12 marzo 2007

Rassegna stampa del 12 marzo 2007


Bufera sulla maggioranza dopo gli slogan alla manifestazione sui Dico. Mastella: c’è una frattura nell’Unione

I vescovi: vogliamo rispetto

La manifestazione di sabato sui Dico non è piaciuta ai vescovi. Critiche sono state rivolte ai politici che si sono ritrovati in piazza al fianco di chi gridava slogan contro la Chiesa. «Più rispetto dallo Stato e basta caccia alle streghe», ha chiesto il neo presidente della Cei, Angelo Bagnasco.

Bagnasco: dovete rispettarci non è una caccia alle streghe

MARCO TOSATTI

CITTÀ DEL VATICANO
La manifestazione di sabato non è piaciuta, ai cattolici; e la presenza di alcuni ministri nella piazza, da cui partivano slogan contro il cardinale Ruini, o il Papa, non è stata certo ben accolta oltre Tevere. Lo ha fatto capire in maniera chiara il neo-Presidente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco, che a «Sua Immagine», il programma della mattina di domenica su Rai Uno, ha risposto a una domanda sui rapporti fra Chiesa e società.
«Sono rapporti dinamici - ha detto - e devono essere appunto dinamici. L'importante è che tutto questo dinamismo si svolga all'interno di un reciproco riconoscimento, di un reciproco rispetto, senza pregiudizi da nessuna parte e senza caccia alle streghe, in modo che ognuno possa veramente offrire a tutti, nell'assoluta benevolenza e, nel contempo, nell'assoluta chiarezza, con serenità, la ricchezza del proprio cuore e della propria intelligenza, del proprio vissuto».
L’arcivescovo di Genova ha poi aggiunto: «Offrirlo a tutti serenamente, e senza aggredire o essere aggrediti. Soltanto in questo contesto direi che l'incontro tra il Vangelo e la storia, tra la Chiesa la società, possa diventare un motivo di costruzione e di arricchimento per tutti». Senza aggredire o essere aggrediti: è probabilmente questa la frase chiave dell’intervento del presule, che parlando al giornale dei vescovi, «Avvenire», ha lanciato un ammonimento: «i politici che cercano il consenso rincorrendo alcuni aspetti parziali della società si allontanano dalla gente e dalla stessa idea del bene di tutti, oggi centrata sui grandi temi etici. La politica ha come scopo il bene comune, non l’inseguimento dei desideri».
E’ evidente che fra i «desideri», utilizzando un termine impiegato di frequente dal suo predecessore, il cardinale Camillo Ruini, monsignor Bagnasco colloca anche la regolamentazione giuridica delle coppie di fatto proposta dai «Dico». «Nessuna condanna per le convivenze, - ha detto il Presidente della Cei - è inaccettabile invece creare un nuovo soggetto di diritto pubblico che si veda assegnati diritti e tutele in analogia alla famiglia».
L’arcivescovo ha ribadito, come già detto dai vescovi in altre occasioni, che bastano alcune modifiche al Codice Civile, per risolvere i problemi: «molto di ciò che viene chiesto è già oggi garantito dal diritto privato, una via però rifiutata per creare un nuovo soggetto alternativo in nome di una pretesa ideologica». E’ molto probabile che questi stessi elementi tornino nel testo che la Cei preparerà nelle prossime settimane, le «parole meditate» annunciate dal cardinale Ruini in tema di «Dico».
Ma se il neo-presidente ha accennato in maniera diplomatica ai problemi di rapporti fra Chiesa e società (e governo) originati dalla manifestazione di sabato, «Avvenire», il quotidiano dei vescovi, accusa chi «vorrebbe tacitare i vescovi e i cattolici italiani». Polemiche e slogan dei manifestanti «decisamente eccessivi, e, purtroppo, volgarmente mistificatori» non sono piaciuti; ma è stata soprattutto la presenza dei ministri a destare sconcerto.
Il giornale cattolico parla di «un gioco delle parti troppo scoperto per poter suscitare sorpresa, ma abbastanza sfrontato da imporre seri interrogativi». E non è bastata la «perplessità» di Prodi a placare le preoccupazioni: «Il fatto che chi è alla guida del paese tenda contemporaneamente - con esponenti al massimo livello della sua classe dirigente - a presidiarne politicamente le piazze “in movimento” non è mai una buona notizia ed è sempre un segnale di crisi». Quello che ha dato particolarmente fastidio sono certi slogan e gadget comparsi a piazza Farnese sabato: l’ «Avvenire» critica la «caciara anticlericale», definendola «un’intolleranza che rischia di diventare davvero grave».

La Stampa, 12 marzo 2007

Probabilmente nel pomeriggio verra' pubblicato il bellissimo (ed intelligente) articolo di "Avvenire".


«Avvenire» polemico «Sabato si è vista una caciara anticlericale che può diventare intolleranza»

L’attacco di Casini «Ai cattolici dell’Unione dico: è il momento che vi svegliate anche voi»
Il sindaco nel mirino Forza Italia chiede a Veltroni di scusarsi per aver dato il patrocinio

FLAVIA AMABILE

ROMA
Il giorno dopo il Dico-Pride di piazza Farnese il mondo politico - cattolico si sveglia confuso, diviso e con le stimmate di aver avallato «una caciara anticlericale» come «Avvenire», il quotidiano dei vescovi, definisce la manifestazione. Clemente Mastella avverte: «Hanno aperto un solco, non posso non dirlo, facendomi capire che c’è l’idea che noi siamo una forma di presenza sopportata». Il riferimento è ai tanti slogan e ai fischi contro di lui. «Quello che è successo ieri è raccapricciante - ha aggiunto - e ci sono forme di silenzio o addirittura di convenire con quanto accaduto che non posso dimenticare». In questo caso il riferimento è ai ministri sul palco: «Le tre scimmiette: non vedo, non dico, non sento». Se i tre ministri sono rimasti zitti non ha certo intenzione di farlo lui che invita il mondo cattolico, anzi, a «dare una risposta», perché «è sbagliata l’idea di un cattolicesimo smorzato e senza afflato». Infine, l’invito ad «altri partiti politici con le stesse idee e valori ad essere accanto a noi».
Ancora una volta, insomma, si scrive Dico ma bisogna leggere manovre politiche. E difatti Pier Ferdinando Casini dalle colonne del «Messaggero» lancia anche lui un richiamo a Mastella, Binetti, e tutti i cattolici oggi nel centro-sinistra: «È ora che questi amici si sveglino dalla subalternità psicologica in cui si trovano» perché «un centro serio non è compatibile con queste pagliacciate». Paola Binetti subalterna? Non commenta il punto di riferimento dei teo-dem della Margherita: «Sono in imbarazzo, mi sono messa il cilicio e preferisco non rispondere».
Subalterni teo-dem & Co, ma in forte difficoltà anche il presidente del Consiglio Romano Prodi. E’ quello che sostiene Roberto Villetti, capogruppo della Rosa nel Pugno a Montecitorio, che parla di un premier «messo alle corde» a causa delle forti pressioni del Vaticano e delle gerarchie ecclesiastiche italiane» visto che ha dichiarato «inopportuna» la presenza di ministri ad una manifestazione a favore di un disegno di legge voluto e votato dallo stesso governo (con la sola eccezione di Mastella). Tanto per rendere ancora più difficile il tutto, Pierluigi Mantini, deputato della Margherita ha annunciato di aver presentato anche lui una proposta sulle unioni di fatto, la decima sul tema.
Il problema è che al Dico-Pride si è calcata molto la mano sulla Chiesa, con slogan contro il clero a 360 gradi, dal Papa in giù. Lo stesso Alessandro Zan, coordinatore nazionale della manifestazione, ha parzialmente preso le distanze. «In piazza Farnese c’era anche una componente anticlericale» ma, insomma, ha cercato di precisare, si trattava di una parte marginale.
Pur se marginale, la componente anticlericale, però si è sentita, eccome e ha fatto insorgere il centrodestra. Renato Schifani, capo dei senatori azzurri, ha avvertito: «Il governo dovrebbe sentire l’esigenza di formulare le sue scuse al Sommo Pontefice». Identica richiesta da parte di Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera. Francesco Giro, coordinatore per il Lazio di Fi si rivolge invece a Walter Veltroni pretendendo «pubbliche scuse ai romani per aver concesso il patrocinio del Comune».

La Stampa, 12 marzo 2007

Nel mio piccolo, consentitemelo, chiedo anche io al governo, al sindaco di Roma e ai ministri distratti di scusarsi per avere avallato lo scempio di sabato pomeriggio.


"Nessuna caccia alle streghe ma i Dico sono inaccettabili"
Bagnasco e il nuovo stile Cei: toni soft, principi fermi

Il Family Day si farà. La fondazione Magna Carta lancia un comitato laico
"Mai lo scontro e nessuna mira egemonica" spiega il neo presidente dei vescovi italiani


MARCO POLITI

ROMA - «Nessuna caccia alle streghe. Serenità. Niente mire egemoniche». L´arcivescovo Bagnasco, neo-presidente della Cei, si presenta all´opinione pubblica dalle pagine di Avvenire e dagli schermi Rai per lanciare un messaggio: il suo stile sarà pacato, senza sconti sulla sostanza, però senza indulgere ad inutili aggressività.
«Mai lo scontro - annuncia in un´intervista sul giornale dei vescovi - ma fermezza sui principi». Bagnasco cita papa Ratzinger: «Garbato nel linguaggio, ma senza cedere su quello che conta». L´arcivescovo tiene ancora a precisare che «va sfatato il pregiudizio delle presunte mire egemoniche, come se la Chiesa volesse mettersi alla guida del Paese». A dire il vero, nella sua ultima prolusione al Forum del progetto culturale, era stato proprio l´ex presidente della Cei cardinale Ruini a usare il termine di «ruolo guida», riferendosi alla funzione del cattolicesimo in Italia. In ogni caso Bagnasco non ama descrivere il ruolo della Chiesa come attore politico. Nella trasmissione «A sua immagine» (Rai Uno) ha dichiarato di preferire «parlare di una Chiesa cresciuta come interlocutore propositivo nel contesto culturale sociale italiano». E proprio dai teleschermi ha specificato che i rapporti tra Chiesa e società vanno condotti nel segno del reciproco riconoscimento e rispetto «senza pregiudizi da nessuna parte e senza caccia alle streghe». Con serenità e chiarezza.
Lo stile pacato non fa velo alla riaffermazione di una strategia che la gerarchia ecclesiastica sta perseguendo con inflessibile determinazione. «Nessuna condanna per le convivenze - specifica su Avvenire - invece è inaccettabile creare un nuovo soggetto di diritto pubblico, che si veda assegnati diritti e tutele in analogia alla famiglia». Il presidente della Cei lascia anche intravvedere un´opposizione ad una futura legge sul testamento biologico, che dia troppi poteri al singolo paziente: «Una società che codifica l´assoluta libertà di ciascuno su se stesso, ad esempio con l´autodeterminazione senza alcun limite rispetto alla morte, si pone sulla via dell´implosione».
Dunque la Cei e il Vaticano proseguiranno sulla via dell´affondamento di qualsiasi riconoscimento pubblico delle unioni civili, anche nella forma del compromesso raggiunto con i Dico. Per la gerarchia ecclesiastica i Dico vanno spazzati via. Sempre sull´Avvenire, che definisce «caciara anticlericale» la manifestazione di piazza Farnese, l´ex leader della Cisl Pezzotta propone «maggioranze variabili in Parlamento per frenare i Dico». Anche Pierferedinadno Casini va all´attacco: «Fino a quando i cattolici della maggioranza accetteranno gli insulti come quelli che hanno ricevuto a piazza Farnese?», si chiede il leader centrista. «Svegliatevi!- li esorta - perchè un centro cattolico non può stare in condominio con un radicalismo di sinistra».
Questa settimana si riunirà il gruppo di lavoro delle associazioni cattoliche per redigere il Manifesto pro-famiglia e anti-Dico. Ne fanno parte il coordinatore del Forum delle famiglie Giacobbe, assolutamente contrario al disegno di legge Bindi-Pollastrini, Carlo Casini del Movimento per la Vita, che negli anni Settanta proponeva la «depenalizzazione» dell´aborto (cioè la donna doveva sapere di commettere un reato, ma poi veniva graziata dalla legge), l´ex presidente del comitato di Bioetica Francesco D´Agostino, nel 2005 assolutamente contrario alla modifica della legge sulla procreazione assistita, pur dichiarando pubblicamente che vi erano norme perfettibili, e il nuovo presidente dell´Azione Cattolica Luigi Alici, anche lui critico dei Dico. La manifestazione di massa - il cosiddetto Family Day - si farà certamente, perché Benedetto XVI lo desidera. Resta solo da decidere la data. All´impresa arrivano di corsa ad aggregarsi i teocon. Il senatore Quagliarello (Fi), presidente della Fondazione Magna Carta (creata dall´ex presidente del Senato Pera), vuole fondare un comitato laico in vista dell´adesione al Family Day, ritenendo un «errore» culturale e politico delegare la materia «ai soli cattolici».

Repubblica, 12 marzo 2007

Caro Politi, le sembra che Papa Ratzinger sia il tipo da desiderare una manifestazione di piazza? Suvvia, Politi, suvvia...


L´INTERVISTA
Il ministro delle Pari opportunità apprezza il cambio di toni della Cei. "Servono ponti levatoi"
Pollastrini: bene se la Chiesa archivia il tempo degli steccati
Perché in piazza Al sit in di sabato dovevo esserci: avevo sentito troppe offese verso gli omosessuali

GIOVANNA CASADIO

ROMA - «Il giusto a volte sta nella parte più scomoda». Parla quasi tra sé Barbara Pollastrini, la ministro dei Dico che - al contrario della collega Rosy Bindi, co-autrice della legge sui Diritti dei conviventi -ha deciso di partecipare alla manifestazione gay di Piazza Farnese. S´è presa la strigliata di Prodi, le accuse di Mastella e di Avvenire sulla «caciara anticlericale» del sit-in. Lei, per tutta risposta, giudica «importanti» i toni del nuovo presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco: «Possono aiutare». E rivendica l´opportunità, nel suo ruolo di ministro dei Diritti e delle Pari opportunità, di essere in quella piazza «dopo avere sentito grossolanità e derisione nei confronti degli omosessuali».
Ministro Pollastrini, si abbasserà la tensione tra governo e Vaticano o è destinata a salire, dopo la manifestazione gay a cui lei ha preso parte?
«Leggo parole e toni del neo presidente della Cei, monsignor Bagnasco che aiutano, possono aiutare. Seguo con attenzione, nella continuità annunciata dal Vaticano, l´invito alla serenità. Importante. In piazza Farnese ho detto di non alzare steccati ma di gettare ponti levatoi, di dialogo. In Italia c´è bisogno di ricostruire uno spirito civico condiviso. Le autorità ecclesiastiche difendano filosofia e principi, sono un arricchimento per tutti. Ma anche la politica ha un´etica che è la sua autonomia e nasce dalla responsabilità verso i principi laici e liberali dello Stato. Irrinunciabili».
Ma come si incontrano l´etica dei principi, a cui fa appello la Chiesa, e l´autonomia della politica?
«Ritengo che l´incontro avvenga sul valore della persona. È questo lo spirito con cui abbiamo costruito la proposta dei Dico. Da sempre abbiamo parlato di diritti e di doveri di persone che hanno un progetto di affetto o di solidarietà o di amore, dello stesso sesso o di sesso diverso».
Per Avvenire lei è semplicemente la più applaudita dalla folla che in piazza, sabato, ha chiesto "una legislazione zapateriana". È una ministra-Zapatera?
«Io e Rosy abbiamo chiamato i Dico la "via italiana" e ognuna di noi ha fatto un passo indietro per mandare avanti una proposta di umanità e adempiere a un dovere costituzionale. Non c´è nessuna equiparazione alla famiglia, né matrimonio gay. Ci siamo attenute al programma dell´Unione e soprattutto al riferimento costituzionale. Ho detto e ripeto: dialogo, ma rispettiamoci».
Però ha fatto la "scimmietta" che non ha visto, né sentito, né difeso Mastella contro i fischi della piazza?
«Mi sono spiaciute le affermazioni del ministro Mastella, in questi mesi mi è capitato di difendere il suo dissenso sulle unioni civili. Mentre ero là, sul palco, non ho sentito aggressioni. Se fossi stata presente, avrei detto: guardate siamo in piazza "per" e non "contro"».
Prodi ha rimproverato lei e gli altri ministri in piazza.
«Prima di andare io ci ho pensato. So che come ministro devo avere un´attenzione in più, ma lì c´erano cittadini e cittadine che chiedevano diritti e doveri, opportunità, e che nei lavori, negli ospedali, sui media spesso sono attaccati, discriminati e oltraggiati. Sono figlie e figli di famiglie che fanno i conti d´improvviso con qualcosa di inatteso, e che non vanno lasciate nel buio della solitudine. Allora io, che non sono il ministro dell´Economia, ma dei Diritti, che ho ascoltato in questi giorni parole gravi contro l´omosessualità, dovevo non esserci? Lo chiedo. A tutti. Forse sarei stata più gradita agli occhi di tanti, ma meno di me stessa. Capisco comunque le preoccupazioni di Prodi e a me piace lavorare in squadra».
I Dico hanno danneggiato il governo, rischiano di farlo cadere?
«La proposta Dico è del governo e rispetta un patto programmatico, rispondendo a speranze disattese da anni. Ora la parola è al Parlamento. Ci sono altre proposte, lavorerò anch´io per una sintesi positiva e un consenso ampio».
Salvi gioca contro la legge del governo?
«Il ddl è stato costruito tenendo conto di tante cose, l´importante è arrivare a un traguardo condiviso».

Repubblica, 12 marzo 2007

Ha sentito offese contro i gay, Pollastrini? Ha sentito anche quelle contro il Papa? Se si', perche' nemmeno in questa intervista coglie l'occasione per prendere le distanze dai toni del gay pride di sabato?
Non ha sentito le invettive dei manifestanti contro il Papa? Non ha letto nemmeno i cartelli? Francamente...non ci credo! E comunque, quando ha rilasciato questa intervista, sapeva degli insulti e allora perche' tace?




Il capo dei vescovi: niente caccia alle streghe
Bagnasco: «Tra Chiesa e società rapporti senza pregiudizi. Non copierò i miei predecessori»

Luigi Accattoli

ROMA — «Mai lo scontro ma fermezza sui principi», dice l'arcivescovo Angelo Bagnasco che da cinque giorni ha preso il posto del cardinale Ruini alla presidenza della Cei. Invita i laici al «reciproco rispetto», senza «caccia alle streghe» e così applica quei criteri ai Dico: «nessuna condanna per le convivenze» ma è «inaccettabile» dare vita a un nuovo «soggetto di diritto pubblico» in «analogia» alla famiglia.
Sono le dichiarazioni forse più importanti fatte fino a oggi dal nuovo presidente della Cei. Le ha pronunciate in due interviste, una al quotidiano cattolico «Avvenire» e un'altra alla rubrica televisiva «A sua immagine» di «Rai1». Esplicito in ambedue i casi il richiamo alla linea Ruini: «Raccogliere il testimone da una figura simile è una responsabilità grandissima».
Ecco l'affermazione sui Dico, contenuta nell'intervista ad «Avvenire»: «Nessuna condanna per le convivenze, è inaccettabile invece creare un nuovo soggetto di diritto pubblico che si veda assegnati diritti e tutele in analogia alla famiglia. La legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità».
«I giovani — dice ancora Bagnasco — già oggi disorientati si vedono proporre dallo Stato diversi modelli di famiglia e certo non vengono aiutati a diventare cittadini adulti». Si tratta infine di una legge non necessaria: «Molto di ciò che viene chiesto è già oggi garantito dal diritto privato, una via però rifiutata per creare un nuovo soggetto alternativo in nome di una pretesa ideologica».
Nell'intervista televisiva così indica come vorrebbe il confronto tra Chiesa e società: «Sono rapporti dinamici e devono essere appunto dinamici. L'importante è che tutto questo dinamismo si svolga all'interno di un reciproco riconoscimento, di un reciproco rispetto, senza pregiudizi da nessuna parte e senza caccia alle streghe».
Che intende l'arcivescovo per «caccia alle streghe»? Forse allude — in teoria — a ogni demonizzazione dell'avversario, ma forse con quell'espressione si riferisce in concreto agli attacchi che ambienti laici rivolgono al papa e al cardinale Ruini come negatori di diritti altrui. Questo secondo significato si accorda bene a un altro brano dell'intervista, dove l'arcivescovo dice che il dibattito si dovrebbe svolgere «in modo che ognuno possa veramente offrire a tutti, nell'assoluta benevolenza e, nel contempo, nell'assoluta chiarezza, con serenità, la ricchezza del proprio cuore e della propria intelligenza, del proprio vissuto; offrirlo a tutti serenamente, e senza aggredire o essere aggrediti».
Nell'ampia intervista ad «Avvenire» l'arcivescovo di Genova si dice «sereno e fiducioso» di fronte al grande incarico che ha ricevuto dal papa e promette un proprio cammino: «Desidero essere me stesso, senza impegnarmi a "copiare" i miei predecessori».
A proposito delle polemiche sugli interventi della Chiesa, osserva che «la gente che ha buonsenso, ed è la maggioranza, si attende da noi quella fermezza che a una parte dei media appare sconveniente, con un clamore su alcuni temi che a chi ha dimestichezza con la realtà pare del tutto sproporzionato».

Il Corriere della sera, 12 marzo 2007


Bagnasco: «I Dico sono inaccettabili»

di Vittorio Sgarbi

Dunque, non è una richiesta di diritti la ridicola pretesa giuridica di ottenere approvazione e previdenze sociali per il libero esercizio dei propri piaceri, spesso confinanti, per chi avesse il coraggio di ammetterlo, con la pedofilia e la prostituzione. Ma è un attacco radicale ai valori della società cristiana che, fino a ieri, sono stati anche quelli dello Stato attraverso i suoi governanti ed esponenti politici, da Andreotti a Cossutta, da Cossiga a Berlinguer. Adesso una parte del centrosinistra che governa è apertamente contro la Chiesa, contro il Papa, contro i vescovi, contro la società. Per difendere i presunti diritti di alcuni, questo governo si schiera contro la società dei credenti, cui non vengono riconosciuti i diritti. Neppure quello di difendere la propria identità.

Questa posizione è riassunta nel proclama, dal palco della manifestazione di Piazza Farnese, di Manuela Palermi: «Basta con l’invadenza del Vaticano». E così si giustificano gli insulti al Papa e ad esponenti della maggioranza come Paola Binetti, Mastella e Andreotti, in quanto cattolici. Delicatamente Aldo Busi arriva a dire, senza avvertire l’enormità del paragone, e dimenticando Testori e Pasolini: «Un omosessuale cattolico è come un ebreo nazista». All’indirizzo del Papa vanno letterali maledizioni in forma di adesivi su cui è scritto «Maledictus XVI» e anche riferimenti più pesanti come «Joseph e George lottiamo anche per voi». Mai in Italia si era arrivati a colpire così direttamente la Chiesa e il suo diritto di esistere e di parlare, usando gli stessi metodi dei nazisti contro gli ebrei.

È assolutamente condivisibile la reazione di Mastella, dopo l’agguato alla trasmissione di Santoro, nella televisione di Stato. Intervistato da Ugo Magri sulla Stampa, Mastella dichiara: «Ho colto i soliti atteggiamenti di antagonismo. Striscioni tipo “Meglio gay che Opus Dei”. Ma che c’entra l’Opus? Perché offendere? Come quando quel Vauro, l’altra sera da Santoro, mi ha dato del “Madre Mastella di Calcutta”. Se la prendano pure con me, ma abbiano il buon gusto di rispettare un premio Nobel per la pace». Sublime Mastella, che ritiene un'offesa chiamare qualcuno con il suo nome!

Sarebbe sufficiente questo a ristabilire la verità, ribaltata nel facile razionalismo di Domenico De Masi che, rivolto ai preti, attacca: «Volete imporre anche ai non credenti l’etica cattolica». No. Si tratta di un’etica contrapposta a una scelta estetica, ovvero di ricerca di emozioni sentimentali e sensazioni di piacere. Questa è la parte migliore del mondo gay, euforico, festoso, gaudente. L’etica cattolica è proibizionista anche rispetto agli eterosessuali cui non è consentito l’accesso all’erotismo se non come mezzo per la riproduzione della specie umana. Ovviamente una sfera etica può non essere condivisa, ma non è una buona ragione per disprezzarla. Ricordo che, nei momenti più aspri dello scontro con i magistrati di Mani Pulite, sarebbe stato giudicato sommamente deplorevole ridicolizzare o irridere la loro etica giudiziaria.

L’insulto, il vilipendio, la mortificazione dei rappresentanti delle gerarchie cattoliche e di coloro che credono meriterebbero certamente la reazione del governo. Ma come può il governo indignarsi contro se stesso, essendo stati presenti alla manifestazione tre ministri? È lo stesso paradosso che ha portato i tre a manifestare contro il governo di cui fanno parte. Se così non fosse, dovremmo immaginare che anche la protesta dei ministri fosse, come per gli altri manifestanti, contro la Chiesa, e contro il capo di un altro Stato. Forse Prodi, già impegnato in Irak e in Afghanistan, finirà con l’essere trascinato a dichiarare guerra al Vaticano. E adesso, poveruomo?

Il Giornale, 12 marzo 2007


Bagnasco affossa i Dico: legge inaccettabile

di Andrea Tornielli

«Nessuna condanna per le convivenze» ma «è inaccettabile» legittimarle. A poche ore dalla manifestazione in favore del riconoscimento delle coppie di fatto e delle coppie gay, che ha visto sfilare cartelli con scritte offensive contro il Papa e contro i vescovi, il nuovo presidente della Cei Angelo Bagnasco dalle colonne di Avvenire riassume la posizione della Chiesa italiana sull’argomento ribadendo la contrarietà ai Dico. Sono parole importanti, che con pacatezza e argomenti illustrano la preoccupazione delle gerarchie ecclesiastiche di fronte alla tendenza a riconoscere per legge le scelte dell’individuo estendendo alle convivenze i diritti della famiglia. Sono parole che a pochi giorni dal passaggio del testimone con il cardinale Ruini indicano la sostanziale continuità nelle linee fondamentali.

«Legittimare qualsiasi istanza – ha detto Bagnasco – vuol dire andare contro un’esperienza millenaria, una tradizione universale: nella famiglia formata da un uomo e una donna e aperta a generare la vita l’umanità da sempre riconosce il luogo imprescindibile per la propria perpetuazione e per l’educazione alla vita stessa. La storia ci consegna questo patrimonio naturale, un dato oggettivo. La comunità sociale – ha continuato il nuovo presidente della Cei – riconosce ogni nuova famiglia come soggetto importante, nucleo fondante della sua stessa sussistenza, e la tutela, individuando in essa il requisito della stabilità e dell’impegno pubblico. I diritti derivano da questa funzione sociale. È interesse della società tutelare la famiglia – ha aggiunto l’arcivescovo nell’intervista pubblicata su Avvenire – perché così facendo tutela anche se stessa. Ecco perché occorre insistere in tutte le sedi perché siano attivate efficaci politiche per un vero rafforzamento della famiglia come bene prezioso di un Paese.

«Nessuna condanna per le convivenze – ha precisato la nuova guida dei vescovi italiani –, è inaccettabile invece creare un nuovo soggetto di diritto pubblico che si veda assegnati diritti e tutele in analogia alla famiglia. La legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità. I giovani già oggi disorientati – ha spiegato Bagnasco – si vedono proporre dallo Stato diversi modelli di famiglia e certo non vengono aiutati a diventare cittadini adulti. Molto di ciò che viene chiesto è già oggi garantito dal diritto privato, una via però rifiutata per creare un nuovo soggetto alternativo in nome di una pretesa ideologica».

Su questo come su altri argomenti, la Cei continuerà a farsi sentire: «La gente che ha buonsenso, ed è la maggioranza, si attende dalla Chiesa quella fermezza che a una parte dei media appare sconveniente, con un clamore su alcuni temi che a chi ha dimestichezza con la realtà pare del tutto sproporzionato». Nell’intervista, il nuovo presidente ha rimarcato il grande ruolo avuto da Ruini in questi anni e sottolineato l’importanza della collegialità che deve essere confermata «con molta determinazione in collaborazione con tutti i vescovi locali», definendo la Cei come «luogo di elaborazione comunitaria delle grandi linee pastorali». Rispetto all’importante eredità lasciata da chi lo ha preceduto, ha precisato: «Desidero essere me stesso, senza impegnarmi a “copiare” i miei predecessori». Quanto allo stile, ha dichiarato: «Il Papa ci dà l’esempio: garbato nel linguaggio, ma senza cedere su quello che conta; è lo stile di chi vuole rendere il servizio alla chiarezza».

E ieri Benedetto XVI, all’Angelus, ha parlato della necessità della conversione «come l’unica risposta adeguata ad accadimenti che mettono in crisi le certezze umane». «Di fronte a certe disgrazie» ha detto Ratzinger, commentando il Vangelo di Luca, la vera saggezza «è lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e assumere un atteggiamento di responsabilità: fare penitenza e migliorare la nostra vita». Il Papa ha fatto notare che «le persone e le società che vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico destino finale la rovina».

Il Giornale, 12 marzo 2007

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