, come pure sul rapporto di queste Realtà soprannaturali con il mondo. A completare e avvalorare le riflessioni teologiche e spirituali di ciascun giorno, Ella ha sapientemente presentato alcune figure di "testimoni" che, in diversi modi e con stili differenti, hanno orientato e sostenuto il nostro itinerario verso Cristo, pienezza di vita per ogni persona e per l’intero universo.

Come ringraziarLa, caro Signor Cardinale, per un dono tanto prezioso? Solo il Signore saprà e potrà degnamente ricompensarLa. Da parte mia e, ne sono certo, anche di quanti hanno beneficiato delle meditazioni da Lei dettateci, vogliamo assicurarLe un fervido ricordo nella preghiera per la Sua persona e per le intenzioni che maggiormente Le stanno a cuore. E perché questo vincolo orante sia più valido ed efficace, lo affido alla celeste intercessione di Maria Santissima. "Sia in ciascuno l’anima di Maria": questa bella esortazione, che Ella, riecheggiando sant’Ambrogio, ha posto al culmine degli Esercizi, vorrei a mia volta rivolgere come sentito augurio a Lei, Venerato Fratello, mentre di cuore Le rinnovo la Benedizione Apostolica, estendendola a quanti Le sono cari.

Dal Vaticano, 3 Marzo 2007

BENEDICTUS PP. XVI

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