16 maggio 2007

Aggiornamento della rassegna stampa del 16 maggio 2007 (1)


Vedi anche:

Analisi (di parte) del viaggio in Brasile

VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE: SPECIALE

VIAGGIO APOSTOLICO IN BRASILE (9-14 MAGGIO 2007)

Rassegna stampa del 16 maggio 2007






Il Papa: «La Chiesa sia avvocata dei poveri»
«E non si identifichi con politici e partiti»

di GIORGIO ACQUAVIVA

— APARECIDA —
RIBADISCE il diritto a una "vita piena", libera dalla fame e dalla violenza; chiede "strutture giuste", cercate in maniera razionale e col consenso degli interessati; dichiara la non competenza "politica" della Chiesa, che non si identifica "con i politici e con gli interessi di partito" ma piuttosto con il suo essere "avvocata dei poveri e della giustizia"; definisce la famiglia "patrimonio dell'umanità" e chiama alla testimonianza i laici credenti del continente. Un discorso ad amplissimo spettro, con riferimenti storici e teologici, quello con cui Benedetto XVI ha aperto la Quinta Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, ad Aparecida, dove è il Santuario dedicato alla Vergine di Guadalupe, che apparve all'indio san Juan Diego. E’ il momento più importante del viaggio in Brasile del Vescovo di Roma, che ai tempi in cui dirigeva la Congregazione per la Dottrina della Fede intervenne per "correggere" le deviazioni politiche ed economiciste della Teologia della Liberazione (durante l'omelia del mattino aveva detto sì al dibattito ma no alle divisioni nella Chiesa).
Oggi il marxismo applicato è in ritirata praticamente dappertutto e lo sguardo di Joseph Ratzinger si appunta sulle debolezze del sistema capitalistico, anch'esso tentato di presentarsi con una visione del mondo che "mette Dio tra parentesi". Il lungo discorso parte dal dato storico della "inculturazione" della fede cristiana nel continente sudamericano.

NON ACCENNA a "scontri di civiltà", ma parla di incontro con le etnie originarie, da cui è nata una "ricca cultura cristiana". Indulgere alla nostalgia di un passato idealizzato, non servirebbe a nulla; anzi, "il ritorno a religioni precolombiane sarebbe una regressione". Perché in effetti - nella lettura che ne dà Ratzinger - le popolazioni native "aspettavano" il Cristo, tanto è vero che non c'è stata alcuna "alienazione" delle culture precedenti, ma la nascita di una nuova cultura e di una nuova civiltà. Ed è questa la riprova - dice il papa-teologo - che "solo la verità unifica, e la sua prova è l'amore".
Da qui la richiesta di custodire la fede e di testimoniarla. Non con una "fuga dal mondo", perché la realtà non è fatta solo di beni materiali, di problemi sociali, economici e politici.
Questo è stato l'errore delle "tendenze dominanti" dell'ultimo secolo, il marxismo e il capitalismo, che hanno preteso di costruire grandi realtà mettendo Dio tra parentesi. E invece "solo chi riconosce Dio conosce la realtà" e può seriamente affrontare i problemi.
MA QUALE DIO? Benedetto XVI parla del Dio-con-noi, un Dio dal volto umano, quello dell'amore fino alla croce. Ed ecco allora che il discorso imbocca il tornante più impegnativo e insidioso. "Come può la Chiesa contribuire alla soluzione degli urgenti problemi sociali e politici, e rispondere alla grande sfida della povertà e della miseria?". La risposta è: attraverso "strutture giuste". Dice Ratzinger: "Il sistema marxista, dove è andato al governo, non ha lasciato solo una triste eredità di distruzioni economiche ed ecologiche, ma anche una dolorosa distruzione degli spiriti. E la stessa cosa vediamo anche all'ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un'inquietante degradazione della dignità personale con la droga, l'alcool e gli ingannevoli miraggi di felicità".

E ALLORA? Come costruire quelle "strutture giuste"? Per il Papa si deve partire da Cristo. Spiega: "Non voglio dire che i non credenti non possano vivere una moralità elevata ed esemplare; dico solamente che una società nella quale Dio è assente non trova il consenso necessario sui valori morali e la forza di vivere secondo il modello di questi valori, anche contro i propri interessi». Occorre però mobilitare la «retta ragione». Anche per reagire a "situazioni avverse" come "secolarismo, relativismo etico, flussi migratori, povertà, instabilità sociale e legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo gli anticoncezionali e l'aborto, minacciano il futuro dei popoli".

Quotidiano nazionale, 14 maggio 2007


COMMENTO

IL LENTO DECLINO CATTOLICO: SESSO E SETTE, I PUNTI DOLENTI

di PAOLO FRANCIA

AL RIENTRO oggi di Benedetto XVI dal viaggio-lampo in Brasile, è naturale chiedersi quali semi abbia gettato perché possano germogliare nel Paese con il più alto numeri di cattolici al mondo e più in generale nell’intero comparto latino-americano. E le risposte non possono che essere contraddittorie.
Di sicuro il Papa ha avuto un successo personale. L’hanno festeggiato con calore a San Paolo e ad Aparecida; i giovani allo stadio gli hanno riservato una formidabile accoglienza; la messa per la canonizzazione del primo santo brasiliano ha avuto una moltitudine di fedeli. Con il presidente Lula da Silva è stato cordiale e rispettoso sottolineando la cattolicità del Brasile ma riconoscendone anche la laicità e la sua ricchezza di potenzialità umane ed economiche. Ai giovani, “presente della Chiesa e dell’umanità”, ha raccomandato “di non sperperare la propria gioventù”, ma di viverla intensamente senza cedere alla sfiducia e alla disperazione. L’hanno ascoltato con entusiasmo, segno che Benedetto XVI fa breccia nella nuove generazioni. Mentre i vescovi riuniti per la V Conferenza generale dell’episcopato latino-americano e dei Caraibi l’hanno ascoltato con attenzione predisponendosi peraltro a un dibattito che non sarà scevro di sorprese. Perché non è facile per il Papa offrire ricette nuove per contrastare lo strisciante declino della Chiesa anche in questo immenso continente. Benedetto XVI ha difeso la famiglia e il matrimonio; ha attaccato i narcotrafficanti; si è speso come sempre per la vita, lamentando la depenalizzazione dell’aborto in Messico e auspicando che lo stesso non avvenga in Brasile, dove il governo sta per prendere un’analoga iniziativa; ha esortato i credenti a prendere le distanze dalle sette, molto attive, Ma di più non ha potuto dire o fare. Il Papa l’ha definito “il continente della speranza” ma le profonde ingiustizie e le violenze sono massi che schiacciano le aspettative di centinaia di milioni di persone.
Le Chiese del Centro e Sud America chiedono aperture in materia sessuale. Ma soprattutto una presenza di base più forte e una maggiore collegialità, con episcopati che si sentono troppo spesso sopraffatti dalle scelte di Roma. Ritengono di poter dare una ‘lettura’ diversa della realtà di questi Paesi e non sembrano avere torto.

DUNQUE AFFETTO umano per Benedetto XVI e pieno riconoscimento della sua autorità; ma anche consapevolezza della necessità di fare della Chiesa una macchina più moderna e funzionale. A Ratzinger riferiranno i cardinali di curia presenti ai lavori; ma è difficile che si possa attendere la prossima Conferenza, fra una dozzina d’anni, con il rischio che il cattolicesimo si indebolisca profondamente in questo Continente che è comunque, nonostante tutto, ancora un suo caposaldo.

Quotidiano nazionale, 14 maggio 2007


Tirano sassi e cercano fama

AD ASCOLTARE certe trasmissioni sembrerebbe che oggi esista un solo obiettivo: conquistare il successo. A parte la riserva morale di ridurre tutta la vita a un tale scopo, nessuno mi sa poi spiegare come si conquisti questo sospirato successo.
Giovanni P. Pontedera

RISPONDE GASPARE BARBIELLI AMIDEI

Facciamo come l’Austria, lavoriamo un po’ di più

SUCCESSO senza fatica? Basta tirare sassi, badando di avere una telecamera vicina. E’ diventato il metodo più garantito dal nuovo criterio della visibilità come bene assoluto. Esistono veri protagonisti della sassaiola, alla quale illustri sconosciuti affidano le diverse tappe della loro carriera. Quando il pubblico si stanca di ricordare un nome che nella quotidianità dimostra pochi meriti, si carica nuovamente la fionda. Accorgimento indispensabile è scegliersi bersagli che risplendano di luce propria. Grave errore nello Star System delle mezze calze è sfibrarsi in baruffe fra pari grado per esile consistenza. I telespettatori escono dalla visione di questi spettacoli urlati senza ricordarsi un nome né un volto, con la sola impressione di avere assistito a un match fra comparse. Un colpo assestato a una persona famosa rende invece famosi. Questo parassitismo comunicativo ha però il suo punto debole nell’ esplicito carattere autopromozionale. Faccio l’esempio dei professionisti nelle sassate a Benedetto XVI: finora irriverenza e caricature si sono rivelate controproducenti. Questo Papa è disarmante nella sua pronuncia teutonica e nel suo antico gestire. Prendere maleducatamente in giro un Ratzinger che sovente scherza su se stesso non è pagante nel supermarket del successo. Agli scaltri cacciatori di applausi per rimbalzo direi abbiano dato più frutti di fama i sassi a Berlusconi, bersaglio nazionale numero uno di avversari importanti e di clown cresciuti nel cono d’ombra. Il personaggio infatti di solito reagisce, sovente sopra le righe, il che è una manna per gli invisibili cercatori di visibilità.

Quotidiano nazionale, 15 maggio 2007


SCARSO rilievo sui giornali alla visita di Benedetto XVI in America latina rispetto allo spazio dedicato alla manifestazione di piazza San Giovanni e alla contromanifestazione di piazza Navona. Perché?
Piera F. Bologna

RISPONDE GASPARE BARBIELLI AMIDEI

Ne’ marxismo ne’ capitalismo, così è Ratzinger

QUANDO Ratzinger non può essere dipinto a destra con il codice dell’Inquisizione in mano una parte dei mass media preferisce ridurre al minimo i resoconti. C’è una tenace determinazione a raccontare questo Pontefice, complesso nel suo taglio intellettuale, con il vocabolario riduttivo preso in prestito dalla politica. Proprio in Brasile il Papa ha detto esplicitamente: «Fare politica non è competenza della Chiesa». Ed ha aggiunto la propria determinazione di «rispettare una sana laicità», riconoscendo la «pluralità delle posizioni politiche». Questo non significa che la gerarchia cattolica si ritiri in un limbo di indifferenza rispetto alla gestione pubblica della società. Nello stesso viaggio Ratzinger ha insistito nel constatare come gli ultimi anni abbiano sancito il fallimento operativo e ideologico tanto del marxismo quanto del capitalismo. Parole analoghe aveva usato in quello stesso continente Giovanni Paolo II. Di fronte alla povertà e alle disuguaglianze che assillano quelle popolazioni i due Papi non potevano non indicare l’inadeguatezza e gli errori di idee e di metodo del sistema comunista e di quello capitalista, entrambi nella loro sostanza materialisti. Distinguere nella lettura dei discorsi di Benedetto XVI l’opera di orientamento delle coscienze dalle accuse ingiuste di ingerenza politica risulta arduo a commentatori anticlericali. Essi si rifiutano di credere alle parole del Papa quando esorta la gerarchia a non identificarsi con gli interessi di partito. Quando la linea papale si fa esplicita si preferisce rimpicciolire i resoconti.

Quotidiano nazionale, 16 maggio 2007

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