13 marzo 2007

Ancora sui DICO...


Anche oggi e' dovere di cronaca riportare alcuni articoli sulla manifestazione PROdico e CONTROVaticano di sabato scorso. Da domani evitero' di trascrivere altri pezzi su questo argomento a meno che non siano chiamati in causa direttamente il Papa, i Vescovi e la Chiesa.
Trovo comunque singolare che oggi certuni critichino la posizione dell'osservatore romano sulla parata di sabato, chiedendo al quotidiano della Santa Sede di scusarsi con i manifestanti. Non mi pare che sia stata avanzata analoga richiesta per le offese e le ingiurie arrecate al Papa. Questo doppiopesismo e' francamente ridicolo.


«Carnevalata». Il Vaticano contro la piazza gay

L'Osservatore Romano: isteriche esibizioni. Fischi alla Bindi a un convegno: si vergogni

M. Antonietta Calabrò

ROMA — Una «carnascialata», una «discutibile mascherata» per di più venata di «ironie ed isteriche esibizioni» da parte di coloro — i gay — che invocano «riconoscimenti» ma non esprimono «rispetto». È pesante il giudizio che arriva dal Vaticano, affidato all'Osservatore Romano, sulla manifestazione pro-Dico in piazza Farnese di sabato scorso. Dopo gli strali dell'Avvenire di domenica che, in un editoriale, metteva in evidenza la gravità di quella «caciara anticlericale», è arrivata anche la critica d'Oltretevere. «Al di là dell'immagine borghese e rassicurante» che gli organizzatori volevano dare, l'evento di piazza, secondo il giornale della Santa Sede, ha smascherato la «vera natura» del ddl governativo che è quello di legalizzare le coppie gay utilizzando anche la presenza dei figli da tutelare, una circostanza quest'ultima meritevole di particolare censura. Giudizi negativi anche per la presenza tra i manifestanti di tre ministri «a dimostrazione — annota il quotidiano d'Oltretevere — di come una parte del Governo sembri volersi impegnare personalmente per una questione diventata inspiegabilmente prioritaria». Di fronte alle critiche di Oltretevere (rafforzate da una nota dell'agenzia della Cei, Sir, in cui si afferma che «questo è il tempo della libertà di guardare al futuro chiamando col loro nome bene o male, vero o falso, giusto o sbagliato») è insorto lo schieramento laico che sostiene il disegno di legge del governo (Villetti, Russo Spena, Grillini, Arcigay).
In un convegno sulla famiglia dove erano presenti il ministro della Famiglia Rosy Bindi, il senatore a vita Andreotti(che ha annunciato un emendamento per impedire l'applicazione dei Dico alle coppie omosessuali), Margherita Boniver di Fi e il magistrato Simonetta Matone, Pippo Baudo ha usato la stessa parola dell'Osservatore: «Le carnevalate offendono gli omosessuali, il mio giudizio è uguale a quello di Franco Zeffirelli». In una sala gremita di palazzo de Carolis, la Bindi ha illustrato la proposta di legge, presenti molti nomi noti dello spettacolo (da Giucas Casella alla signora Bouchet) e anche donna Assunta Almirante. Quanto alle adozioni gay ha affermato che per un bambino è meglio rimanere in Africa che essere affidato a una coppia omosessuale scatenando le reazioni sia di Grillini che della transgender Luxuria. A un certo punto del dibattito il ministro è stato contestato da parte del pubblico. Dalla platea sono saliti fischi e anche un «si vergogni». E' seguito un botta e risposta con la parlamentare forzista Chiara Moroni (personalmente a favore dei Dico). «E' più facile essere laici nella Cdl — ha commentato il ministro — che credenti nel centrosinistra». La Bindi ha strappato anche qualche applauso: quando ha sostenuto la priorità delle politiche a sostegno della famiglia.

Il Corriere della sera, 13 marzo 2007


L ' OSSERVATORIO

Laici, in minoranza chi è a favore delle coppie gay

RENATO MANNHEIMER

I Dico stanno dividendo il Paese. Analogamente a altre questioni di carattere etico emerse in passato (dal divorzio, all'aborto, all'eutanasia), la frattura non è però legata principalmente alle contrapposizioni politico-ideologiche: i favorevoli e i contrari ai Dico si trovano a destra come a sinistra, anche se, ovviamente, con un' accentuazione di consensi tra i votanti per le forze di maggioranza. Ma la differenziazione dipende soprattutto dal sentimento, più o meno radicato, di adesione ai valori e ai precetti della Chiesa. Tanto che l'atteggiamento ostile ai Dico viene statisticamente "spiegato" assai più dall'intensità di frequenza alla Messa che da qualunque altro elemento. Tra chi si reca almeno una volta alla settimana in Chiesa, i contrari sono 50-60% tra gli altri il 30% circa.
E' un fenomeno rilevante, in primo luogo a causa della grande numerosità dei cattolici praticanti.
Essi non costituiscono più, come negli anni '50, la maggioranza della popolazione, ma, dopo avere subito un calo importante negli anni '70 e '80, continuano a rappresentare una frazione considerevole: grossomodo il 29% dell' elettorato. Contrariamente al passato, però, i cattolici praticanti non sono concentrati perlopiù in un solo partito, ma distribuiti in maniera non tanto dissimile in tutte le forze politiche: costituiscono circa il 35% dell'elettorato di Forza Italia (e, ovviamente, ancor più, il 63%, in quello dell'Udc), ma rappresentano anche più del 25% tra i Ds e quasi il 40% tra i votanti per la Margherita.
Oltre che per la sua ampiezza, il segmento dei cattolici praticanti è politicamente cruciale per la mobilità potenziale: tra essi si rileva infatti una più accentuata presenza di quanti dichiarano di considerare entrambi gli schieramenti per il voto. Malgrado la loro «trasversalità» politica, i cattolici praticanti sono notevolmente accomunati da molteplici — e radicati — connotati valoriali, che li distinguono nettamente dagli altri elettori. Ad esempio, il 72% dei "laici" ritiene che, al di là dell'opinione specifica sul testo di legge dei Dico, sia giusto «riconoscere alle coppie conviventi non sposate gli stessi diritti di quelle sposate», mentre il medesimo giudizio è condiviso solo da un terzo dei cattolici praticanti (e dal 38% di quelli definibili «saltuari»). Ancora, il 30% dei laici (quindi, comunque, la minoranza) è d'accordo a concedere i medesimi benefici anche alle coppie omosessuali, quando tra i cattolici praticanti la percentuale è del 7% (e del 15% tra i saltuari). L'ostilità dei cattolici praticanti alla estensione di diritti alle coppie conviventi si accentua quando si tratta di questioni economiche: specie per la reversibilità della pensione e la possibilità di ereditare o ottenere un sostegno quando termina la convivenza.
Come si sa, i Dico non costituiscono, secondo la maggioranza dei cittadini — ancor più per i cattolici — una delle priorità principali nell' agenda del governo. Ma essi evocano una frattura storica che ancora permane, malgrado l'affievolirsi di tante altre differenziazioni ideologiche e politiche. Tale da creare di conseguenza, non pochi problemi(e ostacoli) al governo, anche all'interno delle forze che lo compongono.

I CATTOLICI PRATICANTI

Solo il 7% di chi va a messa (30% degli elettori) dice sì a coppie dello stesso sesso.

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