8 maggio 2007

Aggiornamento della rassegna stampa dell'8 maggio 2007 (3)


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SPECIALE DE "IL TICINO" SULLA VISITA DEL PAPA A PAVIA

Il Papa? Eccezionale nel coniugare scienza e umanità

di Daniela Scherrer

L’incontro con il Santo Padre ha lasciato in tutti un clima di commozione. L’atmosfera che si respirava al Policlinico, al termine della visita, era di quelle sinceramente emozionanti. Quasi come se un legame invisibile ma profondo legasse chi soffre e chi quotidianamente, a vario titolo, lavora per alleviare tali sofferenze. Lacrime sui volti degli ammalati e dei loro familiari.
Lacrime sui volti di dirigenti, medici e infermieri. Il direttore sanitario Luigina Zambianchi ha da pochi istanti baciato l’anello papale di Benedetto XVI e con lui ha avuto un breve ma intenso scambio di battute. “Un’emozione immensa –spiega- mi ha detto che il nostro è un lavoro di grande impegno, una responsabilità particolare e ha invocato su di noi la benedizione del Signore affinchè ci assista sempre in questa missione”.
Giorgio Rondini, uno dei “senatori” del San Matteo, attualmente direttore della scuola di specialità in Pediatria, è appena reduce dall’udienza privata dal Santo Padre a Roma con i pediatri, lo scorso 18 aprile. “Ma qui è stata un’altra cosa –sorride- è come averlo avuto a casa, visto che sono al San Matteo da oltre quarant’anni…Un’emozione fortissima.” Anche Mario Lazzarino, direttore della Clinica Ematologica del Policlinico, è stato recentemente in udienza dal Papa con Comunione e Liberazione. “L’aspetto che mi colpisce più di questo Papa –fa presente- è la sua straordinaria capacità di coniugare l’aspetto scientifico con quello umano. E’ tecnicamente molto preparato, ma non perde mai di vista l’attenzione alla persona”. Tra i medici presenti c’è anche chi lascia di corsa il settore riservato per raggiungere la sala operatoria. E’ il caso ad esempio del chirurgo Luigi Valenti, della Chirurgia Gastroenterologica e Mammaria. Giusto il tempo di una sottolineatura: “Il Papa? Una figura eccezionale, anche umanamente. Ha saputo esternare in poche parole la comprensione per tutti i presenti: medici, infermieri, malati. E mi ha colpito l’invito a salvaguardare i principi etici nel nostro lavoro”. Suor Chiarina Garbossa, fondatrice della scuola per infermieri del San Matteo, festeggia il prossimo 13 maggio i sessant’anni della consacrazione religiosa. Il dono più bello è stato poter baciare l’anello del Santo Padre: “Ho davvero avuto la sensazione di trovarmi davanti a Cristo Signore, avevo atteso e trepidato tanto per questo momento”.


Il Papa? Non si impone mai

Le sensazioni di don Gian Pietro Maggi, responsabile di tutta la “macchina organizzativa”

L’otto dicembre venne rese nota con ufficialità la visita del Papa. L’otto gennaio iniziarono i lavori di preparazione. A ben guardare il tempo lasciato alla macchina organizzativa è stato contenuto. Eppure tutto ha funzionato bene. E don Gian Pietro Maggi, responsabile di questa organizzazione, ha il volto soddisfatto e sereno che appartiene a chi vive la quiete dopo la tempesta. Ed infatti ora che la tempesta dei preparativi è passata, resta la quiete di chi può fermarsi un istante a contemplare con gioia i frutti di un lavoro intenso e proficuo per un incontro storico.

- Don Gian Pietro, la prima domanda è scontata: che immagine la ha lasciato il Santo Padre?

Di una persona molto “bella”. La definizione è immediata, semplice, ma racchiude l’essenza delle mie sensazioni. E’ un Papa spontaneo, semplice ma non certamente semplicistico, con alle spalle un cammino vocazionale e di studio così forte da garantirne la convinzione più assoluta in tutte le sue parole. L’impressione è quella di stare accanto a una persona che, stando dalla parte della verità, semplicemente la vive. Un uomo che non cerca di imporre, ma di proporre con stile semplice”.

- C’è un momento in cui è rimasto particolarmente colpito da questa serenità del Papa di cui parla?

“Sì. Il momento in cui usciva dalla basilica di San Pietro mentre si stava concludendo la sua visita pavese. Gli occhi vispi esprimevano una serenità quasi incredibile per una persona reduce da due giornate estremamente faticose: Benedetto XI era infatti giunto a Vigevano dopo sette udienze in Vaticano e la sua domenica a Pavia era stata un vero tour de force. Uscendo da San Pietro in Ciel d’Oro i cordoni non reggevano quasi più, era circondato dall’affetto incontenibile di preti, religiosi e suore. E il suo sguardo mi è rimasto impresso, così contento e sereno. Anche mentre stava per salire a bordo della “papamobile” i bambini l’hanno richiamato ed è sceso per l’ultimo abbraccio con un grande sorriso”.

- Che cosa lascia per il futuro questa visita pastorale a voi che avete lavorato tanto per organizzarla?

“Lascia un’eredità bellissima: il tessuto di relazioni che si è venuto a creare. E questo è un bene per tutta la diocesi. Non è stato sempre facile lavorare insieme, sarebbe inutile negarlo, qualche volta la stanchezza e la tensione si sono fatte sentire. Ma tutti abbiamo sempre saputo affrontare le spigolature, cercando di capire insieme come risolverle per il buon esito finale. Alla fine tutti siamo usciti arricchiti anche dal punto di vista relazionale”.

- Un buon rapporto anche con le istituzioni. Citarle tutte sarebbe lungo, ma una parola speciale in questo momento va spesa per un ricordo…

“Un ricordo col nodo alla gola. Quello per il Prefetto Cosimo Macrì. Aveva accolto con un entusiasmo incredibile la notizia dell’arrivo del Papa e si stava prodigando. Abbiamo proseguito nei lavori accompagnati dal suo ricordo”.

- Da lei il grazie anche alle tante persone che hanno lavorato “nell’ombra” per il buon esito finale.

“Davvero. E’ stata una gara di squisita generosità. Sicuramente dimenticherò molte persone. Ma provo a ricordarne qualcuna. Tutte le persone che hanno cucinato, servito a tavola e hanno garantito domenica l’accoglienza ai Vescovi e alla persone al seguito del Papa. Con don Mauro Astroni che sovrintendeva alla gestione del Palazzo. Poi Lorenzo Venturini, in portineria, un costante punto di riferimento. E ancora Paolo Carena, Tino Bovera, Giorgio Bussi, Antonia Pastorino. Quindi l’Ordo Virginum, Giovanni Gatti, i seminaristi che hanno ricevuto i complimenti anche dal Maestro delle Cerimonie. Non posso dimenticare i 150 giovani che hanno garantito il servizio agli Orti a partire dalle cinque e mezza della mattina: scout, studenti, anche laureati.
E come non citare padre Antonio Montanari, che ha coordinato oltre mille coristi? E il vicario generale mons. Adriano Migliavacca? Conosciamo tutti il suo stile riservato, ma sabato pomeriggio era ancora in maniche di camicia a lavorare per sistemare gli ultimi ritocchi…”

- Abbiamo ricordato l’eredità spirituale della visita del Papa. Che ha lasciato peraltro anche qualcosa di tangibile alla diocesi. Quali i doni?

“Improntati a liturgia e carità. Alla diocesi ha lasciato un calice d’argento e la casula indossata agli Orti Borromaici, che il Vescovo indosserà nelle celebrazioni più solenni. E ha donato qualcosa di molto importante, attraverso la carità del Papa: il centro per gli Immigrati, che avrà sede alla Casa della Carità. Ad ogni parrocchia verrà data in dono una delle pissidi utilizzate agli Orti come ricordo di questo grande evento”.


Il Papa e il Rettore

di Elia Belli

Intervista al Rettore, prof. Angiolino Stella, all'indomani della visita del Papa in Università

Che cosa ci consegna la visita del Papa in Università?

Oltre a essere un evento storico di portata eccezionale, la visita di Papa Benedetto XVI è per la nostra Università un grande riconoscimento, che sottolinea la ricchezza della nostra tradizione culturale e soprattutto ci incoraggia ad andare avanti. Ho interpretato l’incontro e in particolare le parole che Papa Benedetto XVI ha rivolto alla comunità accademica come un riconoscimento della nostra attenzione ai giovani e alle nuove esigenze della società, oltre che un invito a continuare a essere un riferimento culturale e umano.

Dal punto di vista personale, com'è stato incontrare il Santo Padre? Insomma, deve essere stata una bella emozione?

Mi hanno colpito la grande serenità e la sua curiosità, il desiderio di sapere il più possibile sulla nostra Università. Per quanto mi riguarda, aggiungo solo che l’unicità dell’evento non poteva che comportare una grande emozione.

Emozionato più prima, dopo o durante?

Sono momenti ed emozioni diversi; prima ho vissuto l’attesa con le incognite di quel che sarebbe avvenuto, poi l’emozione di camminare al fianco del Papa e parlare con lui, quindi l’emozione del ricordo legata al messaggio che ci ha lasciato.

Qualche retroscena (a parte il grande caldo che immagino fosse amplificato dalla toga...)?

Non riuscivo ad aprire il cofanetto con il dono e così ci siamo appoggiati alla poltrona e tutti e due ci siamo chinati, trafficando con le mani.

Appena arrivato, le ha parlato? Che cosa vi siete detti?

Dopo il benvenuto, gli ho detto “Santità, questo è il Cortile Teresiano, da Maria Teresa d’Austria”; “Maria Teresa d’Austria – mi ha risposto – una grande figura… “

Nel suo discorso Lei ha sottolineato l'importanza della ricerca con passione, dell'amore quaeritur, propria anche di Agostino.
Ha fatto centro, perchè sulla scia di questo il Santo Padre ha iniziato a parlare a braccio di S. Agostino. Quasi una Lectio Magistralis?


L’amore quaeritur, questo invito agostiniano alla ricerca con passione, è senz’altro condivisibile da tutti, laici e cattolici. E’ un messaggio di altissimo significato che non può che essere lo spunto particolare per una lectio magistralis da parte di uno studioso come Papa Benedetto XVI.

Una considerazione un po' a margine. Lei ha parlato di Grandi Maestri. Secondo lei sono ancora importanti? Voglio dire, ci sono ancora i Grandi Maestri o ce li consegna il passato (come Agostino, per esempio)?

La figura del maestro è sempre un riferimento fondamentale. Ne abbiamo di grandissimi nel nostro passato, ma una Università come la nostra deve anche saper proporre nuove figure di maestri, che siano riferimento puntuale per i giovani, segnando una continuità con la nostra tradizione.


Il Papa a Pavia: la parola a Padre Casciano

di Daniela Scherrer

Pavia. “Due anni fa il nostro sogno era quello di riuscire a portare il Papa a Pavia. Ci siamo riusciti. Ora si aprono scenari per un nuovo sogno pavese: fare della basilica di San Pietro in Ciel d’Oro il santuario di sant’Agostino. Benedetto XVI è venuto a portarci la luce ed ora tocca a noi tenerla accesa”. A parlare così è padre Giustino Casciano, priore della comunità agostiniana di Pavia. I suoi occhi riflettono ancora tutta la gioia per l’incontro con il Pontefice.
E la commozione. Tantissima. Davanti al Papa, domenica 22 aprile, padre Giustino ammette di essere scoppiato a piangere come un bambino. E regala un commento pieno di emozione. “Quando mi ha fissato con intensità per alcuni istanti ho avuto la sensazione di sentirmi amato con tenerezza da un uomo giunto a Pavia in cerca di sant’Agostino. E quando l’ho ringraziato, dopo la sua preghiera accanto all’urna con le reliquie del santo Padre della Chiesa, ho colto lo sguardo sereno di una persona che aveva trovato ciò che cercava”.
Da quando il Papa è partito padre Giustino in convento prega ancor più di prima. Chiede a Dio la forza di tenere accesa quella luce. I religiosi agostiniani a Pavia sono solo quattro. Ma il priore punta dritto nella direzione di un Santuario. Lui che è stato quattordici anni in uno dei maggiori Santuari italiani, quello di Cascia intitolato a santa Rita, sogna in grande. “Il Santuario sarebbe la dimensione propria per la basilica di san Pietro in Ciel d’Oro –spiega- è sinonimo di cultura, bellezza, interiorità, dimensione personale di preghiera e di ricerca di Dio. Qualcosa che coinvolge tutta la persona, mente e cuore. E Pavia ha tutte le carte in regola per offrire alla gente un patrimonio di scritti e pensieri di sant’Agostino senza precedenti”.
Il primo passo sarà la realizzazione del Centro Culturale agostiniano intitolato a Benedetto XVI, che domenica ne ha benedetto la prima pietra. Potrebbe essere l’inizio ideale di un grande progetto per la “valorizzazione di Agostino a Pavia”, come recita la targhetta apposta sul modellino ligneo del Centro che staziona in basilica.

(dal Papa Ratzinger forum)

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