31 marzo 2008

Per il Vaticano re Abdullah pesa più di 138 dotti musulmani di Sandro Magister


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Per il Vaticano re Abdullah pesa più di 138 dotti musulmani

Lo fa capire "L'Osservatore Romano", che dialoga con il sovrano saudita proprio mentre infuriano le critiche al papa per aver battezzato un celebre convertito dall'islam. La replica di Pietro De Marco ad Aref Ali Nayed

di Sandro Magister

ROMA, 31 marzo 2008 – Alle accuse che hanno colpito Benedetto XVI per aver battezzato nella veglia di Pasqua il convertito dall'islam Magdi Cristiano Allam – di cui www.chiesa ha riferito in un servizio di tre giorni fa – la Santa Sede ha risposto in due modi, diretto e indiretto.

In modo diretto la Santa Sede ha espresso il suo punto di vista su "L'Osservatore Romano" del 25-26 marzo con una nota del suo direttore Giovanni Maria Vian. E poi con una dichiarazione alla Radio Vaticana, il 27 marzo, del suo direttore padre Federico Lombardi.

Ma ancor più interessanti sono i modi indiretti con cui la Santa Sede, all'incirca negli stessi giorni, ha ribattuto alle critiche.

La palestra di queste risposte indirette è stata di nuovo "L'Osservatore Romano".

Giovedì 27 marzo il giornale del papa ha dedicato un ampio servizio alla figura di Ramon Lull – noto in Italia come Raimondo Lullo – vissuto tra i secoli XIII e XIV, francescano, grande conoscitore della lingua e della letteratura araba, ardente promotore di una predicazione missionaria mirata a convertire e battezzare le popolazioni musulmane nei paesi mediterranei dominati dall'islam.

Il titolo dell'articolo – firmato da una specialista del tema, Sara Muzzi – era di per sé eloquente: "Raimondo Lullo e il dialogo tra le religioni. Se ti mostro la verità finirai con l'abbracciarla".

In effetti, come risulta anche dai suoi libri, Lullo si battè per promuovere una predicazione missionaria pacifica, tutta fondata sulla conoscenza delle due fedi, sulla forza del convincimento e sull'argomentazione razionale della verità.

Due giorni dopo, sabato 29 marzo, "L'Osservatore Romano" ha dedicato due servizi a due momenti di dialogo tra la Chiesa cattolica e l'islam, mostrando come tale dialogo registri promettenti sviluppi proprio nei giorni delle polemiche contro il battesimo di Allam amministrato dal papa.

Il primo segno promettente evidenziato riguarda l'Indonesia, il più popoloso paese musulmano del mondo. L'8 e il 9 marzo si è tenuto a Yogyakarta un incontro tra rappresentanti cristiani e musulmani, con la presenza di buddisti e induisti, su come le religioni possono collaborare nel rispondere alle sfide portate dalla globalizzazione. Inoltre, nei giorni di Pasqua, nella capitale Jakarta trentacinque autorevoli ulema di altrettante scuole islamiche hanno lanciato un appello perché l'istruzione data ai giovani musulmani sia svolta in forma corretta e rispettosa, libera da qualsiasi giustificazione della violenza. Titolo del servizio: "In Indonesia prove di dialogo tra cristiani e musulmani"

Ma con ancor più evidenza "L'Osservatore Romano" ha dato notizia, nella stessa pagina, di alcuni fatti recenti dell'Arabia Saudita, sotto il titolo: "Il re saudita per un incontro 'con i fratelli di fede'. Abdullah, davanti alla crisi dei valori etici, apre al diaìogo con cristiani ed ebrei".

In apertura del servizio il giornale vaticano ha riportato queste parole di Abdullah:

"C'è un pensiero che mi ossessiona da due anni. Il mondo soffre e questa crisi ha causato uno squilibrio della religione, dell'etica e dell'umanità intera. [...] Abbiamo perso la fede nella religione e il rispetto per l'umanità. La disintegrazione della famiglia e l'ateismo diffuso nel mondo sono fenomeni spaventosi con cui tutte le religioni devono fare i conti e che devono sconfiggere. [...] Per questo ho pensato di invitare le autorità religiose a esprimere un parere su ciò che accade nel mondo e, se Dio vuole, cominceremo a organizzare incontri con i fratelli appartenenti alle religioni monoteistiche, tra rappresentanti dei credenti del Corano, del Vangelo e della Bibbia".

Il giornale vaticano ha aggiunto che la proposta di re Abdullah ha avuto il consenso dei principali dotti musulmani del regno.
Ma i rilievi più interessanti che "L'Osservatore Romano" ha aggiunto sono questi altri due.

Il primo riguarda la data della dichiarazione fatta da Abdullah: il 24 marzo, cioè per i cristiani il lunedì di Pasqua.

Come dire: proprio mentre esplodevano le accuse contro Benedetto XVI per il battesimo di Allam, il re saudita non solo ha ignorato tali accuse, ma si è pronunciato con accenti diametralmente opposti.

Il secondo rilievo fatto dal giornale del papa è testualmente il seguente:

"Dialogo interculturale e interreligioso; collaborazione tra cristiani, musulmani ed ebrei per la promozione della pace. Sono gli stessi temi che, il 6 novembre 2007, sono stati al centro del colloquio in Vaticano tra Benedetto XVI e Abdullah, ricevuto in udienza con il seguito. Nel corso dello storico incontro – è stata la prima visita di un sovrano saudita al papa – si è fatto anche riferimento alla positiva presenza nel paese della comunità cristiana (che rappresenta circa il 3 per cento di una popolazione quasi totalmente di religione musulmana). Giorni fa il governo di Riyadh ha deciso di avviare corsi di aggiornamento per quarantamila imam, nel tentativo di favorire un'interpretazione più moderata dell'islam e scoraggiare gli estremisti".

Chi ha orecchi per intendere intenda. A giudizio della Chiesa di Roma il dialogo con l'islam non si riduce soltanto al seguito della lettera dei 138 – un cui esponente di punta, Aref Ali Nayed, ha rivolto accuse durissime al papa per aver battezzato Allam – ma si sviluppa su più terreni, alcuni dei quali ritenuti più promettenti.

Quanto a Benedetto XVI, è sempre più evidente che sia la sua lezione di Ratisbona, sia la sua decisione di battezzare un convertito dall'islam nella notte di Pasqua in San Pietro, non sono gesti di rottura ma, al contrario, sono proprio ciò che rende intelligibile e inequivoca – ai musulmani come ai cristiani – la sua volontà di dialogo, espressa ad esempio nella preghiera silenziosa nella Moschea Blu di Istanbul e nella calorosa udienza al re d'Arabia Saudita.

Tornando alle critiche al papa per il battesimo di Allam – sia da parte di cattolici, sia da parte del dotto musulmano Aref Ali Nayed – ecco qui di seguito una replica ragionata agli uni e all'altro, scritta per www.chiesa da Pietro De Marco, professore di sociologia della religione all'Università di Firenze e alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale:

Doppia risposta. Ai cattolici e ad Aref Ali Nayed

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1 commento:

SERAPHICUS ha detto...

Mi sia permesso apportare una piccola nota e un suggerimento ai lettori del blog. Come risulta dalle analisi di Magister (anche altre volte questo era possibile notare), l'Osservatore Romano svolge un grandioso lavoro di autentica informazione e oltre. La collaborazione attiva e molto perspicace tra il direttore e le alte sfere è visibile, e: NON segue i criteri di un giornalismo straccione, ma rappresenta il modello dell' in-formare cattolico: fare vedere le vere forme degli avvenimenti e dei contenuti. Sarebbe da seguire da vicino la "vicenda Osservatore", per comprendere in modo approfondito e senza chiacchiere.
Con i migliori saluti
SERAPHICUS