6 marzo 2007

Rassegna stampa del 6 marzo 2007


DOPO SEDICI ANNI FINISCE L’ÈRA DEL «DOTTOR SOTTILE». IL SUCCESSORE E’ ARCIVESCOVO DI GENOVA

Ruini se ne va, domani arriva Bagnasco

MARCO TOSATTI

CITTÀ DEL VATICANO
Domani si chiude l'era Ruini: se tutte le voci e le previsioni saranno rispettate un doppio annuncio - nella Sala Stampa della Santa Sede e nella diocesi di Genova - dirà che il successore del “dottor Sottile“ alla guida della Conferenza episcopale italiana è l'arcivescovo (e futuro cardinale) della città ligure, Angelo Bagnasco, come La Stampa aveva anticipato qualche settimana fa. Dopo sedici anni di guida il presule di Sassuolo cede la mano, anche se resterà ancora a fianco di Benedetto XVI come Vicario per la città di Roma. Cambia il titolare, ma la linea resterà immutata, almeno per quanto riguarda le grandi battaglie che hanno riportato la Chiesa italiana al centro della polemica politica, dal referendum sulla legge per la fecondazione artificiale come il futuro Presidente ha fatto capire più volte di recente e ancora lunedì scorso in un'intervista. Parole in piena sintonia con quelle del cardinale Ruini, di cui peraltro l'arcivescovo di Genova, e fino al settembre scorso Ordinario militare, è certamente molto amico.
Come il “cambio“ al vertice della Segreteria di Stato, anche quello alla presidenza della Cei è stato anomalo, e non agevole. La burrasca è cominciata un anno fa, quando una consultazione - che doveva rimanere riservata - fra i vescovi italiani per la scelta del successore è finita sulle pagine dei giornali, fra polemiche e indiscrezioni. Alla fine, comunque, i presuli si sono espressi, con un ordine di gradimento che vedeva Dionigi Tettamanzi (Milano) seguito da Angelo Scola (Venezia). A seguire Corti (Novara) e Caffarra (Bologna). Per molti mesi la candidatura del Patriarca è parsa saldissima (l'ipotesi di gravare con la presidenza Cei le spalle del titolare della più grande diocesi d'Europa è stata scartata quasi immediatamente). Ma quando la data ultimativa posta da Ruini per il cambio (prima decade di marzo) si avvicinava è cominciata la battaglia. Un'ala dell'episcopato che per comodità potremmo definire “progressista“ ha espresso il suo veto, per voce del cardinale di Torino, in un incontro con il Papa. Anche se Scola si è ben guardato, da quando è patriarca, di favorire in alcun modo Cl, anche l'argomento di una sua eccessiva prossimità al movimento di cui ha fatto parte da giovane è stato usato. La caduta di Scola non è probabilmente troppo dispiaciuta al Segretario di Stato, pronto a lanciare una propria candidatura, quella di Benigno Papa, cappuccino, arcivescovo di Taranto. E che è stata prontamente bruciata da indiscrezioni di stampa, aprendo così il campo al candidato di mediazione. Proposto da Ruini, e accettato da Bertone; e d'altronde, come avrebbe potuto il Segretario di Stato dire di no, dopo aver accettato Bagnasco come suo successore a Genova?
La transizione non presenterà certo problemi dal punto di vista della linea; ma anche se come sembra certo il passaggio sarà annunciato domani, non è pensabile una scomparsa immediata del cardinale Ruini dalla scena della chiesa nazionale, proprio nel momento in cui la Cei, fra qualche settimana, renderà pubbliche le parole “ponderate“ e “impegnative“ per i credenti in tema di Dico, un testo dalla cui stesura certo il “dottor Sottile“ non può essere estraneo. Ed è significativo che proprio alla vigilia del “cambio“ l'agenzia dei vescovi, Sir, scriva che «la Chiesa in Italia non può non avere un ruolo "esemplare"», per «andare alla radice e giocare fino in fondo la sfida del futuro».

La Stampa, 6 marzo 2007



LA POLEMICA
Parlano gli esponenti dell´associazionismo, dai Focolarini alle Acli a Cl
Dopo-Ruini, la svolta cattolica "Il successore cambi passo"

Rapporto con i giovani, pluralismo religioso e culturale i temi che agitano la Chiesa
Nessuna critica diretta all´istituzione, ma la richiesta che sia al passo "coi mutamenti"


MARCO POLITI

ROMA - L´era Bagnasco, alla Cei, non è ancora cominciata e già nel mondo cattolico (dove pure nessun esponente fa nomi per rispetto alla scelta che il pontefice si appresta a comunicare) si manifesta il bisogno di una svolta. «C´è l´esigenza di un cambiamento di passo», commenta Andrea Olivero presidente delle Acli. Valori, identità, mobilitazione sono alcune delle parole - chiave dell´arcivescovo di Genova. Nel variegato mondo cattolico emergono vari modi di coniugarle. Ma soprattutto cominciano a risaltare, in vista del dopo-Ruini, alcune tematiche centrali: l´urgenza di creare un rapporto con le nuove generazioni, la voglia di educare al Vangelo oltre che difenderne i principi con le leggi, il bisogno di confrontarsi con il pluralismo religioso e culturale presente nella società italiana ed europea, l´auspicio che il laicato cattolico non sia appiattito sull´istituzione ecclesiastica.
Dice Olivero che «va favorita la crescita di un laicato che abbia maggiore autorevolezza». Nella fase che si apre, secondo il presidente aclista, è necessario lavorare sulla formazione delle coscienze piuttosto che dare l´impressione di una Chiesa preoccupata della «tenuta» della religiosità tradizionale. E soprattutto «è urgente arrivare con tutte le forze della società ad una ridefinizione di valori etici condivisi». In un mondo pluralista e in evoluzione l´identità va difesa, spiegata razionalmente, ma certamente nessuno può rimanere nel proprio recinto senza confrontarsi. Olivero non ha dubbi: rispetto ai mutamenti la Chiesa si è fatta trovare a volte «un po´ impreparata».
Sulla formazione batte anche Comunione e liberazione. Alberto Savorana, direttore della rivista Tracce, è convinto che la nuova evangelizzazione di papa Ratzinger, Ruini e del futuro presidente della Cei si gioca per la Chiesa italiana nell´educare le nuove generazioni. «Rendere affascinante l´esperienza cristiana - spiega - per i giovani e gli adulti di oggi nelle loro realtà concrete». Inutile scervellarsi se il cattolicesimo sia maggioranza o minoranza nel Paese. «Siamo quel che siamo - sottolinea Savorana - i numeri non contano. Conta il rapporto personale con la fede e in questo senso è decisivo il ruolo dei credenti battezzati».
Nessuno ha intenzione di criticare il forte rapporto tra gerarchia ecclesiastica e mondo politico, cavallo di battaglia del cardinale Ruini (accanto al Progetto culturale, beninteso). Ma è diffusa la sensazione che non è fermandosi ai «livelli alti del potere» che si potrà mantenere la vitalità del cattolicesimo italiano.
Fondamentale, come afferma Gianni Borsa, direttore della rivista dell´Azione cattolica Segno, è che non si muova solo la Chiesa istituzionale, ma «siano protagonisti della missione evangelizzatrice i credenti nelle parrocchie, nelle associazioni, nella vita quotidiana». E se si parla di difesa della vita, non basta insistere sull´inizio (aborto) e sulla fine (eutanasia), ma bisogna tutelarla anche «nel mezzo»: e dunque occuparsi di lavoro, famiglia, scuola, servizi.
Dice Bagnasco che i cattolici devono farsi sentire? Vittorio Bellavite, coordinatore del movimento "Noi siamo Chiesa", risponde: «Sì, ma in modo diverso. Abbandonando le contese politiche su Dico, radici cristiane e così via. La Chiesa deve cambiare rotta rispetto all´era Ruini: parlare più di Vangelo, aprirsi alla modernità, capire il mondo del pensiero laico».
Mario Marazziti della Comunità Sant´Egidio torna sulla questione generazionale: «La grande sfida è trasmettere il Vangelo alle nuove generazioni. Testimoniare come cristiani il Vangelo d´amore - vedi l´enciclica di Ratzinger Deus caritas - nella sua interezza». Ma la pagina nuova da scrivere per la Chiesa italiana è di capire che il bene comune «va pensato nella società insieme agli "altri", i seguaci di altre religioni, i laici con la loro spiritualità». Affrontare e rispettare visioni diverse del mondo non è «inquietante», semmai è uno stimolo ad approfondire la propria identità. Salvatore Rimmaudo, dell´Agesci, è convinto d´altronde che i conflitti laici-cattolici o cristiani-altre religioni siano molto esacerbati a livello mediatico o politico, mentre nel quotidiano i rapporti sono assai più collaborativi. «Come educatore di minori - dice Rimmaudo - lavoro con colleghi laici e musulmani e nella pratica condividiamo spesso valori e scelte di vita. Poi ognuno ha la sua fede, senza fritti misti». Per questo Federica di Lascio, presidente Fuci, continua a credere nell´utilità del «confronto pacato, del rispetto delle reciproche posizioni, senza toni esagitati, ma nello spirito di una laicità bella».
Tra i Focolarini Paolo Loriga non si nasconde l´esistenza di un filone culturale antagonista dei valori evangelici, ma proprio perciò pensa che il futuro del cattolicesimo sia affidato a un di più di «amore scambievole», testimoniato tra i credenti e nella comunità cristiana intera, in apertura al dialogo e alla fraternità con gli altri. E´ un programma di costruzione permanente del cristianesimo.

Repubblica, 6 marzo 2007.

Ecco qui il film gia' visto: apertura (obbligata?) alla modernita' (o a cio' che i "conformisti" chiamano modernita'), solidarieta', rinuncia ai propri principi in nome del relativismo, anche religioso, tanta attenzione ai temi sociali e meno a Gesu'.
Ringrazio Politi per questo articolo che elenca in poche righe tutte le istanze del cattolicesimo cosiddetto democratico.
Io, pero', mi chiedo: vogliamo davvero una Chiesa proiettata solo sul sociale? Non abbiamo gia' avuto modo, in passato, di constatare che non e' sufficiente? A me pare che i fedeli abbiano un bisogno estremo di fede e di insegnamenti. La Chiesa non si batte per la famiglia per scopi politici, ma perche' questo e' il suo compito.
Agire in nome del "politicamente e religiosamente corretto" snatura il compito della Chiesa di Cristo.



IL CASO
Il Papa al cardinale "Come va la Fiat?"

PAOLO GRISERI

Venticinque minuti nello studio privato in Vaticano. Un colloquio a due che Severino Poletto definisce «molto cordiale». Poi la domanda a sorpresa del papa: «E la Fiat, come va?». Il cardinale di Torino dà una risposta prudente: «La Fiat è in ripresa. E questo è un bene anche se la crisi è stata dura nell´indotto». La visita dei vescovi piemontesi cade alla vigilia del cambio al vertice della Cei. La sostituzione di Camillo Ruini potrebbe avere importanti conseguenze in Piemonte: il vescovo di Ivrea, monsignor Arrigo Miglio, è candidato alla segreteria generale dei vescovi italiani.
Prima dell´incontro con il papa, il cardinale Poletto rilascia un´intervista a Radio Vaticana. E attacca sul tema della famiglia: «Negli ultimo anni abbiamo visto crescere anche in Piemonte le separazioni, i divorzi e soprattutto le convivenze. Alla radice di questo credo che ci sia anche una scarsa sensibilità morale». Il vescovo di Torino parla di un vero e proprio «bombardamento contro la famiglia fondata sul matrimonio» e invita «i buoni cristiani a guardare quello che dice Dio, non a quello che dicono i giornali o certe leggi». È assai dubbio che Poletto si riferisse, con il suo discorso, ai provvedimenti specifici discussi ieri in Regione, ma è probabile che il centrodestra si affretterà a strumentalizzare il suo intervento.
La sostanza dell´incontro con papa Ratzinger è nella orgogliosa rivendicazione, da parte dell´arcivescovo, della «tradizione di santità del Piemonte», dell´intenzione di «proseguire il dialogo con la città con un convegno da tenersi in autunno», della ricerca di «un sistema formativo che avvicini i giovani alla chiesa superando l´attuale crisi delle vocazioni sacerdotali». Il papa ascolta, apprezza e domanda. Si preoccupa dei problemi del lavoro e poi chiede a bruciapelo: «E la devozione alla Sindone continua? I pellegrini arrivano?». Benedetto XVI ricorda la sua visita, da cardinale, in occasione dell´Ostensione del 1998. Poletto spiega che «la devozione continua anche in questi anni in cui la Sindone è chiusa nella teca in Duomo». Difficile dedurre, da queste poche battute, che il papa abbia inteso proporre un nuova ostensione: la prossima è in programma nel 2025, anno giubilare.
Poletto riferisce che, «oltre a questi argomenti, ne abbiamo affrontati molti altri». Non dice di più il cardinale, e non potrebbe. Ma il particolare momento in cui cade la visita, che culminerà domani nel pellegrinaggio di oltre tremila piemontesi all´udienza papale nell´aula Nervi, rende plausibile che si sia accennato, sia pure di sfuggita, anche alle conseguenze piemontesi della prossima rivoluzione ai vertici della Cei. Se, come dicono le indiscrezioni della vigilia, monsignor Arrigo Miglio diventerà segretario generale della Conferenza dei vescovi italiani, affiancando il nuovo presidente, Angelo Bagnasco, vescovo di Genova, si aprirebbero infatti nuovi scenari in Piemonte. Tradizionalmente il segretario generale della Cei è candidato ad assumere successivamente la guida di diocesi importanti. Così era accaduto a monsignor Dionigi Tettamanzi (da vescovo di Marcerata a segretario Cei e successivamente a cardinale di Genova), così accadde a monsignor Edilio Antonelli, attuale vescovo di Firenze. Non sarebbe dunque improbabile che l´attuale vescovo di Ivrea, dopo l´esperienza da segretario Cei, possa essere nominato alla guida della diocesi di Torino.
Questo disegno incontra però alcune difficoltà. Severino Poletto compirà 75 anni nel 2008 e potrebbe lasciare la guida della chiesa torinese entro il 2009. Ma difficilmente il segretario della Cei del dopo-Ruini potrebbe abbandonare il suo delicato incarico dopo due-tre anni dalla nomina per arrivare a Torino. E se oggi il vescovo di Ivrea dovesse lasciare la sua diocesi per andare a dirigere la Conferenza dei vescovi italiani, si accelererebbe il problema dell´accorpamento delle piccole diocesi piemontesi. Questione che riguarda Ivrea e non solo: oggi le diocesi nella regione sono 17 sparse in nove provincie. Arrigo Miglio potrebbe così mantenere la guida della diocesi di Ivrea pur facendo il segretario generale della Cei. Una somma di incarichi faticosa ma non impossibile: anche Tettamanzi mantenne i due ruoli. In ogni caso l´eventuale nomina di Miglio a braccio destro di Angelo Bagnasco è destinata a incidere non poco sui futuri vertici delle diocesi piemontesi. È ovvio che nell´incontro di ieri in Vaticano il papa e Poletto non siano scesi nei dettagli di questa complessa operazione di ricambio. Ma è probabile che dell´argomento i vescovi piemontesi abbiano parlato nei numerosi incontri in programma in questi giorni presso le congregazioni pontificie. E che qualche cenno possa essere fatto sabato quando, a conclusione della visita «ad limina», il papa riceverà in udienza privata gli altri presuli della regione.

Repubblica, 6 marzo 2007


Secondo i "boatos" vaticani, domani sarà nominato presidente monsignor Bagnasco
Cei, si avvicina il cambiamento all'insegna della continuità

Maria Scalabrino

CITTÀ DEL VATICANO
Sta per concludersi l'era del cardinale Ruini al timone della Conferenza episcopale italiana? È del 95 su cento la probabilità che i "boatos" vaticani assegnano alla pubblicazione della nomina, domani, del suo successore alla presidenza della Cei. Se la data si rivelerà quella giusta, l'annuncio verrà fatto alle 12, contemporaneamente in Vaticano e a Genova, dove è arcivescovo Angelo Bagnasco, indicato, con buona probabilità, come nuovo presidente.
Ruini dovrebbe comunque mantenere l'incarico di vicario del Papa per Roma.
Dopo 16 anni da presidente e con i precedenti 5 da segretario, sarà comunque in tutti i sensi la fine di un'epoca. Il successore Bagnasco, «ruiniano», ma gradito anche al segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, dovrebbe portare avanti la linea del porporato emiliano. Si muovono in tal senso le sue omelie pubbliche da quando il 24 settembre si è insediato a Genova.
Ma, commentano i monsignori Oltretevere, ogni ecclesiastico è diverso da un altro e ha una sua individualità.
L' avvicendamento ai vertici della Cei, unica conferenza episcopale al mondo che non elegge il proprio presidente, ma lo vede designato dal Papa, è una vicenda abbastanza articolata. Già nel 2001, prima che papa Wojtyla lo confermasse per il terzo quinquennio alla presidenza, Ruini aveva chiesto di lasciare il timone della Chiesa italiana.
Il cardinale ha continuato a presiedere la Cei con mano sicura, e a connotarsi di fronte all'opinione pubblica per le sue prolusioni di taglio anche politico. Accusato di essere più politico che pastore, nel 2006 ha scommesso e vinto sul fallimento del referendum per la legge sulla procreazione assistita, in questo appoggiato e sostenuto dal nuovo papa, Joseph Ratzinger, con il quale ha la stessa sintonia sulla pastorale e la politica in Italia, che aveva con papa Wojtyla. Nell'ultimo anno si sono accentuate le critiche dei media per l'interventismo ruiniano: lo si è accusato di «ingerenza» ma Ruini ha fronteggiato le «pallottole di carta» per ribadire quelli che considera valori «non negoziabili» e ha commentato che per i cattolici è meglio essere contestati che irrilevanti.
All'approssimarsi della scadenza del terzo mandato, lo scorso anno, la nunziatura aveva avviato un sondaggio tra i vescovi italiani perché indicassero le preferenze per il successore. Secondo indiscrezioni, i più votati sarebbero stati l'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, il patriarca di Venezia Angelo Scola e il vescovo di Novara, non cardinale, Renato Corti. Ma il 7 marzo 2006 Benedetto XVI ha riconfermato Ruini, sia come presidente Cei che come vicario, fino a nuovo ordine. L'avvicendamento si è spostato, nelle previsioni, fino al convegno nazionale di Verona dello scorso ottobre, e poi a marzo di quest'anno. C'è anche chi pensa che il Papa potrebbe attendere, per ufficializzare la nomina del successore, la fine della visita «ad limina» dei vescovi italiani, che si concluderà in primavera, o l'assemblea generale della Cei, prevista per maggio.

La Gazzetta del sud, 6 marzo 2007

4 commenti:

lapis ha detto...

Non mi è ancora chiaro che cosa si vuole dalla Chiesa, e dalla CEI in particolare; da un lato, ohibò la ruiniana ingerenza, si ammonisce che è solo con la riscoperta del Vangelo (che immagino sia lo stesso Vangelo che il Santo Padre spiega a ogni Angelus e ad ogni catechesi, ma forse nessuno lo ascolta) che i cristiani devono diffondere i loro valori, non suggerendo leggi e provvedimenti di un dato contenuto; poi, dall'altro lato, in stile Pippo Baudo, si auspicano interventi massicci su questioni di attualità sociale come lavoro, famiglia, scuola, servizi... e questa non sarebbe ingerenza?

Anonimo ha detto...

Cara Lapis, la tua riflessione merita un post apposito :-))

Luisa ha detto...

Aprirsi alla modernità...di quale modernità stiamo parlando ? Ecco una parola "passepartout". Se significa che la Chiesa deve seguire l`aria dei tempi, vendersi come un prodotto che segue la moda adattandosi alle leggi del mercato del momento , Essa non potrà farlo senza diluire il messaggio del Vangelo o peggio ancora manipolandolo al servizio di continui e molteplici adattamenti ! Allora cominciamo con il definire che cosa si intende per modernità! Perchè se la Chiesa avesse seguito la modernità del momento ,e c`è sempre stato nella storia una modernità del momento , è da tempo che la Chiesa sarebbe sparita,che la barca di Pietro sarebbe affondata !
Confrontarsi con il pluralismo religioso...ma per far questo bisogna prima essere sicuri della nostra identità ,di chi noi siamo, altrimenti non è dialogo, ma confusione! È dunque effettivamente importantissimo educare le nuove generazioni ma non vedo perche questa educazione debba essere messa in opposizione alla difesa della religiosità tradizionale !
Quanto poi a V. Bellavite che auspica che si abbandoni le contese su Dico , Radici cristiane, aprendosi alla modernità, parlando più del Vangelo e che domanda che la Chiesa cambi rotta....preferisco non immaginare su quali scogli la barca di Pietro finirebbe con timonieri di questo genere !
SÌ il mondo del cattolicesimo è molto variegato, che tutte le opinioni possano esprimersi è giusto e positivo ma è anche per questo che è della più grande importanza educare le coscienze al fine di evitare di lasciarsi influenzare da ideologie che con il cristianesimo non hanno più gran che a vedere!

Anonimo ha detto...

Ciao Luisa, è inutile che ti dica che sono perfettamente in sintonia con le tue riflessioni.
Hai ragione a chiederti che cosa sia questa tanto decantata "modernità". E' probabile che nel corso dei secoli tutti i Papi si siano confrontati con questo concetto (ovviamente diverso a seconda delle epoche storiche), epuure la Chiesa e' ancora li' proprio perche' non ha rinunciato ad annunciare il Vangelo fra la gente. Il Cristianesimo non e' un'idea o una filosofia ma, come ci dice Papa Benedetto nell'enciclica, e' un incontro con la persona di Cristo. C'e' bisogno di amore, comprensione e solidarieta', ma in questo momento storico sono necessarie certezze e spiegazioni razionali. Ecco perche' Ratzinger e' il Papa giusto per il momento giusto.
Ciao
Raffaella